1972

giovedì, marzo 31, 2005
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Il tubo del Papa. Non ci pare che siano in molti (a parte il WP) ad aver sottolineato la coincidenza per cui, proprio nel momento in cui il caso Schiavo raggiungeva il suo apice di drammaticità, anche Giovanni Paolo II era costretto all'alimentazione artificiale. Fatte salve le differenze di condizione generale - che esistono - certamente l'evoluzione dello stato di salute del pontefice aggiunge ulteriori spunti di riflessione ad una vicenda che per Terri è finita oggi ma per chi rimane non ha fatto altro che cominciare.
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Incidenti allo stadio. Che notizia, direte voi. Prima leggete qui però.
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Esportare la democrazia. A volte servono le armi, a volte no. Quel che serve sempre sono gli americani.
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Ci vuol coraggio a lavorar là sotto. In Cina ancora di più. Foto splendide di una vita all'inferno.
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L'orso, il dragone e un mondo che cambia. La terra non è più così stabile attorno alla Russia. E nemmeno alla Cina.
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Comincia tu. Sulla non credibilità di Annan come riformatore delle Nazioni Unite.

To impose these reforms requires a secretary-general who is a committed democratic leader, someone neither bureaucrat, kleptocrat nor ego-crat.

Uno che non sia Kofi insomma.
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E' triste ma non è seria. L'Europa del caso Wolfowitz secondo il Washington Post. Fosse solo il caso Wolfowitz.
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L'utile idiota. Giorno dopo giorno Zapatero assomiglia sempre di più alla caricatura di se stesso. Nemmeno i suoi più feroci critici (tra i quali orgogliosamente ci annoveriamo) potevano pensare che in un solo anno questo premier per caso (o per strage) sarebbe riuscito a collezionare una serie di passi falsi così nutrita. L'ultimo - la visita a Chávez, l'accordo sulle armi e la foto sorridente - rasenta il grottesco. Particolarmente azzeccato quindi  il commento di Daniel su questa ennesima umiliazione della Spagna di fronte ad uno dei personaggi più impresentabili del pianeta. Anche qui.
(Via Barcepundit).
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TocqueVille. La città dei liberi. Si chiamerà così la casa dei blog liberali che sta per aprire le porte a chi ci si senta comodo. Buon lavoro a tutti.
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mercoledì, marzo 30, 2005
L'ultima versione di Giuliana. Visto che da noi non se la fila più nessuno - lei e Pier erano troppo perfino per la sinistra - la Sgrena è costretta ad andare a raccontare la sua storia a Naomi Klein (che al suo cospetto comunque fa la figura della moderata). Ecco cosa si sono dette, secondo la Klein (non è difficilissimo da immaginare). Per i più pigri di seguito alcuni passaggi significativi. Come si dice, we report, you decide.

Vi sembrava di aver percepito che nell'entourage della Sgrena qualcuno insinuasse che gli americani l'avevano fatto apposta? Avevate capito male:

One of the most – and at first, the other thing I want to be really clear about is that Giuliana is not saying that she's certain in any way that the attack on the car was intentional. She is simply saying that she has many, many unanswered questions, and there are many parts of her direct experience that simply don't coincide with the official U.S. version of the story.

Vi sembrava di aver intuito che la macchina stesse percorrendo la strada per l'aeroporto? Avevate capito male:

She was on a completely different road that I actually didn't know existed. It's a secured road that you can only enter through the Green Zone and is reserved exclusively for ambassadors and top military officials.

Checkpoint? Macché, era un tank. Già detto.

She says it wasn't a checkpoint at all. It was simply a tank that was parked on the side of the road that opened fire on them. There was no process of trying to stop the car, she said, or any signals. From her perspective, they were just -- it was just opening fire by a tank.

I soldati aprirono il fuoco per auto-difesa? Toglietevelo dalla testa. Già detto anche questo.

And what Giuliana Sgrena really stressed with me was that she -- the bullet that injured her so badly and that killed Calipari, came from behind, entered the back seat of the car. (…) So, the idea that this was an act of self-defense, I think becomes much more questionable.


Di chi aveva più paura la Sgrena mentre si trovava sotto sequestro? Ma degli americani, of course:

She said one of the most terrifying things was that she would often hear U.S. helicopters over the house, and she was obviously very afraid that the house that she was in would come under fire, because obviously it was a resistance house.

La faccenda dei quattrocento colpi? Tutta colpa del conducente:

And the driver who was another intelligence officer called Italy and was on the phone, I think, with Berlusconi, she said, and he said, our car has just been fired on by 300 to 400 bullets.

Questa è meravigliosa. Ecco come la Sgrena spiega l'annuncio del ritiro di parte del contingente italiano fatto nei giorni scorsi da Berlusconi:

And in the – one thing that she told me that was very moving was, she believes that her release really came as a result of anti-war organizing in Italy across incredible coalitions, and she said that she feels like her life is a testament to what people can do when they get organized, and when they work together. And she is frustrated that that same pressure forced Berlusconi to announce that Italian troops would be withdrawn in September, and she really felt that the left opposition parties should have really maintained pressure on Berlusconi to insist on Italian troop withdrawal now.

Ancora sulla presunta vendetta americana per il pagamento del riscatto. Ma non aveva detto che non avevano intenzione? Ah, quello era all'inizio...

And from her perspective, that could have either been a mistake, or it could have been some sort of act of vengeance and anger, you know, and we know that there's a lot of anger at the idea that Italians may be paying very large ransoms for the release of prisoners.

Parole di condanna o almeno di rancore verso i sequestratori a un mese dal rilascio? Nemmeno per sogno. Quando li vuol proprio offendere la Sgrena li paragona a Bush:

This is because the people who held her made it very clear to her that they don't want independent journalists working in Iraq talking to Iraqis. And this was really one of the most disturbing details and, I think, a very telling detail. She told them that that made them just like Bush, because the Bush administration has also made it clear that they don't want independent witnesses talking to Iraqis, counting the bodies, highlighting the civilian toll of the war, but there are also clearly some elements of the resistance that feel the same way, and this makes it very, very difficult for independent journalists to do their work.

Povero mondo.
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La giornata di riflessione. Vigilia di un voto senza speranza nello Zimbabwe. In linea con la tradizione staliniana o kimjongiliana, Mugabe continua ad usare la fame come arma politica. Anche se a leggere la BBC sembra una festa, la realtà è quella di un paese ridotto ai minimi termini in cui - nonostante tutto - si trova ancora qualcuno che ha voglia di lottare. Per seguire le prossime ore non dimenticate questo blog. Mentre il CS Monitor spiega come e perché la Cina sta intervenendo nella politica africana:

Last year, China stymied US efforts to levy sanctions on Sudan, which supplies nearly 5 percent of China's oil and where the US says genocide has occurred in its Darfur region. And as Zimbabwe becomes more isolated from the West, China has sent crates of T-shirts for ruling-party supporters who will vote in Thursday's parliamentary elections. In addition, China or its businesses have reportedly:
• provided a radio-jamming device for a military base outside the capital, preventing independent stations from balancing state-controlled media during the election campaign;
• begun to deliver 12 fighter jets and 100 trucks to Zimbabwe's Army amid a Western arms embargo; and
• designed President Robert Mugabe's new 25-bedroom mansion, complete with helipad. The cobalt-blue tiles for its swooping roof, which echoes Beijing's Forbidden City, were a Chinese gift.

With an economy that has shrunk as much as 40 percent in five years, Zimbabwe's government uses these promises to put off critics. "The government says, 'The Chinese are coming, and they'll bring in billions of dollars in investment, and soon everything will be fully restored' "...

