1972

mercoledì, novembre 29, 2006
Pensierino della sera. La moltiplicazione dei blog sta uccidendo i blog.
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lunedì, novembre 27, 2006
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Operazione galleggiamento. Quel che più sconcerta nei forbiti e pretenziosi ragionamenti dei putiniani all'amatriciana non è tanto il tentativo di difendere il loro caro leader ad ogni costo, sempre e comunque (d'altronde questo è un meccanismo tipico delle ossessioni paraideologiche), quanto la convinzione (cioè la speranza) che se Litvinenko l'ha fatto fuori un altro allora Putin si salva su tutta la linea. E' come dire - fatte le debite proporzioni - che visto che il massacro di Katyn l'han compiuto i sovietici, il nazismo non era poi così brutto come lo si dipingeva. Ecco, non funziona così.
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venerdì, novembre 24, 2006
Decisioni tardive. E perché mai... con tutto il bene che i francesi han fatto al Ruanda...
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La vittima? Putin. Stavolta Poganka non ce la fa da solo ed affida la difesa di Vladimir il Giusto ad altro simpatizzante del padre-padrone del Cremlino. La sostanza è la stessa: la colpa è sempre di chi muore. Qui di solito si guarda con simpatia a chi sceglie di andare controcorrente. Il problema è che quando si fa della propria presunta originalità un'ossessione si finisce per scadere nel grottesco. Poganka viaggia tanto ma arriva sempre allo stesso punto. A volte anche l'anticonformismo puzza.
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giovedì, novembre 23, 2006
Il golpe permanente. Perché possa accadere quel che dice Paolo bisognerebbe che le elezioni non fossero truccate. Purtroppo Chávez non si batte alle urne.
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martedì, novembre 21, 2006
In edicola l'ultimo numero di Ideazione. Il sottoscritto scrive di natura dei regimi e politica estera applicate al caso cinese. Un estratto per i pigri:

Spesso anche ai teorici della minaccia cinese sfugge la dimensione globale ed eminentemente politica della stessa. Limitandosi a valutare i fattori della crescita economica o della spesa militare e a misurare in base ad essi il grado di pericolosità della Cina, perdono di vista l’elemento decisivo: in sé la crescita del potere di una nazione non significa nulla se non si tiene conto di chi esercita quel potere, in che modo e con quali obiettivi. Se la Cina preoccupa non è perché modernizza il suo esercito o investe in Africa ma perché le sue forze armate sono comandate da un gruppo di leaders illegittimi che non hanno esitato ad usarle per massacrare il loro stesso popolo quando lo hanno ritenuto opportuno, che non devono rendere conto delle proprie decisioni ad un’opinione pubblica, che governano uno stato di polizia fondato sull’intimidazione e la violenza, che usano il nazionalismo come una bomba ad orologeria per garantirsi la sopravvivenza e mandare avvertimenti ai vicini, che dichiarano di non possedere intenzioni egemoniche ma di fatto le esercitano, che praticano una diplomazia anti-democratica in grado di ostacolare qualsiasi iniziativa umanitaria diretta contro i loro protegés, “soffocando sul nascere i fattori che favoriscono lo sviluppo, i diritti civili, la democrazia” (3). Se il Partito Comunista Cinese tesse le sue relazioni con despoti e criminali politici è perché parla il loro stesso linguaggio. Ecco allora che l’interesse per la diffusione della democrazia e dei diritti non è un segnale di inguaribile idealismo ma piuttosto una questione di politica pratica, di fatto la più sostenibile forma di realismo. Parlare di contenimento senza democratizzazione è come parlare di sviluppo senza libertà: una contraddizione in termini, un inganno che alla fine la storia si incarica di smascherare.

