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lunedì, luglio 31, 2006
Agosto. Mentre sarete al mare gli incappucciati di ETA e i legittimi rappresentanti del popolo spagnolo faranno colazione insieme. Il menu lo sceglieranno i primi.
Responsabilità e propaganda. Chi ricorda Jenin tenga a mente il post di Rolli su Cana. O questo di Liberopensiero (vecchia guardia, stoffa da bloggers).
Altra iniezione letale di realismo. Kissinger è convinto che con l'Iran non si sia negoziato abbastanza e che i mullah meritino un'altra possibilità:
Hard as it is to imagine that Iran, under its present president, will participate in an effort that would require it to abandon its terrorist activities or its support for such instruments as Hezbollah, the recognition of this fact should emerge from the process of negotiation rather than being the basis for a refusal to negotiate. Such an approach would imply the redefinition of the objective of regime change, providing an opportunity for a genuine change in direction by Iran, whoever is in power. Mai negare una boccata d'ossigeno a un tiranno. In fondo Teheran se l'è meritata: Israele è ancora lì, un po' sanguinante ma viva. Non fate i difficili. P.S. Non per nulla a sinistra approvano.
Contrordine compagni. L'America Latina non va a sinistra. Parola di NYT.
La democrazia è un processo. Primi passi in Congo.
sabato, luglio 29, 2006
Vado a farmi un pane elastico. Ali rotanti, così si chiameranno gli elicotteri in Iran dopo la decisione del regime di proibire i termini stranieri:
Mahmoud Ahmadinejad mette al bando le parole straniere: il presidente iraniano ha ordinato alle agenzie governative, ai quotidiani e a tutti gli organismi della cultura iraniana di tradurre in farsi qualsiasi parola straniera diventata di uso comune. Tra queste, ad esempio, la «pizza», che potrebbe trasformarsi in «pane elastico». Un alleato naturale, non c'è che dire. Steven Cook analizza il problema della promozione della democrazia: che se ne fa poca. The real problem in Lebanon is not too much democracy but too little. Had Lebanon emerged from its spring 2005 "independence uprising" as a democracy, Hezbollah could not have continued to operate as an armed and thus autonomous faction. Here is where criticism of the Bush administration is warranted. Had Washington not turned its attention away from Lebanon after the dramatic events there a little over a year ago, Lebanon's fledgling democratic government could have leveraged public opinion to domesticate Hezbollah. Instead, the administration allowed Hezbollah and its Syrian patron to undermine the democratic and pro-Western government of Lebanese Prime Minister Fouad Siniora. If Lebanon, Syria, Palestine and Iran were truly democratic, it is unlikely that Hezbollah and Hamas could engage in irresponsible policies that bring only pain to their people. To be sure, Washington needs to contend with the problem of what to do when people who do not share its interests are elected in the Middle East. But the current round of violence between Israel, Hamas and Hezbollah does not offer much insight, because the violence is not a result of the Bush administration's push for a more open and democratic Arab world; it is a result of not pushing enough. Mentre il WSJ torna sull'ultima sindrome pseudo-realista: engage Siria. Ok, facciamolo, ma così: In order to prevail against Hezbollah, Israel (with implicit U.S. backing) may have to make a similar offer that Syria can't refuse. Either Syria stops arming Hezbollah, or Israel will have to consider taking the fight to Dasmascus.
Esperimento. Oggi la sezione esteri de L'Opinione è composta solo da contributi provenienti da blog di TocqueVille. Diaconale l'aveva promesso, il primo passo è compiuto. Complimenti.
venerdì, luglio 28, 2006
Memoria selettiva. Volutamente ambigua la formulazione della nuova legge sulla memoria storica il cui progetto è stato approvato oggi in consiglio dei ministri a Madrid:
Ley por la que se reconocen y amplían derechos y se establecen medidas en favor de quienes padecieron persecución y violencia durante la Guerra Civil y la dictadura Legge con cui si riconoscono e si ampliano diritti e si stabiliscono misure a favore di coloro che subirono persecuzioni e violenze durante la Guerra Civile e la dittatura. Ora, le vittime della guerra civile non sono assimilabili a quelle della dittatura per il semplice fatto che nei tre anni più sanguinosi della storia di Spagna morirono assassinati e furono perseguitati esponenti politici, militanti, simpatizzanti e cittadini di entrambe la fazioni (i rossi e i neri, per semplificare). I massacri avvennero su entrambe le sponde e a contrapporsi furono due ideologie antidemocratiche (il falangismo parafascista da una parte, il repubblicanesimo filo-stalinista - e annessi - dall'altra). La legge, anche se apparentemente non esclude nessuno dal risarcimento morale che le vittime potranno richiedere, sembra stabilire un vincolo necessario tra vittime della guerra e della dittatura, non solo nel titolo ma anche nell'articolato, ad esempio quando si stabilisce che: Las víctimas de la guerra y de la represión franquista o sus familiares podrán pedir su reparación moral mediante una declaración pública de reconocimiento que resolverá una comisión nombrada por el Parlamento Se si considera che il testo contiene anche disposizioni sui simboli del franchismo e sul Valle de los Caídos (il più celebre monumento della dittatura), si può facilmente dedurre quali siano lo spirito e gli obiettivi della legge. Occorrerà aspettare per verificare in che modo e a favore di chi le norme saranno applicate ma, considerando che sono state approvate dal governo più settario della storia della democrazia spagnola, gli auspici non sono incoraggianti.
