|
1972
|
|
martedì, febbraio 28, 2006
La cantonata. Sempre a proposito di dettagli che fanno la differenza. Oggi l'Opinione pubblica in prima pagina la storia di un bambino iraniano sottoposto ad una punizione esemplare, con tanto di editoriale del direttore a corredo. Peccato che la storia sia una bufala come si deduce dalla confutazione del Buroggu, poi ripresa da Le Guerre Civili. Leggeteli i blog, ogni tanto.
La differenza. Sul WP, nella pagina delle opinioni, un pezzo di quelli che non troverete mai sul NYTimes. A volte la differenza fra un grande quotidiano liberal e un grande pamphlet liberal è nei dettagli.
Non è abbastanza? Forse se aspettiamo ancora un po' ce la facciamo a far diventare quella del Darfur una crisi internazionale in piena regola. Un genocidio e una vergogna per la comunità internazionale lo è già da tempo.
Banditi e protettori. ETA ieri ha compiuto il decimo attentato dell'anno. Due poliziotti sono rimasti feriti, ma l'attacco poteva essere mortale. Solo questione di tempo perché ETA torni ad ammazzare. Il principio della fine pronosticato da Zapatero assomiglia sempre di più alla fine del principio di un processo di pace illusorio che il presidente del governo sta vendendo all'opinione pubblica come cosa fatta ma che la realtà di ogni giorno si incarica di smentire. Quel che risulta più sordido ed insultante è che, da quando è alla Moncloa, Zapatero non ha mai condannato nessuna azione terrorista della banda. Fra pochi giorni saranno due anni di improvvisazione, demagogia e ideologismi. Auguri.
lunedì, febbraio 27, 2006
Qualcuno ha un'idea migliore? Perché non ci sono alternative alla promozione della democrazia.
A bocca asciutta. Come previsto, i tifosi della guerra civile dovranno rimettere in frigo le bottiglie:
Leaders of the main Sunni Arab political bloc have decided to return to suspended talks over the formation of a new government, the top Sunni negotiator said Sunday. The step could help defuse the sectarian tensions that threatened to spiral into open civil war last week after the bombing of a Shiite shrine and the killings of Sunnis in reprisal. The return to talks of the Sunni Arab bloc would be a crucial step in keeping on track the formation of a permanent government, which was mired in troubled negotiations even before the attack last Wednesday. The Sunni negotiator, Mahmoud al-Mashhadany, said Sunni politicians now recognize the need to form a widely inclusive government as quickly as possible to succeed the current interim government, dominated by religious Shiites and Kurds.
Sipario. Una Torino da ricordare.
venerdì, febbraio 24, 2006
Guerra civile o media incivili? Oggi le due paroline magiche tanto agognate dai media nella loro permanente deriva regressista - guerra civile - campeggiano praticamente su ogni prima pagina. L'attentato alla moschea sciita di Samarra è certamente un fatto grave e concepito con quell'obiettivo. Ma la violenza in Iraq è sempre stata affare limitato a gruppi ben definiti e numericamente ridotti. La guerra civile implica un'esplosione di violenza generalizzata, un tutti contro tutti che mal si adatta alle caratteristiche della società irachena che abbiamo imparato a conoscere dalla caduta di Saddam in poi. Possiamo sbagliare ma è probabile che anche stavolta i profeti di sventura restino a bocca asciutta.
giovedì, febbraio 23, 2006
Tre anni. Si fa presto a dire blog.
La notte dei cristalli. Hitchens su intimidazione e pavidità:
The incredible thing about the ongoing Kristallnacht against Denmark (and in some places, against the embassies and citizens of any Scandinavian or even European Union nation) is that it has resulted in, not opprobrium for the religion that perpetrates and excuses it, but increased respectability! A small democratic country with an open society, a system of confessional pluralism, and a free press has been subjected to a fantastic, incredible, organized campaign of lies and hatred and violence, extending to one of the gravest imaginable breaches of international law and civility: the violation of diplomatic immunity. And nobody in authority can be found to state the obvious and the necessary—that we stand with the Danes against this defamation and blackmail and sabotage. Instead, all compassion and concern is apparently to be expended upon those who lit the powder trail, and who yell and scream for joy as the embassies of democracies are put to the torch in the capital cities of miserable, fly-blown dictatorships. Let's be sure we haven't hurt the vandals' feelings.