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L'interrogatorio. Tempo fa avevamo citato questo blog dalla Siria critico con il regime di Damasco. Evidentemente lo leggeva anche la polizia segreta:

After all, what did I really expect? This is the country’s first line of defense against people like me – those make a liberal use of their own intellectual faculties and moral judgment to decide on what is right or wrong. How dare we? Indeed, how dare we?
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Fate con calma/2. Sono solo nordcoreani (il video della fucilazione censurato dalla tv di Seul).
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Fate con calma. Siamo solo a trecentomila.
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Il vento progressista del Sud America/6. Pare che l'intensa attività di compravendita di armamenti e di finanziamento di gruppi estremisti e terroristi che caratterizza l'epoca Chávez stia rendendo nervosi alcuni settori dell'esercito venezuelano. Anche perché il caudillo sta organizzando gruppi paramilitari di provata fedeltà destinati a difendere la sua esaltante revolución bolivariana. Strategy Page parla di segnali di guerra civile. Le armi di ZP contribuiranno al concretizzarsi di questo scenario:

What upsets the armed forces is Chavezs decision to pass out infantry weapons to these political clubs, so that his new political clubs can use force to “defend the revolution.” There are believed to be Cuban advisors involved in this effort. This sort of mass organization has been used before in Latin America, by both leftist and rightist dictators (pro-fascist Juan Peron of Argentina, and communist Fidel Castro of Cuba.) But by passing out guns to his most dedicated followers, Chavez is angering the military, making the middle class even more nervous, and setting the stage for a bloody civil war.

(Via Instapundit).
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Il nostro Quotidiano del Popolo. Dunque, come sapete già Zapatero e la sua ansia infinita di pace vanno in Venezuela a vendere materiale bellico al compañero Chávez. Stamattina titolo in prima pagina del bollettino ufficiale del governo socialista spagnolo, cioè El País:

Zapatero, Chávez, Lula e Uribe uniti contro la fame e il terrore.

Monarchia delle banane.
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martedì, marzo 29, 2005
Terri Schiavo: e adesso? Questioni di vita o di morte. Su Ideazione.
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Dovremmo andarli a prendere uno per uno. Che un paese come la Cina rappresenti una sorta di terra promessa per i rifugiati dà la misura esatta di come si viva in Corea del Nord. Altro bel reportage di Howard French dal confine. Kim lo sa e si prepara alle pulizie di primavera. Tanto i fratelli del Sud come sempre faranno finta di nulla:

"We have told of many public executions [in the North]. But officials in Seoul always ask us for material evidence," says Pak Sang Huk, an escapee from the North. "Now that we have evidence, they don't want to see it.... The people who brought this tape through China were speechless when they visited KBS [Korean Broadcast Service] studios, and were shunned." Mr. Pak claims those who filmed the executions risked their lives to do so.

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Il genocidio e la farsa. Il governo del Sudan ne arresta quindici dei suoi. Forse spera di convincere la comunità internazionale. Forse ce la fa.
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Appuntamento ad Harare? Giovedì si vota nello Zimbabwe anche se per finta. C'è chi non ci sta e organizza la resistenza al dittatore, il quale non perde occasione per chiarire il proprio concetto di competizione elettorale. Un blog racconta.
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Le cose cambiano. E' proprio primavera. Forse anche Annan se ne va.
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E due. L'opposizione tiene duro e Karami rifà le valigie.
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Il mondo visto da Pechino. Ecco come l'agenzia di stampa ufficiale ha commentato le imponenti manifestazioni anti-regime svoltesi a Taiwan:

I taiwanesi criticano la marcia di protesta contro la madrepatria.

Sono o non sono dei professionisti?
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Amigos para siempre. Se il pacifista Zapatero vende armamenti al loco Chávez, in Europa nessuno dice niente. Anzi il modello ZP fa scuola. Sarà per quello che i cinesi credono in noi.
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mercoledì, marzo 23, 2005
Blog liberali. Lavori in corso.

Tutti i bloggers che vogliono partecipare alla piattaforma comune con il proprio blog si devono registrare presso il Gruppo Yahoo apposito. La registrazione va fatta esclusivamente via web e si deve aggiungere il proprio blog al database (nella colonna a sinistra, visibile solo ai membri). Non si tratta di una mailing list tradizionale (solo i moderatori possono eventualmente mandare messaggi) ma è il punto di partenza per sapere chi c'è e parteciperà all'aggregator.

Su Ideazione il dibattito è già cominciato. Qui la lista dei blog che hanno aderito.
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Il vento progressista dell'Africa meridionale. Robert Mugabe ha 81 anni. La speranza di vita nello Zimbabwe è di 33. Cronache da una nazione violentata costretta a rimpiangere il passato:

The hungry children and the families dying of AIDS here are gut-wrenching, but somehow what I find even more depressing is this: Many, many ordinary black Zimbabweans wish that they could get back the white racist government that oppressed them in the 1970's. "If we had the chance to go back to white rule, we'd do it," said Solomon Dube, a peasant whose child was crying with hunger when I arrived in his village. "Life was easier then, and at least you could get food and a job."
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Il vento progressista del Sud America/5. Altro drammatico affresco del Venezuela sotto Chávez (le folle piangono, sì, ma di disperazione). E il Washington Post ricorda che la Bolivia rischia di fare la stessa fine.
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On the wrong side of history. Anche Arthur Chrenkoff ha notato che mentre qualche giorno fa in occidente si manifestava di nuovo contro la guerra di liberazione dell'Iraq, in medioriente avevano altro a cui pensare (ne parlavamo qui). Con questa riflessione inizia la sua raccolta di buone notizie dal mondo islamico:

I'm having a deja-vu to the 1980s, when as a young lad stuck on the wrong side of the Iron Curtain I watched with some bemusement the safe and comfortable citizens of Western democracies rallying for "peace" and protesting aggressive American policies, while around me people were risking if not life than certainly limb and their future marching for freedom, democracy and human rights. While throughout major cities of Western world crowds - albeit much diminished since three or two years ago - have turned up over the weekend for anti-democracy rallies to protest the second anniversary of the start of the liberation of Iraq, one region of the world remained strangely unaffected by the "anti-war" and "anti-occupation" fervor: the notorious "Arab street" has failed to join the "European street" and the "American street" in condemning yet again Chimpy Bushhitler and his imperialist policies. The only significant exception throughout the Middle East was Turkey, where rallies in three major cities could only muster several hundred people between them. Everywhere else, the second anniversary of invasion did not incite much public excitement - possibly because the local residents were too busy rallying against terrorism and theocracy, and for freedom, democracy and human rights. Here's a round-up of the Middle Eastern action over the last few weeks, some of it very familiar, some of it you might have missed.


