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sabato, aprile 30, 2005
Non c'erano armi, Chalabi è un ladro, il governo è squilibrato!
Trovati altri 1500 corpi di curdi massacrati da Saddam. Vergognatevi.
La pace infame. Trent'anni dopo la fine di una guerra vinta dal totalitarismo per ritiro della democrazia, il Vietnam si riscopre diviso. Indovinate un po'? Tra nord e sud:
For one thing, the south suffered less from American bombing, leaving it with better infrastructure. What is more, northerners have lived under a communist regime since 1954, whereas southerners have much more recent experience of capitalism. The flight of well-to-do southerners in the face of the communist advance in 1975, and the subsequent exodus of boat people, has left the south with a bigger diaspora. These links to viet kieu, or overseas Vietnamese, give the south a more cosmopolitan outlook, and provide southern businessmen with capital and ideas. All this helps to explain why the south has taken to the government's economic reforms so much more readily than the north. After 1975, the victorious communists abolished free enterprise throughout the country, and forced farmers into collectives. Following a brush with famine in the early 1980s, however, the authorities eased restrictions on private enterprise, first in agriculture, then for foreign investors, and, most recently, for local businessmen. Da non perdere anche il commento di Alessandro Tapparini.
La libertà va sempre conquistata. Ma che bella questa animazione di Bruno Bozzetto... Trenta secondi per un messaggio così semplice ma, a quanto pare, così difficile da capire.
(Grazie al Buroggu).
Memento errare semper/2. Toh... Fox è un democratico. Lo dice il NYT, la bibbia della sinistra antropologicamente superiore. E adesso chi glielo spiega ai nostri Moqtada/Chávez boys?
(P.S. Link una tantum nel caso vi foste persi le numerose puntate precedenti).
Memento errare semper. Ai regressisti il nuovo governo iracheno non va proprio giù. Sorprendente, no?
venerdì, aprile 29, 2005
Ha vinto Blair. Si sa, Maggie non sbaglia mai.
giovedì, aprile 28, 2005
Allende antisemita? E' la tesi sostenuta da Víctor Farías nel suo ultimo libro recentemente pubblicato in Cile. Se ne parla anche qui. Qualcuno ne sa di più?
Riceviamo da Watergate 2000: La cosa che mi ha colpito, leggendo alcuni stralci del libro di Farias, per quanto gira sul web, è che il governo socialista di Allende avesse in progetto di istituire un Tribunal de Esterilizaciòn de los Alienados. Il progetto concerneva le seguenti situazioni (che ti trascrivo in spagnolo, tanto tu no problem): a) esquizofrenia (demencia precoz), b) psicosis maníaco-depresiva, c) epilepsia esencial, d) corea de Huntington, e) idicia, f) locura moral constitucional y g) alcoholismo crónico. Chiarissime analogie col progetto di eugenetica nazista, se vediamo. Per Allende una delle cause di delinquenza è la razza. In ogni caso ti lascio il link, c'è l'intervista all'autore del libro impubblicabile :-) sempre che tu non l'abbia già letta da qualche altra parte.
Kim c'è. L'hanno beccato mentre controllava la giacchetta di un soldato. L'agenda del 2005.
Thomas Awe invece è un cittadino tedesco che ha vissuto un'esperienza più unica che rara. Era allo stadio di Pyongyang (e già questo...) quando: Arriving in Pyongyang for his third visit on March 29, Awe found himself caught in the center of a violent mob the following day as North Korean fans rioted during a football match with Iran at Kim Il-sung Stadium. ``It was a very dangerous situation,’’ the 51-year-old said during an interview at his office in Seoul. Awe, who was seated in a VIP section together with Iranian supporters, said police and soldiers were unable to control the crowd, which became aggressive after a North Korean player was penalized when the team was already two goals down. ``I hesitate to say that it was the first sign of opposition to (North Korean leader) Kim Jong-il. But the military had no control and no structure of command within the stadium,’’ said Awe, who has represented the German political foundation in Seoul for two tenures totaling 13 years. ``We left very disappointed and scared.’’ Altre crepe nel muro.
Libano. Cosa resta da fare. Se la pagina degli editoriali del NYT dimostrasse un centesimo della lucidità di quella del WP a proposito di medioriente e democrazia, forse il quotidiano newyorchese potrebbe cominciare a risalire la china della credibilità perduta.
Dentro il computer di Al Zarqawi. La lotta al terrorismo si fa anche così.
Le lezioni della storia. L'Iraq ha un governo democratico. L'Europa ancora no.
Il vento progressista del Sud America/11. Todo para el pueblo... Criminali.
Da leggere anche un interessante approfondimento su un tema già affrontato qui: Chávez e l'esercito venezuelano sono sempre più distanti.
Scioglietela. L'ONU.
Il commento di Roger Bate sullo Zimbabwe (ed altri) ai diritti umani.
Invece di menare il can per l'aia. Ma sul caso Calipari, esattamente, la versione italiana qual è?
mercoledì, aprile 27, 2005
Yulia. Prima o poi doveva succedere.
Europe decadence. Il declino del vecchio continente analizzato attraverso il pensiero di Raymond Aron. O viceversa. Da Léon Blum a Theo Van Gogh guidati da Christopher Caldwell. Come direbbe Montale, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo. Così non si va da nessuna parte.
Crisi d'identità. Che l'importanza del ritiro siriano dal Libano vada al di là del fatto in sé è evidente: quando un regime dittatoriale come quello di Damasco cede alle pressioni internazionali non perde soltanto territori ma anche parte della propria inviolabilità. Le ripercussioni interne potrebbero essere davvero spettacolari e quel che sta emergendo sembra prefigurare un clima da fine delle certezze. Joshua Landis, che in Siria ci vive, legge così il momento:
The withdrawal from Lebanon leaves Syria facing a deep identity crises. All the billboards around town demanding that Syria strengthen its role in the region and defend Arabism cannot hide the fact the Syria has very little clout in Arab affairs. Perhaps this is a good thing. Syrians can now focus on putting their own house in order. The humiliation Syrians have experienced outside their borders over the last several months may be expiated by forward movement at home.
Eufemismi.
Sbuffa Elena Montecchi: “Ora c’è questa idea che ciò che fa Zapatero è il baluardo, il punto di riferimento per la sinistra mondiale. Francamente, come idea pare un po’ provinciale”. Più che provinciale, demenziale.
Il vento progressista del Sud America/10. Sulle orme di Pechino.
Dishonesty watch. Dov'è l'errore in questa frase che conclude l'editoriale del NYT?
The only plausible reason for keeping American troops in Iraq is to protect the democratic transformation that President Bush seized upon as a rationale for the invasion after his claims about weapons of mass destruction turned out to be fictitious. If that transformation is now allowed to run off the rails, the new rationale could prove to be as hollow as the original one. Giornalismo allo stato impuro. P.S. Segnalato prima di Instapundit. Credeteci.
