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venerdì, febbraio 29, 2008
Bella domanda. Chi è Dmitry Medvedev? L'Economist risponde: uno che cambierà la Russia, nonostante Putin. Per il Time invece: un'appendice di Putin, nonostante la Russia che cambia.
Leggere tra le note. L'invito di Kim Jong Il a Clapton non sarebbe esattamente un invito a Clapton.
False partenze. Io li adoro gli inglesi ma mandare un principe in guerra e pretendere che nessuno lo sappia mi pare un po' naif, diciamo. Insomma, Harry è già a casa.
giovedì, febbraio 28, 2008
Birmania, la resistenza di Taunggok. Come nella Gallia di Asterix assediata dai Romani, anche la Birmania avvilita dai generali ha il suo villaggio che non si rassegna. A Taunggok (nello Stato di Arakan, Rakhine secondo la nuova denominazione, parte centro-occidentale del Paese), a cinque mesi dalle manifestazioni nazionali represse nel sangue, la resistenza al regime continua seppur in forma semiclandestina ed isolata. Già nel settembre caldo questa località, nota per il suo attivismo politico, era stata teatro di una delle marce più imponenti al di fuori dell’ex capitale Rangoon: quarantamila civili, accompagnati da centinaia di monaci e novizie avevano sfilato chiedendo condizioni di vita più umane. Poi il silenzio imposto dalla violenza di Stato aveva avvolto anche le sue strade. A metà gennaio, però, una nuova concentrazione popolare davanti al mercato locale (settanta le persone coinvolte) ha costretto le autorità a bloccare le strade e a chiudere le scuole per evitare che altri partecipanti – soprattutto contadini - si unissero al corteo. (...)
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Kosovo. Lasciamoci così. E' riassunta in una copertina di giornale la spiegazione del distacco del Kosovo dall'ingombrante "madrepatria" serba. Il giorno dopo la dichiarazione di indipendenza, sulla prima pagina della Gazeta Express di Pristina campeggiavano le foto di Pasic (primo presidente del regno di Yugoslavia), Tito e Milosevic salutati da un titolo a nove colonne che sapeva di liberazione: "FUCK YU".
L'errore di stampa era voluto, anzi cercato, e quel YU era la sintesi di tutti i fantasmi che nel corso del secolo hanno attanagliato la storia di questa porzione dei Balcani: dal progetto di Grande Serbia di inizio secolo al comunismo dellaYUgoslavia gabbia di etnie fino alla tragedia finale, somma del mostro totalitario e nazionale, sublimata dalle guerre di aggressione concepite e condotte da Belgrado. (...) Continua su LibMagazine.
Eta: il pugno duro di Zapatero è solo elettorale. Se nel valutare l’azione del governo spagnolo in materia di terrorismo si prendesse in esame soltanto l’ultima parte della legislatura, l’impressione sarebbe quella di un esecutivo implacabile nella lotta contro Eta e la sua intelaiatura di connivenze all’interno della società basca. Il mese di febbraio è stato specialmente significativo in questo senso, grazie alla seconda grande operazione effettuata nel giro di pochi mesi contro la cupola di Batasuna - 14 esponenti di primo piano del movimento pro-etarra detenuti per ordine del giudice Garzón - e allo smantellamento del commando autore degli attentati del dicembre 2006 all’aeroporto madrileño di Barajas, ottenuto grazie alla collaborazione della polizia francese. (...)
Continua su Liberal di mercoledì scorso. martedì, febbraio 26, 2008
Perché suona così stonato? Tutti in piedi per l'inno americano. Washington? No, Pyongyang. E non è mica finita qui.
Birmania. Tutti gli uomini del generale. Si allunga la lista nera degli amici del regime birmano sottoposti a sanzioni da parte dell'amministrazione statunitense. La coerenza di Washington è merce rara nel panorama di tentennamenti e protezioni più o meno esplicite nei confronti della giunta di Naypyidaw ma rischia anche di essere sterile visto l'ampio spettro di connivenze su cui possono contare i generali. Oggi il ministro degli esteri del nuovo governo thailandese (formalmente democratico) ha lasciato pochi dubbi sulle intenzioni del suo paese:
Thailand has no choice but to put national economic interests before human rights concerns in dealing with Burma, Foreign Minister Noppadon Pattama said yesterday. ''We will talk to them in a friendly manner on subjects that they are comfortable with,'' said Mr Noppadon. ''The policy of non-interference remains a sacrosanct principle, not only for Asean but also the international community,'' he said. Più chiaro impossibile. Sul fronte cinese si moltiplicano gli appelli al boicottaggio dei Giochi Olimpici, comprensibili ma anche difficilmente realizzabili, almeno in misura significativa. Nessuno si perderà l'evento del decennio per difendere la dignità di cinquanta milioni di anime e difficilmente si assisterà ad un altro agosto caldo a Yangon e dintorni come quello di vent'anni fa. Than Shwe, dopo il fumo negli occhi della farsa elettorale, può pensare alla sua salute, unica vera alleata della causa birmana.