Come ricorda Barcepundit, Arthur Chrenkoff - prima di emigrare in Australia (via Italia) - nacque e visse buona parte della sua adolescenza nella Polonia comunista.
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Ricordate Fallujah la terribile? Ecco come è cambiata. Difficile che ve lo spieghino i telegiornali della sera.
Da leggere anche Austin Bay: A war we are winning.
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La confusione fra la storia e la memoria. Ultimamente in Spagna non fanno che rimuovere statue di Franco. Ci avessero provato quando era vivo anziché a trent'anni dalla morte, forse avrebbe avuto un senso.
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No, non ne ha voglia. Zapatero ha parlato ma non ha detto niente. Strano.
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A Parigi ne saranno orgogliosi. Il bollettino ufficiale del regime di Pechino loda il lavoro dei giornali francesi sulla cosiddetta legge anti-secessione (anti-Taiwan). Merci.
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Cosa sta succedendo. Il Kyrgyzstan spiegato in un editoriale. Dal WP, ovviamente.
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Fantastici. Si son presi pure la Mussolini.
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martedì, marzo 22, 2005
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Chirac permettendo. Forse l'Europa ha un sussulto.
Tradotto: altro successo diplomatico dell'amministrazione americana.
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Ben detto, Condi. Anche in Asia la Rice parla la lingua della democrazia e il WP apprezza:

IT'S NOT CLEAR how much Secretary of State Condoleezza Rice achieved on the six-nation tour of Asia she wrapped up yesterday. On issues such as North Korea and economic relations with Iran, her talks with government leaders yielded no substantial public results. But Ms. Rice did strengthen what has been a welcome development during her first months at the State Department: the emergence of the secretary of state as a forceful advocate of democratization and human rights. Wherever she went on her tour, Ms. Rice made the case for greater political and religious freedom -- to presidents and foreign ministers, journalists and students, in public as well as in private. Though she is only beginning, Ms. Rice has taken a step toward connecting President Bush's Wilsonian vision with the administration's day-to-day practice of diplomacy.
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Cose che succedono in Spagna/2. Adesso risulta che il dirigente socialista che incontrò il terrorista era agente del CNI (servizio segreto spagnolo). Non passa giorno senza che si aggiungano particolari inquietanti alla trama dell'11-M che, a sentire Zapatero e compagni, era chiara fin dall'inizio. Quel che è chiaro invece è che il PSOE dovrebbe cominciare a dare qualche spiegazione prima che la situazione si complichi ulteriormente. Ancora una volta si è dovuto aspettare uno scoop giornalistico per conoscere un'informazione di estrema rilevanza per la sicurezza nazionale e per la ricostruzione della verità sugli attentati. Ad oggi, di fatto, non si sa ancora chi abbia ordinato la strage. Il PP con ogni diritto chiede al governo di non nascondersi: chi ricevette le informazioni di Huarte tra l'11 e il 14 marzo? A cosa si devono i ripetuti contatti con Benesmail? In definitiva: cosa sapeva il PSOE che l'esecutivo di Aznar non sapesse? Chissà che Zapatero non abbia voglia di parlarne al suo ritorno dal vertice della Lega Araba. Già, chissà.
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Essere liberali. Splendido post di Jimmomo sulle differenze fra i seguaci di Aron e quelli di Sartre.
Indipendentemente da come andrà il progetto (e andrà bene) gli ultimi due anni di storia dei blog italiani hanno dimostrato una cosa: che i blog liberali sono più bravi nel capire e nel raccontare la politica. Non perché i loro autori siano più intelligenti (in alcuni casi anche) ma perché in genere sono più preparati. Perché studiano, confrontano, esercitano un pensiero critico e soprattutto sono abituati all'indipendenza di giudizio. Chiamatela passione, chiamatela come volete. Ma è un piacere leggere certe cose (e - se permettete - anche scriverle). E' un po' che volevamo dirlo. L'abbiamo detto.
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lunedì, marzo 21, 2005
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La vera Cuba. Nel caso aveste già dimenticato le magnifiche sorti e progressive della sanità cubana, ecco altre immagini a ricordare anche a chi non ci è mai stato cosa resta della Isla Grande dopo lo tsunami del socialismo reale (che continua).
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Le ragazze dell'ONU. Emily Wax firma un articolo che, se a quelli del Palazzaccio di Vetro fosse rimasta un po' di dignità, domani dovrebbero chiudere i battenti. Leggetelo insieme al post precedente e poi pensate a Kofi (promosso grazie alla brillante gestione della crisi ruandese) mentre tenta disperatamente di salvarsi il fondoschiena. E' insopportabile. Basta.

Yvette and her friends are also called kidogo usharatis, Swahili for small prostitutes. They loiter outside the camps of U.N. peacekeepers, hoping to sell their bodies for a mug of milk, a cold soda or -- best of all -- a single dollar.
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Tutto già visto. Tutto.

The United Nations has withdrawn all international staff in parts of the western Darfur region to a regional capital after Arab militias said they would target foreigners and U.N. convoys in the area, the top U.N. envoy in Sudan said on Wednesday.

La storia si ripete: la prima volta come tragedia, la seconda... lo stesso.
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C'è un'opposizione in Bielorussia. Lukashenko ha uno sfidante per il 2006. O prima.
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Georgia, Ucraina, Kyrgyzstan... Nel sud del paese monta la protesta mentre Akayev è sempre più in difficoltà. Su Registan.net tutti gli aggiornamenti.
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Two years/3. Conviene leggere il reportage di John Burns sul NYT per capire come le cose stiano lentamente ma inesorabilmente cambiando anche nei quartieri più bersagliati dalle azioni criminali di saddamiti e terroristi.

But American officers say there have been signs that the tide may be shifting. On Haifa Street, at least, insurgents are attacking in smaller numbers, and with less intensity; mortar attacks into the Green Zone have diminished sharply; major raids have uncovered large weapons caches; and some rebel leaders have been arrested or killed.

But the change American commanders see as more promising than any other here is the deployment of large numbers of Iraqi troops. American commanders are eager to shift the fighting in Iraq to the country's own troops, allowing American units to pull back from the cities and, eventually, to begin drawing down their 150,000 troops. Haifa Street has become an early test of that strategy.


Ugualmente confortante questo bilancio degli ultimi mesi.
Insomma, non solo cadaveri decapitati come si potrebbe dedurre seguendo le quotidiane e perfino un po' compiaciute cronache dall'obitorio dei nostri blog regressisti.
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Two years/2. Vorrà dire qualcosa che delle manifestazioni antiamericane e anti-intervento in Iraq di questo fine settimana quasi nessuna si sia svolta in medioriente?
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Two years. Ma perché queste i giornali non le pubblicano?

Now I answer you, I answer you on behalf of myself, and my countrymen. I dont care what your news tells you, what your television and newspapers say, this is how we feel. Despite all that has happened. Despite all the hurt, the pain, blood, sweat and tears. These two years have given us hope we never had.
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sabato, marzo 19, 2005
Having a choice is better than not. Wendy's Commercial (1985). Sfilate di moda URSS-style e hamburgers.
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Cose che succedono in Spagna. Per esempio: per quale ragione dal 2001 al 2004 un dirigente socialista ha sentito il bisogno di andare a trovare in carcere un terrorista algerino coinvolto nella trama dell'11 marzo? Forse davvero per motivi umanitari, come lui sostiene (ma quali esattamente?). In ogni caso non lo sapremo mai perché la sua testimonianza davanti alla commissione di investigazione sugli attentati - richiesta dal PP - è stata rigettata dai suoi compagni di partito. Che hanno una fretta pazzesca di chiudere tutto.
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I nostri amici a Mosca. Chirac, Schroder, Zapatero e... Putin. E ditelo che vi sarebbe piaciuto esserci.
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Il vento progressista del Centro America. Qualcuno questa la chiamerebbe la silenziosa fuga dal dollaro. Viva la Revolución del chavito!
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venerdì, marzo 18, 2005
Il mondo visto dalla 43esima. E' come se quella bancarotta morale di cui parla qui Charles Krauthammer si fosse materializzata tutta insieme in uno degli editoriali più sconcertanti che il NYT abbia pubblicato negli ultimi anni. Sconcertante non solo perché livido fino al midollo, ma soprattutto perché infantile. Esiste una maniera elegante di riconoscere di aver avuto torto. Esiste perfino una maniera elegante di non ammetterlo. In questa paginata piena di equilibrismi, inesattezze e manipolazioni non troverete né l'una né l'altra. Davvero deprimente.
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giovedì, marzo 17, 2005
Gli ospedali di Fidel scaldano i cuori e annebbiano le menti. Oggi Libero Blog (che ringraziamo) ha ripreso il nostro post di ieri sulla sanità cubana. Abbiamo provato quindi per la prima volta l'ebbrezza di essere commentati in diretta. Dagli interventi si capiscono fondamentalmente due cose: fino a che punto per alcuni l'ideologia continui ad avere la meglio sulla realtà; che il post ha colto nel segno. Blog crudele.
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Banchieri. Europa sotto shock - ci informa il Financial Times - per la nomina di Wolfowitz a presidente della Banca Mondiale. Nientemeno. Sul senso di questo shock è rivelatrice una frase dell'editoriale del Guardian, la bibbia della sinistra europea (via Normblog):

Some worry that his strong emphasis on human rights may complicate relations with China.


