1972

lunedì, febbraio 28, 2005
La banalità del male. Oggi i nazisti islamici hanno macellato più di cento iracheni in coda davanti a un ospedale.
Chi li appoggia, li giustifica o non li condanna è come loro. Chi non li combatte è loro complice.
Il resto sono chiacchiere vomitevoli.
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venerdì, febbraio 25, 2005
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giovedì, febbraio 24, 2005
Scusate, Chávez di nuovo. Il presidente venezuelano mentre minaccia Bush ripetendo le parole dell'amico Fidel. Un video da collezione.
Grazie a Barcepundit che cita anche l'ennesimo esempio dell'amore che i sedicenti progre europei provano per il caudillo di Caracas. Non sai se ridere o piangere.
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Il grande inganno. Splendido post di Melanie Phillips sul cosiddetto processo di pace nell'Ulster. L'inizio sembra scritto per il País Vasco:

Almost every day, it seems, brings fresh revelations, accusations or even arrests displaying at last for all to see the dirty secret of the Northern Ireland 'peace process' -- that Sinn Fein and the IRA are indissolubly linked, that Sinn Fein/IRA is still committed to killings, torture and thuggery and that by treating Sinn Fein as a legitimate democratic partner the 'peace process' has merely appeased terrorism and been party to an attempt to suborn democracy on both sides of the Irish border.

Leggere tutto.
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Guardatelo. Nick Kristof di solito non brilla per precisione o onestà intellettuale nemmeno quando si occupa del Darfur. Ma ha il merito di non mollare la presa: stavolta il genocidio in corso ce lo fa vedere in fotografia. Non ci sono scuse.
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Un fantasma si aggira per Cuba. E' un video clandestino che prende in giro le forze di sicurezza della dittatura. Auguri agli attori che l'hanno interpretato.
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Ma l'embargo no. Ci sarebbero quelli del Falun Gong che continuano a morire nelle carceri cinesi. Se tra un contratto e l'altro l'Europa trovasse il tempo per dire qualcosa di diverso da annullamento delle sanzioni... Così, per cambiare un po'.
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Il muro di Beirut. Scioperi, petizioni e possibili dimissioni. Un po' di pazienza e viene giù anche questo.
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Of course. Ma davvero il Guardian ha pubblicato un articolo in cui si accusa Israele dell'uccisione di Hariri? Of course.

If Syria did not kill Hariri, who could have? There is no shortage of potential candidates, including far-right Christians, anxious to rouse opinion against Syria and expel it from Lebanon; Islamist extremists who have not forgiven Syria its repression of the Muslim Brotherhood in the 80s; and, of course, Israel.

Of course.
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Mortadella. Il blog su Prodi è molto meglio del blog di  Prodi.
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Abolitelo. Per la gioia dei nostri regressisti che si accorgono di quanto sia brutto e cattivo solo quando fa visita a Berlusconi, tra i 199 candidati al Nobel per la Pace 2005 c'è anche Hugo Chávez. Il nome di Khamenei - che gli europei sono ansiosi di premiare perché non si faccia la bomba - è stato scartato perché proposto fuori tempo massimo.
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Non per dire. Ma avevamo ragione
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Refusi/2. Con tutto il rispetto, la spiegazione di Luca Sofri sull'uso del termine fascista applicato alla violenza politica di sinistra ci sembra un po' deboluccia. Qui il termine deboluccia è un eufemismo in linea con la tendenza a non chiamare le cose col loro nome. Non succederà più.
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mercoledì, febbraio 23, 2005
Ah, oggi sono due anni di blog. 
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Refusi. Quello di Luca Sofri, prontamente notato da Christian Rocca, ce ne ricorda (sempre fatte salve le differenze) un altro: quando nel dicembre '89 in piena rivoluzione rumena i cecchini di Ceausescu - appostati sui balconi degli edifici di Timisoara - sparavano sulla folla, l'inviato RAI che, se la memoria non ci inganna, era Italo Moretti descriveva la scena definendo fascisti i membri della Securitate. Peccato che fossero comunisti. Forse perché, come tutti sanno, i comunisti non sparano e non impediscono a nessuno di parlare. O no?
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Zapatero e la monarchia delle banane. Comunque vada sarà un successo. Lezioni di zapaterismo nella notte del referendum. Come sempre su Ideazione.
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Quattro secondi. Tanto è durato l'incontro tra Bush e Zapatero ieri al vertice NATO. Hola, qué tal amigo?, ha esordito in spagnolo il presidente americano evidentemente al corrente delle difficoltà con l'inglese del suo interlocutore. Muy bien, y tu?, deve aver risposto Bambi. Sono le nuove relazioni bilaterali Spagna-Stati Uniti. Muchas gracias, José Luis.
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martedì, febbraio 22, 2005
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Guillermo Cabrera Infante. Scrittore meraviglioso e anticastrista intransigente. E' morto ieri, a Londra. Avrebbe meritato di salire sul primo aereo per la Cuba libre ma non vedrà quel giorno. Verrà il tempo in cui la sua nobiltà sarà riconosciuta e l'infamia riparata. Verrà il tempo.
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Le comiche. Bambi che gioca a fare l'uomo di stato... Dovevamo vedere anche questa.
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lunedì, febbraio 21, 2005
Passi enormi. Verso dove? Ci sono alcune ragioni per cui, pur percependo i radicali come il movimento politico più vicino al nostro modo di pensare, non li abbiamo mai votati (referendum a parte): una - l'ultima - è questa. Loro diranno che si troverà sempre una scusa per non stare dalla loro parte, ma nel nostro caso non vale visto che sono almeno sette anni che non mettiamo più la croce su nessun simbolo. Resta il fatto che o noi siamo troppo grezzi o loro troppo sottili: in ogni caso non capiamo. Quelli come Capezzone sono una risorsa straordinaria e, in un paese serio, se ne sarebbero già accorti. E al limite si può pure intendere che anche lui, come gli altri, giochi la sua partita con le carte che ha a disposizione: ma la stretta di mano con Fassino (e Prodi) a questo punto cosa c'entra? L'accordo con una sinistra mai così ai minimi termini (dall'89 in poi) che senso ha? Sappiamo che questo blog è letto dai radicali. Se qualcuno di loro volesse provare a spiegarci il mistero buffo cui stiamo assistendo, gliene saremmo grati.
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Non ti fidar. Da Jimmomo una carrellata di consigli elargiti a piene mani dai diversi opinionisti in vista del viaggio di Bush in Europa. Tra tutte, scegliamo le osservazioni di Jim Hoagland che non si fa troppe illusioni e sembra conoscere gli attuali leaders europei meglio di tanti altri:

President Bush may want to keep the fox metaphor in mind on his journey to Europe this week. It would caution him against hoping for an immediate grand bargain with Schroeder, Jacques Chirac, the Belgians and others who have challenged America's global leadership in Iraq and elsewhere.
Expect little on that front, Mr. President. They are not ready. And neither are you.

Official U.S. thinking still underestimates how thoroughly foreign policy has become the leading instrument of domestic politics in a number of European countries that no longer face the threat of a Soviet invasion. Large Muslim minorities in their midst also complicate European calculations on Atlanticism. If Schroeder and Chirac join on "multipolarity," it is because they face the same domestic imperatives.


Il discorso di Bush a Bruxelles.
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Se Amartya Sen la spara grossa. Questo aneddoto riportato dal WSJ ci fa venire in mente ancora una volta le parole che Czeslaw Milosz dedicò ad un Pablo Neruda eccitato dal comunismo:

Gli credo fino a quando scrive di cose che conosce. Smetto di credergli quando comincia a scrivere di cose che conosco io.


Fatte salve le differenze, siamo sempre lì.
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Lunga è la strada. Chi visita la Cina e mette il naso fuori dal centro di Pechino o dalla zona commerciale di Shanghai (cosa che dubitiamo fortemente abbia fatto l'autore di questo articolo) può capire senza troppe difficoltà perché le previsioni di sviluppo del paese dicano 2080.
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Il pentimento. I sunniti sempre più vicini all'integrazione. E' solo questione di tempo.

"We made a big mistake when we didn't vote," said Sheik Hathal Younis Yahiya, 49, a representative from northern Nineveh. "Our votes were very important."
He said threats from insurgents — not sectarian differences — kept most Sunnis from voting. 

Meanwhile, a powerful Sunni organization believed to have ties with the insurgents sought Sunday to condemn the weekend attacks that left nearly 100 Iraqis dead.
"We won't remain silent over those crimes which target the Iraqi people Sunnis or Shiites, Islamic or non-Islamic," Sheik Harith al-Dhari, of the Association Muslim Scholars, told a news conference. Iraqis, he said, should unite "against those who are trying to incite hatred between us."

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Lo strangolamento. L'esportazione saudita di odio fondamentalista, già analizzata da Christian Rocca, vista dalla stampa americana.
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Condi for President. Sul web è già cominciata la campagna per il 2008.
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sabato, febbraio 19, 2005
Successe in Cambogia. Philip Short ha scritto il saggio più completo ad oggi pubblicato sull'inferno comunista che Pol Pot scatenò tra il 1975 e il 1978. Lo recensisce il NYT. Converrà ordinarlo e magari compararlo con certi tentativi storiografici meno riusciti, uno dei quali commentammo a suo tempo su questo blog. Pochi giorni fa l'autore ci ha contattato accusandoci di seminare invenzioni in rete. Lo abbiamo invitato ad esser più preciso fornendoci dati che potessero confutare le nostre osservazioni. Siamo ancora in attesa ma la proposta di confronto è sempre valida. Intanto chi legge potrebbe andare a verificare di persona i contenuti del libro e farsi un'opinione senza filtri.
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A sinistra pecunia non olet. Come spiegare altrimenti che il governo Zapatero possa pagare dei giornalisti per fare campagna al senza che nessuno si scandalizzi?

