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mercoledì, aprile 30, 2008
La Birmania dimenticata. Il saccheggio della Birmania è un caso più unico che raro nell'Asia post-coloniale. Dal gas naturale alle pietre preziose, dal petrolio al legno pregiato, le risorse del paese sono da anni sistematicamente svendute ai potenti vicini cinese, indiano e thailandese. In cambio la giunta militare al potere riempie i suoi forzieri con il denaro dei contratti di sfruttamento e le tangenti per l'assegnazione degli appalti, garantendosi protezione e impunità. Nemmeno un'oncia di questo flusso di capitali va a rinvigorire le agonizzanti casse dello stato né raggiunge una popolazione costretta ad un'economia di sussistenza. (...)
Continua sul sito de Il Foglio. martedì, aprile 29, 2008
Ultim'ora. Cina. Cominciato il dialogo con il Dalai Lama.
lunedì, aprile 28, 2008
Felicità. Sul passaggio della fiaccola a Pyongyang. Repubblica o KCNA? Poi dicono che la gente si butta a destra.
P.S. Qui c'è il video, strepitoso, di tutta questa gioia. Vedete se ce la fate. sabato, aprile 26, 2008
Birmania. La vita nonostante tutto. Ieri hanno finalmente attribuito ad Aung San Suu Kyi la medaglia d'oro del Congresso americano. Difficile che la possa ritirare o che qualcuno gliela vada a consegnare dal momento che la sua casa-prigione è off limits per il resto del mondo. Il valore politico del riconoscimento è alto, anche perché deliberato solo due settimane prima del referendum truccato sulla costituzione truccata. Ma il significato concreto dell'attribuzione è nullo e denota l'impotenza di fondo delle democrazie occidentali nel caso birmano: non potendo dare una speranza, si conia una medaglia. "Con cimiteri di croci sul petto", cantava de Andrè. Qualcuno dice che lei, Aung San Suu Kyi, è un'aristocratica, che in fondo la sua è una situazione di privilegio se paragonata alla quotidiana lotta per la sopravvivenza della stragrande maggioranza della popolazione. In parte è vero: i suoi figli vivono in Gran Bretagna e di certo non morirà di stenti. Ma per fare di una persona un simbolo non c'è bisogno del martirio della carne, basta il coraggio. E lei ne ha avuto. The Lady avrebbe potuto godere di un esilio dorato, come molti altri oppositori illustri ingiustamente elevati ad icone nella storia dell'umanità. Però ha scelto di restare, di aprire la strada, di farsi arrestare, minacciare, vilipendiare. Ha scelto la gente, che ha conquistato anche se l'abbraccio le è stato poi negato. Aung San Suu Kyi è consapevole della differenza. Nel suo Lettere dalla mia Birmania scrive:
Niente è paragonabile al coraggio della gente comune i cui nomi restano ignoti e i cui sacrifici passano inosservati. Il coraggio di chi osa senza riconoscimenti, senza la protezione che viene dall'attenzione dei media, è il coraggio che commuove, che ispira e che rinsalda la nostra fede nell'umanità. Di ritorno dal viaggio scrissi che ci voleva tanto, troppo coraggio per essere birmani. Siamo abituati a vedere nella straordinarietà l'essenza dell'atto eroico. Ma spesso l'eroismo risiede proprio nella normalità, nella vita nonostante tutto. Aung San Suu Kyi è un'aristocratica ma conosce se stessa e i birmani. Trovate di meglio, se ci riuscite. sabato, aprile 19, 2008
Il trionfo della mediocrità. Carme Chacón non sa nulla di forze armate e di missioni internazionali. Ma è donna, è catalana, è zapaterista e questo è stato sufficiente allo statista della Moncloa per promuoverla a ministro della difesa (mica bruscolini). Si farà, certamente, perché è abile ed ambiziosa. Ma rappresenta fino in fondo la logica dello zapaterismo: non importa cosa tu sappia fare, contano solo la rottura degli schemi e la novità del messaggio. Anche se Carme Chacón diventasse un egregio ministro della difesa, le modalità e le ragioni della sua nomina continuerebbero a segnare il trionfo della mediocrità. Non tanto la sua quanto quella di chi l'ha utilizzata per gettare altro fumo negli occhi.
