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giovedì, aprile 27, 2006
Urla del silenzio. Un'altra intervista, un'altra voce dal buio dell'oppressione. Questa volta a parlare è Ngawang Sangdrol, dodici anni nel gulag tibetano. La prima volta ci finì a 13 anni per aver cantato Tibet libero. Nel 1992 la condanna più pesante, in seguito ad una nuova manifestazione di protesta:
The penalties at Drapchi were severe. Ms Sangdrol was forced to suffer beatings with iron rods and rubber pipes, electric cattle prods on the tongue, knitting and spinning until her fingers blistered, and six months in complete darkness while in solitary confinement.
Dietro a quell'urlo. La protesta della Casa Bianca ha contribuito a riportare per qualche ora l'attenzione dei media sulla persecuzione del Falun Gong ad opera del regime di Pechino. Dall'incontro irlandese di Arianna Capuani con un'attivista del gruppo religioso è scaturita questa conversazione la cui lettura consigliamo vivamente, soprattutto a chi di cose cinesi non si occupa tutti i giorni.
Parla finché puoi. Qui c'è un'intervista a Milinkevich prima dell'arresto (grazie a Stefania).
Ancora sulle scimmie. (Adesso ne scrivono tutti, e va be'). Tal Luisella Battaglia trova la proposta di equiparazione seria e coraggiosa (ormai vale tutto) e la vuole estendere agli altri animali (e perché le piante no?). Eccovi l'attacco dell'articolo:
Il governo Zapatero non cessa di scandalizzare benpensanti e anime pie. Eccovi il finale: Siamo noi a riconoscere dei diritti, i quali non esistono in natura ma emergono da un faticoso travaglio sociale e culturale, come una proiezione della nostra rinnovata concezione umanistica. E' sufficiente per passare oltre senza rimorsi. P.S. Anche Jimmomo e Le Guerre Civili tornano sull'argomento. Castaldi invece spreca un altro post. E' incredibile come si stia seriamente discutendo su una simile idiozia.
Nota per Camillo. Comunque a voler essere precisi dell'Euston Manifesto (in potenza) si parlava già in questo articolo sui blog europei nel numero di settembre di Ideazione. Il fatto che l'autore sia il sottoscritto è solo un dettaglio:
In un post del luglio scorso intitolato Gli apologeti tra di noi, scriveva tra l’altro: «Bisogna rendersene conto e dirlo chiaramente: ci sono, tra di noi, difensori delle azioni degli assassini che rendono più difficile la lunga battaglia necessaria per sconfiggerli». Norman Geras è uno dei primi firmatari di un manifesto nato per iniziativa dei blog britannici dopo gli attentati del 7 luglio: Uniti contro il terrore si propone ci creare un movimento globale di cittadini contro il terrorismo ed è, nelle parole di Oliver Kamm, l’espressione di un «liberalismo consapevole della questione politica centrale del XXI secolo. Non solo, è un appello per la dignità umana nella convinzione che i diritti umani sono indivisibili». Tra i sottoscrittori anche Christopher Hitchens e Stephen Pollard, oltre a professori universitari e attivisti per i diritti civili. Un primo passo forse verso quella Democracy Foundation proposta da Alan Johnson e ispirata al discorso sull’ideologia del male pronunciato da Blair il 16 luglio scorso. Siamo al punto di non ritorno, spiega Alan: «Ne ho abbastanza. Mi sono svegliato alle 7 stamattina. Alle 7,23 avevo già ascoltato due giustificazioni del terrorismo suicida». Dall’indignazione all’organizzazione, da blog a movimento: sarà questa la prossima frontiera del web? mercoledì, aprile 26, 2006
D'Ambrosio dixit. Che schifo.
Sempre in ritardo. Pare che oggi un po' di giornali italiani riprendano la notizia pubblicata su questo blog due giorni fa del progetto socialista per l'estensione dei diritti umani alle scimmie. Non troviamo i link ma fidatevi: ne parla anche Walking Class (e ce lo conferma personalmente Fausto Carioti). Son soddisfazioni (non materiali).
Un giorno, vent'anni fa.
The April 26, 1986, explosion and fire, to be commemorated in the capital with pealing bells and a minute's silence, became the world's worst nuclear accident as it spewed radioactive fallout for 10 days over 77,220 square miles of the then-Soviet Union and Europe. Qui la zona com'è oggi.
Dacci oggi il nostro terrore quotidiano. Marta Beatriz Roque, nota dissidente cubana, è stata aggredita e picchiata nella sua casa dagli squadristi del regime che volevano impedirle di partecipare ad una teleconferenza con il capo della diplomazia statunitense a L'Avana. Che il poderoso Fidel abbia così paura di donne come Marta dimostra quanto solide siano le fondamenta del suo potere illegittimo. Una spinta e viene giù.