Per Blair. Da Jalal Talabani:
Britain should be proud that the liberation of Iraq has in our eyes been one of your finest hours. History will judge Prime Minister Blair as a champion against tyranny. Of that I have no doubt. Nemmeno noi. martedì, aprile 26, 2005
Il vento progressista del Sud America/9. Nuvole nere all'orizzonte:
There's a perception the U.S. will never enact regime change because these Latin American governments (except Cuba) are nominal democracies. And because of their relative trade openness and acceptance of the IMF's high-tax budget austerity, there is a widespread perception that they are capitalist. But in the absence of credible institutions — law, courts, central banks, civil services, civic groups — they are neither democracies nor capitalist states. And because institutions are so weak, corruption permeates everything — triggering regular protests. As a result, popular sentiment increasingly appears irrationally against democracy and capitalism. The irony is, there are few leaders in Latin America who are truly free-market capitalists. In the unstable developing world, demonstrations can lead to power changes overnight. Those who are most organized often win. That sets the stage for outside predators like Venezuela's Hugo Chavez, who already has a network of leftist allies capable of stirring trouble in the hemisphere. Little good can come of Ecuador's demonstrations, at least until credible political institutions and respect for law are established. Chávez sì che non tradisce...
Mon ami... Per chi legge il francese un blog sulla politica mediorientale di Monsieur Chirac. Della serie facciamoci del male.
P.S. Ad essere onesti nemmeno Bush oggi ha dato il meglio di sé.
Coraggio/2. Questi duecento ne hanno parecchio:
Chanting "freedom, freedom," about 200 Syrians protested on Sunday outside a Damascus state security court where a prominent human rights campaigner accused of opposing the state was on trial. The area was sealed off by about 50 riot police as demonstrators, including many Kurds, carried posters of the defendants and banners denouncing the emergency law in force in Syria since the Baath Party took power in 1963. Among three activists on trial Sunday was prominent campaigner Aktham Naisse, who faces between three years and life in jail if convicted on charges of activities against the state.
Per Blair. Dal Kurdistan.
Togo in fiamme. Altre elezioni rubate, altre proteste. Stavolta violente.
Decidetevi. Se questo articolo non partisse da premesse false e non fosse finalizzato al solito Bush-bashing potrebbe addirittura essere preso sul serio in alcuni suoi punti. Purtroppo Kristof è un grande inviato ma un pessimo columnist. La cosa più divertente è che gli stessi che accusavano Bush di unilateralismo sull'Iraq adesso lo accusano di multilateralismo sulla Corea del Nord. Anzi, non è divertente affatto.
Bashkortostan. Qui finisce la Russia di Putin e ne comincia un'altra:
Here on the southwestern edge of the Urals, a popular uprising against a regional government is posing one of the most significant challenges yet to President Vladimir V. Putin's political control, raising the possibility that civic protest may be spreading into Russia from its periphery. The issues are largely local, but the complaints against Mr. Rakhimov's government evoke those that were raised against the recently ousted leaders in Ukraine and Kyrgyzstan and are now increasingly heard about Mr. Putin. They include allegations of manipulated elections, increasing state control of business, and corruption. Senti, senti...
Ratzinger e noi. Oggi l'articolo da leggere - segnalato da più d'uno - è questo di Marco Beccaria. Poi magari ne parliamo. Intanto il riassunto della prima fase del dibattito è online su Ideazione.
lunedì, aprile 25, 2005
Nepal in fiamme. Alex Perry ci è andato e ha anche intervistato il leader maoista. Giornalismo allo stato puro.
Ayman Nour. Il futuro dell'Egitto ruota intorno a questo nome.
Il tempo a vostra disposizione è scaduto. Per l'amministrazione Bush comincia ufficialmente il capitolo Corea del Nord.
La fine del Baath? La Siria apre al multipartitismo:
For various reasons, that did not happen in 2001, but today it is almost certain in Damascus that a new party law will be created, and announced at the upcoming Ba'ath Party Conference in June, breaking the socialist parties' monopoly over politics in Syria. President Bashar Assad was very clear about that when speaking to Spanish journalists in Syria in March. He said, "The coming period will be one of freedom for political parties" in Syria. Il ritiro dei soldati dal Libano, intanto, è quasi completato. La storia può ricominciare. Vuoi vedere che Assad sente la pressione?
Liberté. Solo in un'epoca di confusione come l'attuale una nazione con la politica estera della Francia poteva assurgere a campione di moralità, giustizia e pace. Barry Rubin non ci sta:
A government which has frequently pursued policies that go against the views and interests of most of Europe has been able to posture as Europe's leader. The regime that has carried out dozens of military interventions in Africa without consulting any other country or institution has been able to pose as the champion of international legitimacy. In domestic terms, it has passed virtually unnoticed that a conservative government has so effectively managed to disarm the Left by its posturing abroad. Although Paris's policy often appeals to the Left it is really rather reactionary, oriented toward the preservation of the status quo for dictatorial rulers and the maximizing of financial benefits for itself. Indeed, the concepts of "progressive" and "humane" have been redefined basically to mean anything opposed to the policy or interests of the US. French policy contradictions have been especially sharp in regard to Middle East issues. In diplomatic terms France to a large extent replaced the Soviet Union as the protector of radical regimes in Iran, Iraq and, at least until recently, Syria. When Yasser Arafat died, under the reverent protection of the French government, public opinion polls showed he was more popular in France than among Palestinians.
Liberati e fortunati.
sabato, aprile 23, 2005
Felicitats. Qui si criticano spesso e volentieri la Catalogna e la Spagna. Ma questo non deve far pensare che non se ne apprezzino le storie, le culture e le tradizioni. La festa di Sant Jordi è una di queste. Oggi a Barcellona si cammina tra libri e rose. E' un bel vedere e un bel respirare.
Dillo alla Luna. In Ecuador è stata una radio a coordinare il movimento di protesta anti-Gutierrez.
BHL. Per chi fosse ancora interessato a leggere del viaggio di un francese in America (no, non Tocqueville) qui c'è altro materiale.
Resipiscenza? Come vorremmo che tutto questo fosse vero... Purtroppo la Costituzione spagnola non prevede il recall.
P.S. Le Guerre Civili interviene sull'approvazione della legge sul matrimonio omosessuale. Noi quel che avevamo da dire lo abbiamo scritto qui, qui e qui. venerdì, aprile 22, 2005
Il dibattito sì/3. Giulio Giorello sul Corriere in difesa del pensiero liberale e dello spirito critico:
Che c’entra, per esempio, il liberalismo con la new age e le espressioni di «vago» misticismo? È davvero solo una «moda» quel pensiero liberale che ha dato sostanza a esperimenti politici come gli Stati Uniti, dopo la vittoriosa guerra d’indipendenza, o alle altre forme di «società aperta», capaci di realizzarsi contro sistemi dispotici e di resistere all’offensiva dei totalitarismi del ’900? Che ne è di quel particolare liberalismo che si è schierato a difesa dei cattolici laddove erano discriminati o perseguitati? Infine, cosa resta di quel cattolicesimo liberale che tanto ha dato alla stessa Italia, non solo alla teoria, ma anche alla pratica della politica - da Sturzo a De Gasperi? Sovente si spaccia l’esercizio dello spirito critico e la costruzione di un sapere fallibile e rivedibile come assenza di responsabilità e cedimento a qualsiasi protervia. Ma chiunque abbia mai davvero partecipato a questa paziente e faticosa impresa sa che è tutto il contrario. Ciò che spirito critico e società aperta consentono è che qualunque punto di vista abbia i propri difensori pubblici; quello che esigono è che la difesa non si limiti a imposizioni o scomuniche, bensì porti delle ragioni. Questo è «relativismo»? Dopo i blog anche i quotidiani cominciano ad analizzare seriamente il contenuto dell'omelia ratzingeriana. Azione Parallela stenta a riconoscere la dittatura del relativismo ma pone alcune domande degne di risposta: in particolare la dodicesima e la tredicesima. Paolo di Le Guerre Civili minaccia (!) lunghissima replica. Malvino intanto, a forza di avvitarsi su se stesso, è diventato relativista. Hai capito che roba. Su Testicoli (sic!) altri spunti. Newblognewblog non fa sconti al nuovo pontefice: sarebbe meglio però cercare di non buttare il bambino con l'acqua sporca, almeno noi.
