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mercoledì, maggio 31, 2006
Ma avrebbe vinto comunque... Lukashenko ha fatto erigere una statua a Dzerzhinsky.
Non era vero niente. Armstrong vinceva perché era (è) il migliore. Vediamo domani se Équipe e Repubblica sono la stessa cosa.
La banalità del... Papa. Commendevole (per intensità e dottrina) post di Windrosehotel in difesa di Ratzinger e dell'interpretazione benevola del suo discorso. Roberto Piccoli sposa (anche se in maniera assai più elegante dei suoi commentatori) la tesi del non avete capito la profondità del messaggio del Papa. Può darsi. Però se un pontefice tedesco decide di visitare uno dei luoghi in cui si è consumato il male assoluto il minimo sarebbe che provasse a farsi capire anche senza traduzione. Le interpretazioni degli esegeti troppo zelanti tendono spesso a sorpassare il significato del testo e più che la comprensione favoriscono la confusione. Il fatto che si debbano imboccare percorsi anomali ad ogni piè sospinto ed invocare in continuazione l'anticonformismo del Papa per giustificare le sue parole o i suoi silenzi non depone a favore della chiarezza del messaggio. Forse qualche volta sarebbe più onesto ammettere che anche l'infallibile può sbagliare e che non tutto ciò che proviene dalle labbra del vicario di Cristo è santo. Forse sarebbe il caso di riconoscere che ad Auschwitz il Papa è sembrato un parroco di provincia che improvvisava. Forse bisognerebbe suggerirgli che in certi casi è meglio essere un po' più conformisti, soprattutto se si parla di un genocidio e si decide di farlo nel luogo in cui è avvenuto. Proviamo a semplificare ogni tanto. Amen.
Il salto della quaglia. Come con i bambini. I socialisti al governo sanno come far digerire l'indigeribile al congiunto della società spagnola, con tanto di ruttino finale. Il negoziato con ETA cominciò tra voci incontrollate (in realtà controllatissime) e smentite che erano conferme. Proseguì con Zapatero in parlamento ad annunciare l'inizio del processo di pace e Otegi a dettare condizioni. Oggi la conferma della prima riunione ufficiale tra esponenti del PSE e l'illegalizzata Batasuna. Come già previsto molti mesi fa su questo blog, è solo questione di tempo per il ritorno in grande stile dei fiancheggiatori dei terroristi sulla scena politica. Ormai in Spagna l'unico partito fuorilegge è il PP. La lenta ma inesorabile marcia verso l'annullamento dell'opposizione (vero e definitivo obiettivo dell'azione impolitica dello zapaterismo) continua.
P.S. Oggi, con un lapsus rivelatore, il segretario di Izquierda Unida ha detto durante il dibattito sullo stato della nazione che l'attuale governo è nato con un progetto di cambiamento che viene dall'11 marzo Il 14 marzo fu la data delle elezioni, l'11 marzo quella degli attentati. P.P.S. Sul discorso di Rajoy di ieri meglio stendere un velo pietoso.
Propostina. Perché non invitiamo Berlusconi a Sestri?
martedì, maggio 30, 2006
Il radioso avvenire.
Chi non si sente nazionalista o non ama ciò che gli appartiene non ha il diritto di vivere disse il senatore del Partido Nacionalista Vasco al Congresso dei socialisti baleari. E i compagni si alzarono ad applaudire.
Tre quarti di Wojtyla? Ci vuole una certa buona volontà per trovare nelle parole e nei silenzi del Papa in quel di Auschwitz qualcosa di positivo o innovativo. Sandro Magister evidentemente la possiede. D'altronde i vaticanisti li pagano per quello, no?
Annientando quel popolo – ha affermato Benedetto XVI – gli autori dello sterminio “intendevano uccidere Dio”. Il Dio di Abramo e di Gesù Cristo. Il Dio degli ebrei e dei cristiani ma anche di tutta l’umanità alla quale “parlando sul Sinai egli stabilì i criteri orientativi che restano validi in eterno”. Cancellando Israele, gli autori dello sterminio “volevano strappare anche la radice su cui si basa la fede cristiana, sostituendola definitivamente con la fede fatta da sé, la fede nel dominio dell'uomo, del forte”. È questo il passaggio chiave del discorso pronunciato da Benedetto XVI domenica 28 maggio ad Auschwitz e Birkenau. Sono queste sue parole, non i silenzi, che più esigono attenzione e su cui dovrebbe esercitarsi la riflessione, anche critica. Grazie per il suggerimento ma, con tutto il rispetto, ci teniamo la nostra interpretazione.
Certezze. Quello che ha candidato Buttiglione a sindaco di Torino dev'essere per forza del centrosinistra.
