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martedì, novembre 30, 2004
Quale Ucraina?/6. Kuchma fa il doppio gioco e l'opposizione abbandona il tavolo delle trattative. Ma il vero problema è Putin, ribadisce George Will. Difficile dargli torto. Intanto il parlamento smentisce se stesso e un pericoloso caos sembra affacciarsi all'orizzonte insieme alle prime violenze. Ci chiedevamo dove fossero i supporters europei di Yanukovych: eccone uno. Ieri parlavamo di un grande sconfitto, oggi John O'Sullivan ne individua altri. Le Sabot invece ridimensiona il rischio secessione

There are 25 oblasts (regions) in Ukraine, and two independent administrative districts. Only three of them are seriously considering separation. And only two have a realistic chance of pulling it off.

e fornisce altri particolari sull'elezione rubata. Da noi anche Jimmomo sta commentando splendidamente la rivoluzione arancione. Giusto perchè i blog politici sono scarsi. Forse se li leggessero...



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La mossa di Castro. Rilasciato Raúl Rivero e ne siamo felici. Ma speriamo che l’Unione Europea non ci caschi.
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La prova della rimozione. In questa foto dovrebbe esserci la conferma che l’immagine di Kim Jong Il è stata tolta da alcuni pubblici edifici di Pyongyang. Un Kim senza troppe illusioni e con molte paure è quello descritto da questo interessante articolo di Newsweek che ci parla di un regime il cui obiettivo primario è la sopravvivenza. Mentre all’estero gli oppositori si organizzano.

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Più rancorosi che competitivi. Secondo Russell Berman l’antiamericanismo europeo ha radici non solo politiche ed ideologiche ma anche economiche (via RCP).

The inability to reform -- in the labor market, in impediments to trade, and in the social welfare network -- is precisely where the problem of anti-Americanism enters. Efforts to deregulate and liberalize the economy are easily tagged with negative labels: French pundits denounce them as "Anglo-Saxon"; German politicians shun them as the feared "American conditions." Although Europe urgently needs structural reform, it hides behind the smoke screen of anti-Americanism, which is really anti-capitalism. Rejecting America because of capitalism, however, means repressing the European tradition of free market thinkers from Adam Smith to Friedrich von Hayek.
Many Europeans believe that their slow economy is the price they must pay for their elaborate welfare state. This, however, turns out to be an illusion. A recent study by the Austrian Labor Council shows that the portion of GDP devoted to the social safety net is greater in the United States than it is in Europe; although European states generously pay out more in welfare benefits, they take much more back through higher tax rates.



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A volte ritornano. Ricordate Andrew Gilligan? Adesso scrive sullo Spectator. Il suo ultimo articolo riguarda l’Iran: ovviamente non è una minaccia. Parola sua.
P.S. Ci sono alcuni blog italiani che o non hanno ancora capito che nella storia Blair/Kelly/BBC/armi a mentire è stata la BBC e non Blair o l’hanno capito ma hanno scelto di continuare a mentire a loro volta. Solo perchè chi li legge lo sappia.
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Pregate per l'Ucraina. Torna Solana.
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El nuevo talante. Quello straordinario esempio di competenza, buona fede e correttezza istituzionale che risponde al nome di Miguel Angel Moratinos (non per nulla l'uomo di punta del governo di bambi) ha vietato alla Cadena Cope (ovvero l'unica voce del panorama radiotelevisivo spagnolo che canta fuori dal coro) di seguire la sua visita in medioriente che inizia domani. Roba che se l'avesse fatta Aznar l'avrebbero impiccato.
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Un presidente. Ieri è stato il giorno di Aznar davanti alla Commissione sull'11 marzo. In undici ore ha smontato le menzogne e le manipolazioni di quei tre giorni infami. Ha detto tutto quel che c'era da dire su uno degli avvenimenti più oscuri della storia recente di questo paese: dalla valenza politica ed elettorale della strage all'opera di disinformazione e propaganda messa in atto dai mezzi di comunicazione e dallo stesso Partito Socialista, dagli elementi che facevano e fanno ritenere che ETA abbia giocato un ruolo attivo nell'organizzazione e nell'esecuzione degli attentati alla richiesta di indagare fino in fondo per accertare quella verità che adesso sembra non interessare più a nessuno («Queremos saber» è morto il 14 marzo verso sera). Aznar ha ricordato a chi se la fosse dimenticata la differenza fra uno statista e i nani politici che stanno annegando la Spagna in un mare di ideologia e di improvvisazione. Prendetevi del tempo per leggere i verbali della sessione: stampateli, conservateli, fate qualcosa. Sono una lezione di storia sulla Spagna contemporanea. Qui l'intervento iniziale dell'ex presidente del governo. L'avevamo detto un giorno di marzo e lo ripetiamo adesso: lo rimpiangeranno.
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lunedì, novembre 29, 2004
Quale Ucraina (e quale Russia)?/5. Forse ci vorranno giorni per conoscere il verdetto della Corte Suprema sulle elezioni. Ma il voto del parlamento a favore della ripetizione dei comizi, pur non vincolante, è un dato politico importante per l’opposizione. Comunque vada, la settimana di proteste trascorsa fino ad oggi ha dimostrato che indietro non si torna. Anche se alla fine dovesse essere Yanukovych a prevalere, il paese che si ritroverebbe a gestire non sarebbe quello che lui aveva in mente. Infatti dovrebbe necessariamente governare contro: contro almeno metà della popolazione, contro le grandi città centro-occidentali, contro molti mezzi di informazione che la gelida primavera politica ucraina ha risvegliato dal torpore, contro la nuova Ucraina in procinto di completare quella rivoluzione democratica iniziata tredici anni fa con la fine dell'URSS. Se non si sa ancora chi sarà il prossimo presidente, già si conosce il nome del grande sconfitto: Vladimir Putin. E’ vero che ufficialmente il presidente russo non ha indietreggiato di un millimetro, ma la ribellione pacifica di questi giorni ne ha messo in luce la debolezza: puntando su un candidato lealista invece di dichiarare l’Ucraina in ogni caso un partner privilegiato di Mosca e affrettandosi a riconoscerne la vittoria elettorale nonostante le palesi violazioni della legalità, Putin non solo si è esposto alla sconfitta ma si è collocato chiaramente dalla parte sbagliata della storia. Sarà difficile anche per molti russi da oggi non legare il suo nome all’inganno di un’elezione rubata, difficile non fare paralleli con la loro situazione interna. Putin una volta di più pensava di poter dominare gli eventi ma per la prima volta gli eventi gli sono sfuggiti di mano. L’Ucraina non è la Russia e, per quanto lo desideri, Putin non è il padre-padrone dei destini degli ucraini, almeno di quelli che hanno avuto il coraggio di scendere in piazza per gridare la loro indignazione. Quella che qualcuno ha efficacemente definito «l’onda lunga dell’89» rischia di arrivare ben oltre i confini del paese che in questo momento la sta cavalcando. Provate a pensarci: e se la fine della difficile transizione russa alla democrazia fosse cominciata proprio a Kiev?