Per Tony. L'endorsement di Thomas Friedman.
In sum, Tony Blair has redefined British liberalism. He has made liberalism about embracing, managing and cushioning globalization, about embracing and expanding freedom - through muscular diplomacy where possible and force where necessary - and about embracing fiscal discipline.
Non basta mai. Il Giappone si scusa per la diciottesima volta. Siamo sempre in attesa della prima della Cina.
giovedì, aprile 21, 2005
Il tocco di Condi. Si incontra con l'opposizione in Bielorussia, risponde in diretta agli ascoltatori di una radio di Mosca e guadagna consensi anche in campo nemico.
Intanto a Quito. Appunti sulla fine politica di Gutierrez. Che non era un Chávez ecuadoriano (o almeno non più).
Coraggio. L'importanza delle notizie non si misura dalla loro lunghezza.
Preferivate una pop-star? Gerard Baker su modernità, tradizione e reazioni scomposte all'elezione di Ratzinger. Ragionevole punto di vista:
Did the likes of The Guardian, the BBC or The New York Times think there was someone in the Church’s leadership who was going to pop up out on the balcony of St Peter’s and with a cheery wave, tell the faithful that everything they’d heard for the past 26 — no, make that 726 — years was rubbish and that they should all rush out and load up with condoms and abortifacients like teenagers off for a smutty weekend? Or did they think the conclave would go the whole hog and elect Sir Bob Geldof (with Peaches, perhaps, as a co-pope) in an effort to bring back the masses? Don’t get me wrong; I’m not suggesting, at this sensitive moment, that God is a Tory. But the Church’s mission is to bear witness to the truth. The truth is not something that needs redefining each time a pope dies. Dedicato all'intelligentsia.
Fraternité. La Francia appoggia ufficialmente la cosiddetta legge anti-secessione con cui la Cina si riserva il diritto di invadere Taiwan quando lo ritenga opportuno. Il cuore dell'Europa è profondamente malato.
"The anti-secession law is completely compatible with the position of France," he said in a joint press conference with his Chinese counterpart Wen Jiabao. Non avevamo dubbi.
Madrid adeu, Paris arribem. Il presidente della Generalitat, Pasqual Maragall, dopo un incontro con Barnier ha dichiarato che la Catalogna entrerà nell'Organizzazione Internazionale della Francofonia e ha espresso l'auspicio che lo studio del francese venga incentivato nelle scuole. Non dobbiamo fissarci con l'inglese, ha detto. In cambio la Francia promuoverà il catalano nell'Unione Europea. Li votano, questi.
Il dibattito sì/2. Oggi a riassumere le diverse posizioni su Ratzinger e liberalismo è Jimmomo. Interviene anche Friedrich a spiegare in sostanza che una cosa è rifiutare il liberalismo, un'altra non esserne entusiasti: la storia del minore dei mali non ci ha mai convinto troppo anche perché implica che il bene esista ma solo altrove (e forse è proprio questo il punto). A volte è il caso di accontentarsi. Ma il ragionamento promette di continuare. Phastidio ritorna sulla Cristofobia europea mentre Harry elabora alcune riflessioni sull'anticlericalismo che si potrebbero applicare pari pari all'antiamericanismo. Windrosehotel prova a dare una risposta alle domande sui limiti dell'intransigenza della Chiesa nella difesa della propria identità. Malvino invece, nella sua furia iconoclasta, dimostra che a voler distruggere tutto ci si ritrova con un bel nulla in mano: purtroppo la dittatura del relativismo non è affatto una pagliuzza né un ossimoro, come sbrigativamente liquida Luca Sofri. Un liberale dovrebbe saperlo.
Se sui blog italiani trovate una discussione in corso più interessante di questa, fate un fischio. mercoledì, aprile 20, 2005
12 e 13 giugno. I quattro referendum su fecondazione assistita e libertà di ricerca spiegati nel sito dell'Associazione Luca Coscioni.
Misinformed Comment. Probabilmente avrete sentito parlare di Juan Cole. Professore di storia all'Università del Michigan, è titolare del blog Informed Comment (su ME e Iraq). A dispetto del nome, si tratta in realtà della bibbia di quelli che non ci vogliono stare. Basta dare un'occhiata ai titoli dei post per avere un'idea della visione del professore sullo stato delle cose nell'Iraq liberato (ma secondo lui ovviamente occupato) dagli angloamericani. Nonostante abbia supportato gli interventi in Afghanistan e in Iraq (almeno così assicura), nel suo Informed Comment non c'è decisione statunitense che non sia un disastro, non c'è comportamento dei soldati che non sia un abuso, non c'è progresso che non sia illusorio. Non per nulla il suo blog figura tra le fonti privilegiate dei nostri siti regressisti, quelli - per capirci - dell'Iraq in mano alle milizie di Al Sadr e del vento progressista del Sud America. Juan Cole è un po' il Robert Fisk dei blog e i MSM gli vogliono bene per questo. Ma in rete le cose vanno diversamente e a volte qualche collega gli fa notare la deriva cui i suoi pregiudizi lo conducono. Ecco, adesso gliel'ha fatta notare perfino The New Republic ospitando questo articolo di Efraim Karsh che letteralmente smonta il Cole-pensiero.
Ah, Chávez commuove le folle.
Zhongnanhai ha detto stop. Come previsto Li Zhaoxing richiama tutti all'ordine.
Qui invece le condizioni dettate dalla Cina al nuovo Papa per migliorare le relazioni tra i due stati: un pugno in faccia sarebbe più aperturista.
Il dibattito sì. I blog di TocqueVille cominciano il confronto su Ratzinger. E' un bene che la prima vera discussione pubblica (in attesa dell'aggregator) evidenzi differenze e contrasti. Quando si mettono insieme tante teste abituate alla riflessione e all'indipendenza di giudizio non può che venirne fuori qualcosa di interessante. Per i diversi interventi basta andare sulla piattaforma e scegliersi il blog che interessa. Qui ci limitiamo a citare alcuni commenti tra quelli che abbiamo letto oggi.