Un socialista piccolo piccolo. So che non porta benissimo ma, senza essere un genio della politica, Rajoy ha appena finito di dare una lezione dialettica e di contenuti a Zapatero nel primo dei due dibattiti televisivi di questa campagna elettorale. Il punto è che la gestione del presidente del governo in questi quattro anni è stata così disastrosa che, messo di fronte per la prima volta a tutti i suoi insuccessi, Zapatero non è riuscito ad opporre argomentazioni efficaci in nessuna delle materie oggetto del confronto. Avendo come interlocutore un politico appena decente e minimamente preparato sui temi da affrontare, lo statista della Moncloa è apparso in tutta la sua inconsistenza; abituato ai monologhi e all'approvazione incondizionata degli yes men della stampa e delle istituzioni ha affidato all'improvvisazione e alla ripetizione dei soliti luoghi comuni tutte le sue carte. Il risultato è stato quanto di più reale ci si potesse attendere: Zapatero nudo davanti al suo fallimento. Dev'essere la prima volta che ci ha pensato. Poi vincerà le elezioni, ma questa è un'altra storia.
P.S. Il primo sondaggio degli yes men ovviamente lo incorona. lunedì, febbraio 25, 2008 venerdì, febbraio 22, 2008
Birmania. Visto, non si stampi. Da una parte l'annuncio di elezioni-beffa ad uso e consumo delle anime belle che popolano i salotti della diplomazia internazionale, dall'altra un giro di vite sempre più abietto nei confronti di poeti, bloggers, giornalisti. Storie di tutti i giorni dal paese delle bianche pagode e delle parole sussurrate sottovoce:
Burma’s military government continues to crack down on the country’s struggling independent media, most recently by the arrest last week of Rangoon-based journalists Thet Zin and Sein Win Maung—respectively the editor and office manager of the Myanmar Nation weekly news journal. Furthermore, the editor, Thet Zin, has been an anti-government activist and critic. He was arrested and tortured in 1988 for taking part in the student pro-democracy protests at Rangoon University, and he was occasionally detained and interrogated by officials throughout the 1990s. Four days after the arrests, the authorities raided the publication again. Later, the censorship board, the Press Scrutiny and Registration Division, instructed the publisher to stop publishing the weekly journal. Such actions by the junta against the Burmese media have never ceased. Asia Tribune approfondisce i meccanismi di controllo dell'informazione messi in atto dalla giunta militare: The Burmese military junta has enforced stringent censorship rules and regulations the world has ever known on the media. Every piece of text has to be scrutinized by military's PSRD before being published. Burma achieved certain notoriety as predator of the press. No information is allowed to flow or be published/ broadcast without the junta's prior approval. The situation changed in 1962, when the military seized power. All newspapers were nationalized by the junta led by Gen. Ne Win. It established a Press Scrutiny Board (PSB) to enforce strict censorship on all forms of printed matter including advertisements and obituaries. Since then, military junta's censorship and self-censorship are commonplace in Burma and these have severely restricted political rights and civil liberties. Moreover, the junta also dominates the media industries through alternate publication companies owned by generals and their cronies. Photos, cassette tapes, movies and video footage also need the censor's stamp before reaching the people. At the same time, the military concentrates to stop the flow of uncensored radio news in Burmese version available from international broadcasting stations. The radio, television and other media outlets are monopolized for propaganda warfare by the military regime and opposition views are never allowed. The regime even does not allow the religious discourse. The media is special tool for the military regime and no space for the opposition party. The political debates are always inhibited even at the National Convention. That's why the National Convention lost its credibility and regarded as a sham.
L'insostenibile leggerezza dei media. La superficialità con cui i mezzi di comunicazione trattano qualsiasi boutade di un criminale politico della stazza di Fidel Castro è forse un segno dei tempi ma rimane in assoluto un pessimo servizio non dico alla verità ma semplicemente all'intelligenza di chi legge, ascolta o guarda. Non è perdonabile l'indulgenza verso chi ha causato tanto dolore di massa. Non è perdonabile, nemmeno in un'epoca come questa, così squallidamente confusa.
giovedì, febbraio 21, 2008
Le vecchie abitudini. La Serbia ha solo due strade davanti a sé nell'attuale situazione: comportarsi da democrazia giovane, legittimamente incazzata ma responsabile o tornare ad essere la nazione rancorosa ed aggressiva del recente passato. Per adesso ha scelto la seconda:
Smoke billowed from the American embassy in Belgrade after protesters broke into the building on Thursday, cheered on by crowds outside, in a protest at U.S. support for Kosovo's independence. The embassy was closed at the time and was not being protected by police. Black smoke could be seen after a small group of protesters started a fire in the U.S. mission, located in the centre of the Serbian capital. "As long as we live, Kosovo is Serbia," Prime Minister Vojislav Kostunica told the crowd from a stage in front of the old Yugoslav parliament building in Belgrade, to applause. A few people waved the flags of Russia and of Spain -- which has also refused to recognize Pristina's secession on Sunday. martedì, febbraio 19, 2008 lunedì, febbraio 18, 2008
E tutto il resto è letteratura.