Zapatero, il presidente con la kefiah. Su L'Opinione l'ultima settimana di passione vista dal sottoscritto. Anche su Notizie Radicali (grazie).
Sempre nella sezione esteri, l'analisi come sempre puntuale di Federico Punzi sullo stallo post-conferenza. giovedì, luglio 27, 2006
Comunismo, la storia più grottesca mai raccontata/2. Nel luglio 1985 il poeta romeno Adrian Paunescu viene destituito per decisione del Partito Comunista dalla direzione della rivista Flacara. Questa è la lettera che lo stesso giorno lo scrittore indirizza all'allora dittatore Nicolae Ceausescu. Non fatevi scoraggiare dalla lunghezza, è un documento impressionante. Fidatevi.
“Amato e buon Conducator dei Romeni, Compagno Nicolae Ceasusescu, Le scrivo queste parole, disturbandola di nuovo, perché ho la sensazione, ora, come spesso in passato, di rivolgermi alla giustizia e al bene in persona. Dopo settimane e settimane di tormento, sono stato chiamato e mi è stata comunicata la mia destituzione. Sono uscito stordito dalla sede del Partito. Non vorrei amareggiarla, ripetendole che la disgrazia di Ploiesti, per la quale non cesserò di esprimere il mio rammarico, è stata usata per togliere di mezzo uno scrittore fedele alla “Dottrina Ceausescu”. Non posso proclamarmi innocente, non posso dire di non avere peccati ed errori da farmi perdonare, ma questi – i peccati, le colpe, gli errori che riconosco e di cui mi rammarico – sono altra cosa e non hanno alcun rapporto con le imputazioni in base alle quali sono stato destituito dalla direzione di “Flacara”. Voglio però aggiungere che, se è stato Lei a decidere questo, il provvedimento non può che essere giusto. Credo nel Suo Genio e nella Sua Giustizia. Vedo che nessuno può più arrestare il meccanismo che è stato messo in moto e mi vuol togliere tutto. Il senso di questa lettera è solo questo: alla fine di un capitolo della vita e, per me, forse della vita stessa, voglio esprimerle la mia riconoscenza profonda per avermi dato quelle possibilità di espressione, di formazione e di azione culturale che pochi intellettuali hanno avuto in sorte. La prego caldamente di credere che, se ho fatto qualcosa di buono, l’ho fatto perché ho creduto nel mio Paese e in Lei, e se ho fatto qualcosa di male, non l’ho fatto con cattive intenzioni. Ora non sono più nessuno. Ora la mia vita, il lavoro che ho svolto finora, il mio nome, possono essere alla mercé di chiunque. Ora sono crollato. So quanti nemici attendevano questo momento. Mi sono rimasti soltanto l’amore per la gente e per il Paese, i miei doveri di padre nei confronti dei miei figli e i miei doveri di figlio nei confronti di un padre molto provato, colpito da una commozione cerebrale… Porto inoltre con me, come una provvista lungo un cammino deserto, l’immensa fiducia che ho in Lei, garante supremo del nostro bene, del bene di tutti, l’amore per tutto ciò che Lei realizza alla guida del destino nazionale e la devozione che devo a Lei in ogni circostanza. I sentimenti che ho nutrito per Lei li nutro e li nutrirò per tutta la vita. Io l’ho amata quando ero caporedattore, non perché fossi qualcuno. Io la amo dello stesso amore ora che non sono più niente. E se mai Lei avrà bisogno di me e io sarò ancora in vita e avrò la forza di rialzarmi dalla disperazione e dalla sofferenza, con le ultime forze curverei la mia schiena qualora l’Uomo di questo Paese dovesse montare sulla sua sella di Voivoda della Libertà, della Dignità e della nostra Sopravvivenza: curverei la mia schiena perché Lei si possa innalzare, pronto a ogni lotta, da quell’Uomo Buono, Impavido e Meraviglioso che Lei è. Viva la Romania! Viva lo spirito del IX Congresso del Partito Comunista Romeno! Viva Nicolae Ceausescu! Nome di Uomo, Cuore di Valoroso, Titolo del Capitolo della Storia Contemporanea dei Romeni! Viva il Suo genio che ha saputo, sa e saprà, sempre, distinguere il bene dal male, i soldati fedeli dai disertori mascherati. La ringrazio di tutto; mi rammarico di non aver potuto fare di più, operare meglio e in modo più efficiente. Lunga vita! Dalla condizione umiliante in cui mi trovo, ho l’ardire di dirle che se un disgraziato attentasse alla Sua vita, sarei pronto a balzare col mio petto davanti a lui. In tali momenti si vede il carattere di un uomo. Sarei felice di morire come uomo di carattere, piuttosto che vivere nella viltà”. (Da Norman Manea - Clown. Il dittatore e l'artista)
Nasrallah privato. Un po' abbattuto, per la verità:
An Israel Defense Forces analysis of the messages transmitted by Hezbollah Secretary General Hassan Nasrallah to his men during the fighting in Lebanon reveals a slightly different tone from the one he took in three public television interviews in the same period and in an interview with the Lebanese newspaper A-Safir. ... Nasrallah admits that his organization is having morale problems and says his group will receive support and encouragement. Diciamo che non è il momento di smettere.
Neopopulismo.