23-F. Venticinque anni fa il tentato golpe di Tejero a metà tra il tragico e il comico. L'entrata al Congresso, la resistenza isolata di un deputato, la famosa Se sienten, coño! (Sedetevi, cazzo!), i carri armati nelle strade di Madrid e Valencia, l'intervento del Re, il fallimento dei militari. El País ricostruisce il tutto in uno speciale con una serie di documenti audio e video, immagini e il racconto di quella notte.
Venticinque anni dopo nella Spagna di Zapatero si approva una dichiarazione istituzionale condizionata dai ricatti politici dei Tejero di sinistra.
Missione compiuta. Diciassette anni sono un tempo infinito da passare in prigione. Soprattutto se ci sei stato sbattuto per aver tirato delle uova piene di vernice contro il gigantesco ritratto del boia Mao Tse Tung in quella primavera dell'89 carica di promesse poi stroncate nel sangue. Soprattutto se quando esci non sei più in grado di riconoscere nessuno, parenti compresi, perché ti hanno pestato e torturato così tanto che non ce la fai. Ieri le autorità criminali della Repubblica Popolare Cinese, ovvero la più grande dittatura del mondo, hanno lasciato andare Yu Dongyue con tre anni di anticipo sulla scadenza della condanna. Tanto non ricorda più nulla, può a stento parlare e non sa nemmeno dov'è. Non è più un uomo. Missione compiuta, grandissimi figli di puttana.
La Cina è lontana. Quasi non si vede.
mercoledì, febbraio 22, 2006
Tutto ok. Il problema è che sei comunque costretto a sperare che rivincano perché gli altri sono peggio:
"Ho parlato a lungo con il leader libico Gheddafi e mi ha assicurato la difesa dell'incolumità dei nostri connazionali, del personale del nostro consolato. Quindi tra i nostri due paesi non si è verificato e non c'è, ancora oggi, nessun problema". Il presidente del Consiglio condanna le vignette considerate blasfeme dagli islamici, nega che ci siano conseguenze nei rapporti con il Colonnello Gheddafi e con un messaggio di reciproca comprensione rivolto al pubblico di lingua araba che segue Al Jazeera ribadisce che l'unica via per evitare lo scontro di civiltà e di religione è il dialogo e il rispetto gli uni degli altri. "Non c'è altro modo - dice il premier invitando al dialogo - per costruire un futuro di benessere, di giustizia per tutti, che rispettarsi a vicenda, che conoscersi di più e, conoscendosi di più si può capire come il fondamento di tutti noi è un fondamento sempre di bontà, di moderazione, di aspirazione all'amicizia e alla comprensione tra i popoli". Per questo Berlusconi ha "stigmatizzato" e "condannato" la pubblicazione delle caricature di Maometto che hanno scatenato l'indignazione del mondo musulmano. La satira, ha dichiarato il presidente del Consiglio all'emittente satellitare con sede nel Qatar, non deve essere "irrispettosa". Mamma mia. Ma non c'è nessuno nella CdL che abbia il coraggio di dirgli qualcosa?
La guerra fredda. Le previsioni di Sports Illustrated peri i quarti dell'hockey. Qui si tifa USA e, in subordine, Slovacchia.
Sarà il dialogo. Da quando Zapatero ha cominciato a distribuire ottimismo a piene mani, ETA piazza una bomba a settimana. Ditelo al Corriere (e ai radicali).