![]() Presa da qui.
La Spagna al voto sotto l'anestesia di Zapatero. Con una puntualità invidiabile la Spagna torna alle urne. Quella che di per sé non sarebbe una notizia, lo diventa se paragonata alla situazione italiana dove un governo di legislatura viene salutato come un'eccezione da ricordare negli annali della politica. Il quadro delle forze in campo, inoltre, risulta chiaro anche ai meno esperti: a Madrid il bipartitismo di fatto è una tradizione consolidata, si decide tra socialisti e popolari a livello nazionale con i partiti autonomisti a giocare la parte dei guastafeste o degli alleati indispensabili a seconda dei casi. Ma l'entusiasmo finisce qui. Se dalla forma passiamo ai contenuti, la nuova Spagna plasmata dallo zapaterismo vive oggi la sua epoca più nervosa dal ritorno della democrazia. (...)
Continua sul nuovo sito di Ideazione quotidiano online, oggi il primo numero, la cui presentazione preferiamo lasciare all'ex direttore nella sua veste di emigrante. Molti auguri a Domenico, a Barbara e a tutti noi. sabato, febbraio 16, 2008
L'occidente meno uno. La Spagna, quella del dialogo con ETA, ovviamente è contraria.
Un giorno di festa, meritato. Il Kosovo non ha dimenticato a chi deve la sua sopravvivenza. Oggi le bandiere americane e quelle albanesi si mescolavano nell'attesa della dichiarazione che sancirà l'indipendenza. I motivi per salutare il nuovo arrivato con soddisfazione sono così tanti che per i dubbi è meglio che visitiate qualche altro sito. C'è un popolo di musulmani che guarda all'occidente con ammirazione e speranza. Vediamo di non deluderli.
giovedì, febbraio 14, 2008
Chi vive e chi muore in Birmania.
![]() Than Shwe passa in rassegna le truppe, cioè i bambini schierati in reggimento in occasione dello Union Day, due giorni fa. La foto dimostra che il generalissimo è in discreta forma e che può continuare la sua benefica opera per il paese. Chi invece non ha avuto una buona giornata è il leader della Karen National Union che oggi è stato ucciso sulla porta di casa sua da due sconosciuti. L'assassinio è avvenuto in territorio thailandese, il che pone qualche interrogativo sulla sicurezza dei leader politici in esilio a Mae Sot e dintorni: Stunned Karen officials blamed undercover Burmese govermment agents for the attack, but it is unclear how they could have penetrated the closely guarded border, marked by a river flowing west of the town. Thai observers pointed out that Mahn Sha had made enemies within the KNU since taking over as KNU General Secretary following the death of the movement's previous leader, the charismatic General Saw Bo Mya in December 2006. Mahn Shar, così come alcuni esponenti della Generazione dell'88, aveva previsto un aumento della violenza dopo l'annuncio del referendum-farsa da parte della giunta: "Everybody is terrified that there could be a hit list from the Burmese military circulating around Thailand of people to be killed," he said. In realtà sui mandanti ci sono diverse ipotesi, anche in considerazione della travagliata storia del movimento di liberazione Karen. Altri racconti dell'orrore. Ne parlavo anche qui.
Ciao piccola, ti abbraccio un po'. Speriamo che ti arrivi.
mercoledì, febbraio 13, 2008
Cina. Record olimpici. Bello il titolo. Come se ci fosse mai stato un anno buono.
Troppo tardi, troppo lontano. Io le chiamate al boicottaggio delle Olimpiadi non le capisco. In primo luogo perché sono tardive: se non si vuole che una dittatura ospiti i Giochi bisogna far pressione prima dell'assegnazione, non dopo. Ma chissà dov'erano Spielberg e la Farrow allora e di cosa si occupavano. Poi perché è pazzesco che la protesta riguardi le azioni cinesi fuori dai confini nazionali e dimentichi sistematicamente quelle all'interno degli stessi. C'è bisogno di andare in Darfur per scoprire che quello di Pechino è un regime criminale nei confronti dei diritti umani?