Besides proclaiming his own victory, insulting the president, personally threatening Calderón and his family, calling the officials of the Federal Electoral Institute "criminals," and anticipating the verdict of the judiciary's Federal Electoral Tribunal, López Obrador has employed tactics worthy of an Orwell novel. Arithmetical irregularities that are isolated, that are only presumed and not confirmed by the tribunal, are presented to the public as clear proof that the whole process was tainted. And if, as occurred on July 11, his own polling-place representatives deny a purported irregularity, López Obrador argues that they were "bought" or corrupted. Obrador, un alleato sicuro di Zapatero in caso di vittoria.
Blanco colpisce ancora.
El secretario de Organización del PSOE ha vuelto a utilizar la crisis en Oriente Medio para atacar a Israel. Esta vez ha sido en la Ser donde "tras escuchar a Kofi Annan, después de saber que la ONU pidió a Israel en diez ocasiones que dejara de bombardear su base en el Líbano", se ha preguntado "si se buscaba un daño colateral o era un objetivo con fin". José Blanco volvía así a lo que ya dijo abiertamente a principios de semana en la sede socialista de Ferraz, que las víctimas civiles en el Líbano no son daños colaterales sino objetivos buscados". Non ce la fanno proprio.
Semplificazioni. Ottimo il diario di guerra di BHL. Peccato l'incipit:
Oggi, 17 luglio, è l'anniversario dello scoppio della guerra di Spagna. Sono passati settant'anni dal putsch dei generali che diede l'avvio alla guerra civile, ideologica e internazionale voluta dal fascismo dell'epoca. Sembra tratto dalla legge sulla memoria storica (la neolingua colpisce ancora), regalo di Zapatero prima delle vacanze.
Guerra giusta o autodifesa? Altra lezione di Stefano Magni.
mercoledì, luglio 26, 2006
Telegiornali spagnoli semplicemente infami.
Le vignette della vergogna. Israele secondo il Guardian e un quotidiano sudcoreano. Manifestazioni? Bandiere bruciate? Assalti alle ambasciate?
Destra e cultura. Interessante e intelligentemente provocatoria la versione estiva de Il Megafono. Andate a leggere e a discutere sui grandi scrittori di destra (anche se ci sarebbe da puntualizzare). Su tutti Borges, Montale, i romeni e i russi.
Lasciate perdere il Corrierino. Tralasciando il fatto che crede ancora alle parole di uno come Kofi Annan, Jimmomo è, insieme con TBlog (e con il sottoscritto), il blog da leggere per capire cosa sta succedendo attorno alla crisi libanese.
Suo anche l'articolo del giorno su L'Opinione.
Nostalgia. La gazzosa, la bottiglia di vetro grigio, la cantina del nonno.
martedì, luglio 25, 2006
L'errore di calcolo di Hezbollah. Un magistrale Emanuele Ottolenghi spiega perché stavolta i sicari del terrore e i loro mandanti hanno sbagliato tutto.
Ricorda qualcosa? Il telegiornale di Telecinco ha appena detto che Israele usa fosforo bianco contro i civili libanesi, presentandolo come un'arma chimica. La macchina della propaganda è inarrestabile.
Notizie dal fronte/8. Regime e popolazione sempre più distanti in Iran: cosa stiamo aspettando? In vista della conferenza di Roma (che non può fallire, no?) va di moda l'approccio soft alla Siria: gira e rigira si cade sempre nella tela di qualche despota. Lo chiamano realismo ma è solo codardia. Ha ragione Liberopensiero:
Non so quanto potrà essere utile la conferenza di pace per il Libano, ma è inutile girarci intorno: la questione resta quella del disamo dei mafiosi (Hezbollah) dal sud del Libano. Si potranno decidere aiuti umanitari (sempre benedetti), tregue, collaborazioni, ma quello che più di tutti servirà per una pace a lungo termine è la disponibilità a usare le armi per disarmare il Partito di Dio. Senza questa condizione, la conferenza di pace rischia di diventare una conferenza per una tregua provvisoria. Ma nelle analisi realiste questo dettaglio curiosamente non compare mai. Ipocriti. Equivalenze morali e ONU: praticamente sinonimi. Isaac Herzog e la sinistra consapevole: Some may wonder how, as a man of the left and Israel's peace camp, I can at the same time be a member of a government now fighting a war in Lebanon. The answer is the same one that Clement Attlee or even Harold Wilson would have given: when your very existence is under threat, you have the right to defend yourself, and the responsibility to your people to defend their security. Let's be clear: Hizbullah is a terrorist organisation. This is not a political issue, it is not an ideological issue; it is a matter of survival. That is why I and the vast majority of the Israeli population support this military response. Beati loro che ce l'hanno. Noi abbiamo i realisti.
Dall'altra parte/2. Ieri il portavoce dei socialisti spagnoli ha testualmente dichiarato che i morti civili in Libano sono un obiettivo cercato da Israele. E' la seconda volta nell'ultima settimana che il partito che governa a Madrid accusa gli israeliani di terrorismo. La crisi diplomatica tra i due paesi si aggrava ma quel che è peggio è la ridotta antidemocratica in cui lo zapaterismo sta spingendo la Spagna. Oltre ogni più pessimistica previsione.
