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domenica, ottobre 31, 2004
Disperato? Il Washington Post sulla debolezza del messaggio di Osama.
Something is clearly troubling Osama bin Laden: Could it be the millions of Afghans who eagerly turned out to vote in the country's first democratic elections this month and who overwhelmingly supported the moderate, pro-Western Hamid Karzai for president? Or the growing support for democratic government in Iraq, especially from senior members of the Islamic clergy? Al Qaeda suddenly finds itself on the wrong side of a swelling debate about freedom in the Middle East -- one triggered both by Osama bin Laden's bloody extremism and the powerful U.S. response to it. His appeal to Americans was remarkably weak: Leave Afghanistan and the Middle East to us, he said, and we will spare you as we have Sweden. Few would have accepted this proposal even before Sept. 11; three years later, it is so preposterous that it merely evinces the enemy's desperation.
Per completare. Anche Christian Rocca si occupa brevemente dello studio di The Lancet che avevamo commentato venerdì e giunge alle stesse conclusioni. Senza essere esperti di statistica (ma applicando il semplice buon senso) non era difficile rendersi conto dell'assurdità di quel dato. Se poi si maneggiano bene numeri e percentuali si è in grado di smontarlo ancor più efficacemente: è il caso - tra gli altri - di Shannon Love (qui e qui) e di Fred Kaplan (qui). Se a questo punto qualcuno decidesse di fidarsi delle cifre dell'Iraq Body Count (più ragionevoli senza dubbio ma non per questo reali), farebbe meglio a leggersi prima i quattro post a confutazione che David Adesnik ha dedicato questa settimana alla sua metodologia di calcolo (one, two, three, four).
sabato, ottobre 30, 2004
Il ritorno del grande figlio di puttana. E' piuttosto antipatico constatare di essere appesi al filo delle parole di un terrorista. Era inevitabile che un secondo dopo la diffusione della videocassetta cominciasse la corsa a misurarne l'impatto sulle elezioni ma la sensazione di disagio resta. Dovendo stare al gioco diciamo che se fossimo in Spagna Kerry avrebbe già vinto (suo malgrado). In America le cose funzionano in maniera diversa ma sul fatto che sarà certamente Bush a trarne vantaggio saremmo un po' più prudenti. Questo articolo del WP aiuta a capire perchè non è così semplice.
P.S. David Brooks, comunque, centra il punto. Altri commenti: Belmont Club vede un Osama in ritirata; Gregory Djerejian pensa che stia aiutando Kerry; Andrew Sullivan ieri diceva che era una spinta per Bush ma adesso sta di nuovo cambiando idea; Joe Gandelman crede che tutto dipenderà da cosa succederà nei prossimi giorni e offre un interessante giro di reazioni molto diverse tra loro. Ad ogni modo la cosa più sconvolgente è pensare a Bin Laden seduto davanti alla televisione vedendo Fahrenheit. venerdì, ottobre 29, 2004
Numeri a caso. Come facilmente intuibile fin dall'inizio, il dato pazzesco lanciato ieri dalla rivista The Lancet a proposito delle morti di civili iracheni - peraltro enfatizzato quasi solo dai quotidiani italiani e spagnoli (e dal Guardian) - non ha nessuna attendibilità. Si tratta di una semplice proiezione basata su interviste a famiglie scelte a caso. Insomma molto meno di un sondaggio, come riconoscono gli stessi autori del rapporto:
The scientists who wrote the report concede that the data they based their projections on were of "limited precision," because the quality of the information depends on the accuracy of the household interviews used for the study. The interviewers were Iraqi, most of them doctors. Da notare che il più antiamericano dei siti contro la guerra in Iraq nel suo famigerato body-count indica una cifra oscillante tra i quattordicimila e i sedicimila morti. Quindi in realtà sono molti meno. Da notare anche che sul sito di Repubblica il titolo «Centomila morti per la guerra» è stato sparato in prima pagina fino a un'ora fa (quindi per circa ventiquattrore) senza nessuna precisazione. Fenomeni assoluti. (Grazie ad Ernesto per la collaborazione).
Il boomerang. Dovessimo vincere un'elezione contro Bush, quello degli esplosivi scomparsi è forse l'ultimo argomento che useremmo. Per almeno tre motivi:
1) E' una non-storia. Praticamente impossibile assicurare tutti gli arsenali di un paese militarizzato come era l'Iraq saddamita. Ce ne saranno anche altri rimasti incustoditi. E' troppo chiara la valenza politica di una polemica come questa. Si potrebbe obiettare che serve a risaltare il dato dell'insufficienza di truppe: ma detto da chi di truppe a custodia di quegli arsenali proprio non ce ne voleva mandare, fa un po' ridere. 2) Le versioni dei fatti sono estremamente contraddittorie e cambiano un giorno sì e l'altro pure. Di certo c'è poco se non che chi ha lanciato nell'agone elettorale questa faccenda adesso deve salvare la faccia ad ogni costo e non può mollare la presa. 3) Dimostra che Saddam era armato e pericoloso. E' curioso che gli stessi che da due anni ci spiegano che intervenire è stato inutile e dannoso adesso scrivano cose come: Ricordo che poco più di un chilo di questo esplosivo ha causato il pandemonio di Lockerbie. L'ideale per un mondo più sicuro. (da Paferrobyday a titolo di esempio) Benvenuti nel mondo reale. Non è mai troppo tardi. Insomma: potevate impegnarvi un po' di più con questa benedetta october surprise.
