|
1972
|
|
mercoledì, maggio 30, 2007
Quell'assassino di Bush/2.
President George W. Bush tightened U.S. sanctions against Sudan on Tuesday and sought support for new international penalties out of frustration at Sudan's refusal to end the bloodshed in Darfur. "The people of Darfur are crying out for help, and they deserve it," Bush said. "My administration has called these actions by their rightful name: genocide. The world has a responsibility to help put an end to it," he said.
Quell'assassino di Bush.
WASHINGTON, May 30 — President Bush asked Congress today to double the amount the United States spends to fight “this modern-day plague” of AIDS in developing countries. He proposed spending $30 billion over a five-year period beginning in September 2008. The United States’ current campaign against AIDS, with $15 billion in committed spending, has made possible the treatment of 1.1 million infected people in 15 countries, most of them in Africa — an achievement Mr. Bush called “a promising start.” If America steps up its commitment to $30 billion, 2.5 million people can be treated and as many as 12 million cases of infection can be prevented, Mr. Bush said. martedì, maggio 29, 2007
La gabbia. Birmania ed altro su Asia e dintorni.
Il socialismo del XXI secolo in azione. Sulla rapida ed inesorabile devastazione della società civile nel Venezuela del gorilla rosso documentano Toasted Bread e Le Guerre Civili.
Chi l'avrebbe detto. Giornalisti francesi al soldo di Saddam.
lunedì, maggio 28, 2007
Il destino inevitabile. Se l'analisi elettorale dei risultati delle amministrative di ieri riguardasse un paese normale, allora la fredda retorica dei numeri direbbe più o meno questo: vittoria - seppur stretta - dei popolari per numero di voti a livello generale (calcolo già di per sé non così sensato vista la natura delle consultazioni locali) e PSOE sulla difensiva, aggrappato alle sue roccaforti (Catalogna, Estremadura, Castiglia La Mancia) e preoccupato di limitare i danni. Trattandosi della Spagna però la valutazione come sempre va corretta. Nessun dato realmente rilevante, nessuna indicazione definitiva è emersa dal voto di ieri riguardo ai due grandi partiti nazionali. Impegnati a raccogliere i frutti seminati nei rispettivi orti, sia Zapatero che Rajoy possono dichiararsi soddisfatti: il nulla di fatto accontenta tutti in attesa della sfida vera del prossimo anno. Ancora una volta però sono i popolari ad aver capito poco della società che pretendono di governare: invece di cominciare a dipingere orizzonti di gloria, dovrebbero piuttosto domandarsi come sia possibile che una classe dirigente così manifestamente dannosa per gli interessi della nazione e così palesemente incapace di articolare un messaggio politico decente sia riuscita a venir fuori sostanzialmente indenne anche da questo test elettorale. Dovrebbero chiedersi perché il progressivo svuotamento dello stato di diritto e dei principi della democrazia liberale continuino a trovare appoggio all'interno di un paese apparentemente estaneo a ciò che sta succedendo al suo interno.
L'unico vero responso di queste elezioni è il ritorno in grande stile dei rappresentanti della (ormai solo formalmente) illegalizzata Batasuna dentro le istituzioni: l'ultimo regalo che Zapatero, fedele alla sua strategia di isolamento nei confronti dell'unica forza di opposizione democratica, ha gentilmente elargito agli estremisti della izquierda abertzale; l'ultimo anello (finora) di quella lunga catena di concessioni dello stato ai terroristi, cominciata con il vergognoso ritiro dall'Iraq e continuata con il negoziato con ETA tuttora in corso. Fummo facili profeti quando molti mesi fa descrivemmo questo scenario, puntualmente realizzatosi. E adesso via alle danze intorno al cadavere della Navarra, altra pedina di scambio, altro territorio da sacrificare sull'altare della (illusoria) pace sociale, altro trionfo potenziale per i lupi dal volto mascherato. Solo questo avrebbero dovuto titolare i giornali oggi, se avessero capito davvero la partita che si sta giocando da tre anni a questa parte nella Spagna buona e giusta del neopopulismo al potere. Le elezioni del 2004 le decisero i terroristi islamici, quelle del 2008 le deciderà ETA. E' il destino che tocca alle democrazie indebolite dalla demagogia e dall'improvvisazione. domenica, maggio 27, 2007
L'altra Mosca. Nonostante Putin, la Russia e la sua capitale continuano il loro cammino verso la modernità:
Old-timers always marvel about how much Moscow has changed since the stultifying days of the Soviet Union. That's ancient history. What's really worth marveling about is how much the city has changed in the last year or two. Few places in the world have undergone such a rapid, dizzying and cacophonic transformation as Moscow, and it shows no sign of abating. The gangster Moscow of the 1990s has given way to something tamer, more metropolitan, perhaps, but it is still brash and flashy. The city, like Russia itself, seems to be in search of its identity — embracing the past, though often ironically, while plunging full-speed ahead. What the future holds is uncertain, but meantime, Muscovites are indulging in what an energy-fueled boom has bestowed on them.
