1972

sabato, aprile 30, 2005
Non c'erano armi, Chalabi è un ladro, il governo è squilibrato!
Trovati altri 1500 corpi di curdi massacrati da Saddam
. Vergognatevi.
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La pace infame. Trent'anni dopo la fine di una guerra vinta dal totalitarismo per ritiro della democrazia, il Vietnam si riscopre diviso. Indovinate un po'? Tra nord e sud:

For one thing, the south suffered less from American bombing, leaving it with better infrastructure. What is more, northerners have lived under a communist regime since 1954, whereas southerners have much more recent experience of capitalism. The flight of well-to-do southerners in the face of the communist advance in 1975, and the subsequent exodus of boat people, has left the south with a bigger diaspora. These links to viet kieu, or overseas Vietnamese, give the south a more cosmopolitan outlook, and provide southern businessmen with capital and ideas.
All this helps to explain why the south has taken to the government's economic reforms so much more readily than the north. After 1975, the victorious communists abolished free enterprise throughout the country, and forced farmers into collectives. Following a brush with famine in the early 1980s, however, the authorities eased restrictions on private enterprise, first in agriculture, then for foreign investors, and, most recently, for local businessmen.


Da non perdere anche il commento di Alessandro Tapparini.
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La libertà va sempre conquistata. Ma che bella questa animazione di Bruno Bozzetto... Trenta secondi per un messaggio così semplice ma, a quanto pare, così difficile da capire.
(Grazie al Buroggu).
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Memento errare semper/2. Toh... Fox è un democratico. Lo dice il NYT, la bibbia della sinistra antropologicamente superiore. E adesso chi glielo spiega ai nostri Moqtada/Chávez boys?
(P.S. Link una tantum nel caso vi foste persi le numerose puntate precedenti).
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Memento errare semper. Ai regressisti il nuovo governo iracheno non va proprio giù. Sorprendente, no?
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venerdì, aprile 29, 2005
Ha vinto Blair. Si sa, Maggie non sbaglia mai.
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giovedì, aprile 28, 2005
Allende antisemita? E' la tesi sostenuta da Víctor Farías nel suo ultimo libro recentemente pubblicato in Cile. Se ne parla anche qui. Qualcuno ne sa di più?
Riceviamo da Watergate 2000:

La cosa che mi ha colpito, leggendo alcuni stralci del libro di Farias, per quanto gira sul web, è che il governo socialista di Allende avesse in progetto di istituire un Tribunal de Esterilizaciòn de los Alienados. Il progetto concerneva le seguenti situazioni (che ti trascrivo in spagnolo, tanto tu no problem): a) esquizofrenia (demencia precoz), b) psicosis maníaco-depresiva, c) epilepsia esencial, d) corea de Huntington, e) idicia, f) locura moral constitucional y g) alcoholismo crónico.
Chiarissime analogie col progetto di eugenetica nazista, se vediamo.
Per Allende una delle cause di delinquenza è la razza. In ogni caso ti lascio il link, c'è l'intervista all'autore del libro impubblicabile :-) sempre che tu non l'abbia già letta da qualche altra parte.

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Kim c'è. L'hanno beccato mentre controllava la giacchetta di un soldato. L'agenda del 2005.
Thomas Awe invece è un cittadino tedesco che ha vissuto un'esperienza più unica che rara. Era allo stadio di Pyongyang (e già questo...) quando:

Arriving in Pyongyang for his third visit on March 29, Awe found himself caught in the center of a violent mob the following day as North Korean fans rioted during a football match with Iran at Kim Il-sung Stadium.
``It was a very dangerous situation,’’ the 51-year-old said during an interview at his office in Seoul.
Awe, who was seated in a VIP section together with Iranian supporters, said police and soldiers were unable to control the crowd, which became aggressive after a North Korean player was penalized when the team was already two goals down.
``I hesitate to say that it was the first sign of opposition to (North Korean leader) Kim Jong-il. But the military had no control and no structure of command within the stadium,’’ said Awe, who has represented the German political foundation in Seoul for two tenures totaling 13 years. ``We left very disappointed and scared.’’


