1972

giovedì, settembre 30, 2004
L’Iran sull’orlo di una crisi di nervi? Il giornale dei Guardiani della Rivoluzione scrive che i bloggers iraniani sono agenti della CIA. E fa nomi e cognomi. Dal blog di Hoder:

Kayhan, the famous newspaper, close to hardline conservatives and the representative of the most radical supporters of Khamanei (i.e Revolutionary Guards and unofficial security organization run by the Leader's office), has published an editorial by its editor-in-chief, Hossein Shariatmadari, "exposing" a network of Internet journalists and bloggers, inside and outside Iran, who have shaped a CIA-led, sophisticated network in order to undermine the Islamic Republic of Iran and organize large attacks against it.
The article is called "Spider's Web", referring to verse 41 of a chapter called Spider which says "The parable of those who take guardians besides Allah is as the parable of the spider that makes for itself a house; and most surely the frailest of the houses is the spider's house did they but know."
In it, Shariatmadari, who has a long history of involvement with security operations against scholars and intellectual, has named dozens of individuals and websites which, he believes, form a network constructed and led by the CIA, with offices in Europe.


Poi dicono che Internet non è importante. Altri arresti in vista.

Come se non bastasse, il Teheran Times lancia accuse contro «il regime sionista» (sarebbe la democrazia israeliana) per il suo «programma nucleare».

In fact, the Zionist regime intends to create an atmosphere of fear and terror in the Middle East with the aim of destroying all opposition to its expansionist policies by announcing that it possesses nuclear weapons and that it will not hesitate to use them against regional countries in a worst-case scenario.
Thus, in view of the new revelations that the use of nuclear weapons is part of the Zionist regime’s military doctrine, serious efforts should be made to respond to Israel’s nuclear threats.


Chi l’ha scritto, Jonathan Power?












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Nel frattempo in Ucraina. Le strane dimissioni del ministro della difesa Marchuk dimostrano che il prossimo 31 ottobre sarà una data cruciale per i destini di quello che una volta era «il granaio dell’URSS».
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Magari vedendolo... Il Darfur in trenta foto e una mappa.
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Imperialismo al lavoro. Il governo americano spenderà nei prossimi quattro anni cento milioni di dollari per la promozione dei diritti umani in Corea del Nord e per la protezione dei rifugiati. Questo e molto altro nel NKHRA approvato l’altro ieri dal Senato. Canaglie.
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mercoledì, settembre 29, 2004
E’ tutto così spudoratamente, tristemente, insopportabilmente all’italiana...
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Altri quarantaquattro nordcoreani sono riusciti a scappare. Hanno scavalcato il muro dell'ambasciata canadese a Pechino chiedendo asilo politico. Qui Asia Times ricorda quanto la loro situazione sia drammatica dal momento che la politica cinese è quella del rimpatrio mentre quella sudcoreana della testa sotto la sabbia.
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Sono soddisfazioni. Nel primo commento pubblicato circa un mese fa dopo il viaggio in Cina scrivevamo tra l'altro:

Ovviamente la versione che i padroni del pensiero forniscono ai loro sudditi è un po’ diversa: come insegnava Deng si tratta di costruire il socialismo «adattandolo alla realtà cinese». Forse è per questo che spuntano come funghi banche e industrie ma nelle edicole è impossibile trovare un giornale o una rivista in lingua inglese. Forse è per questo che la modernizzazione della Cina assomiglia più a un nuovo piano quinquennale adeguato ai tempi che a una effettiva liberalizzazione economica. Forse è per questo che, come avvertiva tra gli altri il FT mesi fa, capitalismo e libero mercato in Cina non sono sinonimi. Se la libertà economica prendesse piede sul serio non ci sarebbe più posto per il Partito Comunista che, fino a prova contraria, continua ad autolegittimarsi in quanto guida dell’economia e della società e la cui dottrina ufficiale resta il marxismo-leninismo interpretato attraverso il pensiero di Mao. Lo Stato potrà anche privatizzare fabbriche e fattorie ma non cederà mai l’iniziativa ed il controllo. E all’Occidente potrà perfino non importare ma la nuova Cina non nascerà davvero finchè non morirà il regime.

Ieri sull'International Herald Tribune Philip Bowring osservava la realtà cinese attraverso la lente di Shanghai. E lo faceva così:

Even Karl Marx might have managed a wry smile. On Sunday the contradictions of Chinese socialism were on full display. Shanghai celebrated in typically flamboyant fashion the debut of Formula One motor racing in China. "And the winner is ... Shanghai" proclaimed this newspaper. Other foreign news media gushed more extravagantly and national ones exuded pride in Chinese achievements. Meanwhile Beijing was unveiling a weighty document entitled "Decision of Enhancing the Party's Ability to Govern," the outcome of the recent plenum of the Central Committee of the Communist Party. The message: Tighten the party's faltering grip.