I totalitari. C'è un legame tra le vicende del Nepal, l'oppressione del Tibet e il nostro 25 aprile. Lo spiega, magistralmente come al solito, Le Guerre Civili.
martedì, aprile 25, 2006
Nepal in festa. Ha tutti i connotati della vittoria l'epilogo delle manifestazioni di protesta in Nepal. Il re, dopo settimane di scioperi e manifestazioni, ha accettato di ricostituire il parlamento e nelle strade si festeggia. Ma qualcuno resta sulle barricate... (continua su Cina e Dintorni).
Cento ore con il dittatore (sempre meno). Ramonet ha copiato. Ma proprio tanto... E' che sono abituati a mentire.
lunedì, aprile 24, 2006
La neolingua. Tralasciamo le altre perle per soffermarci su questa, da un articolo de El País dettato dallo stesso presidente del governo:
"Siempre intuí, basado en una enorme confianza en los españoles, que aprobarían el matrimonio homosexual. España es una de las sociedades más tolerantes del mundo y estoy muy orgulloso de ello. No debíamos claudicar en el uso de la palabra matrimonio. Con las palabras los seres humanos construimos significados y moldeamos la realidad. Era esencial que todos los ciudadanos tuvieran igualdad completa de derechos en el matrimonio, empezando por la propia palabra". Le parole sono pietre. Quando a scagliarle è un neopopulista radicale come il socialista più amato dagli italiani le ferite sono permanenti. Le parole servono a modellare la realtà, ammette quel campione di riformismo liberale che risponde al nome di José Luís Rodríguez Zapatero (quello delle scimmie qui sotto).
Scimpanzé progre. Cose che succedono nell'era dello zapaterismo. ll gruppo socialista al Congresso spagnolo presenterà una proposta per equiparare i diritti delle scimmie a quelli della persona:
El diario El Mundo informa de que este martes el Grupo socialista ha convocado una rueda de prensa para presentar en el Congreso el Proyecto Gran Simio con el que se pretende "la inclusión inmediata de estos animales en la categoría de personas" y que se les otorgue, por tanto, "la protección moral y legal de la que, actualmente, sólo gozan los seres humanos". Una organización internacional que se llama como el proyecto busca una declaración de la ONU sobre los derechos de los simios y defender sus intereses igual que los "de los menores de edad y de los discapacitados mentales de nuestra especie", según los responsables del proyecto. Se persigue, por tanto, con todo esto que "se les reconozcan sus derechos a la vida, a la libertad y a no ser torturados con experimentos, con la esperanza de poner fin a esta nueva forma de esclavitud". Según los responsables del Proyecto Gran Simio "hoy sólo se considera miembros de la comunidad de los iguales a los de la especie Homo Sapiens. El chimpancé, el gorila y el orangután son los parientes más cercanos de nuestra especie. Poseen unas facultades mentales y una vida emotiva suficientes como para justificar su inclusión en la comunidad de los iguales". Se è uno scherzo non fa ridere. domenica, aprile 23, 2006
Camera rossa la trionferà. Ritratto del prossimo presidente di Montecitorio e della sua cerchia di estremisti:
Assegnare la terza carica dello Stato al capo di un simile schieramento vuol dire dare rappresentanza istituzionale a chi ha scelto la violenza e l’attacco alle istituzioni come metodo di lotta politica. Mai considerato Bertinotti uno simpatico. venerdì, aprile 21, 2006
E' che c'è un sacco di gente. Così guidano in India.
Marcia indietro e passi avanti. Forse in Nepal i manifestanti hanno vinto la prima battaglia:
Nepal's king vowed Friday to return power to the people of this Himalayan kingdom after weeks of massive protests and increasing international pressure. While the king appeared to be giving up most -- and perhaps all -- of his power, it remained unclear if his announcement would mollify his political opponents who launched a general strike on April 6 and drew tens of thousands to the streets daily. L'incognita maoista comunque pesa sul futuro del paese.
Hu goes to Washington/3. Non c'è dubbio che il momento politicamente più rilevante dell'incontro al vertice di ieri sia stato quell'urlo prolungato sul giardino della Casa Bianca. Di chi era quella voce?