Altre crepe nel muro.
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Libano. Cosa resta da fare. Se la pagina degli editoriali del NYT dimostrasse un centesimo della lucidità di quella del WP a proposito di medioriente e democrazia, forse il quotidiano newyorchese potrebbe cominciare a risalire la china della credibilità perduta.
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Dentro il computer di Al Zarqawi. La lotta al terrorismo si fa anche così.
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Le lezioni della storia. L'Iraq ha un governo democratico. L'Europa ancora no.
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Il vento progressista del Sud America/11. Todo para el pueblo... Criminali.
Da leggere anche un interessante approfondimento su un tema già affrontato qui: Chávez e l'esercito venezuelano sono sempre più distanti.
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Scioglietela. L'ONU.
Il commento di Roger Bate sullo Zimbabwe (ed altri) ai diritti umani.
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Invece di menare il can per l'aia. Ma sul caso Calipari, esattamente, la versione italiana qual è?
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mercoledì, aprile 27, 2005
Yulia. Prima o poi doveva succedere.
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Europe decadence. Il declino del vecchio continente analizzato attraverso il pensiero di Raymond Aron. O viceversa. Da Léon Blum a Theo Van Gogh guidati da Christopher Caldwell. Come direbbe Montale, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo. Così non si va da nessuna parte.
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Crisi d'identità. Che l'importanza del ritiro siriano dal Libano vada al di là del fatto in sé è evidente: quando un regime dittatoriale come quello di Damasco cede alle pressioni internazionali non perde soltanto territori ma anche parte della propria inviolabilità. Le ripercussioni interne potrebbero essere davvero spettacolari e quel che sta emergendo sembra prefigurare un clima da fine delle certezze. Joshua Landis, che in Siria ci vive, legge così il momento:

The withdrawal from Lebanon leaves Syria facing a deep identity crises. All the billboards around town demanding that Syria strengthen its role in the region and defend Arabism cannot hide the fact the Syria has very little clout in Arab affairs. Perhaps this is a good thing. Syrians can now focus on putting their own house in order. The humiliation Syrians have experienced outside their borders over the last several months may be expiated by forward movement at home.
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Eufemismi.

Sbuffa Elena Montecchi: “Ora c’è questa idea che ciò che fa Zapatero è il baluardo, il punto di riferimento per la sinistra mondiale. Francamente, come idea pare un po’ provinciale”.

Più che provinciale, demenziale.
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Il vento progressista del Sud America/10. Sulle orme di Pechino.
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Dishonesty watch. Dov'è l'errore in questa frase che conclude l'editoriale del NYT?

The only plausible reason for keeping American troops in Iraq is to protect the democratic transformation that President Bush seized upon as a rationale for the invasion after his claims about weapons of mass destruction turned out to be fictitious. If that transformation is now allowed to run off the rails, the new rationale could prove to be as hollow as the original one.

Giornalismo allo stato impuro.
P.S. Segnalato prima di Instapundit. Credeteci.
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Per Blair. Da Jalal Talabani:

Britain should be proud that the liberation of Iraq has in our eyes been one of your finest hours. History will judge Prime Minister Blair as a champion against tyranny. Of that I have no doubt.

Nemmeno noi.
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martedì, aprile 26, 2005
Il vento progressista del Sud America/9. Nuvole nere all'orizzonte:

There's a perception the U.S. will never enact regime change because these Latin American governments (except Cuba) are nominal democracies. And because of their relative trade openness and acceptance of the IMF's high-tax budget austerity, there is a widespread perception that they are capitalist.
But in the absence of credible institutions — law, courts, central banks, civil services, civic groups — they are neither democracies nor capitalist states. And because institutions are so weak, corruption permeates everything — triggering regular protests.
As a result, popular sentiment increasingly appears irrationally against democracy and capitalism. The irony is, there are few leaders in Latin America who are truly free-market capitalists.

In the unstable developing world, demonstrations can lead to power changes overnight. Those who are most organized often win. That sets the stage for outside predators like Venezuela's Hugo Chavez, who already has a network of leftist allies capable of stirring trouble in the hemisphere.
Little good can come of Ecuador's demonstrations, at least until credible political institutions and respect for law are established.


Chávez sì che non tradisce...
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Mon ami... Per chi legge il francese un blog sulla politica mediorientale di Monsieur Chirac. Della serie facciamoci del male.
P.S. Ad essere onesti nemmeno Bush oggi ha dato il meglio di sé.
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Coraggio/2. Questi duecento ne hanno parecchio:

Chanting "freedom, freedom," about 200 Syrians protested on Sunday outside a Damascus state security court where a prominent human rights campaigner accused of opposing the state was on trial.
The area was sealed off by about 50 riot police as demonstrators, including many Kurds, carried posters of the defendants and banners denouncing the emergency law in force in Syria since the Baath Party took power in 1963.
Among three activists on trial Sunday was prominent campaigner Aktham Naisse, who faces between three years and life in jail if convicted on charges of activities against the state.