Like much of urban China, Shanghai is alive with capitalist endeavor and individual entrepreneurship. But as a city it seems unwilling to face up to how much it owes both to the central government and its own exclusivist city-state policies, which would be unthinkable in freer countries, like India or Indonesia.
Left to its own devices, Shanghai could hardly fail to prosper, given its internationalist attitudes and its central position on the coast. But for now, Shanghai is the contradiction of Chinese socialism writ large.
Individual enterprise to get rich, by any available means, is acceptable. But only so long as the state - guided by the party and its elite - is in control, and state enterprise "plays the dominant role" and patriotism is the dominant ideology.










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Censura preventiva. Google prova a giustificare la sua decisione di non mostrare i link ai siti vietati in Cina. Ma peggiora le cose. Un cyberpoliziotto in più per i despoti di Pechino.
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I care (no, non è Veltroni).

When I hear people say "I want the old Tony Blair back, the one who cares".  I tell you something. I don't think as a human being, as a family man, I've changed at all. But I have changed as a leader. I have come to realise that caring in politics isn't really about "caring".  It's about doing what you think is right and sticking to it.

Tony Blair, Congresso Laburista, 28 settembre 2004.




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Curiosità. Ma D'Alema firmava appelli per la democrazia in Russia anche vent'anni fa?
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martedì, settembre 28, 2004
Il giornalista e il Generale. Un deprimente Tim Russert (prego notare il tono delle domande) e uno strepitoso John Abizaid a Meet the Press domenica scorsa. E' lunga ma istruttiva.
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Vino al vino. Secondo Jeff Jacoby è il caso di mettere in discussione l'equazione ebrei americani uguale voto ai Dem. Mentre Christopher Hitchens non ne può proprio più di certa sinistra americana. Figurati della nostra.

If you calculate that only a disaster of some kind can save your candidate, then you are in danger of harboring a subliminal need for bad news. And it will show. What else explains the amazingly crude and philistine remarks of that campaign genius Joe Lockhart, commenting on the visit of the new Iraqi prime minister and calling him a "puppet"? Here is the only regional leader who is even trying to hold an election, and he is greeted with an ungenerous sneer.
The unfortunately necessary corollary of this—that bad news for the American cause in wartime would be good for Kerry—is that good news would be bad for him. Thus, in Mrs. Kerry's brainless and witless offhand yet pregnant remark, we hear the sick thud of the other shoe dropping. How can the Democrats possibly have gotten themselves into a position where they even suspect that a victory for the Zarqawi or Bin Laden forces would in some way be welcome to them? Or that the capture or killing of Bin Laden would not be something to celebrate with a whole heart?





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E per finire... Un altro baluardo dell'anti-imperialismo, un'altra prigione a cielo aperto: Cuba nelle parole di Vaclav Havel.
P.S. C'è uno che ha un'idea...
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Poi non dite che non ve l'avevamo fatto sapere. Petrolio o no, il regime di Pyongyang continua il suo ricatto. Per quanto tempo ancora il mondo civile si farà prendere in giro dai vari Kim o Khamenei sparsi per il globo?
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«It’s all about oil!». Sapevate che in Corea del Nord c’è il petrolio?
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Diritti delle donne? Beh, dipende... Se le femministe preferiscono il burqa.
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Confermata la superiorità della pagina degli editoriali del Washington Post. Il quale non nega che le elezioni di gennaio in Iraq presentino incognite e difficoltà ma prima di tutto risponde ai tanti che ironizzano su uno dei passaggi più importanti della storia mediorientale dopo aver tentato l’impossibile affinchè Saddam restasse dov’era:

Iraq may not become a "showcase" of democracy anytime soon. But even flawed elections stand a chance of producing a government with more legitimacy and public support than most others in the Arab Middle East.

Non è difficile. Dai, che ce la fate.



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Kerry autunno-inverno 1997. Parla di Saddam:

He cannot be permitted to go unobserved and unimpeded toward his horrific objective of amassing a stockpile of weapons of mass destruction. This is not a matter about which there should be any debate whatsoever in the Security Council, or, certainly in this Nation. If he remains obdurate, I believe that the United Nations must take, and should authorize immediately, whatever steps are necessary to force him to relent -- and that the United States should support and participate in those steps.

Come si dice, la domanda nasce spontanea (e pure la risposta):

So is it plausible for John Kerry to have believed in 1997 that Saddam was a grave threat requiring the use of significant, preemptive, and unilateral military force but to now - more than five years later and in a post-9/11 world - stand before us and argue the opposite? It is not.

Qui l’intervento per intero.