Identified by authorities as Wenyi Wang, 47, of New York, she had gained admission with a press pass issued by a Falun Gong newspaper, Epoch Times, copies of which were passed out by protesters outside the gates. Pare che gli ospiti non l'abbiano presa bene e che Bush in privato si sia scusato con Hu Jintao. Certo, devono essere stati due minuti infiniti per il dittatore cinese, visibilmente imbarazzato nel proseguire il suo discorso e decisamente poco abituato alle interruzioni. L'Epoch Times si è dissociato dall'azione di protesta pur giustificandola: At the welcoming ceremony for Chinese Communist Party leader Hu Jintao on the south lawn of the White House on 4-20, Dr. Wenyi Wang stood up in the press corps and shouted slogans.Dr. Wang attended this event on Epoch Times press credentials. However, her actions this morning were her own. In protesting in this manner, she did not act on behalf of The Epoch Times . Moreover, she had not consulted any of her Epoch Times colleagues beforehand about her staging this protest. If The Epoch Times had known of her intention to use this event to protest, we would have seen that her press credentials were withdrawn. The Epoch Times apologizes to President Bush and the White House for Dr. Wang's actions. However, while The Epoch Times does not approve of the methods used by Dr. Wang, we think the world does need to understand what might have moved a respected medical professional such as Dr. Wang to take such unconventional actions. Il protocollo non è stato il piatto forte di questa visita: prima le incertezze sulla definizione del summit, poi l'errore nell'annunciare l'inno nazionale (lo speaker ha detto Republic of China, il nome ufficiale di Taiwan), poi una serie di imprecisioni nella traduzione simultanea, infine Bush che tira per la giacca Hu per instradarlo correttamente. Sul piano dei contenuti si è assistito ad un prevedibile nulla di fatto: poche rassicurazioni da parte di Pechino sulle questioni nucleari nordcoreana e iraniana (alla faccia dei sostenitori della Cina come attore responsabile a livello internazionale), nessun impegno concreto sul piano economico (rivalutazione dello yuan, importazioni e pirateria), risposte di circostanza (cioè una sostanziale presa in giro) su aperture politiche e diritti umani. Bush, seppur timidamente, ha insistito sulla necessità di democratizzazione interna e, durante l'incontro a due, ha sottoposto nuovamente all'attenzione del suo omologo una lista di prigionieri politici i cui casi l'amministrazione americana considera particolarmente urgenti. Ma ci sono poche speranze che il gesto di buona volontà che non è arrivato prima del vertice possa avvenire dopo. La stessa lista era stata inoltrata lo scorso settembre durante una sessione delle Nazioni Unite, senza risultato. Chissà se il nome di Hao Wu era in quell'elenco. In generale la sensazione è stata quella dello stallo, con gli Stati Uniti incapaci di esercitare pressioni consistenti e la Cina rigettando ogni concessione. Ognuno per la sua strada, finché i cammini non si incroceranno di nuovo. Il problema è che non passa giorno senza che la superpotenza reale e quella potenziale si confrontino sul piano economico e i prossimi mesi promettono scintille anche su quello politico. Al di là della cordialità di rito l'atmosfera delle relazioni bilaterali è tutt'altro che distesa. Sono molti i fronti aperti ma la grande questione irrisolta rimane la natura del regime di Pechino (mentre la prospettiva di una crisi interna si fa sempre meno remota). giovedì, aprile 20, 2006
L'urlo. Quando la Cina sarà libera queste immagini saranno storia.
Hu goes to Washington/2. Seconda parte solo su Cina e dintorni.
Non riusciamo ad essere più precisi. C'è un po' di confusione nelle Solomon Islands e c'entrano Cina e Taiwan.
Il caso Ryanair. Alzi la mano chi non si è chiesto almeno una volta: ma come fanno questi irlandesi? I gemelli abbandonano per un attimo il realismo immaginario per dedicarsi all'analisi della realtà. E i risultati sono decisamente migliori.
Forse si comincia. Che ci sia da colmare un vuoto è chiaro da tempo. Insieme con Paolo della Sala ci riflettevamo la notte prima degli esami (cioè delle elezioni). Da Ideazione poi le prime reazioni rassicuranti. Nel dopo-voto è stato Daniele ad uscire allo scoperto mentre Krillix invitava tutti all'azione. Oggi su Le Guerre Civili l'annuncio di un incontro e di una nuova Opinione. Nel frattempo, l'iniziativa di Jinzo. Da soli non andiamo da nessuna parte, insieme (intelligentemente) qualche speranza c'è. Certo, ci vogliono soldi (anche). Magari si vende Sheva.
Biblioteca virtuale. Bellissimo l'ultimo numero di Emporion sulla Romania.
Braccia rubate. Due simili colpi di genio autorizzano a chiedersi: ma perché Malvino spreca il suo talento sotto le gonne di Ratzinger?
Il radioso avvenire. E' ufficiale. Sotto Zapatero le prime detenzioni politiche della Spagna democratica.
Queremos saber. Gridavano queste due parole i militanti socialisti dopo gli attentati di Madrid e prima delle elezioni. Poi la vittoria e il silenzio. Non volevano sapere, solo governare. Adesso ci sono 215 domande sull'11-14 marzo pronte per il neo-ministro dell'interno. Vedremo se arriverà qualche risposta.
