1972

giovedì, dicembre 29, 2005
Neopopulismo. Anche in Argentina le cose si stanno mettendo male.
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La guerra (invisibile) di Zapatero. In un paese in cui esistessero ancora un'opposizione politica seria, una professione giornalistica credibile, un'opinione pubblica attenta, storielle come quella della fregata spagnola in missione d'appoggio ad un'azione militare statunitense in Iraq potrebbero avere conseguenze rilevanti per un governo che dal suo insediamento non fa che distinguersi per improvvisazione, incompetenza e demagogia. Purtroppo siamo in Spagna e nulla di tutto questo succederà. Che un anno e mezzo dopo la gloriosa ritirata e l'ansia infinita di pace dell'esecutivo socialista, truppe spagnole si riaffaccino sul teatro della sporca guerra imperialista e neocoloniale potrebbe essere perfino interpretato come segnale incoraggiante di un ritrovato senso di responsabilità sulla scena internazionale. Potrebbe. Se non fosse però che il governo di Madrid se ne vergogna, tace e si limita a negare le rivelazioni de El Mundo attraverso le frettolose dichiarazioni di un ministro della difesa sempre più imbarazzato e imbarazzante. Ieri Bono ha risposto testualmente che tutto è rigorosamente falso. Ma non si capisce bene cosa sia falso: se la presenza della fregata, se la missione d'appoggio, se le fotografie.
La vicenda è particolarmente grave per almeno tre ordini di ragioni. Il primo è di carattere morale e riguarda la retorica pacifista che, complici gli attentati di Madrid, ha accompagnato l'ascesa al potere di Zapatero e ne ha caratterizzato l'intera azione di governo. Dove sono oggi le masse indignate in sfilata permanente contro la partecipazione spagnola alla guerra per il petrolio? Tutte a prendere ordini dalla Moncloa? La seconda è di carattere politico: se confermata, la presenza spagnola in Iraq sarebbe avvenuta non solo senza il coinvolgimento del parlamento ma addirittura nel più assoluto segreto. Non fosse stato per il servizio de El Mundo, nessuno in Spagna, dalla classe politica ai cittadini, ne sarebbe stato informato. Anche qui, ma non era Aznar il fascista che, senza autorizzazione, aveva portato la Spagna in un conflitto che il 90 per cento della popolazione rifiutava? La terza riguarda il sistema dell'informazione: fatta eccezione per trenta secondi nel telegiornale di Antena 3, nessun altro notiziario ha dato risalto alla notizia. Ma l'autocensura ha coinvolto anche radio (salvo la solita COPE) e giornali. La democrazia spagnola sta andando a male e il fetore si sta facendo sempre più insopportabile.
Sarebbe carino che Zapatero si presentasse in parlamento a spiegare cosa sta succedendo. Ma qualcosa ci dice che non lo farà: dovrebbe ammettere il fallimento senza attenuanti della politica estera del suo governo, costretto a ritagliarsi una visibilità posticcia dopo aver perduto il rispetto e la considerazione di quelli che una volta erano alleati. L'unica soluzione è continuare a tacere e a mentire, con la complicità di un quarto potere ridotto a caricatura di se stesso. Tutto è caricaturale qui ormai. Silenzio, Spagna.
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martedì, dicembre 27, 2005
Medio Evo. Alvaro Vargas Llosa scrive di Bolivia e dice che in fondo non c'è da preoccuparsi. Nel dubbio noi continuiamo a preoccuparci.
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giovedì, dicembre 22, 2005
Provate voi a non impazzire. Bisogna essere pazzi per non essere d'accordo con noi. Nelle stanze del potere dei regimi comunisti del XX secolo questo dev'essere stato un pensiero ricorrente: infatti i dissidenti finivano spesso e volentieri in manicomio. In quelle dei regimi comunisti del XXI - cioè i quattro o cinque che continuano a sfidare il corso della storia - la tradizione si ripete. Wang Wanxing racconta qui la sua esperienza (13 anni) in un ospedale psichiatrico cinese e aiuta ad aprire un'altra porta sull'oscuro presente di repressione della Cina dal Pil stellare:

Wang's testimony is unique. He is the first high-profile dissident to be sent to Europe (rather than the US) since the late 80s, and the only inmate of China's notorious Ankang system of police-run psychiatric hospitals to be expelled to the west.