Ah, ecco. Bel problema in effetti tutta questa enfasi su diritti umani, democrazia e libertà. Complica un po' le cose ai pragmatici del vecchio continente. Il Washington Post e il LAT spiegano perché gli europei ancora una volta sono fuori dalla storia.
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Giornalisti. Ogni tanto il NYT si ricorda di Zhao Yan. Il quale non sarebbe contento di leggere la tristissima intervista che il managing editor del Washington Post ha ritenuto opportuno rilasciare al Quotidiano del Popolo, l'organo di stampa ufficiale del Partito Comunista Cinese. Lui non lo sbatteranno in cella, no.
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Quasi undici anni fa. Questa ci sembra di averla già sentita da un tal Dallaire.
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Appunto. Si diceva ieri:

Il fatto che a sinistra vadano matti per lui e snobbino i ragazzi del Libano è una di quelle cose che ti fa sentire orgoglioso di non aver mai frequentato un circolo Arci.

Dice oggi Galli della Loggia:

La sinistra dei buoni sentimenti democratici e pacifici non fa nulla, così come non fa nulla, neppure qualche blanda manifestazione di pubblica simpatia, per appoggiare il fermento democratico che percorre tutto il mondo arabo. Bisogna forse maliziosamente dedurne che l'antiamericanismo può arrivare al punto di far preferire i tiranni agli Stati Uniti?

L'ultima si chiama domanda retorica.
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mercoledì, marzo 16, 2005
Morire in Corea del Nord. A quanto pare c'è un altro video sull'orrore quotidiano del regime di Pyongyang. Questa volta testimonia un'esecuzione pubblica di due persone accusate di aver aiutato un loro connazionale a fuggire dal paese. Processo, sentenza e condanna a morte avvengono davanti a migliaia di persone riunite a Hoeryong, città al confine sino-coreano (qui altre immagini).
A proposito di tecnologia vs. dittatura, sul NYT di ieri James Brooke notava l'impatto delle videocassette clandestine provenienti dal Sud e dei telefoni cellulari cinesi:

The construction of cellular relay stations last fall along the Chinese side of the border has allowed some North Koreans in border towns to use prepaid Chinese cellphones to call relatives and reporters in South Korea, defectors from North Korea say. And after DVD players swept northern China two years ago, entrepreneurs collected castoff videocassette recorders and peddled them in North Korea. Now tapes of South Korean soap operas are so popular that state television in Pyongyang, North Korea's capital, is campaigning against South Korean hairstyles, clothing and slang, visitors and defectors have said.

With such images showing a stark contrast with primitive conditions in North Korea, Mr. Kim ordered the formation of a special prosecutor's office last November to arrest people who deal in South Korean goods, largely videotapes, or who use South Korean expressions or slang, analysts in South Korea say.
To crack down on home viewing of imported videotapes, the North Korean police developed the strategy of encircling a neighborhood in the evening, cutting off electricity, then inspecting players to find videotapes stuck inside, according to Young Howard, international coordinator of the Network for North Korean Democracy and Human Rights, a Seoul-based group. Recent defectors have also told Mr. Howard that police cars with loudspeakers have patrolled neighborhoods, warning residents to maintain their "socialist lifestyle" and to shun South Korean speech and clothing and hairstyles, he said.

"They are gradually learning about South Korean prosperity," Dr. Lankov said. "This is a death sentence to the regime. North Korea's claim to legitimacy is based on its ability to deliver the worker's paradise now. What if everyone sees that it is not delivering?"


Sulle crepe nel muro nordcoreano avevamo scritto circa un mese e mezzo fa.
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Morire in Cina. Questo è il paese al quale gli europei non vedono l'ora di vendere armi. Immagini.
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La sanità a Cuba. Uno dei miti più persistenti nel mondo leggendario che i suoi sostenitori hanno costruito intorno alla realtà della dittatura castrista è quello delle virtù del sistema sanitario. La versione tropicale del nostro i treni arrivavano in orario. Forse però, prima di indossare la prossima maglietta del Che, sarebbe opportuno chiarirsi le idee sulla Cuba vera. Quella agonizzante, fallita, devastata da quarantasei anni di imbecillità criminale. Anche nella sanità (seguite i link).
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I nostri amici a L'Avana/3.

La Spagna ha recuperato il suo posto... E' un'altra Spagna, quella che avrebbe sempre dovuto essere.

Sono le parole pronunciate dal ministro degli esteri cubano al termine della sua trionfale visita in Zapaterolandia. I dissidenti? Mercenari al soldo degli Stati Uniti. Di fronte a queste dichiarazioni l'esecutivo socialista è rimasto in silenzio, forse lusingato, forse per timore di molestare l'illustre invitato. L'accoglienza riservata all'inviato di Castro (nell'ordine Moratinos, Zapatero e Re Juan Carlos) rappresenta probabilmente uno dei momenti più vergognosi della storia recente di questo paese. Che chi lo governa abbia deciso di sottoporlo ad una simile umiliazione la dice lunga sul disastro politico e morale verso cui questa classe politica lo sta trascinando.
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Il vento progressista del Sud America/4. Altre strepitose conquiste sociali dal Venezuela di Chávez.
Il fatto che a sinistra vadano matti per lui e snobbino i ragazzi del Libano è una di quelle cose che ti fa sentire orgoglioso di non aver mai frequentato un circolo Arci.
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martedì, marzo 15, 2005
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Fatta la legge. Non per fare gli originali a tutti i costi ma - contrariamente a quanto si sta scrivendo un po' dappertutto in questi giorni - la cosiddetta legge anti-secessione recentemente approvata dall'ANP cinese cambia poco o nulla rispetto al panorama politico e strategico anteriore. Innanzitutto perché la posizione cinese è da sempre quella che la nuova normativa ha ratificato: prevenire con qualsiasi mezzo l'indipendenza di Taiwan. In secondo luogo perché non si è mai visto che una dittatura abbia bisogno dell'approvazione formale di un parlamento addomesticato (ci si perdoni il termine parlamento) per attuare i propri piani bellici. L'unico elemento di novità è che adesso che sono state messe nero su bianco, nessuno può più far finta di ignorare le intenzioni del regime di Pechino. Ma questo non è certo un problema dei cinesi, semmai nostro.
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Domani Fassino lo smontano.
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I nostri amici a L'Avana/2. Avete letto cosa scrivono i giudici del Tribunale civile di Milano?
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C'è speranza per l'ONU? Forse sì. Quando Kofi toglierà il disturbo sarà sempre troppo tardi.
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Interviste imperdibili. Qui si sottoscrive ogni parola di quella rilasciata da Bernard Lewis a Fiamma Nirenstein. (Segnalata da Liberopensiero).

«Molti in Europa non attribuiscono grande importanza alla libertà e alla democrazia, e capisco il sentimento per cui combattere per la democrazia non è cosa fondamentale: ma non condivido. Sono nato in Inghilterra e vivo in America, ho un diverso approccio».