Ci vuole scienza, ci vuol costanza. Da qualche tempo Jimmomo si è dato una missione da coraggiosi: razionalizzare la politica italiana, spiegarne le apparentemente illogiche involuzioni, sgranarne i rosari di ambiguità. Direi che ci sta riuscendo perché è bravo e si impegna (anche se scrive troppo). Io comunque continuo a non capirla ma non è colpa sua. Voi invece continuate a leggerlo perché a raccontarla così sono davvero in pochi.
Birmania. La danza dei generali. Contrariamente a quanto riportato da diversi mezzi di informazione, il comunicato della giunta birmana sulla convocazione di un referendum costituzionale per il prossimo mese di maggio e di successive elezioni nel 2010 non coglie di sorpresa gli osservatori della realtà politica del paese asiatico. Che il regime stesse preparando questo annuncio era noto fin da quando, dopo ben 14 anni di “lavori”, lo scorso settembre fu decretata la conclusione della Convenzione Nazionale incaricata di redigere le linee guida di una nuova carta costituzionale (attualmente la Birmania ne è priva), primo passo di quella che i generali definiscono la road map to democracy. (...)
Continua su LibMagazine.
"So-called". Non che uno s'aspetti qualcos'altro ma questa è la reazione ufficiale del governo di Putin alla messinscena del regime di Naypyidaw (sottolineature mie):
"Setting a clear timeframe for political reform in Myanmar, as laid out in the well-known roadmap [to democracy] and designed to ensure a transition to civilian rule, will alleviate tensions that are being ratcheted up by certain countries around the so-called Myanmar issue," the ministry said. Mica per niente il "so-called" presidente russo è così popolare. Intanto il blogger Nay Phone Latt è stato rinchiuso nella "so-called" infame galera di Insein insieme ad altri giornalisti e poeti: Nay Phone Latt was transferred to Insein prison on 7 February following his arrest in Rangoon on 29 January and his indictment for threatening state security under Section 5J of the Emergency Provision Act of 1950. His relatives, who have not been able to visit him since his arrest, have been told that he has also been charged with violating a 1996 TV and video law imposing government control over all political content. It carries a maximum sentence of 15 years in prison. The winner of the Reporters Without Borders - Fondation de France press freedom prize in 2006, U Win Tin was transferred yesterday from a Rangoon hospital back to his special cell in Insein prison, where he has been held since July 1989. He was hospitalised on 22 January for a hernia operation. The poet Saw Wai was transferred to Insein prison last month after being arrested for criticising the head of the junta, Gen. Than Shwe, in a coded message. martedì, febbraio 12, 2008
Cubano libre. Arrestare non l'hanno arrestato. Ma riflettere meglio sì, a quello lo hanno gentilmente invitato:
A Cuban student who criticized state restrictions on travel and access to the Internet reappeared on Tuesday in a government video saying foreign media had distorted his words. Eliecer Avila denied he had been arrested, as claimed by opponents of Fidel Castro's government in Miami. He made the denial in an interview posted on the Web site of the Communist Party newspaper Granma -- www.granma.cubaweb.cu/. But in the video on the Granma site, Avila said his criticism was internal to the socialist society born of Castro's 1959 revolution. "If some students dealt with certain controversial matters there ... the intention is to improve socialism, not to destroy it ... so that things that have to be fixed, changed or revised can be done so within the Revolution," Avila said. Che avevate capito?
Beati voi. Temi su cui si ha tempo di dibattere in Italia.