Perché Bush. Difficile dirlo meglio.
giovedì, ottobre 28, 2004
Comunque vada. E' poco importante che Arafat sia già morto, muoia domani o resista ancora qualche mese. Questa settimana sarà ricordata come uno dei momenti decisivi della storia mediorientale. Quasi in contemporanea sono arrivati il sì al piano di ritiro da Gaza fortemente voluto da Sharon e le notizie sullo stato critico del padre-padrone dell'ANP. Arafat è politicamente già deceduto: vedremo quanto tempo sarà necessario per cancellarne la nefasta eredità. Un buon inizio sarebbe quello di cominciare a definire le azioni di cui si è reso protagonista con il nome proprio di crimini contro l'umanità, di evitare l'idealizzazione della sua sinistra figura, di considerare quel che sta avvenendo non come la fine di un mito ma come l'inizio di una speranza per israeliani e palestinesi. Non ha torto chi vede in Arafat un Che Guevara contemporaneo: la stessa mentalità terrorista e totalitaria accomuna i due personaggi. Qui non troverete parole comprensive e compassionevoli quando il fatidico giorno arriverà per lui come per tutti. Se sono quelle che state cercando dovrete solo avere un po' di pazienza: gli editoriali dei giornali di mezzo mondo sono già pronti per essere mandati in stampa.
Si vince qualche cosa? Passate da Normblog e lasciate la vostra previsione per martedì. C'è tempo fino a domani sera. La nostra ve la diciamo dopo.
Ancora sugli esplosivi. Questa storia puzza ogni giorno di più. Qui un riassunto degli ultimi sviluppi.
P.S. E anche questa non ha un buon profumo... (infatti finora è stata ripresa solo dai giornali italiani).
Cina e dintorni.
![]() La Cina è al sestultimo posto al mondo per libertà di stampa. Fanno peggio solo Corea del Nord, Cuba, Birmania, Turkmenistan ed Eritrea. Non esattamente una sorpresa. Jiang Zemin se n’è andato. Ma non tanto. It is widely believed that the power hand over from the third to the fourth generation of Chinese leaders finally was completed when "Phantom Regent" Jiang Zemin stepped down last month as commander-in-chief - chairman of the Chinese Communist Party's (CCP's) Central Military Commission. However, Jiang's recent high-profile public appearances and moves suggest that he is reluctant to bow out from the political stage any time soon, and he appears to ignore calls to bring down the curtain on his leadership. Some analysts argue that Jiang now has an equal footing - alongside Hu - in the decision-making of China's military, retaining his share of control of the armed forces. Another plausible explanation, some assert, is that a secret deal had been struck inside the party: Jiang still has a final say on major issues, a common occurrence in the history of the Communist Party. Il fatto che non se ne sappia nulla non significa che non avvengano: in Cina si stanno moltiplicando le proteste a livello locale. E a volte basta poco per accendere la miccia. Speranza di futuro e strumento di repressione: ovvero Internet sotto dittatura. Per i nordcoreani fuggire in territorio cinese sta diventando sempre più spesso un’esperienza «elettrizzante». La politica di Pechino nei loro confronti è semplicemente indecente. Se i cinesi guardano al passato per costruirsi un ruolo di potenza regionale, a Hong Kong difficilmente scorderanno quel giorno di sette anni fa in cui diventarono comunisti. Intanto Powell si è lasciato andare a dichiarazioni quantomeno imprudenti sullo status di Taiwan (Pechino ringrazia, Taipei si arrabbia). Qualcuno dice che è il prezzo da pagare perchè la Cina prema su Pyongyang ma per ora sono solo illazioni. Anche in America però c’è chi definisce Chen (il presidente taiwanese) «un provocatore». Sarebbe interessante capire come si possa essere nella condizione di provocare con centinaia di missili puntati addosso. Bush o Kerry che sia, sarà bene che gli Stati Uniti facciano chiarezza sulla loro posizione dopo le elezioni. La rapida trasformazione delle città cinesi solleva interrogativi sul modello di sviluppo e sulle sue conseguenze: è come fare del modellismo su vasta scala (chi è stato in Cina sa cosa vogliamo dire). L'economia cresce ma sembra che i governi provinciali abbiano una certa tendenza ad esagerare i dati. Comunque dal prossimo anno meno restrizioni per le banche straniere. Non che la vita dei gay sia facile in Cina ma un embrione di comunità omosessuale esiste e questa è una pagina ad essa dedicata.
Come se l'avessimo scritto noi. Questo commento di Liberopensiero su elezioni afghane e mala informazione.
mercoledì, ottobre 27, 2004
Lileks vs. Sullivan. Dalla prima all’ultima riga.
Conservatori duri e puri per Kerry. The American Conservative (contrario alla guerra in Iraq, ossessionato da Israele e dai neocon, critico della politica estera di Bush) decide di non scontentare nessuno e fa scrivere una serie di articoli ai suoi collaboratori per appoggiare sia Bush che Kerry. Non che sia una sorpresa, ma fa sempre un certo effetto notare come gli argomenti dell’ultra-destra assomiglino a quelli di certa sinistra.
Quelle armi. A parte tutto il resto, a pensarci bene la scomparsa degli esplosivi conduce a conclusioni un po’ diverse da quelle di Kerry & Co.