Questo blog è come se fosse nato in Inghilterra e vivesse in America.
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lunedì, marzo 14, 2005
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I nostri amici a L'Avana. Da dove poteva cominciare la tournée ufficiale del ministro degli esteri cubano in Europa? Ovviamente dalla Spagna di Zapatero che festeggia in questo modo la vittoria nelle elezioni di un anno fa. Felipe Pérez Roque è stato ricevuto anche dal Re al quale ha rivolto un invito di Fidel Castro a visitare l'isola. Non basta. Duecento personaggi del mondo dello spettacolo e della letteratura hanno firmato un manifesto in appoggio alla dittatura e contro la aggressività anticubana dell'amministrazione Bush. Sempre dalla parte giusta della storia. Complimenti.
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Il vento progressista del Sud America/3. Un bel sito di notizie e analisi sulla tragica involuzione politica e sociale del Venezuela di Chávez.
I nostri regressisti sono indecisi: puntare su di lui o su Hezbollah? Dopo la visita di un altro statista illuminato come Khatami la bilancia pende decisamente a favore del caudillo di Caracas. Altro che democratizzazione del medioriente: il futuro si costruisce tra Teheran e Miraflores. I bulli di Washington prendano nota. No hay mañana.
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Il Libano di nuovo in piazza. Dedicato a quelli che... Hezbollah ce l'ha più grande. Ma adesso diranno che le dimensioni non contano.
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venerdì, marzo 11, 2005
Quei giorni. C'è un prima e un dopo nella storia della Spagna democratica. Un anno fa provammo a raccontarlo, commentando su questo blog gli avvenimenti nel momento stesso in cui si producevano: dal giovedì di sangue alla domenica elettorale ed oltre. Adesso quei post sono raccolti in uno speciale di Ideazione.
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El llanto.






No me conformo, no: me desespero
como si fuera un huracán de lava (...)


Tutti andavamo su quei treni.
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giovedì, marzo 10, 2005
Segnalazioni. Fra poche ore purtroppo comincia un giorno un po' speciale. Solo poche righe per dirvi adesso che su Libero di venerdì Martino Cervo (ex Koestler) firma un bell'articolo sul ruolo dei blog in America e in Italia e che sul Foglio dovrebbe esserci un nostro piccolo contributo a proposito dei non-invitati alla conferenza di Madrid. (Più o meno è qui). Splendido il pezzo su Don Ferrante a Madrid (di chiunque sia).
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Gli sciacalli. Oggi il presidente del Parlamento di Strasburgo, il socialista catalano Josep Borrell (quello del bisogna votare sì alla Costituzione europea perché se no vince Bush) ha reso omaggio alle vittime dell'11-M. E lo ha fatto così:

La prima conclusione è che forse i morti di Madrid non sono morti invano, perché poco dopo l'Europa si è messa d'accordo per sbloccare la sua Costituzione che ora è sottoposta a ratifica. Forse quello fu un colpo che ci permise di superare molte delle nostre differenze.

Di sicuro dev'essere quel che aveva in mente chi quella mattina saliva sui treni della morte per recarsi al lavoro. Di sicuro i familiari dei 192 morti e dei 1500 feriti si sentiranno confortati da queste ispirate parole. Un anno dopo la strage, la Spagna è in mano a questi qui.
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Faster, please. Stefania Lapenna, titolare dell'ottimo Freethoughts, ha intervistato il leader del Movimento studentesco per la democrazia in Iran. Estratti:

Il mondo, ed in modo particolare l’Unione Europea, dovrebbero evitare di fare affari con un regime che non ha alcun sostegno popolare. L’Ue dovrebbe usare le informazioni che possiede sui depositi bancari dei leader del regime, per fare pressione su di loro e imporre sanzioni sui beni industriali e militari. Deve chiedere il pieno rispetto dei diritti umani e aiutarci a compiere una transizione pacifica, la nomina di un governo ad interim e la preparazione di un vero Referendum nazionale che ci permetterà di scegliere il futuro sistema di governo.

Noi e milioni dei nostri connazionali, sosteniamo la politica estera di Bush, proprio come milioni di polacchi ed il loro leader Lech Walesa sostenevano la dottrina Reagan. La politica di Bush è incentrata nella promozione della democrazia e della stabilità nel Medio Oriente. Bush è l’unico leader occidentale che ascolta le voci degli iraniani che chiedono libertà, nello stesso modo in cui ha sentito quelle di milioni di donne afgane e della maggioranza degli iracheni.

Su la testa.
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Ottocentomila. E' il numero delle persone arrestate in Cina lo scorso anno per presunti reati contro la sicurezza dello stato.

Endangering state security is a term China’s communist leaders use to detain people who oppose their rule and ideological control, including peaceful dissidents.
Thousands of dissidents are jailed every year for allegedly endangering state security by engaging in pro-democracy activities or publishing essays on the internet that are seen as subversive.
Tibetan monks and Xinjiang Muslims in northwest China who advocate independence are often targeted by Chinese authorities as terrorists, separatists or religious extremists.
Clergymen and laty from underground Christian communities are also arrested for “endangering public order”.

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mercoledì, marzo 09, 2005
Il giocattolo di ZP. Alla cosiddetta Conferenza internazionale sul terrorismo in svolgimento a Madrid, insieme a un nutrito gruppo di illustri ex della politica e di esponenti del pensiero politicamente corretto, era stato invitato - forse per sbaglio - perfino qualche esperto: Yigal Carmon, David Horowitz, Daniel Pipes e Bat Ye'or. Solo che il copione non prevedeva che si parlasse di terrorismo islamico ma, più in generale, di terrorismo internazionale. Le quattro figure risultavano a questo punto un po' scomode in quanto avrebbero potuto rovinare il clima di un incontro destinato a promuovere il meraviglioso progetto di alleanza di civiltà che il nostro grande leader José Luís discute oggi stesso con quell'altro spauracchio degli integralisti che risponde al nome di Kofi. Così ai quattro è stato fatto capire - con metodi che in qualche caso rasentano l'intimidazione - che la loro presenza non era gradita. Le conclusioni del fondamentale convegno sono scontate.
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In morte di Aslan Maskhadov. La notizia sui media e le reazioni dei blog.
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Un falchissimo alle Nazioni Unite. Il NYT sceglie l'ironia per il suo editoriale di oggi su John Bolton. Ma non fa altro che dimostrare - a contrario - la bontà della scelta di Bush. Anne Applebaum, che è una seria, conferma:

Most of all, though, Bolton, who has been writing about the United Nations for decades, is one of the few people in public life willing to draw the distinction between what the United Nations actually is and what everybody would like it to be.

And there is a desperate need for U.N. reform. In defense of John Bolton: He may, if he can get confirmed, be one of the few U.N. ambassadors who has thought a good deal about how to set such limits and make such reforms. And if he isn't invited to a few cocktail parties along the way, at least he won't mind.


Organizzazione Mondiale delle Democrazie. Faster, please...
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La cosa giusta. Charles Krauthammer sulla dottrina Bush. Da antologia.
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Neo-neocon. E' un'invasione. Il NYT, di nuovo. E adesso perfino Le Monde:

Le mérite de George W. Bush est d'avoir tenu ce discours dès le lendemain des attentats du 11-Septembre - mis à part quelques écarts de langage sur "la nouvelle croisade". Il a développé l'idée que les peuples musulmans avaient le droit à la liberté, à la démocratie, à la prospérité. Il ne l'a pas fait seulement par altruisme mais parce qu'il est convaincu qu'une telle évolution correspond aux intérêts de sécurité des Etats-Unis.
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Tutti gli uomini del dittatore. Alcune riflessioni sull'ultima speranza (in ordine di tempo) di quelli che vogliono che la rivoluzione democratica in medioriente e l'America di Bush falliscano: Hezbollah.