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Per Blair. Dal Kurdistan.
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Togo in fiamme. Altre elezioni rubate, altre proteste. Stavolta violente.
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Decidetevi. Se questo articolo non partisse da premesse false e non fosse finalizzato al solito Bush-bashing potrebbe addirittura essere preso sul serio in alcuni suoi punti. Purtroppo Kristof è un grande inviato ma un pessimo columnist. La cosa più divertente è che gli stessi che accusavano Bush di unilateralismo sull'Iraq adesso lo accusano di multilateralismo sulla Corea del Nord. Anzi, non è divertente affatto.
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Bashkortostan. Qui finisce la Russia di Putin e ne comincia un'altra:

Here on the southwestern edge of the Urals, a popular uprising against a regional government is posing one of the most significant challenges yet to President Vladimir V. Putin's political control, raising the possibility that civic protest may be spreading into Russia from its periphery.

The issues are largely local, but the complaints against Mr. Rakhimov's government evoke those that were raised against the recently ousted leaders in Ukraine and Kyrgyzstan and are now increasingly heard about Mr. Putin. They include allegations of manipulated elections, increasing state control of business, and corruption.


Senti, senti...
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Ratzinger e noi. Oggi l'articolo da leggere - segnalato da più d'uno - è questo di Marco Beccaria. Poi magari ne parliamo. Intanto il riassunto della prima fase del dibattito è online su Ideazione.
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lunedì, aprile 25, 2005
Nepal in fiamme. Alex Perry ci è andato e ha anche intervistato il leader maoista. Giornalismo allo stato puro.
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Ayman Nour. Il futuro dell'Egitto ruota intorno a questo nome.
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Il tempo a vostra disposizione è scaduto. Per l'amministrazione Bush comincia ufficialmente il capitolo Corea del Nord.
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La fine del Baath? La Siria apre al multipartitismo:

For various reasons, that did not happen in 2001, but today it is almost certain in Damascus that a new party law will be created, and announced at the upcoming Ba'ath Party Conference in June, breaking the socialist parties' monopoly over politics in Syria. President Bashar Assad was very clear about that when speaking to Spanish journalists in Syria in March. He said, "The coming period will be one of freedom for political parties" in Syria.

Il ritiro dei soldati dal Libano, intanto, è quasi completato. La storia può ricominciare.
Vuoi vedere che Assad sente la pressione?
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Liberté. Solo in un'epoca di confusione come l'attuale una nazione con la politica estera della Francia poteva assurgere a campione di moralità, giustizia e pace. Barry Rubin non ci sta:

A government which has frequently pursued policies that go against the views and interests of most of Europe has been able to posture as Europe's leader. The regime that has carried out dozens of military interventions in Africa without consulting any other country or institution has been able to pose as the champion of international legitimacy. In domestic terms, it has passed virtually unnoticed that a conservative government has so effectively managed to disarm the Left by its posturing abroad. Although Paris's policy often appeals to the Left it is really rather reactionary, oriented toward the preservation of the status quo for dictatorial rulers and the maximizing of financial benefits for itself. Indeed, the concepts of "progressive" and "humane" have been redefined basically to mean anything opposed to the policy or interests of the US.

French policy contradictions have been especially sharp in regard to Middle East issues. In diplomatic terms France to a large extent replaced the Soviet Union as the protector of radical regimes in Iran, Iraq and, at least until recently, Syria. When Yasser Arafat died, under the reverent protection of the French government, public opinion polls showed he was more popular in France than among Palestinians.
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Liberati e fortunati.
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sabato, aprile 23, 2005
Felicitats. Qui si criticano spesso e volentieri la Catalogna e la Spagna. Ma questo non deve far pensare che non se ne apprezzino le storie, le culture e le tradizioni. La festa di Sant Jordi è una di queste. Oggi a Barcellona si cammina tra libri e rose. E' un bel vedere e un bel respirare.
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Dillo alla Luna. In Ecuador è stata una radio a coordinare il movimento di protesta anti-Gutierrez.
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BHL. Per chi fosse ancora interessato a leggere del viaggio di un francese in America (no, non Tocqueville) qui c'è altro materiale.
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Resipiscenza? Come vorremmo che tutto questo fosse vero... Purtroppo la Costituzione spagnola non prevede il recall.
P.S. Le Guerre Civili interviene sull'approvazione della legge sul matrimonio omosessuale. Noi quel che avevamo da dire lo abbiamo scritto qui, qui e qui.
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venerdì, aprile 22, 2005
Il dibattito sì/3. Giulio Giorello sul Corriere in difesa del pensiero liberale e dello spirito critico:

Che c’entra, per esempio, il liberalismo con la new age e le espressioni di «vago» misticismo? È davvero solo una «moda» quel pensiero liberale che ha dato sostanza a esperimenti politici come gli Stati Uniti, dopo la vittoriosa guerra d’indipendenza, o alle altre forme di «società aperta», capaci di realizzarsi contro sistemi dispotici e di resistere all’offensiva dei totalitarismi del ’900? Che ne è di quel particolare liberalismo che si è schierato a difesa dei cattolici laddove erano discriminati o perseguitati? Infine, cosa resta di quel cattolicesimo liberale che tanto ha dato alla stessa Italia, non solo alla teoria, ma anche alla pratica della politica - da Sturzo a De Gasperi?

Sovente si spaccia l’esercizio dello spirito critico e la costruzione di un sapere fallibile e rivedibile come assenza di responsabilità e cedimento a qualsiasi protervia. Ma chiunque abbia mai davvero partecipato a questa paziente e faticosa impresa sa che è tutto il contrario. Ciò che spirito critico e società aperta consentono è che qualunque punto di vista abbia i propri difensori pubblici; quello che esigono è che la difesa non si limiti a imposizioni o scomuniche, bensì porti delle ragioni. Questo è «relativismo»?


Dopo i blog anche i quotidiani cominciano ad analizzare seriamente il contenuto dell'omelia ratzingeriana.
Azione Parallela stenta a riconoscere la dittatura del relativismo ma pone alcune domande degne di risposta: in particolare la dodicesima e la tredicesima. Paolo di Le Guerre Civili minaccia (!) lunghissima replica. Malvino intanto, a forza di avvitarsi su se stesso, è diventato relativista. Hai capito che roba. Su Testicoli (sic!) altri spunti. Newblognewblog non fa sconti al nuovo pontefice: sarebbe meglio però cercare di non buttare il bambino con l'acqua sporca, almeno noi.
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Per Tony. L'endorsement di Thomas Friedman.

In sum, Tony Blair has redefined British liberalism. He has made liberalism about embracing, managing and cushioning globalization, about embracing and expanding freedom - through muscular diplomacy where possible and force where necessary - and about embracing fiscal discipline.
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Non basta mai. Il Giappone si scusa per la diciottesima volta. Siamo sempre in attesa della prima della Cina.
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giovedì, aprile 21, 2005
Il tocco di Condi. Si incontra con l'opposizione in Bielorussia, risponde in diretta agli ascoltatori di una radio di Mosca e guadagna consensi anche in campo nemico.
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Intanto a Quito. Appunti sulla fine politica di Gutierrez. Che non era un Chávez ecuadoriano (o almeno non più).
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Coraggio. L'importanza delle notizie non si misura dalla loro lunghezza.
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Preferivate una pop-star? Gerard Baker su modernità, tradizione e reazioni scomposte all'elezione di Ratzinger. Ragionevole punto di vista:

Did the likes of The Guardian, the BBC or The New York Times think there was someone in the Church’s leadership who was going to pop up out on the balcony of St Peter’s and with a cheery wave, tell the faithful that everything they’d heard for the past 26 — no, make that 726 — years was rubbish and that they should all rush out and load up with condoms and abortifacients like teenagers off for a smutty weekend? Or did they think the conclave would go the whole hog and elect Sir Bob Geldof (with Peaches, perhaps, as a co-pope) in an effort to bring back the masses?

Don’t get me wrong; I’m not suggesting, at this sensitive moment, that God is a Tory. But the Church’s mission is to bear witness to the truth. The truth is not something that needs redefining each time a pope dies.


Dedicato all'intelligentsia.
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Fraternité. La Francia appoggia ufficialmente la cosiddetta legge anti-secessione con cui la Cina si riserva il diritto di invadere Taiwan quando lo ritenga opportuno. Il cuore dell'Europa è profondamente malato.