Italiani, brava gente. La contro-OPA della multinazionale tedesca E.ON rischiava di mandare all'aria i piani del governo socialista sul settore dell'energia. Così l'ENEL ha pensato bene di dare una mano a Zapatero. More to come...
America oggi. Essendo in esilio non potremo vedere Dalla parte degli angeli su La7. Comunque quel titolo è bellissimo, complimenti.
martedì, febbraio 21, 2006
Un solo punto azzurro tra il bianco e il nero. Era una gara tra i due americani. E' spuntato Fabris.
Pesi e misure. La condanna di Irving non è solo un mostro giuridico ma è soprattutto l'ennesimo monumento all'ipocrisia. Là fuori c'è gente che per anni ha negato l'esistenza e le conseguenze del gulag sovietico e alcuni continuano a farlo. Non stanno in galera ma spesso tra i banchi di un parlamento. Non sono diversi da Irving, negano solo una parte diversa della storia. Evidentemente la storia non è uguale per tutti, né la giustizia, né la verità, né la decenza. E' deprimente che qualcuno dia loro retta, è vergognoso che in certi casi siano rappresentanti del popolo in un contesto democratico. Ma sbatterli in galera per questo rende noi troppo simili a loro per andarne orgogliosi anche per un solo breve momento.
Gli amici di Ferrando. Oggi hanno fatto esplodere un'autobomba in un mercato di Baghdad uccidendo almeno venti persone.
P.S. Gli amici di Ferrando erano anche amici di Bertinotti fino al momento in cui il velo dell'oblio e dell'ipocrisia non sono stati stesi in occasione della campagna elettorale. Sarebbe bene non dimenticarlo. Se Ferrando è impresentabile, lo sono anche tanti altri.
Gli amici di Zapatero. La Spagna sta affondando sotto i colpi di un massimalismo anni trenta, la società è divisa come non mai da una battaglia ideologica scientemente provocata dalla classe dirigente al governo, lo zapaterismo si sta rivelando in tutta la sua vacuità come una fucina di false promesse, menzogne e manipolazioni. Ma non per il Corriere della Sera che, con Paolo Franchi, vede nei fallimenti del peggior esecutivo della democrazia spagnola il segno di un riformismo moderno alle prese con i problemi di un grande paese moderno. Fossimo riformisti di sinistra, chiederemmo i danni.
P.S. Se la bella rassegna-stampa dei radicali pubblicasse a volte anche qualche pezzo non sdraiato sulla linea-bambi renderebbe un miglior servizio alla verità. Con amicizia. giovedì, febbraio 16, 2006
Divagazioni torinesi. Nel caso non si fosse capito 1972 è in un momento lento. Il titolare ha la testa altrove per un sacco di ragioni, è frustrato perché la televisione spagnola continua a mandare in onda feuilletons mentre a Torino c'è tutto il resto del mondo, è sicuro che questo dipenda dal fatto che gli atleti spagnoli stanno facendo una figura meschina e qui funziona così, è incazzato nero perché ha buttato 15 euro per comprare su Eurosport un servizio di Live TV che non funziona e soprattutto è divorato da una nostalgia che per la prima volta in tanti anni si fa sentire dritta nello stomaco. Per fortuna nei prossimi tre giorni questo morso sarà alleviato da un ritorno breve ma, si spera, intenso. Scusate tanto e grazie a chi continua a passare di qui.
Incontrarsi a Torino. Attorno alle Olimpiadi un bel po' di storie e di personaggi. Alcune le racconta Dan Steinberg, del Washington Post, che a Torino sembra esserci andato più per il formaggio e il vino che per le gare. Una mattina Dan entra in un negozio per comprare del Castelmagno e ci trova per caso uno dei cuochi più famosi d'America che vive a Washington ma che di Torino è originario. Ovviamente Dan non lo riconosce. Il video è qui. La cosa più bella comunque è la risata di Angela.
martedì, febbraio 14, 2006
La voce. Appena finita la combinata. Ascoltata per radio qui. Come i nonni, grazie ad Internet. Ah, ha vinto Ligety (USA). Gli americani di nuovo in testa nel medagliere.