Frustrazioni estive. Che triste destino dover tifare sempre per il peggio.
lunedì, luglio 24, 2006
Comunismo, la storia più grottesca mai raccontata. Quando Ceausescu andava a caccia:
E le battute di caccia!... Orsi drogati, apatici, le bocche bavose, incatenati, tenuti a digiuno e senz'acqua per diversi giorni prima della data fatidica. Aerei in ricognizione sul terreno di caccia. L'elicottero rosso presidenziale atterra nel cortile del castello. Ospiti appartenenti al circo del Partito, al circo della stampa e ad ambasciate straniere. Securisti travestiti da camerieri, guardie del corpo del Clown, appostate nelle trincee, mimetizzate dalla vegetazione. Gli orsi svegliati a poco a poco dal loro torpore, incerti, traballanti, sperduti. Il Primo Cacciatore del Circo prende la mira: chiude l'occhio destro, poi l'occhio sinistro. Quando il Compagno preme il grilletto, i cecchini della Securitate, che imbracciano armi col silenziatore, sparano simultaneamente le loro raffiche. Al ritmo dell'inno nazionale, il Clown Supremo gonfia il petto per ricevere la medaglia d'oro che spetta al più grande tiratore dell'epoca. (Norman Manea - Clown. Il dittatore e l'artista) venerdì, luglio 21, 2006
Notizie dal fronte/7. Due interessanti contributi alla discussione sulla guerra Israele-Hezbollah oggi sul Washington Post. Il primo è un'analisi di Michael Abramowitz che si sofferma sulla visione della Casa Bianca:
In the administration's view, the new conflict is not just a crisis to be managed. It is also an opportunity to seriously degrade a big threat in the region, just as Bush believes he is doing in Iraq. Israel's crippling of Hezbollah, officials also hope, would complete the work of building a functioning democracy in Lebanon and send a strong message to the Syrian and Iranian backers of Hezbollah. Bush and his team were also deeply skeptical of the Middle East policy of the previous administration, and of what they see as an excessive devotion to a peace process in which one of the protagonists, Palestinian leader Yasser Arafat, was not seriously invested. Explaining the reluctance to push quickly for a cease-fire, one senior administration official who was not authorized to speak on the record indicated a belief that premature diplomacy might leave Hezbollah in a position of strength. "We don't want the kind of truce that will lead to another conflict," said this official, who added that, when the time comes, "you will see plenty of diplomacy." Fred S. Zeidman, a Texas venture capitalist who is active in Jewish affairs and has been close to the president for years, said the current crisis shows the depth of the president's support for Israel. "He will not bow to international pressure to pressure Israel," Zeidman said. "I have never seen a man more committed to Israel." E' questa coerenza strategica che fa di Bush uno dei più grandi di sempre, nonostante gli errori tattici. Il secondo è un articolo di Jim Hoagland sulle responsabilità del governo libanese e - indirettamente - delle democrazie occidentali, rilassatesi dopo la Rivoluzione dei Cedri: The latest outburst of violence is more a result of the fragmentation of political forces in the Middle East than a region-wide regrouping of Arabs and Iranians into a dangerous new monolith of radical Islam. By losing control over Hezbollah, as it lost control of Palestinian guerrillas in the 1970s, the central government of Lebanon has once again made manifest the high cost of irresolution. E' un conflitto a più livelli dove ognuno combatte per sé e per qualcun altro. Il miglior alleato del Libano è Israele. Ma se leggete i giornali non lo capite.
Tanto gentile e tanto onesta pare. Avete mai visto una lettera di estorsione di ETA? Eccone un esempio:
La lucha que hacemos a favor de Euskal Herria ha generado necesidades de todo tipo y hemos funcionado con la enorme ayuda de los ciudadanos en la labor de superar el dominio de España y Francia. ETA tendrá en cuenta a quien dé su pequeña aportación a favor de nuestro pueblo y siempre proclamará ese agradecimiento. No hace falta decir que estas relaciones entre ambos piden total discreción. Además, por razones de seguridad, le pediríamos que materializara la aportación monetaria en billetes de 20, 50 y 100 euros. La lettera è del giugno di quest'anno. Sono passati tre mesi dal cessate il fuoco proclamato dalla banda e confermato dal governo socialista. Nessuno ha avvisato gli imprenditori. giovedì, luglio 20, 2006
Dall'altra parte. Ennesima giornata di ordinaria imbecillità ideologica nella Spagna della pace celeste. Non pago delle dichiarazioni antiisraeliane rilasciate in questi giorni, il mahatma Zapatero ieri non ha trovato di meglio che farsi fotografare con la kefiah al collo durante un meeting della gioventù socialista. Non è un gesto come un altro, né una manifestazione di simpatia nei confronti dei convenuti: è una precisa scelta di schieramento, un segnale politico chiaro. Zapatero è un radicale, come chiunque non legga i giornali italiani può facilmente capire. Non esita a condannare la reazione di Israele con parole che sfiorano l'antisemitismo, non riconosce il suo diritto a difendersi, considera i terroristi combattenti per la causa con i quali non si fa la guerra ma si scende a patti: la lotta contro il terrorismo non vale nessuna morte, ha dichiarato recentemente. Tranne quelle delle vittime del terrore, ovviamente. Zapatero è un razzista, come i suoi compagni della sinistra massimalista, quella che brucia le bandiere americane o inscena spettacoli grotteschi come questi. L'episodio citato qui ha dell'incredibile ma è confermato anche da altre fonti, con qualche precisazione:
The first signal came on Monday, 5 December, when during a dinner with the Benarroch family, Zapatero and wife began claiming what Vidal Quadras, member of the European Parliament, described on the radio as "a tirade of anti-Zionism and anti-Semitism". By the moment the Benarroch couple had left the table to express their regrets, Zapatero was explaining his lack of surprise about the Holocaust: according to the people present, Zapatero claimed to understand the Nazis. In realtà il mahatma non avrebbe dichiarato di comprendere i nazisti ma avrebbe espresso dubbi sui sei milioni di morti. Un Ahmadinejad col sorriso da ebete. Moratinos, l'amico di Arafat, si inalbera quando gli sbattono in faccia la politica dell'esecutivo spagnolo e le parole del suo presidente ma le relazioni Spagna-Israele sono ormai ad un punto di non ritorno. Una vergogna nazionale questo governo dall'impunità garantita. Una classe dirigente né equidistante né equivicina: semplicemente dall'altra parte: Desde sus distintos puntos de vista, Francia, Estados Unidos, Alemania o Gran Bretaña avanzan con pies de plomo, tratando de conciliar intereses, convicciones y necesidades estratégicas con las reglas de respeto por la única democracia que existe en la zona. Pero de nuevo marginados, nos estamos encontrando con que Hezbolá felicita al presidente del Gobierno Español, éste insulta reiteradamente a Israel, viste el pañuelo-fetiche de los terroristas palestinos y su partido convoca manifestaciones contra Israel. Esa es la aportación de Rodríguez Zapatero a la solución del conflicto. En la ignorancia política habitual del Gobierno, ahora les toca quitar importancia al hecho, que no es aislado. Pero ya es tarde: de nuevo el Gobierno nos ubica internacionalmente con los de siempre. Israel y la comunidad internacional ya han tomado nota. Hezbulá y Hamas también; ya tienen un nuevo amigo, justo cuando se estaban quedando sin ellos. Es la aportación de Zapatero.