Altri link
: l’inquietante presenza al meeting secessionista del sindaco di Mosca e la divisione ideologica nel paese, la prospettiva concreta di una separazione e le sue conseguenze, il rischio per nulla scongiurato di un bagno di sangue, le differenze fra Georgia e Ucraina, gli ucraini all’estero, come si ruba un’elezione.
Altri blog: Neeka e Le Sabot. In italiano sempre Walking Class per gli ultimi aggiornamenti.


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La città della morte. Se qualcuno si stesse ancora domandando che ne sarebbe dell'Iraq se venisse lasciato in mano ai saddamiti di ritorno e ai terroristi alla Al-Zarqawi, potrebbe per esempio fare un salto a Fallujah.
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Promesse da ayatollah. Ancora sull'Iran perchè questa storia sta diventando una barzelletta che non fa ridere:

Iran is working on a secret nuclear programme for military purposes despite promising the European Union it would halt all activities related to uranium enrichment, the news magazine Der Spiegel said on Saturday.
The magazine said it had obtained documents from an unnamed intelligence agency showing that Iran had dug a secret tunnel near an Isfahan facility preparing raw uranium for enrichment, even though operations there had been stopped.

(Via Barcepundit).




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Di nuovo. Sarà la decima volta.
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E' che oltretutto le cose non le sanno. In giro c'è ancora qualcuno che crede che il massacro di Sabra e Shatila lo abbia compiuto Sharon. E lo scrive anche.
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Campagna elettorale. Ma forse le urne sono già chiuse, non si è capito... Al massimo falsificate il certificato...
Update. Ci sono ancora 48 ore. Già sapete.
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giovedì, novembre 25, 2004
Quale Ucraina?/4. Un'altra notte al freddo per molte migliaia di persone. La notizia di oggi è che la Corte Suprema esaminerà lunedì l'appello di Yuschenko e quindi emetterà un verdetto definitivo sul risultato delle elezioni. Difficile (almeno per noi da qui) interpretare il significato di questa decisione: semplice routine o una reale speranza per l'opposizione? Per qualche giorno comunque probabile situazione di stallo. La parola d'ordine delle ultime ventiquattr'ore era stata sciopero mentre la domanda di tutti rimane fino a dove e fino a quando i manifestanti siano disposti a continuare la protesta anche perchè è abbastanza improbabile che da Mosca facciano un passo indietro. Il Washington Post spiega opportunamente che quello che molti stanno descrivendo come un nuovo confronto geopolitico e strategico tra occidente e Russia è prima di tutto l'espressione del legittimo desiderio di milioni di ucraini di vivere in uno stato di diritto:

For the Ukrainians who have spent four freezing nights in the streets of Kiev, the fight is not about geopolitical orientation -- most favor close relations with Moscow -- but about whether theirs will be a free country, with an independent press and courts and leaders who are chosen by genuine democratic vote. Mr. Putin, who has channeled hundreds of millions of dollars into the prime minister's campaign, is backing the imposition of an authoritarian system along the lines of the one he is creating in Russia -- with a propagandistic regime, controlled media, official persecution of dissent, business executives who take orders from the state, and elections that are neither free nor fair.
By protesting the fraud in Ukraine, the United States and European Union are seeking not to recruit a new Western client but to defend the democracy and independence that most Ukrainians want.