L'eleganza. Al NYT è piaciuto parecchio l'addio di Michelle Kwan alle Olimpiadi di Torino. Ieri ne parlava anche Sports Illustrated, il cui sito in questi giorni è qualcosa di spettacolare.
L'onta. C'è questa storia delle liste di proscrizione per i gay in Camerun. Fa venire i brividi anche perché da quelle parti di solito si inizia con gli elenchi e si finisce con i machete.
La noia. In dodici anni a sinistra non sono stati capaci di cambiare registro. Vorrà dire qualcosa?
venerdì, febbraio 10, 2006
Torino, fatti guardare.
![]() Oggi è uno di quei giorni in cui vorremmo non essercene mai andati. Il sito ufficiale. Un blog tra Milwaukee e Pinerolo. Uno tutto torinese. Il Washington Post sulla sicurezza. Piazza Sabotino sul NYT. Fa un certo effetto. Obiettivo: piacere e piacerci.
Contenti?
Let's start with the one thing we know for sure about the Bush administration's program to listen to al Qaeda's phone calls into and out of the United States: It's dead. Un Daniel Henninger in gran forma spiega perché NYT e intelligentsia assortita hanno dato una bella mano ai terroristi.
Mo' me lo segno, uno di noi, che fretta c'era, e non finisce qui. Un Luca Sofri inarrestabile sulla via dell'illuminazione. Ancora un passo e torna tra noi.
P.S. Invece dai regressisti (alcuni usciti giusto in tempo dal letargo) oggi una serie di sconcezze da mettere i brividi. giovedì, febbraio 09, 2006
Memo. Non andate su Cina e dintorni e Dossier Pyongyang.
Non trattenete il respiro/2. Come prevedibile la risposta alla domanda precedente sembra essere negativa:
El comisario de Justicia y Seguridad, el italiano Franco Frattini, ha sugerido hoy que la prensa europea debería dotarse de un código de conducta para evitar que se repitan incidentes como el de la publicación en un diario danés de viñetas consideras como blasfemas por la comunidad islámica. Al saltar las primeras críticas de la prensa contra esta posibilidad, Frattini se ha apresurado a puntualizar que se trataría en cualquier caso de una medida voluntaria. Adoptar ese código voluntario permitiría en opinión de Frattini “enviar un mensaje al mundo musulmán: ‘Somos conscientes de las consecuencias de ejercitar el derecho a la libertad de expresión. Podemos y estamos listos para autoregular este derecho’”. Frattini, si rende conto di quel che sta dicendo?
Non trattenete il respiro. Fiamma Nirenstein scrive, ovviamente molto meglio, l'articolo che avremmo voluto scrivere noi. In due parole: l'Europa capirà finalmente di essere sotto attacco e saprà rispondere alla criminale strategia politica dei grandi manovratori totalitari del mondo musulmano?