mercoledì, aprile 19, 2006
Hu goes to Washington. Però prima è passato per Seattle dove ha incontrato Bill Gates che gli ha dedicato una grande festa:
About 100 people — local business, political and community leaders and the Chinese delegation accompanying Hu — will be served a three-course dinner that is officially hosted by Gov. Christine Gregoire. The menu, featuring Northwest food and wine, includes fillet of beef with Walla Walla onions, asparagus and Alaskan halibut with spot prawns. Difficile che, tra un bicchiere e l'altro, i due abbiano trovato il tempo di parlare di Internet e censura: (...) especially the popular MSN Spaces. Ma chissenefotte, vero Bill? La comunità cinese di Seattle però non ha partecipato al party: Foes of the visit, including those who support the independence of Taiwan, the religious movement Falun Gong and Tibetan rights, are working to organize protesters to gather at Hu's hotel and possibly Bill Gates' Medina mansion, where Hu will dine Tuesday evening. Domani alla Casa Bianca si parlerà molto di petrolio: With crude oil selling for more than $70 a barrel and American motorists paying $3 a gallon for gasoline, American officials say the subject cannot be avoided at Thursday's meeting in the Oval Office, as it was sidestepped when Mr. Bush visited Beijing last fall. Per l'ennesimo parere sull'impatto della Cina nell'economia globale, oggi è il turno di David Ignatius. Faced with such uncertainty, President Bush has offered China a strategic dialogue to encourage it to evolve as a ''responsible stakeholder." He can take a lead from Ronald Reagan, who used the phrase ''trust but verify." For China, the right strategy is ''embrace, but hedge." Per Michael Klare invece è contenimento: This objective governed White House planning during the administration's first seven months in office, only to be set aside by the perceived obligation to highlight anti-terrorism after September 11, 2001; but now, despite President George W Bush's preoccupation with Iraq and Iran, the White House is also reemphasizing its paramount focus on China, risking a new Asian arms race with potentially catastrophic consequences. Trattandosi di Asia Times ovviamente il focus è antiamericano. Il capitolo diritti umani comincerà probabilmente dalla Corea del Nord e da Kim Chun Hee mentre le relazioni pericolose di Pechino continuano indisturbate. Per far sapere che non gradisce, Washington si affida anche al cerimoniale: When Chinese President Hu Jintao arrives in Washington state Tuesday, he'll be feted at a banquet at the mansion of Microsoft Chairman Bill Gates outside Seattle. But when Hu reaches Washington, D.C., on Thursday for his first White House visit as China's leader, he's only getting a lunch, not the fancy dinner that would signal a full state visit.
Though that might seem a quibbling matter, the symbolism is rich because it reflects the deep ambivalence with which the Bush administration views China. Is China a benign competitor and potential solid ally, as Hu insists, or a more menacing power that in the future could threaten U.S. interests? Beijing's willingness to help contain Tehran's ambitions provides an immediate test of future intentions, of whether China is, as the official mantra goes, "rising peacefully." China has been reluctant to flex its diplomatic muscle other than in its own narrow interests. Yet if China wants, as it says it does, to be treated as an equal and a great nation, it needs to show that it can manage global problems responsibly. Auguri. (Anche su Cina e dintorni).
La Spagna violentata. Quando il leader di una formazione politica illegale, fiancheggiatore dei terroristi, istigatore della violenza armata, si siede al tavolo dei negoziati per dettare condizioni e accreditarsi come uomo di pace è il segno che lo stato di diritto è morto e la coscienza civile di un paese ridotta ai minimi termini. Otegi, l'uomo di punta di Batasuna, cioè l'Hamas del País Vasco, si è incontrato oggi con il lehendakari Ibarretxe sotto gli auspici di quel pericoloso soggetto che, non a caso, tredici zaini esplosivi hanno portato alla Moncloa con la gentile collaborazione di una cittadinanza inebetita. Otegi ha detto in sostanza che devono cessare le azioni della polizia basca contro la sua organizzazione (traduzione: dovete smetterla di applicare la legge), che si devono riunire i partiti per portare avanti il negoziato (traduzione: dentro Batasuna, fuori il PP), che si deve procedere ad una verifica democratica (traduzione: referendum per l'autodeterminazione). Quest'uomo, che oggi è il principale alleato di Zapatero in quel colossale inganno collettivo che la neolingua definisce processo di pace, è lo stesso che ha sempre giustificato le stragi di ETA, il sangue di migliaia di vittime del terrore, il ricatto e l'estorsione degli incappucciati. Quando in Italia o in Europa si parla di Zapatero come l'uomo delle riforme e del progresso non si commette soltanto un errore di valutazione clamoroso, ma si giustifica per ignoranza o per malafede un esperimento sociale devastante le cui conseguenze la Spagna sta già pagando. Quello che la banda socialista al potere sta commettendo è un crimine politico in piena regola, perpetrato nella certezza della più assoluta impunità. Quei tre giorni maledetti hanno cambiato la storia di questo paese molto più profondamente di quanto anche i più pessimisti avrebbero potuto immaginare.
martedì, aprile 18, 2006
Quando si comincia? Scrive Daniele citando Mingardi e Crespi:
Ha ragione Mingardi: la "cultura di destra" non la si fa col Cavaliere. Neanche contro di lui, sia ben chiaro. La si fa lontano da lui, autonomamente, col domani nel cuore e l'oggi nella mente e nella penna. La si fa partendo da quel poco di buono che c'è e che merita. La si fa partendo dai blog, dalle fondazioni, dai think tank, dalle riviste e dai quotidiani. E la si fa unendo tutto ciò in un network collaudato. Con tutto, quindi, meno che con i partiti. Ché prima occorre vincere la battaglia principale, la battaglia delle idee. Contare meno (i voti) per contare di più (le idee). Proviamo a non perdere questa occasione.