WSJ: One possibility is that it's a relative non-story. Several hundred tons of missing high-grade explosives may seem like a big deal. But that has to be viewed in the context of the hundreds of thousands of tons of explosives the U.S. has already seized and the many thousand tons more that may remain hidden. The second possibility is that the story is every bit as important as Mr. Kerry alleges, just not in the way he means. Al-Qaqaa is known to have been one of the sites where Saddam pursued his nuclear projects in the 1980s; throughout the 1990s it remained under control of Hussein Kamal's Military Industrial Council, the umbrella ministry tasked with developing Iraq's WMD capabilities. That seems like reasonable evidence that Saddam remained bent on developing a nuclear bomb, retained at least some of the ingredients to make one and therefore posed a "grave and gathering threat" to the peace of the world. TCS: Kerry and Edwards say that Bush didn't do enough to prevent the disappearance of the explosives, which could be used against Americans here at home. But the very existence of such explosives -- whether defined as weapons of mass destruction or not -- was the reason Bush led the nation into Iraq in the first place. Now, as a result of his exploitation of the questionable New York Times story, we know a bit more. The clear implication is that, in a Kerry administration, the 380 tons of weapons would not have been lost; they would have been secured -- even without an invasion. A miracle!
La memoria condivisa. Il significato storico e politico del processo a Saddam sarà più importante dell’aspetto strettamente legale. Anne Applebaum spiega (benissimo) perchè.
Makiya thinks that what matters is not whether the Iraqis remember Hussein's reign but how they remember it. Was the Baathist state a totalitarian regime under which the entire nation suffered? Or was it a conspiracy of the Sunni minority against the Shiite majority? If Iraqis come to believe the former, argues Makiya, it might still be possible for them to unify behind a new national government. If Iraqis come to believe the latter, the result could be ethnic civil war. A complete trial of Hussein, one that showed the extent of the corruption, forced collaboration, violence and terror he imposed on the entire nation, might help Iraqis understand that all of them -- Shiite, Sunni, Kurdish -- suffered in different ways.
Buon per loro. Sembra proprio che gli iracheni non vedano i nostri telegiornali.
Election days. In ordine di tempo prima di Washington c’è Kiev. Ed è importante.
Hanno capito tutto. Hamas ha salutato il voto della Knesset come «una grande vittoria».
Spokesman Mushir Al-Masri told Reuters, "The approval today of the Sharon plan to withdraw from the Gaza Strip is a big achievement of the Palestinian people and the resistance, which alone has pushed the Zionist enemy to think of leaving Gaza." Anche in Israele sono in molti a pensarla così. Si ricrederanno.
Il generale. Un ottimo Antonio Ferrari sul giorno più lungo di Ariel Sharon. Anche lui è diverso da come lo descrivono.
martedì, ottobre 26, 2004
Un atto di fede. Andrew Sullivan ha partorito: è un maschietto liberal concepito il giorno del sì di Bush al Federal Marriage Amendment. Almeno questa è la nostra impressione anche perchè nel suo endorsement non riusciamo proprio a leggere una sola concreta motivazione a favore di Kerry. Comunque quello che una volta era l'«ayatollah dei neocon», da domani verrà salutato come un intellettuale di spicco soprattutto da quella sinistra ideologica anti-Bush da cui è così lontano. Per noi invece era e resterà un punto di riferimento. Anche nel disaccordo.
Ancora su matrimoni gay e unioni civili. C'è una frase in particolare che ci piace sottolineare della straordinaria intervista a Bush scovata da Camillo. Ed è questa:
«I view the definition of marriage different from legal arrangements that enable people to have rights. And I strongly believe that marriage ought to be defined as between a union between a man and a woman. Now, having said that, states ought to be able to have the right to pass laws that enable people to be able to have rights like others». Se capiamo bene è più o meno quello che avevamo cercato di spiegare qui e nelle puntate precedenti. Altra rapida considerazione: il vero Bush si conferma persona assai diversa dalla caricatura che ne fanno i suoi detrattori.
Due o tre cose che so sul terrorismo. Victor Davis Hanson, come sempre, non le manda a dire.
In fact, we can and have defeated them. Keep doing that and the "hearts and minds" of others in the region, whom we are already helping, will mysteriously prove more open to dialogue. Fail again like we did on September 11 - and the entire United States Treasury could not buy the good will of an Islamic Street once more gone mad with delight for having felled the Great Satan.
Piccoli particolari che cambiano la storia. Ancora una volta starnazza bene chi starnazza ultimo.
Eran giovani e forti, e sono morti. Non si è parlato abbastanza del massacro delle quarantanove guardie nazionali a Baquba. Non è stato soltanto un crimine orrendo come altri attentati o altre imboscate. E' stata una raccapricciante dimostrazione di crudeltà e cinismo ed una sfida di enorme gravità lanciata a coloro che stanno tentando di stabilizzare il paese. Ralph Bennet analizza il significato politico di questa esecuzione di massa nel contesto dell'irrisolta situazione di Fallujah:
The trail from the sickening massacre at Baquba leads back to Fallujah. It is not merely a safe haven for al-Zarqawi and his killers, but also a powerful symbol for other Islamic haters and killers of the relative powerlessness of the U.S. His survival in Fallujah may well have been part of the impetus for al-Zarqawi to openly declare his allegiance to Al-Qaeda last week. Like Afghanistan, this sanctuary must be denied to the forces of evil. Fallujah must fall. Dietro alla barbarie, una sola strategia: quella della paura. Note that the enemy in Iraq is not attempting to win hearts and minds. The enemy in Iraq is trying to instill fear. It's a different strategy. It may be an effective one. Col terrore Saddam ha governato per un quarto di secolo. E il terrore è l'unica promessa che i falliti della storia sanno fare agli iracheni.
In questo blog ci sarà sempre posto per Czeslaw Milosz.
It is no wonder, then, that Milosz described The Captive Mind as a “battlefield.” It was a battlefield in the war of ideas that was waged in the face of a tyranny that was determined to eradicate not only individual volition but even the memory of its prior existence—a tyranny, as The Captive Mind reminded us, that was molding “the lives of 800 millions of human beings.”