Segue articolo di Mauro Gilli che sostiene la tesi contraria, cioè che la democrazia sia un dettaglio della storia. Tra i molti altri contributi interessanti ci limitiamo a segnalare il pezzo di Domenico Naso sull'Albania, questa sconosciuta.
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sabato, novembre 11, 2006
Ogni coincidenza è puramente casuale. La Russia e Poganka dicono nyet a Borat. Meglio Putin.
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Il fondo del barile. Oggi è uno di quei giorni in cui andare orgogliosi di appartenere a TocqueVille e di non avere in tasca la tessera radicale. La penosa storia della censura liberaleliberistaelibertaria a Daw è raccontata per filo e per segno sul suo blog. TocqueVille dedica invece alla vicenda l'intera apertura, come logico ed opportuno. Complimenti. Qui avevamo avvisato per tempo: quando si confonde la sinistra liberale alla Tony Blair con quella neo-populista alla Zapatero, si fa in fretta ad imboccare la strada del castrismo. Il problema non è che i radicali siano andati a sinistra. Il problema è che invece di condizionarla e di cambiarla, ne hanno assimilato i vizi peggiori. Arrivati al fondo del barile, cosa resta?
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venerdì, novembre 10, 2006
Zapateriani fino al midollo. I radicali, ormai in piena confusione, non trovano di meglio che prendersela con Daw che ne aveva svelato la profondità del dibattito interno. Jimmomo, da persona corretta e intelligente qual è, dimostra che di fronte alla censura non c'è conflitto di interessi che tenga.
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L'insostenibile pesantezza del non-essere. E' sempre stato sottile il filo che separa sinistra massimalista da destra (sedicente) realista. Oggi Paolo della Sala si riferiva ad una certa corrente pedante, greve e reazionaria all'interno del panorama politologico italico che ha trovato nel sito più noioso della rete la sua consacrazione. Così quando leggi parole come queste (purtroppo anche su Ideazione)

il confronto ideologico della Guerra Fredda ha, di fatto, posto le democrazie sotto l’ombrello egemonico americano, rendendole, alla bisogna, “semi-democrazie”, e non democrazie liberali nel senso pieno del termine.

e vedi che non sono di Chomsky ma di un Kissinger-boy di belle speranze, ti vengono in mente quanti applausi la folla ha tributato negli ultimi mesi a questi vati dell'anti-democrazia travestiti da liberali che oltre a spiegarci come va il mondo s'incazzano pure se non la beviamo.
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martedì, novembre 07, 2006
Cose dell'altro mondo. Invece per seguire elezioni vere stanotte appuntamento qui, qui e qui.
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La botte di ferro (e le facce di tolla). Chi perde le elezioni governa. In questo capovolgimento della regola democratica si può riassumere la settimana catalana dell'indecenza politica (l'ultima). Come previsto seppur a denti stretti (siamo sempre troppo fiduciosi nel prossimo nostro) l'ipotesi insultante si è prontamente realizzata: riedizione del governo socialnazionalista, alla faccia del risultato elettorale. PSC e Esquerra Republicana perdono voti ma blindano il loro patto di spartizione del potere, garantito per gli anni a venire dallo statuto più demenziale mai approvato da una comunità autonoma. I verdi, terza forza, a reggere il moccolo. Magnifica la performance di Convergencia i Unió e del suo Grande Leader Artur Más: per la seconda volta in tre anni prima forza politica catalana - stavolta nettamente - e per la seconda volta in tre anni messa da parte come se i suoi consensi non contassero. Sarebbe cambiato nulla ma la farsa salta agli occhi. Governo delle sinistre nazionaliste dunque, con gli estremisti di Esquerra a vegliare su cultura e istruzione, da buoni garanti dell'ideologia. Non poteva mancare il nome orwelliano: Governo d'Intesa Nazionale e di Progresso, si chiamerà da oggi il tripartito-bis. Roba da brividi. Se Orwell sapesse, si pentirebbe di quell'omaggio.
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lunedì, novembre 06, 2006
La "mente". Dovrebbero avvisare perché qui non ne sappiamo nulla.
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domenica, novembre 05, 2006
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sabato, novembre 04, 2006
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Quest'anno ci siamo giocati l'Africa. E il peggio è che l'Africa non ci guadagnerà nulla. Mano libera nel continente, business e materie prime, in cambio della non ingerenza negli affari interni: il grande patto tra la dittatura cinese e i suoi satelliti africani sarà ufficializzato in questi giorni a Pechino. Ovviamente, si fa (e si sa) ma non si dice. La propaganda dei neo-nonallineati suona infatti così. La realtà invece ha una melodia diversa a assai sinistra.