Il nostro nulla quotidiano. Stamattina è cominciato nel parlamento di Madrid il dibattito sullo stato della nazione. Non essendoci più una nazione ma diverse, Zapatero ha preferito ribattezzarlo dibattito di politica generale. Molto generale visto che in un'ora e un quarto lo statista della Moncloa ha dedicato tre minuti alla questione degli statuti di autonomia e quarantacinque secondi (dico quarantacinque secondi) al cessate il fuoco e al terrorismo etarra. In totale tre minuti e quarantacinque secondi ai due temi che hanno monopolizzato l'ultimo anno della politica spagnola. Zapatero ha descritto una Spagna meravigliosa, senza problemi, avviata a ricongiungersi con quell'idale irenico che le teste pensanti del socialismo alla paella hanno disegnato per quarantaquattro milioni di sudditi anestetizzati. L'11 marzo è definitivamente scomparso dall'orizzonte, il terrorismo è internazionale, l'immigrazione una risorsa tout court e la delinquenza ai minimi storici. Solo ieri ottocento disperati sono entrati alle Canarie e non passa giorno senza che una banda di extracomunitari assalti una villa in Catalogna. Nel pomeriggio la replica di Rajoy. Speriamo in bene.
Domani è un altro giorno. Oggi è nuvoloso, c'è un po' di vento e l'Iran è disposto a trattare. Si prevede variabile nelle prossime ventiquattr'ore.
lunedì, maggio 29, 2006
Memorial Day.
![]() Freedom isn't free.
Dopo facciamo i conti. L'appoggio critico dell'Australia al governo di Timor Est mentre la situazione precipita.
Nemico pubblico. Il paradosso del problema Iran è che più il regime rende manifeste le proprie intenzioni, più pacifisti, realisti e vecchie guardie spingono per il negoziato e le concessioni. L'ultima arriva da Haaretz:
Iran has equipped the Lebanese-based radical Islamic group Hezbollah with long-range rockets capable of hitting targets up to 200 kilometers away, putting all of Israel's major urban centers - including the southern city of Be'er Sheva - within striking distance. According to intelligence estimates, the rockets are meant to strike non-specific areas, such as towns and cities, and carry a warhead estimated to weigh 600 kilograms. This latest development doubles the range of weapons previously in Hezbollah's arsenal. International defense journals have reported that the Iranian rockets have been stored by the Hezbollah in special bunkers in a number of locations in the Bekaa near Lebanon's border with Syria. Mica faranno sul serio? Per fortuna a Washington preferiscono fare i conti con la realtà: The Bush administration is pressing Europe and Japan to impose wide-ranging sanctions designed to stifle the Iranian leadership financially if diplomatic efforts fail to resolve an impasse over the country's nuclear program, according to internal government memos and interviews with three U.S. officials involved. The plan is designed to curtail the financial freedom of every Iranian official, individual and entity the Bush administration considers connected not only to nuclear enrichment efforts but to terrorism, government corruption, suppression of religious or democratic freedom, and violence in Iraq, Lebanon, Israel and the Palestinian territories. It would restrict the Tehran government's access to foreign currency and global markets, shut its overseas accounts and freeze assets held in Europe and Asia. With Britain, France, Germany, Italy and Japan on board, collective sanctions would "isolate the Iranian regime" and see it "shunned by the international financial community," according to one internal Bush administration memo. Europa, da che parte stai?
L'altra America (Latina). Non solo Chávez a sud dell'equatore. Uribe si riconferma presidente in Colombia e potrà continuare la sua battaglia (di successo) contro terroristi e narcos. Un magnifico ritratto di Publius Pundit fa capire quanto sia stupida la definizione di Chávez di destra che, purtroppo, oggi campeggia anche nella sezione esteri di TocqueVille.
Mezzo Wojtyla. Benedetto XVI molto meglio a Varsavia e a Cracovia che ad Auschwitz. Chi gli ha scritto il testo del discorso nel campo di sterminio nazista stavolta non è stato all'altezza, come nota Federico Punzi ricordando Anna Arendt:
Dunque, il popolo tedesco come strumento involontario e inconsapevole nelle mani di una cricca criminale? E' questa l'idea che Papa Ratzinger s'è fatto della storia del Terzo Reich? Beh, diciamolo, piuttosto superficialotta. La Arendt ha cercato di spiegare quanto di inquietante c'è in quella storia. E' inquietante proprio il fatto che fu una storia di uomini, dai più alti gerarchi ai più bassi burocrati, terribilmente "normali", «volenterosi carnefici» (D. J. Goldhagen, 1997) in grado di compiere con naturalezza atti mostruosi. Può dunque accadere - ed è accaduto nella Germania nazista - che un'intera società assista a un totale cambiamento degli standard morali restando impassibile, senza che i suoi cittadini emettano alcun giudizio su ciò che avviene. E poi quella domanda che voleva essere un Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato? ma è rimasta a mezz'aria: Come abbiano potuto tollerarlo gli uomini, è piuttosto la domanda da porsi. Anche Goldhagen avrebbe da ridire. Il totalitarismo è un fenomeno complesso. Ridurlo a un gruppo di criminali non spiega e non aiuta. Ancora più duro il giudizio di parte ebraica: Pope Benedict XVI's visit to Auschwitz was a historical, human and moral failure. He arrived in a black, armored, German car, gave an objectionable speech filled with smooth words like "reconciliation" and "understanding," prayed to Jesus, failed