"The anti-secession law is completely compatible with the position of France," he said in a joint press conference with his Chinese counterpart Wen Jiabao.


Non avevamo dubbi.
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Madrid adeu, Paris arribem. Il presidente della Generalitat, Pasqual Maragall, dopo un incontro con Barnier ha dichiarato che la Catalogna entrerà nell'Organizzazione Internazionale della Francofonia e ha espresso l'auspicio che lo studio del francese venga incentivato nelle scuole. Non dobbiamo fissarci con l'inglese, ha detto. In cambio la Francia promuoverà il catalano nell'Unione Europea. Li votano, questi.
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Il dibattito sì/2. Oggi a riassumere le diverse posizioni su Ratzinger e liberalismo è Jimmomo. Interviene anche Friedrich a spiegare in sostanza che una cosa è rifiutare il liberalismo, un'altra non esserne entusiasti: la storia del minore dei mali non ci ha mai convinto troppo anche perché implica che il bene esista ma solo altrove (e forse è proprio questo il punto). A volte è il caso di accontentarsi. Ma il ragionamento promette di continuare. Phastidio ritorna sulla Cristofobia europea mentre Harry elabora alcune riflessioni sull'anticlericalismo che si potrebbero applicare pari pari all'antiamericanismo. Windrosehotel prova a dare una risposta alle domande sui limiti dell'intransigenza della Chiesa nella difesa della propria identità. Malvino invece, nella sua furia iconoclasta, dimostra che a voler distruggere tutto ci si ritrova con un bel nulla in mano: purtroppo la dittatura del relativismo non è affatto una pagliuzzaun ossimoro, come sbrigativamente liquida Luca Sofri. Un liberale dovrebbe saperlo.
Se sui blog italiani trovate una discussione in corso più interessante di questa, fate un fischio.
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mercoledì, aprile 20, 2005
12 e 13 giugno. I quattro referendum su fecondazione assistita e libertà di ricerca spiegati nel sito dell'Associazione Luca Coscioni.
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Misinformed Comment. Probabilmente avrete sentito parlare di Juan Cole. Professore di storia all'Università del Michigan, è titolare del blog Informed Comment (su ME e Iraq). A dispetto del nome, si tratta in realtà della bibbia di quelli che non ci vogliono stare. Basta dare un'occhiata ai titoli dei post per avere un'idea della visione del professore sullo stato delle cose nell'Iraq liberato (ma secondo lui ovviamente occupato) dagli angloamericani. Nonostante abbia supportato gli interventi in Afghanistan e in Iraq (almeno così assicura), nel suo Informed Comment non c'è decisione statunitense che non sia un disastro, non c'è comportamento dei soldati che non sia un abuso, non c'è progresso che non sia illusorio. Non per nulla il suo blog figura tra le fonti privilegiate dei nostri siti regressisti, quelli - per capirci - dell'Iraq in mano alle milizie di Al Sadr e del vento progressista del Sud America. Juan Cole è un po' il Robert Fisk dei blog e i MSM gli vogliono bene per questo. Ma in rete le cose vanno diversamente e a volte qualche collega gli fa notare la deriva cui i suoi pregiudizi lo conducono. Ecco, adesso gliel'ha fatta notare perfino The New Republic ospitando questo articolo di Efraim Karsh che letteralmente smonta il Cole-pensiero.
Ah, Chávez commuove le folle.
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Zhongnanhai ha detto stop. Come previsto Li Zhaoxing richiama tutti all'ordine.
Qui invece le condizioni dettate dalla Cina al nuovo Papa per migliorare le relazioni tra i due stati: un pugno in faccia sarebbe più aperturista. 
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Il dibattito sì. I blog di TocqueVille cominciano il confronto su Ratzinger. E' un bene che la prima vera discussione pubblica (in attesa dell'aggregator) evidenzi differenze e contrasti. Quando si mettono insieme tante teste abituate alla riflessione e all'indipendenza di giudizio non può che venirne fuori qualcosa di interessante. Per i diversi interventi basta andare sulla piattaforma e scegliersi il blog che interessa. Qui ci limitiamo a citare alcuni commenti tra quelli che abbiamo letto oggi.
Malvino se ne va disgustato dal finto liberalismo dei Ratzinger-boys. Un po' schematico stavolta Luigi Castaldi. Peccato perché c'è materia per un contraddittorio non banale e il suo contributo poteva essere importante. Gli risponde Jimmomo ricordando (non solo a lui) cosa sia TocqueVille. Città aperta non per nulla. Random Bits è terrorizzato dal pastore tedesco: solo gli integralisti islamici sono peggio. Dubitiamo comunque che Ratzinger manderà martiri di nostro Signore a farsi saltare per aria in un ristorante. Liberopensiero prevede un pontificato in linea con quello di Giovanni Paolo II ma con cinque differenze principali. Giudamaccablog confonde un po' la blogpalla laica con quella massimalista (dare del nazista a Benedetto XVI non è esattamente un punto di vista laico) ma in sostanza chiede tempo per giudicare: il che è saggio. Pinocchio si chiede cosa intenda davvero il Papa quando parla di liberalismo mentre per Friedrich la lettura di Jimmomo e del sottoscritto dell'omelia-manifesto è superficiale: magari è vero ma vorremmo capire il perché. Windrosehotel crede che la difesa dell'identità cattolica debba contenere necessariamente elementi di intransigenza: è certamente così ma la domanda è fino a che punto e a spese di chi? Chi voglia segnalarci altri interventi sarà il benvenuto.
Come l'hanno presa in Germania? Informa Medienkritik. Giro di blog a stelle e strisce da The Moderate Voice.
Dalla carta stampata. Michael Novak dipinge un ritratto controcorrente di Ratzinger. I liberali, secondo lui, possono stare tranquilli:

One of Cardinal Ratzinger's central, and most misunderstood, notions is his conception of liberty, and he is very jealous in thinking deeply about it, pointing often to Tocqueville. He is a strong foe of socialism, statism and authoritarianism, but he also worries that democracy, despite its great promise, is exceedingly vulnerable to the tyranny of the majority, to "the new soft despotism" of the all-mothering state, and to the common belief that liberty means doing whatever you please. Following Lord Acton and James Madison, Cardinal Ratzinger has written of the need of humans to practice self-government over their passions in private life.

Anne Applebaum invece indica nell'Europa il problema più spinoso per il nuovo pontificato:

By this I don't mean merely that church attendance is falling in Italy and Spain, as is often reported, or that birth control is widely used among European Catholics. Although there is plenty of religious apathy in Europe, it is far less powerful than the antipathy directed not just at the Catholic Church in Europe but at religion in general. It's not that Europeans think the church is out of touch or backward, but that they -- or rather an influential group of intellectuals and politicians -- heartily despise everything about it.

E' la Cristofobia di cui parla oggi anche Christian Rocca.
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Troppo avanti. Qui in Spagna l'intelligentsia è incazzatissima perché il neo-eletto Papa non è a favore dell'aborto, del matrimonio omosessuale, dell'eutanasia e della droga libera. No, la droga libera non l'hanno detto.
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martedì, aprile 19, 2005
Il bambino e l'acqua sporca. Anche se viziate da un pessimismo forse un po' prematuro, le considerazioni di Jimmomo sul Ratzinger-pensiero sono in generale appropriate e condivisibili. Il tempo si incaricherà di definire la statura politica e spirituale del nuovo pontefice ma se dall'omelia di ieri è consentito trarre già qualche conclusione, allora bisognerebbe cominciare col non nascondersi.
Il liberalismo è inserito da Ratzinger tra le correnti ideologiche che hanno contribuito al formarsi di quella dittatura del relativismo giustamente denunciata come uno dei più letali mali della società occidentale. Purtroppo è un passaggio-chiave e non si può far finta di non averlo letto.
Chi ha sempre considerato l'individuo come la misura laica (e per chi vuole perfino religiosa) di tutte le cose, valutando il grado di decenza di una società dal rispetto dei diritti e delle libertà personali (inclusa quella religiosa) e vedendo proprio nel liberalismo l'argine più solido contro relativismo e nichilismo, non può accettare la propria riduzione alla stregua di ideologie che l'individuo hanno costantemente annullato e umiliato.

Seguendo la definizione ratzingeriana di relativismo si finisce col buttare il bambino con l'acqua sporca. Ratzinger qualifica come «inganno» ogni frutto del pensiero moderno, la cui colpa è quella di dubitare e di rifiutare l'assoluto, di rendere possibile una tesi e il suo superamento critico, una mentalità e il suo sviluppo. Ciò non significa essere sbattuti qua e là dalle mode del momento o dal proprio incerto e mutevole interesse egoistico, ma poter cambiare opinione in base a un più convincente sistema di pensiero e a un mutato criterio di giudizio. E' forse questa una dittatura?