La politica estera dell'Italia (prima e dopo l'Unione). Se non sentisse il bisogno di scovare realismo dappertutto (anche dove non c'entra nulla), l'analisi di Daniele Sfregola sulla politica estera italiana che fu e che verrà sarebbe davvero notevole. E' il classico caso in cui gli interpreti superano in profondità gli autori dei testi che commentano: è impossibile che a destra come a sinistra abbiano pensato davvero alle relazioni internazionali in questi termini. La classe politica del nostro paese è assai più primordiale. Comunque non di solo interesse nazionale si vive: esistono anche i principi e valgono (almeno dovrebbero) pure per gli stati (se democratici). Da liberali sarebbe il caso di non dimenticarlo.
La politica estera dell'Unione (cioè dell'Italia). Ricomincia da Hamas.
La Spagna inventata. Da ieri anche l'Andalusia (dico, l'Andalusia) è un po' nazione. ETA non spara più: parola di ZP e le estorsioni ormai sono solo estorsioncine. I terroristi ti hanno ammazzato il fratello? Che culo hai avuto. Legami ETA-11 marzo? Andati persi. España va bien.
P.S. Altre invenzioni: da La Vanguardia e da Telecinco. La prensa va bien. martedì, aprile 11, 2006
'A nuttata. Poche considerazioni sparse senza pretese di completezza.
Il premio di maggioranza così concepito è una oscenità: altera il risultato elettorale e non garantisce la governabilità. Una vittoria politica come quella del centrodestra si traduce in una sconfitta (seppur di misura) elettorale anche per la superficialità con cui la legge è stata concepita e per il pressapochismo sulla presentazione delle liste all'estero. Sono errori gravi. Berlusconi, piaccia o non piaccia, è il più straordinario politico da competizione che l'Italia abbia prodotto negli ultimi sessant'anni. Attaccato da stampa nazionale ed estera (venite in Spagna) come se fosse un pagliaccio, ha condotto da solo la CdL ad un recupero cui nessuno, nemmeno i suoi alleati (scusate la parola), credeva più (noi sì, per la verità). Fini, Casini e compagnia bella sono comprimari e difficilmente riusciranno ad affrancarsi da una condizione di subalternità oggettiva. Berlusconi è il centrodestra e il centrodestra è Berlusconi. Complimenti al leader ma così non può più funzionare. Quanto a Prodi, è sufficiente aver visto l'imbarazzato intervento pubblico cui lo hanno costretto i compagni all'una di notte per capire cosa ne sarà di lui. In cinque anni (siamo generosi) la sinistra non ha prodotto un'idea originale, un pensiero coerente e nulla fa pensare che possa farlo nel prossimo futuro. Il probabile nuovo presidente del consiglio è in questo senso l'uomo più adeguato per rappresentare il deserto intellettuale (ricordate la lettera al Corriere sulla politica estera dell'Unione?) di una classe politica in grado di pensare e di agire soltanto in negativo, soltanto in contrapposizione. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Prodi - a meno di ulteriori sorprese - entrerà a Palazzo Chigi da sconfitto, nella coalizione e nel paese. Le percezioni in politica a volte contano più dei numeri. Se nella CdL prevalesse il buon senso, si capirebbe che perdere così è quasi meglio di una vittoria. Altro che recounts.
Tempi supplementari, monetina o combine?
Ore 02.20. La Camera all'Unione per meno di trentamila voti.
Ore 01.10. Il Senato andrebbe alla CdL per un seggio emiliano.
Update. Confermato, mancano comunque i voti esteri. Update 2. Che infatti cambiano il quadro. lunedì, aprile 10, 2006
Riassunto alle 22.01. Gli exit polls sono la cosa più inutile che c'è. Chi ancora ci crede dovrebbe farsi vedere. Chi ancora li commissiona dovrebbe cambiare mestiere. Quattro ore fa era in programma un comizio peno di bandiere rosse e nelle redazioni di Corriere e Repubblica si stappavano le bottiglie. Adesso non si sa bene chi abbia prenotato la piazza e gli agit-prop della disinformazione sono costretti a battere perfino qualche notizia. Su Macchiaradio oggi pomeriggio si facevano un sacco di battutine divertenti. Adesso non fanno che trasmettere Extraterrestre portami via. A Otto e mezzo parlano di grandi coalizioni, Cacciari è un po' nervoso, Pierluigi spiega a Sartori che la politica e la politologia sono due cose diverse mentre il direttore della Padania inneggia a Zapatero. Da domani in Italia non governa nessuno.