Malvino se ne va disgustato dal finto liberalismo dei Ratzinger-boys. Un po' schematico stavolta Luigi Castaldi. Peccato perché c'è materia per un contraddittorio non banale e il suo contributo poteva essere importante. Gli risponde Jimmomo ricordando (non solo a lui) cosa sia TocqueVille. Città aperta non per nulla. Random Bits è terrorizzato dal pastore tedesco: solo gli integralisti islamici sono peggio. Dubitiamo comunque che Ratzinger manderà martiri di nostro Signore a farsi saltare per aria in un ristorante. Liberopensiero prevede un pontificato in linea con quello di Giovanni Paolo II ma con cinque differenze principali. Giudamaccablog confonde un po' la blogpalla laica con quella massimalista (dare del nazista a Benedetto XVI non è esattamente un punto di vista laico) ma in sostanza chiede tempo per giudicare: il che è saggio. Pinocchio si chiede cosa intenda davvero il Papa quando parla di liberalismo mentre per Friedrich la lettura di Jimmomo e del sottoscritto dell'omelia-manifesto è superficiale: magari è vero ma vorremmo capire il perché. Windrosehotel crede che la difesa dell'identità cattolica debba contenere necessariamente elementi di intransigenza: è certamente così ma la domanda è fino a che punto e a spese di chi? Chi voglia segnalarci altri interventi sarà il benvenuto. Come l'hanno presa in Germania? Informa Medienkritik. Giro di blog a stelle e strisce da The Moderate Voice. Dalla carta stampata. Michael Novak dipinge un ritratto controcorrente di Ratzinger. I liberali, secondo lui, possono stare tranquilli: One of Cardinal Ratzinger's central, and most misunderstood, notions is his conception of liberty, and he is very jealous in thinking deeply about it, pointing often to Tocqueville. He is a strong foe of socialism, statism and authoritarianism, but he also worries that democracy, despite its great promise, is exceedingly vulnerable to the tyranny of the majority, to "the new soft despotism" of the all-mothering state, and to the common belief that liberty means doing whatever you please. Following Lord Acton and James Madison, Cardinal Ratzinger has written of the need of humans to practice self-government over their passions in private life. Anne Applebaum invece indica nell'Europa il problema più spinoso per il nuovo pontificato: By this I don't mean merely that church attendance is falling in Italy and Spain, as is often reported, or that birth control is widely used among European Catholics. Although there is plenty of religious apathy in Europe, it is far less powerful than the antipathy directed not just at the Catholic Church in Europe but at religion in general. It's not that Europeans think the church is out of touch or backward, but that they -- or rather an influential group of intellectuals and politicians -- heartily despise everything about it. E' la Cristofobia di cui parla oggi anche Christian Rocca.
Troppo avanti. Qui in Spagna l'intelligentsia è incazzatissima perché il neo-eletto Papa non è a favore dell'aborto, del matrimonio omosessuale, dell'eutanasia e della droga libera. No, la droga libera non l'hanno detto.
martedì, aprile 19, 2005
Il bambino e l'acqua sporca. Anche se viziate da un pessimismo forse un po' prematuro, le considerazioni di Jimmomo sul Ratzinger-pensiero sono in generale appropriate e condivisibili. Il tempo si incaricherà di definire la statura politica e spirituale del nuovo pontefice ma se dall'omelia di ieri è consentito trarre già qualche conclusione, allora bisognerebbe cominciare col non nascondersi.
Il liberalismo è inserito da Ratzinger tra le correnti ideologiche che hanno contribuito al formarsi di quella dittatura del relativismo giustamente denunciata come uno dei più letali mali della società occidentale. Purtroppo è un passaggio-chiave e non si può far finta di non averlo letto. Chi ha sempre considerato l'individuo come la misura laica (e per chi vuole perfino religiosa) di tutte le cose, valutando il grado di decenza di una società dal rispetto dei diritti e delle libertà personali (inclusa quella religiosa) e vedendo proprio nel liberalismo l'argine più solido contro relativismo e nichilismo, non può accettare la propria riduzione alla stregua di ideologie che l'individuo hanno costantemente annullato e umiliato. Seguendo la definizione ratzingeriana di relativismo si finisce col buttare il bambino con l'acqua sporca. Ratzinger qualifica come «inganno» ogni frutto del pensiero moderno, la cui colpa è quella di dubitare e di rifiutare l'assoluto, di rendere possibile una tesi e il suo superamento critico, una mentalità e il suo sviluppo. Ciò non significa essere sbattuti qua e là dalle mode del momento o dal proprio incerto e mutevole interesse egoistico, ma poter cambiare opinione in base a un più convincente sistema di pensiero e a un mutato criterio di giudizio. E' forse questa una dittatura? No, esattamente il contrario. L'analisi di Jimmomo ha un solo difetto a nostro avviso: quello di cedere alla abusata contrapposizione modernità vs. antimodernità. Qui non si tratta di pretendere che la Chiesa segua i canoni della modernità - ciò che non può e forse non deve fare - ma piuttosto che non ricorra, per legittimare il proprio ruolo, alla demonizzazione di tutto quanto Chiesa non è e soprattutto di quello che non merita di essere demonizzato. Ci piacerebbe che i liberali - e soprattutto quelli che oggi salutano l'elezione di Ratzinger come un fatto altamente positivo - rifiutassero senza mezzi termini un tentativo di omologazione così rozzo. Si potrà continuare a definire il tedesco un buon pastore di anime anche dopo aver riconosciuto che quel dal marxismo al liberalismo risulta indigeribile proprio perché espressione dello stesso relativismo che si dichiara di voler combattere. Se TocqueVille c'è, batta un colpo.
Perdonerete l'insolenza... ma
Fumata nera, bruciato Arinze era meravigliosa. Peccato che Malvino adesso l'abbia sostituita perché non abbastanza anticlericale. P.S. Qui si tifava Nigeria.
Habemus Papam. Troppo facile.
Cina e dintorni.
![]() Sulla tragedia delle miniere cinesi un emotivo contributo video. Il nuovo ruolo del Giappone nel Pacifico illustrato dal Guardian: il nervosismo di Pechino ha ben poco a che fare con i libri di storia. A proposito di revisionismo: per la serie i nemici dei miei nemici sono miei amici. Japundit spiega con un esempio concreto la differenza fra società aperte e società chiuse su cui si soffermava ieri anche Fred Hiatt. Il punto di vista di Cox and Forkum sulle manifestazioni anti-giapponesi. In Italia è tradotto dal Buroggu. Ovviamente la notizia più importante di questi giorni arriva da Huankantou: non sorprende che le autorità cinesi ci abbiano messo tanto impegno per dirottare l'attenzione altrove. lunedì, aprile 18, 2005
Tra normalizzazione e balcanizzazione. La prima considerazione da fare sul risultato delle elezioni basche di ieri è che, in uno stato di diritto in cui la forma è dissociata dalla sostanza, è possibile che una formazione illegalizzata riesca ad essere determinante nella composizione di un governo autonomico. Il Partido Comunista de las Tierras Vascas (cioè Batasuna, cioè ETA), presentatosi per gentile concessione dell'esecutivo di Zapatero, ha ottenuto nove seggi in un parlamento di settantacinque: il 12,5 per cento degli elettori baschi ha deciso che il nazionalismo delle autobombe debba essere rappresentato nelle istituzioni.