Esatto.
Saprà Kuchma fare la cosa giusta almeno questa volta?, si chiede il Kyiv Post.
Qui c'è un riassunto abbastanza completo di quanto successo finora. Nei prossimi giorni non potremo seguire da vicino la situazione quindi vi rimandiamo ad alcuni blog che stanno facendo una cronaca degli avvenimenti quasi in diretta: Europhobia, Tulip Girl, A Fistful of Euros e, in Italia, il neonato (e ottimo) Walking Class.






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I frutti del duro lavoro. Primo concreto risultato della diplomazia di Zapatero: riallacciati i rapporti con Cuba. Todos hermanos.

"Como resultado del proceso y de las gestiones de (el ministro de Asuntos Exteriores español, Miguel Angel) Moratinos estamos restableciendo el contacto oficial con el embajador español en La Habana", dijo el canciller cubano.

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La voce di Pyongyang. Cosa aspettarsi da un alto funzionario ONU in visita nella penisola coreana? Che si faccia dettare le condizioni dal regime del Nord, ovvio:

North Korea wants a change in the political atmosphere before it will attend talks on its nuclear plans and has asked the United States to send a signal to that effect, a senior U.N. official said Thursday.
Jean Ping, president of the U.N. General Assembly, told reporters after talks with South Korean President Roh Moo-hyun that North Korea had given him a message for the United States during a visit to Pyongyang.
"It was a message that the U.S. should give us signs that will improve the climate for negotiations," said Ping, who is Gabon's foreign minister.

Ping, who said he had not met Kim Jong-il in Pyongyang, said earlier North Korea wanted urgently to restart the six-party talks but still demanded certain conditions be met.
North Korea had asked him to carry a message to Washington that it wanted to co-exist, Ping said.


Il nuovo ambasciatore nordcoreano gentilmente prestato dal Palazzo di Vetro non ha nulla da aggiungere.








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Acte patriotique.

(...) terrorism suspects can be held for up to 13 days without charge and as long as four years without trial

(...) can be imprisoned for association with terrorists; a woman has been in jail for nearly a year awaiting trial on charges of knowing of a plot by her son, who is still under investigation


I terribili effetti del «liberticida» Patriot Act? No, soltanto le legislazioni anti-terrorismo nella pacifica e garantista Europa (Spagna e Francia nel caso specifico). Ma non va di moda parlarne.
Altri interessanti confronti su The Volokh Conspiracy.






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Qualcosa per cui ringraziare.
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mercoledì, novembre 24, 2004
La Spagna tra le grandi democrazie del pianeta. Prossime tappe della tournée di Chávez: Libia, Iran e Qatar.
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Quale Ucraina?/3. Il candidato di Mosca è stato ufficialmente dichiarato vincitore pochi minuti fa. Al terzo giorno di proteste il paese diventa terreno di scontro non solo tra Yanukovych e Yuschenko ma tra la visione russa e quella occidentale (allargata). Che sia il presidente polacco ad aver assunto l’iniziativa più decisa in favore delle forze democratiche la dice lunga ancora una volta sull’assenza di politica all’interno della vecchia Europa. Anne Applebaum parla un po’ enfaticamente di nuova cortina di ferro ma la conclusione del suo intervento è del tutto condivisibile:

The West, and especially Western Europe, can and should encourage them. To do so is not difficult, but it does require that we understand what is happening, call things by their real names, and drop any of our remaining illusions about President Putin's intentions in former Soviet territories. Beyond that, all that is needed is a promise -- even an implied promise -- that when the specter of this new iron curtain is removed, Ukraine too will be welcomed by the nations on the other side.

Intanto a Kiev arrivano soldati. Forse russi. Nevica.