to ask forgiveness for the crimes committed by his people, and got back in his black, armored, German car and drove back to Rome. Benedict XVI may have said repeatedly that he "couldn't have stayed away from Auschwitz," but why, exactly? Was it to tell us Jews, and the Poles as well, that the good German people were really held hostage by the Nazi gang? This message is historically incorrect and ethically invalid. The pope dramatically asked: Where was God in this godforsaken place? But in doing so, he ignored the truly important question: Where were people? How could the German nation have allowed themselves to develop such an intense hatred for the Jewish people and for other nations? God may have remained silent, but the Germans were the ones who murdered all those people. The German pope's apology at Auschwitz, over the graves of a million murdered Jews, should have had a different purpose: To warn against renewed anti-Semitism, and to atone for the sins of the German Catholic church, which in the best-case scenario was silent in the face of the Nazis, and in the more probable one – collaborated with them. Benedict XVI mentioned another papal visit to Auschwitz, that of his predecessor John Paul II in 1979. But what a difference between the two visits! Polish pope Wojtyla came to Auschwitz and Birkenau as a "humble pilgrim," as he put it. He prayed silently, spoke up for his "Jewish older brother," and set off on an historic journey for reconciliation between the Christian church and Judaism. That journey reached a high-point when John Paul visited Israel in 2000. L'eredità di Wojtyla è impegnativa. Ratzinger deve ancora dimostrare di saperne sostenere il peso. domenica, maggio 28, 2006
Black-out. L'Iran è inquieto ma, non fosse per i blog, nessuno lo saprebbe.
Aung ancora prigioniera. Era tutto un brutto scherzo.
venerdì, maggio 26, 2006
Aung libera? Ieri avevamo liquidato un po' sbrigativamente la missione dell'inviato ONU in Birmania. Publius Pundit offre oggi una prospettiva più ampia e soprattutto un'anticipazione che, se confermata dagli avvenimenti, sarebbe la prima buona notizia proveniente da Rangoon da molto tempo a questa parte:
Given by the police chief’s statement that her freedom will not cause instability, Suu Kyi is likely to be released this Saturday. If she is released, the regime is betting that it will be seen as a good enough concession to warrant dialogue with the international community. Gambari indicated that Burma is ready to open up to the international community, but this sounds like the same old routine where a government is facing crumbling internal legitimacy and must look outward for it. It can no longer guarantee stable prices of even basic goods, making it obvious that people — especially middle-ranking officers — will begin to rebel more and more. The only way to cure this problem is to open up to trade. Ma sarebbe imprudente farsi ingannare: Any concessions on human rights would only be temporary and only symbolic at best, as such abuses cannot be remedied unless that absolutist system that exists is demolished completely.
Di fronte al nulla. Da blog di servizio qual è, Daw mette online la performance di Giulietto Chiesa sulle Torri Gemelle a beneficio di chi non l'ha potuta seguire in televisione.
Capita a volte - sempre più spesso da quando la comunicazione è diventata interattiva - di essere costretti a confrontarsi con tesi così assurde e ideologicamente allucinate da non meritare nemmeno di essere prese in considerazione. Purtroppo nei media (incluso Internet) la comunicazione si appiattisce e le opinioni, sia quelle supportate dai fatti che quelle che con la realtà non hanno nulla a che fare, finiscono per essere collocate su un piano di parità iniziale, quasi fossero provviste dello stesso grado teorico di credibilità e di attendibilità. La scelta che si propone allo spettatore (o al lettore) è falsa, perché le due alternative che gli si offrono sono assolutamente incomparabili. Gli si dà l'idea di poter scegliere fra il bianco e il nero ma in realtà lo si obbliga a decidere fra qualcosa e il nulla. Non tutti hanno la lucidità per rifiutare il nulla. L'ultima puntata di Matrix è certamente servita a far conoscere Giulietto Chiesa a chi ancora non ne sapesse niente, a dare a TocqueVille un po' di notorietà, a sancire il definitivo abbandono della dignità giornalistica per un Enrico Mentana che trattava il nulla come se fosse qualcosa, ma personalmente non siamo sicuri che, nei panni di Taradash, avremmo accettato l'invito ad una discussione del genere. Un dibattito con il nulla, alla fine, è sempre una trappola.
Monetine. Degli idioti hanno fischiato Cannavaro per aver detto la verità (poi ritirata).
giovedì, maggio 25, 2006
C'eravamo tanto odiati. Ucraina, Georgia, Moldova e Azerbaijan lasciano la Comunità degli Stati Indipendenti e fondano l'Organizzazione per la Democrazia e lo Sviluppo Economico:
It will rival the CIS, which is based in Minsk, the capital of Belarus, where it is headed by Vladimir Rushailo, a tough former Russian interior minister. Ukrainian President Viktor Yushchenko said: "Our citizens are giving us a mandate to develop strong, democratic and successful states." The move is seen as a huge snub to Moscow, which has not been invited to join. It faces the prospect of being left in a CIS of eight states including Belarus, regarded as the last dictatorship in Europe; Armenia; and the Central Asian republics of Kazakhstan, Kyrgyzstan, Tajikistan and Uzbekistan. Ma non eravamo rimasti che Mosca si stava riprendendo tutto?