La grande depressione. Quadro a tinte fosche della situazione in Bielorussia una settimana dopo il referendum e le elezioni-farsa. Mentre migliaia di dimostranti non si rassegnano, quel che resta dell’opposizione politica è alle corde. In un clima di paura crescente la sensazione predominante è l’impotenza. Se esistesse una comunità internazionale sarebbe il momento di battere un colpo.
Per una visione più ottimista e a tratti ingenua del futuro del paese vi rimandiamo invece a questo affresco di Andrej Dynko: come i bielorussi vedono l’Europa e l’ingombrante sorella Russia. lunedì, ottobre 25, 2004
Ambiguità assassine. Perchè le Nazioni Unite proprio non ce la fanno a condannare il terrorismo.
True, the final resolution condemns "all acts of terrorism irrespective of their motivation." This sounds clear, but in the Alice-in-Wonderland lexicon of the UN, the term "acts of terrorism" does not mean what it seems. For eight years now, a UN committee has labored to draft a "comprehensive convention on international terrorism." It has been stalled since day one on the issue of "defining" terrorism. But what is the mystery? At bottom everyone understands what terrorism is: the deliberate targeting of civilians. The Islamic Conference, however, has insisted that terrorism must be defined not by the nature of the act but by its purpose. In this view, any act done in the cause of "national liberation," no matter how bestial or how random or defenseless the victims, cannot be considered terrorism. This boils down to saying that terrorism on behalf of bad causes is bad, but terrorism on behalf of good causes is good. Organizzazione Mondiale delle Democrazie!
Supponendo che sia ancora vivo. Alcune ipotesi su Osama.
Totalitari. Ah, se Al Zarqawi solo potesse...
Kerry davanti e dietro tutti quanti. C'è una strana voglia di Kerry tra coloro che hanno sostenuto l'intervento di Bush in Iraq (ultimo caso eclatante e per molti versi assai poco convincente quello del Washington Post). Le ragioni più gettonate per l'endorsement dello sfidante sarebbero la pessima gestione del dopoguerra da parte dell'attuale amministrazione e l'incapacità dello stesso Bush di riconoscere gli errori commessi. Come da questo si arrivi automaticamente a dar fiducia a Kerry ci sfugge: ma in ogni caso è sempre bene verificare che almeno le accuse abbiano basi solide. E - come dimostra il grande Gregory Djerejian - non sempre le hanno.
Good news no news. C'è una lettura che non dovreste mai mancare: la controinformazione sull'Iraq di Arthur Chrenkoff.
As my grandmother--who survived the Depression, Nazi occupation and decades of communist misrule--used to say, things are never as good or as bad as they seem. The media expose us on a daily basis to the idea that things are not as good as they seem. Below are some stories that suggest things aren't as bad either...
Quello che Zapatero non dice. Non è un bel momento per quelli che «ETA non c'entra nulla col terrorismo islamico». Tra i socialisti c'è la gara a chi minimizza di più e meglio. Coda di paglia, signor Presidente?
giovedì, ottobre 21, 2004
Cina e dintorni. Hu Jintao (il «riformista» secondo mezza stampa occidentale) vuole più ideologia nelle università cinesi.
SHANGHAI - Warning of threats from 'decadent lifestyles', China's ruling Communist Party yesterday demanded heavier political indoctrination of university students and stricter controls over campus organisations and Internet bulletin boards. Non per nulla in Cina i veri riformisti sono – quando va bene – agli arresti domiciliari. In caso la dose non fosse ancora sufficiente, comunque, le scuole potrebbero sempre essere trasformate in centri di detenzione e tortura: come questo per membri del Falun Gong. Altre storie di ordinaria repressione. Intanto Zhao Yan (NYT) è stato «formalmente arrestato». Mestiere pericoloso quello del giornalista. Tra i tanti effetti indesiderati della politica del figlio unico ce n’è uno particolarmente sgradevole: la compravendita dei bambini. Spostamenti di popolazione in vista e disastro ambientale alle porte: ma di sicuro a Pechino si dimostreranno sensibili alle petizioni ecologiste. O no? Forse nella stessa misura in cui si sono presi a cuore le aperture di un Dalai Lama che ormai non sa più a cosa rinunciare: saremo tutti cinesi in cambio di un briciolo di rispetto in più. Dalla Città Proibita (quella del ventesimo secolo) è arrivato un niet: vogliono che la resa sia senza condizioni. Nel frattempo la CIA rende pubblici settantuno documenti sulla Cina di Mao segretati fino ad oggi: se l’intelligence americana sapesse di terrorismo quel che sapeva di comunismo forse questa guerra sarebbe più semplice da vincere. E se a Pechino stessero preparando l’invasione della Corea del Nord? L’ipotesi non è così bizzarra come potrebbe sembrare a prima vista. Ah, se un satellite ti cade sulla testa non preoccuparti: porta bene.
Abbasso Bush, viva i generali. Un eloquente esempio di come, pur di fare gli antiamericani, si possa arrivare a difendere perfino la giunta militare al potere in Birmania.
L'avevamo sospettato, sì. Di questo bel pezzo sui bloggers iracheni - che vi invitiamo a leggere per intero - citiamo solo l'inizio:
BAGHDAD, Iraq--Basking in the sun by the Al Hamra Hotel swimming pool, a Spanish journalist complained to me that "all my editors want is blood, blood, blood. No context. No politics." Venite in Spagna, venite.
Saddam e compagnia detonante. Un sito dedicato ai legami dell'ex dittatore con il terrorismo islamico. (Gracias a Barcepundit)
Commander-in-Chief. Kerry, tra l’altro, avrebbe anche detto:
Kerry's belief in working with allies runs so deep that he has maintained that the loss of American life can be better justified if it occurs in the course of a mission with international support. In 1994, discussing the possibility of U.S. troops being killed in Bosnia, he said, "If you mean dying in the course of the United Nations effort, yes, it is worth that. If you mean dying American troops unilaterally going in with some false presumption that we can affect the outcome, the answer is unequivocally no." Ma magari lo smentisce. Qui il commento di Belmont Club.