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No, grazie. Perché volete fare questo ad Havel? Perché?
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Un altro inverno sotto Kim.
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Non uno di loro. Un silenzio pieno di significato quello di Hollywood sull’assassinio di Theo van Gogh. Per non parlare degli attori italiani o spagnoli sempre in prima linea nelle piazze a gridare pace e libertà artistica. Ipocriti.
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A cose passate. Ci sarebbe un altro bel ritratto del Che Guevara di Ramallah e dei suoi apologeti.
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Quando si dice una sorpresa. L’Iran sospende ma non troppo. Ce lo meritiamo.
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Quando un giorno penseremo a questa Spagna buona e giusta. Moratinos si prende il suo tempo per rispondere alle critiche che dall'opposizione gli sono piovute addosso dopo le incredibili dichiarazioni dell'altra sera. Gli avvenimenti di questi giorni sono un concentrato di quel che può succedere quando si è governati da un esecutivo di estrema sinistra in politica estera formato per di più da dilettanti allo sbaraglio.
La gravità dell'uscita televisiva del ministro degli esteri sta non solo e non tanto nel contenuto (se Aznar avesse davvero appoggiato un golpe contro Chávez, questo dovrebbe semmai essere ascritto a suo merito nonostante quel che possano pensare i vari moratini d'Europa) ma principalmente nel tradimento istituzionale che suppone l'aver accusato il governo dello stato che in questo momento egli stesso rappresenta di aver sostenuto un colpo di stato in un paese straniero. Non ci viene in mente un caso simile altrove. Ai socialisti di Zapatero comunque la distinzione fra maggioranza politica e continuità istituzionale non deve risultare molto chiara come dimostrato dalla ritirata precipitosa delle truppe dall'Iraq: a parte ogni altra considerazione si è trattato della violazione di uno dei più importanti principi non scritti che regolano le relazioni internazionali, secondo il quale il cambio di colore del governo non implica la rottura degli impegni assunti a nome di tutta la nazione dall'esecutivo precedente. Ma c'è anche altro. L'America Latina sta vivendo un momento particolarmente delicato dal punto di vista del consolidamento della democrazia. Eccezion fatta per il Cile, i demagoghi e i caudillos (di cui il presidente venezuelano rappresenta l'incarnazione più grottesca) stanno rioccupando la scena. La Spagna, in questo contesto, potrebbe giocare un ruolo fondamentale nel dare impulso alle forze economiche e politiche di impronta liberale che faticano ad emergere strette tra corruzione e populismo. Invece che cosa fa Zapatero? Abbraccia Castro e Chávez, scredita la dissidenza, sposa il terzomondismo più inguardabile. Sono cose che non si possono dimenticare.
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martedì, novembre 23, 2004
I cromosomi della libertà. Un estratto del libro di Sharansky (di cui Christian Rocca ha scritto qui) è stato pubblicato ieri da US News: l’autore parla dei meccanismi psicologici su cui si basano le società totalitarie e del desiderio di libertà che è in grado di sopravvivere anche al più brutale lavaggio del cervello.

Once the systematic brainwashing stops, once the truth begins to come to light, once the double-thinkers are no longer afraid, in every society a majority who will not be willing to live in fear again quickly emerges. More than any other reason, this is why Germans, Japanese, Italians, Spaniards, Russians, and so many others made the transition from fear to freedom during the 20th century. They have very different cultures, beliefs, religions, ideals, values, and lifestyles, but in one respect they are all the same: None of those peoples wanted to live in fear again.

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Quale Ucraina?2. Secondo giorno di proteste a Kiev e in altre città del paese. Questo sì che è un paese diviso in cui l'occidente geografico e politico sembrano coincidere. Era stato facile profeta qualche giorno fa Oleg Ivanov nell'indicare in Yanukovych il presidente della sola Ucraina orientale. Il Washington Post oggi ci va giù duro e parla apertamente di golpe autoritario: se le accuse di frode elettorale dovessero essere confermate si tratterebbe effettivamente di questo e per i paesi democratici sarebbe il momento di andare al di là delle frasi di circostanza. Il parlamento si riunirà in sessione speciale per analizzare la situazione. Un risultato l'opposizione l'ha già raggiunto: portare il caso-Ucraina di fronte al tribunale dell'opinione pubblica internazionale. Forse troppo tardi, però. The Guardian ha uno speciale dedicato agli eventi. Anche questo blog li sta seguendo in tempo reale.
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Trenta gennaio. Vuoi vedere che in Iraq hanno voglia di elezioni?

At least 122 political organizations have registered to run in Iraq's Jan. 30 elections, thrilling organizers but setting the stage for tough bargaining over the next eight days.

"We have so many parties, so many people wanting to participate," said Farid Ayar, a spokesman for the IEC. "It is wonderful. I am happy."






