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lunedì, ottobre 31, 2005
Il 3 novembre con israeliani, americani, iracheni e iraniani. Contro la dittatura dei mullah e l'antisemitismo di stato, saremo idealmente in piazza anche noi giovedì prossimo insieme a tutta TocqueVille alla sua prima grande uscita pubblica. Questo il comunicato-stampa inviato al Foglio e ad altri quotidiani. Più che opportuna la condanna congiunta del razzismo antiebraico e di quello antiamericano, intimamente collegati. In gioco anche la sicurezza e lo sviluppo democratico dell'Iraq.
Cercasi Wojtyla disperatamente. Forse i maestri di realpolitik (compreso quelli bravissimi che albergano in TocqueVille) avranno una risposta anche per questo. Forse chi considera Berlusconi un genio del tatticismo e della diplomazia per le scempiaggini dette l'altro giorno non ci troverà nulla di male e spiegherà che è l'unico modo per ottenere qualcosa. Forse il nostro idealismo democratico non è così sofisticato come certe analisi che capita di leggere con frequenza anche dove non ti aspetteresti. Forse. Ma ci è difficile interpretare quella che sembra ormai l'inevitabile svolta vaticana sulla questione Cina-Taiwan come qualcosa di diverso da un tradimento patente dei principi della democrazia e del rispetto dei diritti umani:
THE Vatican is preparing to break its ties with Taiwan and establish diplomatic relations with mainland China, ending more than 50 years of mutual hostility with Beijing. A Vatican official said a leading spokesman, Cardinal Angelo Sodano, was sending a deliberate signal when he said the Vatican was ready to move its nuncio (ambassador) from Taiwan to Beijing immediately. And Taiwanese officials said they expect the Vatican to establish relations with Beijing within 18 months. The shift follows signs that Beijing is tacitly accepting the Pope's right to approve, if not appoint, bishops in China. Cardinal Sodano, speaking at a conference, said that in return for the Vatican cutting its links with Taiwan, China would have to respect religious freedom. Potete contarci. domenica, ottobre 30, 2005
Tutti contro la COPE. Ovvero, di come la Spagna da nazione aliberale stia diventando una nazione illiberale. Offensiva dei media filogovernativi contro l'unica voce di opposizione reale nel paese. E' il progressismo, tesoro.
Un leader piccolo piccolo. Praticamente inesistente. Magari domani smentirà, magari dopodomani uscirà dall'incontro con Bush con una rinnovata fede nella democrazia in medioriente, magari i suoi solerti portavoce ci spiegheranno che si è espresso a titolo personale, magari i media hanno manipolato di nuovo, magari lo scoop non esiste perché così parlò Silvio altre volte in maniera più sfumata, magari...
Berlusconi ha fatto una cosa buona nei suoi anni di governicchio - appoggiare l'alleato americano nella guerra al terrorismo e di conseguenza nell'operazione Iraq freedom - e ogni volta che parla riesce a rovinarla. Perché quel che ha detto è grave e perché è stupido l'hanno già spiegato altri con una pazienza che invidiamo. Aggiungiamo solo che dopo tanti anni Berlusconi dovrebbe ormai aver capito la differenza fra il salotto di casa e un ruolo istituzionale. E chi ha a cuore un futuro liberale per questo straziato paese dovrebbe imparare a non perdonare uscite così disgraziate per contenuti e tempistica. Il fatto che l'alternativa sia peggiore non giustifica l'indulgenza: essere costretti a sperare che il cavaliere inesistente rivinca le prossime elezioni per non dover assistere ad una deriva zapaterista all'italiana dà la misura di quanto tetre siano le prospettive di rilancio in una nazione le cui sorti sono perennemente affidate a classi dirigenti ignoranti della storia, incapaci di leggere le dinamiche politiche al di fuori di Montecitorio, inclini all'incoerenza e alla superficialità. Un leader piccolo piccolo per un paese piccolo piccolo. sabato, ottobre 29, 2005
La montagna e il topolino. Per dovere di cronaca un breve commento sul non appassionante caso Wilson-Plame-Mister X. Dunque, ad uscirne male è Libby, capo dello staff del vicepresidente Cheney: le accuse formulate contro di lui da Fitzgerald sono quelle di spergiuro, ostruzione alla giustizia e falsa testimonianza. Nessuna riguarda direttamente la responsabilità di aver rivelato l'identità di Valerie Plame. Pare che Rove sia ancora sotto inchiesta ma la sensazione è che, dopo due anni, l'investigazione sia sul punto di chiudersi con questo risultato. Nonostante gli zucconi, un po' poco per diventare il Watergate di Bush, così ansiosamente cercato da chi non ha ancora digerito le sconfitte elettorali. E' costretto ad ammetterlo anche un riluttante NYT che nell'editoriale istituzionale di oggi si arrampica letteralmente sui vetri per tentare di tenere in piedi la tesi che l'inchiesta non è riuscita dimostrare, ovvero quella di una cospirazione ai vertici. La stizzosa frase conclusiva testimonia che ieri sulla quarantatreesima si sono vissute ore difficili. Come al solito più corretto il WP che riassume i termini della vicenda senza indulgere in ulteriori speculazioni.
Più che una questione di giustizia il caso Plame è stato fin dall'inizio un'arma di lotta politica imbracciata dai nemici dichiarati di Bush (Fitzgerald non c'entra, fa il suo lavoro) per fargliela pagare. Personalmente ci è sempre sembrata una storia del tutto marginale nel contesto degli avvenimenti che stanno vedendo protagonista l'America sullo scenario internazionale e continueremmo a pensarlo anche in caso di nuovi sviluppi. Il tentativo di ridurre ad uno scandalo interno il momento rivoluzionario che l'amministrazione Bush ha propiziato, oltre che patetico si è rivelato per il momento fallimentare. E' che gli avversari del presidente sono fatti così: vedono milioni di iracheni coinvolti in un processo costituzionale e non fanno altro che interrogarsi sulle ragioni dell'intervento in Iraq. Pazienza. Loro adesso hanno la testa di Libby, noi quella di Saddam Hussein. venerdì, ottobre 28, 2005
Quelli che... i neocon sono finiti. Il venerdì è un bel giorno anche perché il WP pubblica la colonna di Charles Krauthammer che oggi smonta il presunto realismo di Brent Scowcroft. Assolutamente da non perdere.
L'arte della guerra nel web. Solo un dubbio: vale la pena dedicare un piccolo capolavoro come questo a uno come Luttazzi?
giovedì, ottobre 27, 2005
Terminologia applicata. Ahmadinejad e il suo Iran non sono ultraconservatori. Sono fondamentalisti islamici. La prima espressione serve al limite a definire la casta al potere a Teheran rispetto alle componenti riformiste all'interno della società iraniana ma è la seconda a definirla davanti al mondo. Non è solo una questione di vocabolario, è un importante elemento di chiarezza concettuale. Quando i giornali o i commentatori occidentali usano categorie interne alla politica di un paese per illustrarne le dinamiche rispetto alla comunità internazionale, producono spesso confusione e incorrono il più delle volte in svarioni imperdonabili (come questo). Definire correttamente un interlocutore o un avversario è la premessa per non trovarsi impreparati nel momento in cui è necessario decidere come comportarsi nei suoi confronti. Una delle principali cause dell'incapacità dei media di capire e quindi di spiegare il fenomeno terrorista e la conseguente lotta delle democrazie contro l'islamofascismo è data proprio dal rifiuto (la maggior parte delle volte cosciente) di chiamare le cose con il loro nome. L'inversione dei termini aggressore e resistente è forse l'esempio più clamoroso, ma non è il solo. A Teheran non governa la destra parlamentare britannica, governa il fondamentalismo islamico. Sono nazifascisti, non conservatori.
