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sabato, settembre 30, 2006 venerdì, settembre 29, 2006
“L’internazionalizzazione del conflitto”. Con questa formula ETA ha indicato da sempre l’aspirazione a veder riconosciuta al di fuori dei confini spagnoli la sua guerra terrorista contro lo stato di diritto e la democrazia. Adesso, grazie alla decisiva intercessione del gruppo socialista, questo desiderio è diventato realtà: il parlamento europeo discuterà infatti a fine ottobre lo stato del cosiddetto “processo di pace” che da mesi sta occupando il dibattito politico nella Spagna buona e giusta di Zapatero. L’insistenza di Batasuna (il braccio politico di ETA) ha fatto breccia ancora una volta nel cuore tenero del PSOE, un’ennesima concessione che legittima il ricatto dei pro-etarra e lo eleva a questione di rilevanza internazionale. “Anche quello europeo è il nostro parlamento”, si giustificava la vicepresidente del governo María Teresa Fernández de la Vega nel corso della consueta conferenza stampa del venerdì. Il problema, però, è che le Cortes di Madrid – quelle sì, parlamento nazionale – non hanno mai goduto di simile riconoscimento, dato che Zapatero ad oggi non si è ancora presentato davanti ai rappresentanti del popolo spagnolo per spiegare ufficialmente le linee guida dello sbandierato “dialogo con ETA”.
La circostanza è doppiamente sfortunata in quanto la decisione dell’Eurocamera giunge soltanto pochi giorni dopo la diffusione di un video in cui tre incappucciati confermavano la volontà dei terroristi di continuare la lotta armata e chiudevano il bellicoso messaggio sparando in aria diversi colpi di fucile. Un dettaglio su cui i socialisti hanno preferito sorvolare, forse per non incrinare il “processo di pace”. Conclusione: in preparazione del dibattito Batasuna invierà una lettera aperta ai 25 stati membri dell’Unione e ai 700 parlamentari europei per “illustrare” la sua visione del “conflitto”. Ma la scalata dei terroristi alle istituzioni non si ferma a Strasburgo. E’ stata infatti confermata dall’ambasciata spagnola a Caracas la notizia che Arturo Cubillas, membro di ETA ricercato dalla polizia per tre omicidi compiuti negli anni ’80, e la sua gentile consorte, Goizeder Odriozola, sono stati elevati ad incarichi di alta responsabilità nell’esecutivo di Hugo Chávez: il primo come direttore aggiunto al dipartimento di agricoltura, la seconda addirittura come responsabile dell’ufficio della presidenza della repubblica (bolivariana). E’ singolare che il governo di Madrid non si sia mai reso conto della brillante carriera dei due ricercati, dal momento che i contatti e gli scambi di cortesie con l’alleato venezuelano non sono certo mancati negli ultimi mesi. Il ministro di giustizia, López Aguilar, si è limitato a far sapere che aveva “appreso la notizia dai mezzi di comunicazione”. Più internazionali di così si muore. Iraq e terrorismo. Leggere, imparare, diffondere.
E avvertire gli organi di disinformazione di massa. giovedì, settembre 28, 2006
Separateli. La Polonia dei gemelli ha qualche problema nel far funzionare la sua personalissima formula di fusionismo:
To be fair, the government was never well glued together in the first place. An unlikely coalition of the centre-right Law and Justice party with two small populist parties—the nationalist and Catholic League of Polish Families and the leftist and agrarian Self-Defence—it included europhobes and -philes, freemarketeers and economic nationalists, zealous corruption-busters and some of the sleaziest figures in Poland. The resulting political drama was sometimes thrilling, sometimes farcical, but ultimately tragic given Poland’s desperate need for good government and strong allies. The paradox is that Poland’s voters do seem to want a strong right-of-centre government. Maretta anche a scuola: This year, some Polish students decided to celebrate the start of the academic year in an unusual manner – they demanded the resignation of Education Minister Roman Giertych. But his moves to introduce classes on religion and patriotism have angered liberals who accuse him of undermining secular education and promoting nationalism. His open hostility toward homosexuals is viewed by many as extreme, even for this devoutly Roman Catholic country. His opposition to popular preschool programs for 5-year-olds on the grounds that they undermine family bonds has puzzled many. Educators have accused him of watering down standards on college entrance exams. The controversies surrounding Giertych, however, are bigger than one man. They are a metaphor for a larger cultural clash that has been brewing in Poland for years but has become increasingly visible since the conservative Law and Justice Party, led by Prime Minister Jaroslaw Kaczynski, won parliamentary elections last September. Insomma, se cade 'sto governo qui non si piange.