lunedì, febbraio 11, 2008
Nessuno immaginava di andare verso la vendetta. Come ampiamente prevedibile saranno le milizie in borghese del regime ad occuparsi dell'organizzazione e del controllo dei risultati nel referendum e nelle elezioni promesse dalla giunta birmana. I membri dell'USDA sono pronti a costituirsi in partito e a diventare a tutti gli effetti l'ala politica della dittatura militare. L'avventura comunque non è cominciata benissimo:
The body of a Union Solidarity and Development Association was found beheaded in Htantabin township, Rangoon division, on 4 February, local residents said. The USDA member, whose name was not given, was from Thone Thate ward in Hlaing Tharyar township, Rangoon division. A resident of Hlaing Tharyar said that the USDA member had been decapitated and his skin partially removed. “All the nerves on his body were exposed and his head was stuck up on a bamboo pole,” the resident said. Forse i comandamenti del buddismo non contemplano la vendetta. Ma Goldie Shwe non riesce proprio a trattenere la sua rabbia in uno scritto che meglio di un saggio definisce i limiti della nonviolenza: So why then was I so jubilant, why did I jump up and down in celebration over a horrible murder case? Every item of news and report that I find about Burma has been nothing but intimidation, bullying, torture and the killing of the people by cowardly junta. I have become unable to feel anything other than cold anger, indignation, outrage at the appalling record of the junta. Yes, we are Buddhist. And yes, the Lord Buddha told us not to kill. And yet, I applauded the cruel murder. My own reaction has shocked me so I had to decide to give myself some time to reflect. After a sleepless night, thinking through every aspect, I still feel exactly the same. I still strongly believe that the murdered junta thug thoroughly deserved his fate. It seems to be the only way that people of Burma can get some form of justice. The ordinary people of Burma are at war with the cruel bullies, torturers and killers of the junta, and this murder somehow seems a fair response to the decades of abuse and robbery. The fight-back may have begun. domenica, febbraio 10, 2008
Ho una domanda per lei. Non si sa né come sia stato girato né perché e da chi sia stato filtrato ai media internazionali ma in ogni caso questo filmato possiede un alto valore informativo e domani, si spera, anche storico. Si vedono studenti universitari riuniti in assemblea rivolgere domande al presidente del parlamento cubano, Ricardo Alarcón. Fin qui tutto normale, studenti iscritti al partito si rivolgono ad uno dei massimi esponenti dello stesso nel corso di uno dei soliti incontri organizzati e coreografati dal regime. Il problema però è che ad un certo punto qualcuno esce dal copione e comincia a chiedere cose come "perché devo votare per una serie di candidati di cui non sulla?" o "perché non posso entrare negli hotel del mio paese?" e ancora "perché non posso portare i miei figli nel luogo dove è morto il Che?". Evidente l'imbarazzo di Alarcón e soprattutto l'impreparazione nel replicare, non avendo mai dovuto pensare a certe risposte nel corso della sua vita. Patetico il suo tentativo di giustificare il divieto di viaggiare con la congestione che si creerebbe nei cieli se tutti nel mondo avessero la possibilità di farlo. Ma non era la rivoluzione contro i privilegi? Guardatelo, è in spagnolo (anzi in cubano), ma è più che comprensibile.
sabato, febbraio 09, 2008
La danza. Nulla di meglio per un pugno di dittatori sotto (leggera) pressione che scaricarla dando in pasto alla comunità internazionale un bel referendum costituzionale e una data elettorale per ratificare quella farsa che il regime definisce road map to democracy, ovvero la garanzia di sopravvivenza indefinita per la casta militare al potere. Adesso sarà ancora più difficile trovare un consenso per mettere alle corde Than Shwe e soci. Altro tempo guadagnato per la banda, altro tempo perso per i birmani, altra macabra danza sulla loro carne. L'ultima volta che si votò in Birmania fu nel 1990: vinse a valanga l'opposizione di Aung San Suu Kyi e i militari reagirono annullando tutto ed arrestandone i rappresentanti. Inutile domandarsi se The Lady prenderà parte alle elezioni. La costituzione dei generali, quella che i birmani dovranno approvare quasi all'unanimità il prossimo maggio, lo vieta espressamente.
Guardami in faccia quando mi parli. E stavolta fu Nuon Chea ad abbassare il viso.
Credo che per credere, certi momenti, ti serve molta energia.
venerdì, febbraio 08, 2008
Birmania. I padroni del paese. Questa settimana il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato un nuovo round di sanzioni mirate contro interessi birmani: il congelamento dei conti e la proibizione di qualsiasi transazione finanziaria hanno colpito stavolta Tay Za, un magnate dedito tra l'altro alla compravendita di armi in stretta relazione d'affari con la giunta militare, e le aziende a lui collegate (qui lo vediamo rendere omaggio al dittatore Than Shwe). Al di là delle conseguenze pratiche della decisione, su cui torneremo, vale la pena soffermarsi un momento sulla notizia per capire fino a che punto in Birmania potere politico ed economico siano immedesimati attraverso una fitta rete di vincoli parentali o di clientela. Tra le persone oggetto di sanzioni figurano infatti: il figlio del generale Thura Shwe Mann (nonché dirigente del gruppo di imprese di Tay Za) e la moglie, la moglie del ministro delle costruzioni, quella di un tenente generale, la gentile consorte del ministro degli esteri Nyan Win, il fratello di Tay Za e il direttore d'operazioni a Singapore. Tutti in rapporti d'affari con il suddetto boss. Non c'è birmano che non sia al corrente di questa storia di mafia e potere perché la vive quotidianamente sulla propria pelle: da un parte una cosca che vende le risorse materiali e umane del paese al miglior offerente, dall'altra una popolazione impoverita ed impotente che coltiva il proprio rancore senza poterlo sfogare. Quando sanno di potersi fidare di te e dopo essersi guardati attorno più di una volta i birmani finiranno per raccontarti che i padroni di quella catena di hotel, quelli che girano sulle quattro per quattro, quelli che vedi vestiti come cinesi, ecco quelli sono una stirpe protetta, che porta le stellette sul petto e l'uniforme anche se non si vede. E che può fare quello che vuole. Non si può nemmeno parlare di corruzione perché la corruzione implica un gruppo di potere economico e un gruppo di potere politico che si scambiano favori. Qui esiste una sola casta che dispone delle ricchezze del paese, si spartisce privilegi, utilizza manodopera a costo zero, arruola minori nell'esercito e conduce da decenni una guerra contro cinquanta milioni di persone. In questo contesto il clientelismo non è una degenerazione del sistema, è il sistema stesso, il perno attorno a cui ruota l'economia di uno stato fallito.