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Statistiche selettive. Questi i signori di The Lancet devono esserseli persi.
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Minacce. Da oggi Fiamma Nirenstein oltre alla nostra ammirazione intellettuale ha anche il nostro sostegno a livello personale. I dirigenti palestinesi faticano a perdere il vizio.
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L'assassino di una nazione. Se va avanti così, Mugabe diventa il candidato più papabile per il prossimo invito ufficiale di Zapatero alla Moncloa. Sempre che Chirac non sia geloso, certo.
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Ecco, adesso tocca ai creazionisti. Forse a Natale col panettone la digeriranno.
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Amigos para siempre. Continua la storica visita di Hugo Chávez in Spagna. Ieri ha parlato all'Università Complutense di Madrid davanti a un centinaio di no-global entusiasti: elogi sperticati a Zapatero per essersi «liberato» (testuale) di Bush e aver reso il suo paese nuovamente felice e «indipendente», critiche feroci agli USA e al neoliberismo (ma cos'è?). Insomma, tutto quel che qui vogliono sentirsi dire. Poco dopo, primo incontro con lo statista della Moncloa (oggi replicheranno): sorrisi, baci, abbracci e complimenti. Zapatero è un campione di tempismo, non ci sono dubbi: riceve in pompa magna il venezuelano proprio mentre i Re di Spagna sono negli Stati Uniti per cercare di rimediare ai danni provocati in otto indimenticabili mesi dai demagoghi cui gli spagnoli si sono consegnati il 14 marzo. C'è di più: ieri sera il vecchio amico di Arafat nonchè ministro degli esteri, Moratinos, nel corso di una trasmissione televisiva non ha trovato di meglio che riproporre l'accusa contro Aznar di aver «appoggiato» il colpo di stato anti-Chávez del 2002. Stamattina il nuovo amico di Moratinos nonchè Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela ovviamente ha confermato tutto. «Compañero presidente el pueblo español te saluda». Un teatrino penoso.
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lunedì, novembre 22, 2004
Quale Ucraina? Come facilmente prevedibile (e previsto) nel secondo turno elettorale le cose non sono andate lisce e la situazione adesso è piuttosto tesa. Un po' tutti gli osservatori internazionali parlano di frode e le amministrazioni di alcune delle principali città del paese hanno chiesto al parlamento di non ratificare il risultato. Putin invece si è già congratulato col suo uomo (Yanukovych) che avrebbe vinto con il 49 per cento contro il 46 dello sfidante (il filo-occidentale Yushchenko) dato in vantaggio negli exit-polls (non una garanzia, per la verità). Sicuramente ci saranno sviluppi anche se - comunque vada - la situazione non sembra nemmeno lontanamente paragonabile al caso bielorusso del mese scorso. Bene o male (più male che bene) in Ucraina si è svolta una competizione elettorale (difficile sostenere la stessa cosa quando vinse Lukaschenko) il cui esito è stato incerto fino all'ultimo (e lo è ancora). More to come...
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Crepe nel muro di Pyongyang?/3. Dal Giappone stanno cominciando a parlare chiaramente di regime change. Molti indizi non fanno una prova però è certo che le defezioni (anche ad alto livello) si sono moltiplicate negli ultimi tempi, che il governo nordcoreano è in estrema difficoltà nel controllare i confini, che questa storia dei ritratti scomparsi è strana, che Kim Jong Il da un mese non si fa quasi più vedere in pubblico (anche se nell'agenda del tiranno novembre è sempre moscio). Vedremo.
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Chi non ci crede e chi invece sì. La migliore risposta alle tesi che Spengler espone in questo triste articolo

Smugness oozes from European politicians who demand that Muslims repudiate violence as a precondition for residence in the West. To repudiate the death sentence for blasphemy would be the same as abandoning the Islamic order in traditional society in favor of a Western-style religion of personal conscience. The West spent centuries of time and rivers of blood to make such a transition, and carried it off badly. Whether Islam can do so at all remains doubtful.

sta forse nella frase di un musulmano-americano riportata da Ralph Peters

Last week, I had an in spiring conversation with a Muslim-Ameri can. An immigrant from Pakistan, he hadn't yet been granted citizenship, but he had more faith in America than our native-born elite does.
"I write to my brothers and sisters," he said, "And I tell them that they do not know true Islam. If you want to see true Islam, you must come to America."
He meant the social justice and the respect for the individual, rich or poor, prescribed by the Koran. He had not found those qualities in the land of his birth. Nor do they prevail in any Muslim state between Casablanca and Karachi.


Non è difficile.









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Santiago, o cara. Ieri in Cile è stata una giornata movimentata per Bush e il suo servizio di sicurezza. Su Power Line Blog ci sono alcune intelligenti osservazioni sia sul comportamento del Presidente sia sulle possibili implicazioni di quel che è successo.
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Più uguali degli altri. Noi non siamo tra quelli che pensano tutto il male possibile dell'intervento francese in Costa d'Avorio. Ma certamente siamo tra quelli che lo pensano della continua opera di disinformazione che fa di un marine in battaglia un criminale di guerra e allo stesso tempo tace su fatti come questi.
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Capire la guerra. L'importanza della battaglia di Fallujah (nonostante i media) e di chi l'ha combattuta.
A proposito, thank you.
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Trenta gennaio.

Iraq will hold its first democratic elections for more than 50 years on January 30, it was announced yesterday.

Per quei pochi che ancora non lo sapessero.