Storia del medioriente. In 90 secondi.
La quarta via. Interessante il post di StarSailor sul conservatorismo compassionevole. TocqueVille serve soprattutto a questo, a riflettere sui temi che i quotidiani non vogliono o non sono in grado di trattare. Il passaggio fondamentale:
Una ricetta alternativa dunque che vada oltre l’inesatta dicotomia propagandata dalla sinistra (liberal americana, socialista europea, comunista italiana) a sostegno delle proprie tesi: “big government” vs. “indifferent government”. Si può essere liberali curandosi attentamente “di chi è rimasto indietro”. Compassionevole è aiutare attivamente i cittadini che hanno realmente bisogno; conservatore è insistere nella singola responsabilità di ognuno e nei risultati. Il governo non può risolvere ogni problema ma può incoraggiare le persone e le comunità - e qui diventa cruciale il ruolo delle diverse religioni - ad aiutare loro stessi e gli altri. Non aumentando la spesa sociale ma offrendo aiuto ai cittadini per costruirsi la propria vita da soli (diminuendo le tasse?). Educazione, scuola, sconfiggere la povertà dentro e fuori il proprio paese. Secondo l'autore Gran Bretagna e Francia si stanno avviando su questa strada, con la nuova generazione di leaders all'orizzonte. Qui si resta liberali classici ma se ce lo spiegano così bene ci andiamo a leggere il libro. mercoledì, settembre 27, 2006
Non l'ha mandata giù. Il Blatter-pensiero:
"Una finale e' passione, arrivare ai supplementari e' pathos, ma quando si decide ai rigori e' una tragedia", ha detto il numero uno della Fifa. Soprattutto se vinciamo noi.
Dicesi successo. E' fermo da due anni ma fa ancora 140 visite di media giornaliera. Si chiama Klamm e qualcuno di voi lo ricorderà.
Inconciliabili. Desmond Tutu si lamenta, il Sud Africa sta smarrendo la sua direzione morale:
"What has happened to us? It seems as if we have perverted our freedom, our rights into licence, into being irresponsible. Rights go hand in hand with responsibility, with dignity, with respect for oneself and for the other. "The fact of the matter is we still depressingly do not respect one another. I have often said black consciousness did not finish the work it set out to do," he said. Non sarà che la nuova coscienza non è mai nata? Non sarà che quel chiudere i conti con il passato ha lasciato aperte le ferite? Il perdono è un atto individuale, non si può imporre ad un'intera popolazione. Non c'è pace senza giustizia, ricordate? La riconciliazione doveva essere il fine, non la premessa. martedì, settembre 26, 2006
Resistenza. Kismayo è una poco conosciuta ma strategica città somala. Gli islamisti radicali pensavano di farle fare la stessa fine di Mogadiscio, trasformandola in un feudo dell'intolleranza e del fanatismo. Ma gli abitanti di Kismayo si sono ribellati, scendendo in piazza e opponendo resistenza:
It was the latest episode of turmoil in a country notorious for it. The Islamist forces took over Mogadishu, Somalia’s capital, in June and have been expanding their reach ever since. The people of Mogadishu have by and large supported them, thankful for the stability they brought after 15 years of anarchy. But apparently many in Kismayo did not feel the same way. After the city’s warlords fled and hundreds of Islamist fighters poured in, demonstrators took to the streets and hurled stones at the Islamists. Islamist troops responded with machine guns, opening fire on the demonstrators and killing at least one teenage boy, witnesses said. Quando dittatori e terroristi schiacciano il loro stivale sulle teste della povera gente e le cronache vi raccontano che sono tutti felici di farsele schiacciare, voi fate una cosa: non credeteci.