As in the old Soviet Union, China classifies dissidents as being "mentally ill", arguing that their activities against the state are a form of madness.

There are around 25 Ankang - the name means "peace and health" - institutes for the criminally insane in China; the government's eventual plan is to build one Ankang for every city with a population of one million or more.
After his arrest, meanwhile, Wang was "diagnosed" as suffering from "political monomania" - a condition that doesn't exist.

The treatment meted out to inmates included electric shocks, insulin shocks and forced injections.

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La democrazia è un processo/2. Anche Paolo, come Allam, si avvita un po' e non coglie che se in Egitto vincono i Fratelli Musulmani e in Iran gli Ahmadinejad non è perché c'è la democrazia, ma perché non c'è.
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Non solo Bruxelles. Domenico Naso, blogger appassionato e curioso (come piacciono qui), inizia la sua avventura su Blogosfere con un impegnativo proposito: quello di parlare di Europa e di europei senza rimanere incagliato nelle nebbie di quel Moloch spersonalizzante rappresentato dall'UE. Insomma, raccontare l'Europa rendendola interessante. Euroteca comincia con un'intervista al sottoscritto sulla situazione spagnola. Grazie a Domenico per il dettaglio e buona fortuna.
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mercoledì, dicembre 21, 2005
2006: un'altra carestia? Su Dossier Pyongyang l'epilogo del WFP e l'abbandono al loro destino di milioni di nordcoreani.
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Non dite che non ve l'avevamo detto. Un passo dopo l'altro, in Catalogna si procede verso la chiusura dell'unica voce di opposizione. Silenzio, Spagna.
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La democrazia è un processo. Federico Punzi e Carlo Panella replicano perfettamente ad un Magdi Allam (per una volta) piuttosto sfortunato. Nulla da aggiungere.
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martedì, dicembre 20, 2005
Scusate il ritardo/2. Ieri a Kabul ha aperto il nuovo parlamento afghano. L'ultima volta fu nel 1973. Queste sporche guerre imperialiste...
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Il mal francese (ed europeo). Non ci sono solo i radicali che tifano Morales, per fortuna ci sono anche quelli che dedicano speciali ad Alain Finkielkraut, ostracizzato dall'intelligentsia benpensante in quanto non allineato.
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Il branco. Anche in Italia, come in Spagna, linciare non è reato se le vittime non stanno a sinistra:

Per tante ragioni Borghezio non è Giovanni Amendola, ma i suoi aggressori sono squadristi e il suo linciaggio richiederebbe una severità repressiva non enfatica, un “ora basta” che non si è udito. Che cosa avremmo udito e letto se al termine di una manifestazione leghista quel che è accaduto a Mario Borghezio fosse successo, a parti rovesciate, a Nichi Vendola o a Paolo Cento o a Oliviero Diliberto o a Franco Grillini?

Sicuri che non stia succedendo qualcosa di nuovo, anzi d’antico, e che vada bene così?

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lunedì, dicembre 19, 2005
Stupefacenti. L'amico di Chávez e Castro vince le presidenziali boliviane. E i radicali (alcuni) esultano. Si suppone che siano gli stessi che considerano Zapatero un fulgido esempio di liberalismo.
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Le balle che ti ho detto. Ricordate il Katrina e i suoi morti tutti poveri e neri? Ecco, non era vero niente.
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Sarà la vittoria di chi ci ha creduto. Glenn Reynolds sull'ultimo discorso di Bush:

I just watched Bush's speech. Nothing new there for anyone who's been paying attention to the speeches he's been giving over the past couple of weeks. But one big thing struck me: In this national televised speech, Bush went out of his way to take responsibility for the war. He repeatedly talked about "my decision to invade Iraq," even though, of course, it was also Congress's decision. He made very clear that, ultimately, this was his war, and the decisions were his.
Why did he do that? Because he thinks we're winning, and he wants credit. By November 2006, and especially November 2008, he thinks that'll be obvious, and he wants to lay down his marker now on what he believed -- and what the other side did. That's my guess, anyway.