La memoria corta. Ci era sfuggito il pezzo in cui Robert Kagan ricordava tutte le volte che il New York Times (lo scriviamo per intero, perché si capisca bene) aveva lanciato l'allarme sulle armi di distruzione di massa di Saddam. Leggetelo, è istruttivo.
Guardare Mosca dritto negli occhi. Natan Sharansky, che di schiavitù e libertà sa qualcosa, scrive oggi sul WP un articolo a proposito dell'involuzione autoritaria della Russia di Putin. Lo fa però sgombrando subito il campo da sciocche e pericolose confusioni: il fatto che la democrazia fatichi ad attecchire a Mosca non significa che l'Unione Sovietica stia ritornando. E' un punto fondamentale che dovrebbero tenere a mente tutti quelli che denunciano le politiche illiberali di Putin ma non si accorgono che la perdita del senso delle proporzioni, lungi dal rafforzarli, indebolisce i loro argomenti:
But it is important to put things in perspective. The Soviet Union was a place where millions worked for the KGB, tens of millions were killed and hundreds of millions lived in constant fear. The situation today is a far cry from that, not only because Putin is no Leonid Brezhnev, and certainly no Stalin, but, more important, because the virus of freedom has spread among Russians for well over a decade. To reimpose Soviet-style tyranny in Russia would be virtually impossible. Fatta questa doverosa premessa, Sharansky va al cuore del problema. L'indifferenza dei governi occidentali alla sorte di Khodorkovsky non sta facendo male solo all'interessato ma alla Russia intera: Today, the Soviet Union is no longer an enemy. Russia has a leader, Putin, who sees cooperation with the free world as the way to restore his country to its former greatness. But the feeble protests of the free world to Khodorkovsky's arrest, and the refusal to make Moscow pay any price for its rollback of democratic freedoms, have led those in the Kremlin to believe that they can consolidate power in Russia through undemocratic means and still win the cooperation with the West that they seek. This is unfortunate. Just as the failure to press the Kremlin to free Khodorkovsky has facilitated its efforts to consolidate power and restrict freedoms, successfully pressuring the Kremlin to free Khodorkovsky would help restore those freedoms and help return Russia to the path of democratic reform. Insomma da un idealista della democrazia un appello al realismo politico: non serve gridare al lupo ma occorre mettere Putin di fronte alle proprie responsabilità.
Arancione tendente al rosso. Quando il Riformista assomiglia all'Unità.
mercoledì, ottobre 26, 2005
Le parole del fuhrer. Ahmadinejad in tutto il suo splendore:
"The establishment of the Zionist regime was a move by the world oppressor against the Islamic world," the president told a conference in Tehran entitled 'The World without Zionism'. "The skirmishes in the occupied land are part of a war of destiny. The outcome of hundreds of years of war will be defined in Palestinian land," he said. "As the Imam said, Israel must be wiped off the map," said Presiden Ahmadinejad, referring to Iran's revolutionary leader Ayatollah Ruhollah Khomeini. Noi con questi ci facciamo gli accordi sul nucleare.
Quei duemila eroi. Dedicato a chi pensa che il caso Plame-Miller sia una cosa importante.
Il nostro piccolo Fidel. La tattica di questo governo da opera buffa: ne spari una grossa, speri che non se ne accorgano, se poi se ne accorgono, smentisci. Di espropriazioni proletarie e altre amenità nella Spagna della menzogna perpetua. Váyase, señor Zapatero.
PPP. Del Pasolini di Fausto Carioti qui si condivide praticamente tutto. Con un'aggiunta. Questa:
L'intelligenza non avrà mai peso, mai nel giudizio di questa pubblica opinione. Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai da uno dei milioni d'anime della nostra nazione, un giudizio netto, interamente indignato: irreale è ogni idea, irreale ogni passione, di questo popolo ormai dissociato da secoli, la cui soave saggezza gli serve a vivere, non l'ha mai liberato.
Basta. Ecco, magari adesso che oltre all'inutile, stupido e mafioso titolare di questo blog lo dice pure Ostellino, il silenzio su Celentano comincerà a farsi strada... O no.
Iraq. I però stanno a zero.
I però stanno a zero. Il nuovo Iraq ha una nuova Costituzione e sarà d’esempio. Il terrorismo sta perdendo perché gli iracheni hanno dimostrato di amare la democrazia più di quanto temano la morte. Sono loro i veri resistenti, sovrani secondo diritto. martedì, ottobre 25, 2005
Speciale Ideazione. Sono online gli articoli sulla rivoluzione dei blog, argomento principale del numero di settembre. Segnaliamo il nostro sui blog europei filoamericani ma l'intera sezione è - se permettete - di notevole interesse. Per chi non aveva voglia di spendere i dodici euro adesso non ci sono più scuse.
Da non perdere nell'edizione web il pezzo dei gemelli sulla minaccia/opportunità cinese e quello di Daniele Sfregola sulle strategie australiane nell'area Asia-Pacifico. Davvero un bel team quello di Ideazione.
Fanno dieci anni. Che Aung San Suu Kyi è agli arresti:
I myself wanted to have something special to say about Daw Suu Kyi on this day to remember her struggle and to verbalize her spirit. But I have found that is the easy part. The hard part is not getting upset over the fact that it has now been ten years and that there appears to be no end to this silenced struggle.
Ombre cinesi. Hanno fatto una prova generale dei Giochi 2008. Non è andata benissimo.
Sorprese. Toh, in Argentina hanno vinto i peronisti. Quelli di Kirchner almeno, perché quelli di Duhalde hanno perso.
La fine politica di Galloway. Sempre troppo tardi.
Belmont Club osserva.
...il tutto mentre in Italia ci si divide su Celentano e Luttazzi...
La scommessa della democrazia. Iracheni e americani la stanno vincendo.
