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venerdì, luglio 30, 2004
Le trasmissioni riprenderanno appena possibile.
giovedì, luglio 29, 2004
Scioccati? Nazioni Unite, Stati arabi ed Europa spiegati in poche righe. Assolutamente disgustoso.
Tutto sotto controllo. Omar al-Bashir, il dittatore del Sudan, si fa intervistare da United Press International e dichiara che, cosa volete, ci vuole tempo per mettere le cose a posto, cos'è questa mania di fare pressione (pressione?), che bisogno c'è di un intervento internazionale e così via come da copione. La parola allo statista:
Noi promuoviamo il dialogo, la partecipazione. Many believe that the crisis in Darfur erupted just now, and this is not true. At the beginning of our rule, we inherited an extremely difficult security situation in Darfur due to certain practices known as armed robberies. We exerted great efforts until we restored security and stability in Darfur, and this was not achieved overnight, ... (but by) dialogue, debates, and security and judicial follow up. Even before the Darfur case became so known, our policy was based on dialogue and letting the people of the province participate in proposing solutions through several conferences. Non agitatevi. The question that imposes itself truly is: Why the hurry? Pulizia etnica? Ma dove? Speaking about ethnic cleansing by Arabs against Africans is not accurate. Mixing occurred through marriages and coexistence between the various ethnic groups -- besides all tribes in Darfur are Muslims. That is why it is impossible to differentiate between the citizens in Darfur in terms of tribal belonging or culture. Attributing this conflict to ethnic differences is mere imagination... Unfortunately, the media was receptive to this terminology (Janjaweed) which ... diverted attention away from the violence, destruction and human rights violations committed by the rebels in Darfur. Intervento internazionale? Sciocchezze. Let's not run ahead of developments. The situation in Darfur does not require or necessitate an international military intervention. ... Diritti umani? Nessun problema. There are no arbitrary arrests in Sudan, and all detentions are made in line with the law and under judicial supervision. Every detainee is subject to judicial procedures, ranging from questioning to prosecution. Democrazia? Piano con le parole. We want) to develop in a way that conforms with our culture, norms and ethics in a way that achieves our national interests. Si vede che quest'uomo ha il polso della situazione. Tutto procede secondo i piani. Anche il genocidio.
Compagni. Alla fine di questo fondamentale libro sul massacro di Piazza Tienanmen si trovano alcune pagine dedicate alle biografie dei membri dell’apparato politico e militare che, a vari livelli, ebbero un ruolo nello svolgersi degli eventi. Quindici anni dopo – al di là dei personaggi più in vista della nomenclatura (Jiang Zemin, Hu Jintao, Wen Jiabao) – forse non tutti conoscono gli esponenti principali della cupola comunista ancora al potere a dispetto della storia. Qui c’è un utile Who’s who.
Intanto si preparano le celebrazioni per il centesimo anniversario della nascita di Deng Xiaoping.
Goog e Yah. Tibet? Cos’è il Tibet? Ovvero, i due più importanti motori di ricerca del mondo alle prese con il regime di Pechino.
«Quanto gas ci vuole per annientare Seul?». Ci sono altri particolari a proposito degli esperimenti chimici che la Corea del Nord starebbe conducendo su prigionieri politici.
Il mondo visto da Pyongyang. Kim Jong Il non l'ha presa bene. Ha accusato Seul di aver «rapito» gli oltre quattrocento nordcoreani rifugiatisi in Corea del Sud negli ultimi giorni e ha minacciato vendetta. Lui in effetti di sequestri se ne intende.
A Zap e colleghi. Mohammed ha qualche gentile pensiero per chi si arrende ai terroristi.
What’s even worse and disgusting is that these governments smugly come and ask the admirably determined nation Australia to apologize while it’s them who must apologize to the whole world for their awful mistakes that encouraged terrorists and reassured them that their criminal tactics can work. These countries have found excuses for terror and gave the terrorists the motives to carry on with their plans as long as these plans can make "sovereign countries" yield in front of a true criminal action. They’re cooperating with the criminals and they make it easier for terrorists to increase their activities in Iraq and elsewhere. This is the goal of terror and this is what these countries offered the terrorists on a gold plate. They’ve said clearly "do more of your work, as it will definitely bring an outcome that satisfy your sickness and illusions". Non perdetevi nemmeno una riga.