sabato, aprile 08, 2006
Quello che manca. Paolo della Sala scrive il post decisivo sulla campagna elettorale del centrodestra. Ignorare la politica estera è stato non solo un segno di incapacità tattica ma soprattutto un sintomo di preoccupante debolezza intellettuale. Se ricorderemo per qualcosa il governo Berlusconi sarà per la coerenza dimostrata nelle fasi decisive delle recenti crisi internazionali, coerenza sulla quale si doveva costruire una vittoria, non battere in ritirata con dichiarazioni tra il timido e il codardo. Scrive Paolo:
Non si capisce perché un argomento così importante e chiaro agli occhi degli elettori, se solo lo si denota con chiarezza, non è stato toccato, regalando all'Unione il privilegio di combattere sul tema della economia nazionale... tema perdente, se non si ha la più pallida idea del contesto geopolitico. La risposta si chiama ignoranza: la sinistra è fuori dalla storia ma il centrodestra attuale, che potrebbe starci dentro, la politica internazionale né la conosce né la capisce. E' da qui che deve ripartire la ricostruzione ed è qui che un'area culturale di riferimento come quella che sta crescendo in TocqueVille e attorno ad essa (in maniera collegata o indipendente) diventa imprescindibile. Se non significasse consegnare il paese ad una sinistra impresentabile sotto tutti i punti di vista, ci sarebbe quasi da augurarsi una sconfitta dopodomani. Se l'Italia se lo potesse permettere, converrebbe una pausa di riflessione, per studiare, per crescere. La battaglia vera non si gioca su un punto percentuale. Da lunedì se ne riparla. venerdì, aprile 07, 2006
Islamo-leninisti. Prima di votare, oltre all'ICI e al quoziente familiare, ricordatevi anche che c'è qualcuno che questi macellai li chiama resistenti e li appoggia. E' importante.
Sondaggi. Il candidato del centrodestra torna in testa dopo una spettacolare rimonta nei confronti del rappresentante delle sinistre. Domenica il verdetto definitivo. Calma... in Perù.
Il grande sbadiglio. Sotto elezioni a sinistra diventano tutti lettori dell'Economist. Peccato, perché anche il Times a volte ha articoli interessanti.
P.S. Comunque l'Economist andrebbe letto tutto.
Grandi manovre. Zapatero blinda il suo governo con un rimpasto a sorpresa annunciato alle 10 di questa mattina. Se ne va José Bono, ex ministro della difesa, ufficialmente per dedicarsi alla famiglia. Ma è noto che Bono non fosse in sintonia con la politica autonomica del governo e che mal avesse digerito i condizionamenti dei nazionalisti e l'approvazione dello statuto catalano. Zapatero elimina in un colpo solo una spina nel fianco in consiglio dei ministri ed una figura in grado di rubargli protagonismo sulla scena mediatica (Bono gli aveva conteso l'elezione alla segreteria del PSOE). Al posto di Bono José Antonio Alonso che lascia gli interni ad Alfredo Pérez Rubalcaba, attuale portavoce socialista al Congresso. Rubalcaba è, tra le altre cose, l'ideologo dei tre giorni della vergogna, quelli che tra l'11e il 14 marzo 2004 portarono alla sconfitta elettorale del PP dopo la violenta campagna di accuse provenienti dall'opposizione politica e mediatica. Il profilo giusto quindi per portare avanti la strategia di appeasement con ETA voluta da Zapatero, un commissario politico di provata esperienza, fedeltà e fiducia dal quale il presidente riceverà periodicamente quelle relazioni sull'andamento della tregua con cui certificare agli occhi dell'opinione pubblica gli esiti del negoziato con gli incappucciati. Tutto già scritto, tutto perfettamente programmato, l'11 marzo ed ETA di nuovo intimamente collegati, questa volta attraverso la figura del grande manovratore:
¿Estamos asistiendo a movimientos debidos exclusivamente a la falsa tregua de ETA? No lo creo. Lo más probable es que los movimientos se deban tanto a esa falsa tregua como a los derroteros que las investigaciones del 11-M puedan tomar en fechas próximas. A partir de ahora, podemos esperar un férreo intento de tapar el 11-M a costa de lo que sea: el portavoz del "Queremos saber" dedicado en cuerpo y alma a que los españoles no sepan. Da oggi Zapatero è ancora più forte e la Spagna sempre più ostaggio compiacente della propria classe dirigente. giovedì, aprile 06, 2006
Una storia vera. Qui invece l'ottimo Stefano Magni fa il punto su una realtà tragica che solo la politica italiana poteva ridurre a polemica strumentale: la Cina che mangia i suoi figli.
Il commento perfetto. Questo di Fausto Carioti sul regime della stampa in Italia.
Indietro non si torna/3. Si profila all'orizzonte il temuto governo filo-russo che, a detta dei numerosi esperti, riporterà l'Ucraina agli anni bui di Kuchma e compagnia: Yushchenko-Tymoshenko, i leader della rivoluzione arancione. Accidenti, ma non era tutto finito? Quattordici mesi fa in Ucraina ci fu un cambio di regime, non un cambio di governo. Ci fu un risveglio della coscienza collettiva, non un calcolo tattico di qualche politicante. Al di là dei personaggi che in un dato momento potranno assumere più o meno protagonismo, l'Ucraina di oggi è un paese diverso. Non è così difficile da capire.
Non basta studiarla, la politica bisogna anche sentirla. Ma quello, come il coraggio, uno non se lo può dare. mercoledì, aprile 05, 2006
Cento ore con il dittatore (forse un po' meno). Pare che l'intervista di Ramonet a Castro non fosse poi così originale.