Váyase, señor Zapatero. ETA continua il negoziato, con quattro bombe in altrettante sedi giudiziarie del País Vasco. I giornali danno la notizia sottolineando il fatto che non ci sono state vittime, come se questo rendesse il gesto meno esecrabile. La linea è quella dettata dalla Moncloa, memento minimizzare semper. Ieri i terroristi avevano comunicato chiaro e tondo (nonostante il demenziale titolo de El Mundo) che riforme statutarie sul modello catalano non sono sufficienti a chiudere il cosiddetto conflitto basco. Doccia fredda sullo statista dal sorriso perpetuo che aveva puntato tutto sul progetto anticostituzionale approvato dal parlamento di Barcellona per venderlo agli incappucciati e chiudere la partita. Zapatero, nel suo rifiuto patologico della realtà, non è in grado di capire che i terroristi negoziano sempre e solo con la pistola sul tavolo. Dopo l'ennesimo attentato un capo di governo responsabile aprirebbe gli occhi, chiederebbe scusa e tornerebbe a combattere gli stragisti anziché blandirli. Bambi invece continuerà a seminare false speranze, menzogne e ipocrisie, fedele ad una condotta suicida che, oltre ad insultare le vittime e a smantellare lo stato di diritto, sta diventando l'immagine indelebile del triste passaggio storico che vive la democrazia spagnola. Váyase, señor Zapatero.
lunedì, ottobre 24, 2005
Neutralizzare Pyongyang. Anche se non se ne parla, Washington continua la sua politica di prevenzione e strangolamento dei traffici di armi e tecnologia nucleare che coinvolgono la Corea del Nord:
The Bush administration is expanding what it calls "defensive measures" against North Korea, urging nations from China to the former Soviet states to deny overflight rights to aircraft that the United States says are carrying weapons technology, according to two senior administration officials. The new campaign was speeded up this summer after a previously undisclosed incident in June, when American satellites tracked an Iranian cargo plane landing in North Korea. The two countries have a history of missile trade - Iran's Shahab missile is a derivative of a North Korean design - and intelligence officials suspected the plane was picking up missile parts. Ovviamente Seul non è d'accordo: But the Asian allies are divided on that question. South Korea's government, which is preparing for a visit by Mr. Bush next month, has been privately warning against taking steps that would aggravate North Korea. Intanto Hadley, sulla scia della Rice, è in viaggio verso Mosca per tentare di ammorbidire Putin sul problema iraniano. Tre sono i punti-cardine della strategia americana nello scacchiere asiatico: The first is to block the sale of any bomb material or radioactive material from North Korea. The second is to beef up anti-proliferation efforts, including denying overflight rights. A third component of the effort is to step up "counterproliferation," which involves preparing nations to counter chemical or biological weapons, and work out ways to defend against a missile attack. I nuovi provvedimenti sono da leggersi all'interno di un contesto più ampio i cui elementi essenziali sono stati delineati mesi fa a Washington. L'obiettivo è quello bloccare le fonti di finanziamento del regime e di conseguenza la sua capacità di operare sui mercati del contrabbando e della vendita di armi. Se si considera la storia delle transazioni illecite di Pyongyang salta agli occhi la differenza fra le misure in progetto (non solo in America ma anche in Giappone) e la nozione di embargo comunemente inteso. Infatti non è necessario procedere ad un blocco totale e indiscriminato: piuttosto si tratta di azioni mirate a neutralizzare i traffici via terra e via mare - armi, droga e valuta - oltre alle rimesse delle associazioni pro-Pyongyang con sede all'estero e a controllare la reale destinazione degli aiuti internazionali il cui cammino, una volta superato il confine, è oggi praticamente impossibile seguire. Nelle intenzioni di chi le ha concepite, queste sanzioni dovrebbero provocare uno scossone al sistema tale da pregiudicare direttamente la classe dirigente ancora fedele a Kim: l'effetto sperato sarebbe la dissoluzione dall'interno della struttura di potere. I problemi in questo caso si chiamano Cina e Corea del Sud che, per ragioni diverse ma compatibili, sono terrorizzate dalla prospettiva di un collasso del gulag-state di Kim Jong Il.
Professioni e potere. Gli avvocati stanno alle democrazie liberali come gli ingegneri ai regimi totalitari. Alcune possibili spiegazioni.
Se no non te lo danno. Ormai una delle condizioni necessarie (e spesso sufficienti) per ricevere il Nobel è aver partorito o promettere di partorire illuminate analisi del tipo:
NOBEL Prize-winning author JM Coetzee yesterday launched a thinly veiled attack on Australia's proposed anti-terrorism laws, likening the Howard Government's controversial reforms to human rights abuses under apartheid in his native South Africa.
Zimbabwe, inverno. Quello di Mugabe.
SOME call them the “dust people”, others the “people with no address”. President Robert Mugabe’s government has a more graphic term: “Sniff out the rats who have sneaked back in” is the name of the latest campaign by police and soldiers against the city dwellers whose homes they demolished earlier this year but who have refused to flee. Thousands of Zimbabweans are now living like animals in the midst of rubble, crawling in and out of hovels less than 3ft high, fashioned from cardboard boxes and broken asbestos. Ma dove sono tutti?
Il Grande Macellaio/2. Recensione di Maurizio Molinari del libro di Chang e Halliday. Se n'era parlato qui e qui.
Scusate ma...
domenica, ottobre 23, 2005
Giù le mani da Internet/2. Perché l'ONU e l'UE non devono occuparsi del web:
Internationalizing control of a medium now regulated with a loose hand by a nation committed to maximizing freedom would inevitably create more of an opening for countries like China - a strong proponent of imposing some international supervision of Icann - to exert more pressure on internet service providers. More broadly, international regulation could enable like-minded governments to work in concert to deem certain thoughts impermissible online. It is all too possible that minority political or religious expressions would be widely repressed under a doctrine of the greater good imposed by a collective of governments claiming to know what's best, limiting what may be expressed online to whatever, say, the United Nations General Assembly, the European Union, or the Arab League, might deem reasonable. Visti i precedenti...
Adelante. La Spagna continua a vendere tecnologia militare al Venezuela (Via Barcepundit).
E Hitler risanò l'industria tedesca. Nick Kristof all'opera. Missione: giustificare il più grande serial-killer del XX secolo.
Finally, there is Mao's place in history. I agree that Mao was a catastrophic ruler in many, many respects, and this book captures that side better than anything ever written. But Mao's legacy is not all bad. Land reform in China, like the land reform in Japan and Taiwan, helped lay the groundwork for prosperity today. The emancipation of women and end of child marriages moved China from one of the worst places in the world to be a girl to one where women have more equality than in, say, Japan or Korea. Indeed, Mao's entire assault on the old economic and social structure made it easier for China to emerge as the world's new economic dragon. Penoso.
Tra cedri e gattopardi. Ci sono rivoluzioni democratiche che maturano, altre che hanno bisogno di più tempo. Poi ci sono paesi in cui il passato sembra non voler passare mai.