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lunedì, settembre 27, 2004
«Io era tra color che son sospesi». Secondo gli stessi organi di stampa del regime (evidentemente orgogliosi) dal marzo scorso in Iran sono state impiccate pubblicamente 120 persone. E' inutile chiedersi perchè la cosa non abbia suscitato scalpore, perchè le masse non si siano mobilitate, perchè Annan non se ne sia occupato. E' inutile. (Via Normblog).
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Può l'Italia diventare una democrazia?

That's the headline on the cover of a Collier's magazine dated November 27, 1943. It's an article written when Italy was in the throes of a post-war state similar to that in Iraq. Here's the article summary, straight from page 11:

Besides the adults who are members of the Party, Italy has a whole generation which reached maturity under Fascism. Re-educating this group and settling antagonisms which threaten to produce a civil war are the big problems in the creation of a democratic Italy

Acuto e originale confronto fra l'Italia del dopoguerra e l'Iraq di oggi. Da Calblog.







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Grazie Cina! Il quattordicenne imposto da Pechino come seconda (per importanza) figura spirituale del buddismo tibetano ha rilasciato la sua prima intervista all’agenzia di stampa ufficiale Xinhua. Secondo voi cosa ha detto? Che nel Tibet cinesizzato va tutto benissimo grazie all’opera meritoria del Partito Comunista Cinese. E’ un mondo che se non lo vedi non ci credi.
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A volte il rispettatissimo The Guardian è capace di regalarci il peggio del giornalismo. Questo pezzo sui legami tra la famiglia Bush e i nazisti entra di diritto nell'immondezzaio della professione: più che per quel che dice, per come lo dice. Da leggere e da rileggere per vaccinarsi contro il virus della disinformazione che ultimamente sembra inarrestabile.
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Avanti il prossimo. Questa manfrina del «Per chi voterebbe Osama?» è piuttosto deprimente da qualunque parte venga. L'ultimo a recitarla è un Michael Kinsley che evidentemente la domenica non ha nulla di meglio da fare che riproporre i soliti luoghi comuni su quanto la guerra in Iraq avrebbe favorito Bin Laden. Certe volte è meglio prendersi una pausa.
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Pane al pane. Due anni e mezzo dopo, Jackson Diehl riconosce il suo errore di valutazione su Jenin: l'esperienza israeliana dimostra che la soluzione militare può battere il terrorismo. Ancora meglio: se l'uso della forza non è condizione sufficiente, è certamente condizione necessaria.

Yes, there are innumerable differences between the West Bank and Iraq. And yet the salient point is that through the robust use of military force, Israel has succeeded in reducing the level of violence it faces by more than 70 percent.

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domenica, settembre 26, 2004
Nuove generazioni. Il titolare di questo blog ha tredici anni. Noi alla sua età qualche idea in testa già l'avevamo, ma Andrew Quinn parla di CBS e di Kerry come fosse un veterano. Complimenti.
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sabato, settembre 25, 2004
L'Europa del dialogo con l'Islam.

"We are not doubting that good faith of Mr Erdogan, but to what extent can today's and tomorrow's governments make Turkish society embrace Europe's human rights values," French Prime Minister Jean-Pierre Raffarin said in an interview Thursday. "Do we want the river of Islam to enter the riverbed of secularism?" he told the Wall Street Journal Europe.

A Danish euroskeptic member of the European Parliament, Jens-Peter Bonde, told Reuters: "Verheugen has today said Turkey is ready...(but) for me the question is whether the EU is ready for Turkey."


Al posto dei turchi ci penseremmo due volte.





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venerdì, settembre 24, 2004
PTSD. Da rifugiato polacco in occidente (prima in Italia, poi in Australia) negli ultimi anni dell'era comunista, Arthur Chrenkoff ha qualche titolo per parlare di quello che definisce post-totalitarian stress disorder. Una vera e propria malattia dello spirito che chi ha sempre assaporato la libertà fatica a comprendere.

For the Westerners, the PTSD is a difficult condition to understand. We take so many things for granted - from comedians being able to joke about the President, to the assumption that the next government employee we encounter will not be expecting a bribe from us - that we are quite ill equipped to fully comprehend what life under a totalitarian system must really be like, much less what mental and spiritual legacy its victims have to labor under long after the statues of the Leader are pulled down.

Continuate a leggere perchè ne vale la pena.



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Indietro non si torna. Alla fine un'analisi seria ed equilibrata della situazione in Russia: di sicuro Putin non è un democratico ma l'Unione Sovietica ovviamente era tutta un'altra storia. Anche se a qualcuno piace fare confusione. Smarrire il senso delle proporzioni non aiuterà certo a capire la sostanza di questa lunga e convulsa transizione.

Russia is not a dictatorship, and the political system Putin is trying to reshape is not a democracy. In its transition from the Soviet Union, it never got there.