Nessuno lo merita più di te. Brava. Un bacio.
mercoledì, luglio 19, 2006
Disclosure. Daw e Rolli impegnati in un'operazione verità. Un blog è questo, per chi non lo sapesse.
Non avevamo dubbi.
Eterno Andreotti. È sceso il silenzio, ieri, nell’aula di Palazzo Madama quando il senatore a vita è intervenuto nel dibattito sulla guerra in Libano. «Credo che ognuno di noi, se fosse nato in un campo di concentramento e non avesse da cinquant’anni nessuna prospettiva da dare ai figli, sarebbe un terrorista». E' il realismo all'italiana. Una meraviglia.
Mediatori in azione/4.
Speaking to university officials in the town of Mashhad, Ahmadinejad said the "volcano of rage" at the "arrogant powers" was "on the verge of eruption." Referring to escalating violence in Lebanon and northern Israel, he was quoted as saying, "The Zionists themselves have realized that they have launched a risky move and are aware that the flame of the fury of the regional states will set them ablaze." Ancora un po' di pazienza ed è tutto risolto.
Ogni riferimento è semplicemente casuale. Sai quei giocatori che dopo una brillante carriera sono destinati ad essere ricordati per una testata nello sterno di un avversario all'ultima partita? Ecco, succede anche ai blog.
martedì, luglio 18, 2006
La teoria dell'errore. Stavolta è il Washington Post ad ospitare dieci righe di pura indecenza:
The greatest mistake Israel could make at the moment is to forget that Israel itself is a mistake. It is an honest mistake, a well-intentioned mistake, a mistake for which no one is culpable, but the idea of creating a nation of European Jews in an area of Arab Muslims (and some Christians) has produced a century of warfare and terrorism of the sort we are seeing now. Israel fights Hezbollah in the north and Hamas in the south, but its most formidable enemy is history itself.
Sul campo di battaglia. La mappa dei bloggers nelle zone del primo conflitto raccontato via web.
Ingiustizia sommaria. Forse l'India avrebbe bisogno di una politica estera meno tentennante e di una politica di sicurezza più intelligente. Veramente detestabile la decisione di far pagare ai blog l'attentato di Bombay:
In the wake of the Mumbai terrorist attacks, the Indian government issued a directive to internet service providers to start blocking sites hosted by Google’s Blogger service, TypePad and Geocities. The alleged reason for the block: terrorists have been using the internet to communicate. Demenziale.
Notizie dal fronte/6. Edward Luttwak (non un santo della nostra devozione) si sofferma sulle probabilità di un'estensione regionale del conflitto e conclude che sono poche. La sua visione tiene conto soltanto degli elementi razionali o supposti tali mentre la politica e le guerre sono alimentate anche e soprattutto dalle componenti ideologiche, ma merita comunque una lettura anche perché dimostra che si può essere realisti senza cadere in atteggiamenti caricaturali.
Intanto China Confidential si sofferma sul ruolo della Cina: China's rogue Islamist ally, Iran, is essentially using its Lebanese terrorist proxy, Hezbollah, to attack Israel--with Chinese-designed, Iranian-manufactured missiles. The missiles are far more advanced than the old Russian Katyusha rockets Hezbollah has fired at northern Israel in previous attacks. In contrast with the Katyushas, which Iran used in its war with Iraq in the 1980s, and have a range of only five miles, the Iranian-supplied missiles reportedly have ranges of 25-60 miles. The new missiles also have more powerful payloads than the Russian rockets. The missile that stuck an Israeli warship last Friday was certainly stealthy--a C-802 antiship cruise missile, made in Iran with Chinese technology and expertise. Also known as the Noor, the radar-guided C-802 is the Iranian version of China's Jing YJ-82 missile. Iran claims the missile, which has a 60-mile range and uses a small turbojet engine in place of a solid rocket engine, can be fired from aircraft, ships, submarines, and land-based vehicles. Le lezioni della storia sull'inutilità della deterrenza nei confronti dei terroristi: Every tactic that has been deterred has been followed by by-pass tactics that usually represent an escalation. Therefore, strong military reactions do not deter, and even if they do succeed – it is only for a short period of time, to be followed by a new model that will take the army time to figure out how to fight it. In short, restoring Israel's deterrent ability with punishing blows doesn't promise much, even if it gains us some time, even if it seems that time allows us to breathe easy. So what should we strive for? Instead of deterrence – attrition. Attrition means unremitting pressure on an enemy, in all areas and using all possible means, pressing armed groups and far lesson civilians, because they cannot press and deter the extremists in their midst. This pressure should not be subject to negotiation, except for temporary tactical needs. Israele parla con una voce sola.