Cina. Il ritorno del nazionalismo comunista. Tre anni dopo le proteste anti-giapponesi, il Partito Comunista Cinese si trova nuovamente alle prese con un'esplosione di nazionalismo che da un lato alimenta e dall'altro teme. Negli ultimi giorni oggetto delle proteste popolari è stata la catena francese di supermercati Carrefour: dal web alle strade è risuonato il tam tam del boicottaggio in risposta alla profanazione del passaggio della fiaccola olimpica in quel di Parigi. In un paese per nulla abituato a portare in piazza le proprie rivendicazioni (se non ad un prezzo altissimo), il nazionalismo sembra essere l'unica valvola di sfogo per le masse. Ovviamente si fa presto ad accendere la miccia ma è più difficile spegnerla. E questo vale anche per l'imponente apparato poliziesco della Repubblica popolare Cinese:
But in a sign that the government may now be worried about the intensity of popular passion, Xinhua said on Friday that it was time to curb nationalist zeal. While it lauded the boycott crusade, it advised people not to complicate the government’s aim of encouraging foreign investment in China. “Patriotic fervor should be channeled into a rational track and must be transformed into real action toward doing our work well,” the agency said. Qui le fotografie delle manifestazioni davanti ai centri commerciali in diverse città cinesi. E qui una dimostrazione di come il rancore di massa possa rapidamente cambiare obiettivo.
Cominciamo. Io ci spero tanto che con Berlusconi la politica estera italiana torni ad essere non dico una cosa seria ma almeno presentabile. E continuo a sperarci, dico sul serio.
Sola andata. Siccome a leggere i giornali europei sembra che Cuba stia diventando una sorta di luna park dove si entra e si esce con i pop corn in mano appena cucinati da un microonde nuovo di zecca, conviene dare un'occhiata alle riflessioni disincantate di una ragazza che nell'isola ci è nata e ci risiede da sempre e che con i lati grotteschi di un regime totalitario è abituata a convivere. E' un bagno di realtà in quest'orgia di raulismo che sta invadendo i nostalgici del vecchio continente. Queste per esempio le sue considerazioni sulle facilitazioni promesse per uscire dal paese (che non è lo stesso che viaggiare, anche se da noi tendono alla confusione):
La experiencia de hablar con burócratas –para los que siempre falta algún documento, un cuño o una firma- me permitirá agenciarme la máxima calificación en algunas materias. No obstante, tendré que superar cierta predisposición al arrebato, una furia inconveniente cuando me dicen “su papel no ha llegado a tiempo” o “eso tienen que aprobarlo más arriba”. El resultado final de este ejercicio será una pequeña tarjeta blanca donde se me autoriza a salir de Cuba para recoger el premio Ortega y Gasset. Insisto que no se trata de “viajar”, ya que ningún cubano usa ese verbo para la acción de ir al extranjero. Nosotros saltamos, cruzamos, salimos o nos vamos; pero viajar es demasiado poco cuando de brincar la insularidad se trata. Incluso, la ansiada autorización que necesito es conocida como “permiso de salida” y lleva en sí el sonido de cerrojos que se abren. Yoani non è quel che si definisce una controrivoluzionaria, solo una testimone. Eppure il suo sito è continuamente sotto gli attacchi della censura. Recentemente La Stampa le ha dedicato un'intera pagina. venerdì, aprile 18, 2008
Elezioni. Reazioni dal mondo. Fatte salve alcune eccezioni si respira la solita aria di scetticismo e supponenza nei commenti della stampa estera sul trionfo elettorale di Berlusconi. E' un vizio antico quello di considerare il Cavaliere più una macchietta che un politico di razza, ma alla terza vittoria non consecutiva del centrodestra da lui guidato certe valutazioni cominciano a mostrare la corda. In generale il fenomeno Italia sembra ancora poco comprensibile agli osservatori stranieri, abituati a ragionare secondo modelli di regolarità e prevedibilità che le vicende del nostro paese riescono sistematicamente a scardinare. (...)