The worst thing Washington can do is to begin treating Russia as another Soviet Union. It is not. It is a country adrift, in search of its own direction, struggling with its legacy, seeking -- unsuccessfully so far -- its own ideology and identity. It is a country with which the United States shares many interests -- from combating terrorism to managing the changing geopolitics of Eurasia to energy security. Washington needs to engage the Russian public and elites in a candid dialogue on these and other matters, not confront them with ultimatums.






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giovedì, settembre 23, 2004
Notizie da uno stato membro con diritto di veto. Ross Terrill firma il miglior articolo che abbiamo letto finora su Hu Jintao (a proposito, definirlo – come purtroppo ha fatto anche Il Foglio due giorni fa – «un uomo solo al comando» è forse efficace da un punto di vista letterario ma è una sciocchezza colossale da quello politico: Hu Jintao – nonostante la concentrazione di poteri - è tutt’altro che «solo», dal momento che guida e allo stesso tempo dipende dalla più potente struttura di Partito-Stato del pianeta).
Un giorno in un autobus di Luoyang incontrammo una ragazzina dodicenne che ci spiegò di essere figlia unica perchè il governo imponeva severe penalizzazioni economiche alle famiglie che avessero violato la norma. Ci dimenticammo di chiederle a quanto ammontasse la sanzione: oggi abbiamo trovato questo.
Intanto arresti di giornalisti a Shanghai, chiusure di riviste (per aver sbagliato un pezzo) e di forum online. Una settimana di ordinaria repressione.
Chissà se Annan troverà cinque minuti anche per loro?




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Una decadente organizzazione antidemocratica. Come direbbe un amico, di questo articolo di Victor Davis Hanson sottoscriviamo anche le virgole. In attesa dell'Organizzazione Mondiale delle Democrazie.
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Per noi è semplice, per altri è impossibile. Iranwatch propone un gemellaggio con i bloggers iraniani in lotta contro la censura. Per quello che può servire noi ci siamo.
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Quel che il NYT dovrebbe essere e non è. Come spesso succede, oggi la pagina delle opinioni del WP è eccellente. Tra coloro che dicono che in politica estera tra Bush e Kerry non c’è nessuna differenza e coloro che li descrivono agli antipodi c’è Jim Hoagland che prova a riflettere su cosa accomuni e cosa divida davvero i due candidati. George Will invece spiega brillantemente perchè la gestione del problema Iran è così complicata. Infine un editoriale ricorda l’approvazione del North Korea Human Rights Act da parte della Camera dei Rappresentanti ed invita il Senato a seguirne l’esempio senza pensarci troppo su.
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mercoledì, settembre 22, 2004
Amnesie selettive/2. Perchè la Reuters non si ricorda mai di chiamare i terroristi per nome? Il caso-CanWest aiuta a capirlo.

"Our editorial policy is that we don't use emotive words when labeling someone," said David A. Schlesinger, Reuters' global managing editor. "Any paper can change copy and do whatever they want. But if a paper wants to change our copy that way, we would be more comfortable if they remove the byline."
Mr. Schlesinger said he was concerned that changes like those made at CanWest could lead to "confusion" about what Reuters is reporting and possibly endanger its reporters in volatile areas or situations.
"My goal is to protect our reporters and protect our editorial integrity," he said.


Anche la CNN l'anno scorso lo aveva riconosciuto. Quanti come la Reuters stanno cedendo ad intimidazioni?





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Amnesie selettive. Quelle sull'Iraq raccontate da James Dunnigan e quelle su Bush descritte da Christian Rocca.
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Franks su Kerry.

Senator Kerry's contradictions on Iraq are the wrong signal to send to our troops on the ground, to our coalition partners, to the Iraqi people and to the terrorists seeking our destruction. On the eve of Prime Minister Allawi's visit to the United States, Senator Kerry today said that America and the world are 'less secure' now that Saddam Hussein is out of power.
"The American people disagree and last December, so did Senator Kerry. At the time he said that those who believe the world was safer with Saddam Hussein in power 'don't have the judgment to be president.' I agree."


E' che un po' se le tira.