Esperti. Ieri mattina a leggere il Corriere online in Ucraina era già scoppiata la guerra civile. E infatti. Sembrava Poganka, l'oracolo che ogni giorno che Putin manda in terra ci racconta che ad est è tutto sbagliato, tutto da rifare. Con eccezione della Russia dove, come ognuno sa, regnano l'ordine, la stabilità e la legge.
sabato, maggio 26, 2007
Tre anni di cura intensiva. Qui non si è parlato a proposito delle elezioni amministrative che domani si celebrano in Spagna. Si è ritenuto che un voto al quale il governo ha ammesso l'illegalizzata Batasuna sotto falso nome come tassa rivoluzionaria per comprarsi la pace sociale fino alle prossime politiche non sia degno di commento alcuno; si è considerato che la bomba (inesplosa) che ETA ha collocato come avvertimento nell'auto di un candidato socialista sia in grado di per sé di spiegare fino a che punto lo stato si sia volontariamente consegnato ad una banda terrorista; si è ritenuto che le parole con cui il portavoce del suo stesso partito ha commentato il fatto - "non sono sicuro che si tratti di un attentato" - segnino un punto di non ritorno nel processo di resa delle istituzioni alla sovversione; si è pensato che quando l'unica strategia di un governo democraticamente eletto è il compattamento della società (terroristi compresi) contro il solo partito di opposizione rimasto, il coma dello stato diritto sia ormai prossimo all'irreversibilità e non valga la pena sperare in un miracolo. Comunque vada domani, queste saranno le elezioni più tetre della giovane storia democratica della Spagna. Un'altra pietra miliare dello zapaterismo e dei suoi cantori.
Ancora di compagni, ipocrisie e liberazioni. Se avete tempo di leggere solo una cosa questo fine settimana fate in modo che sia il post di No Way sull'ultimo stadio del comunismo, che prende spunto dai pruriti di uno dei tanti intellettuali ai quali le lezioni della storia e della realtà continuano a fare il solletico. Una vera agonia quella della mancata emancipazione delle nostre caste di artisti-pensatori venduti alla causa.
P.S. Voi direte cosa c'entra. C'entra. E' un po' che volevamo parlare del nuovo libro di Ernesto Aloia, I compagni del fuoco (qui il blog). C'è chi l'ha definito il libro della generazione TocqueVille, e in parte è vero per il tema di fondo e il taglio. Ma più che sui contenuti che ognuno di voi potrà approfondire bisognerebbe dire che la caratteristica principale del romanzo è l'intensità leggera con cui è scritto. Non sappiamo se all'autore piacerà la scelta ma c'è un brano che più di altri comunica esattamente questa sensazione ed è quello con cui vorremmo invitarvi alla lettura. Valerio, padre e uomo in crisi (a parere di chi scrive il vero protagonista della storia), è schiacciato dalla pesantezza di un quotidiano che non controlla più. Ma dopo mille battaglie perse, arriva sempre una tregua e un momento, un solo luminoso momento, di liberazione: (...) e dopo che Alessia ebbe serrato l'enorme chiavistello di ferro battuto, anche quell'ultimo barlume ammonitore si oscurò. La ragione brillò un'ultima volta e si spense. E l'universo di Valerio - quell'agglomerato caotico e ostile - subì una radicale semplificazione. Il ritorno a un principio primo. Il sole, il cuore buono dell'universo. Il fratello dell'arcobaleno. Nel ripostiglio dei sacchi a pelo non c'erano finestre, e l'unico sole era quello che brillava sotto la maglietta di Alessia. Valerio lo liberò e lo baciò in bocca. Diciamo che Moni Ovadia per questa volta può attendere fuori dalla porta. giovedì, maggio 24, 2007
Dimenticare Chirac. Magari cominciando da qui.
martedì, maggio 22, 2007
Tutto è politica. Non fermatevi al titolo, questo post vale veramente la pena.