La seconda riflessione è che il lehendakari in carica, quell'Ibarretxe che in Italia perfino Il Foglio si ostina ancora a dipingere come uno statista moderato, ha perso la sua scommessa: il Partido Nacionalista Vasco (PNV) ha ottenuto la maggioranza ma ha lasciato per strada molti voti rispetto alle precedenti elezioni. A rigor di logica il suo Plan secessionista dovrebbe essere morto e sepolto ma, come vedremo, in Vasconia quel che dovrebbe essere e quel che effettivamente è sono cose molto diverse. Il terzo punto riguarda il Partido Socialista (PSE): Zapatero aveva scelto di scommettere sull'indebolimento del PNV e sulla rottura del fronte costituzionalista con il PP. In termini di consensi la strategia ha pagato - cinque rappresentanti in più sottratti quasi tutti ai popolari - ma politicamente la mossa potrebbe rivelarsi a dir poco disastrosa. Nel mondo ideale dei socialisti c'è un País Vasco pacificato attraverso la parlamentarizzazione delle forze eversive. Il piccolo problema è che i terroristi continuano a minacciare e a uccidere e consentire loro di uscire dall'isolamento e di condizionare anche dall'interno delle istituzioni la vita politica e sociale del paese significa fare tabula rasa di otto anni di lotta antiterrorista e di unione delle forze democratiche. Cosa succederà adesso? Molte incognite e qualche certezza. Il PNV ha una doppia alternativa: cercare l'alleanza col PSE o quella con le marionette di Batasuna. La prima significherebbe la morte politica di Ibarretxe che, dopo aver giocato tutta la propria credibilità sul sostegno popolare al suo Plan, si ritroverebbe a dover accettare una soluzione di compromesso imposta dai socialisti improvvisamente convertitisi ad un nazionalismo dal volto umano. La seconda invece gli consentirebbe di sopravvivere ma determinerebbe allo stesso tempo un'ulteriore radicalizzazione delle posizioni del suo partito. Le prime dichiarazioni del lehendakari sono state bellicose: il futuro del País Vasco lo decideranno i baschi e nessun altro. I baschi - nel linguaggio dei nazionalisti - sono loro e i pro-etarra. Nei prossimi giorni Ibarretxe parlerà con tutti: prima con i partiti nazionali - PCTV in testa - e poi con Zapatero. Oggi i giornali della izquierda celebravano già il ritorno al negoziato per la risoluzione del conflitto basco. Come al solito dimenticavano qualcosa: che i terroristi negoziano con la pistola alla tempia e che quando a sparare è una parte sola parlare di conflitto è quantomeno improprio.
Il Papa nero/3. Bel ritratto di Francis Arinze dal WP.
P.S. Una preghiera ai porporati: risparmiateci un Papa no-global. Solo questo.
Il vento progressista del Sud America/8. Come Chávez scheda gli oppositori politici (o semplicemente chi non la pensa come lui).
Riassunto di un anno di ZP.
Un soldato spagnolo torna dall'Iraq e trova la sua fidanzata sposata con un'altra e le due vivono in un appartamento di trenta metri quadrati in regime di protezione ufficiale. Buttiamola sul ridere. (Via Barcepundit).
In cerca di... De gloria olivae. Comincia il Conclave sotto l'occhio attento (tra gli altri) dei seguaci di Malachia. Se il prossimo Papa fosse il cardinale Ratzinger l'omelia di oggi sarebbe il suo programma politico-teologico. Sui blog la discussione è già cominciata. A Jimmomo rispondono nei commenti Harry e Friedrich. Nei prossimi giorni ne vedremo delle belle. Don Diego fa la diretta da Roma.
Ciao, Fabio. Oggi è tutto dedicato a te.
sabato, aprile 16, 2005
La ricreazione è (quasi) finita. Proteste a Shanghai, ma silenzio a Pechino. E' ora di rientrare in classe, fa sapere il regime.
venerdì, aprile 15, 2005
Cina e dintorni.
![]() Altro fine settimana caldo. Proteste anti-giapponesi sono previste nella capitale e nelle principali città del paese. La differenza rispetto alla settimana scorsa è che stavolta il governo frena: forse la situazione sta sfuggendo di mano. Sarà interessante vedere come si comporteranno le autorità dopo aver creato e alimentato il mostro del nazionalismo e averlo accompagnato in piazza sette giorni fa: lasceranno fare anche domani o interverranno preventivamente? Per avere un'idea di quanto pretestuose e strumentali siano le motivazioni alla base dell'odio organizzato di questi giorni basti pensare che: i famigerati libri di testo revisionisti che hanno scatenato la reazione cinese sono adottati dallo 0,3 per cento delle scuole giapponesi e per libera scelta delle stesse; i libri di testo della propaganda di Pechino sono invece l'unica versione ammessa nel cento per cento delle scuole cinesi e per imposizione governativa; il Giappone inoltre ha chiesto scusa un'infinità di volte per i crimini commessi durante la guerra e l'occupazione come opportunamente chiarisce questa pagina di Wikipedia. Insomma, fumo negli occhi. Fumo tossico, però. Sui diversi risvolti della questione interviene oggi anche Joseph Kahn. Intanto sulla vera materia del contendere - il ruolo del Giappone alle Nazioni Unite - è tutto in alto mare, spiega Asia Times. Veti incrociati e strane alleanze rendono la strada verso la riforma del Consiglio di Sicurezza più in salita che mai. Se siete interessati alle strategie della Cina in medioriente e in Asia Centrale gli articoli di Dan Blumenthal e di James Na sono quello che fa per voi.
Il vento progressista del Sud America/7. Come anticipato su questo blog, Chávez si sta facendo l'esercito personale. Per continuare a commuovere le folle, si suppone.
No WMD, solo una marea di corpi.
BAGHDAD, Iraq, April 14 - Investigators have discovered several mass graves in southern Iraq that are believed to contain the bodies of people killed by Saddam Hussein's government, including one estimated to hold 5,000 bodies, Iraqi officials say. At least 290 grave sites containing the remains of some 300,000 people have been found since the American invasion two years ago, Iraqi officials say. Questa guerra illegale e immorale...
Indulto in Marocco. Fantastica la motivazione:
El Rey de Marruecos ha concedido el indulto a cinco presos españoles -cuatro hombres y una mujer-, que llegarán hoy a España. Se trata de una medida de gracia excepcional con motivo de la circuncisión del príncipe Mulay Hassan que afecta a otros 7.115 encarcelados.
Armi alla Cina? Think again. Quando il Parlamento europeo ne fa una giusta, volete non sottolinearlo?
Non sceglierà lo Spirito Santo. Oggi il nostro viaggio quotidiano alla ricerca del prossimo Papa si ferma da Windrosehotel che parla di scuole di pensiero a confronto e di neocons porporati.
P.S. Intanto i Ratzinger-boys (chiunque essi siano) stanno battendo ogni record di pubblico. P.P.S. I canadesi dicono che sarà canadese.
Sionisti! E' cominciata bene la sessione della Commissione ONU per i diritti umani.
Il primo aprile era due settimane fa. Ma Vattimo vota Forza Italia.
giovedì, aprile 14, 2005
Verso un altro Zimbabwe? Il declino del Sud Africa sotto Thabo Mbeki analizzato da Richard Tren per TCS.
Indietro non si torna. Non che qui si abbia una grande simpatia per Vladimir Putin. Anzi, piuttosto il contrario. Ma si è sempre pensato che - se è giusto lanciare l'allarme per le involuzioni autoritarie che stanno minando la transizione russa alla democrazia - parlare, come a volte fanno alcuni per eccesso di semplificazione o per comodità, di ritorno al passato sia del tutto fuori luogo e non aiuti a capire la realtà della Russia attuale. Quel passato è cosa troppo seria e troppo tragica per essere tirata in ballo a sproposito.