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Il vostro occhio sul futuro. Al Jazeera sa sempre tutto prima degli altri. Un po' troppo prima.
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Una decadente teocrazia iraniana/2. Mentre prendono in giro la comunità internazionale (che lo permette) sul nucleare, gli ayatollah fanno sfilare i loro missili in parata. E stavolta non è solo Michael Ledeen a porsi certe domande.
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Una decadente teocrazia iraniana. Un caso-Rather è decisamente improbabile a Teheran. Per adesso.
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Una vibrante democrazia musulmana. L'Economist fa il punto sulle elezioni indonesiane.
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Momenti di gloria. Lo zapaterismo in fondo non è difficile. Se visiti il cratere delle Torri Gemelle e vedi i nomi di tremila assassinati dal fanatismo islamico spieghi che la soluzione sono la legalità dell’ONU e la parità dei sessi. Se poi fai il tuo esordio ufficiale all’Assemblea Generale tiri fuori dal cilindro la strabiliante idea dell’«alleanza di civiltà». Seguite il ragionamento, perchè l’uomo ha una sua logica. Zapatero è partito dal concetto-spauracchio di scontro di civiltà che è la scusa di tutti quelli che non vogliono combattere il terrorismo. Quindi ha pensato: io sono quello del dialogo, del buen talante, il mio mondo non prevede conflitti. Sul dizionario dei sinonimi e contrari ha cercato la parola scontro: sinonimo battaglia, contrario alleanza. Fatto: alleanza di civiltà. Kofi ne sarà entusiasta. Ovviamente nessuno chiederà mai al genio del bene che cosa significhi esattamente la sua brillante proposta, come intenda realizzarla e soprattutto come la illustrerà ad Al Zarqawi o ad Al Zawahiri. Zapatero non ha tempo per questi dettagli. Lui parla in generale. Se dice no alla guerra è perchè la pace è meglio; se ritira le truppe è perchè non è il caso di dar fastidio e poi è giusto che i ragazzi stiano in famiglia; se firma documenti contro la fame nel mondo è perchè è più bello se tutti hanno un pollo al giorno; se promuove il catalano all’Unione Europea e gli fanno notare che in Spagna ci sono anche altre lingue nazionali lui ci metterà un secondo a promettere a tutti il loro momento di gloria. Nel meraviglioso mondo di Zap non esiste il male. Ci sono solo sorrisi, dialogo, alleanze, amore. Lui è andato a spiegarlo a New York tutto contento. E alla sera avrà sussurato all’orecchio di Sonsoles (la consorte): «Non immagini quanti spagnoli potrebbero parlare alle Nazioni Unite». Ha ragione, se ce l’ha fatta lui. E se mai un giorno – grazie a qualcun altro - il terrorismo sarà ridotto ai minimi termini e il mondo arabo avviato verso la democrazia, Zapatero sarà in prima fila a rivendicare il risultato con il suo rassicurante sorriso: «Ve l’avevo detto che si poteva andare a cena tutti insieme». Oggi El Periódico esce con una prima pagina che la dice lunga sullo stato dell’arte del giornalismo spagnolo: la foto di Zap e quella di Bush accostate sotto il titolo a nove colonne: «Antagonisti». Sottotitolo: «Zapatero all’ONU smonta la politica di Bush contro il terrore». Peccato che del suo discorso si siano accorti solo in Spagna. Anzi, meno male.
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martedì, settembre 21, 2004
Più che uno statista, un cartone animato. Se c’è una cosa che ci rimproveriamo è quella di non dedicare ogni giorno almeno qualche riga all’uomo cui gli spagnoli hanno gentilmente consegnato il governo di questo paese nelle circostanze che tutti sappiamo. I primi sei mesi di José Luis Rodriguez Zapatero sono stati – a nostro parere – il periodo più inutile e triste (politicamente parlando) che la Spagna ha vissuto dalla fine del franchismo. Mai l’espressione «dilettanti allo sbaraglio» ha assunto un significato così pregnante come nel caso della cricca socialisteggiante che sgoverna da Madrid: dal ritiro delle truppe dall’Iraq all’invito agli altri paesi a fare lo stesso, dalla rinnovata amicizia con «l’asse dei buoni e giusti» all’antiamericanismo ostentato in ogni dichiarazione o presa di posizione, dalle continue gaffes in politica interna alla subordinazione a Chirac e Schroeder in ambito europeo, dalla ristrutturazione a propria immagine e somiglianza dell’unica rete televisiva non spudoratamente izquierdista alla retorica e al populismo più insulso sulle questioni sociali, dalla resa incondizionata al terrorismo alla fuga dalle proprie responsabilità sui temi storici (per la Spagna) della gestione delle autonomie e delle spinte indipendentiste dell’estremismo basco e catalano. E si potrebbe continuare a lungo.
Prima di viaggiare a New York per stringere un patto contro la fame nel mondo (nientemeno) con Lula e il solito Chirac e per affermare sulle ceneri di Ground Zero che gli Stati Uniti devono imparare dalla Spagna come si combatte il terrorismo, Zapatero ha concesso un’intervista a Time (meglio sarebbe dire che Time ha concesso una pagina a Zapatero): non perdetevela perchè dice qualcosa della pericolosa vacuità di questo signore che il londinese The Times ha efficacemente definito «premier per caso».
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Sviluppi. La notizia che la Siria avrebbe usato armi chimiche nel Darfur sembra confermata anche da fonti ufficiali americane.
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La lezione indonesiana. Dedicato a quelli che... l’Islam non è compatibile con la democrazia.
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In attesa del referendum. Wind Rose Hotel ha alcune riflessioni interessanti sulla fecondazione assistita. Comunque la pensiate meritano la vostra attenzione.
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Rimandato a novembre. Con tutto il rispetto per Edwards, come piano alternativo questo ci sembra un po’ deboluccio. Qui invece il piano di Kerry. Intanto i sondaggi si moltiplicano: questo – abbastanza interessante – è sul perchè i rispettivi supporters sceglieranno Bush o Kerry. Mentre Andrew Sullivan prosegue la sua personalissima campagna alla ricerca dei motivi per non votare Bush.
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Codardia. Pare che come esempio delle violazioni dei diritti umani nel mondo Annan – davanti all’Assemblea delle Nazioni Unite - abbia citato gli abusi di Abu Ghraib (quelli americani ovviamente). I dittatori di tutto il mondo ringraziano sentitamente il loro santo protettore.
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Mani pulite. In Cina la settimana scorsa è stata eseguita la condanna a morte di quattro funzionari di banca accusati di reati finanziari. Sono solo gli ultimi di una lunga serie. Fiaccolate, petizioni, manifestazioni?
P.S. Radicali a parte, chiaro.
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A futura memoria. C'è uno che ha fatto l'elenco di tutti quelli che - con Fidel Castro, Kim Jong Il e l'ayatollah Khamenei - hanno detto che Bush è uguale a Hitler. Ma ne mancano.
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lunedì, settembre 20, 2004
L’onda lunga. Prendendo spunto dai risultati delle elezioni regionali tedesche Harry dedica un intelligente commento al novecento che non vuol finire (in Germania ma non solo). Il titolo «Esportare l’Italia» è una critica alle classi dirigenti dei due paesi ma allo stesso tempo ci ricorda che da noi il tema dell’attualità delle ideologie sconfitte dalla storia è sempre all’ordine del giorno e condiziona pesantemente l’agenda politica. Se l’Italia o la Germania (ma si potrebbero fare anche altri esempi) fossero paesi liberali nel senso pieno del termine non solo non ci sarebbe spazio per le affermazioni elettorali dei nostalgici dei totalitarismi rossi o neri ma il dibattito stesso si trasferirebbe dal piano politico a quello puramente storico e dottrinale e forse allora quell'aleggiare di fantasmi potrebbe finalmente svanire. Ecco perchè qui si trovano estenuanti e decisamente fuori tempo massimo le sbandierate discussioni e gli ostentati ripensamenti interni a quella sinistra che senza esitazione continua a definirsi comunista. Ecco perchè ci si stupisce un po’ dell’interesse che i Barenghi, gli Ingrao, i Bertinotti, le Rossanda riescono ancora a suscitare ogni volta che aprono bocca o intingono la penna nel calamaio. Francamente non se ne può più.
P.S. Ah... ovviamente in Europa i risultati elettorali che preoccupano sono quelli americani di novembre.
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Per quello bisogna promuoverla. Fred Hiatt riflette sulla non inevitabilità della democrazia.