Il simpatico rapporto. Leggi la lettera che Berlusconi ha inviato a Zapatero (ma, si suppone, anche ad altri) e speri che sia uno scherzo (tra l'altro hanno inventato le stampanti digitali e la gestione dei dati variabili già da un po'...).
Castro e la fetta. Sinistre post-totalitarie ma non anti-totalitarie, si diceva sotto. E che dire di quelle ancora orgogliosamente totalitarie? Avete letto l'intervista di Cazzullo al neo-ministro dei trasporti, Alessandro Bianchi?
Ascoltare per ore e ore il discorso del primo maggio di Fidel, nella piazza grande, mi ha dato emozioni forti. Ammiro molto quel che Castro ha fatto nel '59, e anche dopo, resistendo all'assedio. So anche che esiste una fetta di diritti civili che non vengono rispettati. Cuba ha un potenziale umano straordinario; tra qualche anno, con gli investimenti in ricerca che sta facendo, sarà in grado di primeggiare nel mondo L'ideologia non è una malattia?
I senza nome. Esclusi dalla storia da sinistre post-totalitarie (ma mai anti-totalitarie) e realisti da salotto, studenti e minoranze etniche si battono per il dissequestro dell'Iran:
La frustrazione dei giovani sotto i trent'anni è la causa degli scontri di martedì sera tra gli studenti e la polizia di fronte al dormitorio dell'università di Teheran, già teatro di violenze contro il regime nel 1999 e nel 2003. Questa volta la protesta, cui hanno partecipato duemila giovani, si è accesa con «l'espulsione di alcuni universitari, le limitazioni imposte negli atenei e agli attivisti del movimento studentesco» e il prepensionamento di alcuni professori, informati con una semplice e-mail. Le foto della protesta.
Avviso ai naviganti (a vista). Batasuna alza la voce, guida il processo, detta condizioni e mette lo stato all'angolo. Qui tutto a posto.
Povero Cannavaro. Costretto a dire la seguente frase (Mosca 1979):
Massima fiducia nella giustizia sportiva e nel commissario straordinario Guido Rossi. Può andare.
Poveri bambini. Povera stampa.
C'è del buono in Birmania. Basta mandare un funzionario ONU e anche la realtà più tetra si colorerà di rosa. Team America, che gran film.
In archivio. Oggi Bottomline ricorda quando l'Unità si appassionava per Pol Pot e negava la realtà dei massacri. Era il 1977. Non c'è bisogno di andare così indietro nel tempo per trovare altri negazionismi, più o meno espliciti, all'opera. Già tre anni fa accennavamo al libro di Fabio Giovannini in questo commento che vi invitiamo a rileggere per l'occasione. Anno di pubblicazione 1998. Un giorno Fabio Giovannini ci scrisse dicendo che non era vero niente e che lui aveva citato un sacco di fatti e di numeri contro Pol Pot. Invitato ad essere più preciso preferì declinare. Se Fabio Giovannini ancora ci legge, sarebbe una buona opportunità per tornare sull'argomento.
mercoledì, maggio 24, 2006
Memo asiatico. Eserciti che crescono e treni che non partono.
A volte la stampa sembra Scherzi a parte. Notizie dal Corrierino di oggi: Mike specifica e il Papa adotta. E noi, non ci paga nessuno.
martedì, maggio 23, 2006
Statisti. Il dibattito politico riparte più coinvolgente che mai.
Saia (AN): Bindi è una lesbica e dunque non idonea a guidare il ministero della politiche per la famiglia. Replica della Bindi: Sono indignata per la volgarità dal senatore Saia. Mi riservo ampia facoltà di querela per le offese ricevute, anche nei confronti della trasmissione televisiva. Sottolineature nostre.
Caro Papa. Ormai Ahmadinejad ci ha preso gusto:
Si sussura a Teheran e lo ha scritto il quotidiano conservativo "Jomhouri Eslami" (che significa "Repubblica Islamica") del 18 maggio: il Presidente iraniano sta preparando una lettera per il Papa Benedetto XVI. D’altro canto già prima di scrivere al Presidente statunitense, Ahmadinejad aveva effettivamente annunciato che quest'anno manderà una serie di lettere a capi di Stato.
Quarantacinque milioni di dollari. Ovvero come Italia, Francia e Germania hanno finanziato i terroristi in Iraq nonostante le smentite ufficiali. Un brutta storia di cui praticamente non si parla.