L’attuale galvanizzazione del mondo islamico militante ha i tratti di una svolta epocale. L’ideologia centrale è quella dello scontro aperto, con spirito di sfida, con l’Occidente. Si costruisce la strategia di una guerra di nazioni e continenti sul terreno arato da Bin Laden. La costruzione teorica per cui si chiede nelle piazze di tutto il mondo la testa di giornalisti, politici, diplomatici europei, è innovativa: non c’è giurista nella tradizione islamica che ritenga che i non musulmani debbano essere soggetti alla legge del Corano, se non su terre sotto la giurisdizione dell’Islam. La protesta suggerisce invece che terribili punizioni, fino alla morte, possono essere inflitte anche a non musulmani su terra non musulmana. Non c’è traccia, però, di questo in tutta la giurisprudenza né sciita né sunnita. Ma attenzione: i non musulmani che vivono assoggettati su terre islamiche, i dhimmi, secondo la tradizione sono soggetti, con regole che variano con la clemenza del giudice, alla giurisdizione della sharia, per cui chi offende il profeta deve essere punito. Tuttavia gli europei sono oggi assediati nelle loro sedi, minacciati di decapitazione. Sono i cristiani che hanno avuto la loro prima vittima, sono gli ebrei criminalizzati a essere minacciati, proprio come dhimmi. La sfida attuale è del tutto nuova dunque, e suggerisce l’idea che l’Europa sia zona assoggetta, popolata da dhimmi. mercoledì, febbraio 08, 2006
Ci dispiace. C'e chi chiede scusa per le violenze. Il gesto è apprezzabile anche se non necessario: solo gli ignoranti (e la sinistra regressista) possono pensare che gruppi di fanatici dediti all'odio e alla violenza siano rappresentativi dell'intero mondo musulmano. Certo, se più voci come queste si facessero sentire, non guasterebbe. Non tanto per convincere gli ignoranti (e la sinistra regressista) quanto per dare un segnale di coraggio e di indipendenza di giudizio tra gli stessi musulmani. Fate il paragone con i figli di papà che sfilavano in questi giorni per le strade danesi chiedendo scusa per le vignette e capirete che razionalità, logica, senso di responsabilità, consapevolezza dei propri diritti, aspirazione alla libertà, rispetto dei principi democratici non sono questione di latitudine.
Per comprare danese. Grazie a Daw.
Che fretta c'era. Comunque è bello che a quattro anni dall'11 settembre e tutto quel che ne è seguito, dopo che per tre anni riflessioni tipo queste sono costate a questo e ad altri blog ripetute accuse di fascismo da parte dell'intelligentsia, anche Luca Sofri ci stia arrivando. Meglio tardi che mai, si potrebbe dire. Avevamo ragione noi, si potrebbe aggiungere.
I vili europei. Continua il penoso giro di reazioni provenienti dal governo spagnolo sull'ondata di violenza islamista antioccidentale. Dopo quel monumento all'ignominia rappresentato dalla lettera congiunta Zapatero-Erdogan di cui abbiamo già parlato (lo statista della Moncloa avrà chiesto al suo compagno di spropositi spiegazioni per la morte di don Santoro?), oggi Moratinos ha rilanciato il giocattolo dell'allenza di civiltà come soluzione del problema. Moratinos è pagato per dire queste cose. Il guardasigilli López-Aguilar è andato addirittura oltre, affermando che è normale che uno risponda (testuale) delle conseguenze della libertà che esercita. E' che sono giacobini, non c'è niente da fare. Ha aggiunto che soprattutto in questa parte del pianeta si deve fare attenzione a quel che si fa. E' che son razzisti, non c'è niente da fare. Intanto Zapatero si riunisce con i rappresentanti delle comunità islamiche spagnole. E' che son codardi, non c'è niente da fare. Quanta Spagna c'è nel destino dell'Europa, ci chiedevamo qui? Sempre di più, a quanto pare.
martedì, febbraio 07, 2006
Per ciò che siamo. Dice tutto, brillantemente, Jimmomo.
Piccole bloggers crescono. La bravissima Stefania Lapenna parla in radio di Iran e nucleare. Quelli di TCS si sono accorti di lei, i quotidiani italiani in sonno ovviamente no.