Per esempio. Sarebbe impossibile, strutturalmente, ontologicamente impossibile che i tre quarti dei blog a stelle e strisce passassero le giornate a vivisezionare un programma televisivo, a dividersi sulla veridicità o la falsità delle affermazioni del giullare che lo conduce, ad esaltare o criticare l'apparizione (semi-religiosa) del giornalista sputtanato che viene invitato, a criticarne o giustificarne i dati d'ascolto. Non solo impossibile, sarebbe impensabile. E va be', direte, che c'entra, quella è l'America, noi siamo l'Italia... Appunto.
sabato, ottobre 22, 2005
L'ONU si è già pentita. Attenzione a questa:
THE United Nations withheld some of the most damaging allegations against Syria in its report on the murder of Rafik Hariri, the former Lebanese Prime Minister, it emerged yesterday. The names of the brother of Bashar al-Assad, President of Syria, and other members of his inner circle, were dropped from the report that was sent to the Security Council. The confidential changes were revealed by an extraordinary computer gaffe because an electronic version distributed by UN officials on Thursday night allowed recipients to track editing changes. One crucial change, apparently made after the report was submitted to the UN chief, removed the name of President al-Assad’s brother, Maher, his brother-in-law, Assef al-Shawkat, and other high-ranking Syrian officials. The final, edited version quoted a witness as saying that the plot to kill Mr Hariri was hatched by unnamed “senior Lebanese and Syrian officials”. But the undoctored version named those officials as “Maher al-Assad, Assef Shawkat, Hassan Khalil, Bahjat Suleyman and Jamal al-Sayyed”. The deleted names represent the inner core of the Syrian regime. A chi può essere venuta l'idea? Il Jerusalem Post ha una risposta: The last-minute alterations made to the Detlev Mehlis report on the assassination of former Lebanese Prime Minister Rafik Hariri may have been made under pressure by UN Secretary General Kofi Annan, Israel Radio reported Friday afternoon. Annan, according to speculations, was concerned that the harsh report could cause political instability in Syria, perhaps even leading to an overthrow of the Assad regime, and thus preferred a watered-down version of the report. L'era Annan, una manna per genocidi e tiranni. Update. Publius Pundit approfondisce il tutto e conclude così: This is, believe it or not, the beginning of the end for Syria’s dictatorship. No amount of lies, deceit, or even bombs can save them now. venerdì, ottobre 21, 2005
Protezionismo culturale. Quando si arriva a questo punto significa che si è proprio alla frutta:
THE French campaign against the global tide of American entertainment is poised to take a big stride forward when almost every nation backs the first world convention on protecting culture. Most of the 190 members of UNESCO, the UN cultural agency, are expected to vote overnight for a "convention on cultural diversity", which enshrines on a global level France's longstanding policy of subsidising its arts and imposing quotas on American films and music. The vote will be a big defeat for the US, which held out against the plan with partial backing from Australia, Israel and Japan. Non si sa da dove cominciare per criticare questo obbrobrio: antiamericanismo, barriere all'ingresso di idee non conformiste, paura della competizione culturale, chiusura in se stessi, arma in più nelle mani dei dittatori, potete continuare voi. Il bello è che lo chiamano patto per la diversità culturale. Ormai quando si vedono certe sigle (UN, EU, F) si sa già da che parte non stare.
L'inizio della fine. Foste Assad voi stanotte come dormireste? Ne parla anche l'ottimo Captain Marlow.
P.S. Per una volta l'ONU ha riconosciuto un crimine di una dittatura.
Di terra bella uguale non ce n'è. Oggi è uno di quei giorni che uno è felice di vivere altrove.
giovedì, ottobre 20, 2005
Il Grande Macellaio. Delle due lunghe e brillanti recensioni di questo libro (che sarà il caso di comprare) sulla vita e i crimini di Mao Tse-tung citiamo come nota di speranza i paragrafi conclusivi:
Keith Windschuttle: In the past, books about China have played a major role in altering its politics. Edgar Snow’s Red Star over China was important in winning domestic support for the Chinese Communist Party. Chang and Halliday’s book will be impossible to ignore. It will no doubt be banned in China, but will still circulate secretly and be more sought after for that. The tens of thousands of Chinese students now studying at Western universities will see it in the bookstores. The story its authors tell is so awful it will both shock the Chinese people and confirm many of the private anecdotes and rumors passed down within families. Rather than being the man who made the ancient Middle Kingdom stand up again, Mao was the one who brought it to its knees. This is a powerful story which Mao’s heirs will have great difficulty denying or suppressing. Just as Snow’s book helped install the regime, Chang and Halliday’s could help bring it down. If any single book in our own time has the capacity to change the course of history, this is it. Ronald Radosh: It is hardly a surprise to learn that the current government in China – a regime that has moved China economically into the modern world by taking what Mao had condemned as the “capitalist road” – has moved to suppress the book and prevent its appearance and publication in the mainland. Politically the regime still calls itself Communist. It operates a one-party state, controls all sources of information , suppresses dissidents, imprisons them in the Chinese gulag, and engages in mass suppression of the peasants and factory workers, who are forbidden to organize and try to rectify the horrific conditions in which they live.
L'Iraq e gli idiotarians. James Lileks andrebbe letto sempre:
On one level, you can’t be in favor of the Iraqi vote and opposed to the war. On another level, you can, but it’s a happy chocolate land where the fountains spout fudge and the bunnies are edible and Saddam relinquishes power, ashamed, because Kofi Annan drafted a stern letter promising Serious Consequences, and some Iraqi Gandhi not only showed he was morally superior to the Tikriti gang, but had a titanium-hulled body that made him impervious to torture shredders. And then the Baathists devolved and the Rotarians took over.
Dall'archivio. Questo succedeva all'ambasciata americana a Pechino il giorno dopo Tiananmen.
La vera minaccia per l'economia mondiale. No, non è la Cina.
La storia a prescindere. In Spagna la guerra civile non è mai terminata ed è difficile che possa giungere a una conclusione finché si continuerà a tacere consapevolmente la verità storica e ad onorare gli assassini. La laurea honoris causa assegnata oggi a Santiago Carrillo, ex segretario del Partito Comunista Spagnolo, stalinista dichiarato e massimo responsabile del più grave massacro della storia contemporanea di questo paese, rientra nella logica perversa secondo la quale agli sconfitti della guerra civile spettano di diritto patenti democratiche, pubblici riconoscimenti e rivincite. Carrillo ha subito una contestazione all'ingresso dell'Aula Magna da parte dei famigliari delle vittime e di gruppi di estrema destra. Una volta ristabilito l'ordine ha ricevuto guanti bianchi e anello e gli elogi del rettore dell'Università Autonoma per i suoi straordinari meriti e per il suo contributo alla politica di riconciliazione nazionale. Riposino in pace.
mercoledì, ottobre 19, 2005
Luca Sofri risponde. In riferimento a questo e quest'altro post riceviamo e - autorizzati - pubblichiamo:
Lo so che compromette il compiacimento del tuo saperla più lunga, ma la pretesa che io sostenga che se la sinistra fa schifo sia colpa della destra è così palesemente infondata che referisco pensare a una tua malafede piuttosto che a una tua stupidità. Io ho scritto che la sinistra fa schifo, e che se la destra avesse fatto meno schifo sarebbe stato meglio anche per la sinistra. Per te se io dico che domani mi bagnerò perché non ho un ombrello, significa dire che la colpa della pioggia è dell’ombrello. Tanto è evidente che io abbia detto tutt’altra cosa – purtroppo distante dai cliché che ti rendono facile la vita e i post – che alla fine ho spiegato che l’esempio è invertibile. Quindi, stando alle tue conclusioni, avrei detto che se la destra fa schifo sarebbe colpa della sinistra, “autoassolvendo” anche te. Ma tu questo hai ritenuto di trascuralo, che sennò non ti si chiudeva il pesante atto d’accusa contro i tic della sinistra. Lo so che è facile e vien bene fare le pulci alle stupidaggini di sinistra, ma non contare su di me. L. Son tutti nervosi ultimamente.