La tremenda equazione. La devastante incapacità di descrivere quanto sta accadendo in Libano, le cause del conflitto, il senso degli eventi, rende i media spagnoli una vera e propria scuola di disinformazione. Come già per la guerra in Iraq, la notizia ogni sera è il numero di morti civili provocati da Israele e, perfino quando si tenta un'analisi, l'attenzione di corrispondenti e commentatori è rivolta al rispetto delle regole del politicamente corretto. Oggi El País titola così, di nuovo. Poi continua:
Desde que hace una semana comenzara la ofensiva israelí contra Líbano por el secuestro de dos soldados a manos de la milicia chií de Hezbolá, más de 200 personas, en su mayoría civiles, han fallecido. Entre los últimos muertos se cuentan los trece miembros de una misma familia. Duecento morti libanesi per due soldati sequestrati, suggerisce la tremenda equazione, tremenda perché falsa e perché ingannevole. Sono continui attentati contro l'intelligenza e la decenza, ma a nessuno - tra il pubblico - sembra davvero importare. P.S. Ecco El Mundo, La Vanguardia, El Periódico, Cadena Ser, Telecinco, tutti uguali. lunedì, luglio 17, 2006
Mediatori in azione/3.
Si salda ufficialmente l'asse tra Damasco e Teheran. L'Iran ha garantito alla Siria il suo «appoggio totale di fronte a qualsiasi minaccia o aggressione»: è questa la sintesi del messaggio inviato dal presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, al suo omologo siriano, Bashar al Assad. La missiva di Ahmadinejad è stata consegnata a Damasco dal ministro degli esteri iraniano, Manouchehr Mottaki, in un momento di estrema tensione tra Libano e Israele. (Grazie a Rabbi).
Storia di Hao. Su L'Opinione di sabato scorso.
Mediatori in azione/2.
Martedì 11 luglio, alla vigilia dell’attacco degli Hizbollah contro Israele, Ahmadinejad aveva dichiarato, in modo intimidatorio: “I sostenitori del regime sionista devono abbandonare quel regime prima che sia troppo tardi. La rabbia delle nazioni in tutta l’area (mediorientale, ndr) è cresciuta. Se questa travalicherà i suoi limiti, la tempesta che si scatenerà non sarà confinata a quella regione, ma coinvolgerà i governi che appoggiano il regime sionista. Oggi le nazioni in quella regione si sono svegliate e i sostenitori del sionismo non potranno continuare a lavarsi le mani dei crimini di quel regime”. Non era il primo segnale. Nella prima metà di giugno, prima ancora dello scoppio della crisi nella striscia di Gaza, a Damasco si era tenuto un vertice tra il ministro della difesa siriano e quello iraniano. Il ministro della difesa siriano aveva dichiarato: “Stiamo costruendo un fronte comune contro la minaccia posta da Israele”.
Notizie dal fronte/5. Su Tblog continuano gli aggiornamenti quasi in tempo reale.
Israele, opportunità e rischi: fattore chiave, l'attitudine della popolazione libanese. Perché dovremmo sentirci tutti israeliani (e perché, quindi, l'Europa dovrebbe vergognarsi ancora una volta): All of us in the free world owe Israel an enormous thank-you for defending freedom, democracy, and security against the Iranian cat's-paw wholly-owned terrorist subsidiaries Hezbollah and Hamas. Israel is doing the Lord's work. They are defending their own homeland and very existence, but they are also defending America's homeland as our frontline democratic ally in the Middle East. Commentary's Norman Podhoretz was exactly right when he coined the term World War IV to describe the global terror conflict. Repeatedly hostile actions by the totalitarians in Iran, Syria, Hezbollah, Hamas, and North Korea are all connected. So are the recently foiled terrorist-cell-block plans in Canada, the U.S., London, and elsewhere around the globe. We are fortunate to have a staunch ally like Israel to assist us in this fight. Ecco un fulgido esempio dell'Europa degli idiotarians: Spanish Prime Minister Jose Luis Rodriguez Zapatero said Saturday that Israel's offensive against Lebanon could fuel radical Islam, as he said the war in Iraq had done. Zapatero said the war in Iraq had led to "radicalization, fanaticism, conflict and instability" in the region and he urged Israel to end hostilities and respect international law. Zapatero on Friday said Israel was wrong in attacking Lebanon and he called on the United Nations and European Union to "actively intervene" to stop the fighting. Il ruolo dell'Iran e della Siria, le loro pretese egemoniche, gli equilibri post-guerra fredda, il totalitarismo islamico e il fondamentalismo terrorista, l'assetto istituzionale delle nazioni coinvolte, sessant'anni di aggressioni contro Israele. Nel nichilismo zapaterista non esiste nulla di tutto questo e la realtà si riduce all'assioma che ha portato i socialisti al governo: è colpa della guerra in Iraq. Quindi Bush, quindi Aznar. Il mondo comincia e finisce lì. La Weltanschauung dei pagliacci. Qui ce n'è un altro.