Questo contributo di Viktor Erofeyev ci sembra invece abbastanza equilibrato e, almeno nelle sue linee generali, condivisibile. Perché se è vero che Putin non è un democratico è anche vero che la Russia post-sovietica si sta muovendo, pur tra mille incertezze, nella direzione giusta: The Russians, though not without hesitation, are getting a feel for consumerism and a market economy. Time is on the side of developing Western values in Russia. Putin's Russia and the Russia of the new generation, not yet politically formed, are pulling the country in opposite directions - that, in fact, is why Russia is stuck. President Putin is not one of those matryoshka dolls, with future generations of Russian democratic politicians stacked inside, but neither is he a new Stalin. Putin, the president of a vacillating country, is vacillating with it. No one can look into his soul to see his real intentions, but social circumstances are often more important than the riddles of a presidential soul. As a Russian patriot, I believe that Russian society is not falling asleep, but, on the contrary, gradually awakening. E' chiaro che se la Russia ce la farà, ciò avverrà nonostante Putin e non grazie a lui. Ma indietro non si torna, malgrado le cassandre.
Diario vaticano. Ogni giorno Time pubblica le ultime sui cardinali prima del conclave. Lettura interessante anche per i mangiapreti.
ZP watch. Oggi ha inventato il concetto di non anti-nazionalista, ha smentito per la quarantacinquesima volta in un anno un suo ministro e ha pronosticato che il Barcellona vincerà la Liga nonostante la sconfitta di domenica scorsa. Domani lo chiamano per le previsioni del tempo.
Il sogno britannico. Ancora su Tony e i Tories. Al di là delle preferenze di ciascuno è bello pensare che: vincerà probabilmente l'unica vera sinistra riformista del continente europeo; sconfitta di poco sarà la destra liberale; terza forza politica del paese i liberal-democratici. Si può chiedere di meglio a un sistema politico?
Vede quella bandiera, Mr. Reid?
Quella è la bandiera degli Stati Uniti d’America. Quella bandiera sventolerà lassù ancora a lungo, dopo che tutto questo sarà stato dimenticato. Quella bandiera difende ancora la libertà. E lei sa che lo farà sempre. (Grazie al Sorvegliato Speciale). martedì, aprile 12, 2005
Cina e dintorni.
![]() Di una cosa potete star certi: non ci saranno manifestazioni anti-indiane prossimamente in Cina. Nel mirino, come noto, sono i giapponesi e oggi Wen Jiabao l'ha detto forte e chiaro. Perfino inutile sottolineare il livello di ipocrisia richiesto per pretendere dal Giappone un riconoscimento dei crimini del passato - peraltro già avvenuto - nello stesso momento in cui si perpetua il silenzio sui propri. Ovviamente ai despoti di Pechino interessa poco o nulla la storia e molto la geo-politica e la stabilità interna: qui si riflette su come il nazionalismo anti-giapponese, lungi dall'essere un sentimento spontaneo e radicato nella popolazione, sia un'invenzione recente (post-Tiananmen) del regime. Nel frattempo si dà una rispolverata all'Esercito di Liberazione Popolare (che nome) che si vuole un po' più piccolo ma molto più efficiente. Nel mirino Taiwan, per adesso. All'interno invece le amorevoli attenzioni del Partito sono rivolte alla minoranza uigura.
Rubare ai deboli. E abusarne. Il Washington Post pubblica un articolo di uno studente della New York University School of Law. E che articolo. Annan consegnerà al suo successore una Organizzazione delle Nazioni Unite in stato comatoso e sommersa fino al collo da scandali finanziari e sessuali. Annan è, a nostro avviso, uno dei personaggi più nefasti del nostro tempo.
Complimenti invece a Peter Dennis e al Washington Post.
Pacifisti, dove siete scappati tutti?
Tony (non Tories). Con una Margaret Thatcher ancora in sella, Pierluigi Mennitti avrebbe ragione. Ma siccome non è questo il caso e visto che quella di Blair resta la sinistra da sognare per molti di noi cui toccano da sempre i Prodi e gli Zapatero, ci risulta difficile pensare ad un leftist che meriti la rielezione più di lui. Non per il Labour quindi ma per Tony.
Qui funziona così/4. Come previsto il governo non ricorrerà contro la lista bianca di Batasuna-ETA. La giustificazione ufficiale è che in uno stato di diritto non c'è spazio per illegalizzazioni preventive. Ottimo. In uno stato di diritto però c'è spazio per i fiancheggiatori dei terroristi nei parlamenti autonomici, per le campagne elettorali delle formazioni illegalizzate, per la minaccia costante di una minoranza violenta contro una maggioranza indifesa, per le zone vietate ai rappresentanti dei partiti democratici, per il sequestro prolungato dell'idea di nazione e di patria da parte di fondamentalisti col pugno chiuso. In Spagna lo stato di diritto è uno zombie e non lo sa.
Qui funziona così/3. Appartamenti troppo cari? Il governo del PSOE ha la soluzione: riduciamo la superficie. La Spagna si prepara a vivere in 30 metri quadrati. Come a Mosca trent'anni fa.
Quando l'occidente si ritira. Qui c'è il link a Submission, il film che è costato la vita a Theo van Gogh. Perché pubblicarlo adesso, lo spiega con maestria Jimmomo. L'iniziativa è partita da Rabbì e si sta estendendo ai blog di TocqueVille.
lunedì, aprile 11, 2005
We feel free. Due anni senza Saddam. Parlano gli iracheni.
Call it what you will, it happened and it was a magnificent thing. Iraqis are feeling better. They are breathing the air of freedom. They read, watch and say what they want. Grazie a chi lo ha reso possibile.
Qui funziona così/2. Nei primi sei mesi del 2004 la Spagna ha venduto al Venezuela 540.000 Euro in materiale paramilitare e in agenti chimici e biologici. Ora: il governo Aznar fu in carica fino al 14 marzo (o, se si vuole, il 17 aprile ma solo per il passaggio di consegne). Ecco cosa fa pensare che l'affare sia stato concluso nell'era Zapatero. Ecco invece come Chávez potrebbe usare il materiale. Sta seguendo il tutto Barcepundit che ha sollevato il caso. In Spagna non ne ha parlato nessuno tranne tre quotidiani a diffusione regionale. Forse non è importante.
Qui funziona così. Fra una settimana si vota nel País Vasco. L'assetto del futuro governo dipenderà da una forza che si chiama Partido Comunista de las Tierras Vascas. E' sponsorizzata da Batasuna-ETA e i sondaggi dicono che otterrà dai quattro ai sei seggi in parlamento. State allegri.
Funerale rosso. Muore Mao, comincia il delirio (anzi, continua). Immagini che non hanno bisogno di commenti.
Dentro la Cina.
IN A country where 800m people, about 60% of the population, live in the countryside on an average income of less than a dollar a day, rural backwardness weighs heavily on the minds of China's leaders as they dream of joining the ranks of the world's leading economies. And in a country whose Communist Party came to power on the back of a peasant rebellion, distant memories of the vehemence of rural discontent arouse fears that unless something is done to make peasants happier, China will be plunged into turmoil. To assess China's future, it is crucial to understand the countryside. But it is not easy. Verissimo. Reportage dell'Economist da uno dei settecentomila villaggi cinesi (quello scelto dalle autorità). Così dimenticati e così decisivi per il futuro del paese.