Rumsfeld in Cina: missione trasparenza. Su Ideazione online un pezzo del sottoscritto. Ci si chiedeva:
Oltre ai colloqui ai vertici della gerarchia politica e militare (che in Cina sono praticamente la stessa cosa) è previsto un intervento alla Scuola Centrale del Partito, dove si formano i quadri dirigenti: sarà interessante osservare se le recenti dichiarazioni di Wolfowitz sulla necessità di accompagnare le riforme economiche con la crescita di una società civile e l'affermazione di uno stato di diritto troveranno un'eco nelle parole di Rumsfeld o se invece prevarrà il pragmatismo. Oggi una prima risposta: The chance to deliver the message to the Central Party School, which serves as the Communist Party's ideological research institute and as the main training program for cadres slated for senior posts, was requested by the Pentagon, clearly indicating that Mr. Rumsfeld wanted these future leaders to hear a senior American official say that China's future remains undetermined and that the course of this Asian giant is in their hands. Ottimo Rumsfeld.
Imputato Hussein/3. Più di un processo, una presa di coscienza collettiva. Amir Taheri:
What is at stake is more than the fate of a despot and his entourage. Iraq and, beyond it the Arab world, where the remnants of pan-Arabism regard Saddam Hussein as their champion, need a prolonged, dispassionate, and judicially impeccable lesson in history and political ethics. Saddam is enjoying what he denied his victims: a public trial with defence lawyers of his choice and the rule of evidence taking into account the principle of reasonable doubt. Here a new Iraq, based on the rule of law, will be trying the old Iraq of cruelty and corruption. The Arabs will watch and decide which they would rather live under. The rest of the world should also watch to decide which side to support in the struggle for Iraq’s future. Sulla stessa linea Anne Applebaum: In the end, it is by the quality of that evidence, and the clarity with which it is conveyed, that this trial should be judged. The result is irrelevant: Quite frankly, it doesn't matter whether Saddam Hussein is drawn and quartered, exiled to Pyongyang, or left to rot in a Baghdad prison. No punishment could make up for the thousands he killed, or for the terror he inflicted on his country. But if his Sunni countrymen learn what he did to Shiites and Kurds, if the Shiites and Kurds learn what he did to Sunnis, if Iraqis come to realize that his system of totalitarian terror damaged them all, and if others in the Middle East learn that dictatorships can be overthrown, then the trial will have served its purpose. That, and not an arbitrary standard of international law, is how the success of this unusual tribunal should be measured. Come a Norimberga, è il giudizio a un'ideologia perversa ed ai suoi effetti. Continua il 28 novembre.
Giustizieri. Rosso, femminista, giustiziere delle donne: così si definisce Zapatero in un'allucinante intervista concessa a Marie Claire. Dopo la sfilata delle ministre su Vogue e la copertina dedicatagli da Zero (rivista gay), il nostro caro leader si lancia in una performance difficilmente dimenticabile. Come del resto tutto quel che fa o dice.
Giustizie. A Baghdad si processano gli ex-dittatori. A Madrid i militari americani.
Lamentazioni/2. Ecco appunto, non per infierire ma stabilito (da LeoLuca Sofri qui sotto) che Prodi è il vecchio che avanza per colpa di Berlusconi ci sarebbe qualcosa da dire anche sul nuovo. Ci pensa Fausto Carioti:
Questo, piuttosto, è un articolo per dire che la “nuova sinistra” in nome della quale i due maltrattati dagli elettori si sono candidati, quella che pretende di essere espressione della mitica “società civile”, pubblicizzata da Michele Serra e dal salottino di Repubblica, e quella «senza se e senza ma», che nei centri sociali coltiva le proprie idee e le proprie piantine di marijuana (due colture in evidente sinergia), esiste solo su certi giornali e su certi siti internet. Gli elettori dell’Unione, pragmaticamente, le hanno preferito all’unanimità l’usato doc e ben collaudato dei vecchi arnesi della prima Repubblica. Il caso del povero Scalfarotto, candidato dallo spessore politico inesistente (come già detto qui in tempi non sospetti), è emblematico. Giornalisti delle testate care alla sinistra e opinion maker politicamente corretti hanno fatto a gara a chi lo sovraesponeva di più, attingendo a piene mani dalla retorica del nuovo, del progetto che «parte dal basso». Gli altri hanno un partito, lui solo un sito web. E subito il coro dei giornalisti democratici ha decretato che era una cosa molto trendy, all’americana, in linea con la nuova tendenza della democrazia diretta. Il sondaggio on-line di Repubblica - altro esempio di democrazia post-moderna - gli aveva assegnato il 6% dei voti. Michele Serra, dopo aver letto la prima intervista di Scalfarotto, l’ha definita nientemeno che «la migliore intervista a un “politico” che leggo da qualche anno». Va da sé che l’intervista non conteneva una proposta che una. Si disserta su Tony Blair ma ci si affida a Scalfarotto. Colpa degli altri, ovviamente.
Lamentazioni. Se la sinistra è vecchia e stanca è colpa della destra. Ah, quanto sarebbe bello avere una destra forte, nuova e moderna. I ritornelli a sinistra non cambiano mai. Lo diceva Leoluca Orlando ai tempi della Rete, lo dice Luca Sofri ai tempi di Wittgenstein. Ah, se Leoluca avesse avuto un blog:
In Italia, è mancato al centrosinistra uno stimolo equivalente: se oggi si presenta alle elezioni un uomo che tutto è fuorchè un esponente di rinnovamento, di rottura con il passato e delle sue mediocrità, è perché gli avversari rappresentano un così lampante fallimento e devozione alla catastrofe, che l’idea della restaurazione, della ricostruzione, del ritorno a una sana normalità, per quanto grigia e non particolarmente ambiziosa, è il desiderio prevalente. Non corriamo rischi, aspettiamo solo che si sfracellino da soli, e occupiamoci di rimettere a posto la mobilia. Sarebbe stato bello avere avuto un centrodestra forte, nuovo, vincente, con una politica di centrodestra efficiente e competitiva. Avrebbe fatto bene a tutti. Oggi andremmo alle elezioni essendo stati costretti a pensare a una politica forte e ambiziosa. E che palle 'ste lezioncine autoassolutorie. martedì, ottobre 18, 2005
Imputato Hussein/2. Il dottissimo blog per seguire il processo a Saddam che inizia domani. Per cose come queste.
I fondamentalisti taciuti. Dispiace essere in disaccordo con Masha Lipman e anche con alcuni radicali ma qui si continua a pensare che attribuire (perfino implicitamente) la responsabilità degli atti terroristici a chi li subisce rimane una vigliaccata anche se si parla di Putin.
Le parole sono pietre scagliate contro gli ayatollah. Dalla censura, alla prigione, dall'esilio al blog: Mehrangize Kar.