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Good news no news. La controinformazione di Arthur Chrenkoff sull'Iraq: quindicesima puntata. Altra buona notizia qui.
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El pueblo unido jamás será vencido! E fu così che la Spagna buona e giusta, pacifista, zapateriana diventò bolivariana. Il giro che lo statista della Moncloa sta dando alla politica estera spagnola non può non far venire i brividi ai pochi liberali che resistono in questo paese. Solo nelle ultime settimane abbiamo assistito alla sfilata del 12 ottobre con presenza nazista e assenza americana, al tentativo di far alleggerire le sanzioni contro il regime castrista in sede di Unione Europea, alla decisione di chiudere il dialogo con i dissidenti cubani per non infastidire Fidel, all'organizzazione del vertice ibero-americano (a tre) in Costa Rica in contemporanea con quello economico Asia-Pacific in Cile. Ma evidentemente non bastava perchè il governo ha ricevuto ieri con tutti gli onori nientemeno che... Hugo Chávez in visita ufficiale, per la gioia dei venezuelani fuggiti in terra iberica perchè non ne potevano più del golpista di Caracas. Pare che in alcune città siano addirittura comparsi manifesti che annunciavano l'arrivo del nuovo alleato di Zap con l'invito a non far mancare il calore del popolo. Che infatti non è mancato.
Gracias Presidente per la straordinaria immagine che la Spagna sta offrendo di sé sotto il Suo mandato. A quando Kim Jong Il e la sua Juche?
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giovedì, novembre 18, 2004
Crepe nel muro di Pyongyang?/2. Dopo la rimozione di alcuni ritratti adesso ne è successa un'altra. L'agenzia di stampa ufficiale nordcoreana (KCNA) in un dispaccio di ieri si è riferita a Kim Jong Il omettendo il titolo di Caro Leader. Si è limitata a definirlo Comandante Supremo dell'Esercito Popolare di Corea, Segretario Generale del Partito dei Lavoratori di Corea e Presidente della Commissione Nazionale di Difesa della Repubblica Popolare di Corea: che in effetti è un po' poco.
Secondo alcuni osservatori non si tratta di una perdita di controllo del potere ma di una direttiva imposta dallo stesso Kim in previsione di quel che verrà:

"Three weeks ago, officials received an order: 'Do not exalt me too much, therefore take the picture down,' " Mr. Shin said Wednesday by telephone from Seoul. "He is trying to lower his profile and play humble guy. There will be a barrage of human rights accusations, and with him being a human idol, a demigod, he wants to cover himself."

Secondo altri semplicemente non sopporta più la pressione. Essere un dio ha i suoi svantaggi:

"Kim Jong Il may be saying that he wants to remain a politician of the real world, and leave divinity to his late father," said Ko Yu Hwan, professor of North Korea studies at Seoul's Dongguk University. "That's because Kim does feel the weight of responsibility of failed policy measures. He's afraid that if he remains divine, he has to actually be a perfect leader, and make no mistakes."

Una curiosità. I corrispondenti da Tokio del Washington Post commettono un vistoso errore nel trattare la vicenda: scrivono infatti che il titolo omesso sarebbe quello di Grande Leader, mentre questo appellativo è da sempre riservato a Kim Il Sung. Si riscattano comunque citando la risposta di un funzionario dell'ambasciata nordcoreana a Mosca, interpellato sulla reale consistenza delle indiscrezioni:

"It's false information," the North Korean diplomat was quoted as saying. "You cannot remove the sun from the sky."










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Cina e dintorni.
Relentlessly criticize the 'Gang of Four', set off a new upsurge of industry studying Daqing and agriculture studying Dazhai, 1977
Se foste i padroni del pensiero a Pechino e vi ritrovaste a disposizione tante belle tecnologie per controllare meglio tutti quei cinesi, cosa fareste? Forse questo:

"Digital China," one of the computer programs listed in China's10th Five-year Plan, is designed to help the country's leaders make major decisions and help local officials prevent natural disasters and plan cities, explained Wu Wenzhong, an official with he State Bureau of Surveying and Mapping (SBSM), in an interview with Xinhua.
Wu said his bureau has already created electronic maps of the country in the proportions of 1: 4 million, 1: 1 million and 1: 250,000. An electronic map in the proportion of 1: 50,000 will be finished next year.

The map not only shows all the city's buildings, mountains, rivers and sea coasts, but also every one of its trees and street lights. Entering the name of one of the city's residential communities gives a display of resident's personal information, including his/her birthday, state ID number and place of birth.


O questo. Anche se i metodi tradizionali continuano a funzionare alla perfezione.
Ma non vi basterà comunque per qualificarvi ai Mondiali.
Sempre ottime notizie per la libertà di stampa (Cina sestultima al mondo): pare che dopo l'uscita di scena di Jiang Zemin il controllo sui media si sia addirittura intensificato. E per festeggiare niente di meglio di un Reporters' Day.
C'è sempre più nervosismo nelle città cinesi. E nelle campagne. Mentre Time torna sul problema delle minoranze etniche.
Chi sono i figli della one-child policy? E quelli della Rivoluzione?
Non c'è pace per il Tibetper i rifugiati nordcoreani.
Chi salverà Shangri-La? E chi proteggerà i cinesi dall'AIDS? Forse donne come lei.
Di cosa ridono i cinesi? O, meglio: ridono i cinesi? Un saggio su come il Partito Comunista ha tolto loro il sorriso.
Un sottomarino entra nelle acque giapponesi: proprio adesso che Pechino ha dato ordine di abbassare la tensione. Ma a Tokio hanno anche altri motivi di preoccupazione quando guardano all'ingombrante vicino.
Anche la Cina ha i suoi corporate lawyers. Ma ripensare un'economia in termini moderni non è proprio un gioco da ragazzi soprattutto quando l'intero apparato di imprese statali fa da zavorra. E quando si devono ancora affrontare i problemi tipici del sottosviluppo.
Un salto in Corea del Sud (prima di chiudere) dove un quinto dei cittadini tiferebbe per i comunisti del Nord in caso di conflitto con gli States. Ve lo meritereste il Caro Leader.
Infine bambine superdotate (la notizia - notate bene - è sul quotidiano ufficiale del Partito) e fenomenologia del bagno pubblico.



