Veniamo alle sanzioni. Sempre su Mizzima oggi si pubblica questa analisi sul fallimento delle misure messe in atto dall'occidente. La tesi è che, come si è già sottolineato qui in altre occasioni, le sanzioni non funzionano perché non sono generalizzate e sono applicate a macchia di leopardo, più per tappare buchi che in base ad una strategia coerente di pressione. E' inutile proibire l'importazione delle gemme quando i militari vivono su riserve energetiche immense che i potenti vicini cinesi, indiani e thailandesi continuano a sfruttare a piacimento, con contratti sempre più sostanziosi a riempire di denaro fresco i forzieri dei generali, di fatto mantenendoli in vita: The Burmese generals are no fools. They have tightly integrated India, China, Korea, Malaysia, Thailand and Russia into their energy network. If Burma becomes the southern leg of China's energy security plan, Burma's generals will be further buttressed by a growing global power. Cosa si dovrebbe fare allora? Chiudere il rubinetto del gas: We need to look deeply into the issues and develop a sound policy to effectively help the long suffering people of Burma. We may need a tough new sanction law like the Iran-Libya Sanctions Act (ILSA), which penalized foreign companies daring to invest more than $20 million in Iran's oil and gas industry. Until and unless America blocks this energy revenue, the Burmese generals will laugh all the way to the bank. Sanctions have not met their original goal of forcing the SPDC to the negotiating table because Burma's generals and their partners work hard to find ways and means to bypass sanctions, while the U.S. and its partners are inclined to employ a patchwork approach without comprehensive plans for implementing sanctions and monitoring the effects. Non c'è una ricetta universale ma nel caso birmano le sanzioni sarebbero la risposta se solo le democrazie occidentali avessero la forza di imporle al resto della comunità internazionale. I mezzi ci sono, la volontà politica pare di no. giovedì, febbraio 07, 2008
Cauterizzazioni. In Romania gli archivi della Securitate rischiano di essere - almeno parzialmente - richiusi. Per quanti dubbi possa sollevare l'opportunità di scavare nelle vite passate di personaggi più o meno pubblici ancora in attività, l'idea di seppellire la propria storia recente senza nemmeno studiarla non è solo un enorme torto che le vecchie generazioni fanno alle nuove ma, per dirla in metafora, ha lo stesso effetto di una gigantesca dose di barbiturici assunta per dormire senza pensieri. Può anche uccidere.
Fa freddo in Tajikistan. Troppo freddo.
C'è voluta la neve. Erano un po' di anni che in Cina nessuno si scusava. E l'ultima volta non era finita benissimo:
This year Wen Jiabao, now China's prime minister, has been mimicking his former boss. He dropped into railway stations where freezing crowds had waited for days to get home for the annual Chinese new year holiday. He used his megaphone to apologise for the disruption caused by the worst winter weather southern and central China have endured in at least five decades. Despite their professions of concern, however, Mr Wen and Mr Hu have done little in concrete policy terms to make them count.
Viste da un pezzettino di questo mondo che vorrebbe essere quell'altro e lo dice. Ottima analisi di Umberto sul martedì da leoni ma tutta TocqueVille è un formicaio che brulica.
Cose dell'altro mondo. So che il paragone per alcuni è inevitabile ma il confronto tra lo spettacolo politico americano e la tetra funzione elettorale italiana rischia di ritorcersi perfino contro chi lo propone. Come spiega Capezzone in questa bella intervista di Paolo della Sala, nel Belpaese si gioca uno sport diverso, ma sotto tutti i punti di vista e da sempre, mica solo quando dall'altra parte dell'Oceano esplodono le primarie. Piuttosto l'osservazione da fare mi sembra un'altra e ha sempre a che vedere con la pochezza del dibattito non solo italiano, direi europeo. Sono sette anni che le oche starnazzanti del benpensantismo intellettualoide ci spiegano come la democrazia negli USA sia stata svilita dalla presidenza Bush, come il sogno americano si sia trasformato in una sorta di sonno popolato di fantasmi e di paure, come da Washington a Los Angeles si respiri un'aria pesante di decadenza. Poi, improvvisamente, risulta che come se niente fosse gli americani accorrono in massa alle urne per un antipasto di voto e lo fanno con un entusiasmo e con una preparazione che noi dedichiamo al massimo alla Champions League. Quel popolo di ingenui, grassoni e guerrafondai si confronta nuovamente a viso aperto, senza infingimenti, proprio come i suoi rappresentanti in una partita magnifica di cui tutti si augurano di vedere i tempi supplementari, perché lo show non finisca. E noi col naso all'insù a guardare chiedendoci perché la storia sia andata così diversamente, perché di là conti così poco alla fine che Bush sia stato il migliore o il peggiore di tutti, perché poi comunque passa e il buono resta e l'America continua, perché è lei che fa i presidenti, non il contrario. Ma da gennaio bisognerà trovare un altro villano da insultare per sentirci grandi e potete scommettere che ci riusciremo.