Paul Mirengoff:

Glenn Reynolds argues that Bush was up-front about his responsibility for the war because he thinks we're winning and wants credit. Bush almost certainly does think that things are going our way and that we will win if we persevere. But I think the tone of the speech was less about positioning himself to take credit than about conveying his sincerity and good faith in order to persuade Americans to stick with him on the war so that we do win it. I trust that the personal qualities Bush displayed in the speech play better with most Americans than those his crtics generally display.
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Remember Dongzhou/3. Perché ce ne saranno altre:

Citizens of Dongzhou — and Taishi and Huankantou and Shengyou — have no such choice. They cannot bring effective legal action against their corrupt overlords. They cannot organize politically to change national policy. All they can do is take to the streets to let Beijing and the world know that they are being excluded and deprived. That is what other powerless Chinese will do next year. And more of them will be killed for it.
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Passi di bimbo. Cosa si è deciso (pochino) dentro le stanze del WTO ad Hong Kong. Su quel che è successo fuori, il solito velo pietoso.
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Trovate voi gli aggettivi. Zapatero si ricorda che ha soldati in Afghanistan: la foto, la ola, il sorrisino stampato sul volto. Fra poco inizia un altro anno con bambi. Tanti auguri.
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sabato, dicembre 17, 2005
Remember Dongzhou/2. Su Cina e dintorni le ultime dal villaggio della strage.
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Scusate il ritardo.



Iraq, dicembre 2005.
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mercoledì, dicembre 14, 2005
Remember Dongzhou. Contro la repressione e la censura, diffondete questo.
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Le armi non uccidono, i fanatici sì. Anche se Herbert Meyer accomuna impropriamente tattica di breve periodo (colpo di stato) e strategia di lungo periodo (rivoluzione democratica), la tesi di fondo del suo articolo è condivisibile: inutile concentrarsi sulle armi nucleari quando il nocciolo della questione in Iran è il regime change. Come in Corea del Nord, aggiungiamo noi.
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A El País si son persi qualcosa. Titolo e articolo in esteri:

L'Iraq chiude le frontiere e si prepara per le sue prime elezioni democratiche.

Qui fanno informazione così.
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Comunisti. Una volta quelli come Bertinotti li chiamavano utili idioti.
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martedì, dicembre 13, 2005
A proposito di ipocrisia.

The European Union secretly allowed the United States to use transit facilities on European soil to transport "criminals" in 2003, according to a previously unpublished document. The revelation contradicts repeated EU denials that it knew of "rendition" flights by the CIA.
The EU agreed to give America access to facilities - presumably airports - in confidential talks in Athens during which the war on terror was discussed, the original minutes show. But all references to the agreement were deleted from the record before it was published.


Tutto quello che vi dicono da Bruxelles è falso.
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Tengo famiglia. Schroeder continua a far danni anche da morto (politicamente). Battute a parte, ogni giorno è più chiaro come le mosse di questi campioni della pace europei e europeisti siano state dettate da interessi personali e connotate dalla più bieca ipocrisia. Come si possa credere ancora nel progetto europeo è un mistero, a meno di non essere come loro.
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Se bastasse. Fausto Carioti invita a firmare per la liberazione di Biscet. Premesso che è difficile che serva a qualcosa, rinnoviamo l'appello a chiunque ci legga. Di sicuro lui apprezzerà.
Sottoscriviamo anche il post scriptum.
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Islamofascismo e libertà. L'intervista di Christian Rocca a Christopher Hitchens. Imparate.
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lunedì, dicembre 12, 2005
Osirak II? La follia di un Iran nucleare è piuttosto chiara ad Israele:

ISRAEL’S armed forces have been ordered by Ariel Sharon, the prime minister, to be ready by the end of March for possible strikes on secret uranium enrichment sites in Iran, military sources have revealed.