Non solo Rope. Il piano-sequenza è un film dentro il film. Qui se ne raccolgono alcuni tra i più lunghi e significativi. Post per appassionati.
(Grazie a Barcepundit). lunedì, maggio 21, 2007
Un mestiere difficile. Essere donna a Teheran.
Ma dove sono le femministe, i movimenti di liberazione, i pacifisti, gli amici degli animali, gli ecologisti, gli antifascisti, i sindacalisti, i facciamo l'amore e non la guerra? Dove vi siete imboscati stavolta? domenica, maggio 20, 2007
Quest'anno abbiamo scherzato.
I fatti piegati alle opinioni. Quella che esce a pezzi è la reputazione di Paferrobyday. Ma non è una novità.
Comprarsi l'ossigeno. Poche righe per sintetizzare cos'è diventata la politica anti-terrorista in Spagna.
venerdì, maggio 18, 2007
Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno/2. In epoche confuse come la presente, statisti come Tony Blair sono perle rare, esempi preziosi di coerenza e di lucidità politica e morale. Personaggi di questo calibro non appartengono alla destra o alla sinistra, non sono suscettibili di giudizio in base alle normali categorie del dibattito politico. Semplicemente andrebbero apprezzati per la loro grandezza, sia nel trionfo che nell'errore. Ecco perché stupisce un po' che chi oggi - soprattutto a destra - si spende in elogi preventivi per un Sarkozy che, fino a prova contraria, deve ancora dimostrare quasi tutto, magari abbia tifato contro Blair quando si trattava della sua riconferma come primo ministro, solo perché formalmente di sinistra. Bisogna andare oltre se si vuol crescere, bisogna superare steccati mentali alti come montagne, bisogna saper riconoscere una figura così speciale quando (raramente) appare sulla scena. Difficile che l'Europa trovi un altro Blair nei prossimi anni.
(...) we shall fight on the beaches, we shall fight on the landing grounds, we shall fight in the fields and in the streets, we shall fight in the hills; we shall never surrender (...)
Sono sempre i migliori quelli che se ne vanno. Un merito la campagna anti-Wolfowitz l'ha avuto: quello di mostrare al mondo (almeno a quella parte che non ragiona per assiomi antiamericani) il vero volto di un'organizzazione troppo gelosa dei propri privilegi per permettere a chi ne ha voglia di lavorare sul serio. E ce n'è anche per l'amministrazione Bush, ormai costantemente sulla difensiva.
This all may pass as World Bank justice. For the rest of us, it has served as a window into an institution that seems to observe no rule other than the interests of the unaccountable mandarins who consider themselves its rightful owners. There have been plenty of outrages in the bank's treatment of Mr. Wolfowitz, but for sheer chutzpah nothing exceeds the argument of last week's report by the investigating committee of the board that he had put the institution "in a bad and unfair light" by daring to defend himself publicly against selective and false media leaks designed to smear him. Had Mr. Wolfowitz taken that advice, he would have been out on his ear without so much as the benefit of the formal acquittal he has now received. Mr. Paulson and Ms. Rice may think that by staying on the sidelines of the Wolfowitz fight they have safeguarded their own political capital. Perhaps, but the precedent being set by Mr. Wolfowitz's departure will damage not just the Bush Administration in the time it has left but U.S. interests for years to come. An American appointee has been ousted from a multilateral institution by a staff and media cabal on trumped-up charges solely because they disliked Mr. Wolfowitz's priorities. The inmates are now in charge. Yet the U.S. will still be expected to provide the bulk of funding to these institutions--more than 16% at the World Bank--while it cedes de facto control of its operations to a multilateral elite. That's a recipe for declining American influence. We've suggested former Federal Reserve Chairman Paul Volcker, who saw first-hand how these institutions function while investigating the U.N.'s Oil for Food scandal. But whoever it is, the core task of Mr. Wolfowitz's successor should be to clean the World Bank stables, or shut it down. giovedì, maggio 17, 2007
Bendito sea (again). Non c'entra nulla con l'attualità e poi ve l'abbiamo già fatto vedere proprio qui circa un anno fa, quando uscì in occasione dei Mondiali della gloria (per noi piccoli italiani diventati giganti). Però ogni volta che lo si guarda e lo si ascolta viene da pensare a quei pazzi che continuano a sostenere che il calcio è solo un gioco. Diceva Bill Shankly che questo gioco non era questione di vita o morte, era molto di più. Un paradosso. Ma non tanto. Questa invece è un'opera d'arte che il talento argentino ha regalato agli innamorati.
martedì, maggio 15, 2007
Cambiano i leaders ma l'Europa (e gli europei) no.