La resolución aparece publicada en el BOE del 15 de febrero y emana del Ministerio de Presidencia. Se trata de la adjudicación de un “servicio de difusión y concienciación entre la opinión pública española sobre los valores de la Constitución europea”. El importe es de 72.000 euros (unos 12 millones de pesetas) y el destinatario, la Asociación de Periodistas Europeos (...)

(Via Barcepundit).
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Giornalismi. The Globe and Mail. Titolo:

Bush says U.S. not planning attack of Iran

Repubblica. Titolo:

Iran, Bush non esclude l'opzione militare

Oggi duecentomila in piazza.
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Super-statisti. Questo è il ministro degli esteri spagnolo con una lattina in mano:

Qui risiedono tutti i sogni dell'Europa, in una lattina (...) si beve, si vedono i principi, i valori, tutte le realtà, la creatività e uno si trasforma in un super-europeo e pertanto voterà un super-sì domenica

Capite che roba?
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giovedì, febbraio 17, 2005
Baghdad Rules. Thomas Friedman al meglio:

If the Lebanese want to be free, they have got to take the lead. They have to summon the same civic courage that Mr. Hariri did and that the Iraqi public did - the courage to look the fascists around them in the eye, call them in the press and in public by their real names, and confront the European Union and the Arab League for their willingness to ignore the Syrian oppression.

Baghdad Rules mean the Lebanese giving the Syrian regime - every day, everywhere - the purple finger.

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Bielorussia arancione? Non ancora ma...

Small traders took to the streets nationwide, shutting down their stalls to protest the imposition of a new tax that they say could ruin many of the country's markets, a key element in the national economy. It was the second time in a year that thousands of traders rallied against tighter state control over their affairs.

Simultaneous protests took place in a dozen other cities and towns, attracting up to 20,000 people even according to the usually modest police estimates. The number of strikers and protestors was estimated at 60,000-70,000 by the trader's association Perspektyva, the main organizer of the protests.


Niente male.
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Cose che non cambiano/2. Nel País Vasco c'è sempre un bel clima. Un po' di storia per situarsi.

Let me just say that it is now my opinion that the Basque Country constitutes the most worrisome situation from a human rights point of view throughout Western Europe.

Sottoscriviamo.
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Cose che non cambiano. ETA continua a cercare la strage e la risposta politica di un governo che definire debole è poco resta inconsistente. Sotto l'apparente fermezza ostentata da Zapatero si cela tutta l'ipocrisia di cui questo esecutivo si nutre:

ETA sabe muy bien que sólo será escuchada, que es paso previo a cualquier hipótesis de diálogo y ya no digamos de negociación, si cesa el ruido de las bombas y de las pistolas.

Ascoltata? Dialogo? Negoziazione?
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Cose che cambiano. Poco più di trent'anni fa Allende accoglieva con tutti gli onori Castro in un soggiorno cileno di tre settimane. Oggi per il dittatore con la barba (ancora al suo posto) il ricevimento sarebbe un po' diverso. Può sempre venire in Spagna.
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Tra maoisti e monarchi pazzi. Un blog dal Nepal, sul Nepal, per il Nepal.
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Quante parole inutili. Quelli che sanno tutto non perdevano occasione per spiegarci l'impossibilità di un'alleanza strategica tra il regime di Saddam e Al Qaeda, dato il carattere laico dell'uno e quello religioso-fondamentalista dell'altra. Sarebbe interessante che ci dicessero allora cosa ci fanno oggi Iran e Siria seduti allo stesso tavolo in nome di un comune nemico.
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Dalla stessa parte. Immaginate quell'«US» scritto in minuscolo...
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mercoledì, febbraio 16, 2005
'Sta sporca guerra imperialista. Habiba Sarobi sarà con ogni probabilità la prima donna a governare una provincia nel paese che fu dei talebani.

President Hamid Karzai is preparing to appoint Afghanistan's first female provincial governor, his spokesman said yesterday, in another step towards reviving women's rights trampled by the former hardline Taliban government.
An all-female shortlist including the former women's minister Habiba Sarobi has been drawn up for the governorship of central Bamiyan province, presidential spokesman Jawed Ludin said, though no decision has been taken.
"One of those ladies will be the governor of Bamiyan," Mr Ludin said at a news conference. "If a woman is able to do the job, the law says we can appoint her."