Dicesi utile idiota. La politica estera dell'Unione:
In un'intervista concessa all'agenzia Sana, Romano Prodi ha detto ieri che in caso di vittoria elettorale della sua coalizione coopererà in modo stretto con la Siria a favore della pace e della stabilità in Medio Oriente, Siria che "occupa una posizione eccezionale, il cui ruolo è importante e costruttivo, contrariamente a ciò che certi media pubblicizzano". Grazie a Liberopensiero.
Dicesi dittatura. La malattia:
Syrian officials are aggressively silencing domestic political opposition while accommodating religious conservatives to shore up support across the country. Dicesi democrazia. La cura.
Il regime. Sottoscriviamo.
Visto dalla Spagna buona e giusta/2. Estratti dall'editoriale del Periódico (il quotidiano della progresía catalana, in realtà una specie di Manifesto senza dichiarazione identitaria) sulle elezioni del 9 aprile:
La radiografía del Gobierno de Berlusconi en estos últimos cinco años es difícil de clasificar y calificar con adjetivos. El deterioro de Italia se ve en todos los paisajes, sobre todo en los urbanos. Roma se va hundiendo en una decadencia sucia, y por supuesto Nápoles y toda Sicilia, en donde la Mafia ha tejido sus propios entramados comerciales y financieros. La fractura de la cohesión social resulta evidente. Con la reducción de los impuestos, los presupuestos dedicados a la educación, a la sanidad, a las asistencias sociales y a las obras públicas han descendido notablemente. Con Berlusconi, Italia se está desplomando sobre sí misma y entre esos escombros puede quedar sepultada su reconocida capacidad imaginativa y emprendedora. Los masivos medios de comunicación de que dispone Il Cavaliere trituran la realidad para falsificarla. Un país estancado y a la deriva. El déficit y la deuda aumentan, también la precariedad salarial y de empleo. En cambio los ricos son cada vez más ricos, empezando por el propio Berlusconi, el hombre más rico de Italia. Las diferencias entre el norte y el sur crecen de forma aparatosa. Y, sobre todo, los entornos del poder desprenden un perfume de corrupción irrespirable. Más acá de toda sospecha. Silvio, Berlusconi, por supuesto, tiene varias causas pendientes con la justicia, aunque dispone de un ejército de 80 abogados, entre los mejores del país, para defenderle. También en el Parlamento hay numerosos miembros de su coalición con graves acusaciones relacionadas con corruptelas y corrupciones. El Gobierno de Il Cavaliere ha promulgado leyes específicas para salvarse a sí mismo y a sus amigos. Un putiferio, según la clásica expresión italiana. ¡Dios salve a Italia!, a pesar de la mayoría de sus obispos. Cuando Silvio Berlusconi deje de bailar con el poder, comenzará a bailar con la justicia. Il paese di bambi e dei criminali dell'informazione.
Scusate la lentezza negli aggiornamenti ma Splinder ha nuovamente deciso di implementare una di quelle innovazioni che cambieranno la vita degli utenti.
martedì, aprile 04, 2006
Captatio. Visto che oggi siete in tanti, nel ringraziarvi vi ricordiamo che anche Cina e dintorni e Dossier Pyongyang hanno bisogno di voi.
Visto dalla Spagna buona e giusta. El País: Prodi controlla il dibattito televisivo di fronte a un Berlusconi nervoso. Poi uno si chiede come ha fatto a vincere ZP. Così.
lunedì, aprile 03, 2006
Il dibattituni/2. Coppa dei Campioni, grande Vespa. Diranno che è un assist al Berlusca. I giornalisti sono gli stessi dell'altra volta: ma perché? Pena di morte. Azz... Sorgi non ce la fa, non ce la fa. A porta vuota: l'uscita sfortunata (a dir poco) di Rutelli, facile facile. Magistrati, più giustizia, meno politica. Ottimo. Prodi inizia col Vangelo. Occhi semichiusi, finora ha detto niente. Non si capisce di cosa parla. Ah, ok, giustizia rapida. Già sentita, Mortadella sta sprecando il suo tempo. L'attenzione ai bambini, Fassino-style. Più concreto il premier, uno a zero palla al centro. Prodi cita la moglie e ride. Vuole un'Italia guidata dalle donne, penosa captatio benevolentiae. Abbassa la voce. Silvio ha gioco facile anche stavolta con la violenta campagna dell'opposizione durante i suoi cinque anni di governo. Il caimano, un film orrendo. Tremonti offeso da Prodi. Prodi ride, ma che ti ridi? Ecco, chiudiamo la televisione. Due a zero, troppo facile finora. Cos'è un ricco?, chiede Sorgi. Li pagano, questi. Perfino Prodi capisce che è una domanda idiota. Parecchi milioni di euro, bravo Prodi, preciso come al solito. E' ricco colui che è sereno, ma è pazzesco. Più sei ricco, più sei infelice, secondo Romano. Viva la sinistra. Rigore per Silvio: a sinistra parlano ancora di redistribuzione