Out of touch. Secondo voi prima del Federal Marriage Amendment sarebbe stato possibile leggere sul blog di Andrew Sullivan un’analisi così palesemente assurda dei rapporti USA-GB?
Andrew Sullivan è una risorsa, non ci piove. Ma anche Barbara Spinelli lo era, tempo fa. Speriamo si riprenda in fretta.
I sopravvissuti/2. Quando lo hanno sentito chiedere scusa
per tutta la sofferenza che posso aver causato i cubani hanno sperato. Ma il Coma-andante stava solo parlando della caduta. P.S. Comunque in quella posizione non sta male.
I sopravvissuti. Da anni si discute del probabile collasso economico del regime nordcoreano. Ma - nonostante i fallimenti strutturali («l'unica economia pianificata senza un piano», secondo una felice definizione), i periodi di carestia e di fame endemica - questa prospettiva non si è finora realizzata. Nicholas Eberstadt su Policy Review ne analizza i motivi soffermandosi in particolare su due fattori.
Il primo è l'intervento delle nazioni occidentali nel momento più critico della storia del paese: What we know — or think we know — is that the DPRK was failing economically in the mid-1990s. But in the late 1990s and early years of the current decade the prospect of “economic collapse” was diminished materially by an upsurge in provisions of goods from abroad — goods that were financed in considerable measure by new flows of Western foreign aid. What thus seems beyond dispute is that the upsurge of Western aid for the DPRK under “Sunshine” and “engagement” policy played a role — possibly an instrumental role — in reducing the risk of economic collapse and increasing the odds of survival for the North Korean state. Il secondo è l'uso del settore militare (e dei traffici illeciti ad esso collegati) come sostegno del sistema: una scelta che deriva direttamente dall'esigenza di mantenere la Corea del Nord impermeabile a qualsiasi influenza esterna e che sfocia nell'esportazione a livello planetario di «insicurezza strategica»: But it would be a mistake for us to ignore the degree to which North Korea’s aberrant and seemingly dysfunctional trade regimen today is actually a result of conscious purpose, deliberate design, and considered official effort. There is a deeply embedded regime logic, in other words, in the DPRK’s tangential and precarious relationship with the world economy — and far from being irrational, it is based on careful and cool-headed calculations about regime survival. Pyongyang’s remarkably poor long-term performance in the advanced economies’ huge markets is no accident. Rather, it is a direct consequence of official DPRK policy and doctrine. Official North Korean pronouncements relentlessly decry the dangers of “ideological and cultural infiltration,” a technique by which outsiders insidiously undermine the foundations of established communist states. If staying out of the poisonous embrace of the world economy is viewed as an imperative for survival by DPRK leadership, a corollary question inevitably arises: how to generate sufficient international resources to forestall economic collapse? To date, Pyongyang’s answer has been: through nonmarket transactions. This is a fascinating and revealing formulation. In most of the world today, a country’s defense outlays are regarded as a weight that must be shouldered by the value-adding sectors of the national economy (hence the phrase “military burden”). North Korea’s leadership, however, evidently entertains the concept of a “self-sustaining” defense sector — implying that Pyongyang views its military activities as generating resources rather than absorbing them. In the enunciated view of Pyongyang’s leadership, the DPRK’s military sector is the key to financing the recovery of the national economy. It does not require a great deal of imagination to spell out the operational details of this approach. While forswearing any appreciable export revenues from legitimate commerce with advanced market economies, North Korean policy today seems to be banking on the possibility of financing state survival by exporting strategic insecurity to the rest of the world. Al di là di qualche timidissimo segnale è del tutto improprio parlare di riforme all'interno dell'eremo stalinista di Pyongyang. Conclusione: How long the DPRK can survive on its current trajectory is anyone’s guess — and my personal guesses on this score have admittedly been somewhat off the mark, for reasons indicated above. Nevertheless, the specter of economic collapse haunts the DPRK to this very day — and will not be exorcized until North Korea’s leadership agrees to undertake what, in a very different context, they have called “a bold switch-over.” Whether Pyongyang accepts such a challenge remains to be seen. Articolo brillante e di facile lettura nonostante grafici e percentuali. mercoledì, ottobre 20, 2004
Al Qaeda non c'è più. Quando domani o dopodomani qualcuno vi ripeterà per l'ennesima volta che la guerra al terrorismo non serve a niente, fategli leggere questa breve storia della «base».
But now the Afghanistan base has been gone for three years, and al Qaeda has not been able to replace it. This has stopped al Qaeda ambitious attack plans, and made terrorists, or wannabes, easier to catch. Sanctuaries are harder to come by (even Iran and Syria are not all that safe, for different reasons.) Most of al Qaedas senior leaders have been killed or captured. Many of the replacements have met a similar fate, and nearly everyone involved with running al Qaeda lives in fear of discovery, arrest or death. Al Qaeda was always feared for the loose relationship the many small Islamic terrorist groups, spread all over the planet, had with each other. What made these many groups (mostly composed of eager amateurs) really dangerous was their access to professional terrorists via al Qaeda. The eager amateurs no longer have an easy to find base.
Derive continentali. Perchè in America non si parla di Europa? Forse perchè non si sa bene cosa sia.
Una chiara minaccia. John Hughes si è letto le novecentosessanta pagine del rapporto Duelfer sulle WMD di Saddam. Queste le sue conclusioni.