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Passo dopo passo. Verso un'alleanza di governo tra nazionalisti baschi e socialisti. Non che il sottoscritto sia un veggente: solo osserva.
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Il vizietto. Uno si fa muovere a compassione e per un momento pensa che forse con Eason Jordan si è andati giù un po' troppo duro. Poi si imbatte in un pezzo come questo che richiama alla memoria certe sue prese di posizione nel corso degli anni e non può che concludere che l'unico problema è che sia sopravvissuto (giornalisticamente) per tanto tempo. Fondamentale, nel post di Will Collier, la distinzione fra giornalismo di parte e giornalismo disonesto: il primo è il sale, il secondo è il veleno.
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Un altro tassello di storia che si sposta. Per chi non se ne fosse accorto, oggi a Beirut  è successa una cosa importante.
Intanto Magdi Allam - che Allah ce lo conservi - spiega perché adesso più che mai Assad fa rima con Saddam:

E in effetti la realtà di Bashar al Assad oggi non è dissimile da quella di Saddam Hussein a partire dal 2 agosto 1990. Entrambi hanno avuto la reazione estrema di chi si sente con l'acqua alla gola a casa propria e assediato da ogni lato. Entrambi hanno optato per una valvola di sfogo esterna colpendo molto in alto, destabilizzando dalle fondamenta lo status quo. Immaginando che far esplodere un'emergenza internazionale al di fuori dei propri confini possa quantomeno allontanare il rischio dell'implosione interna al proprio regime. Al pari di Saddam, Assad ha di fatto dichiarato guerra non solo all'opposizione libanese che esige il ritiro delle forze siriane, ma anche a Stati Uniti, Francia e all'insieme dell'Onu che hanno avallato questa rivendicazione con la risoluzione 1559.

E il Washington Post conferma che, quando si tratta di dittatori, non fa sconti a nessuno.

The despicable murder of Mr. Hariri benefits no one outside the rogue regime in Damascus -- and the world should respond accordingly.

The United States has already applied most of the sanctions it can to Syria; now Europe, Russia, Turkey and other states should be pressed to isolate this regime.


Insomma, un altro che potrebbe aver fatto male i suoi calcoli.
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Aspettando la liberazione. Le considerazioni di Random Bits sui tempi e i modi della diffusione del video di Giuliana Sgrena ci sembrano particolarmente appropriate.
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martedì, febbraio 15, 2005
Domani è il compleanno di Kim. La tesi secondo cui dichiarare di avere l'atomica renderebbe i regimi più sicuri - valida in linea generale - non basta stavolta a spiegare fino in fondo tutte le implicazioni dell'affaire nordcoreano. Non solo perché l'errore strategico di Kim è evidente (o è forse una mossa intelligente aver sollevato dall'onere della prova chi lo accusa?) ma anche perché le reazioni seguite all'annuncio fanno presagire per i mesi a venire uno scenario diverso da quello cui siamo abituati.
Ci sono diversi segnali interessanti al proposito. Innanzitutto il piano di strangolamento economico della dittatura - su cui si discute da anni - sembra finalmente prendere forma a Washington:

The initial steps are contained in a classified "tool kit" of techniques to pressure North Korea that has been refined in recent weeks by the National Security Council. The new strategies would intensify and coordinate efforts to track and freeze financial transactions that officials say enable the government of Kim Jong Il to profit from counterfeiting, drug trafficking and the sale of missile and other weapons technology.
Some officials describe the steps as building blocks for what could turn into a broader quarantine if American allies in Asia - particularly China and South Korea - can be convinced that Mr. Kim's declaration on nuclear weapons last week means he must finally be forced to choose between disarmament and even deeper isolation. China and South Korea have been reluctant to impose penalties on the North.


Prima di liquidare la prospettiva con una tirata sull'inutilità degli embarghi è forse il caso di andarsi a leggere questa breve storia delle transazioni illecite di Pyongyang per capire la differenza fra le misure in progetto (non solo in America ma anche in Giappone e vedremo chi si aggiungerà) e la nozione di embargo comunemente inteso. Senza contare che le sanzioni economiche che non funzionano sono generalmente quelle che non si rispettano e che nel caso della Corea del Nord un'azione mirata alle fonti di finanziamento del regime potrebbe davvero rappresentare il colpo di grazia per uno stato condotto al fallimento dalle politiche del suo despota. Infatti non sarebbe necessario procedere ad un blocco totale: basterebbe provocare uno scossone al sistema dal quale la classe dirigente risultasse direttamente pregiudicata. L'effetto sarebbe presumibilmente la dissoluzione dall'interno della struttura di potere. Il problema in questo caso si chiama Cina.