mercoledì, febbraio 06, 2008
Stanchezza. Gli USA sono molto soddisfatti del comportamento dell'ex nemico pubblico numero due, Kim Jong Il:
"Most of the agreed disablement tasks at the three core facilities have been completed," said Christopher Hill, the envoy to the six-party talks aimed at ending North Korea's nuclear weapons drive, told a Congressional hearing. Un finale piccolo piccolo per la presidenza Bush. Peccato. P.S. Obama che ne pensa?
Siamo in pensiero.
HAVANA (Reuters) - A year and a half after he last appeared in public, the mystery of ailing Cuban leader Fidel Castro's political future could be revealed later this month. Will the 81-year-old Castro call it a day or will he hang on to power until the end? Meno male che qualcuno lo spiega al corrispondente della Reuters: "It's not a problem of one person. It's a whole system, and the people who run it want to stay where they are," said Andy, who did not want to be fully named for fear of reprisal. "They know that any change will bring the whole edifice down."
"Yes, we appeal". Secondo me si decide alla Corte Suprema.
"Yes, McCain".
martedì, febbraio 05, 2008
La terra del possibile.
Democratic presidential hopeful Barack Obama surged to a big lead over Hillary Clinton in California hours before "Super Tuesday" voting began in 24 states, according to a Reuters/C-SPAN/Zogby poll released on Tuesday. In the Republican race, former Massachusetts Gov. Mitt Romney held a 7-point advantage on Arizona Sen. John McCain in California, while McCain added to commanding double-digit leads in New York and New Jersey. Con quella faccia un po' così... McCain sta vincendo la battaglia mediatica. George Clooney for president (si scherza...). Jimmomo non crede alle lacrime (e cambia cavallo). Intanto Huckabee si è preso la West Virginia (per scorno di Romney). McCain ha preso l'1 %. La diretta dagli stati di Pajamas Media. Quella annunciata, da Roma, di Andrea Mancia. Qui non ci sarà nessuna diretta. Dobbiamo prepararci per Berlusconi-Veltroni. La scheda dei risultati, minuto per minuto. Elegia di Obama by Andrew Sullivan. Elogio di Obama by Christian Rocca. Tutto vero, però... Bella 'sta frase: "You looked wonderful - and so 1972," he said. Grazie.
Cobolli Gigli è vivo. E lotta insieme a noi.
Unlucky Giuliani. Qualcuno l’ha già definita la più disastrosa campagna elettorale di sempre ma si farebbe torto ad Howard Dean. Più semplicemente la corsa di Rudy Giuliani alla nomination repubblicana è stata la più discreta ed intangibile performance politica mai realizzata, un capolavoro di eleganza suicida, un manuale di bon ton elettorale per principianti.
Uscito di scena senza nemmeno combattere dopo il knock-out alla prima ripresa sul ring della Florida, l’ex sindaco di New York è riuscito nella notevole impresa di dilapidare un capitale politico potenzialmente immenso nel giro di un mese, anzi poco meno. Potenzialmente, appunto. Perché a questo punto la domanda che bisognerebbe porsi è: siamo sicuri che Giuliani si sia mai considerato davvero un candidato per la presidenza degli Stati Uniti? (...) Continua su LibMagazine. lunedì, febbraio 04, 2008
C'è un gran silenzio nel mio seggio.
Generalmente mi ricordo una domenica di sole una giornata molto bella un'aria già primaverile in cui ti senti più pulito anche la strada è più pulita senza schiamazzi e senza suoni chissà perché non piove mai quando ci sono le elezioni. Una curiosa sensazione che rassomiglia un po' a un esame di cui non senti la paura ma una dolcissima emozione, e poi la gente per la strada li vedi tutti più educati sembrano anche un po' più buoni ed è più bella anche la scuola quando ci sono le elezioni. Persino nei carabinieri c'è un'aria più rassicurante ma mi ci vuole un certo sforzo per presentarmi con coraggio c'è un gran silenzio nel mio seggio un senso d'ordine e di pulizia. Democrazia! Mi danno in mano un paio di schede e una bellissima matita lunga, sottile, marroncina, perfettamente temperata e vado verso la cabina volutamente disinvolto per non tradire le emozioni e faccio un segno sul mio segno come son giuste le elezioni. È proprio vero che fa bene un po' di partecipazione con cura piego le due schede e guardo ancora la matita così perfetta è temperata... io quasi quasi mela porto via. Democrazia!