Memento. Non si può dire che Pierluigi Mennitti non creda nei bloggers. E' uscito da una decina di giorni l'ultimo numero di Ideazione, targato TocqueVille come non mai. Domenico Naso ci racconta i Balcani tra fantasmi del passato e voglia d'Europa, Mauro Gilli e Daniele Sfregola fanno il bilancio della missione italiana in Iraq, Christian Rocca intervista il boss del Cato Institute, Stefano Magni interpreta il pensiero di Ayn Rand in politica internazionale mentre il sottoscritto si dedica ai fermenti di resistenza civile ai soprusi del regime che - dalla città alle campagne - sempre più frequentemente stanno scuotendo la società cinese: Oltre la Grande Muraglia. Completano la sezione sui giganti d'oriente Franco Oliva, Marco Vicenzino e Antonio Donno con una acuta analisi del cammino della libertà verso occidente. Il resto scopritelo da soli (compreso il più grande poeta del XX secolo). Avete ancora un mese e mezzo di tempo.
Omicidio-suicidio. Splendido Giulio Meotti sull'esecuzione multiculturale di Ayaan Hirsi Ali:
Intorno a quest’apostata si è consumata una guerra sul significato di cittadinanza; non quella dei passaporti, ma ciò per cui ha senso vivere e morire. Guerra che l’Olanda ha perso. La sinistra sognata da Rocca in Europa non è mai esistita. P.S. Qui le parole di Ayaan tradotte dal Griso.
Non c'erano dubbi. Il ritorno di Irene Khan:
Sono nominate la Cina, il Darfur o la Cecenia, ma nel rapporto annuale sulle violazioni dei diritti umani di Amnesty International ricorre molto più spesso il nome di nazioni occidentali che si vantano di voler esportare democrazia e diritti civili. Difficile quantificare il danno che organizzazioni come Amnesty stanno arrecando alla causa dei diritti umani nel mondo. giovedì, maggio 18, 2006
El cel blaugrana.
![]() ![]() ![]() ![]() Non dimenticherò i tuoi occhi... mercoledì, maggio 17, 2006
Tot el camp.
La trave nell'occhio. Nessuno ne parla ma
Arrests in Europe, of people believed to have ties to terrorist organizations, average a couple of dozen a week, with occasional peaks at upwards of 60 or so. Convictions average one or two a week. Many of those who are not convicted can be detained for long periods without charge due to surprisingly stiff national security regulations in many countries. All this is only occasionally reported in the media (whether "new' or "old"), and has very rarely elicited comment from official U.S. government spokesmen, except on those occasions when a suspected terrorist actually is released. Far more suspected terrorists are left stuck in the European legal system, which is still imprisonment, with, or without, a trial and conviction. Certo, denunciare Guantanamo fa fine e non impegna.
La fortuna dei principianti. Federico Punzi conferma di essere una persona intellettualmente onesta e non nasconde la delusione per il pugno di mosche in mano ai radicali unionizzati. Capezzone dirà che è un successo strabiliante ma è impossibile non fare i conti con una realtà invero meschina. Ciò detto, il problema sta a monte. La bontà o meno della scelta elettorale radicale non si misura (almeno non si dovrebbe) dal numero o dal peso delle poltrone. L'unionizzazione degli ex-liberali rappresenta in sé un tradimento della propria storia politica. Tradimento tanto più evidente quanto più rilevanti fossero stati gli incarichi di governo. Quindi, alla fine, ai radicali è andata bene. Dalle politiche comunitarie sarà più facile smarcarsi quando tornerà la lucidità.
D'Alema. Basta la parola.
Un uomo disposto a trattare. E adesso chi glielo spiega ai Kissinger-boys?
martedì, maggio 16, 2006
16 maggio 1966. Una data storica ma la Cina non lo sa.
A non rivederci. Ayaan Hirsi Ali se ne va, tradita dalla tollerante Olanda e dall'Europa dei lumi. Si trasferirà in quella terra di barbari che, come ci hanno insegnato fin dalle elementari, si chiama Stati Uniti d'America. Parola al Griso che spiega tutto:
Secondo il vecchio notabile del partito liberale (VVD, l'ormai ex partito di Ayaan) Hans Wiegel, la sua partenza "non è una perdita": anche se si tratta di una "donna coraggiosa", aveva delle posizioni troppo "polarizzanti" - una specie di anatema, nell'Olandistan politicamente corretto. Lo stesso aggettivo usato per stigmatizzare, col ditino alzato in TV, l'uscita di Submission. Poi sappiamo tutti com'è andata a finire. Come la mafia, come le BR, come ogni ideologia che s'impone con la violenza e il terrore, anche quelli con cui bisogna 'confrontarsi con rispetto' sanno benissimo che basta colpirne uno per educare (quasi) tutti gli altri, per far capire a ciascuno di loro che è nuddu Impastato cu'nnenti.