Although we are concerned about North Korea selling nuclear weaponry to other rogue groups, and we want to support South Korea and Japan, we cannot take the lead. It's China's role. As the largest power in east Asia and one that has propped up the Pyongyang regime for over half a century, China can best influence North Korea. The tangible menace of a nuclear power in its backyard should be inducement enough. Even the Chinese won't want Kim to unwrap this package.

Per troppo tempo a Pechino hanno chiuso gli occhi di fronte ad una minaccia emergente che si stava materializzando ai propri confini. Per affinità ideologica (i rifugiati catturati e riconsegnati al regime fratello di Pyongyang sono un'onta che, solo per la benevolenza internazionale di cui gode, la Cina può permettersi di reiterare); per convenienza (i costi di un collasso del vicino nordcoreano sono considerati a Zhongnanhai troppo alti dal punto di vista economico e soprattutto politico); per strategia (la Cina ha bisogno di giocare il ruolo di potenza regionale e usa la Corea del Nord come arma di ricatto). I risultati sono di facile interpretazione:

The new U.S. evidence was rushed to officials in Beijing, who have tolerated Pyongyang's denials that it has a UF6 processing facility. The U.S. intelligence made that view seem dangerously naive. If North Korea was producing enough UF6 to export to Libya, it surely had enough for its weapons labs at home. There is some evidence that North Korea sold its UF6 not directly to Libya but via the black-market bazaar of Pakistani scientist A.Q. Khan. That means that North Korea may not have known where its UF6 was going when it sold it, says Gordon Flake, a North Korea analyst at the Mansfield Center for Pacific Affairs. The new UF6 evidence was apparently strong enough to help the two NSC aides, Michael Green and William Tobey, win an audience with Chinese President Hu Jintao two weeks ago. U.S. officials would not detail Hu's reaction to the briefing, but one told TIME, "It made an impression."

E infatti:

Beijing last month sent a Foreign Ministry diplomat to Pyongyang to discuss restarting the talks but never threatened to cut off aid. Its official returned without a deal and convinced that the North's resolve was unbreakable. "Even if China cuts aid," says a member of China's foreign policy establishment who was briefed on the meetings, "they will not weaken."

Insomma, su Pechino meglio non fare troppo affidamento. Per non parlare di Seul. I cugini del Sud sembra che non abbiano ancora realizzato che i primi a fare le spese di un Kim pronto all'uso sarebbero loro. I danni che la Sunshine Policy ha prodotto nel corso di questi anni non si contano. Tanto è vero che quello che fino a ieri è stato un dogma intoccabile nelle relazioni Nord-Sud (ma solo per il Sud) comincia ad essere messo in discussione:

The South Korean government is under growing pressure at home to reconsider its engagement policy for the North. Critics said the government has given too much aid to the North and received next to nothing in return.
The government said Tuesday that key projects designed to boost commercial ties with the North will go ahead as planned, a government official was quoted as saying by Yonhap news agency.
South Korea has for now put on hold a decision on North Korea's request for 500,000 tons of fertilizer, saying it wanted to talk about the aid directly with the North first.


La realtà può far male e - come in Europa - c'è chi preferisce non vederla. Come spiegare altrimenti l'incredibile dichiarazione rilasciata dal ministro per l'unificazione poco dopo il comunicato belligerante di Pyongyang?

We see it as a claim to own nuclear weapons, not an official statement of being a nuclear weapons state.


Sembra D'Alema.
Quel che sfugge a Seul è che poco importa se Pyongyang dica il vero o stia bluffando ancora una volta. Nel momento in cui un regime di quel genere si autodenuncia a scopo intimidatorio come potenza nucleare è finito il tempo delle giustificazioni autoconsolatorie e dei balletti diplomatici. Scommettere sul bluff non serve a scongiurare il pericolo. Bisogna andare a vedere le carte.
Ma come?
Anche se perfino in America c'è chi sceglie di credere alla retorica infarcita di menzogne di Kim Jong Il, Jasper Becker - scrivendo su Time - non ha bisogno di troppi giri di parole per indicare quella che secondo lui (e secondo noi) è l'unica soluzione possibile: il regime change.

Even if a deal to preserve the regime could be struck, would Kim really ever give up his nuclear weapons? The record suggests he would not. Last week, he effectively admitted that he had broken his promise to China not to nuclearize the Korean peninsula. Clinton, too, was double-crossed; in 1994, Kim gave his word that he would freeze his nuclear ambitions but in fact developed a secret program for uranium enrichment. And Kim has just broken his promise to Japan's Prime Minister Junichiro Koizumi to hand over the remains of kidnapped Japanese. Sooner or later, anyone who has gone out on a limb to help Kim has been taken for a sucker.
For these reasons, any policy based on keeping Kim in place is bound to fail.