If people conclude that democracy is unrealistic, unachievable and maybe not all it's cracked up to be anyway, the world will be worse off and the United States less safe. If, on the other hand, people realize democratization takes constant effort and engagement, the lesson could be a constructive one.

Ma non dimentichiamo che:

The long-term global trends, according to the nonprofit organization Freedom House, remain positive: the number of countries rated free has doubled in the past 30 years, and a higher proportion of the world's population than ever before is living in freedom.

Avanti.







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Padre, figlio e... Juche. Anne Penketh è stata a Pyongyang insieme ad una delegazione britannica. Questo il suo resoconto. Passaggi:

In a country where Christianity flourished after the arrival of the first Protestant missionaries in 1885, Kim Il Sung's policy of Juche, or self-reliance, introduced an elaborate religious mythology around a Juche Holy Trinity that placed the Great Leader at the pinnacle. His mother, Kim Jung Sook, and his son, the current leader Kim Jong Il (aka Dear Leader), form the other members of the holy family worshipped by North Koreans - the majority of whom have never heard of Jesus. Following the introduction of the Juche policy, all religions were banned in a country where until 1950, according to some estimates, there were 2,850 churches, 700 pastors and 300,000 Christians.

For the North Korean people, indoctrinated and blind to the outside world in their hermetically-sealed universe, have been brought up to believe that their impoverished state is a Communist paradise. Any imperfections are blamed on the "hostile" Americans, with whom the country is still technically at war.

Signs of the devotion of the people to their dead leader are everywhere. Last Sunday, in the driving rain, a man holding an umbrella made his way to the giant bronze statue where he laid a wreath and bowed in a mark of respect. The following day, in glorious sunshine, throngs of young couples made their way to the statue on the way to their weddings, dressed in the bright colours of the national costume.