Happy warrior, uniti si vince e posti a sedere. Edwards ha provato a coniugare determinazione (contro il terrorismo) e ottimismo: e forse c’è riuscito. Basta che alle parole seguano i fatti. E c’è chi fa le pulci alla performance di Obama. Il pezzo di Christian Rocca sui delegati di serie A e di serie B è da antologia.
mercoledì, luglio 28, 2004
Quale normalità? Jimmomo approva l'Andrew Sullivan nuova versione (pro-Kerry) e nota che la sua lettura è coerente con l'idea di
Un Bush "di sinistra" perché radicale nelle sue politiche di rottura con molti degli schemi tradizionali del conservatorismo Usa. Un Kerry "conservatore" perché per forza di cose si trova a dover intercettare la voglia di "normalizzazione" dopo gli eventi frenetici post 11 settembre. In fondo non è altro che la domanda che sapevamo prima o poi di doverci porre: fino a quando gli americani avrebbero sopportato lo "stress" da Res publica «under attack». Può darsi. Tralasciando per un momento le reali motivazioni di Sullivan (sulle quali nel caso specifico continuiamo a nutrire qualche dubbio), il problema sembra essere proprio quello della voglia di normalità (più che di normalizzazione) all'interno della società americana e più in generale dell'Occidente (lo sottolinea anche Il Foglio). E' evidente che se consideriamo che la normalità sia stata rotta dalle due guerre anti-terroriste condotte dall'amministrazione Bush in Afghanistan e in Iraq possiamo giungere alla conclusione che un Kerry meno «radicale» nelle scelte (il termine è inadeguato ma lo usiamo per comodità) contribuirebbe forse a tranquillizzare l'opinione pubblica americana e non solo. Ma se riteniamo - ed è la nostra posizione - che la normalità (o la sua parvenza) sia stata infranta l'11 settembre 2001 la conclusione è diversa: in questo caso infatti non saranno nè Kerry nè gli americani a decidere quando sarà giunto il momento di dichiarare un ritorno alla normalità. Solo la sconfitta del terrorismo nelle sue componenti politiche, militari e ideologiche potrà determinarlo. Ecco perchè preferiremmo ricominciare a sentir parlare di normalità quando avremo avuto la meglio sul terrorismo e sul fondamentalismo e non semplicemente quando Bush non sarà più presidente degli Stati Uniti. Oggi Hugh Hewitt scrive un articolo dai toni forti sulla Convention ma un passaggio è decisivo: I played a game on the radio show yesterday, the convention's first day. We played a version of Groucho Marx's "secret word." We were prepared to declare a winner when the first Democrat I interviewed mentioned al-Qaida. None did. It just isn't an issue with them. The consensus seems to be that if Bush is beaten, al-Qaida will no longer threaten Americans. Preso in pieno: farsi attrarre da un prospettiva di ritrovata normalità che esiste però solo nei nostri desideri può rivelarsi molto pericoloso. E questo equivoco rischia di condizionare qualcosa di più di un'elezione.
Tanto si può fare, vero? A Teheran sanno bene di avere di fronte un giocatore perdente in una partita senza regole vincolanti. E si comportano di conseguenza.
«Benvenuto Fidel, questa è casa tua». Solo che il caloroso messaggio rivolto al Líder Máximo faceva bella mostra di sé su un muro del cimitero di Santa Clara. Pronto l'intervento della Polizia Nazionale Rivoluzionaria e della Sicurezza dello Stato per rimuovere la scritta. La Revolución può continuare.
Europe decadence/2. Parola d'ordine: immobilismo. In più. Storie di ordinaria stupidità: nell'euroburocrazia si può essere puniti per aver fatto il proprio dovere.
A volte è inutile farsi certe domande. I nostri eroi sono rimasti fermi al palo: come sempre.
The case for European gradualism is two-fold, and it is based on two mistakes. First, the Europeans appear to assume that they cannot act without authorization from the Security Council, even though the resolution that the council may adopt this week falls short of a clear authorization for foreign peacekeepers to protect Darfur's civilians. Second, the Europeans hope to push Sudan into peace talks with Darfur's small rebel groups, and they believe this requires a moderate approach toward the government. But the humanitarian crisis is so appalling -- at least 300,000 may die, according to an official U.S. estimate -- that peace talks cannot be allowed to delay action. Quanti morti ci vorranno stavolta?
Via dall'incubo/2. Altri duecento nordcoreani hanno smesso per sempre di essere ostaggi di Kim Jong Il.