Memo asiatico. Su Asia e dintorni si segue il golpe thailandese. E molto altro.
Il nervosetto. Per chi se la fosse persa qui c'è l'intervista di Clinton a Fox News. Kristol dice che era tutto calcolato. Sarà.
lunedì, settembre 25, 2006
La sceneggiata. Non è difficilissimo capire perché, questa volta più che mai, le difese ad oltranza del Papa non funzionino. Non si possono lodare allo stesso tempo Benedetto XVI quando - giustamente - fa la voce grossa contro la jihad e Mohammed XVI quando - sventatamente - si piega alle esigenze del politicamente corretto in maniera così smaccata ed inopportuna. Io sto con il Papa, si sente ripetere. Ma con quale Papa? La sceneggiata di stamattina è l'ultima di una lunga sequenza di errori e smentite. Come riassume bene Marco Taradash:
Ma dopo aver detto o maldetto ha pure maledetto il momento e il luogo in cui la verità di fede gli era dal sen sfuggita (all’interno di un discorso mirabile per profondità filosofica sebbene un pochino carente di senso storico) e da allora sta facendo più danni lui alla religione cristiana, all’Occidente laico cristiano e libero e al buon senso universale, più danni e più devastanti di quanti i tre sunnominati non ci possano scaricare addosso coi loro katiuscia, kalashnikov e kazzate varie. Il ricevimento a una moltitudine di ambasciatori portapene dell’Oriente tirannico, illiberale, antimusulmano quanto anticristiano cui si è piegato stamani delatrinizzando anche illustrissimi tagliagole in nome del comune status di coloro che “cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti anche nascosti di Dio” non servirà a nulla, però. Baluardo dell'occidente cristiano (ammesso che l'espressione abbia un senso in assenza di altri aggettivi), fustigatore dei vizi delle religioni altrui, convinto assertore dell'irriformabilità dell'Islam, ospite attento dei portavoce degli autocrati mediorientali. Chi è Joseph Ratzinger? Di quale visione è realmente portatore? C'è coerenza nel suo messaggio? La verità è che per ora si fa fatica a seguirlo.
E' lunedì. E oggi il Papa ha detto una cosa nuova.
domenica, settembre 24, 2006
Contrordine, compagni. ETA non si converte più:
Tres encapuchados dieron lectura ayer a un mensaje de ETA, en un homenaje con motivo del 'Gudari Eguna' (Día del Soldado vasco) en el monte Aritxulegi (Guipúzcoa), en el que señala que "la lucha no es el pasado, sino el presente y el futuro" y expresa su compromiso por "seguir luchando firmemente con las armas en la mano hasta conseguir la independencia y el socialismo en Euskal Herria", según recogen hoy los diarios 'Gara' y 'Berria'. Questo succede quando governi deboli e pavidi si autoconvincono che i loro desideri non possano che essere realtà e quando si affida il destino di uno stato di diritto alla buona volontà di una banda di criminali. Su questo blog eravate stati ripetutamente avvisati. giovedì, settembre 21, 2006
Meno male che son buddisti. Sembra che Mohammed XVI (alias Ratzinger) si diverta un sacco con tutte le religioni:
Buddhist Channel reported that the full quote, delivered in an interview with L’Expresse in 1997, went like this: "If Buddhism is attractive, it's only because it suggests that by belonging to it you can touch the infinite, and you can have joy without concrete religious obligations,'' Ratzinger said. ``It's spiritually self-indulgent eroticism.'' Poi dicono che è bigotto.
La prossima volta invitate uno normale. Pare che la comparsata di Ahmadinejad al CFR non sia andata molto bene:
Mr. Blackwill emerged from the conversation wondering how the United States would ever be able to negotiate with this Iranian government. “If this man represents the prevailing government opinion in Tehran, we are heading for a massive confrontation with Iran,” he said. Meglio tardi che mai. mercoledì, settembre 20, 2006
Al circo dell'ONU. Per quanto ancora dovremo sopportare pagliacci come questi?