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Dan Rather lo deve ancora fare. Questo l'editoriale con cui El Paìs si scusa per la campagna pubblicitaria costruita sui morti delle Torri Gemelle. Un piccolo successo per i blog europei.
P.S. Per Camillo: il «prode» 1972 conosce un po' la Spagna e sa che - soprattutto di questi tempi - qui tutto è possibile.
Update. L'ha fatto anche Rather.



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La riunione è finita. La foto l'avevano già scattata prima. Per il resto poco o nulla da segnalare.
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giovedì, settembre 16, 2004
I compagni sono in riunione. Preceduto dalla consueta ondata di arresti preventivi, si apre oggi (seppur a porte chiuse) il congresso del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese. E anche solo scrivere una frase del genere nell'A.D. 2004 fa un certo effetto. Presentato da alcuni come una resa dei conti tra il nuovo (alla cinese, s'intende) Hu Jintao e il vecchio Jiang Zemin (come se invece che del conclave dei massimi dignitari del Partito-Stato stessimo parlando dell'assemblea nazionale dell'UDC), il plenum non sarà altro che l'ennesima occasione per consolidare l'apparato di potere nel superiore interesse del Partito al controllo sulla società cinese. Se qualcuno avesse avuto qualche dubbio al proposito ci ha pensato ieri lo stesso Hu Jintao (in un discorso televisivo) a mettere in chiaro che non è il caso di farsi venire strane idee, ribadendo il ruolo fondamentale del partito unico e denunciando la democrazia «all'occidentale» come «un vicolo cieco» per la Cina. Non come Mao e il comunismo che - come noto - hanno tracciato sentieri di progresso e riempito il paese di giardini in fiore. Eppure segnali di allarme - quindici anni dopo Tiananmen - devono essere giunti anche a Zhongnanhai se è vero che l'agenzia di stampa Xinhua informa che la sessione plenaria del Comitato Centrale avrà come principale obiettivo quello di

put the building of the Party’s ruling capacity on the top of the agenda

che - tradotto - significa che più di uno, nei palazzi del potere, comincia ad avere seri dubbi sulla reale capacità del Partito di tenere chiuso il coperchio sopra quella pentola a pressione che si chiama Cina.



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«Pubblicazioni impure». Da un comunicato dell'agenzia di stampa ufficiale nordcoreana:

The imperialists are trying to benumb the independent consciousness and revolutionary spirit of the popular masses and enervate them through the infiltration of reactionary ideas and culture into other countries:
The U.S. imperialists are now bent on their moves to send midget radios and TV sets into the DPRK in an effort to break up the single-hearted unity there and degenerate and disintegrate it from within. This fact alone well shows how desperately they are running about with bloodshot eyes to destroy the DPRK, the bulwark of socialism.
Out of the same motive, the U.S. imperialists are trying to send impure publications into the DPRK.


La Corea del Nord non si può immaginare.





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mercoledì, settembre 15, 2004
Questo silenzio è pazzesco. Se vivi nel Darfur dopo lo stupro ti attende la vergogna. E forse anche qualcos'altro:

Syria tested chemical weapons on civilians in Sudan's troubled western Darfur region in June and killed dozens of people.
The German daily Die Welt newspaper, in an advance release of its Wednesday edition, citing unnamed western security sources, said that injuries apparently caused by chemical arms were found on the bodies of the victims.

According to Die Welt, the Syrians had suggested close cooperation on developing chemical weapons, and it was proposed that the arms be tested on the rebel SPLA, the Sudan People's Liberation Army, in the south.
But given that the rebels were involved in peace talks, the newspaper continued, the Sudanese government proposed testing the arms on people in Darfur.

Non è un genocidio. No.







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Complimenti. La campagna abbonamenti de El Paìs. Elegante, sobria, di buon gusto. Successo assicurato nella Spagna progre. (Via Barcepundit).