Effetto domino. Il maglioncino adesso si posa sulle banche.
lunedì, maggio 15, 2006
Marcia indietro? Ancora presto per capire se si tratti di controtendenza ma negli ultimi giorni l'amministrazione Bush ha mandato segnali non certo incoraggianti per i sostenitori della dottrina di diffusione della democrazia in medioriente. Da una parte le pressioni sempre più insistenti che spingono per un dialogo diretto tra Washington e Teheran, non si capisce bene a quale scopo e con quali obiettivi, e che alcune mosse pseudo-diplomatiche di dubbia moralità e convenienza sembrano in qualche modo avallare. Dall'altra la notizia del ristabilimento delle relazioni ufficiali con la Libia di Gheddafi. Ovviamente sono buone nuove per i corifei della realpolitik e quindi, come quasi sempre accade, pessime per chi sperava che l'epoca degli inciuci fosse definitivamente conclusa. Stefania è decisamente ingenerosa con Bush quando scrive
If Bush’s popularity has reached a new low, it is not because of being a “warmongering” administration, as some naive pundits claim. No. It’s because it has caved in to the terrorists and the terrorist regimes. Bush non ha ceduto ai ricatti dei terroristi e dei regimi che li supportano. Tuttavia Stefania intuisce e giustamente nota che il secondo mandato del presidente è stato finora profondamente diverso dal primo, certamente meno coerente, certamente più ambiguo. Ovviamente non si chiede qui di bombardare Teheran domani mattina: ma tra le bombe sull'Iran e i sotterfugi diplomatici esistono una serie di misure che potrebbero indebolire il regime, rafforzare le opposizioni e dimostrare al mondo che la distanza fra principi e azione non si è irrimediabilmente allargata negli ultimi diciotto mesi.
Tutto si tiene. Il formidabile pezzo di Paolo della Sala sulle radici ideologiche del chavismo e la ributtante vignetta di Liberazione sugli ebrei come nazisti.
domenica, maggio 14, 2006
Nonostante tutto. Grazie ragazzi. Va bene tutto ma la storia del calcio non la riscriveranno né le procure né i moralisti all'italiana.
sabato, maggio 13, 2006
Memo asiatico. Ancora libertà religiosa e questione rifugiati su Cina e Dintorni e Dossier Pyongyang.
venerdì, maggio 12, 2006
Mamma li Chomsky. Magari lo nazionalizziamo e al prossimo giro lo facciamo presidente della repubblica. No?
Doppia morale. Poganka ricorda opportunamente l'anniversario del massacro di Andijon. Purtroppo però l'ironia sui paladini della democrazia non attacca (almeno da queste parti) visto che per Poganka quando i paladini non si fanno sentire sbagliano mentre quando si fanno sentire sbagliano lo stesso. Insomma, sbagliano comunque: sa tanto di pregiudizio.
Un comunista come presidente/5 (e un paese bloccato). Jimmomo si smarca dalla bocciatura ideologica di Napolitano e ricorda che il neo-presidente non era tra i duri e puri all'interno del PCI. Se ne potrebbe discutere a lungo ma a cosa servirebbe in realtà? L'indulgenza dei liberali è incomprensibile e dannosa: la sinistra di governo ha regalato in quindici giorni all'Italia tre cariatidi istituzionali, due delle quali con un piede e mezzo dentro la fossa comune della più immane tragedia del XX secolo ed una immersa fino al collo nella sottocultura corporativista che ha strangolato lo sviluppo sociale del paese per mezzo secolo. A che pro essere comprensivi, cosa c'è ancora da capire, su cosa vogliamo fermarci a ragionare? Basta. Che si sia costretti a discutere il grado di comunismo latente di un presidente della repubblica eletto dal parlamento è già di per sé uno scandalo in un paese civile. Chi dobbiamo ringraziare per questo? Sessant'anni di sopruso ideologico, di egemonia fondata sulla menzogna, di compromessi suicidi. Ma anche sessant'anni di latitanza, di mancanza di coraggio, di complessi di inferiorità dei liberali. Sarebbe ora di finirla. Nell'ultimo decennio non si è fatto che parlare dell'anomalia del berlusconismo per non affrontare l'anomalia vera. Quella putrida di una sinistra che non potendo liberarsi dei propri fantasmi ce li ripropone per l'ennesima volta vestiti con l'abito buono. Non chiedeteci di essere indulgenti.
Non solo Juve. Miglior editoriale di oggi sullo scandalo-calcio:
La svolta passa non solo per una bonifica dei dirigenti, dei meccanismi arbitrali, e della rappresentanza sul mercato di giocatori e allenatori. Non basta neppure una più severa giustizia sportiva. Occorre una riflessione profonda sulla natura stessa, giuridica ed economica, delle società sportive, che solo in pochissimi casi hanno retto alla nuova veste del “fine di lucro” attribuito dalla riforma Veltroni di un decennio fa. E quasi sempre solo al costo di compravendite gonfiate, finte plusvalenze, evasioni e trucchi fiscali, e dunque maggior debolezza ai “poteri forti” per salvarsi, o migliorare i risultati e gli introiti: come abbiamo visto nelle inchieste e nelle retrocessioni comminate nelle due ultime estati. giovedì, maggio 11, 2006
La Juve non c'è più. Si è dimesso il consiglio d'amministrazione al completo. Ora, Christian Rocca ha ragione a fare il punto della situazione senza cedere ad isterie o conformismi ma l'impressione di una sudamericanizzazione del calcio italiano (nel senso peggiore del termine) è ormai netta. Pensare che l'anno prossimo si rischia di non giocare il derby della Mole e non per colpa del Toro fa abbastanza male. Fossero coinvolti giocatori o allenatori importanti, il finale sarebbe insultante. Vedremo, ma intanto domenica chi se la sente di festeggiare lo scudetto?