Il vizietto (l'ennesimo). Quello di descrivere l'Iraq come un insieme di gruppi etnici senza alcun sentimento di unità nazionale. Christopher Hitchens spiega perché è una sciocchezza:
When it comes to Iraq, one of the most boring and philistine habits of our media is the insistence on using partitionist and segregationist language that most journalists would (I hope) scorn to employ if they were discussing a society they actually knew. To be a Sunni or a Shiite is to follow one or another Muslim obedience, but to be a Kurd is to be a member of a large non-Arab ethnicity as well as to be, in the vast majority of cases, a Sunni. Thus, by any measure of accuracy, the "Sunni" turnout in the weekend's referendum on the constitution was impressively large, very well-organized, and quite strongly in favor of a "yes" vote. Is that the way you remember it being reported? I thought not. Well, then, learn to think for yourself. This same tribal habit of mind—tribal on our part, I mean, not on the part of the Iraqis—allows some people to make the lazy assumption that the liberation of Iraq has created these differences, or intensified them, rather than sought to compose and heal them. But these are long-standing material realities, and not in any way the product of the intervention. It would make as much sense to say that the murderous terrorism of the religious sectarians is the product of the intervention. Ah, but that is exactly what the moral cretins do say about Zarqawi and his death squads. Gli stessi che fanno il tifo per la guerra civile. P.S. Intanto in Siria un'opposizione prende forma.
Facce di bronzo. Almeno avesse la decenza di tacere...
Onore all'Australia.
Mr Downer said Australia's representative at the meeting had walked out prior to the speech.
Carlo Azeglio Cia...vez. No Way conclude il suo breve ma efficace intervento sulla brillante giornata della FAO con un rammaricato purtroppo c'era anche Ciampi. Visto quel che ha detto ci stava proprio bene là in mezzo.
lunedì, ottobre 17, 2005
Imputato Hussein. Mercoledì comincia il giudizio a Saddam. Agli occhi degli arabi che lo seguiranno via satellite sarà, nota Dan Senor, anche un processo all'indifferenza di quelle nazioni occidentali che hanno deciso di abbandonare gli iracheni al loro destino:
The question is what conclusions the peoples of the Arab world will draw regarding those who defend him now, and governments who, through their lack of support for the new Iraqi government, side with the insurgents who would gladly return him to power.
Complessi di inferiorità. Ah, l'Italietta...
Kim Jong Il non potrà esserci. L'ONU ha invitato Mugabe a Roma per il sessantesimo anniversario della FAO. Parlerà di come combattere la fame nel mondo. E' tutto vero.
Update. Ecco, ha parlato e ha detto questo: "Must we allow these men, the two unholy men of our millennium, who in the same way as Hitler and Mussolini formed (an) unholy alliance, formed an alliance to attack an innocent country?" he said. "The voice of Mr Bush and the voice of Mr Blair can't decide who shall rule in Zimbabwe, who shall rule in Africa, who shall rule in Asia, who shall rule in Venezuela, who shall rule in Iran, who shall rule in Iraq," he said. "Is this the world we desire? The world of giants and international terrorists who use their state muscle in order to intimidate us? We become the midgets," he said. Numerosi delegati hanno applaudito. Sempre più triste. Sempre meno serio.
La lezione dell'Iraq. Il terrorismo sta perdendo e la democrazia in medioriente è possibile. Come scrive Fiamma Nirenstein, è patetico dubitarne.
P.S. Il patetico Sergio Romano. Altre analisi (serie). La débâcle dei MSM è stata ancora una volta fragorosa: per quanto tempo continueranno a manipolare la realtà? Da Belmont Club: Now, for the first time since Algeria, a terrorist force of the highest quality, supported by contributions from oil-rich countries, in the heart of the Arab world, with sanctuary in a friendly regime across the border and eulogized as "freedom fighters" by dozens of major international publications is on the verge of total and ignominious defeat. There are no more strategic shadows. domenica, ottobre 16, 2005
L'asse Madrid-L'Avana-Caracas. In Italia il messaggio che è passato è che Castro temeva l'arresto e per questo non ha partecipato al vertice iberoamericano di Salamanca. Il che può anche essere vero ma non dice nulla di quanto successo nella tre giorni che ha definitivamente consegnato la Spagna al ridicolo. Innanzitutto il comandante ha vinto su tutta la linea: approvata all'unanimità la denuncia dell'embargo - anzi bloqueo - americano contro il regime (attutita solo da una modifica dell'ultima ora per evitare lo scontro frontale con Washington), approvata la richiesta di estradizione di Posada Carriles, approvata l'agenda dettata da L'Avana che infatti esulta. Grandi protagonisti dell'incontro il ministro degli esteri comunista Pérez-Roque, acccompagnato da Moratinos in giro per la bella città spagnola e salutato effusivamente dalle autorità tutte, e il sol dell'avvenire altrimenti conosciuto come il gorilla Hugo Chávez, immortalato ieri in una storica foto sul quotidiano El Mundo mentre salutava la folla riunita sotto il balcone tra un Juan Carlos sorridente e uno Zapatero gongolante. Assolutamente in secondo piano gli altri partecipanti, appiattiti sulle posizioni dei tre caudillos da baraccone. Una nazione seria avrebbe approfittato dell'occasione per mandare un segnale ai dittatori presenti e futuri del continente: in America Latina non c'è spazio per le violazioni dei diritti umani, per la censura, per le involuzioni autoritarie. Ma essendo la politica estera spagnola ormai un circo popolato da nani, ballerine e clown, sono stati i dittatori ad aprire e chiudere le danze: in America Latina non c'è spazio per la democrazia e la società civile. Firmato Fidel, Hugo e José Luis. In Spagna la dignità politica è morta. Non ve n'eravate accorti?
La risposta ad Harold Pinter. Iracheni di nuovo al voto. Datelo a loro il Nobel, pagliacci.
P.S. Gli auguri dell'Harold Pinter in smoking. martedì, ottobre 11, 2005
Il grande orecchio. Ma è vera questa storia?
La bibbia liberal e la guerra al terrorismo. Il discorso pronunciato da Bush il 6 ottobre scorso è stato magnifico, scrive l'ex sindaco democratico di New York Ed Koch. Peccato che il NYT non se ne sia accorto e abbia preferito mandare alle stampe due degli editoriali più vergognosi della sua storia recente. Anche Federico Punzi si sofferma sull'argomento.
Il finanziamento pubblico di ETA.
Mikel Buesa has calculated that, between 1993 and 2002, Batasuna -- or ETA-Batasuna, we should say -- received some €12.8 million each year from Spanish and European institutions. Of this amount, 83 percent corresponded to subsidies granted by the Basque regional government (one third), municipalities, the regional parliament and public companies controlled by the Basque government.
Quella foto. Charlie Cole, l'autore, racconta come fu scattata una delle istantanee più famose della storia.
Le città segrete. Si calcola che in Russia esistano ancora quaranta aree urbane a cui non è possibile accedere senza il permesso del governo. Vi risiedono circa due milioni di persone tagliate fuori dalla vita del paese. Un'eredità del passato sovietico che Putin ha deciso - almeno in parte - di mantenere. Ne parla Siberian Light.
Il gulag di Guantanamo. Quello vero.
La risposta all'immigrazione selvaggia. Un bel vertice euro-africano. Facile, no?
P.S. Muchas gracias, Marruecos. Non c'è di che.