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mercoledì, novembre 17, 2004
Derive continentali. «Quel che ci unisce è più forte di quel che ci divide»: è ciò che spesso si sente ripetere da chi rifiuta di credere che la frattura tra Europa e Stati Uniti sia reale. Sarebbe il comune credo democratico a rendere impossibile una divisione definitiva fra le due sponde dell'Atlantico. Ma le cose stanno davvero così? Janet Daley pensa di no e lo dice chiaro e tondo in un articolo del quale, pur non condividendo le conclusioni (per adesso), riportiamo interamente la tesi centrale che ci sembra invece illuminante:

What we share - an unfailing belief in democracy - has to be deeper than any present disagreement.
This is all very fine and very eloquent. The trouble is that it is quite wrong. Europe (particularly in the incarnation of Mr Chirac) does not have a deep commitment to democracy, at least not in the sense that the English-speaking tradition understands it.
The American Constitution may have borrowed much of its frame of reference from French revolutionary ideals, but the historical outcomes parted company pretty quickly. The United States ended up with a federalised system and an iron-clad Bill of Rights while France was descending into the Terror. We do not have a shared reverence for the robustness of democratic institutions because, in continental Europe, democratic institutions have been anything but robust.
That is why the EU is busily moving away from the idea of government being directly and transparently responsive to the popular will.
The monstrous global crimes of the 20th century - the collective guilt which is still the motor force of European political consciousness - were all thought to have been generated (or at least condoned) by popular will.
The political instincts of the people are far too inflammable and mercurial to be trusted. Better leave the serious business of law-making and governance to a professional class of administrators, an enlightened elite who will not be subject to the whims and volatile passions of the mob whose vicissitudes have brought such disgrace on our countries.

Come minimo un interessante argomento di discussione.








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Fallujah e dintorni. Oggi Andrew Sullivan chiude così il suo commento sui recenti episodi di violenza in Iraq (il marine accusato di omicidio e l'assassinio dell'ostaggio britannico):

There you see the difference between the occasional horror of war and premeditated, conscious barbarism.

Ineccepibile.

Non così per la stampa spagnola. Copertina del Periódico di stamattina: foto a tutta pagina del marine che spara e titolo a nove colonne Crimine di guerra a Fallujah. Commento:

In Iraq c'è poca differenza tra quello che fanno gli uni e gli altri: si uccide in combattimento e inoltre si assassina.

Venite in Spagna, venite.

Leggete adesso come la CNN definisce il killer di Margaret Hassan:

Western political leaders have united to condemn the kidnappers of charity worker Margaret Hassan after a video surfaced apparently showing a militant firing a pistol into the head of a blindfolded woman wearing an orange jumpsuit.

Militante. Rivoltante.

Per un'analisi seria della battaglia di Fallujah andate qui.

















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Democrazia che paura. Oggi Nicholas Kristof - più sconclusionato del solito - ha sostanzialmente scritto che un cambio di regime in Corea del Nord e in Iran sarebbe un disastro provocato da quei pazzi dell'amministrazione Bush. Capite perchè quei pazzi hanno ragione?
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Finita l'attesa. La Rice vista nel 1999 da Jay Nordlinger.

Here is a prediction about her: If she becomes secretary of state or even something lesser, she will be big. Rock-star big. A major cultural figure, adorning the bedroom walls of innumerable kids and the covers of innumerable magazines.



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Condi non va bene, no no e no. Citiamo questo articolo di Le Monde come esempio rappresentativo della vasta schiera di intellettuali e opinionisti europei che pretendevano che Bush nominasse alla carica di Segretario di Stato Michael Moore e che quindi oggi si sono di nuovo svegliati di cattivo umore. Ultimamente avviene spesso.
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Cose che succedono a Cuba. Se las mujeres en blanco fossero vissute nel Cile di Pinochet o nell'Argentina di Videla sarebbero diventate simboli di resistenza contro l'oppressione e Gianni Minà le avrebbe già intervistate decine di volte. Purtroppo per loro devono invece lottare contro Fidel Castro, il dittatore più amato dai progre (scusate la parola ma non siamo noi ad abusarne). Così non le conosce nessuno.
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Zapatero sta ancora aspettando.
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martedì, novembre 16, 2004
America. Nell’amministrazione «sessista e razzista» di Bush (intelligentsia docet) sarà Condoleezza Rice (donna e nera) il nuovo Segretario di Stato in sostituzione di Colin Powell (nero anche lui). Qualcuno ha notizie di un’altra democrazia occidentale in cui sarebbe possibile la stessa cosa con altrettanta disinvoltura?