Continua su LibMagazine. giovedì, aprile 17, 2008
Priorità. Voci di bilancio in Corea del Nord:
Al momento, dicono le stime Onu, 6,5 milioni di nordcoreani (su una popolazione totale di 23 milioni) non hanno nulla da mangiare; il dato potrebbe aumentare rapidamente già nei prossimi giorni. Totalmente dipendente dagli aiuti internazionali, la Corea del Nord ha chiuso le frontiere dopo il biasimo mondiale provocato dai test atomici. Questo ha creato un deficit di provviste che, a causa delle alluvioni dello scorso anno, continua ad aumentare. Secondo un rapporto pubblicato dal Daily North Korea, che raccoglie testimonianze dall’interno del Paese, ogni anno Pyongyang spende 800mila dollari soltanto per mantenere integra la salma del padre della patria. Questa viene accudita da sette ingegneri russi – maestri nell’arte dell’imbalsamazione - che la frizionano due volte a settimana con costosi prodotti chimici utili per mantenere integra la pelle del morto. mercoledì, aprile 16, 2008
Da torinese. Ottimo Domenico sul vento del sud.
martedì, aprile 15, 2008
Birmania, la giunta prepara il referendum-truffa. Il 23 agosto 2007 Rangoon è umida e plumbea, come quasi sempre. Da qualche giorno c'è uno strano fermento nell'ex capitale, piccoli gruppi di manifestanti si riuniscono per protestare contro l'aumento del prezzo dei carburanti deciso dalle autorità. Davanti all'ambasciata americana un uomo vestito di bianco solleva un cartello reclamando la convocazione del Parlamento democratico eletto nel 1990 e la fine delle privazioni economiche per la popolazione birmana. Si chiama Ohn Than, ha sessantadue anni e non dice una parola. Folle o eroe, a seconda dei punti di vista, Ohn Than sa bene a che cosa sta andando incontro perché è già stato arrestato e condannato altre volte per iniziative solitarie dello stesso tenore. (...)
Continua su Ideazione online. lunedì, aprile 14, 2008
Formule. La sinistra dal governo all'"elaborazione", dai ministeri all'"extraparlamentarismo". Il sessantotto, quarant'anni dopo.
Il talento. Walter è un uomo in gamba. E' riuscito a prosciugare la sinistra come nessuno prima di lui. Resterà nella storia. L'avesse voluto sarebbe un genio.
Ex. Boselli si dimette. Bertinotti si dimette. Chi perde si dimette, no?
Perdere. Si può fare. Walter l'ha dimostrato. La Turco a Sky ha appena espresso "la sua gratitudine". Ci associamo.
domenica, aprile 13, 2008
Tappe di avvicinamento. Fra un annetto Barbara Spinelli e Gianni Vattimo scriveranno gli stessi articoli.
Dichiarazione di voto. Non mi è arrivata in tempo la scheda elettorale.
venerdì, aprile 11, 2008
Le complicità terribili. So che importa a pochi ma io continuo a scriverne. I sopravvissuti della fuga disperata dei 121 cittadini birmani verso la Thailandia saranno riconsegnati ai generali di Naypyidaw, proprio come fanno i cinesi con i profughi nordcoreani. Entrati illegalmente nel paese vicino, sono stati subito processati e condannati:
Survivors of a human smuggling tragedy in Thailand, in which 54 people suffocated in a locked container truck, will be deported back to army-ruled Myanmar, a Thai court ruled on Friday. Some of the 67 survivors were fined up to $62 each for being in the country illegally, but most could not pay and faced a brief jail term before being deported, officials said. The 14 youths in the group were sent to an immigration center to await their return to the former Burma. Dietro tutto questo strazio c'è una lunga storia di traffico di esseri umani, una delle pratiche più diffuse nelle zone di confine tra nazioni asiatiche: About 2 million migrants from across the region are working in Thailand, most of them fleeing the former Burma where 46 years of army misrule have crippled a once-promising economy. Only 500,000 migrants are in the country legally, a labor Ministry official told Channel 9 television. The vast majority of migrants are unregistered and work illegally in factories, restaurants, at petrol pumps and as domestic helpers or crew on fishing trawlers. Its research found 75 percent of Thai employers interviewed believed it was okay to lock up migrant workers so they "couldn't escape." There is also evidence of forced and child labor involving migrants, it said. La Thailandia gioca su un doppio tavolo. Da una parte consente e beneficia dello sfruttamento di una forza lavoro sovente ridotta a vera e propria carne da macello, dall'altra continua ad intrattenere rapporti politici ed economici privilegiati con la giunta birmana: The London-based human rights group Amnesty International said the illegal workers "are routinely paid well below the Thai minimum wage, work long hours in unhealthy conditions and are at risk of arbitrary arrest and deportation." The U.S. State Department, in a report on human trafficking last year, said many are forced into "involuntary servitude in agricultural work, factories, construction, commercial fisheries, domestic work, and begging." Alla radice di tragedie come queste una rete di complicità terribili fra governi della regione: The economic stagnation inside Burma that encourages Burmese to seek employment in Thailand continues. Thailand's policy of non-interference concerning Burma's economic mismanagement