Socialismo o muerte. Maurizio Molinari ha incontrato Hugo Chávez. Ed è riuscito a rimanere serio. Alcune pillole dalla caverna bolivariana:
Il pilastro (della società chavista) è l'etica del socialismo perché è il capitalismo che distrugge i diritti della maggioranza. Dopo la dissoluzione dell'Urss c'è stato il tentativo di imporre un po’ ovunque il neoliberismo ma la risposta ai nostri problemi, alla necessità di libertà ed eguaglianza viene dal socialismo che rende attuale l'utopia di Simon Bolivar ed è al tempo stesso cristiano. Grazie ai cubani in Venezuela c'è più sicurezza. Per il comandante Fidel Castro provo una riconoscenza eterna ed infinita. Che Guevara. E' lui il comandante della nostra alba. E’ un'icona, un pensatore, un protagonista argentino, cubano e latinoamericano, esempio costante per la nostra goventù. I suoi scritti economici aiutano a reagire al neoliberismo. A Cuba come in Venezuela è in atto un processo di liberazione. Darò ogni appoggio ed ogni aiuto ai poveri degli Stati Uniti. Soprattutto a quelli che vivono in grandi metropoli come New York e Chicago. Possono contare su Chavez. La proprietà privata non è sacra, deve armonizzarsi con le necessità pubbliche. E' la Bibbia che lo afferma. I veri squilibri del Pianeta sono quelli evidenziati dalle immani devastazioni che continuano ad abbattersi sull’umanità, dagli uragani ai terremoti, è come se la natura si stesse dando la propria risposta al capitalismo selvaggio. Fermatelo.
Giù le mani da Internet. Campagna preventiva contro il golpe organizzato da ONU, UE e dittature.
lunedì, ottobre 10, 2005
Speriamo che ci sorprenda. Angela Merkel è cancelliere. Adesso chi glielo dice a ZP?
La carovana. La vicenda degli immigrati subsahariani abbandonati dal Marocco in mezzo al deserto o trasportati - si presume - verso i loro paesi d'origine è già abbastanza penosa di per sé per aggiungerci speculazioni politiche di sorta. Alcune cose però vanno dette.
1) Non è vero, o almeno non è provato, che l'esercito spagnolo abbia sparato contro gli extracomunitari per non farli entrare. Lo abbiamo letto da più parti sui giornali italiani ma non ci sono conferme. A sparare sono state invece sicuramente le forze di sicurezza marocchine nel momento in cui il flusso di persone in transito rischiava di diventare un problema politico ingestibile per le autorità di Rabat. 2) E' vero che il governo Zapatero prima non ha capito nulla di quel che stava succedendo, poi ha reagito militarizzando e rinforzando il muro anti-immigrati. Sull'opportunità delle misure adottate si può discutere finché si vuole, quel che urta è ancora una volta l'ipocrisia di chi condanna le barriere altrui e tace sulle proprie. 3) Il problema di fondo - l'abbiamo già detto - sta in una legge sull'immigrazione ridicola e nella natura delle relazioni ispano-marocchine: finché il governo spagnolo, in nome dei rapporti privilegiati con Rabat, manterrà l'omertà sulle violazioni dei diritti umani e permetterà al Marocco di agire indisturbato nella sua opera di destabilizzazione delle frontiere, la situazione non potrà che peggiorare.
L'ultima volta che ho visto Lu Banglie. Quando gli abitanti di Taishi (provincia di Guangdong, Cina sud-orientale) si sono mobilitati nel luglio scorso chiedendo la rimozione del loro capo-villaggio per appropriazione indebita di terreni e frode, la stampa occidentale non ha ritenuto necessario occuparsene. In fondo era una rivolta locale (per di più pacifica) in un paesino di duemila anime della Cina rurale. Così le petizioni, le proteste, gli scioperi della fame, i successivi arresti e la censura informativa sono passati quasi inosservati, come se una ribellione collettiva in difesa dei propri diritti in una nazione in cui il concetto di rule of law è ancora sconosciuto fosse cosa da poco. E' successo però che nella notte tra sabato e domenica il corrispondente da Shanghai del Guardian è stato assalito e picchiato insieme al suo accompagnatore cinese all'ingresso del villaggio da un numero di persone imprecisato, alcune delle quali in divisa dell'esercito e della polizia. Il giornalista è Benjamin Joffe-Walt che ha riportato oggi la sua versione dei fatti. La persona che era insieme a lui si chiamava Lu Banglie, era un attivista per i diritti civili e ne parliamo al passato perché probabilmente non è sopravvissuto al pestaggio:
The last time I saw Lu Banglie, he was lying in a ditch on the side of the street - placid, numb and lifeless - the spit, snot and urine of about 20 men mixing with his blood, and running all over his body. I had only met him that day. He was to show me the way to Taishi, the hotspot of the growing rural uprisings in China. It felt like heading into a war. Taishi is under siege, I was warned. The day I arrived a French radio journalist and a Hong Kong print journalist were rumoured to have been beaten somewhere around Taishi. We arrived on the outskirts of Taishi, just as the dirt roads start. There were 30 to 50 men - angry, inebriated, bored men. Most looked like thugs. Some wore military camouflage uniform. Some wore blue uniforms with badges on the shoulders, and one guy had a greyish-mauve uniform with a walkie-talkie. Our taxi driver, who we had hired randomly in a neighbouring village, was called out by the thugs. They screamed at him: "What the fuck are you doing here?" The men outside shouted among themselves and those in uniform suddenly left. Those remaining started pushing on the car, screaming at us to get out. They pointed flashlights at us, and when the light hit Mr Lu's face, it was as if a bomb had gone off. They completely lost it. They pulled him out and bashed him to the ground, kicked him, pulverised him, stomped on his head over and over again. The beating was loud, like the crack of a wooden board, and he was unconscious within 30 seconds. They continued for 10 minutes. The body of this skinny little man turned to putty between the kicking legs of the rancorous men. This was not about teaching a man a lesson, about scaring me, about preventing access to the village; this was about vengeance - retribution for teaching villagers their legal rights, for agitating, for daring to hide. Once at the township, they put us at a conference table with flowers and spring water. About 15 officials sat round it and politely questioned us, videotaping the interaction as if it were a TV show. "Why did you come to Taishi? Why did you meet Lu Banglie? How did you meet him?" they asked. The initiator of Mr Lu's beating sat at the table, eyes bloodshot, arms crossed at an angle, his elbow jutting into the air as if to show his extreme disinterest in us. The last words of Mr Lu I wrote down were: "The police cover their arses. They employ all these thugs whose lives mean nothing to them to kill you. That's why once we are in this we can't go out." In Cina fatti di questo genere sono all'ordine del giorno. Solo che di solito avvengono lontano da occhi indiscreti. Ammazzare di botte una persona di fronte a un corrispondente straniero non è la più intelligente delle decisioni. Vedremo come Hu Jintao, riunito in sessione plenaria nel XVI Comitato Centrale del Partito, riuscirà a scrollarsi di dosso anche questa brutta storia. sabato, ottobre 08, 2005
Dove il tempo si è fermato. Chernobyl, quasi vent'anni dopo:
The statue of Vladimir Lenin, outside the Chernobyl administration building, was painted orange late last year, the color adopted by supporters of a popular revolt that ushered in a new government in Kiev. Now it's back to gray. Soviet exhortations still adorn some walls: "The Power of Friendship between the Peoples of the USSR is Stronger than the Atom," one reads. Next up is the city of Pripyat, now completely abandoned and located beyond another checkpoint. Built in the 1970s, a couple of miles from the plant, Pripyat was a young model city when it died. Lenin Avenue's pedestrian zone is now a tangle of overgrown greenery, and branches brush the side of the van as it passes down the street. Moss covers the sidewalks. The apartments themselves were stripped long ago; they stand empty, their windows bereft of glass. The avenue opens up onto a large square and around it stand the silent Palace of Culture, a sports complex, the Hotel Polissa, the Communist Party's local headquarters and a department store. Nearby is the amusement park with a ghostly Ferris wheel that was never used; it was supposed to start operating on May Day 1986, Tatarchuk says.