“Israel — and not only Israel — cannot accept a nuclear Iran,” Sharon warned recently. “We have the ability to deal with this and we’re making all the necessary preparations to be ready for such a situation.”

Sempre detto che Sharon è un uomo di pace.
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Scheda tecnica del voto iracheno (che è già cominciato). Sempre da Iraq The Model un'analisi provincia per provincia.
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Involuzioni tocquevilliane/4. Pace, democrazia e diritti fanno rabbrividire. Testuale. Per non parlare del resto. E dei commenti (c'è pure uno che si firma Mario Sechi ma che non può essere lui). Avanti così.
Update. La replica, perfetta, di Jimmomo che ha ancora voglia di spiegare per l'ennesima volta gli stessi concetti ad interlocutori a cui evidentemente non interessa ascoltare. Tanto sanno già tutto.
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domenica, dicembre 11, 2005
L'unica forma di realismo sostenibile. L'espansione della democrazia e della libertà. Condoleezza Rice scrive di pace democratica sul WP:

What is needed is a realistic statecraft for a transformed world.
President Bush outlined the vision for it in his second inaugural address: "It is the policy of the United States to seek and support the growth of democratic movements and institutions in every nation and culture, with the ultimate goal of ending tyranny in our world." This is admittedly a bold course of action, but it is consistent with the proud tradition of American foreign policy, especially such recent presidents as Harry Truman and Ronald Reagan. Most important: Like the ambitious policies of Truman and Reagan, our statecraft will succeed not simply because it is optimistic and idealistic but also because it is premised on sound strategic logic and a proper understanding of the new realities we face.


Supporting the growth of democratic institutions in all nations is not some moralistic flight of fancy; it is the only realistic response to our present challenges.

If the school of thought called "realism" is to be truly realistic, it must recognize that stability without democracy will prove to be false stability, and that fear of change is not a positive prescription for policy.


Ma ci vuol tanto a capirlo?

P.S. Questo articolo dovrebbe essere il manifesto di TocqueVille. Invece...
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Silenzio, Spagna. Da quanto tempo Zapatero non condanna più un attentato di ETA?
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Sparano! Sparano! La sera di martedì scorso nel villaggio di Dongzhou (Shanwei) è successa una cosa piuttosto sgradevole. Le forze di sicurezza locali, successivamente supportate da truppe provenienti da altre aree, hanno bloccato le vie di accesso e le principali strade del luogo, hanno cominciato ad arrestare gente e verso le dieci si sono messe a sparare contro la popolazione. Risultato: venti morti, cinquanta dispersi, forse. E' il più grave incidente di questo tipo dalla strage di Tiananmen ma sarebbe più corretto dire che è il più grave incidente di cui si sia avuta notizia.
Tutto nasce da una protesta dei locali per l'ennesima espropriazione di terre senza compensazione:

A small group of villagers was delegated to complain to the authorities about the plant in July, but they were arrested, infuriating other residents and encouraging others to join the protest movement. On Dec. 6, while villagers were mounting a sit-in demonstration, police made a number of arrests, bringing lots of people out into the streets, where they managed to detain several officers. In response, hundreds of law enforcement agents were rushed to the scene. Everybody, young and old, "went out to watch," said one man who claimed his cousin had been killed by a police officer's bullet in the forehead. "We didn't expect they were so evil. The farmers had no means to resist them."

Dopo il silenzio rituale l'agenzia di stampa del regime parla di istigatori e di polizia costretta ad aprire il fuoco:

Hundreds of villagers incited by a few instigators  violently attacked a wind power plant on Dec. 6, and assaulted the police, the Information Office of the city government of Shanwei in south China's Guangdong Province said here Saturday. In an investigation report of the incident, the office called the armed assault a serious violation of law.