Alla tombola del terrore. I nazisti islamici stavolta hanno fatto sessantotto.
martedì, luglio 27, 2004
Europe decadence. Perchè il vecchio continente non produce di più? Perchè non investe e perchè non liberalizza. Insomma, la solita storia. L'analisi di Business Week:
But what exactly is wrong? The short answer is that Europe is not seeing the same productivity bang from information technology that the U.S. has enjoyed over the past decade. The long answer is that uniquely European factors -- from stiff job-protection codes to hidden barriers against competition -- amplify the problem. "The U.S. is a 'just do it' society, whereas Europe has more of a 'let's think about it' society." That results in a greater hesitancy to buy into the benefits of IT and, therefore, to lower IT spending. Si vede anche in politica.
Basta saper aspettare. E' solo questione di tempo con gli idiotarian. Si nascondono, si camuffano, si truccano ma un bel giorno la maschera viene giù con buona pace di chi ci aveva creduto e per la soddisfazione di chi li aveva riconosciuti fin dall'inizio. Ultimo esempio: Mordechai Vanunu, lo scienziato che svelò i segreti nucleari di Israele dando una mano ai suoi nemici storici e trasformandosi automaticamente in icona del pacifismo mondiale (non se ne perdono uno), ha dichiarato domenica scorsa al quotidiano Al Hayat che dietro l'assassinio di Kennedy c'era... Israele. E chi se no? Son cose belle.
Via dall'incubo. Più di duecento rifugiati nordcoreani sono arrivati oggi a Seul probabilmente attraverso la Cambogia o il Vietnam. Più o meno lo stesso numero è atteso per domani. Qui le immagini.
Succede a Pechino. La dissidenza trattata come malattia mentale e le limitazioni all'uso delle nuove tecnologie: due aspetti della repressione politica (vecchio e nuovo stile) nella Cina del ventunesimo secolo.
lunedì, luglio 26, 2004
Narcisismo. Se il Washington Post lancia le nominations per il miglior blog politico dell'anno qui si chiede il vostro aperto, sincero ed incondizionato appoggio.
Contorsionismi. Non c’è bisogno di ribadire la nostra stima per Andrew Sullivan ma è spiacevole vederlo ultimamente così impegnato nella ricerca di qualsiasi pretesto per non votare Bush alle prossime presidenziali. Le sue analisi sono sempre piuttosto articolate ma la sensazione è che alla fine tutto nasca dal rancore per il supporto dato a suo tempo dalla Casa Bianca al Federal Marriage Amendment (l'emendamento costituzionale contro i matrimoni omosessuali recentemente bloccato dal Senato). E’ comprensibile che l’argomento stia particolarmente a cuore a Sullivan. Si capisce meno come questo possa condizionarne il giudizio su ogni altro aspetto della politica di Bush (determinazione nella lotta anti-terrorista a parte). Ecco perchè la risposta dell’ottimo Stephen Green a questo suo articolo pubblicato sul Sunday Times ci sembra particolarmente appropriata.
Meglio tardi che mai. Forse i Dem (almeno quelli che contano) hanno capito che il Bush-bashing non paga.
Siria, Hezbollah, ANP e Arabia Saudita. Diverse informazioni interessanti dall'ultima relazione del Generale Ze'evi all'esecutivo israeliano.
Ma è il Washington Post a perdere copie. Qualche giorno fa il New York Times mandava in stampa un editoriale in cui chiedeva le dimissioni di Arafat. Finalmente, direte voi. Ma non è così semplice. Infatti l'articolo comincia così:
It's been the misfortune of the Palestinian people to be stuck with Yasir Arafat as their founding father, a leader who has failed to make the transition from romantic revolutionary to statesman. Il corsivo è nostro. Che siano antropologicamente impossibilitati a definire terrorista un terrorista?
Uno scatto di dignità dall'Europa? Riusciranno i nostri eroi almeno questa volta a non farsi risucchiare dal gorgo del Not in my name?
domenica, luglio 25, 2004
Un americano a Parigi. E' l'atleta del nostro tempo. Ha vinto di nuovo, quasi in scioltezza. Sulle strade di Francia in molti lo hanno applaudito. Alcuni lo hanno insultato. Lui intanto andava su. Dicono che sia freddo, che non susciti l'entusiasmo delle folle. Può darsi che sia vero: a guardarlo più che altro si prova ammirazione. Non solo per quella cicatrice che gli segna il cranio ma per la sintesa perfetta tra l'uomo e la bicicletta che è riuscito a realizzare. Forse nella storia del ciclismo altri sono stati più grandi di lui. Ma di sicuro lui è il più forte.
giovedì, luglio 22, 2004
E a chi se no? Se foste gli avvocati di un dittatore caduto in disgrazia a chi vi rivolgereste per perorare la causa del vostro assistito?