Mediatori in azione.
DOZENS of Hezbollah rockets, including some with Iranian-made warheads, yesterday slammed into Israel's port city of Haifa, threatening to transform the rapidly escalating conflict into a direct confrontation with Tehran. Prodi intanto smentisce se stesso. I prodiani di TocqueVille riuniti per decidere il da farsi.
Dal cinegiornale di Radio Nacional de España, ieri sera, ore 21.
La diplomazia internazionale è mobilitata per cercare una soluzione alla grave crisi scatenata da Israele in territorio libanese con il pretesto del lancio di missili da parte di Hezbollah. Scommettiamo che anche questi geni vogliono l'Iran come mediatore?
Fenomeni da ayatollah. Prodi e i prodiani di TocqueVille. Una tristezza infinita.
sabato, luglio 15, 2006
Notizie dal fronte/4. Nel quarto giorno di conflitto aperto, mentre i Katyusha arrivano sul lago di Tiberiade, i libanesi prendono sempre più nettamente le distanze da Hezbollah:
"The government is helpless," said former President Amin Gemayel, a longtime critic of Hizbullah. "Hizbullah took a unilateral action, but its repercussions will affect the entire country." Chibli Mallat, a professor of international law, wrote in an editorial published by The Daily Star Friday that "Hizbullah cannot go it alone and expect the government and the country as a whole to accept the sacrifices that all are suffering. "Moderates among us will be unable to prevent this divisiveness from developing into an unbridgeable gulf within the nation," he said. Eccellente l'analisi di Robert Mayer da Publius Pundit sulla sovranità limitata del governo libanese, su chi appoggia chi e sulle prospettive di disarmo di Hezbollah (leggetela per intero): Part of it is the democratic process. Lebanon’s consociational system grants a veto to any group that can muster a 1/3 vote against any government move. This was intended to prevent any one group from being dominated by the others, and it has been used over the past year by Hezbollah — along with threats of violence — to keep the anti-Syria coalition hamstrung in dealing with its weapons. Given the technical legalities, along with Hezbollah’s pure might and dominance of the south, southern Beirut, the Bekaa, and other parts of the country, there is simply not enough political will within the different sects’ leaders to press the issue too much. Doing so could, in fact, spark another civil war. Because of this, nothing has really happened since last year. The Lebanese government is still not completely sovereign. The fact is, the only people in Lebanon who supported what Hezbollah did are either Syrians, Palestinians, or Hezbollah supporters. The rest of the Lebanese sighed in despair. Many may not like Israel all that much, but they are no longer willing to be wrapped up in a war with it. But what is important to note is that, while Israel’s response is overwhelmingly powerful and felt by all Lebanese, it is targeted at Hezbollah. Leaflets have been dropped urging civilians to leave these areas and many have fled. The Israeli military has said that it may conduct operations for months, the main purpose being to completely eliminate Hezbollah’s operations apparatus, sending the group scrambling for cohesiveness. At this point, when the group no longer has direction and leadership, the Lebanese Army can move in and re-take the south from its hands. It is important that the Lebanese Army do this. Destroying Hezbollah is in its short-term strategic interest, so working with the Lebanese Army to help establish the country’s sovereignty is a must. In the long-term, however, neither Israel nor Lebanon will be safe from the destructive influence of Syria and Iran until those countries have in place democratic regimes that are accountable to their people. It’s as simple as that. Hopefully this strategic blow will be the first step toward that end, an end that is desired by the Lebanese people themselves, a completion of the Cedar Revolution. La crisi mette alla prova la leadership di Olmert. Intanto il coinvolgimento di una nave civile egiziana induce una serie di considerazioni sull'arsenale dei terroristi.
Lettere al Foglio. La quinta dall'alto.
Sentenze aberranti. Hanno deciso in base a deduzioni arbitrarie. Hanno annegato il principio della responsabilità individuale nel magma della colpa collettiva. Hanno scardinato il calcio che ha vinto il Mondiale. La giustizia esemplare è come una grande abbuffata: sazia il ventre ma poi vomiti.
Checché ne dica Giannino. venerdì, luglio 14, 2006
Notizie dal fronte/3. L'aviazione israeliana continua a bombardare le roccaforti di Hezbollah, adesso anche a Beirut, dimostrando chiaramente quale sia l'obiettivo dell'azione. Qui un riassunto delle ultime ore. In situazioni come queste, per capire cosa abbiano significato per Israele gli ultimi attacchi, conviene leggere Fiamma Nirenstein. Per rendersi conto invece di quanto assurda sia la descrizione di ciò che sta avvenendo come una guerra tra Israele e Libano (in realtà è tra Israele e i gruppi terroristi di stanza in Libano) torna utile l'analisi di Michael Young e soprattutto questo punto:
The third line crossed was domestic. By unilaterally taking Lebanon into a conflict with Israel, Hezbollah sought to stage a coup d’état against the anti-Syrian parliamentary and government majority, which opposes the militant group’s adventurism. Hezbollah holds seats in the 128-member Parliament but has an uneasy relationship with the majority, which has been on the defensive as Syria has tried to reassert control over Lebanon after its military withdrawal last year. Hezbollah hoped to humiliate the anti-Syrian politicians by forcing them to endorse the kidnappings and showing how little control the government has over the party. Sensato anche il consiglio di riconoscere la dimensione regionale della crisi: Israel can brutalize Lebanon all it wants, but unless something is done to stop Syria’s president, Bashar al-Assad, from exporting instability to buttress his despotic regime, little will change. Charles Krauthammer intanto mostra ai disattenti la moviola della storia. Altre analisi. Michael Oren: In countering Hamas and Hezbollah, Israel has little choice but to strike at those who authorize the attacks: the heads of those organizations. Both Ismail Haniyeh in Gaza and Hasan Nasrallah in Lebanon appear indifferent to their own people's safety. For propaganda purposes, they order rocket crews to operate in densely populated areas so that Israeli retaliation will inflict the maximum number of civilian casualties. But these leaders remain extremely reluctant to pay for terror with their own lives, a fact that Israel discovered when its policy of targeted assassinations compelled Hamas to agree to a cease-fire. Michael Ledeen: The only way we are going to win this war is to bring down those regimes in Tehran and Damascus, and they are not going to fall as a result of fighting between their terrorist proxies in Gaza and Lebanon on the one hand, and Israel on the other. Only the United States can accomplish it.