Police moving in to maintain order were forced to throw tear shells to break up the armed besiege, and arrested two insurgents.

It became dark when the chaotic mob began to throw explosives at the police. Police were forced to open fire in alarm. In the chaos, three villagers died, eight were injured with three of them fatally injured. Concerned government departments are still investigating in the exact cause of the death.

Un capolavoro.
Ad oggi il villaggio continua sotto assedio. La censura dei media ufficiali non è bastata ad evitare il diffondersi delle notizie:

Dongzhou, however, is close to Hong Kong, whose television signals reach here easily, and news of the killings has spread rapidly, despite the officially imposed silence in Chinese media. In the last 24 hours, Chinese language Web sites have carried abundant reports on the killings, often picked up from foreign news outlets, and commented upon them endlessly and often angrily.

Qualcuno ha parlato al telefono con i corrispondenti stranieri:

“I was not at the scene that night, but after I heard some people were shot dead, I went to the clinic and saw three dead bodies there,” said a man who gave his name only as Chang. “The next day, I heard there were several bodies lying by the road, where tragedy took place. I went there and saw seven or eight bodies lying there in a row, surrounded by many policemen, who were denying the families’ attempts to claiming for the bodies.”
Numerous accounts said that the authorities had thrown corpses into the sea and burned bodies after the killings. Villagers said they had counted 13 bodies floating on the sea.
Villagers also said that several times over the last few days, female residents had approached the police, who are still present in Dongzhou in large numbers, to beg that the bodies of relatives be released.
Others said that people had quickly buried the bodies of their relatives so they could not be destroyed by the police to cover up evidence of the killings.

Rising China.

(Anche su Cina e dintorni).

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venerdì, dicembre 09, 2005
Zbigniew, dov'eri? Uno dei passaggi dedicati a Brzezinski dall'ultimo saggio di Norman Podhoretz:

Now I have to admit that I find it a little rich that George W. Bush should be accused of “suicidal statecraft” by, of all people, the man who in the late 1970’s helped shape a foreign policy that emboldened the Iranians to seize and hold American hostages while his boss in the Oval Office stood impotently by for over a year before finally authorizing a rescue operation so inept that it only compounded our national humiliation. And where was Brzezinski—famed at the time for his anti-Communism—when the President he served congratulated us on having overcome our “inordinate fear of Communism”? Where was Brzezinski—known far and wide for his hard-line determination to resist Soviet expansionism—when Cyrus Vance, the then Secretary of State, declared that the Soviet Union and the United States had “similar dreams and aspirations,” and when Carter himself complacently informed us that containment was no longer necessary? And how was it that, despite daily meetings with Brzezinski, Carter remained so blind to the nature of the Soviet regime that the invasion of Afghanistan, as he himself would admit, taught him more in a week about the nature of that regime than he had managed to learn in an entire lifetime? Had the cat gotten Brzezinski’s tongue in the three years leading up to that invasion—the same tongue he now wags with such confidence at George W. Bush?

Ancora su Brzezinski e Iraq:

Zbigniew Brzezinski may be wrongheaded, but he is neither blind nor stupid. Why, then, his willful silence in the face of all these signs of progress? I can only interpret it as the product of a rising panic. No less than the denizens of the mainstream media, he is desperately struggling to salvage a worldview that, like theirs, should have been but was not killed off by 9/11 and that, like theirs, may well suffer a truly mortal blow if the Bush Doctrine passes through the great test of fire it is undergoing in Iraq.

C'è molto di più.
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Il tiranno e la vetrina. Anche se per una volta non siamo così d'accordo con lui, Charles Krauthammer offre sempre argomenti su cui riflettere. Per esempio questo:

Both President Bush and his opponents in Congress are incessantly talking about "benchmarks" to guide any U.S. withdrawals from Iraq. But there is one benchmark that is always left unspoken: We cannot leave until Saddam Hussein is dead, executed for his crimes. No one will say it, but everyone knows it. As long as he is alive and well-dressed, every Iraqi will have to wonder what will happen to him and his family if Hussein returns. Only Hussein's death will assure them that he will not return.
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La casa comune. All'ONU quelli come Ahmadinejad ci stanno decisamente comodi (grazie a Stefania).
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Involuzioni tocquevilliane/3. In fondo gli stessi di prima sostengono che bisogna farsi amico l'Iran.
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Involuzioni tocquevilliane/2. Altre diecimila battute per dire che la democrazia non serve a niente. C'è parecchio disordine in quegli scaffali.
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giovedì, dicembre 08, 2005
Liberazioni.