What should be done now? With the admission that the North has nuclear weapons, its case can be brought to the U.N. Security Council, which should impose sanctions for breaches of the Nuclear Nonproliferation Treaty that began some 20 years ago. Such sanctions would oblige China and Russia to guarantee that North Korea's trade in nuclear materials and missile technology was ended. This should be possible. The U.S. and its allies are already patrolling the seas around Korea, and China and Russia control the only land and air passages. In short, last week's revelations offer an opportunity. Washington will never have a better moment to start persuading China, Russia and especially South Korea to help North Koreans end the worst tyranny of our time.


Una spallata e viene giù.
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L'insostenibile pesantezza del non essere. Un'intervista come questa non si può non consegnare ai posteri. Ricordate quando qualcuno implorava D'Alema di dire qualcosa di sinistra? Ecco, l'ha detto e non si capisce niente. Wittgenstein definisce l'ex premier acrobatico. Ma Wittgenstein, si sa, per statuto non si sbilancia. Perché è vero che siamo al circo: ma nel numero dei pagliacci.
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lunedì, febbraio 14, 2005
La firma di Damasco. Jimmomo illustra il contesto politico in cui si colloca l'uccisione dell'ex premier libanese Hariri. Ottimo lavoro.
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Easongate? La difesa che non ti aspetti arriva dal WSJ. Con attacco incorporato e feroce ai bloggers:

By now, everyone on the Good Ship Earth knows that this particular story ended Friday with Mr. Jordan's abrupt resignation from CNN. This has certain pundits chirping delightedly. It has been a particular satisfaction to the right wing of the so-called "blogosphere," the community of writers on the Web that has pushed the Eason story relentlessly and sees it as the natural sequel to the Dan Rather fiasco of last year.
But Easongate is not Rathergate.

That may be old-fashioned damage control. But it does not speak well of CNN that it apparently allowed itself to be stampeded by this Internet and talk-show crew. Of course the network must be responsive to its audience and ratings. But it has other obligations, too, chief among them to show the good judgment and sense of proportion that distinguishes professional journalism from the enthusiasms and vendettas of amateurs.
No doubt this point of view will get us described as part of the "mainstream media." But we'll take that as a compliment since we've long believed that these columns do in fact represent the American mainstream. We hope readers buy our newspaper because we make grown-up decisions about what is newsworthy, and what isn't.


Una risposta. Un'altra.
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Good news, more news. Per celebrare la nuova Assemblea Nazionale il consueto sguardo sull'Iraq che rinasce a cura di Arthur Chrenkoff che giustamente osserva:

Yet, if Iraq does pull through, the signs of slow and gradual progress were always there to see. I have been chronicling them in this series for nine months now, and when majority of Iraqis defied threats and cast their ballots of January 30, I was not surprised; the successful election was not a bolt out of the blue but a culmination of a year and a half of hard work by millions of Iraqis and citizens of the Coalition countries.

Chi ci ha sempre creduto non è sorpreso. E' felice.
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Comunque vada sarà un disastro. E' pazzesco. Ecco cosa scrive oggi il NYT dopo aver agitato per settimane lo spauracchio dello strapotere sciita, della sharia, dell'Iran:

The razor-thin margin apparently captured by the Shiite alliance here in election results announced Sunday seems almost certain to enshrine a weak government that will be unable to push through sweeping changes, like granting Islam a central role in the new Iraqi state.
The verdict handed down by Iraqi voters in the Jan. 30 election appeared to be a divided one, with the Shiite political alliance, backed by the clerical leadership in Najaf, opposed in nearly equal measure by an array of mostly secular minority parties.
According to Iraqi leaders here, the fractured mandate almost certainly heralds a long round of negotiating, in which the Shiite alliance will have to strike deals with parties run by the Kurds and others, most of which are secular and broadly opposed to an enhanced role for Islam or an overbearing Shiite government.


Quindi, se capiamo bene: fino all'altro ieri - secondo gli espertoni - l'Iraq era sul punto di convertirsi in una repubblica islamica; adesso che gli iracheni hanno eletto un'assemblea equilibrata e rappresentativa, questo diventa improvvisamente un fattore di debolezza. La più grande deriva mediatica di tutti i tempi continua.

Il solito Belmont Club analizza da par suo con altri esempi questo curioso fenomeno di dissociazione dalla realtà:

Once upon a time the simultaneous accusations of too much preparation and too little; not enough bribery and too much; a surfeit of strength and a want of it could be made without much trouble. If being on the Left meant never having to say you're sorry; not being on the Left meant being guilty without effort. You could be a Filipino cook jumping from a 110 storey building and still be a "Little Eichmann". The miracles of the saints were as nothing to the transubstantiations of the Left. But the trouble came with memory. The Internet. And with remembrance the dim recollection of betrayal.