and its atrocious human rights policies continues. The smuggling of human cargo continues. Whatever the cost to the people of Burma. Why? Because Thai businesses and political leaders prosper through this arrangement. Thai companies need pay a Burmese migrant only a fraction of what they pay a Thai. Thai politicians count on support of the businesspeople who run such businesses. The government allows factories dependent on undocumented migrant workers to operate. And so Thailand turns a blind eye to abuses the system perpetuates, and reaps the benefit of cheap labor. Fino a quando i vantaggi supereranno i problemi creati dai flussi incontrollati di persone, la vita di molti immigrati continuerà a valere meno di un soldo bucato. Ma si tratta di una visione piuttosto miope se si considera che Consider: before 2008 has run its course, Burma may find itself lacking sufficient food to feed its people. And if that happens, the flow of migration out of Burma may well become a flood. Sulle vite dei lavoratori birmani in Thailandia si veda anche questo documentario sempre tratto dall'ottimo blog di Jotman. P.S. C'è una tendenza al rialzo del prezzo del riso che per l'Asia è un vero e proprio dramma. Da noi non ne parla nessuno perché diamo tutto per garantito e scontato e più il mondo diventa percorribile (fisicamente e virtualmente) più ci rinchiudiamo nelle nostre comode case. Qui la BBC ne parla con uno sguardo su alcuni paesi produttori e importatori. E intanto arriva di nuovo un vero e proprio allarme rosso dalla Corea del Nord: Agricultural experts in Seoul have said the shortfall may be one of the worst since famine hit North Korea in the 1990s, the result of flood damage last year, high commodity prices and political wrangling with major food donor South Korea. The UN official said it was clear from a variety of sources that the food security situation was worsening in North Korea and that it needed to be addressed. Insomma, apriamo gli occhi perché le dinamiche del pianeta se ne fottono di Berlusconi e Veltroni.
Eccesso di zelo. Questa foto di soldati cinesi con le tuniche da monaci, che da giorni diversi blog italiani stanno pubblicando come prova della longa manus di Pechino nelle proteste tibetane, non si riferisce agli avvenimenti di queste settimane ma è presa dalla scena di un film ed è vecchia di due anni. Appena trovo la fonte ve la dico.
giovedì, aprile 10, 2008
L'angolo del realista. Per Sergio Romano i tibetani sono poco moderni. E anche un po' reazionari. Insomma, se la sono cercata.
Altro che Olimpiadi.
In a tragic incident 54 Burmese nationals died of suffocation in a freezer truck while trying to enter Thailand illegally on Thursday. They were buried in a Buddhist temple in Ranong province of Thailand today. The bodies of the illegal immigrants, including 37 women were temporarily buried at the Temple but can be exhumed if relatives want to claim the bodies, a local resident in Ranong said. The Burmese nationals, who were proceeding to Phukhet from the Thai-Burmese town of Ranong in a refrigerated container died when the air-conditioning system failed. Reports said another 67 Burmese citizens were rescued from the same vehicle. Certe vite sono vuoti a perdere. martedì, aprile 08, 2008
Adesso è accesa, adesso è spenta. Qui è quando i cinesi dicono che le proteste sono una vergogna
Chinese officials on Tuesday issued a "strong condemnation to the deliberate disruption" by the pro-Tibet protesters along the relay route in London and Paris, but they said while their "despicable activities" may "tarnish the lofty Olympic spirit," the tour will not be stopped. Qui è quando dicono che non è successo niente China’s promise of unfettered media coverage for the Olympics is a shaky work in progress, at least as far as its own coverage of the Olympic torch's 21-nation promotional “Journey of Harmony” is concerned. In its global hopscotch the flame’s journey has been mostly all good news as far as the official Chinese media is concerned despite the chaos that is being visited on it in its path across the planet. “Warm reception in cold London,” read the April 7 headline in China Daily, the country’s largest English language newspaper. La fonte è la stessa, cambia l'uditorio. Altri esempi di realtà parallela. In conclusione: Whatever the case though, such reports are bound to further inflame the protesters abroad, who obviously feel they have nothing to lose by putting pressure on China in the lead up to the games. If things get really ugly, they may have to cancel or severely cutback parts of the torch route. The biggest losers of course will be the ordinary Chinese people, who are justifiably proud of hosting the Olympics and who will be (are) understandably bitter that the event is already being marred. All this makes it even more difficult to figure out what the cadres in Beijing were thinking, knowing full well they would be the target of every activist with a grudge in the months leading up to the Games. Didn't they have a plan other than sending in the troops and pretending nothing was happening? I dittatori sono sempre sopravvalutati. lunedì, aprile 07, 2008
L'emblema della campagna. Le ultime dieci parole di questo video.