The survey of 2,714 people in France, Germany, Italy, Spain and Poland found that 51 percent of respondents believed that Jews are more loyal to Israel than to the countries in which they live. In the Spanish sample, the figure was 60%. In France, only 39% agreed. An average of 44% across the countries surveyed said Jews "probably" have too much influence on international financial markets, while close to half believe that "American Jews control US policy in the Middle East," the report said. Di Israele non sanno nemmeno la capitale ma, intervistati, innestano il pilota automatico.
Tempo di elezioni. La Spagna della pace perpetua si avvia all'appuntamento con il consueto rispetto per le altrui opinioni e per la legalità. Un esempio che la stampa italiana non mancherà di cantare.
L'uccisione del mullah Dadullah, 'cosi' come quella di qualsiasi essere umano, e' una notizia tragica' e, comunque, 'per ogni Dadullah che muore, ce ne sono cento pronti a prendere il suo posto'. Il vicepresidente di Emergency segnala poi che 'una morte cosi' violenta rientra nell' assurdita' di tutte le guerre. Rimane un gesto deprecabile'. Sempre le parole giuste al momento giusto. (Grazie a Rolli). lunedì, maggio 14, 2007
Un colpo al cerchio e uno alla botte. Peccato che ieri i liberali fossero tutti al Family Day e non abbiano trovato il tempo di ascoltare il loro Papa in una delle sue ormai proverbiali interpretazioni della storia ad uso e consumo di Santa Romana Chiesa. Un'apoteosi di confusione, un inno al relativismo come pochi. Per Ratzinger marxismo (leggasi comunismo) e capitalismo (leggasi democrazia liberale) pari sono nell'escludere Dio dalla società. Non risulta, almeno ai più, che l'ateismo di stato, la distruzione delle istituzioni religiose, la persecuzione delle fedi sia stata una caratteristica dominante dell'occidente nel XX secolo: tanto è vero che il Papa ha sempre dormito in Vaticano e non nel Palazzo della Cultura di Sofia. Ma tant'è:
Una Chiesa missionaria, impegnata ad annunciare l’amore di Dio al mondo globalizzato – che rischia di traformare il lucro in valore supremo - che vuole dare testimonianza, che non fa politica, ma proclama che una società che non riconosce Dio non è capace di produrre strutture giuste, come dimostrano i frutti amari di marxismo e capitalismo e che difende la famiglia. Che cosa è questa ‘realtà?’. Che cosa è il reale? Sono ‘realtà’ solo i beni materiali, i problemi sociali, economici e politici? Qui sta precisamente il grande errore delle tendenze dominanti nell'ultimo secolo, errore distruttivo, come dimostrano i risultati tanto dei sistemi marxisti quanto di quelli capitalisti. Falsificano il concetto di realtà con l'amputazione della realtà fondante e per questo decisiva che è Dio. Chi esclude Dio dal suo orizzonte falsifica il concetto di ‘realtà’ e, in conseguenza, può finire solo in strade sbagliate e con ricette distruttive”. Tanto il capitalismo quanto il marxismo promisero di trovare la strada per la creazione di strutture giuste ed affermarono che queste, una volta stabilite, avrebbero funzionato da sole; affermarono che non solo non avrebbero avuto bisogno di una precedente moralità individuale, ma che esse avrebbero promosso la moralità comune. E questa promessa ideologica si è dimostrata falsa. I fatti lo hanno evidenziato. Il sistema marxista, dove è andato al governo, non ha lasciato solo una triste eredità di distruzioni economiche ed ecologiche, ma anche una dolorosa distruzione degli spiriti. E la stessa cosa vediamo anche all’ovest, dove cresce costantemente la distanza tra poveri e ricchi e si produce un'inquietante degradazione della dignità personale con la droga, l'alcool e gli ingannevoli miraggi di felicità”. Ad un fallimento reale (quello del marxismo-leninismo) Ratzinger fa corrispondere un fallimento immaginario (quello del capitalismo), ovvero dell'unico modello economico che, in combinazione con la democrazia liberale, ha saputo creare, garantire e mantenere progresso sociale e libertà individuali proponendosi ed imponendosi con la forza dell'esempio come alternativa agli incubi totalitari del XX secolo. Operazione bugiarda e interessata: cosa resta se tutto annega nello stesso mare di indistinzione? Cosa resta dopo che tutto ciò che è secolare fallisce? Restano la Chiesa e il suo messaggio. Restano Ratzinger e la folla plaudente che vede in lui il supremo difensore dei valori dell'occidente. Che nel frattempo, evidentemente, devono essere cambiati. Nessuno ha avvisato però e i liberali erano tutti al Family Day. E pensare che si vedeva venire. sabato, maggio 12, 2007
Svolte. I cinesi hanno cambiato lo spacciatore d'armi per il Sudan.