Le parole sono pietre. Il Sudan non è un'«emergenza umanitaria». Un terremoto è un'«emergenza umanitaria». In Sudan è in atto un crimine contro un gruppo etnico e contro l'umanità. Il linguaggio è importante. Se no, non si capisce niente.
P.S. Blair sta pensando all'intervento.
La stessa logica malata. Nel momento in cui scelgono ancora una volta l'inazione di fronte alla pulizia etnica in Sudan, le Nazioni Unite condannano Israele per la barriera anti-terrorista. Una storia costellata di tradimenti ai propri principi fondanti.
Metamorfosi. Nella foga di attaccare Bush (la pagano per quello) oggi Maureen Dowd faceva impallidire i falchi: sono i regimi di Pyongyang e di Teheran quelli da abbattere. Benvenuta nel club. Se non fosse che Mo è già la caricatura di se stessa, ogni settimana meriterebbe un fisking alla Stephen Green: imperdibile.
Chi c'era e chi no. Jim Hoagland pensa che l'Iraq stia diventando un laboratorio politico e strategico per le nuove alleanze tra nazioni democratiche. Ormai la differenza è tra chi resiste al terrorismo e chi sventola bandiera bianca. Nell'editoriale è giustamente ricordato il ruolo dell'Italia: tra tutte le occasioni perse, occorre riconoscere che in politica estera il governo Berlusconi ha dimostrato coerenza e decisione nei momenti importanti. L'Italietta c'era. Altri no.
mercoledì, luglio 21, 2004
150-6.
Gli Stati che hanno votato contro il diritto di Israele a difendersi dal terrorismo. Afghanistan, Albania, Algeria, Andorra, Antigua and Barbuda, Argentina, Armenia, Austria, Azerbaijan, Bahamas, Bahrain, Bangladesh, Barbados, Belarus, Belgium, Belize, Bhutan, Bolivia, Bosnia and Herzegovina, Botswana, Brazil, Brunei Darussalam, Bulgaria, Burkina Faso, Burundi, Cambodia, Cape Verde, Chile, China, Colombia, Congo, Costa Rica, Croatia, Cuba, Cyprus, Czech Republic, Democratic People’s Republic of Korea, Denmark, Djibouti, Dominica, Dominican Republic, Ecuador, Egypt, Eritrea, Estonia, Fiji, Finland, France, Gabon, Gambia, Germany, Ghana, Greece, Grenada, Guatemala, Guinea, Guyana, Haiti, Honduras, Hungary, Iceland, India, Indonesia, Iran, Ireland, Italy, Jamaica, Japan, Jordan, Kazakhstan, Kenya, Kuwait, Kyrgyzstan, Lao People’s Democratic Republic, Latvia, Lebanon, Lesotho, Libya, Liechtenstein, Lithuania, Luxembourg, Malaysia, Maldives, Mali, Malta, Mauritania, Mauritius, Mexico, Monaco, Mongolia, Morocco, Mozambique, Myanmar, Namibia, Nepal, Netherlands, New Zealand, Nicaragua, Nigeria, Norway, Oman, Pakistan, Panama, Paraguay, Peru, Philippines, Poland, Portugal, Qatar, Republic of Korea, Romania, Russian Federation, Saint Lucia, Saint Vincent and the Grenadines, San Marino, Saudi Arabia, Senegal, Serbia and Montenegro, Sierra Leone, Singapore, Slovakia, Slovenia, South Africa, Spain, Sri Lanka, Sudan, Suriname, Swaziland, Sweden, Switzerland, Syria, Thailand, The former Yugoslav Republic of Macedonia, Timor-Leste, Togo, Trinidad and Tobago, Tunisia, Turkey, Turkmenistan, Tuvalu, Ukraine, United Arab Emirates, United Kingdom, United Republic of Tanzania, Uzbekistan, Venezuela, Viet Nam, Yemen, Zambia, Zimbabwe. Gli Stati che hanno votato a favore del diritto di Israele a difendersi dal terrorismo. Australia, Federated States of Micronesia, Israel, Marshall Islands, Palau, United States. Per saperlo.