There is little doubt that a majority of Lebanese--Christians, Druze, Sunni Muslims (particularly after the assassination of Rafik Hariri), and not a few Shiites (how I recall that the most violent postwar confrontations with Syria occurred between Syrian soldiers and Shiite soccer fans after matches in which Syrian and Lebanese teams competed)--want an end to Syrian domination. Today, the truth is clear: Hezbollah seeks to become the Praetorian Guard of a Syrian-dominated order in Lebanon for after Syrian soldiers withdraw.

The Syrian regime, which is essentially led today by two families and a brother-in-law, is not of this time. Nasrallah has always prided himself on being ahead of the curve. Today's demonstration places him behind it, more than ever in the pocket of a Syrian regime that, in order to survive, is willing to push Hezbollah into a war against Lebanese society.
Here is the one time that Nasrallah should have deployed conceit and his legendary haughtiness, and instead he allowed himself and his party to be turned into Syrian goons.

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Route Irish. Austin Bay ragiona sulle circostanze dell'incidente che è costato la vita a Calipari:

Route Irish's approach to BIAP is clearly marked with signs. Heavy trucks await inspection by troops. Concrete barriers divide the lanes.
The man driving the car carrying communist writer and newly released terrorist hostage Guiliana Sgrena didn't slow down as he approached a roadblock on the way to the airport. Perhaps he was afraid and fear led to speed, or perhaps he was laughing. Sgrena wrote that her car "kept on the road, going under an underpass full of puddles and almost losing control to avoid them. We all incredibly laughed. It was liberating. Losing control of the car in a street full of water in Baghdad ..."
Roadblocks have rules. Coalition and Iraqi troops operate roadblocks with Rules of Engagement (ROE). The ROE can change, based on current intelligence and command judgment.
But one rule never changes at a roadblock: Even escorted military convoys slow down as they approach a roadblock. As for a single civilian auto approaching at high speed? If a driver doesn't hit the brakes, the troops will shoot.


Da leggere per intero.
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Scherzavo di nuovo. Oggi le ultime sullo Sgrena-pensiero sono affidate a Random Bits. Con un invito: visto che i giornali sono svogliati, chi se la sente di dire qualcosa su quei due video (Sgrena prima e dopo)?
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Da noi. C'è uno, da noi, che si è entusiasmato per gli Hezbollah in piazza ieri a Beirut. Quella sì che è una manifestazione, una dimostrazione di forza, molto più grande di quelle altre che piacciono tanto a voi. Cinquecentomila, un milione, due milioni. Altro che bandierine al vento. Il Libano agli Hezbollah. C'è uno, da noi, che non ce l'ha fatta a trattenere l'emozione e, dopo aver taciuto su tutto quel che sta succedendo da un po' di tempo da quelle parti, si è risvegliato al grido di Viva Assad. Ah, comunque Chávez fa piangere le folle.
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martedì, marzo 08, 2005
La strada della democrazia porta ad Est. Piccole e grandi storie da un mondo che cambia. Le donne del Pakistan e del Kuwait. Intanto i reazionari si riuniscono a Beirut convocati dai terroristi di Hezbollah: troppi uomini, si vede subito che non può funzionare. Quando tagliare i capelli può diventare un gesto rivoluzionario. Il giorno in cui i tanti Ammar siriani troveranno il coraggio...

Tomorrow, and on the eve of the “glorious” event that brought the Baath Party to power in 1963, more such recruits will gather in al-Jalaa Stadium to perform another sycophant song and dance about national honor and pride (a similar demonstration organized by Hizbollah will take place in Beirut). But the truth is, and the people know it, Baath rule brought nothing but shame and humiliation. It destroyed the very moral and civil fabric of our fledgling republic.
And the people know it. And the people know it. That’s exactly the problem. The people know it. This is not the time of ignorance anymore. We know. We are informed. We may not the whole truth about what is happening all around in us, but we really don’t need to. We just know enough not to be fooled by empty promises and gestures. We know enough to distinguish between victory and defeat, between a show of principles and a freak show.


Kifaya, in arabo, vuol dire ne abbiamo abbastanza. L'opposizione iraniana si organizza: diamole una mano. Lettera di Ayman Nour, da una cella egiziana: aiutiamolo.

I'm presently occupying a space known as the "crucifix"—an area 170 centimeters long and 70 wide. Its height is 100cm, with a thin bar-and-wire window that allows faint sunlight and a fierce, frigid draft. I have a daily break of 60 minutes in the sun, and a separate lunch break from 1 to 2 p.m. But I've started a hunger strike to gain access to private medical care. (I am an insulin-dependent diabetic with a heart condition and high blood pressure.)
My country is going through a seriously difficult gestation period. But gestation means new birth, perhaps of a free homeland, with a legitimately elected head of state, and a proper and genuine legislative authority. I envision a nation of citizens safe in the knowledge that their land is a shelter, not a threat, where its soldiers remain in their stations, where leaders include the educated and the young, and where development is achieved that requires no outside aid, American or otherwise. Whatever obstacles we face, I will always be able to see a "tomorrow" for a modern, impressive Egypt.


Anche il Kirgizstan è in fermento.
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E adesso... l'Independent.
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I nostri amici a Pechino. Già si vedono le folle pacifiste prepararsi alle manifestazioni contro questo. E quelle abolizioniste contro quest'altro. Il faster please dell'Europa è togliere l'embargo a simili campioni di democrazia e convivenza.
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I migliori. John Bolton all'ONU e Christian Rocca al Foglio. Il primo raccontato dal secondo è una lettura indispensabile che vi farà capire perché - medioriente a parte - anche la fine del regime di Pyongyang è un po' più vicina.
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Ufficio stampa. Guido Olimpio, come altri prima di lui, nota che i sequestratori e i tagliagole che operano in Iraq sono sempre informatissimi su quel che succede in Italia e sulle reazioni dell'opinione pubblica:

Non ci sarà un suggeritore, ma sicuramente c’è chi segue i fatti italiani. Un misterioso personaggio che può aver avuto un ruolo nel rapimento o piuttosto qualcuno - estraneo alla vicenda - che vuole però trarre vantaggio dalla complessa partita diplomatica.

Forse sarebbe il caso di farci un pensierino.
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Scherzavo.

- Le lacrime erano false?

- Sì. Però Calipari ci ha creduto.


Dal Circo di Bisanzio.
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Meno male che c'è il Riformista. L'editoriale di oggi (non fermatevi al titolo). In più due parole sui riscatti:

Se sono stati pagati circa 6 milioni di dollari per liberare Giuliana Sgrena, sommandoli a quel che è stato sborsato per le due Simone e le quattro body guards si arriva tranquillamente a una dozzina di milioni di dollari. Il che ci rende il più generoso contribuente alla guerriglia baathista.