Una situazione complicata. Il background del golpe in Thailandia, tra precarietà democratica e rischio islamista. Su Asia e dintorni tutti gli aggiornamenti.
Mohammed XVI. Di questo passo si converte all'Islam.
martedì, settembre 19, 2006
Meno dieci. E meno diciassette dal Lecce.
Spagna, fortezza o colabrodo? A seconda del punto di osservazione, sul tema immigrazione il governo Zapatero diventa un modello da imitare o un esempio di politica nefasta. Stando ai resoconti della stampa italiana la Spagna socialista ha risolto il problema: il premier ha scelto la linea dura, ha chiuso le frontiere, ha costruito un muro a Ceuta e ha addirittura fatto sparare sui subsahariani che cercavano di scavalcarlo. Vista dall’interno però la situazione risulta un po’ più complicata. Non passa giorno infatti senza che centinaia di disgraziati provenienti dalle regioni più povere dell’Africa sbarchino su zattere di fortuna alle isole Canarie. Emblematiche dell’inadeguatezza del governo nel gestire l’emergenza le immagini dei turisti che quest’estate soccorrevano gli immigrati al limite dell’esaurimento fisico sulle spiagge delle vacanze. Lo scorso fine settimana sono stati 1670 i nuovi arrivi e si calcola che dall’inizio dell’anno siano più di ventimila gli illegali che la comunità ha dovuto gestire. Se aggiungiamo i dati delle imbarcazioni che periodicamente raggiungono le coste dell’Andalusia e dell’ampio litorale spagnolo avremo un quadro più completo della gravità della crisi.
Come si è arrivati a questo punto? Quando due anni fa l’esecutivo socialista approvò la nuova Ley de Extranjería in cui si prevedeva che tutti gli immigrati potessero legalizzare la loro posizione dimostrando che stavano lavorando in Spagna da almeno un anno, il ministro Caldera assicurò che – nonostante le apparenze - non si trattava di un processo di regolarizzazione puro e semplice e che gli obiettivi della nuova normativa erano garantire che i flussi migratori rispondessero alle necessità del mercato del lavoro, la lotta contro l’immigrazione clandestina e l’integrazione sociale degli immigrati. Nel maggio 2005 però era già più che raddoppiato il numero di sans papiers attirati in Spagna dal cosiddetto effetto-chiamata, ovvero la prospettiva di una regolarizzazione a posteriori. L’Unione Europea aveva avvertito a più riprese Madrid contro il rischio-ondata ma dalla Moncloa giungevano solo rassicurazioni: il processo si stava svolgendo ordinatamente e non supponeva rischio alcuno. Le cose devono essere andate storte nel frattempo se adesso non solo tra le file dell’opposizione ma anche tra i banchi del governo la tensione si taglia con il coltello: alle parole del portavoce socialista che osservava come il mercato del lavoro spagnolo non fosse più in grado di assorbire nuova immigrazione rispondeva l’ufficio stampa del ministero smentendone le dichiarazioni e ribadendo la necessità di manodopera proveniente dall’estero. Ma è stato soprattutto l’incalzare delle proteste provenienti dalle comunità autonome, cui alla fine spettano i carichi più gravosi dell’accoglienza e dell’assistenza, a far cambiare il messaggio del governo. Lo stesso Zapatero, nel corso di una conferenza stampa dai toni più gravi del consueto, comunicava che chi entrerà in maniera irregolare in territorio spagnolo “dovrà andarsene, con tutti i diritti, ma dovrà andarsene”. E pochi giorni fa la vicepresidente del governo, María Teresa Fernández de la Vega, in un’inusuale mossa di avvicinamento all’opposizione invitava il Partito Popolare ad un “grande patto nazionale per l’immigrazione”. Insomma, la barca sta affondando e servono rinforzi. Ma resta senza risposta la questione fondamentale: che ne sarà degli 800.000 immigrati illegali attualmente presenti nel paese? Contrariamente a quanto pubblicato di recente dal Corriere della Sera non solo i socialisti non hanno annunciato ufficialmente nessuna espulsione ma hanno detto no anche alla proposta di Rajoy di cambiare la legislazione per proibire le regolarizzazioni massive. In realtà Zapatero adesso prova a passare la palla avvelenata all’Europa: pare che stia preparando insieme a Prodi e Chirac una lettera in cui viene chiesto ai capi di stato e di governo un impegno collettivo per risolvere il problema. Un problema che Zapatero il duro ha contribuito a rendere insostenibile.