Oh, yes...
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Coda di paglia. Prime reazioni siriane all'assassinio di Rafik Hariri.
Il ministro dell'informazione
:

"Syria regards this as an act of terrorism, a crime that seeks to destabilize" Lebanon, Syrian Information Minister Mahdi Dakhl-Allah told Reuters by telephone.

Il dittatore:

Un terribile atto criminale (...)

Un bel tacer non fu mai scritto.
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sabato, febbraio 12, 2005
La stupidità del tiranno/2. Piuttosto prevedibili e ripetitive le reazioni della stampa internazionale all'annuncio nucleare della Corea del Nord. In genere non sono andate al di là del Kim vuole guadagnare tempo, Kim ingannaBush sbaglia (originale questa) e via così. Analisi che potevano valere anche sei mesi, un anno, due anni fa ma che lasciano il tempo che trovano nel momento in cui il regime comunista di Pyongyang decide di scoprire le sue carte così apertamente. Come sempre vengono in soccorso i blog e il commento di Belmont Club ci sembra tra i più lucidi:

The problem with nuclear weapons nonproliferation agreements today is that they create the temptation to plan contingencies on the basis of intent rather than capability. North Korea is a case in point. The diplomatic approach toward North Korea depended not on its actual capability but on the perception of its capability. Nothing changed over 24 hours except the North Korean press release claiming the possession of nuclear weapons; yet the announcement, not the reality, made all the difference. The reason the fiction, if fiction it was, lasted so long is that so many desperately wanted to believe that WMDs could be contained, so that the music could keep playing and everyone could return to the old games of saving the whales, dancing in ethnic costumes and clapping their hands.

The alternative is to abandon the "sophisticated" view of a stable international order and understand that we are a planet in crisis; that in some meaningful sense humanity is in a death match with terror.


Poi ci sarebbe un'altra cosa da aggiungere: quelli dell'unilateralismo americano, della prepotenza bushiana, dello schiaffo yankee alla diplomazia e alle alleanze, ecco quelli lì, dove sono finiti tutti?
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Stile NYT. Evidentemente non siamo i soli a pensare che sul Darfur Nick Kristof  stia pasticciando non poco. Nel link anche alcune riflessioni interessanti sull'effettività della Corte Penale Internazionale.
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Sesto potere. Ops... Eason Jordan si è dimesso
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giovedì, febbraio 10, 2005
La stupidità del tiranno. 10 febbraio 2005. Kim Jong Il ha appena commesso un errore che potrebbe risultare decisivo:

We have wanted the six-party talks but we are compelled to suspend our participation in the talks for an indefinite period till we have recognized that there is justification for us to attend the talks and there are ample conditions and atmosphere to expect positive results from the talks.

We had already taken the resolute action of pulling out of the NPT and have manufactured nukes for self-defence to cope with the Bush administration's evermore undisguised policy to isolate and stifle the DPRK.
Its nuclear weapons will remain nuclear deterrent for self-defence under any circumstances.


Da oggi sappiamo ufficialmente, perché il regime stesso lo ha comunicato alla comunità internazionale, che la Corea del Nord ha ordigni nucleari e che non ha nessuna intenzione di continuare i colloqui multilaterali. Non che di novità si tratti, sia chiaro. Ma come minimo un'ammissione così esplicita ci risparmia un bel po' di discussioni e di polemiche sulla presenza o meno di armi di distruzione di massa e ci evita un bel po' di passaggi davanti ai teatranti del Palazzo di Vetro. Poi, per esempio, contribuisce a mettere di fronte alle proprie responsabilità quelle nazioni abituate a fuggirne: vedremo come faranno stavolta a negare la necessità di confrontarsi con una minaccia del genere. Infine colloca il suo sponsor cinese in una posizione assai incomoda. Una giocata magistrale. To the ash heap of history.

Update.
Da notare che il nome di Kim non compare mai nel comunicato.
L'Economist la vede così.
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Anticipando Christian Rocca. In America è scoppiato un altro caso bloggers vs. MSM: stavolta tocca alla CNN e al suo direttore delle news, Eason Jordan. Una vecchia conoscenza.
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La Spagna si beve la Costituzione europea. Sempre a proposito di sinistre, ecco come Zapatero e compagni stanno promuovendo il referendum del 20 febbraio. Su Ideazione online.
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Non c'è nes-su-na spe-ran-za. Fassino scherzava, la sinistra italiana è Bertinotti, Pecoraro Scanio e Diliberto. Comunque si sapeva già.
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mercoledì, febbraio 09, 2005
Gli orfani del Muro di Berlino. Eccellente riflessione di Nelson Ascher sulla sinistra che non si è ancora ripresa e cerca la rivincita:

And so, spontaneously up to a point, anti-Americanism became the alternative ideology that came to fill in the vacuum left by the failure of traditional, USSR-based communism and its Maoist or Trotskyite satellites. Before 1989, the global left had something to fight for: either the strengthening of the communist states or the correction of what they called their bureaucratic distortions. To fight for something is simultaneously to fight against whatever threatens it, and thus, the leftists were anti-Western and anti-Americans too, anti-capitalistic in short.
Now, whatever they wanted to defend or protect doesn’t exist anymore. They have only things to destroy, and all those things are personified in the US, in its very existence. They may, outwardly, fight for some positive cause: save the whales, rescue the world from global heating and so on. But let’s not be deceived by this: they choose as their so-called positive causes only the ones that have both the potential of conferring some kind of innocent legitimacy on themselves and, much more important, that of doing most harm to their enemy, whether physically or to its image.

This newly ever-growing Western left, not only in Europe, but in Latin America and even in the US itself, has a clear goal: the destruction of the country and society that vanquished its dreams fifteen years ago. But it does not have, as in the old days of the Soviet Union, the hard power to accomplish this by itself. Thanks to this, all our leftist friends’ bets are now on radical Islam. What can they do to help it? Answer: tie down America’s superior strength with a million Liliputian ropes: legal ones, political ones, with propaganda and disinformation etc. Anything and everything will do.

There has been some talk recently about the probable inevitability of a nuclear attack on the mainland US in, say, the next ten or fifteen years. The Berlin Wall’s orphans are already busy creating the slogans, formulating the dogmas, writing down the articles and books that will allow them, when the worst happens, to lay all the blame on the victims, making retaliation as difficult as it can be. They’re carefully preparing their case and the court is already in session.

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Nel nome della Patria (e del Partito). Ian Buruma analizza alcune caratteristiche del nazionalismo asiatico: un fenomeno che - se combinato con la dittatura come nel caso cinese - è destinato a diventare una bomba ad orologeria difficile da disinnescare.
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Confronti. Sia il NYT che il WSJ oggi si occupano di Corea del Nord. Solo che il secondo lo fa per sostenere la causa della liberazione di ventitre milioni di persone da un inferno totalitario, il primo - come sempre - per attaccare Bush (oltretutto con argomentazioni spesso inesatte). Ricorda qualcosa?
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Un pericoloso demagogo. Nel caso non vi bastasse quel che leggete qui tutti i giorni, ecco cosa pensa dello statista della Moncloa il Miami Herald per bocca di Carlos Alberto Montaner:

To be anti-American and antiwar in Iraq but pro-Chávez and warmongering in Latin America was inconceivable. To insist on bailing out Castro after almost half a century of dictatorship was inexcusable.
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La pistola alla tempia. Quando si negozia, ognuno mette i propri argomenti sul tavolo. Quando si negozia con una banda di assassini (che il governo Zapatero lo stia facendo di nascosto con ETA è ormai qui il segreto di Pulcinella), gli argomenti sono le autobombe. Oggi ne è esplosa un'altra al Campo de las Naciones di Madrid, zona di congressi e sede di numerose multinazionali, provocando 43 feriti e nessun morto per miracolo. Purtroppo non sarà l'ultima. Adesso le solite parole di circostanza, il tutti insieme contro il terrorismo. Ma da domani altre trattative segrete, altri compromessi, altre pericolose illusioni sulla pelle delle vittime che furono e di quelle che verranno. Una politica miope e arrendevole che dal 14 marzo non ha fatto altro che consegnare la Spagna al ricatto del terrore.
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martedì, febbraio 08, 2005
Transparencia.  Adesso viene fuori che Zapatero si è riunito in segreto con il presidente del Partido Nacionalista Vasco (PNV) pochi giorni prima del dibattito parlamentare sul Plan Ibarretxe. E' la seconda volta negli ultimi quindici giorni che il governo socialista decide di occultare iniziative di notevole rilevanza nazionale e internazionale.
Bello 'sto progressismo...
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Dio ci salvi dai Nobel per la Pace. Shirin Ebadi, come al solito, per difendere la causa dei diritti umani in Iran non trova di meglio che criticare Bush. Che per farlo debba inventarsi un imminente attacco a Teheran non sembra preoccupare né lei né il giornale che la pubblica. E' lo stile NYT e Repubblica: la realtà non si descrive, si riscrive.
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Comunque non è genocidio. Anche perché le Nazioni Unite non hanno la più pallida idea di quanti siano i morti nel Darfur. Deprimente.
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Comunismo ereditario. Ecco intanto come il leader «razionale» e «pragmatico» sta preparando la sua successione (sempre che sia ancora in carica).
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Dio ci salvi dagli esperti. Secondo Bradley Martin gli Stati Uniti dovrebbero diventare «amici» di Kim Jong Il, leader «razionale» e «pragmatico». Li pagano questi.