Our meeting today will go down in history. We, leaders of China and African countries, in a common pursuit of friendship, peace, cooperation and development, are gathered in Beijing today to renew friendship, discuss ways of growing China-Africa relations and promote unity and cooperation among developing countries. On behalf of the Chinese Government and people and in my own name, I wish to extend a very warm welcome to you and deep appreciation to you for attending the Summit. I also want to extend, through the African leaders present today, the cordial greetings and best wishes of the Chinese people to the brotherly African people.


Approfondimenti del sottoscritto nel numero di novembre di Ideazione.
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La guerra prossima ventura. Sarà una continuazione di quella precedente, bruscamente interrotta dall'indecisione del governo israeliano e dalla pressione internazionale unilaterale. Almeno questa è l'opinione di John Keegan che vede nel sistema di tunnel sotterranei costruiti da Hezbollah la chiave di volta del conflitto. La tregua si è rivelata quello che ogni osservatore minimamente sensato poteva prevedere: una boccata d'aria fresca per i terroristi e la premessa di una rinnovata minaccia per Israele.

There will soon be another war in the Middle East, this time a renewal of the conflict between the Israel Defence Force (IDF) and Hizbollah. The conflict is inevitable and unavoidable. It will come about because Israel cannot tolerate the rebuilding of Hizbollah's fortified zone in south Lebanon, from which last year it launched its missile bombardment of northern Israel.
Hizbollah has now reconstructed the fortified zone and is replenishing its stocks of missiles there. Hamas is also creating a fortified zone in the Gaza Strip and building up its stocks of missiles. Israel, therefore, faces missile attack on two fronts. When the Israel general staff decides the threat has become intolerable, it will strike.

It is therefore an easy prediction to foresee that the IDF will – at some time in the near future – reopen its offensive against Hizbollah in south Lebanon and will not cease until it has destroyed the underground system, even if, in the process, it inflicts heavy damage on the towns and villages of the region.
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venerdì, novembre 03, 2006
Eterogenesi dei fini. L'Iraq di Saddam aveva un programma nucleare: lo dice chiaro e tondo il New York Times e poco importa che l'articolo sia stato scritto con il solito obiettivo di screditare l'amministrazione Bush.

Last March, the federal government set up a Web site to make public a vast archive of Iraqi documents captured during the war. The Bush administration did so under pressure from Congressional Republicans who had said they hoped to “leverage the Internet” to find new evidence of the prewar dangers posed by Saddam Hussein.
But in recent weeks, the site has posted some documents that weapons experts say are a danger themselves: detailed accounts of Iraq’s secret nuclear research before the 1991 Persian Gulf war. The documents, the experts say, constitute a basic guide to building an atom bomb.

Among the dozens of documents in English were Iraqi reports written in the 1990s and in 2002 for United Nations inspectors in charge of making sure Iraq had abandoned its unconventional arms programs after the Persian Gulf war. Experts say that at the time, Mr. Hussein’s scientists were on the verge of building an atom bomb, as little as a year away.


Scusate, potreste ripetere?
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giovedì, novembre 02, 2006
Per la cronaca. La guerra a metà, Nasrallah, D'Alema, l'ONU. C'e solo un piccolo particolare: i soldati non sono ancora tornati.
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Gli inferiori. La pura razza turkmena è l'ultima trovata del presidente-dittatore Niyazov alle prese con una campagna di espulsioni degli appartenenti a minoranze etniche:

Turkmenistan’s officials have for years sought to emphasize the heritage of the Turkmen nation, sometimes going to absurd lengths to do it. State officials must undergo background checks -- going back three generations -- to verify their lineage.
Under Niyazov, history has been revised to give the Turkmen people a more prominent role in world events. Texts that disagree are increasingly hard to find in Turkmenistan, particularly after the closure of most of the country’s libraries.
Critics say the policy appears to imply that other peoples are inferior to Turkmen. And there have already been documented cases of Uzbek children at Turkmen schools being ordered to dress in Turkmen garb or be thrown out.
Turkmen officials have remained silent on the issue of such expulsions, and the seemingly low number of cases means Uzbek officials are likely to continue to avoid the problem. But for broken families like Ziyoda Ruzimova’s, the issue can hardly be underestimated.