Derive continentali. Immaginate un parlamento europeo rinnovato il cui presidente fosse un ex dissidente polacco, tra i fondatori di Solidarnosc, simbolo della lotta contro il totalitarismo. Immaginate un'Unione Europea finalmente compatta nel votare alle Nazioni Unite a favore del diritto alla difesa di una nazione stuprata dal terrorismo fondamentalista. Immaginate di poter raccontare tutto questo ad un interlocutore che vi chieda cosa significhi essere europei. Dissolvenza.
Poi il sogno svanisce e l'Europa rimane: quella dei Borrell e della connivenza con il terrore. Andate a raccontare questo.
Rieducato. Le autorità cinesi hanno rilasciato il dottor Jiang, il medico della SARS, dopo 49 giorni di arresti e sessioni di indottrinamento. Il dottor Jiang è un eroe.
Il test che Saddam non passò. Non di soli Paul Krugman e Maureen Dowd vive il NYT, per fortuna. Oggi per esempio pubblica un brillante intervento di Stephen Sestanovich che torna su un punto fondamentale troppo spesso sottovalutato nell'analisi delle ragioni della guerra in Iraq: l'onere della prova a carico del dittatore (sancito anche da svariate risoluzioni ONU tra cui quella decisiva del novembre 2002).
(…) what the Bush administration did with Saddam Hussein in the run-up to war followed the same rule: it challenged him to prove that American intelligence was wrong, so that the responsibility for war was his, not ours. In our debate about the war, we need to acknowledge that the administration set the right test for Saddam Hussein - and that he did not pass it. A decision on war is almost never based simply on what we know, or think we know. Intelligence is always disputed. Instead, we respond to what the other guy does. This is how we went to war in Iraq. The next time we face such a choice, whether our intelligence has improved or not, we'll almost surely decide in the very same way.
Amen.
Amid the subsequent uproar, we suggested that if Mr. Bush had indeed falsified the case for war, his offense would be a grave one -- but we cautioned that all the facts were not known. But, as both the new reports underlined, no evidence has been presented that intelligence on Iraq was deliberately falsified for political purposes. The failure to find significant stockpiles of chemical or biological weapons or an active nuclear program in Iraq has caused some war opponents to claim that Iraq was never much to worry about. The Niger story indicates otherwise. Like the reporting of postwar weapons investigator David Kay, it suggests that Saddam Hussein never gave up his intention to develop weapons of mass destruction and continued clandestine programs he would have accelerated when U.N. sanctions were lifted. No, the evidence is not conclusive. But neither did President Bush invent it. Il Washington Post è un giornale serio. martedì, luglio 20, 2004
Che fretta c’era. Visto che ci è arrivata anche Amnesty possiamo ufficialmente dichiarare che la pulizia etnica in Sudan esiste. Adesso sarebbe il caso di mandare al diavolo quell’idiozia colossale che alcuni battezzano «multilateralismo», di seppellire quell’inguardabile organizzazione internazionale che si fa chiamare Nazioni Unite e di agire in base ad un semplice principio di civiltà: chi massacra i propri cittadini va fermato. Tanto i campioni dell’umanitarismo e del pacifismo sono in vacanza. Magari se facciamo qualcosa contro un regime fondamentalista stavolta non se ne accorgono.
Why should the West's ability to help Darfur be dependent on the visa section of the Sudanese embassy? The world would be a better place if the UN, or the democratic members thereof, declared that thug states forfeit the automatic deference to sovereignty. Since that won't happen, it would be preferable if free nations had a forum of their own in which decisions could be reached before every peasant has been hacked to death. The Coalition of the Willing has a nice ring to it. Intanto: processi-farsa e solidarietà femminile.
E’ l’Iran, di che vi stupite? Questo è il genere di articolo da conservare per il momento (che arriverà) in cui i noti esperti intoneranno in coro: «Legami Iran - Al Qaeda? Che sciocchezza!». I told you so, ricorda Michael Ledeen. Amir Taheri chiede una politica coerente nei confronti di Teheran. L’asse del male è zoppo, ma cammina ancora. Faster, please.
"We will continue to look and see if the Iranians were involved," Bush said. "I have long expressed my concerns about Iran. After all it's a totalitarian society where people are not allowed to exercise their rights as human beings."
Scontri tra bande. C’è fermento a Gaza ultimamente. Riuscirà Arafat a sopravvivere a se stesso?