del reddito, l'immoralità del profitto, imposta di successione. Cattocomunisti dossettiani. Va bene?, chiede Prodi. Va bene? Va bene? Berlusconi insiste sulle contraddizioni dell'Unione. Tre a zero. Spesa pubblica. Si incarta il Berlusca, si incarta pure la trasmissione Internet. Questa ce la siamo persa, facciamo tre a uno. Prodi, il deficit della sinistra non esisteva, Silvio sghignazza. Il presidente non sopporta parametri di nessun tipo, ma chi è lo speechwriter? Divorzio, aborto, temi nuovi per Sorgi. Berlusconi se ne frega e torna a parlare del delinquente politico e dei conti. Prodi risponde, nessun cambiamento alle leggi. Politica felice per la famiglia, tutta questa felicità sta diventando irritante. Silvio parla del futuro, finalmente: quoziente familiare, confessiamo la nostra ignoranza. Adesso lo spiega. Troppo complicato. Vuole copiare il sistema francese. Un punto in meno. Anche Prodi ha studiato il quoziente. Napoletano torna sui tagli: almeno la domanda ha un senso, Sorgi è a pezzi. Questo è il primo fatto da fare, dice Prodi. Fatto. Evasione fiscale, paese in malora. Troppo facile. Le imposte mantengono gli ospedali, la polizia, le scuole. Imposte, imposte, imposte. Cavaliere più realista, nessun tintinnio di manette, tasse per servizi, riduzione aliquote. Giù il cappello, però questo programmone poteva applicarlo. La maestà della legge, urla Romano. Anche Vespa si è dimenticato di Sorgi. Sistema scolastico. Parla dell'Asia come se fosse piena di idioti. La fatica di insegnare, indovinate chi l'ha detto? Il dibattito sta languendo. Politica estera, dove sei? Berlusca, inglese seconda lingua madre, cioè lingua zia. Computer, formazione professionale, apprendistato, diplomi brevi. La miglior risposta di Berlusconi nei due confronti. La partita è quasi chiusa, se non fa autogol. Università alla miseria per Prodi, sempre messaggi di speranza. Istituto per amici. Boh? La ricerca ai minimi termini, qui ha ragione ma è da sempre così. Berlusconi nota il pessimismo della felicità. E' attento stasera. Il Sud. Messaggio ai giovani. Silvio: grandi opere, stanziamenti sbloccati, lotta alla criminalità - 800 dentro -, infrastrutture, Salerno-Reggio Calabria (è da quando son nato che la sento). Romano: dà dell'ubriaco a Berlusconi, altra caduta di stile davvero triste. Berlusconi s'incazza e ha ragione. Mortadella insiste. Se senti Prodi l'Italia sembra il Bangladesh. E infatti, il mediterraneo la porta dell'Asia. Geografia prodiana. Berlusconi ricambia con utile idiota. Perde il vantaggio tattico. Livello infimo del dibattito. Speriamo finisca presto. Non ho un sistema nervoso complicato, dice Mortadella. Ma ha un sistema nervoso? Lei non si è mai attentato a far le primarie. Italiano al top. Sorgi, le donne. Si fa interessante. Berlusconi torna sulle primarie, parli delle elezioni che ha vinto. Prodi su pagamenti e nomine. L'Italia sta sprecando la prima risorsa del paese. Le donne sono più brave. Prodi è per le quote rosa. Berlusca: art. 51, otto ministre (come ZP, no!), donne ambasciatrici. BOT, CCT, pensioni. Ogni domanda fa diminuire l'ascolto di cinque punti (come il costo del lavoro prodiano). Quanto manca? Plusvalenze. Silvio risponde sulle donne adesso. Che casino. Vicepresidente donna. Cioè chi? I ggiovani. Gli anziani. Di nuovo la copertura di spesa: dove prende i soldi Berlusconi? Ha detto che glielo spiega dopo, pessimo il premier qui. Iraq: aiuto. In politica estera solo Zapatero è peggio di Prodi. E' ancora convinto che l'UE abbia esportato la democrazia da qualche parte. Dai, Silvio: dì qualcosa di democratico. D'Alema marinaretto. Romagnoli? Una missione straordinaria, vai Silvio, libertà, stato di diritto, siii... Diffondere la democrazia, ha detto proprio così... Appelli finali. Mortadella: paese diviso, ricchi e poveri, meridionali e settentrionali, giovani e vecchi, il paese non può vincere. Ci credo. Terribile. Berlusca stavolta se l'è preparato? Parla di economia, perché? Abolirà l'ICI. Colpo di scena. L'Italia è un'azienda complicata. La forza di un sogno, finalmente. Finita. Berlusconi ha amministrato bene e affondato quando era il caso. Non c'è stata partita ma stasera contro Prodi vinceva anche Sbirulino.
P.S. Qui si vuol bene a Capezzone ma commenti come questi non fanno onore alla sua intelligenza. Stasera qualcuno in casa radicale comincerà a porsi qualche domanda e magari a darsi qualche risposta.
Per sapere. Qualcuno ha chiesto scusa al padre di Tommaso?
Facciamoci del male. Stasera chi vuole può seguire qui il dibattituni parte seconda. Questo il primo round.
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