Vi sbagliate, riguarda tutti.
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mercoledì, novembre 01, 2006
La botte di ferro/2. Primi exit-poll e prime conferme nelle elezioni catalane. Se ne va un governo nazionalista e ne arriva un altro dalle stesse caratteristiche. Non poteva essere altrimenti, visto che l'intero arco politico è dominato dallo stesso messaggio. Convergencia i Unió con ogni probabilità tornerà ad esprimere il presidente della Generalitat, avendo vinto in numero di voti e in seggi, ma dovrà stringere alleanze con altre forze politiche per garantirsi la maggioranza. Il patto più probabile sembra quello con gli indipendentisti di Esquerra Republicana, per un governo catalanista ancora più spinto, se possibile, di quello uscente. Il tripartito di sinistra avrebbe in teoria la possibilità di ripetere l'esperienza cominciata nel 2003 ma appare improbabile, visto il netto calo del PSC, che i socialisti riescano ad imporre nuovamente il loro candidato (nel 2003 CiU ottenne la vittoria in termini di seggi ma il PSC quella in numero di voti). Il PP, incapace di un messaggio anti-nazionalista forte, affonda nella propria mediocrità. Unica sorpresa lieta l'ingresso in parlamento di una nuova lista, Ciutadans per Catalunya, nata dalla ribellione di un gruppo di giornalisti e intellettuali al monopolio del nazionalismo izquierdista e portatrice del solo significativo elemento di novità in un panorama politico sempre più angusto e autoreferenziale. Ah, ha vinto Zapatero.
Update. I risultati definitivi due ore dopo la chiusura dei seggi (qui fanno in fretta) confermano gli exit-poll (qui indovinano). Le chiavi del governo sono di nuovo in mano agli estremisti di Esquerra, che potranno decidere se consegnarle ai vincitori di Convergencia i Unió o dar vita ad una riedizione del tripartito che, per i motivi esposti sopra, sarebbe in queste circostanze francamente insultante (e quindi del tutto possibile). Ciutadans per Catalunya ha ottenuto tre rappresentanti. Una luce, forse, in fondo al tunnel.
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Il miglior alleato di Bush. Il Time sull'ultima performance (doppia) di quello che voleva diventare presidente degli Stati Uniti:

In other words, Kerry has managed on the eve of what could be a watershed election to remind pretty much everyone what it was they didn't like about the Democrats, and especially what they didn't like about him. It might have made more sense just to say he was sorry — for once to get ahead of a mistake, instead of trying to compensate for it the next time.
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Interminati spazi e sovrumani silenzi. Rotti da da un tal Schweitzer. Il miglior reportage mai scritto dal Montana.
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Farsi riconoscere.

Bocciati anche in economia. Il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa si è infatti classificato all'ultimo posto della classifica stilata dal Financial Times sull'abilitá dei ministri economici dei dodici Paesi di Eurolandia.

Sempre più in alto.
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Un altro di cui non sentiremo la mancanza.

P. W. Botha, the South African leader who struggled vainly to preserve apartheid rule in a tide of domestic racial violence and global condemnation, died yesterday at his home in South Africa. He was 90.

Although Mr. Botha had come to power with the pledge to uphold apartheid as well as improve race relations, the two goals were mutually exclusive. Despite a seeming willingness to relax some apartheid laws, he remained adamant in his refusal to grant blacks political power.


Il ritratto del NYT.
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La botte di ferro. Prime elezioni catalane post-statuto anticostituzionale: comunque vada, ha già vinto Zapatero.
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A Fabio. A Luisa.

Tocque Ville, la città dei liberi






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