Ridere per non piangere. Hugo Chavez, che come tutti sanno è un fior di democratico, ha fatto diffondere dall’agenzia di stampa ufficiale del Venezuela il seguente comunicato:
Caracas, 19 Jul. Venpres (Xavier de la Rosa).- MVR Assemblymember Willian Lara assured on Monday that the opposition has a diabolical plan to interrupt the recall referendum on August 15th to sabotage the process. He said that parts of the opposition, conscious that they don't have the popular support to mobilize more than 2.6 million voters, will boicott the referendum in the afternoon. "We have information that they are training voters and witnesses to walk up to the machines, after 10:00 a.m., and spill water, coffee or soft drinks on them, or bump into them so they'll fall to the ground and break," he warned... Su piani diabolici e altre amenità non perdetevi le veline quotidiane della Venpres. C'è molto da imparare sul campione della povera gente al cui passaggio le folle si sciolgono in pianto.
Domande. Ma perchè Lieberman non è il candidato democratico alle presidenziali?
In this third incarnation, we intend to focus the committee on the present danger our generation faces: international terrorism from Islamic extremists and the outlaw states that either harbor or support them. The Sept. 11, 2001, terrorist attacks awoke all Americans to the capabilities and brutality of our new enemy, but today too many people are insufficiently aware of our enemy's evil worldwide designs, which include waging jihad against all Americans and reestablishing a totalitarian religious empire in the Middle East. The past struggle against communism was, in some ways, different from the current war against Islamist terrorism. But America's freedom and security, which each has aimed to undermine, are exactly the same. The national and international solidarity needed to prevail over both enemies is also the same. In fact, the world war against Islamic terrorism is the test of our time.
Ma non si occupava di economia? Se pensavate che Paul Krugman avesse toccato il fondo con questo pezzo sul suo amico Michael Moore forse dovrete ricredervi: oggi spiega al mondo che Bush è il candidato di Al Qaeda per i prossimi quattro anni. Sull'autorevole New York Times.
Mugabe invece può venire. Parigi: per molti ma non per tutti.
lunedì, luglio 19, 2004
Chi semina vento... La migliore analisi dei fatti di Gaza è ancora una volta quella di Belmont Club che ha il merito di collocarli nella prospettiva più ampia della guerra contro il terrorismo. Nulla di quel che sta avvenendo in medioriente da quasi tre anni a questa parte può essere compreso senza utilizzare la lente della WOT. Il processo di graduale disintegrazione delle strutture esistenti è forse difficile da cogliere giorno per giorno ma a medio e lungo termine i segnali che ci arrivano da Gaza come da Teheran, da Damasco come da Riad dipingeranno un quadro coerente. Questi giorni non sono decisivi solo per il futuro di Arafat (che peraltro sembra già scritto). Il titolo di questo post è a lui dedicato.
E se vi ritiraste anche da Manila? Le brigate rosse delle Filippine hanno capito perfettamente il messaggio che il governo ha mandato a tutti i terroristi del pianeta:
Taking advantage of the government’s changed stance against terrorism, the New People’s Army said it would not release the soldiers it captured until the government suspends all military and police operations in the Bicol region.
Un insulto agli iracheni. E alla ragione. In queste parole di Omar è riassunto tutto il disastro politico e morale della sinistra anti-war:
Voi non potete dire ad un uomo che salvare lui e la sua famiglia dalla tortura, dall'umiliazione e dalla morte è stato un errore e che non si sarebbe dovuto farlo perchè illegale. E' quasi un insulto per gli iracheni ascoltare qualcuno dire che questa guerra era illegale. Vuol dire che le nostre sofferenze decennali non significavano niente e che i formalismi e le stupide regole delle Nazioni Unite (che raramente funzionano) sono più importanti della vita di venticinque milioni di persone. E già.
Tutto quello che... Stasera i telegiornali non mancheranno di tenervi al corrente dell'ultima strage in Iraq: non la chiameranno «terrorismo» ma «insicurezza». Il «terrorismo» è più complicato da mettere sul conto degli americani, l'«insicurezza» è più facile. Poi magari qualcuno citerà la «resistenza» e qui vi conviene spegnere e andarvi a fare una passeggiata. Quel che non vi diranno e non vi hanno mai detto è che in Iraq succedono tante altre cose. Per questo ci sono i blog: Good news no news, sesta puntata.