Socialisteggiare. C'è una piccola Unione Sovietica nel cuore dell'Europa. Si chiama Francia. Provocazione - ma non troppo - di Sylvain Charat:
This is especially worrying given France's leadership role in the European Union. And it must not be underestimated, since it threatens the very fundamentals of market-based economy.
Fra qualche mese il Kosovo tornerà alla ribalta. Le parti (Pristina, Belgrado e comunità internazionale, per semplificare) dovranno decidere il suo status giuridico definitivo a sei anni dall'intervento NATO. Il fantasma di un fallimento si aggira per le cancellerie europee. Meglio arrivarci preparati. Qui una serie di articoli per mettere a fuoco le questioni ancora aperte: quello rappresentato è un punto di vista contrario alla soluzione indipendentista. Cercheremo di approfondire in futuro le altre posizioni.
Il Papa di chi? Si fa presto a dire cattolici. L'Economist si chiede come faranno i cardinali-elettori ad accontentare tutti. Risposta: non potranno. Bene così.
domenica, aprile 10, 2005
Cina: lo spettro del nazionalismo comunista. Oggi il Giappone, domani chissà. Come sempre su Ideazione.
Non vedo, non sento, non parlo. E loro crepano. Il Sud rifiuta ancora una volta di condannare il Nord. E' la sunshine policy, bellezza. I diritti umani? Perle ai porci.
The government has decided to abstain from voting on a UN Human Rights Commission (UNHRC) resolution condemning violations of human rights in North Korea, it was learned from government sources on Thursday. Un anno e mezzo fa: The official refusal to speak out about the human-rights abuses of Kim Jong Il's regime was on full display last week during an interview with the South's minister of unification, whom I met on the day the gulag report was released. For North Koreans, Minister Jeong Se Hyun said, "political freedom is a luxury, like pearls for a pig. The improvement of economic conditions for the North Korean people is the most important issue right now." Il Giappone: quello sì che è un problema... Cina docet.
Il Papa nero/2. Per Arinze. Anche qui.
Equivoci. Ma guardate che non andiamo in Darfur. In Darfur non ci va nessuno.
P.S. Ci è cascato anche il Corriere.
Non solo rossi. Un po' di storia della Cina attraverso le copertine di Time.
giovedì, aprile 07, 2005
Yuschenko al Congresso. Il discorso.
Blog per la democrazia. Michael Totten è in Libano dove sta incontrando esponenti dell'opposizione e raccogliendo fondi per sostenerne l'azione. Tutti possiamo fare qualcosa. Qui il blog.
Non avrai altro dio all'infuori di me. Così parlò Mao più di mezzo secolo fa. Da allora i cattolici in Cina sono costretti a nascondersi:
Father Joseph and his flock in central Hebei Province are among the several million Catholics who worship in illegal underground churches that retain allegiance to Rome and the pope. The "official" Catholic churches ultimately answer to the Communist Party. Chinese Catholics were divided from the universal church, and each other, in 1951 after Mao established a "patriotic" association to oversee Catholic churches. The association rejected papal authority and placed church affairs like appointments under government control. It left Chinese Catholics with a difficult choice, and many who had been raised in parishes founded by European missionaries went underground. Persecution of underground priests and bishops continues, and two elderly priests in Hebei have been detained in the past few weeks, according to the Cardinal Kung Foundation, a group based in the United States that monitors underground churches in China.
Ah, la izquierda. Editoriale del bollettino ufficiale del PSOE, alias El País, sull'elezione di Talabani a presidente dell'Iraq. Comincia così:
Se non fosse per l'insicurezza, le rivalità tra le principali comunità e le limitate competenze della carica, si dovrebbe qualificare come rivoluzionaria l'elezione, ieri, come presidente dell'Iraq del leader secessionista curdo Yalal Talabani (...) Se non fosse per chi ci scrive, si potrebbe qualificare El País come un giornale. Come si dice in spagnolo nun ce vonno sta'? Fenomenale, come al solito, anche La Vanguardia: Lo sciita Ibrahim al Yafari, nuovo uomo forte dell'Iraq. Pensiero debole.
Un liberale in America Latina. Sempre saputo che Vargas Llosa era diverso. Buon per lui.
Claro que sì. In Spagna dicono che sarà uno spagnolo. Sognare è gratis.
C'è speranza. In un sussulto di dignità la Camera ha approvato ieri una legge che istituisce per il 9 novembre la Giornata della Libertà. E che in Italia si sia riusciti a fare una cosa così normale è una bella sorpresa. Nessuna sorpresa invece nel voto contrario della sinistra. Diliberto e compagni hanno detto che la legge «non è opportuna». Sono opportuni loro.
(Grazie a Friedrich).
La terra trema. Sotto i piedi di Annan. Impossibile immaginare una presa di posizione come questa solo un anno fa.
Gli ipocriti/4. Va anche Mugabe.
mercoledì, aprile 06, 2005
TocqueVille città aperta. Manca poco.
Cristina Missiroli ne scrive sul Giornale di oggi.
Zimbabwe. Non finisce qui/3. Cominciano ad emergere i dettagli della prevedibile, prevista e non evitata frode elettorale Mugabe-style. Sokwanele ha gli aggiornamenti in tempo reale. Altre notizie qui. La polizia è schierata nelle strade della capitale. Ma anche dai piccoli centri arrivano le voci della protesta. Basterebbe un non abbiate paura da qualche cancelleria occidentale...
Libertà fa rima con verità. A Claudia Rosett il Pulitzer non lo danno. Troppo brava.
Il Papa nero. Dov'è la nuova Polonia?, si chiede Rand Simberg pensando all'elezione del prossimo pontefice. Forse in Nigeria. Ecco perché:
(...) the new enemy that stands in the way is a new totalitarian ideology--Islamism, a blend of religion and ideology most extremely represented by bin Laden and Al Qaeda, but unfortunately also widely embraced in the Arab world, as a result of Saudi-funded propaganda in their schools called madrassas. Unlike the atheistic totalitarianism of the Soviets, it is one based on total submission to God (in this case Allah), but like Soviet totalitarianism, it is ultimately incompatible with Catholicism (or any religion other than fundamentalist Islam). Just as Poles understood Soviet communism in a way incomprehensible to people in western Europe, the people of Nigeria know the new totalitarian enemy as well as anyone on the planet. So, will the College of Cardinals once again anoint a Pope tempered in the crucible of the era's ideological war? If so, there's a good chance that the next pontiff will be Francis Arinze, a seventy-two year old who was born in a small village in southern Nigeria. Sul contributo di Giovanni Paolo II e della Chiesa polacca alla sconfitta del totalitarismo comunista scrive oggi anche Anne Applebaum: In essence, the pope made two contributions to the defeat of totalitarian communism, a system in which the state claimed ownership of all or most physical property -- factories, farms, houses -- and also held a monopoly on intellectual life. No one was allowed to own a private business, in other words, and no one was allowed to express belief in any philosophy besides Marxism. The church, first in Poland and then elsewhere, broke these two monopolies, offering people a safe place to meet and intellectually offering them an alternative way of thinking about the world. Here's how it worked (...) Da leggere tutto.
Gli ipocriti/3. Una bella lista su Le guerre civili. Che però dimentica Assad. Manca Kim Jong Il e poi ci sono tutti.