sabato, aprile 05, 2008
Sul pezzo. Al Corriere se ne sono accorti. Solo tre giorni dopo. Bravi.
venerdì, aprile 04, 2008
Tra Buddha e nazione.
Ideazione qualche giorno fa aveva provato a lanciare il sasso ma in Italia il giornalismo ufficiale non ha molta voglia di misurarsi con i dilettanti e preferisce temi più convenzionali e dibattiti ristretti. D'altra parte da un paese in cui il confronto fra i candidati alla presidenza del consiglio avviene in stanze ed in momenti diversi ed i professionisti dell'informazione si genuflettono di fronte alle peripezie ideologiche della figlia del nuovo dittatore cubano non è che si possa sperare molto di più. In ogni caso uno degli aspetti più interessanti della rivolta tibetana - almeno a mio parere - è la ridefinizione di concetti che apparivano scolpiti nella storia, quello di nonviolenza ad esempio, o l'essenza stessa del buddhismo. Non occorre essere esperti di religioni orientali - e chi scrive non lo è - per rendersi conto che esiste una contraddizione tra il modello e la realtà nell'interpretazione di certe filosofie (nel senso ampio del termine). Sul buddhismo militante si sofferma Denis Gray, inserendolo nell'opportuno contesto storico: “In modern times, preaching is not enough. Monks must act to improve society, to remove evil,” says Samdhong Rinpoche, prime minister of the Tibetan government-in-exile and a high-ranking lama. Indeed, the activism by monks reflects another side of Buddhist history. Despite the faith’s image of passivity, an aggressive strain has long existed, especially in the Mahayana school of Buddhism, practiced in Japan, Korea, China and Tibet. “Use peaceful means where they are appropriate, but where they are not appropriate, do not hesitate to resort to more forceful means,” said the previous, now deceased Dalai Lama when Tibet fought the Chinese in the 1930s. Loosely affiliated but global, originating at the grass roots rather than atop religious hierarchies and more muscular than meditative, this movement is widely known as Engaged Buddhism. Su un piano distinto ma collegato l'analisi di Asia Times a proposito delle differenze sempre più evidenti all'interno del fronte tibetano: Promptly dismissing the charge of attempting to sabotage the Olympic torch relay, the Dalai Lama said he has always supported Beijing's bid to host the Games - an historic event that will make more than one billion Chinese proud. Less supportive is Tsewang Rigzin, the president of the Tibetan Youth Congress (TYC) - an exiled Tibetan organization that advocates independence for Tibet - who, when interviewed by foreign media, has admitted outright that his group plans to disrupt the torch rally on Mount Everest. According to statements, they will press multinationals to withdraw their sponsorship of the Beijing Olympics and send teams to brief foreign athletes on the Tibet issue. Some young Tibetans, refusing to accept the Dalai Lama’s middle-of-the-road line, not only insist on advocating independence for Tibet but also on using violent means for the purpose. The then TYC president, Tseten Norbu, claimed in interviews that the “middle-of-the-road” line took into consideration interests of both Tibetans and Chinese, but the TYC would only consider the former’s interests and would use every available means including terrorism to end the Chinese Communist Party’s rule in Tibet. Ovviamente il contrario di nonviolenza non è necessariamente violenza, anche se nel cliché della stampa internazionale le sfumature faticano ad emergere. Poi c'è un altro fattore, quello del nazionalismo. Mentre Barry Sautman lo affronta in un'ottica chiaramente (e fastidiosamente) pro-Cina, Jim Yardley fa notare come, quando si tratta di Tibet, Giappone o Taiwan, ovvero della proiezione cinese fuori dai propri confini, il regime possa contare su un appoggio quasi unanime, ovviamente manipolato dalla propaganda e per questo particolarmente inquietante: But the heavy emphasis on nationalism is not without risks. With less than five months before the opening of the Beijing