L'uomo giusto al posto giusto.
Zimbabwe won approval on Friday to head a key U.N. body charged with promoting economic progress and environmental protection despite protests from the U.S., European nations and human rights organizations. ONU, basta la parola. giovedì, maggio 10, 2007
Il fuoco divora i compagni. Il nuovo blog di Ernesto Aloia (quello vecchio rimane nell'anonimato) ha lo stesso titolo del suo ultimo libro. Si sente spesso usare a mo' di stereotipo l'espressione "un romanzo dei nostri tempi", comodo escamotage del critico letterario per uscire dai guai. In questo caso, arrivati alla pagina 160, la definizione calza a pennello. Il perché potete scoprirlo voi, leggendo la storia di Seba e degli universi paralleli che lo circondano. Il capitolo iniziale è una promessa che si mantiene pagina dopo pagina.
Solo una cosa. Grazie.
Sometimes, as with the completely unexpected, you are alone with your own instinct. In Sierra Leone and to stop ethnic cleansing in Kosovo, I took the decision to make our country one that intervened, that did not pass by, or keep out of the thick of it. Then came the utterly unanticipated and dramatic. September 11th 2001 and the death of 3,000 or more on the streets of New York. I decided we should stand shoulder to shoulder with our oldest ally. I did so out of belief. So Afghanistan and then Iraq, the latter, bitterly controversial. Removing Saddam and his sons from power, as with removing the Taliban, was over with relative ease. But the blowback since, from global terrorism and those elements that support it, has been fierce and unrelenting and costly. For many, it simply isn't and can't be worth it. For me, I think we must see it through. They, the terrorists, who threaten us here and round the world, will never give up if we give up.
Ancora sull'inutilità dei giornali... Un meraviglioso Zapatero in versione Giuliani è l'ultima trovata della stampa italiana per raccontare le mirabolanti gesta del più inutile (e dannoso) capo di governo degli ultimi sessant'anni nell'occidente democratico. Non sanno più cosa scrivere: prima hanno detto che faceva sparare agli immigrati, poi che ne avrebbe espulsi ottocentomila, adesso scoprono che sotto il suo mandato la criminalità è diminuita radicalmente. Altro che quel mollaccione di Aznar. Peccato che sia di ieri la conferma che la provincia di Barcellona è ormai diventata il principale centro di reclutamento di terroristi dell'intera Europa. Ma sui borseggiatori si fanno miracoli. Che sia Il Foglio a descrivere questa Spagna law and order stupisce fino a un certo punto. Non c'è un solo quotidiano italiano che in tre anni e mezzo si sia preso la briga di indagare un po' a fondo la realtà di questo paese immerso nei deliziosi effluvi della pace perpetua. E poi ogni scusa è buona per la mistificazione più grande: Zapatero e Blair nello stesso sacco, un nano e un gigante agli antipodi su tutto, confusi proprio nel giorno in cui il migliore annuncia l'uscita di scena.
lunedì, maggio 07, 2007
Silenzio post-elettorale. Su Sarkozy hanno già detto tutto. Anche troppo.
P.S. Il silenzio si può rompere quando è il caso. Questo è un pezzo splendido sul coraggio di sfidare quelle legittimità concesse a priori che bloccano l'evoluzione civile e politica di molte società occidentali. Poco importa che Sarkozy l'abbia davvero fatto (sicuramente le premesse ci sono ma è pur sempre la Francia, bisogna andarci cauti). Anche se quest'elogio a lui dedicato si rivelasse precipitoso, resterebbe una pagina da leggere e conservare, a beneficio di chi ancora non ha capito il significato rivoluzionario dell'essere liberali e di agire come tali oggi nella (ancora) vecchia Europa.