C'è del marcio in Ungheria. Qui la notizia è che un primo ministro dica questo:
«Abbiamo mentito prima delle elezioni, è chiaro che tutto quello che abbiamo detto non era vero, non c'è un solo provvedimento significativo del governo di cui possiamo essere orgogliosi, oltre al fatto che siamo rimasti al potere», si sente Gyurcsany dire nell'audio, diffuso anche su internet. Il presidente ha respinto la richiesta di dimissioni.
La clemenza dei vincitori. Ahmadinejad assolve il Papa. Gli integralisti gongolano, il vescovo di Roma ridotto al silenzio. I giornali riportano, come ringraziando.
lunedì, settembre 18, 2006
Salvador. L'ultimo condannato a morte del regime franchista parlava catalano. Si chiamava Salvador Puig Antich e quando gli spezzarono il collo aveva 25 anni. Non era un santo, piuttosto un bandito. Insieme ai suoi compagni del MIL (Movimiento Ibérico de Liberación) assaltava banche per sovvenzionare un movimento operaio che però non aveva molta voglia di farsi strumento degli anarchici di Barcellona. Nel settembre 1973 la Guardia Cívil lo arrestò mentre entrava in un bar della calle Girona, vicino al centro. Fu un suo compagno a tradirlo ma ormai il gruppo era braccato. Nella sparatoria che seguì morì un poliziotto. Un gruppo di avvocati si mise a lavorare al suo caso: la dittatura era agonizzante, se non fosse successo niente di grave nel frattempo Salvador avrebbe evitato la pena capitale. Però successe. Il 20 dicembre 1973 cento chili di esplosivo firmato ETA fecero letteralmente saltare in aria l'allora presidente del governo, il militare Carrero Blanco. "Quella bomba ha ucciso anche me", disse dalla sua cella Puig Antich. Il tribunale speciale optò per la vendetta: Salvador doveva morire. L'Europa reagì con manifestazioni e appelli, più fredde la Spagna e Barcellona. Perfino il Papa provò a dissuadere Franco dall'applicare la pena ma il caudillo non rispose al telefono: "Dite che sto dormendo", recita la leggenda. Il 2 marzo 1974 alle 9.40 del mattino si eseguì la sentenza, dopo che ogni speranza di indulto si era esaurita. Salvador adesso è anche un film. La lunga sequenza finale, quella dell'attesa del condannato, dei familiari e del suo avvocato di un perdono che non verrà, è una delle più angoscianti cui il sottoscritto abbia mai assistito. Salvador era un bandito ma non meritava quella morte. Se uscirà in Italia, andate a vedere la sua storia.
Il punto. Perfetto Jimmomo sulla questione centrale del discorso del Papa che praticamente nessun altro ha sottolineato:
Se pensiamo che l'Islam sia irriformabile, allora probabilmente siamo inclini non dico ad auspicare, né a provocare, ma quanto meno a prevedere da qui ai prossimi anni un rapporto di incomunicabilità e di irrimediabile rottura tra mondo islamico e mondo occidentale, rinunciando a portare dalla nostra parte i musulmani che non hanno sposato, per ora, la versione jihadista della loro religione. Se pensiamo che sia riformabile, che la versione fondamentalista sia una deviazione indotta da un'ideologia totalitaria, allora ha senso appoggiare i musulmani riformatori e diffondere libertà e democrazia in Medio Oriente. Invece di fare battaglie ideologiche pro o contro Benedetto XVI non sarebbe più utile capire di quale Islam stiamo parlando? Aiuterebbe a distinguere quelli che considerano il fondamentalismo islamico un attacco ad una tradizione religiosa da quelli che lo ritengono un attacco ai diritti e alle libertà fondamentali. P.S. Che per gli integralisti sia un tutt'uno è cosa, appunto, da integralisti. sabato, settembre 16, 2006
Anche il Papa ha ceduto. L'Islam è più forte di tutto. Chi vuole un Islam moderno più debole che mai.