Gli afghani oggi:

Four years after the fall of the Taliban, Afghans express both vast support for the changes that have shaken their country and remarkable optimism for the future, despite the deep challenges they face in economic opportunity, security and basic services alike.

Yet despite these and other deprivations, 77 percent of Afghans say their country is headed in the right direction — compared with 30 percent in the vastly better-off United States. Ninety-one percent prefer the current Afghan government to the Taliban regime, and 87 percent call the U.S.-led overthrow of the Taliban good for their country. Osama bin Laden, for his part, is as unpopular as the Taliban; nine in 10 view him unfavorably.
Progress fuels these views: Despite the country's continued problems, 85 percent of Afghans say living conditions there are better now than they were under the Taliban. Eighty percent cite improved freedom to express political views. And 75 percent say their security from crime and violence has improved as well. After decades of oppression and war, many Afghans see a better life.

The survey also finds broad majority support for women's rights in Afghan society, albeit, as in other readings, with more modest strength of commitment behind it. Nine in 10 Afghans support girls' education and women voting, three-quarters support women holding jobs and two-thirds support women holding government office — remarkable in a country where the Taliban so thoroughly repressed such rights.


Dedicato a idiotarians, pacifisti, amici degli islamofascisti, sedicenti realisti e MSM.
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Dead man writing. Zhao Yan, in prigione dal settembre 2004 per aver rivelato segreti di stato (che Jiang Zemin si sarebbe dimesso), è stato premiato da RSF come giornalista dell'anno. Rischia la pena di morte. Zhao Yan dovrebbe essere solo un professionista dell'informazione. Per il regime è un criminale. Per noi un eroe.
(Anche su Cina e dintorni).
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L'innamoramento.

Ma l’innamoramento la dice lunga. La pittura dell’icona eroica la dice lunga su quanto si sia radicata nella opaca Europa e nella coscienza pubblica pacifista-liberal, cioè nella famosa superpotenza mediatica delle piazze urbane ed elettroniche, l’avversione verso gli inglesi e gli americani e verso quel che rappresentano.

Sessant’anni dopo non vedrete e non sentirete le testimonianze dei curdi gasati, dei kosovari martoriati, degli sciiti reclusi nelle camere della morte, come sentimmo il grande grido contro le persecuzioni e le violenze del Terzo Reich. No, sei decenni dopo gli organi della coscienza pubblica hanno deciso che se Saddam dice di essere gagliardo come Mussolini o se ammette che il terrorismo sunnita è figlio di un suo piano d’azione criminale contro la nascente democrazia irachena, meglio sorvolare. Dittatore è bello.
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mercoledì, dicembre 07, 2005
Blog fratello/2. Dossier Pyongyang, sempre su Blogosfere.
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Il presidente eterno. Questo è quello che succede nelle democrazie che piacciono ai Diliberto. E la Bolivia rischia la stessa fine.
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Era domenica. Pearl Harbor, le foto dell'attacco (Via Barcepundit).
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Che Allah ce li conservi. Paolo della Sala ha intervistato Magdi Allam.
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Votate (se volete). Non avendo avuto l'onore (per il terzo anno consecutivo) di essere nominati ai Weblog Awards e senza che Andrea ce ne voglia, la nostra preferenza va a Stefania. Un po' perché è una giovane promessa, un po' perché giustamente ci tiene molto. Anche in una rosa di candidati più competitiva di quella presentata lei e Andrea avrebbero trovato posto. Quindi votateli. Fine del giochino.
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La difesa dell'interesse nazionale. Ministri degli esteri di tutta Europa riuniti a Bruxelles per discutere la proposta britannica sulle finanze continentali 2007-2013. Moratinos è in Angola.
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Gli ipocriti. Jimmomo spiega perfettamente cosa è venuta a dire la Rice agli europei. Che ovviamente continueranno a far finta di niente.
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martedì, dicembre 06, 2005
La storia si ripete. Stavolta in Kazakhstan. L'opposizione è debole, come in Azerbaijan. Servono pennarelli indelebili.
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Quando l'Aventino ha un senso. L'opposizione venezuelana ha fatto la cosa giusta. Adesso la partita si gioca tutta al di fuori di istituzioni ormai svuotate di qualsiasi significato.
Qui per saperne di più.
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Tradizione e nuovo corso. Oggi la Spagna celebra i ventisette anni della Costituzione. E se ne vergogna.
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Votare con le proprie gambe. Dopo che domenica scorsa Hong Kong ha nuovamente dimostrato che non esiste un'eccezione cinese sulla via della democrazia, Donald Tsang (il capo dell'esecutivo dell'ex-colonia britannica) è tra l'incudine e il martello: come evitare di fare la fine del suo predecessore senza venir meno agli ordini dei suoi superiori a Pechino?