Contrordine compagni. Stavolta non si parla di Napolitano ma di Corea del Nord.
Un comunista come presidente/4 (e i complessi dei liberali). E' sempre stata caratteristica dei liberali di questo paese (pochi) farsi venire il braccino quando era ora ti tirar fuori le unghie. TocqueVille ha accolto con il giusto sdegno l'elezione di Napolitano a presidente ma in genere più per il metodo che per la sostanza. Errore grossolano. Del metodo, alla fine, importa poco: che chi vince (seppur di misura) tenti di prendersi tutto ci sta in democrazia. Il problema è chi vince. Paolo della Sala ancora una volta apre la ferita sanguinante dello scandalo e lo fa senza braccino:
Napolitano, pur persona degnissima, fa parte di una storia dimenticata colpevolmente dal direttore del Corsera e dai suoi compatrioti: Napolitano "rischiò" di diventare Segretario del PCI all'indomani della morte di Togliatti, era iscritto al Gran Partito durante l'invasione dell'Ungheria, iscritto (anche se in questo caso fu critico) al partito durante l'invasione della Cecoslovacchia... idem nel caso dell'Afghanistan. Sapeva perfettamente dei finanziamenti da parte del KGB al suo partito, smistati da Cossutta. Conosceva benissimo la storia dei gulag e quella delle foibe. Il punto, caro Mieli, è che il PCI e la sua vicenda è la storia di una dittatura (esplicitata dal richiamo alle tradizioni marx-leniniste, fino a 16 anni fa), mai criticata concretamente e dalla quale non c'è stato nessun distacco reale, come dimostra la presente compagine elettorale dell'Unione: con Cossutta, con gli abbracci di Bertinotti al negazionista venezuelano. Come si fa a paragonare la storia di Ciampi con quella di partito che predicava la dittatura? Non capiscono molto i neocom. Non capiscono che metà del paese percepisce le loro idee come fasciste e assassine, né più né meno. I distinguo ipocriti e farisei non servono molto: Bombacci era un gerarca fascista di sinistra, tanto che aveva partecipato al congresso di Livorno. Gentile era un filosofo. Eppure furono uccisi lo stesso. E' da 60 anni che va in onda la sceneggiata "Comunisti sì, ma diversi". Il fatto è che i "diversi" sono risultati quasi sempre peggiori degli "uguali". Ammazzavano di meno degli estremisti, ma hanno imparato ben presto l'arte dell'intrallazzo e dell'interesse privato in atti pubblici. Ditelo meglio se ci riuscite. P.S. Chi dice è il mio presidente se lo merita. P.P.S. Ottimo anche Phastidio: In questo risiede la radice dell’illiberalismo storico e politico della sinistra italiana: la rimozione del principio di responsabilità politica individuale. Auguri al presidente Napolitano, il cui revisionismo storico è autenticamente comunista: ha impiegato alcuni decenni a realizzare pubblicamente che, nel 1956, i liberatori dell’Ungheria dagli scherani della “controrivoluzione” (cioè gli assassini di Imre Nagy) non erano, propriamente, dei salvatori della pace. Da oggi, anche lui potrà contribuire al progetto costruttivista della nostra sinistra. Lo farà da par suo, con l’understatement che da sempre lo contraddistingue: niente “ricerca della felicità”, dunque, ma un più umile “contributo per dare serenità”.