A causa. Altro esempio illuminante di agit-propagandismo. Titolo a tutta pagina de El Periódico de Catalunya:
Due chiese in Cisgiordania attaccate con bombe incendiarie a causa del discorso del Papa. Complimenti.
Talebani, giornalisti e senso del ridicolo. Ieri La Stampa ha pubblicato questo articolo con questo titolo.
Profeti, giornalisti e senso del ridicolo. Ahmadinejad invita il Papa alla moderazione e Repubblica ci fa l'apertura. E' un mondo bellissimo.
Su Guido Rossi. Forza Juve.
venerdì, settembre 15, 2006
Storia di Natascha. Adesso viene fuori che era andata a sciare con il suo sequestratore all'inizio dell'anno. Si sa, d'altra parte, che lui la portava al supermercato a fare la spesa e che minacciava che avrebbe ucciso chiunque si fosse reso conto della situazione. Provate a mettervi nei panni della ragazza: siete in un centro commerciale pieno di gente, prigionieri di uno psicopatico che non si stacca da voi, non vi viene da buttarvi sul primo che passa, gridare chi siete e chiedere aiuto? Oggi il suo avvocato ha spiegato che Natascha ha avuto una sola possibilità di fuga, non si capisce bene se il giorno dello sci o negli otto anni di detenzione. Ma la precisazione ha tutta l'aria di una excusatio non petita. Poi resta il mistero più grande: se una persona sta otto anni in buco ti aspetti che esca da lì come un animale ferito, non come una teenager che sa quel che vuole dalla vita. Chediamo ausilio a Malvino che ci ha già spiegato qualcosa l'altra volta. Forse sono considerazioni insensate, forse parliamo a vanvera senza conoscere i fatti, ma è una storia straordinaria. Comunque sia andata.
Ma La rabbia e l'orgoglio è da consegnare alla storia.
Sull'Islam che s'indigna e su un Papa che riesce ad aver torto anche quando ha ragione. Se volete capire qualcosa della questione Ratzinger-Islam e, come il sottoscritto, avete poco tempo andate a leggervi due dei migliori editorialisti in circolazione: Magdi Allam, ovviamente, e Federico Punzi.
Dove eravate? Con tutto il rispetto per tutti, è un po' triste scoprire la Cina il giorno che ci va Prodi in gita.
giovedì, settembre 14, 2006
Bufale. Sulla stampa italiana sta girando quella paurosa secondo cui Zapatero sarebbe sul punto di espellere ottocentomila (dico ottocentomila!) clandestini dal territorio spagnolo. Ha cominciato il Corriere, ha proseguito la Padania che ha copiato l'articolo e chissà quanti altri fogli si accoderanno. E' incredibile come le idiozie si autoalimentino.
P.S. Se TocqueVille si limita a riprendere le notizie dalla carta stampata senza contrastarle, allora TocqueVille non serve a niente. lunedì, settembre 11, 2006 ![]() Per loro. Per noi quando un giorno cresceremo. venerdì, settembre 08, 2006
Chiudete le scuole. Magari è una considerazione superficiale ma la prima cosa che ci è venuta in mente ascoltando l'intervista a Natascha Kampusch è l'inutilità - ai fini dell'apprendimento - del sistema scolastico come abitualmente concepito. Per tradurre: come è possibile che una ragazza rimasta otto anni in una grotta dimostri una capacità espressiva e di analisi dei fatti di gran lunga superiore a quella del novanta per cento dei suoi coetanei in ogni parte della società occidentale?