Saddam li gassava. Oggi un curdo è diventato presidente dell'Iraq.
P.S. Si ha come l'impressione che a quelli di sotto fregherà pochino.
E ho detto tutto. Secondo un sondaggio la Francia è il paese con la miglior reputazione all'estero. Ben messa anche la Cina (il che è coerente). Ultimi gli USA. Un mondo bellissimo.
martedì, aprile 05, 2005
I dimenticati. Abbiamo parlato più volte su questo blog di assassinio di una nazione a proposito dello Zimbabwe (e ultimamente anche del Venezuela). Perché la comunità internazionale (se esiste) non stia facendo nulla per salvare quel che resta, è una domanda cui nessuno finora ha dato risposta. Nonostante le grida di dolore che arrivano da laggiù:
Selina’s grief is shared by the majority in Zimbabwe and, while we mourn with the world over the passing of a great religious leader, we also mourn, but ALONE, for the death of a nation.
Dicono che vogliono una riunificazione pacifica. Memo. Non dimenticare mai che a Pechino c'è un regime criminale.
Dicono che se ne vanno. Memo. Non dimenticare mai che a Damasco c'è un regime criminale.
Pulitzer? No grazie. Interessanti osservazioni sui premi di quest'anno da Michelle Malkin e Belmont Club.
Quanti morti ancora, Mr. Annan? Nota giustamente l'Observer che se il problema dell'ONU e del suo elegantissimo segretario generale fossero solo gli scandali di corruzione, il mondo sarebbe oggi un posto migliore. Purtroppo il più inutile carrozzone burocratico del pianeta e chi lo guida hanno sulla coscienza ben altri drammi. Che poi i due aspetti siano collegati e rappresentino il frutto avvelenato del medesimo approccio alla realtà è tristemente evidente. Non si vergogna un po', Mr. Annan?
Zimbabwe. Non finisce qui/2. Si protesta a centinaia (per ora). Altri segnali incoraggianti. Non abbiate paura (da qui è facile, certo).
Derive. Di solito qui non ci si occupa di politica italiana se non in chiave internazionale ma il risultato delle regionali merita un breve commento (anche se in molti ne hanno già scritto). C'è un dato che dovrebbe preoccupare più di ogni altro: dalla fine della guerra fredda è difficile ricordare una sinistra italiana più impresentabile dell'attuale. Con tutto il rispetto per gli elettori e gli eletti, che quest'accozzaglia di debolezze politiche, di massimalismi e di ideologismi fuori dalla storia sia riuscita a strappare al centrodestra undici regioni su tredici dà la misura non solo dello stato comatoso del dibattito politico italiano ma anche dell'assoluta incapacità delle classi dirigenti di concepire, consolidare e comunicare una politica di governo minimamente coerente. E dire che basterebbe proprio poco, vista l'inconsistenza di un'opposizione che continua a vincere elezioni mid-term senza sapere bene perché. Purtroppo se si guarda al panorama partitico complessivo del nostro paese la prima reazione è quella di sconforto. La cosiddetta seconda repubblica ha già bisogno di una rifondazione. Ma siccome bisogna giocare con le carte che si hanno in mano in attesa di tempi migliori (verranno?), non resta che individuare le priorità ed organizzare il lavoro: e la priorità non è farsi piacere a tutti i costi la Casa delle Libertà o il berlusconismo; la priorità a questo punto è non consegnare il paese allo zapaterismo made in Italy nell'unica occasione che davvero conterà. Chi è pagato per questo farebbe bene a pensarci. Quando poi l'Italia diventerà una nazione moderna e forse perfino un po' liberale magari riusciremo anche ad appassionarci alle sue vicende interne.
Se volete un'analisi più approfondita dei risultati andate da Rolli o da Harry (il che non vuol necessariamente dire che si sia d'accordo su tutto). Qui invece il commento di Pierluigi Mennitti.
Gli ipocriti/2. Non a caso è amico di quello sotto.
lunedì, aprile 04, 2005
Gli ipocriti. Ne vedremo tanti in processione nei prossimi giorni. Questo sarà in prima fila.
Zimbabwe. Non finisce qui. Dopo qualche incertezza l'opposizione prende coraggio e chiede la ripetizione delle elezioni. Mugabe - garantitosi l'impunità con la complicità dei suoi vicini di casa vigliacchetti - ha voglia di fare dello spirito e dice che governerà fino a cent'anni. Difficile che per allora esista ancora lo Zimbabwe. Thabo Mbeki, il presidente sudafricano, non ha mancato l'ennesima occasione per dimostrare tutta la sua inettitudine. E' triste che il suo paese non riesca a darsi una classe politica degna di questo nome dopo la tragedia dell'apartheid.
Thursday's election in Zimbabwe was not merely stolen. It was stolen with the complicity -- no, practically the encouragement -- of Africa's most influential democrat. If you think too long about this democrat, moreover, you reach a bleak conclusion. For all the recent democratic strides in Africa, the continental leadership that was supposed to reinforce this progress is not up to the challenge. The bankrupt democrat in question is Thabo Mbeki, South Africa's president.
L'oppio dei popoli. Il Partito Comunista Cinese getta benzina sul fuoco del nazionalismo anti-giapponese. E la campagna sembra dare i frutti sperati. Sono le uniche manifestazioni che non proibiscono. Sono le uniche petizioni che promuovono.
Nel frattempo a Pechino si saluta la morte del Papa con qualche nuovo arresto di cattolici.
Chi governa a Damasco? Domanda provocatoria ma non troppo. Le possibili risposte le trovate nell'articolo di Subhi Hadidi (in francese) riportato per intero all'interno di questo post di Joshua Landis.
Un sunnita come presidente. Ricordate quelli che… il parlamento iracheno nel caos? Ecco, la realtà ha di nuovo rovinato i loro desiderata: eletto Hachim Hasani.
Le ultime dal fronte orientale. Perché la rivoluzione dei tulipani è così diversa eppure così simile a quelle che l'hanno preceduta. Intanto Akayev si dimette formalmente e Yuschenko vola in America per vedere Bush e parlare al Congresso.
venerdì, aprile 01, 2005
Un polacco a Roma. Solo pochi pensieri prima che tutti scrivano di tutto.
Si dice che morto un Papa se ne fa un altro. Forse in questo caso non sarà così semplice liquidare la questione con una frase di circostanza. Sul religioso Karol Wojtyla sospendiamo il giudizio perché non siamo in grado di esprimere un parere competente. Ma non ci sono dubbi che il politico Karol Wojtyla sia stato un gigante del XX secolo. C'è solo da augurarsi che anche i più critici verso il suo ruolo di guida spirituale sappiano riconoscere la rilevanza storica della sua figura. Da cattolici per tradizione e laici per convinzione non possiamo ignorare le ingerenze, i condizionamenti, gli errori e a volte i crimini di cui la Chiesa si è resa protagonista nel corso del tempo. Tuttavia siamo sempre stati allergici a certe forme di anticlericalismo militante incapaci di comprendere o forse semplicemente di accettare una premessa fondamentale: la Chiesa non esiste per stare al passo con i tempi (quale passo? quali tempi?); la Chiesa esiste per predicare il Vangelo. Spetta ad altri rincorrere il progresso. Come è giusto che sia. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() Asia e dintorni Normblog |