Che fare? Il Foglio parla del gruppo di Ideazione:
In attesa della linea, il gruppo di “Ideazione” ha ripreso la nostra trama analitica sull’America come Right Nation, dal titolo del libro che ha spiegato la nascita oltre Atlantico di una forte nazione moderata e conservatrice, ma sempre in movimento e con il cervello che funziona, e l’ha adattata a un primo interessante bilancio post elettorale. Il senso del loro ragionamento è che, certo, le battaglie che conteranno saranno innanzitutto sul fronte del governo e del Parlamento, le leggi e le tasse, le finanziarie e la politica estera, ma c’è il referendum costituzionale e prima le battaglie di Milano, Napoli e Palermo, però tutto questo non basta. C’è da consolidare, fare esprimere e guidare una “maggioranza strutturale” (così la chiamano) che è stata messa sotto da una minoranza sociale con il collante dell’antiberlusconismo. mercoledì, maggio 10, 2006
I fans del fanatico. La fondamentale lettera di Ahmadinejad a Bush si è rivelata, come già anticipato su questo blog, l'ennesimo sproloquio di un pericoloso fondamentalista con intenzioni genocide. Christian Rocca nota come l'idea della missiva sia piaciuta solo ai soliti noti:
Tornando al dossier Iran, l’armata dei nuovi appeasers – 68 anni dopo la Conferenza di Monaco che ha aperto le porte ad Adolf Hitler – alla notizia della lettera di Ahmadinejad a Bush aveva gongolato perché, a loro dire, questa dimostrava come con gli ayatollah si potesse trovare un accordo. A leggere la lettera, tono apocalittico a parte, la prima cosa che viene a galla è una certa sovrapponibilità tra l’analisi terzomondista, antioccidentale e antiamericana di Ahmadinejad e quella di un’ampia fetta della sinistra occidentale. Ovviamente tra i nuovi appeasers vanno annoverati anche gli pseudo-realisti, tornati prepotentemente alla ribalta nonostante le smentite della storia, sempre pronti ad invocare la trattativa e lo scambio di ostaggi con i tiranni e i fanatici non appena se ne presenta l'occasione. Immancabile il commento pro-ayatollah e anti-Washington della rivista di analisi politica più antiamericana del panorama internazionale, Asia Times: "My basic question is this: Is there no better way to interact with the rest of the world?" Ahmadinejad says in his letter, and that is certainly a legitimate question to ask a US president who has refused to rule out the option of unleashing a nuclear holocaust on Iran in the name of combating Iran's alleged quest for nuclear weapons. Il mondo capovolto, siamo abituati ormai (sottoscriveranno anche questo gli pseudo-realisti?). La realpolitik impera a sinistra (se ne saranno accorti gli pseudo-realisti?). Dal Guardian: The realpolitik of this part of the world is that the US and Britain badly need Iran's cooperation. They need it to get out of Iraq, and somehow to police the collapse and partition of that benighted country. They have no need of new enemies. So when Ahmadinejad, at whoever's instigation, writes a letter inviting talks, it is a good idea to reply. Perché non gli scrivi tu? Il WSJ analizza la peculiare visione della storia del presidente iraniano, sulla quale gli idiotarians sorvolano perché non interessati e i maestrini di realpolitik perché non quadra con la loro versione pre-confezionata degli eventi. Austin Bay opportunamente sottolinea: Ahmadinejad knows who his real enemies are: the Western democracies. In a rambling 18-page letter to President George Bush, Ahmadinejad opined: "Liberalism and Western-style democracy have not been able to help realize the ideals of humanity. Today, these two concepts have failed. Those with insight can already hear the sounds of the shattering and fall of the ideology and thoughts of the liberal democratic systems." No doubt Russia's throwback fascists and the authoritarian suits running China harbor hopes that Ahmadinejad is right. China's bosses, however, fear the democratic forces in their own country. Iran's turbaned tyrants also sit on an angry and alienated populace. The mullahs fear their own people. In the long run, the Iranian people would topple the turbans. The mullahs' regime is a kleptocracy, a cultural desert and an economic bog. However, the short nuclear fuse may short-circuit the long run. Siamo solo noi a vedere una clamorosa contraddizione in chi si definisce liberale per poi auspicare accordi con chi considera le democrazie liberali il proprio peggior nemico? Non eravamo già entrati nella fase del rifiuto dell'appeasement con le camicie nere dell'islamismo radicale? James Lileks, per chiudere in bellezza.
Collezione primavera-estate, Italia 2006.
Un comunista come presidente/3 (e il nulla all'opposizione). E che dire della straordinaria prova di inconsistenza della Cdl? Incapace di presentare una candidatura alternativa a quelle obbrobriose della sinistra, incapace di indirizzare la trattativa su un nome accettabile, incapace di dimostrare unità di intenti e di azione. Su queste premesse dovrebbe costruirsi il rilancio del centrodestra, nelle istituzioni e nel paese. Magari sarebbe bene cominciare a pensare al ricambio interno prima di farsi del male.
Un comunista come presidente/2 (e alcuni ex-liberali come sgabelli). Jimmomo, che liberale è ancora, ovviamente soffre:
E i 18 deputati della Rosa nel Pugno? I radicali appena tornati in Parlamento? Fa una certa tristezza sentirli entusiasmarsi per Napolitano e, dopo il simbolico gesto di votare Adriano Sofri al primo scrutinio, uniformarsi ai dettami dei vertici dell'Unione, che non hanno avuto nemmeno l'educazione di consultare, o almeno informare, la segreteria della Rosa sulle decisioni prese.
Pre-pubblicità progresso. E' uscito il numero maggio-giugno di Ideazione. Ve ne parleremo quando lo riceveremo (le poste, si sa). Intanto fatevi un'idea della battaglia culturale da combattere e da vincere (prima di tutto con noi stessi) con l'editoriale di Pierluigi Mennitti intitolato significativamente |