Riprovate, sarete più fortunati. Cosa succede se l'antiamericanismo la fa da padrone anche alla conferenza di Bangkok sull'AIDS? Succede che - come sempre quando il pregiudizio prevale sulla ragione - si rischiano clamorosi e dannosi autogol. Lo spiega Sebastian Mallaby sul Washington Post:
Inconveniently for those who enjoy stereotypes, the Bush administration is far and away the leader in the global AIDS fight. Maledetta realtà. Sempre tra i piedi. giovedì, luglio 15, 2004
Già omologato. Forse su Durao Barroso avevamo parlato troppo presto. Prima uscita al Parlamento Europeo e prima esibizione in perfetto stile Old Europe. Accuse all'America, linguaggio socialisteggiante, grigiore burocratico. Evviva.
Il suo nome è... Genocidio. Al Congresso degli Stati Uniti sembrano esserne consapevoli.
Mica per niente li chiamiamo regressisti. Ovvero reazionari travestiti da progressisti. Il caso inglese.
Coerenza. Gli Stati Uniti interrompono gli aiuti economici all'Uzbekistan (alleato nella WOT) per le violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo di Tashkent. Può interessare?
The Bush administration's decision to slash aid sends a signal abroad that despite the president's "with us or against us" formula, there is a point at which human rights abuses can overshadow military and diplomatic support for the war on terror.
I liberatori non hanno mentito. Andrew Apostolou fa il punto sugli ultimi avvenimenti che hanno definitivamente sepolto la litania del «Bush (and Blair) lied» cinquanta metri sotto terra.
Semplicemente.
I can honestly say I have never had to make a harder judgement. But in the end, my judgement was that after September 11th, we could no longer run the risk; that instead of waiting for the potential threat of terrorism and WMD to come together, we had to get out and get after it. One part was removing the training ground of Al Qaida in Afghanistan. The other was taking a stand on WMD; and the place to take that stand was Iraq, whose regime was the only one ever to have used WMD and was subject to 12 years of UN Resolutions and weapons inspections that turned out to be unsatisfactory. And though in neither case was the nature of the regime the reason for conflict, it was decisive for me in the judgement as to the balance of risk for action or inaction. Se non lo capite è perchè non volete. mercoledì, luglio 14, 2004
Attenzione. Post (un po') reazionario. Il Senato statunitense ha giustamente e prevedibilmente bloccato la proposta di un emendamento costituzionale per vietare i matrimoni omosessuali. Inserire nella carta fondamentale una proibizione di questo genere sarebbe una palese sciocchezza. Meno sciocco è confrontarsi sul merito della questione ed in questo senso la battaglia politica intorno al FMA è servita a qualcosa. Avevamo già espresso la nostra opinione qualche mese fa: comunque la si pensi, la pretesa di far rientrare il matrimonio omosessuale in un ambito di civil rights è quantomeno discutibile. Su The Public Interest è ospitato un intervento di Susan Shell che argomenta l'opposizione al gay marriage partendo dai principi della dottrina liberale. Ognuno giudichi secondo le proprie convinzioni. A noi sembra piuttosto convincente.
Il suo nome non era «mai più»? Guardare negli occhi i nostri genocidi quotidiani. Ce la faremo?
Pare di no. The Janjaweed — the word means "horsemen" in the local dialect — have followed the more than 200,000 refugees into Chad, attacking the refugees and their hosts and reportedly killing hundreds and stealing thousands of cattle, say Chadian officials.
Ehm... Quattordici luglio: in Francia torna la monarchia. Quella inglese. Ah, la storia...
Bush didn't lie. Nemmeno sul tacchino. Tempi duri per la stampa. (Thanks to Instapundit).
Il modello-Gaza. Bambini-guerrieri anche in Uganda. I criminali si copiano. O semplicemente hanno le stesse idee.
La verità, tutta la verità, nient'altro che la verità. Ma se Al Jazeera era «un esempio di informazione obiettiva e indipendente» (come da definizione progre) che bisogno aveva di darsi un codice etico e di promettere un cambio di rotta?
Ehi, attenti a non sbagliare numero.
martedì, luglio 13, 2004
Semplicemente.
We removed a declared enemy of America who had the capability of producing weapons of mass murder and could have passed that capability to terrorists bent on acquiring them. In the world after September 11th, that was a risk we could not afford to take. Se non lo capite è perchè non volete.
Bambini, tutti a scuola. Programma dell'anno: come uccidere più israeliani possibile. Emma Hurd è entrata in un campo di addestramento terrorista per l'infanzia. Questa è la Palestina di Arafat. Shame on you again.