Risvegli? Spesso la realtà non è quella che appare, anche in campo scientifico:
According to all the tests, the young woman was deep in a "vegetative state" -- completely unresponsive and unaware of her surroundings. But then a team of scientists decided to do an unprecedented experiment, employing sophisticated technology to try to peer behind the veil of her brain injury for any signs of conscious awareness. Without any hint that she might have a sense of what was happening, the researchers put the woman in a scanner that detects brain activity and told her that in a few minutes they would say the word "tennis," signaling her to imagine she was serving, volleying and chasing down balls. When they did, the neurologists were shocked to see her brain "light up" exactly as an uninjured person's would. It happened again and again. And the doctors got the same result when they repeatedly cued her to picture herself wandering, room to room, through her own home. Insomma a volte vale la pena provarci.
Traslochi. Il blog dell'amico Roberto Piccoli ha cambiato casa: adesso Windrosehotel è qui.
P.S. Approfittiamo della sezione per rilanciare Asia e dintorni (anche a beneficio dei prodi aggregatori - nonché colleghi - di TocqueVille). giovedì, settembre 07, 2006
Quando il sole si eclissò. Nel luglio 1994 muore Kim Il Sung, il dio-tiranno, il padre della patria. A Pyongyang si inscena un lutto di massa di proporzioni epiche. E' l'essenza del totalitarismo, è il culto della personalità al suo apice, è la fine dell'individuo in quanto persona. Questi due filmati (1 e 2) ne sono una breve ma significativa testimonianza. Quando i vostri figli vi chiederanno cosa è stato (e cos'è) il comunismo, fate vedere loro queste immagini. Basterà.
mercoledì, settembre 06, 2006
Ritorno al passato. Per capire cosa significasse un D'Alema agli esteri non c'era certo bisogno di aspettare la passeggiata estiva con Hezbollah. Il trionfo della grettezza e dell'opportunismo, in barba non solo ai principi (sarebbe chiedere troppo) ma al semplice comune buon senso. Ovviamente elogi su elogi per il pragmatismo da parte di sinistri e realpoliticanti (le cui posizioni da tempo coincidono). Dicono che l'Italia adesso abbia una visione, ma è solo una visuale e nemmeno troppo ampia. L'ultimo Berlusconi è stato disastroso ma almeno fuori casa qualche sussulto l'ha avuto. Tutto finito, si torna alla melina di sempre. Inguardabile.
Mahmoud davanti e dietro tutti quanti. Ahmadinejad fa autocritica: troppo tollerante verso i non fondamentalisti. E così in Iran - lo stato canaglia più amato dai nipotini di Kissinger - si prepara un nuovo giro di vite nelle università:
“Today, students have the right to strongly criticize their president for the continued presence of liberal and secular professors in the country’s universities,” he told a group of young conservatives on National Youth Day, according to the news agency. Mr. Ahmadinejad said the work to replace secular professors had started, but “bringing change is very difficult.” Ahmadinejad non ha nulla da temere. L'America è nuovamente da sola nel denunciare la natura criminale del regime. Dall'altra parte il resto del mondo, i cantori dell'appeasement: Europa, ONU, pacifisti, realisti vari. Un coro ridicolo e spaventoso allo stesso tempo. Teheran può già colpire Israele ed Europa quando vuole e i fanatici non si fanno comprare dagli utili idioti. martedì, settembre 05, 2006
Asia e dintorni. Il blog cinese e quello nordcoreano si sono fusi. Non mancate all'appuntamento.
lunedì, settembre 04, 2006
Successione. Tratto da Le Guerre Civili il video dell'ultima visita di Hugo Chávez a Fidel Castro ancora in ospedale. Paolo della Sala lo definisce giustamente un passaggio di consegne tra un dittatore morente e un altro dei tanti uomini della provvidenza delle cui intenzioni e azioni sono lastricate le contrade della storia e dei suoi quotidiani inferni. Un momento triste e non per la malattia del tiranno cubano.
domenica, settembre 03, 2006
I nostri figli di puttana. Non importa se siano o meno giustificate tutte le accuse che Craig Murray rivolge al governo di Sua Maestà la Regina; ciò che importa è che quello che l'ex ambasciatore spiega della situazione in Uzbekistan sta avvenendo realmente nell'indifferenza generale. Una storia poco edificante sotto ogni punto di vista all'insegna della realpolitik.
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A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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