I realisti sono sproporzionati. C'è chi dice che l'attacco di Israele in territorio libanese dimostrerebbe l'inconsistenza della teoria della pace democratica (cioè quella secondo cui le democrazie non si fanno guerra tra loro). Ora, è comprensibile l'ansia di confutare una delle tesi politologiche più comprovate (almeno fino ad oggi), ma un'affermazione del genere può essere giustificata solo da due fattori: la disinformazione o la malafede. Disinformazione sugli attori nello scenario bellico (Israele vs. gruppi terroristi), sugli obiettivi della risposta armata di Israele, sulle cause che l'hanno determinata, sul sistema politico libanese (così come su quello palestinese). Siccome nel caso specifico la disinformazione è da escludere, non resta che aderire alla seconda ipotesi. Il che rende l'affermazione in questione doppiamente grave, non solo perché mistificatoria ma perché dimostra come, chi la propone, pensi di avere di fronte a sé interlocutori facilmente ingannabili. Ah, nel caso fosse sfuggito: siamo già, purtroppo, seduti al tavolo delle trattative con l'Iran. Ma ovviamente non serve a niente.
Realismo e realtà sempre più ai ferri corti.
D'Alema è sproporzionato.
giovedì, luglio 13, 2006
Notizie dal fronte/2. Israele colpisce duro e ne ha diritto sotto il punto di vista morale e giuridico. Certo le bombe sul Libano fanno male al cuore dopo la primavera di Beirut e tutto quel che ne è seguito. Rispondono ad una logica bellica, quella della risposta sul territorio da cui sono partiti gli attacchi. La logica politica comunque deve guardare oltre, almeno fino a Damasco e a Teheran. Il governo libanese deve liberarsi delle sue contraddizioni, scegliendo chiaramente la via dello strappo con il passato, la stessa indicata dai cittadini nei giorni della ribellione anti-siriana. Certo, la storia ha un che di paradossale: Assad e Ahmadinejad tirano i fili del terrore ma è sulla Piazza dei Martiri di Beirut che oggi si ascolta il rumore sinistro dei bombardamenti.
Perdenti. Di quel giocatore sopravvalutato che risponde al nome di Zinedine Zidane e di tutti gli apologeti imbecilli della testata qui non si è parlato apposta. Stiamo ancora celebrando.
mercoledì, luglio 12, 2006
Notizie dal fronte. Sono Israele e India le fortezze assediate dall'attacco del fanatismo terrorista nelle ultime ore. Sono Israele e India oggi gli avamposti della convivenza civile presi d'assalto dai totalitari di Allah. Olmert parla chiaramente di atto di guerra perché Israele sa cosa vuol dire vivere in allerta costante. L'India, ferita a morte, comincia a realizzare che i sogni a volte muoiono al tramonto:
But -- and here's the crux of the matter -- how long can India, Indians and the Singh government withstand the constant pressure from militant groups before they have to react? By any measure of international diplomacy, they've already been extraordinarily patient; compare their restraint with Israel's response to the kidnapping of its soldier or to the U.S. and Japanese responses to North Korea's missile tests. Da Le Guerre Civili la solita stimolante interpretazione non convenzionale. Concorso: chi condannerà per primo la risposta israeliana?
In treno a Bombay.
If you are late for work in Mumbai and reach the station just as the train is leaving the platform, don't despair. You can run up to the packed compartments and find many hands unfolding like petals to pull you on board. And while you will probably have to hang on to the door frame with your fingertips, you are still grateful for the empathy of your fellow passengers, already packed tighter than cattle, their shirts drenched with sweat in the badly ventilated compartment. They know that your boss might yell at you or cut your pay if you miss this train. And at the moment of contact, they do not know if the hand reaching for theirs belongs to a Hindu or a Muslim or a Christian or a Brahmin or an Untouchable. Come on board, they say. We'll adjust. Tratto da qui. martedì, luglio 11, 2006
I terroristi hanno macellato 147 persone in India. Sette bombe sui treni del ritorno. Time ha già un'analisi sul come e sul chi. L'11 del mese è decisamente un giorno dalla simbologia drammatica da qualche anno a questa parte.
Quello di Beslan. Questa settimana i russi hanno reso un grande servizio all'umanità: In a long and notorious career, Shamil Basayev, the elusive terrorist leader of the most vicious separatist faction in Chechnya, was an airplane hijacker, a hostage taker, a guerrilla commander and a war-scarred spokesman for terror who tried to justify mass killings of civilian |