Cattive compagnie. Emanuele Ottolenghi dà qualche consiglio alla sinistra europea:
The right says "freedom of speech" and "Western values," the Left says "multiculturalism." The politically correct may pause and think twice though, given that their once cherished slogans are increasingly the monopoly of the right and their obsession with multiculturalism is putting them on a dangerous slippery slope where their traveling companions are not merely the pious and the aggrieved, but also the less than lucid Holocaust-denying, Homosexual-hating, Jew-bashing, woman-oppressing Islamists who did not call for merely "respect" this weekend, but also for "beheading all those who insult Islam." Beware who your friends are, no less than who are your enemies. Ed individua il punto di non ritorno delle proteste di questi giorni: In the West we do not believe only in freedom of speech, no matter how silly the speech is. We also believe in the power of ideas to expose the silliness of some speech through robust, but civilized debate. No wisdom will prevail, though, if debate is conducted by violent means. A violent response that aims to intimidate and muzzle the West on anything concerning the sensitivities of one specific community is unacceptable and makes the dispute over the cartoons a sideshow. The only right course of action now, even if one finds those cartoons silly or in bad taste, is to stand by the publisher, the Danish government, the right of other papers to publish, and the general principle of freedom that makes Europe still a free continent and the Arab Middle East still a sea of dictatorships. Recalling ambassadors was disgraceful. Burning embassies was medieval. Boycotting businesses was mafia-like. And not formulating a joint European response (not yet, one hopes) — let alone expressing solidarity to the Danes — was pusillanimous. It is not Denmark, at this point, that owes an apology to Islam. An apology is owed to Denmark, to Europe, and to the freedom that these assaults aim to deny. Ma perché proprio adesso? Could it be that, as David Conway of Civitas suggests, this has little to do with Muhammad the Prophet and much to do with Iran the nuclear power? Iran, after all, has just been refereed to the U.N. Security Council on account of its nuclear program. And guess what: When Iran finds itself in the eye of the storm, which, of all countries, will be chairing the U.N. body? Denmark. Speriamo che lo traducano a Zapatero e a Prodi. lunedì, febbraio 06, 2006
Per dispetto. C'è sempre la speranza che la stupidità dei tiranni renda innecessario un intervento esterno.
El fracaso. Sette anni di Chávez. E non può che andar peggio.
P.S. L'Unesco lo premia.
Memo (autopromozione). Non c'è nessuna ragione per cui chi passa di qui non possa andare a leggersi Cina e dintorni e Dossier Pyongyang. Primo perché da queste parti si è cominciato a parlare di Asia ben prima che diventasse un tema alla moda sui quotidiani. Poi perché non ci risulta che nel panorama dei blog italiani ve ne siamo molti dedicati a Cina e Corea del Nord. Inoltre perché il tentativo di trattare argomenti consistenti provando a non renderli pesanti andrebbe in qualche modo premiato. Infine perché tra giornalisti che copiano e direttori che nicchiano (occhio a non prendere rischi, potreste addirittura indovinare), un po' di distratta attenzione sembra il massimo cui si possa aspirare. Se questa vi sembra un'autopromozione sfacciata e pure un po' arrabbiata è perché lo è. Ma in tempi di esperti del proprio ombelico, passione, impegno e a volte - per sbaglio - perfino qualche buona intuizione dovrebbero essere merce preziosa, o almeno non disprezzata. Scusate.
Forse perché leggono Krugman.
Given the Bush administration's evident inability to govern, Democratic electoral victories should be a sure thing. But they aren't. Why?
Il vile europeo. Zapatero scrive (con Erdogan) sull'International Herald Tribune (che lo pubblica) un articoletto in cui condanna le vignette su Maometto senza spendere nemmeno un parola per le violenze dei fanatici alimentate dai regimi totalitari. Si riferisce continuamente alle due parti, come se l'esercizio della libertà di stampa e l'incendio delle ambasciate fossero atti di pari dignità. Zapatero disconosce e fondamentalmente disprezza i principi liberali e la sua posizione non sorprende. Sorprende di più che la lettera sia scritta in inglese visto che il profeta dell'alleanza di civiltà, che evidentemente contempla nel proprio statuto la censura e la prevaricazione violenta, non conosce nulla di quella lingua.
venerdì, febbraio 03, 2006
Il più amato dagli idiotarians. L'ultima fatica di Robert Fisk fa bella mostra di sé in tutte le principali librerie spagnole e il suo autore è intervistatissimo da tv e radio. Non averne mai azzeccata una aiuta ad essere apprezzati nel paese dei balocchi di ZP. Per voi invece una stroncatura di 1107 pagine che non abbiamo letto e non leggeremo.