Da Rolli invece le ultime sullo Sgrena-pensiero. Che dire...
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Ci mancava. Ecco, con la versione dei sequestratori (nonché amici) abbiamo chiuso il cerchio.
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lunedì, marzo 07, 2005
La colletta. Non si sa però pare che il governo italiano abbia pagato dai sei agli otto milioni di euro ai sequestratori (nonché amici) di Giuliana Sgrena. Non si sa però pare che, forse vergognandosene un po', lo stesso governo abbia omesso di informare gli americani sulle caratteristiche dell'operazione e che questo difetto di comunicazione sia stato una delle cause dell'incidente mortale. Da quel che non si sa però pare, non è che il governo ci stia facendo una gran figura. Degli altri abbiamo già detto.
P.S. Interessanti le reazioni dei bloggers americani raccolte qui.
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Pyongyang, o cara. C'è sempre un(a) Walter Duranty ad allietarci le giornate.
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Va be' che fanno finta, ma... Visto che Kim non si fa vedere da mesi e che la sessione annuale dell'Assemblea Suprema del Popolo (un simulacro di parlamento) viene posticipata a data da destinarsi, è lecito pensare che in Corea del Nord stia succedendo qualcosa di strano:

When the Supreme People's Assembly meets, it's in the grand Mansudae Assembly Hall. Unlike real parliaments where deputies face each other - useful for debate - Mansudae resembles the auditorium of a theater, gently sloping downward toward a focal point. All legislators face the same way, toward a tall, gleaming-white statue of North Korea's founding leader Kim Il-sung - and the platform party, who are the power elite. Deputies' plush individual armchairs - far comfier than the crowded hard green benches of the British House of Commons, say - come each equipped with Siemens microphones: to say "Yes" in unison, when called upon.

As widely reported, there are many signs that Pyongyang's hidden politics are heating up. Everyone agrees that North Korean leader Kim Jong-il has purged his brother-in-law and former right-hand man, Jang Song-taek. This could be over policy - Jang is said to oppose economic reform - or it could be over the succession issue. One version is that Jang adopted a bastard son of Kim Il-sung, who is now a rival for dauphin with Kim Jong-il's three known sons. The eldest of these, Kim Jong-nam - once nabbed sneaking into Japan on a fake passport - is said to have been the target of a murder attempt in Vienna last November. A palace shootout is also rumored.
Add in the pressure on nukes from Washington et al, with Pyongyang visibly squirming and sending out contradictory hints. Add, too, the first video evidence of dissident groups inside North Korea - as it finally sinks in that the real cause of their misery is not the evil imperialists, but the crass policy choices of self-styled Great Leaders. The usual suspects in Seoul have rubbished this too, but surely the only question is: What took them so long?


Ne parlavamo anche qui.
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Le ragazze del Libano. Not bad, not bad at all...
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Le piazze arabe. Due interessanti sondaggi di opinione dall'Iraq e dall'Indonesia (la più popolosa nazione islamica). Not bad, not bad at all...
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Il vento progressista del Sud America/2. Evviva! Evviva! Deve esserci un errore: come ci insegnano i blog che sanno, Chávez è «pragmaticamente moderato nell'azione di governo».
P.S. Forse questa folata di progresso sta arrivando anche in Bolivia. Si salvi chi può.
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La famiglia Calipari ringrazia. Giuliana Sgrena: «I miei rapitori? Mai considerati nemici».
Lo vogliamo dire che è un'indecenza?
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Noi invece abbiamo Diliberto. In Moldavia hanno vinto i comunisti filo-occidentali
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domenica, marzo 06, 2005
L'Italietta sconcia. Se la vergogna si potesse immagazzinare, oggi i depositi sarebbero pieni.
Sugli ultimi due giorni di un paese sequestrato dai deliri di una sinistra incivile non volevamo scrivere molto di più. Ha ragione Christian Rocca: perché perdere il tempo a commentare? Poi capita che un amico blogger di Barcellona ci chieda un'opinione a beneficio dei suoi lettori e, per questo, ci conceda ospitalità sul suo blog. Se leggete lo spagnolo qui trovate alcuni pensieri sparsi.
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Winds of change. Altro articolo neo-neocon sul NYT.  Buon per loro. Ma non finisce qui. Sentite Fareed Zakaria:

Tomorrow, were the Egyptian Street to voice its views—I mean the real Egyptian Street, not President Mubarak's state-controlled media—we would probably discover that its deepest discontent is directed not at the president of the United States, but at the president of Egypt. Perhaps Arabs and Muslims are not some strange species after all. It is their rulers who are strange.

Whether or not Bush deserves credit for everything that is happening in the Middle East, he has been fundamentally right about some big things.
Bush never accepted the view that Islamic terrorism had its roots in religion or culture or the Arab-Israeli conflict. Instead he veered toward the analysis that the region was breeding terror because it had developed deep dysfunctions caused by decades of repression and an almost total lack of political, economic and social modernization. The Arab world, in this analysis, was almost unique in that over the past three decades it had become increasingly unfree, even as the rest of the world was opening up. His solution, therefore, was to push for reform in these lands.

Quando la storia svolta: l'analisi di Time.
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Così il leoncino non uscirà dalla gabbia. Alcune considerazioni sul mezzo ritiro annunciato da Assad e su quel che potrebbe nascondere la valle della Bekaa. Qui invece il suo discorso commentato da Joshua Landis. Infine il blog di Ammar, da Damasco.
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Brian di Washington. Nella confusione di questi giorni potreste esservi persi un brillante Gerard Baker sul Times di Londra e la sua parodia dei naysayers del pianeta:

“All right, all right. But apart from liberating 50 million people in Iraq and Afghanistan, undermining dictatorships throughout the Arab world, spreading freedom and self-determination in the broader Middle East and moving the Palestinians and the Israelis towards a real chance of ending their centuries-long war, what have the Americans ever done for us?”
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sabato, marzo 05, 2005
Il leoncino in gabbia. Giornata dura oggi per Assad.
Tutta la Siria minuto per minuto.
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L'intelligenza non avrà mai peso, mai nel giudizio di questa pubblica opinione. In un paese come il nostro devi essere ucciso per sbaglio dagli americani per smettere i panni del mercenario ed indossare quelli dell'eroe e del servitore dello stato. In un paese come il nostro i sequestrati ringraziano i sequestratori. E anche i presidenti della repubblica lo fanno. In un paese come il nostro ad essere condannati dal tribunale della morale sconcia saranno sempre i liberatori degli iracheni e mai i loro torturatori. Un paese come il nostro fa un po' schifo.
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venerdì, marzo 04, 2005
Risparmiata Giuliana Sgrena. Risparmiateci le reazioni ufficiali.
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giovedì, marzo 03, 2005
Blog liberali. Il manifesto scritto da Paolo della Sala è una buona base di partenza. C'è chi sta dedicando tempo ed energie ad un progetto che, se partecipato, potrebbe finalmente dar voce ai tanti che - in una società aliberale e spesso illiberale come quella italiana - hanno sempre patito una certa sindrome da isolamento. Non è necessario condividere tutti i passaggi del testo per concordare sull'esigenza di un movimento liberale strutturato (nei limiti del possibile e senza cadere in contraddizione). Il web può essere il veicolo adeguato per la sua nascita e la sua diffusione. Si tratta, alla fine, di contribuire allo sviluppo di una coscienza autenticamente liberale e antitotalitaria nel nostro paese. Impresa ardua, ma vale la pena provarci.
Un appunto finale sulle critiche al Foglio:

Bisogna dirlo chiaramente: il quotidiano di Ferrara è arrivato fino a un certo punto, ha cibato una parte dei giovani con notizie giuste e contenuti buoni. Ma con due difetti:
- non ha avuto –caratterialmente e strutturalmente- la capacità di aprirsi alla società pensante, diventarne un motore e farsi fecondare da essa;
- non ha saputo leggere il mondo del web, creando nuovi strumenti di aggregazione, e non ha saputo linkare tra loro i Think tank in crescita continua, nuovi centri di cultura e di sapere a integrazione delle ormai decadenti università.