Voices of Iraq. Il film degli iracheni sugli iracheni. Non andrà a Cannes.
Bush must go! Lettera di un iracheno agli elettori americani.
P.S. Da leggere fino in fondo.
Il dramma di un uomo/2. Come avevamo previsto. Forse si astiene. Forse.
martedì, ottobre 19, 2004
Mille chili di dinamite per la Spagna buona e giusta. Vediamo come la spiegano stavolta gli zapateri e i moratini:
La Polizia ha arrestato sette persone in una operazione contro una rete di presunti attivisti islamici radicali svoltasi ad Almeria, Valencia, Malaga e Madrid. Gli islamisti volevano far saltare in aria la sede della Audiencia Nacional con un camion carico di esplosivo che, secondo le informazioni de El Mundo, stavano per comprare da ETA. Qui le non notizie sono due. La prima è che - come volevasi dimostrare - i terroristi se ne fregano del ritiro delle truppe e dei toni conciliatori e cercano solo di mettere in pratica i loro piani di morte e distruzione contando sulla debolezza dei governi che li dovrebbero combattere. Non che fossero necessarie ulteriori conferme, visto che gli attentati dell’11 marzo erano stati concepiti ben prima dell’intervento contro Saddam Hussein e della successiva partecipazione spagnola e l’unica cosa che restava da decidere era il quando: ma per quello bisognava aspettare di conoscere la data delle elezioni. La resa agli islamofascisti non paga. Mai. La seconda è che - come volevasi dimostrare - la connessione ETA/terrorismo islamico è il segreto di Pulcinella di questo paese. Tutti sanno ma nessuno parla. Ai socialisti viene l’orticaria ogni volta che qualcuno accenna al tema e quindi in genere nessuno accenna al tema. I popolari, perso il potere, sembrano pesci fuor d’acqua. E Al Andalus va alla deriva: il PSOE non sa governare e il PP non sa fare opposizione. Ci restano sempre Beckham e Ronaldinho. E una tonnellata di esplosivo per la prossima volta.
L'ultimo dittatore (europeo). Sulla farsa elettorale che consentirà ad Alexander Lukashenko di perpetuare il suo potere sulla Bielorussia i commenti del NYT, del Washington Post e dell'Economist. Tutti, comprensibilmente, dello stesso tenore.
Adesso l'esito del voto ucraino di fine ottobre diventa ancora più importante.
Otro avance de la gloriosa Revolución. Per Fidel perfino lo small business è troppo grande. Ovvero, come togliere ai cubani anche l'ultima illusione. Hasta siempre, Comandante. Como siempre, Coma-andante.
The most popular forms of private enterprise are casas particulares, houses that rent out rooms to paying guests, and paladares, restaurants run out of houses. But there are no illusions that Mr Castro regarded these small businesses as anything other than a necessary evil. So since the end of the 1990s, the regime has tried to make life as hard as possible for them. One sign of this is the swingeing taxes that would-be entrepreneurs have had to pay to the government—monthly, up-front and regardless of income. Now, however, there is even less to do for the aspiring entrepreneur. The new regulations certainly have an unintentionally comic side that only po-faced state bureaucracies can manage: you can no longer get a new licence to be a clown, a magician or a masseuse for private gain. But less funnily, no new paladares will be allowed to open, and existing ones will be even more restricted in what they can serve: even potatoes are off. Altogether, some 40 areas of small business are affected by the new rules. Remittances from Cubans living abroad still provide a steady source of income to the island, estimated at $900m a year now. But the squeeze on private enterprise means the further erosion of one of the few means that Cubans in Cuba had left for exerting control over their own destinies. Amid the pervading economic gloom that now envelops the country, that small freedom counted for a lot. Adiós.
Perchè avrà le mani legate. L'originale case for Kerry formulato da David Adesnik (un liberal che crede nella democrazia in medioriente):
Ironically, I believe that it is Bush's uncompromising commitment to promoting democracy in Iraq and throughout the Middle East that will tie Kerry's hands. In a more abstract sense, I also believe that the values embedded in American political culture will limit Kerry's options. When America occupies a foreign nation, it cannot withdraw before establishing some semblance of a democratic order. Interessante. Il problema è solo che se voti Kerry perchè faccia come Bush (e alla fine è questa la posizione prevalente tra i liberal meno ideologizzati) allora forse è meglio votare Bush.
Disco rotto. Suona stonato che gli stessi che hanno fatto del relativismo una ragione di vita tanto da non aver ancora deciso se Bin Laden sia la reincarnazione di Adolf Hitler o un combattente per la libertà, su Buttiglione non abbiano nessun dubbio.
Ma proprio nessuno nessuno. P.S. Ovviamente i Radicali meritano un discorso a parte. lunedì, ottobre 18, 2004
Olocausto? Quale Olocausto? La Fiera del Libro di Francoforte quest'anno era dedicata al dialogo interculturale con il mondo arabo. Ottima idea. Solo che alcuni ospiti pensavano di essere ancora nel '39.
E diciamolo. Dopo lunghe ed elaborate osservazioni siamo giunti ad una conclusione: la pagina degli editoriali del NYT è complessivamente la più noiosa del panorama giornalistico americano. Intendiamoci: la bibbia liberal resta uno dei quotidiani più importanti del pianeta ma da un po' di tempo le idee scarseggiano. Per esempio. Si sa che Paul Krugman sono due anni che scrive sempre gli stessi due pezzi: uno sullo stato disastroso dell'economia USA (a leggerlo ci si sorprende che trovino ancora i soldi per pagarlo), l'altro sul fanatismo dell'amministrazione Bush. E va be', direte, Krugman lo conosciamo. Forse però non conoscete Bob Herbert. Anche lui ha la sua accoppiata: lo stato sociale massacrato da Bush e la guerra senza nessuna ragione in Iraq. Oggi toccava alla seconda. Poi ci sarebbe Mo Dowd ma avremo pietà di voi. Thomas Friedman invece un giorno scrive un pezzo ispirato sulle ali della libertà in medioriente ma la volta dopo si pente e attacca Bush per la gestione del dopoguerra. Uno e due. Ma sull'appoggio a Kerry non si scherza: il meglio dei quattro moschettieri in collage. Roba da far perdere le elezioni perfino a Putin. Comunque è 3-0.