Dalla BBC ad Al-Jazeera. Il passo non è lunghissimo.
Tutti dentro. E' probabile che fra qualche mese nelle strade dello Zimbabwe camminerà solo Mugabe.
L'internazionale zapaterista. Alla sfilata del 12 ottobre, quella in cui gli americani non sono graditi, il governo di Madrid ha invitato quest'anno le delegazioni di Venezuela e Cuba. Gli esuli cubani non l'hanno presa bene. E' la Spagna, bellezza.
giovedì, ottobre 06, 2005
Comunismo islamico. Il discorso, bellissimo, di Bush.
Negazionismo prodiano. L'allucinante intervista rilasciata da Prodi al Corriere è vivisezionata come si deve dal solito brillante Semplicemente Liberale. Ora, delle sciocchezze che Prodi va ripetendo da tempo sull'Iraq e sul mandato ONU sappiamo già tutto. Velo pietoso e passiamo oltre facendo finta che sia impossibile che un simile concentrato di svarioni diventi un giorno la linea ufficiale della politica estera italiana. Quello che però davvero offende l'intelligenza del lettore è che il futuro candidato premier della sinistra continui a ripetere cose come queste (l'aveva già fatto in un articolo pubblicato mesi fa sempre sul Corriere) e che l'intervistatore gliele lasci passare:
Quando si parla di esportazione della democrazia lei sottoscrive? «Beninteso, purché si tratti di una esportazione pacifica. Come potrei non essere a favore, del resto, sapendo bene che nessuno ha esportato tanta democrazia quanto l’Unione Europea. L’allargamento della Ue è stata l’esperienza più emozionante dei miei anni a Bruxelles (...)». Anche i muri (appunto) sanno come e quando la democrazia è ritornata nei paesi dell'Est. Farla coincidere con l'allargamento dell'UE non è solo un falso storico clamoroso ma un insulto alla memoria e alla dignità di chi per la liberazione di mezza Europa dal sequestro comunista si è battuto davvero. Anche solo per frasi come queste, bisogna augurarsi - ed impegnarsi - che Prodi non ce la faccia.
Degnarsi. Oggi, in lievissimo ritardo sull'inizio della crisi, il primo rappresentante ufficiale del governo spagnolo è atterrato in elicottero a Ceuta.
Arabiliberali. Ce n'è bisogno. Buona fortuna.
Mullah aiutati. Darwin segnala la storia del primo satellite iraniano nello spazio. La tecnologia che permetterà a Teheran di volare alto è russa ma soprattutto italiana: la società in questione è la Carlo Gavazzi Space SPA. Nulla di male, si potrebbe pensare. Ma giustamente Fabrizio osserva:
Quest'ultimo, dal suggestivo nome di Lanterna, avrà ufficialmente funzioni metereologiche; ma, dall'orbita bassa in cui lavorerà (900 Km) potrà essere in grado facilmente di identificare anche obiettivi sensibili. Ecco, questi sono quei momenti dei quali dopo dieci o vent'anni uno si pente. In attesa di pentirci forniamo anche il supporto logistico. Vedremo.
Mullah avvisati. Oggi Blair ha detto una cosa...
martedì, ottobre 04, 2005
TocqueVille tra mito e realtà. Che ci tocca fare.
Le due facce dell'Iran. Quella truce dell'oscurantismo dei mullah e quella vitale di una gioventù che chiede libertà e promette responsabilità. La storia per immagini è il miglior racconto che possiate leggere. (Via Barcepundit).
L'essenza del populismo. Chávez continua la sua campagna di distruzione del tessuto economico e sociale di un paese. Fra non molto probabilmente saremo costretti a parlare di Caracas come della Harare latinoamericana. Carlos Alberto Montaner fa il punto sull'ennesima follia bolivariana:
The raid on private property in Venezuela has begun. The excuse is the elimination of factories and large land tracts that are supposedly unproductive. Because these enterprises do not generate wealth or jobs with the zeal that President Hugo Chávez might desire, the government will expropriate them. Once they are held by the state, Chávez, always generous with the income derived from oil or the taxes paid by Venezuelans, will inject the properties with capital and with thousands of workers who will earn lavish salaries. Those enterprises will lose huge amounts of money, naturally, but to the revolutionary mind this is an insignificant fact. The losses will be washed down with abundant swigs of public money, creating a multitude of grateful stomachs that presumably will join the revolutionary bandwagon. That is precisely the essence of populism. The economic consequence of such stupidity is the collective impoverishment of society. The objective of eliminating private property in Venezuela is precisely that: to begin the ''stable-ization'' of society, so it can be dominated without pity. Institutions will become stables. Venezuelans will be controlled in their neighborhoods by the Bolivarian Circles and will work in state enterprises under the watchful and implacable eye of the party's labor leader.
Nemesi. Ultimamente in Spagna non fanno che costruire muri (e disfare costituzioni).
Non abbiate paura. Tre ragioni a favore della Turchia in Europa. Provate a confutarle.
lunedì, ottobre 03, 2005
Per rivincere domani. E' nato Blogs for CDL, un network di blog per che farà campagna per il centrodestra in vista delle prossime elezioni. L'iniziativa è in linea con l'evoluzione dei rapporti tra web e politica e si rifà alla recente esperienza americana. Molti auguri agli autori del progetto che sono, tra l'altro, cittadini di TocqueVille.
Tempi cupi. La Spagna plurale non piace a tutti. La barca scricchiola e l'acqua sale. Gracias, Presidente.
Mirar hacia el futuro. Daniel Ortega potrebbe tornare al potere in Nicaragua grazie a un complicato gioco di alleanze e alla longa manus dell'amico di ZP in Venezuela. Sarebbe il caso di non stare a guardare.
Cadere dall'ulivo. I radicali stanno scoprendo che a sinistra di liberalismo non vogliono sentir parlare. Ops...
Polemichette. Rolli è brava ma di TocqueVille non ha capito molto. Di solito lei si documenta ma stavolta ha deciso di fidarsi ad occhi chiusi. E ha preso una cantonata. Niente di grave se non fosse che sta distribuendo patenti di democrazia a destra e a manca come se avesse qualcosa a che fare con un progetto di cui fin dall'inizio ha deciso di non far parte. Rolli è brava ma a volte non sa quando fermarsi. Con amicizia.
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A Fabio.
A Luisa. ![]() Asia e dintorni Normblog |