Corretta la seconda, ingenerosa la prima. E' vero che Il Foglio si è dimostrato timido nell'approccio al web. E' vero che ha tardato (e tarda) ad accorgersi delle potenzialità dello strumento blog e di chi lo utilizza. E' vero che, in questo senso, ha scelto di essere conservatore. Ma è anche vero che la novità rappresentata dal quotidiano di Ferrara nel panorama editoriale italiano è stata dirompente e che senza Il Foglio molti di noi (tutti?) oggi probabilmente starebbero facendo altro. Insomma, difficile prescindere dal Foglio se si vuol costruire davvero un movimento liberale in un paese ideologicamente straziato come il nostro.
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I dissociati (dalla realtà). Dunque: il medioriente si sta trasformando come risultato della politica americana post-11 settembre, è in corso una serie di eventi da cui possono scaturire conseguenze epocali, un 1989 nel cuore dell'Islam. Per molti, ma non per tutti. I blog regressisti, ad esempio, hanno altre priorità: i problemi con l'adsl (e vuoi mettere), Umberto Eco sul New Yorker ('azz), Libero Blog (fondamentale), le motivazioni di Fini al momento dell'iscrizione all'MSI (sempre sulla notizia), un po' di disinformata ironia sul ritiro dei contingenti dall'Iraq (sì, se ne vanno perché non controllano il territorio, proprio così, complimenti per l'analisi...), i papaboys (embe'), ovviamente Sanremo (questo sì che è un appuntamento fisso, mica come le elezioni), gli iPod (che palle),  Paris Hilton (qui non c'è commento), l'imam scomparso a Milano (la CIA, la CIA) e così via con un nutrito campionario da distrazione. Sarà una casualità? Sicuramente. Così come sono casuali l'incredibile titolo di questo articolo pubblicato oggi dal NYT (qui capite perché è un'idiozia) e prontamente riportato da uno dei suddetti blog e quest'altro tristissimo pezzo di un Timothy Garton Ash che, pur di non riconoscere i meriti di Bush, riesce a scrivere che il responsabile della democratizzazione del medio oriente è... Bin Laden (prima di rispondere che è un paradosso, leggete tutto). Si sa, è dura ammettere di aver sbagliato soprattutto se capita abbastanza spesso. Quindi se la realtà non è quella sperata, più facile ignorarla o camuffarla. Si chiama ideologia e non ha mai funzionato.
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mercoledì, marzo 02, 2005
Uno che non ha capito. Zapatero. Ovviamente.

Il suo biglietto da visita lo riassumeva in una frase. I deputati francesi avevano davanti il presidente che ritirò le truppe dall'Iraq. Questo è stato il suo punto di partenza.

Saddam apprezzò.
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E' incresciosa la semplice evocazione.

Quanto a me, credo più che mai che siano sbalorditivi resistenti i giovani iracheni che continuano a mettersi in fila per arruolarsi nella polizia del loro paese, le persone raccolte all'entrata di un ospedale, i fedeli in preghiera in una moschea, i disoccupati in coda per un lavoro, nonostante la ferocia dei farabutti che ne fanno strage. E' incresciosa la semplice evocazione di una scelta morale fra gli uni e gli altri.

(Adriano Sofri - Piccola posta)

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I volti delle donne.

Quei volti sono la ragione stessa per la quale noi sappiamo che c’è una guerra da vincere e una pace da conquistare liquidando i cameramen. Dobbiamo imparare a guardarli.
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Dimissioni alla cinese. Il governatore di Hong Kong se ne va (forse). C'è da giurare che Pechino ne approfitterà per imporre un nuovo uomo forte ma...

China's leaders may worry that the unpopular Mr Tung's resignation sends a signal to Hong Kong people that if they complain long and hard enough, they could force the resignation of other leaders too.

Stay tuned.
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Sì, forse qualcosa si muove. Il Corriere traduce e pubblica Amir Taheri. Son cose.
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martedì, marzo 01, 2005
Primavera a Beirut/2. Foto dal Libano.  
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Primavera a Beirut. Un blog per seguire gli avvenimenti.
Magdi Allam: la rivoluzione è servita.

Mettetevi nei panni del telespettatore arabo che ieri ha seguito gli eventi di Beirut. Ebbene il popolo libanese che sfida il terrorismo di Stato e la minaccia militare siriana, ha offerto una grande lezione di democrazia, così come la diedero otto milioni di iracheni che si opposero con successo al terrorismo recandosi alle urne lo scorso 30 gennaio. Nel mondo arabo è in atto una vera rivoluzione democratica. È giunto il momento di prenderne atto e di dare una mano ai popoli che ambiscono a riscattare la propria libertà troppo a lungo negata.

Il Foglio: la piazza, le strategie, il contagio democratico e un appello destinato a rimanere inascoltato:

Sarebbe ora che la sinistra decidesse, tra il contagio democratico e l'infezione terrorista, da che parte intenda stare.


C'è chi ha già scelto il terrorismo e chi continua ad annegare nell'ambiguità. Problemi loro, dopotutto. Non sanno cosa si perdono.

Jimmomo commenta:

Questo si aspetta la Casa Bianca: un'occasione perché i libanesi si dotino di un nuovo governo che rispecchi le diversità nel Paese e organizzi elezioni «libere ed eque» e prive «di qualsiasi ingerenza straniera». La pressione di Washington su Damasco in questi giorni è fortissima, perché cessi di appoggiare il terrorismo internazionale e di fomentare, dal suo territorio, quello in Iraq, e perché ritiri le proprie truppe dal Libano, in esecuzione della risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Nel frattempo, Bush dall'ufficio ovale si gode l'"effetto domino" innescato in Medio Oriente dalla guerra contro il terrorismo. Le tessere non fanno che cadere: dopo le elezioni in Afghanistan, in Palestina e in Iraq, ora Libano ed Egitto preparano il loro futuro democratico.

Come non accorgersi che la politica estera di questa amministrazione è antimperialista e anticolonialista?


L'anti-imperialismo americano. Di questo si tratta. Impero e America sono sempre stati due termini contraddittori. Ora lo sono più che mai.

Anche se usa impropriamente la parola sorpresa (quel che sta accadendo è tutto meno che una sorpresa), per una volta il NYT riconosce onestamente:

The Bush administration is entitled to claim a healthy share of the credit for many of these advances. It boldly proclaimed the cause of Middle East democracy at a time when few in the West thought it had any realistic chance. And for all the negative consequences that flowed from the American invasion of Iraq, there could have been no democratic elections there this January if Saddam Hussein had still been in power. Washington's challenge now lies in finding ways to nurture and encourage these still fragile trends without smothering them in a triumphalist embrace.

A quando Repubblica? Problemi loro, come si diceva.

L'Economist ricostruisce le ultime due settimane calde: la rondine libanese volerà a Damasco. Solo questione di tempo.

Infine Mark Steyn riassume perfettamente le coordinate essenziali del processo in corso:

Wolfowitz was right, and so was Bush, and the Left, who were wrong about the Berlin Wall, were wrong again, the only difference being that this time they were joined in the dunce's corner of history by far too many British Tories. No surprise there. The EU's political establishment doesn't trust its own people, so why would they trust anybody else's? Bush trusts the American people, and he's happy to extend the same courtesy to the Iraqi people, the Syrian people, the Iranian people, etc.
Prof Glenn Reynolds, America's Instapundit, observes that "democratisation is a process, not an event". Far too often, it's treated like an event: ship in the monitors, hold the election, get it approved by Jimmy Carter and the UN, and that's it. Doesn't work like that. What's happening in the Middle East is the start of a long-delayed process. Eight million Iraqis did more for the Arab world on January 30 than 7,000 years of Mubarak-pace marching.

Avanti.
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A Fabio. A Luisa.

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