No, esattamente il contrario.
L'analisi di Jimmomo ha un solo difetto a nostro avviso: quello di cedere alla abusata contrapposizione modernità vs. antimodernità. Qui non si tratta di pretendere che la Chiesa segua i canoni della modernità - ciò che non può e forse non deve fare - ma piuttosto che non ricorra, per legittimare il proprio ruolo, alla demonizzazione di tutto quanto Chiesa non è e soprattutto di quello che non merita di essere demonizzato.
Ci piacerebbe che i liberali - e soprattutto quelli che oggi salutano l'elezione di Ratzinger come un fatto altamente positivo - rifiutassero senza mezzi termini un tentativo di omologazione così rozzo. Si potrà continuare a definire il tedesco un buon pastore di anime anche dopo aver riconosciuto che quel dal marxismo al liberalismo risulta indigeribile proprio perché espressione dello stesso relativismo che si dichiara di voler combattere. Se TocqueVille c'è, batta un colpo.
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Perdonerete l'insolenza... ma

Fumata nera, bruciato Arinze

era meravigliosa. Peccato che Malvino adesso l'abbia sostituita perché non abbastanza anticlericale.
P.S. Qui si tifava Nigeria.
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Habemus Papam. Troppo facile.
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Cina e dintorni.

Sulla tragedia delle miniere cinesi un emotivo contributo video.
Il nuovo ruolo del Giappone nel Pacifico illustrato dal Guardian: il nervosismo di Pechino ha ben poco a che fare con i libri di storia. A proposito di revisionismo: per la serie i nemici dei miei nemici sono miei amici. Japundit spiega con un esempio concreto la differenza fra società aperte e società chiuse su cui si soffermava ieri anche Fred Hiatt.
Il punto di vista di Cox and Forkum sulle manifestazioni anti-giapponesi. In Italia è tradotto dal Buroggu.
Ovviamente la notizia più importante di questi giorni arriva da Huankantou: non sorprende che le autorità cinesi ci abbiano messo tanto impegno per dirottare l'attenzione altrove.
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lunedì, aprile 18, 2005
Tra normalizzazione e balcanizzazione. La prima considerazione da fare sul risultato delle elezioni basche di ieri è che, in uno stato di diritto in cui la forma è dissociata dalla sostanza, è possibile che una formazione illegalizzata riesca ad essere determinante nella composizione di un governo autonomico. Il Partido Comunista de las Tierras Vascas (cioè Batasuna, cioè ETA), presentatosi per gentile concessione dell'esecutivo di Zapatero, ha ottenuto nove seggi in un parlamento di settantacinque: il 12,5 per cento degli elettori baschi ha deciso che il nazionalismo delle autobombe debba essere rappresentato nelle istituzioni.
La seconda riflessione è che il lehendakari in carica, quell'Ibarretxe che in Italia perfino Il Foglio si ostina ancora a dipingere come uno statista moderato, ha perso la sua scommessa: il Partido Nacionalista Vasco (PNV) ha ottenuto la maggioranza ma ha lasciato per strada molti voti rispetto alle precedenti elezioni.  A rigor di logica il suo Plan secessionista dovrebbe essere morto e sepolto ma, come vedremo, in Vasconia quel che dovrebbe essere e quel che effettivamente è sono cose molto diverse.
Il terzo punto riguarda il Partido Socialista (PSE): Zapatero aveva scelto di scommettere sull'indebolimento del PNV e sulla rottura del fronte costituzionalista con il PP. In termini di consensi la strategia ha pagato - cinque rappresentanti in più sottratti quasi tutti ai popolari - ma politicamente la mossa potrebbe rivelarsi a dir poco disastrosa. Nel mondo ideale dei socialisti c'è un País Vasco pacificato attraverso la parlamentarizzazione delle forze eversive. Il piccolo problema è che i terroristi continuano a minacciare e a uccidere e consentire loro di uscire dall'isolamento e di condizionare anche dall'interno delle istituzioni la vita politica e sociale del paese significa fare tabula rasa di otto anni di lotta antiterrorista e di unione delle forze democratiche.
Cosa succederà adesso? Molte incognite e qualche certezza. Il PNV ha una doppia alternativa: cercare l'alleanza col PSE o quella con le marionette di Batasuna. La prima significherebbe la morte politica di Ibarretxe che, dopo aver giocato tutta la propria credibilità sul sostegno popolare al suo Plan, si ritroverebbe a dover accettare una soluzione di compromesso imposta dai socialisti improvvisamente convertitisi ad un nazionalismo dal volto umano. La seconda invece gli consentirebbe di sopravvivere ma determinerebbe allo stesso tempo un'ulteriore radicalizzazione delle posizioni del suo partito.
Le prime dichiarazioni del lehendakari sono state bellicose: il futuro del País Vasco lo decideranno i baschi e nessun altro. I baschi - nel linguaggio dei nazionalisti  - sono loro e i pro-etarra. Nei prossimi giorni Ibarretxe parlerà con tutti: prima con i partiti nazionali - PCTV in testa - e poi con Zapatero. Oggi i giornali della izquierda celebravano già il ritorno al negoziato per la risoluzione del conflitto basco. Come al solito dimenticavano qualcosa: che i terroristi negoziano con la pistola alla tempia e che quando a sparare è una parte sola parlare di conflitto è quantomeno improprio.
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Il Papa nero/3. Bel ritratto di Francis Arinze dal WP.
P.S. Una preghiera ai porporati: risparmiateci un Papa no-global. Solo questo.
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Il vento progressista del Sud America/8. Come Chávez scheda gli oppositori politici (o semplicemente chi non la pensa come lui).
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Riassunto di un anno di ZP.