Comandante Zapatero. Come già saprete l'ultima brillante iniziativa dello statista della Moncloa è stata la proposta di alleggerimento delle sanzioni diplomatiche contro la dittatura castrista decise un anno fa dall'Unione Europea. Coerente con la sua politica di dialogo e comprensione nei confronti di terroristi e despoti di tutto il mondo, Zap è in fase di riavvicinamento a Cuba. Purtroppo per lui, sabato scorso un deputato del Partito Popolare in visita a L'Avana per un incontro con rappresentanti della dissidenza è stato trattenuto in aeroporto e successivamente espulso dall'isola. Oggi è arrivata la protesta ufficiale (ed obbligata) dell'esecutivo socialista spagnolo ma nel frattempo lo stesso PSOE non ha trovato di meglio che accusare Moragas (questo il nome del parlamentare) di «essersi andato a cercare l'incidente» per compromettere gli sforzi del governo all'UE. Sono solo sei mesi e la Spagna è già una barzelletta. Che non fa ridere.
Inconcepibile Kofi. Annan ha escluso che Francia, Russia e Cina fossero sul libro paga di Saddam. Annan è il capo di quell'organizzazione che era sul libro paga di Saddam.
Fatevi gli affari vostri. Non è colpa loro ma tra i fans stranieri di Kerry e Bush se ne vedono di tutti i colori.
Il dramma di un uomo. Please, aiutate Andrew Sullivan a decidere per chi votare. Spiace dirlo ma francamente non se ne può più. Magari si astiene.
P.S. In realtà il vero obiettivo di questo post è farvi leggere il case for Bush di Gregory Djerejian. domenica, ottobre 17, 2004
Finché morte non ci separi. Interessante e dotto lo scambio di opinioni fra Adriano Sofri e Giuliano Ferrara su diritti degli omosessuali e libertà sessuale. Al centro la questione del matrimonio che viene ripresa anche da Luca Sofri (su Wittgenstein), il quale sembra ricondurla esclusivamente ad un problema di libertà di scelta: un concetto che in generale qui si apprezza parecchio ma che in certi casi non basta a spiegare tutto. Ne abbiamo già parlato ma vale la pena tornarci su.
A nostro parere l’equivoco di fondo consiste nella definizione del matrimonio tra persone dello stesso sesso come «diritto» e nella relativa pretesa di includere nella categoria dei «diritti» ogni rivendicazione - per quanto rispettabile o condivisibile - di qualsiasi gruppo sociale. In primo luogo il fatto che gli omosessuali (o alcuni tra essi, o i loro rappresentanti) ritengano che il matrimonio sia un concetto del tutto indipendente dall’identità sessuale non implica automaticamente che così debba essere per chiunque (opinione pubblica, istituzioni, legislatore). Ma soprattutto è falso che l’impossibilità di accedere ad una medesima condizione giuridica di altri soggetti determini sempre e comunque una discriminazione. In quanto negozio giuridico, dal matrimonio discendono diritti ed obblighi. Ma in ogni contratto (o negozio giuridico bilaterale), esistono anche motivi di incapacità che non ne consentono la stipula a determinati soggetti senza che per questo si gridi all’intollerabile diseguaglianza di trattamento (prego astenersi dal «come puoi paragonare l’essere gay con la minore età del contraente...», perchè non attacca). Sembra invece che i sostenitori senza se e senza ma del matrimonio tra persone dello stesso sesso considerino il suo mancato riconoscimento come violazione di un diritto alla stessa stregua (per esempio) della privazione del voto o di altri diritti civili e politici. La tesi però è quantomeno discutibile. I diritti civili e politici - almeno nella dottrina liberale – appartengono alla persona in quanto tale. La loro negazione risulta intollerabile perchè priva la persona di prerogative fondamentali senza le quali la piena espressione della propria personalità, delle proprie ambizioni, del proprio essere diventa impossibile. E’ per questo che nessuna inclinazione sessuale, nessuna credenza religiosa, nessuna appartenenza etnica possono – nelle società che rispettano i diritti individuali – giustificare la violazione o la negazione di queste prerogative. E’ per questo che se si impedisce ad un omosessuale (in quanto tale e in quanto persona) di votare o ad un nero (in quanto tale e in quanto persona) di esprimere pubblicamente la propria opinione si commette un crimine. Ma l’estensione del matrimonio a persone dello stesso sesso non risponde alla medesima logica perchè, invece di riconoscere un’uguaglianza di diritti nella diversità, annulla la diversità in nome del riconoscimento di un preteso diritto. Quel che più sorprende, infatti, nei fautori del matrimonio tra omosessuali è il darne per scontata l’assoluta equiparabilità al matrimonio eterosessuale: il caso spagnolo è – ancora una volta – esemplare. Il governo socialista ha approvato una riforma di questa portata senza che nella società si sia sviluppato alcun dibattito al proposito. Ogni voce contraria è stata immediatamente bollata come «reazionaria» e «retrograda» e la componente cattolica (che può non piacere ma esiste ed ha un peso) semplicemente tacitata e spesso in modo sprezzante. Ora: si può pensare quel che si vuole del matrimonio omosessuale e certamente sia chi è favorevole sia chi è contrario ha dalla sua argomenti sostenibili. Ma che si tratti di materia controversa è sicuro. Anche senza scomodare improbabili teorie su sconvolgimenti epocali che la riforma provocherebbe nel tessuto sociale, è chiaro che matrimonio eterosessuale e matrimonio omosessuale non sono la stessa cosa, per alcune ragioni evidenti che sarebbe superfluo perfino sottolineare. Ciò non implica di per sé il rifiuto del secondo ma la mancata considerazione di questa differenza rende di per sé dubbie le motivazioni di una sua acritica accettazione. Ecco perchè far passare una decisione dalle forti connotazioni ideologiche (l’ideologia è il motore di ogni mossa del governo Zapatero) come l’unica possibile, nella pretesa di rappresentare eticamente l’intera società e tentando (riuscendoci) di emarginare ogni voce dissenziente è un po’ come trattare da paria un commissario europeo cattolico dopo aver fatto scempio delle sue dichiarazioni e poi andare a dormire convinti di aver dato lezioni di progresso.