Dell'inutilità etc... Il Corrierino sempre sul pezzo. Dopo aver annunciato per giorni che Bush non ce l'avrebbe fatta a sostenere il protocollo della visita con la Regina, dopo aver sguinzagliato Caretto nelle segrete stanze della Casa Bianca, dopo aver dato lezioni di buona educazione ai cowboys, in redazione hanno finalmente potuto assaporare il frutto di tanta abnegazione: ecco la notizia del giorno, ecco la prova del delitto, ecco la dimostrazione dell'ignominia. L'avete beccato. Bravi, bravi, bravi.
domenica, maggio 06, 2007
Prima di Van Gogh, prima di Ayaan. Cinque anni fa veniva assassinato in Olanda Pim Fortuyn. Dipinto superficialmente dagli esperti nell'immediatezza degli eventi come un esponente dell'estrema destra, la sua figura assunse gradualmente contorni più sfumati e allo stesso tempo più definiti. In questo bel ricordo Pieter Dorsman lo descrive come un precursore, una figura essenziale nella sfida ad un establishment rinchiuso nel rifugio ovattato del politicamente corretto e responsabile diretto della deriva autolesionista europea. Con Pim Fortuyn, come con tanti altri, l'intelligentsia giudicò prima di capire, perfino prima di sapere. E come sempre fu complice della distorsione della realtà a beneficio dei veri reazionari, quelli che lo uccisero e quelli che esultarono:
Long before radical Islam was on the radar, Fortuyn had defined it, written a book about it and pointed to the need to confront it. This of course was his Achilles heel in a nation married to politically correct respect and institutional multiculturalism. No longer able to challenge Fortuyn’s sound economic logic, his clarity and compelling style, his opponents set out to demonize him with a vengeance, encouraged by most established politicians who had come to realize and fear Fortuyn’s potential at the ballot box. The media happily channeled the negative attitudes to Pim’s growing political momentum and that helped create the fertile ground in which the killer could operate. While immigrants were not the centerpiece of his campaign, Fortuyn’s enemies defined it in such a way that it was, and negatively so. sabato, maggio 05, 2007
Per l'entusiasmo c'è tempo. Domani - comunque vada - comincia il dopo-Chirac. E non è poco. Domani - se va bene - l'inane Ségolène smetterà di fingersi una candidata credibile. Da domani - se il cielo non crolla sulle teste dei francesi - Sarkozy avrà l'opportunità di dimostrare di non essere l'ennesimo socialista di destra, prodotto tipico della burocrazia partitocratica d'oltralpe. Certo, qualcosa di liberale da Parigi sarebbe un'ottima notizia. Ma è meglio aspettare prima di brindare alla renaissance. Che fretta c'è?
Città-fantasma. E altro su Asia e dintorni.
Il futuro visto dal passato. Blog da antologia (grazie a Barcepundit).
martedì, maggio 01, 2007
Il fantasma. Sempre a proposito di occupanti, il Coma-andante non s'è fatto vedere alla parata.
Uno di meno (un altro). Quella che i media occidentali nella loro deriva ideologica continuano a chiamare guerra civile è fin dall'inizio e sempre più una lunga e spesso sanguinosa battaglia tra iracheni e le vere forze di occupazione del paese, quelle di Al Qaeda. E' di oggi la notizia dell'uccisione del leader della rete terrorista in Iraq, Al Masri. Due elementi sono particolarmente rilevanti. Il primo è che non è stato colpito dagli eserciti alleati:
Unconfirmed reports that al Qaeda in Iraq leader Abu Ayyub al-Masri has been killed come from local tribes and not Iraq's intelligence services or military, an Iraqi government spokesman said Tuesday. Il secondo è che a farlo fuori sono stati con ogni probabilità i sunniti: If Sunni militants had information that led to al-Masri's death, it may be a sign of a rift among Sunni militants in Iraq, said CNN terrorism analyst Peter Bergen. Militant groups in the nation "have been trying to put a more Iraqi face" on their movement and have been trying to "exclude the foreign militants from a public role," Bergen said. Il che non fa degli stessi improvvisamente degli stinchi di santo ma spiega qualcosa delle complesse dinamiche interne alla difficile transizione irachena, qualcosa che i quotidiani europei non hanno il tempo e la voglia di farci sapere. P.S. Poi c'è anche questa. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
![]() Asia e dintorni Normblog |