Olympics, China's sharp criticism of the foreign media comes precisely when it wants to present a welcoming impression to the outside world. Instead, Chinese citizens, including many overseas, are posting thousands of angry messages on Web sites and making crank calls to some foreign media offices in Beijing. But the Tibet crisis has touched directly on the raw nerve of separatism at the core of Chinese nationalism. Tibet is usually a low-profile issue within China, especially compared with Taiwan. But most Chinese, influenced by the government, are interpreting the Tibetan crisis as an attempt to split China. "You can see the propaganda machine operating in full gear," Liu said. "That shows the true nature of the government. It hasn't changed at all." Party leaders know the volatility of nationalism from 2005. The government tried to control - some would say manipulate - the anti-Japanese protests that escalated during a tense diplomatic tussle between China against Japan. But the protests became violent and grew so rapidly that the government finally forced them to end. Un'arma a doppio taglio che alla fine ha sempre portato sfortuna ai regimi autoritari.
La dittatura del desiderio. Forse questa storia meriterebbe un po' più di attenzione al di là della semplice curiosità che sta suscitando.
Cinque ore. Per me la cosa più sconvolgente del video di Mosley è la durata.
Mi chiedono: perché non ti accontenti? Bella domanda.
giovedì, aprile 03, 2008
Proverbio nordcoreano. I lupi affilano i denti anche quando sorridono.
Mandateli a casa. Si può fare.
Un uomo occupatissimo. L'intensa giornata di Ilham Aliyev secondo l'agenzia di stampa ufficiale dell'Azerbaijan.
mercoledì, aprile 02, 2008
Quando Mugabe era dei nostri. Immagini che la dicono lunga sulla lungimiranza di alcuni governi occidentali.
Storiografia alla cinese. Come lavora la propaganda.
Campagna referendaria alla birmana. Come si preparano i volontari:
Sources in Rangoon say that local authorities have been giving riot-control training to state-backed organizations, including volunteer firefighters, Red Cross personnel and members of Ward Peace and Development Councils in Rangoon’s South Dagon, South Okkalapa and Thingangyun Townships. “They were instructed how to beat the activists and crack down on crowds if protests happen,” said one person who had witnessed the training sessions. “The firefighters were shown how to beat the protesters and members of the Red Cross learned how to pick them up and throw them on trucks, separating those who are dead from the ones who are still alive,” the witness added. Provate voi a votare no. martedì, aprile 01, 2008
Ci è scoppiato il dittatore. La cara vecchia normalità:
North Korea unleashed a propaganda tirade against South Korea’s new president, Lee Myung-bak, on Tuesday, calling him a “traitor” and a “U.S. sycophant” and saying his policies could spell disaster for international efforts to end the North’s nuclear weapons program. Sembrava così amichevole, ultimamente... Arriving in Seoul hours after the North Korean statement, the United States envoy to nuclear talks with North Korea, Christopher R. Hill, warned that Pyongyang would have nothing to gain by using the rising tension with Seoul as another excuse to stall the nuclear disarmament talks.
Libertinizzazione. Acuta osservazione di Luca Mastrantonio su Il Riformista:
Si scrive «Castro apre gli alberghi per stranieri ai cubani», si legge «Castro apre gli alberghi per stranieri alle cubane». Perché? Perché il turismo cubano, fonte economia e sociale di sopravvivenza per un intero popolo, è naturalistico, politico e, alacremente, sessuale. Questa "apertura" cubana è proprio una meraviglia per allocchi.
L'errore fatale. L'avevo già detto: se non siete sicuri di vincerle o di manipolarle per bene, non fatele le elezioni. A meno che non ve ne vogliate andare comunque, si intende.
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A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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