Enthusiastically. In un editoriale che più che il New York Times sembrano l'Unità e il Manifesto messi insieme, la bibbia dei liberal vota per Kerry. Sorpresone, non c'è che dire.
sabato, ottobre 16, 2004
No WMD! No WMD!
The United Nations nuclear watchdog told the Security Council this week that equipment and materials that could be used to make atomic weapons had been vanishing from Iraq without either Baghdad or Washington noticing. The diplomats said that among the sites that had been stripped were a precision manufacturing site at Umm Al Marik, a site connected with Iraq's nuclear weapons activities at Al Qa Qaa and an engineering facility at Badr. One diplomat said there were "dozens of others" that gradually disappeared from satellite photos analyzed by IAEA experts at its headquarters in Vienna. Forse non sappiamo leggere ma ci sembra proprio che esperti delle Nazioni Unite stiano dicendo che in Iraq c'era materiale destinato alla costruzione di WMD.
Ha vinto Kerry, già. Titolo letteralmente copiato da Camillo che nota la tendenza (prevedibile) dei mezzi di informazione ad osservare il confronto Bush-Kerry attraverso la lente dei loro pregiudizi. Prendiamo un paese a caso: la Spagna. Qui non c'è una televisione o una radio che - ancor prima che i dibattiti finiscano - non annunci già una schiacciante vittoria di Kerry. Siccome trattano il pubblico da deficiente prendono poi l'unico sondaggio che indica un'intenzione di voto favorevole allo sfidante e lo presentano come il polso dell'opinione pubblica americana. Infine per giustificare la loro particolare visione dei fatti mandano in onda uno spezzone della sfida televisiva in cui Kerry parla della necessità di estendere le garanzie assistenziali e subito dopo un altro in cui Bush consiglia ai giovani di non vaccinarsi contro l'influenza. E il gioco è fatto: Kerry vince e stravince perchè è serio, aperto e compassionevole, Bush perde e straperde perchè è un buffone, egoista e incompetente. Poi uno si guarda attorno e scopre che la realtà è un po' diversa. Ma quanti si guardano attorno? Probabile apertura di telegiornali e notiziari il 2 novembre: «Ribaltando tutti i pronostici...».
giovedì, ottobre 14, 2004
Cina e dintorni. La patetica visita che Chirac ha reso ai dittatori di Pechino non è piaciuta nemmeno a Libération che non risparmia l’ironia:
Réaffirmation de l'«unicité» de la Chine et «compréhension parfaite» de la position des dirigeants chinois à propos de Taiwan, multiples hommages aux dirigeants chinois au moment où leur pays «prend toute sa place, qui est immense, sur la scène mondiale», nombreuses tirades à la gloire des performances économiques chinoises qui sont «une chance pour notre propre croissance et nos emplois», proposition à Pékin d'un «partenariat stratégique global», condamnation à répétition de l'embargo européen sur les ventes d'armes à la Chine et promesse d'en finir «le plus tôt possible» avec cet «anachronisme qui n'a aucune justification», discrétion sur le non-respect des droits de l'homme, silence sur le Tibet pour ne rien dire des Ouïgours persécutés ou des démocrates hongkongais malmenés... Durant les quelques jours passés en Chine, Jacques Chirac, décidément, n'aura pas été avare, c'est le moins qu'on puisse dire, en propos plus admiratifs que conciliants à l'égard d'un des rares pays du monde se réclamant encore du «communisme réel» et justifiant toujours certaines de ses pratiques liberticides. Quando il dissenso è pornografico. E c'è sempre una versione aggiornata dell' It's all about oil! Intanto tra alcuni studiosi cinesi comincia a farsi largo l’idea che – bestemmia – si possa addirittura perdere fiducia nel socialismo! Over the past few years, Chinese scholars have begun to re-examine the cause of the collapse of the former superpower Soviet Union and the Eastern European bloc from an independent and academic perspective. Their conclusions do not necessarily coincide with the established version published in the Chinese Communist Party's propaganda leaflets. These intrepid Chinese scholars may have set foot in one of the biggest forbidden political zones. According to well-placed sources, some Chinese academics now embrace the opinions of two American researchers who argue that the breakdown of the Soviet Union resulted from the emergence of various interest groups within the establishment, groups that had lost their faith in socialism. This contrasts with the generally accepted official position that the collapse of the Soviet Union was brought about by a so-called "peaceful evolution" by Western powers. It has been learned that some communist officials share the view that loss of faith in socialism is what ultimately brought down the Soviet state. |