The lawmakers demanded that Tsang accompany them to Beijing to present their case. His office, however, said there are no plans to do so.
Lawmaker Margaret Ng said Tsang also refused to meet with the democracy advocates, who hope to pressure him to amend his proposals. Tsang's office issued a statement saying he hopes to meet all legislators before December 21, when the government is scheduled to table its reform proposals at the Legco for endorsement. The sentiment for democracy shown by the tens of thousands of protesters in the march puts Tsang in a quandary, given hopes in Beijing that the chief executive would be able to mute the demand for universal suffrage.
Tsang is in an increasingly difficult position, with former chief secretary Anson Chan appearing at the rally.

Grattacapi a Zhongnanhai:

What happens next? Beijing has made it clear that, no matter how many people march in the streets, no timetable for democracy will be immediately forthcoming. But the chief executive now needs to make a concession and at the same time save face.
Most people realize that, caught between the irreconcilable demands of the central government in Beijing and the democrats in Hong Kong, Tsang is in a tough spot. But they also want to see him succeed.

The ball is now in the chief executive's court, and the game, much to Beijing's chagrin, is once again democracy.
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giovedì, dicembre 01, 2005
Blog fratello. La piattaforma Blogosfere ospita da qualche giorno un blog dedicato esclusivamente alla Cina e curato dal sottoscritto. Per chi fosse interessato l'indirizzo è questo: Cina e dintorni. Per policy aziendale si può commentare. Siete pregati di non approfittarne (è ben accetta qualsiasi opinione o critica purché civile e inerente al tema). Nei prossimi giorni ne partirà un secondo sulla Corea del Nord. Ovviamente 1972 continuerà.
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Aneddoti. Oggi per poco il presidente del PP, Mariano Rajoy, e la presidentessa della Comunità di Madrid, Esperanza Aguirre, non si ammazzano in un incidente di elicottero. Va be', direte voi, può succedere. Raggiunto dalla notizia, il presidente (tutti presidenti qui) del parlamento europeo, il socialista catalano Josep Borrell, ha commentato: questo è quel che succede a chi va a vedere i tori in elicottero. Borrell è quello che diceva che il no al referendum sulla costituzione europea avrebbe significato la vittoria dei neoconservatori americani. Di questa pasta sono fatti i guitti da avanspettacolo che governano la Spagna.
Ah, il prode Zapatero ieri si è rifiutato di condannare le manifestazioni per la chiusura della COPE dirette dai suoi alleati di governo di Esquerra Republicana. Il Venezuela è molto più vicino di quel che si possa pensare (comunque voi continuate a leggere il Riformista).
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A Fabio. A Luisa.

Tocque Ville, la città dei liberi






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