Le vignette su l'Opinione.
Non è la satira che offende l’Islam ma il politically correct e il terrorismo. Esattamente. Anche su Libero.
Mo' me lo segno. Luca Sofri ha preso posizione.
A la calle. Come si epura nella Spagna progre.
Benzinaio in Chief. Sembra un paradosso ma non lo è. Il Bush vero e quello inventato da chi la realtà la osserva con le lenti dell'odio. Splendido editoriale sul Foglio (ovvero, nonostante tutto, il miglior quotidiano italiano).
giovedì, febbraio 02, 2006
Nessun dogma/3. Riprendiamo questo post (da TocqueVille) perché riassume bene la gravità della situazione:
Altro che radici cristiane, l’Europa non ha neppure quelle laiche, ha perso ogni punto di riferimento etico. Un giornale che licenzia il proprio direttore perché questo ha osato difendere la libertà di opinione e stampa in materia religiosa, è una cosa che ci dovrebbe scandalizzare se avvenisse in una dittatura, ma cosa dobbiamo dire, ora che è avvenuto nella laica Francia? Quando non si è disposti a battersi per Vienna e per i Sudeti viene il giorno in cui ci si deve battere per Parigi, Londra, Bruxelles, Amsterdam: il problema è che il nemico è già Parigi, è già ad Amsterdam, è già a Londra… e noi continuiamo a non accorgercene. Anche su Le Guerre Civili. Silenzio dai blog de sinistra. Come sempre. Loro vedono solo Bush e il Cavaliere.
La tribuna dell'odio. C'è un gran fiorire di editorialisti di Hamas in questi giorni sui quotidiani liberal.
Evo e il suo maglioncino hanno già perso la pazienza.
El diálogo entre el periodista Jorge Rivas y Evo Morales es el siguiente:
–Jorge Ramos: Lo que muchos tienen miedo, temen que usted se parezca al autoritarismo de Hugo Chávez, o la dictadura de Fidel Castro, usted ha dicho que admira a Fidel Castro.
–Evo Morales: Admiro y respeto, respeto y admiro (silencio) allá hay democracia, yo he visto...
–Jorge Ramos (interrumpe con cara de asombro): ¿Me está diciendo que en Cuba hay democracia?
–Evo Morales: Si bien Fidel Castro esta ahí es por la revolución...
–Jorge Ramos: La pregunta es muy sencilla, ¿para usted Fidel Castro es un dictador o no lo es?
–Evo Morales: No para mí Fidel Castro es un hombre democrático que defiende la vida, que tiene sensibilidad humana, si para usted es un dictador, ese es su problema, no el mío.
–Jorge Ramos: Usted llegó al poder gracias al poder del voto y no pedir democracia para los cubanos...
–Evo Morales (con expresión muy irritada): Yo le pido mucho respeto, no me diga hipócrita.
–Jorge Ramos (conciliador): No..., le pregunto, ¿esa es una hipocresía?
–Evo Morales (se irrita aún más): La única hipocresía seguramente viene de sus preguntas, yo le quiero pedir mucho respeto haga preguntas sólo sobre situaciones económicas de mi país. (En ese momento Morales, muy nervioso, dirige su mirada detrás de las cámaras, probablemente a su jefe de gabinete). ¡Lo que... lo que usted está llevando a una confrontación internacional y no voy a permitir eso!
Nessun dogma/2. Contrordine, compagni. Il direttore (ex) di France-Soir è coraggioso e civile. L'editore è un codardo. Ma spuntano altre sacche di resistenza.
mercoledì, febbraio 01, 2006
Nessun dogma. Nelle democrazie non c'è posto per i ricatti del fondamentalismo religioso. La coraggiosa e civile decisione di France-Soir di pubblicare le vignette incriminate.
|
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
![]() Asia e dintorni Normblog |