Cose così. Scarlett Johansson che dice "Yes, we can" direi che vale la vittoria di Obama.
Birmania. Quando non resta che Rambo.
Despite the Burmese government's effort to ban the recently released Hollywood film Rambo, local residents in Rangoon say a downloaded version of the movie is making its way among a circle of friends. However, he said that the movie was downloaded from the Internet and burned onto a CD by activist youth and is being circulated among friends and trusted people as it could land possessors of the CD in jail.
Matrimonio gay, Rajoy tra Chiesa e Zapatero. La domanda Mariano Rajoy se l'aspettava. Quando nel corso di una trasmissione televisiva pre-elettorale uno spettatore gli ha chiesto che cosa farebbe se suo figlio fosse gay e volesse sposare un altro uomo, il presidente del Partito Popolare non si è fatto cogliere impreparato: "Andrei alle nozze", ha risposto senza esitazioni. E ci mancherebbe. Al di là dell'aneddoto, Rajoy ne ha approfittato per chiarire la sua posizione in tema di matrimonio tra persone dello stesso sesso, introdotto da Zapatero nel corso della legislatura appena trascorsa. Se i popolari governassero, ha chiarito il candidato, non toccherebbero la legge nei contenuti, limitandosi "solo" a cambiare il nome del nuovo istituto: non più "matrimonio" ma qualcos'altro. In quel "solo" c'è un mondo e anche se è improbabile che Rajoy ne sia pienamente cosciente ("il nome non mi piace", ha semplicemente detto) quell'avverbio separa l'approccio pragmatico da quello ideologico alla questione dei diritti delle coppie omosessuali (...)
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Tette per tutti. Seppur a fatica e a prezzo di immensi sacrifici, i grandi giornali italiani in rete stanno raggiungendo la maturità informativa. Consapevoli degli incalcolabili rischi dell'analisi e dell'approfondimento hanno finalmente deciso di dare al loro pubblico ciò che chiede: pornografia a piene mani (letteralmente). Impazzano oggi tra i video più visti su Corriere e Repubblica i favolosi strip della hostess francese per la gioia dell'equipaggio e dei lettori delle storiche testate del nostro paese. Da parte nostra non possiamo che salutare con soddisfazione la presa di coscienza da parte dei rispettivi direttori del ruolo delle redazioni e ci auguriamo che il trend continui e che lo sdoganamento dell'hard faccia dei nostri quotidiani finalmente i punti di riferimento per vecchie ma soprattutto nuove generazioni.
sabato, febbraio 02, 2008
"Restituiteceli". La lista dei desaparecidos si allunga di giorno in giorno nella Birmania dimenticata:
Now , wicked hands are coming to bloggers. Burmese blogger, Nay Phone Latt, who just disappeared from his way with no clues. He dedicated his time in writings and community works. He simply love his country like everyone else. He might trying his bits of task to figure out Democracy. Where he is now? Nobody knows except those who took him. What an unfair and terrible situation happening in Burma. Big brothers are everywhere. Nightmare is in everybody. Uncertainty is in every corner. Where are our people? Give back our people. Give back our lawyers. Give back our doctors. Give back our students. Give back our farmers. Give back our artists. Give back our poets. Give back our authors. Give back our bloggers. Molti di loro potrebbero essere qui, in uno di questi edifici adibiti a centri di detenzione: The AAPP has identified the following locations as detention centers holding a large number of detainees: - Government Technology College (GTC) in Insein Township, - Police Centre No. 7 in Thanyin Township, - Aung Tha Paye in Mayangone Township, - Riot Police No. 5 in Hmawbe Township, - Plate Myot Police Centre in Mandalay, - Kyaik Ka San Interrogation Centre, Tamwe Township, - Kabaraye Tharthana Yeiktha –Religious site in Bahan Township - Yakyi Ai in Mingaladone All activists arrested undergo brutal interrogation before being detained. Interrogations are conducted by the SB (Police Special Branch), CID (Police Criminal Investigation Department) and divisional police. Many activists have been interrogated by the Military Security Affairs Department (MSAD) which has replaced the defunct Military Intelligence (MI). The torture methods used during interrogation are more severe than during detention.
Storia di una foto. Quella che non ti aspetti.
Da torinese. Un motivo in più per dedicarla ad Israele: Ramadan non viene.
Perché deve vincere Hillary (tra i dem).
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A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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