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Preoccuparsi non basta. Condivisible articolo di Robert Kagan su come e perchè gli Stati Uniti dovrebbero reagire a quel che Putin minaccia di fare in Russia.
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Ma quant'è dura la salita. Se perfino il NYT ospita un intervento di Richard Allen che smonta la sua (non) posizione sulla questione nordcoreana, allora per Kerry le cose rischiano di mettersi davvero male.
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Domande così. Qualcuno ci saprebbe spiegare come mai se i terroristi ceceni ne fan fuori cinquecento in una settimana è colpa di Putin mentre se Putin soffoca le istituzioni democratiche in Russia i terroristi ceceni non c'entrano niente? Per inciso - come noto - qui si pensa che i soggetti sopracitati siano i soli responsabili delle proprie azioni.
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martedì, settembre 14, 2004
Quanto dolce può essere la morte? In Mar adentro - recentemente premiato a Venezia - Alejandro Amenábar racconta la storia di Ramón Sampedro, morto nel 1998 dopo 29 anni di vita da tetraplegico. Il film - nonostante qualche imprecisione rispetto alla vicenda originale - è a nostro modesto avviso coinvolgente e ben realizzato. Oltretutto l'interpretazione di Javier Bardem è straordinaria: il suo accento gallego (che si perderà probabilmente nella traduzione italiana) è un capolavoro di bravura e ostinazione. C'è chi dice che quello di Amenábar sia un inno alla vita, c'è chi lo accusa di essere un canto di morte. Probabilmente è entrambe le cose. Ci piacerebbe sapere il parere di chi lo andrà a vedere. Uscito proprio mentre in Spagna il governo si appresta a proporre una legge di regolamentazione dell'eutanasia (sarà interessante analizzarla nel merito quando il progetto sarà reso pubblico), il film non è riuscito a smuovere le acque del dibattito in un paese più abituato a seguire la corrente che ad esercitare un pensiero critico. Eppure l'argomento è di quelli pesanti. Perchè ne parliamo? Perchè oggi sul Weekly Standard c'è un articolo di Wesley Smith fortemente critico con la legislazione belga e olandese in materia, soprattutto alla luce recenti sviluppi (eutanasia applicabile nei Paesi Bassi ai bambini sotto i dodici anni). Comunque la si pensi è evidente che - come sempre quando c'è di mezzo una questione etica - la politica dovrebbe maneggiare il tema eutanasia con molta cura. E qui ci fermiamo per adesso.
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Diecimila al mese. Sarebbe il numero di morti tra i rifugiati del Darfur secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Vedete un po' voi.
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Quel fungo. Riceviamo e pubblichiamo:

Ogni esplosione di una certa "potenza" (diciamo dai 50 kilotoni in su) genera quella forma di polveri a fungo. Dipende dal fatto che c'è una forte espansione d'aria a cui segue un forte risucchio sempre d'aria da tutte le direzioni. L'aria riconverge verso il punto dell'esplosione in modo asimmetrico (perchè dal basso non può venir risucchiata). Poi tende a salire perchè è molto calda e alla fine si ferma e si espande ad una certa quota per raffreddamento e appesantimento. L'effetto è il tipico fungo. Ma non è una prerogativa delle esplosioni nucleari. Il fatto è che quelle nucleari hanno un fungo enorme e che, data la quantità di polveri, tende a rimanere visibile per molto tempo. Roba da legge di Bernoulli insomma. Se fosse stata un'esplosione nucleare, i satelliti spia russi e us l'avrebbero rivelata subito dal flash di raggi gamma. Per questo il buon Powell ha subito precisato...

Grazie a Fabrizio.



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Elezioni? A Pyongyang non hanno di questi problemi. Il demenziale titolo della Reuters.
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Relativismi. Se anche l'anoressia diventa «uno stile di vita».
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Fischi per fiaschi. E’ difficile crederlo - lo riconosciamo - ma ieri alcuni telegiornali spagnoli annunciavano una vittoria dei candidati pro-Pechino alle mezze (anzi meno) elezioni tenutesi ad Hong Kong. Peccato che si fossero dimenticati di chiarire che trenta dei sessanta seggi erano già stati assegnati dal Centro e che a causa delle regole elettorali imposte dal suddetto Centro i candidati pro-governativi in molti casi avevano potuto avere la meglio anche se sconfitti. Il Washington Post oggi spiega come stanno le cose. Speriamo che qui qualcuno lo legga. Difficile dire se sia più triste lo stato dell’informazione di questo paese o la tragedia/farsa che le autorità cinesi stanno facendo vivere a Hong Kong.
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lunedì, settembre 13, 2004
Altre quisquilie. Il presidente iracheno Al Yawar non potrà mettere piede a Strasburgo. La Francia considera la sua visita «inopportuna». Saddam invece era opportuno. Di sicuro domenica prossima Barbara Spinelli ci spiegherà con argomentazioni ineccepibili che la posizione di Parigi è un passo fondamentale nella ricerca di «un'alternativa alla lotta contro il terrorismo».
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Una forza della natura. Neppure le catene montuose resistono a Kim Jong Il. L'esplosione verificatasi il 9 settembre al confine con la Cina sarebbe dovuta- secondo la versione ufficiale nordcoreana - alla distruzione di una montagna per far posto ad una centrale idroelettrica o qualcosa del genere. Sulla peculiare forma della nube sollevatasi (un fungo) nessuna spiegazione. The Marmot's Hole copre benissimo l'evento con le fonti a disposizione. Oggi qui si citano molti blog: a volte (sempre più spesso) la loro superiorità rispetto ai mezzi di informazione tradizionali è schiacciante.
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Scusate... se non parliamo di Barenghi e Bertinotti. Scusate.
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Povere ragazze/3. La qualità. Ecco cos'era.
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Un'altra «piccola nazione di merda». Sull'inesistenza di Taiwan per le Nazioni Unite (e non solo).