The second most powerful person on the planet, a little slip of a colored chick from segregated Alabama whose father registered Republican because the Democrats wanted him to count the number of jellybeans in a jar in order to be registered to vote.
Now to be the second most powerful person on the planet and maybe--just maybe, not outside the realm of possibility--the next President of the United States.



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Ripetere cento volte una menzogna (o più semplicemente non sapere di cosa si parla).
Anche se nemmeno questo basterà, ecco l’ennesimo articolo che smonta la leggenda del voto religioso e del fondamentalismo. Stavolta è Gregg Easterbrook a spiegare una volta per tutte il reale significato dei termini «evangelico» e «born-again» e ad analizzare le tendenze politiche delle diverse confessioni religiose al di là delle strumentalizzazioni propagandistiche che ci siamo dovuti sorbire in questi giorni. E’ l’ultima volta che ne parliamo qui perchè per essere una stupidaggine grossa come una casa se ne è già scritto anche troppo. Ah, per la cronaca Bush alla fine ha avuto più di sessanta milioni di voti. Comunque quelli che non sanno perdere continuino pure la loro pratica autoconsolatoria.

Many John Kerry supporters or George W. Bush opponents are angry about the results of the election and want to pin the blame on some sinister force. Politically conservative Christianity seems a good scapegoat because most of the media doesn't understand it.


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Forse non l’avete letto sui giornali (perchè non c’era). Antonio Toro e Emilio Trashorras, due asturiani coinvolti nelle indagini sugli attentati dell’11 marzo, nell’agosto 2001 (prima dell’Iraq, dell’Afghanistan e delle Torri Gemelle) stavano cercando persone in grado di «montare bombe con telefoni cellulari». La Guardia Civil era al corrente di tutto fin dall’inizio ma non lo ha mai rivelato, nemmeno alle udienze della Commissione sull’11-M. Adesso El Mundo ha sollevato il coperchio di una storia che definire infame è poco, dal momento che probabilmente è costata centonovantadue morti, più di millecinquecento feriti e un drammatico cambio di governo. Nonostante i tentativi del Partito Socialista di mettere in un cassetto l’intera vicenda e l’assoluto disinteresse degli stessi familiari delle vittime per conoscere la verità, a poco a poco e soltanto grazie agli sforzi giornalistici dell’unico quotidiano che rifiuta di tenere la testa sotto la sabbia, stanno emergendo dettagli impressionanti sulle complicità interne con il terrorismo islamico. Oggi il tenente colonnello Rodríguez Bolinaga è stato destituito.
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Crepe nel muro di Pyongyang? In Corea del Nord sta succedendo qualcosa anche se nessuno sa bene di che si tratti. Punto primo: alcune immagini di Kim Jong Il sono state rimosse dagli edifici pubblici in cui si trovavano. Punto secondo: dopo la morte della moglie e la vittoria di Bush, Kim non si fa più vedere in giro mentre le misure restrittive nei confronti dei pochi stranieri residenti nel paese si sono fatte, se possibile, ancora più pesanti. Punto terzo: per la prima volta qualcuno parla di rivolte popolari contro il regime.
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Occhiali da sole. Furono 35.000 le vittime di torture negli anni di Pinochet. Difficile curare certe ferite. (Via Normblog).
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Abbandonati. Ogni giorno che passa è una montagna di vergogna sulle spalle di chi potrebbe e non muove un dito.

"If the international community continues to waver and equivocate," said Sam Totten, an American expert on genocide, "there is no doubt in my mind that 10 years from now the international community will [be apologizing] to the victims of Darfur [as it once did to] the Tutsis of Rwanda."



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Ecco, da noi potrebbe farlo Il Foglio per esempio.
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Basta un poco di zucchero... Ma a Chirac non è ancora andata giù. Come all'asilo.
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lunedì, novembre 15, 2004
E la Dowd rimane. Se ne va una delle ragioni per continuare a leggere la pagina degli editoriali del NYT. David Brooks sempre più solo.
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Hotel Palestine. Anzi no. Siccome la Costa d'Avorio non interessa a nessuno e quindi non mandano la Gruber a coprire l'evento, siccome il giornalista non è occidentale e siccome soprattutto a sparare sono stati i francesi e non gli americani, l'indignazione a comando non scatta e voi dovete andarvi a leggere la notizia della morte di Antoine Massé sul sito di RSF:

A communique released by the Ivorian Defence and Security Forces (FDS) said three soldiers, a policeman, a customs official and three civilians were killed on 7 November when French troops opened fired in the Duékoué "corridor" at Duékoué and Dibobly. An FDS spokesman, Lt. Col. Jules Yao Yao, confirmed to Reporters Without Borders that Massé was one of the civilian victims.

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Perseverare è diabolico. Questa ci sembra di averla già sentita:

France, Britain and Germany announced today that they had reached a formal agreement with Iran that commits the country to suspend production of enriched uranium that can be used to make nuclear bombs in exchange for an array of possible rewards.
Under the complex but limited agreement, Iran agreed to stop all uranium enrichment activities while it negotiates with the three European countries and the European Union over the possible benefits it might receive.


Auguri.




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