Un soldato spagnolo torna dall'Iraq e trova la sua fidanzata sposata con un'altra e le due vivono in un appartamento di trenta metri quadrati in regime di protezione ufficiale.

Buttiamola sul ridere.

(Via Barcepundit).
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In cerca di... De gloria olivae. Comincia il Conclave sotto l'occhio attento (tra gli altri) dei seguaci di Malachia. Se il prossimo Papa fosse il cardinale Ratzinger l'omelia di oggi sarebbe il suo programma politico-teologico. Sui blog la discussione è già cominciata. A Jimmomo rispondono nei commenti Harry e Friedrich. Nei prossimi giorni ne vedremo delle belle. Don Diego fa la diretta da Roma.
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Ciao, Fabio. Oggi è tutto dedicato a te.
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sabato, aprile 16, 2005
La ricreazione è (quasi) finita. Proteste a Shanghai, ma silenzio a Pechino. E' ora di rientrare in classe, fa sapere il regime.
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venerdì, aprile 15, 2005
Cina e dintorni.

Altro fine settimana caldo. Proteste anti-giapponesi sono previste nella capitale e nelle principali città del paese. La differenza rispetto alla settimana scorsa è che stavolta il governo frena: forse la situazione sta sfuggendo di mano. Sarà interessante vedere come si comporteranno le autorità dopo aver creato e alimentato il mostro del nazionalismo e averlo accompagnato in piazza sette giorni fa: lasceranno fare anche domani o interverranno preventivamente?
Per avere un'idea di quanto pretestuose e strumentali siano le motivazioni alla base dell'odio organizzato di questi giorni basti pensare che: i famigerati libri di testo revisionisti che hanno scatenato la reazione cinese sono adottati dallo 0,3 per cento delle scuole giapponesi e per libera scelta delle stesse; i libri di testo della propaganda di Pechino sono invece l'unica versione ammessa nel cento per cento delle scuole cinesi e per imposizione governativa; il Giappone inoltre ha chiesto scusa un'infinità di volte per i crimini commessi durante la guerra e l'occupazione come opportunamente chiarisce questa pagina di Wikipedia. Insomma, fumo negli occhi. Fumo tossico, però. Sui diversi risvolti della questione interviene oggi anche Joseph Kahn.
Intanto sulla vera materia del contendere - il ruolo del Giappone alle Nazioni Unite - è tutto in alto mare, spiega Asia Times. Veti incrociati e strane alleanze rendono la strada verso la riforma del Consiglio di Sicurezza più in salita che mai.
Se siete interessati alle strategie della Cina in medioriente e in Asia Centrale gli articoli di Dan Blumenthal e di James Na sono quello che fa per voi.
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Il vento progressista del Sud America/7. Come anticipato su questo blog, Chávez si sta facendo l'esercito personale. Per continuare a commuovere le folle, si suppone.