1972

lunedì, aprile 30, 2007
Scostumate. Siccome la battaglia contro l'islamofascismo è anche quella per l'affermazione della dignità della donna (anche se le femministe sono in vacanza), qui potete farvi un'idea di come i bloggers iraniani hanno reagito all'intensificazione della repressione del regime contro l'abbigliamento femminile "anti-islamico".

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I maestri dell'inciucio. Non c'è che dire: l'imboscata anti-Wolfowitz è stata ben organizzata. Adesso alla Banca Mondiale ci mettiamo uno del Benelux, così in Europa siamo tutti più tranquilli:

The real disgrace here isn't Mr. Wolfowitz or Ms. Riza but the bank itself and its self-protecting staff and European directors. Their only "ethic" is to oust an American reformer so they can get back to running the foreign aid status quo.

Uno che s'era messo in testa di lavorare. Che idee.
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giovedì, aprile 05, 2007
Il neo-razzismo. Come ogni ideologia terzomondista, parente stretto del crimine contro l'umanità. L'appoggio pressochè unanime dei capi di stato africani a Mugabe non può essere semplicemente archiviato alla voce diplomazia:

Last week in Tanzania, a meeting of African leaders demanded an end to Western sanctions against Zimbabwe. The next day, Mugabe was duly re-endorsed as presidential candidate for the 2008 election. Doffing their race-laced caps to an old revolutionary, African nations have become complicit in the killing of a neighbouring people. Taking action against Mugabe would essentially mean siding with white Western leaders, apparently a sin worse than genocide. This African-style neo-racism means that a black despot goes on killing black people.

Sullo stesso argomento dal WP:

When will Southern Africa's leaders decide they will no longer align themselves with tyranny? When will they abandon their failed strategy of "quiet diplomacy" and move to help the people of Zimbabwe?
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Il dopo-Chirac. Comincia col piede sinistro:

Preguntado sobre quiénes son las figuras políticas francesas e internacionales que le "han marcado", Nicolas Sarkozy aseguró que se ha "enriquecido de influencias múltiples y diversas". Entre ellas, el candidato de la UMP a los comicios presidenciales franceses -que se celebrarán los próximos 22 de abril y 6 de mayo- destacó a Zapatero, quien a su juicio posee "la ciencia de la opinión".

Questa ci mancava.
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martedì, aprile 03, 2007
Liberismo alla spagnola. Leggiamo da un blog di TocqueVille:

Sembra assurdo, ma il Paese dei re corrotti che facevano arrivare navi cariche d'oro dalle colonie solo per finanziare il proprio malgoverno, il Paese retto per decenni da una dittatura filofascista, è il Paese che, sull'Europa Continentale, dà lezioni di liberismo.

E mentre in Italia governo e Parlamento discutono di come difendere l'italianità di Telecom, Autostrade ed Alitalia, il governo spagnolo, pur non gradendo, lascia che Endesa, industria di produzione di energia (di importanza strategica dunque pari se non superiore alle reti telefoniche), finisca in mezzo ad una battaglia tra aspiranti acquirenti, ambedue stranieri.
Qualche anno fa, i nostri genitori vedevano negli spagnoli i nostri "cugini latini" poveri: ora, ci stanno bastonando di lezioni.


Evidentemente il pregiudizio favorevole a Zapatero in Italia non è monopolio della sinistra.
Solo per chiarire brevemente: la vicenda dell'OPA su Endesa comincia come manovra dell'allora ministro dell'industria (e oggi presidente della Generalitat) per regalare l'energia spagnola alle consorterie catalane rappresentate da Gas Natural; continua con lo smaccato ostruzionismo del governo spagnolo (ai limiti della legalità) volto ad impedire ai tedeschi di E.ON l'acquisizione del controllo; si conclude con il blitz vincente di un'azienda semi-pubblica italiana benedetto da Madrid. Un caso di scuola di interventismo statale e alterazione delle regole del libero mercato.
Da qui di liberismo se ne vede pochino.
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lunedì, aprile 02, 2007
La monarchia delle banane. Il ministro degli esteri di Zapatero rende omaggio alla dittatura cubana, rilancia la cooperazione tra Madrid e L'Avana, incontra tutti i dignitari del regime, ignora i dissidenti. Emozionato, in Plaza de la Revolución si fa fotografare con la foto del Che alle spalle:

"Es absolutamente impensable que España, el Gobierno de España, no pueda mantener, defender y desarrollar toda un política intensa, constructiva, dialogante con las autoridades cubanas", agregó.
El ministro destacó "lo importante y lo necesario que era esta visita", casi diez años después del último viaje
de un titular de Exteriores español a la isla, en 1998, y manifestó su "satisfacción y agradecimiento" por estar en Cuba.
Subrayó el "sentimiento de emoción" de poder participar en lo que debe ser una responsabilidad de todo gobierno español, que es la de "construir, ayudar, acompañar a nuestro amigos del pueblo cubano, a las autoridades cubanas, en todo lo que es las nuevas etapas, los nuevos desafíos de futuro".

Domani è il grande giorno. Incontra Raúl.
Viva Zapatero, quello dei diritti civili.
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La casa sulla collina. Su Asia e dintorni.
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domenica, aprile 01, 2007
Falklands. La seconda vittoria britannica. Molto opportuno il richiamo de Il Megafono alla guerra che venticinque anni fa oppose la dittatura militare argentina alla democrazia britannica per la sovranità delle Falklands, un grappolo di terre ghiacciate per dirla alla Reagan. Come spesso accade, fu un errore di valutazione quello che spinse Galtieri all'avventura bellica. Solo che dall'altra parte c'era Margaret Thatcher, non uno Zapatero qualunque. Per fortuna degli inglesi che recuperarono il territorio, degli argentini che videro accelerarsi il declino del regime e degli isolani che oggi vivono un boom economico e sociale senza precedenti, conseguenza anche del rinnovato interesse di Londra dopo il conflitto. Eppure un quarto di secolo dopo chi aveva torto continua a vivere quella sconfitta come una ferita sanguinante, chi aveva ragione preferisce la strada della riconciliazione. Basta una passeggiata sulla Plaza de Mayo per capire come il nazionalismo sia un virus difficile da debellare. Cartelli inneggianti alle Malvinas argentinas, sit-in, manifestazioni. Uno spettacolo surreale per l'osservatore esterno, alimentato da una classe politica che, anche in democrazia, si ricicla senza mai cambiare davvero. E così, mentre l'Argentina si prepara all'ennesima rivendicazione, Londra - nel ribadire la legittimità della risposta britannica all'invasione - esprime dispiacere per i morti di entrambe le parti. Oggi la Gran Bretagna ha messo a segno la rete del due a zero, dopo una lunga cavalcata iniziata nella propria metà campo.
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A Fabio. A Luisa.

Tocque Ville, la città dei liberi






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