Zapatero nelle Filippine. Con due o tre colpi così non sarà difficile ai fondamentalisti del pianeta avere la meglio. Il contingente filippino se ne va dall'Iraq come richiesto dai sequestratori di Angelo de la Cruz. Sconcertanti le parole con le quali (secondo Al Jazeera) il ministro degli esteri avrebbe dato l'annuncio:
«In response to your request, the Philippines ... will withdraw its humanitarian forces as soon as possible» per concludere con un incredibile (date le circostanze) «We know that Islam is the religion of peace and mercy» Invano il nuovo governo iracheno aveva chiesto a Manila di non cedere. Bandiera bianca. Ostaggio a casa, altri ostaggi seguiranno. E pensare che... Al Qaeda operations in Iraq have encountered unexpected problems. Iraqis have become increasingly hostile to al Qaeda's suicide bombing campaign. Religious leaders, which al Qaeda expects to get support from, have been openly denouncing these bombings. Iraqis, aware that they are more likely, than American soldiers, to be victims of these attacks, are providing more information on where the al Qaeda members are hiding out. Most of the al Qaeda in Iraq are foreigners, and easy for Iraqis to detect. As a result of this, many of the al Qaeda men have moved back to Fallujah, which has become a terrorist sanctuary. Al Qaeda has found the atmosphere even more hostile elsewhere in Iraq, and many of the terrorists have returned home. This is especially true of those who came from Saudi Arabia (and other Gulf nations, particularly Yemen) and Syria. Insomma si può vincere. Basta non andarsene. Basta non abbandonare gli iracheni al loro destino. Shame on you.
Poi ci chiediamo se stiamo vincendo o perdendo. Voi forse non ci crederete ma c’è ancora qualcuno che dopo tutto quel che è successo negli ultimi anni pensa al terrorismo come a un fenomeno di «criminalità comune». E vive e scrive in mezzo a noi.
lunedì, luglio 12, 2004
Giustizia e settarismo. Alan Dershowitz spiega le differenze fra la pronuncia della Corte Suprema israeliana e quella della Corte Internazionale de l'Aja e conclude che è doveroso per il governo di Gerusalemme dar esecuzione alla prima e disattendere la seconda.
The Supreme Court of Israel recognized the unquestionable reality that the security fence has saved numerous lives and promises to save more, but it also recognized that this benefit must be weighed against the material disadvantages to West Bank Palestinians. The International Court, on the other hand, discounted the saving of lives and focused only on the Palestinian interests. Questo articolo dell'Economist invece va letto perchè è un perfetto esempio di quello che qualcuno chiamerebbe «terzismo» e che invece qui si preferisce definire «scrivere molto per non dire nulla».
No, a Srebrenica non possono proprio dimenticare.
Perchè, le avevano interrotte? Curioso come questa notizia possa far pensare che tra francesi e baathisti non vi siano stati rapporti negli ultimi tredici anni.
France and Iraq have restored diplomatic relations that were severed 13 years ago during the Gulf War and they plan to exchange ambassadors as soon as possible, the French Foreign Ministry said Monday.
L’ultima ribellione contro Saddam. Lucidissima analisi dei recenti sviluppi in Iraq: ovvero come saddamiti e terroristi stanno perdendo la battaglia del dopoguerra. Merita davvero una lettura attenta anche perchè è difficile che nei telegiornali la spieghino così.
Che fare se... ? Il fatto che negli Stati Uniti si stia arrivando al punto di ipotizzare un rinvio delle elezioni in caso di attacco dimostra come – dopo il caso spagnolo – il terrorismo purtroppo faccia ormai parte delle dinamiche interne delle nazioni democratiche. Al di là delle considerazioni sull’opportunità e sull’utilità di un cambio di data, non ha torto chi sostiene che sia il caso di cominciare a pensare a come reagire (anche politicamente) nella malaugurata ipotesi di un attentato elettorale in stile Atocha.
It's time, right now, for all of us to think, and talk, and reach our own level of resolve about how we're going to react, how we're going to carry on, and yes, how we're going to vote if and when more of our countrymen are slaughtered in the name of Islamofascism. Again: we dare not allow their designs to work here. And so we'd better get ready to foil those designs, now, rather than let ourselves be caught up in post-attack turmoil, when we are psychologically weakest. After all, no one expected the Spanish Capitulation. Tutto giusto a parte l'ultima frase. C’erano segnali forti e chiari di che impatto avrebbe potuto avere una strage alla vigilia del voto. Tanto che i terroristi sapevano bene quando e come agire. Per fortuna l'America non è Al Andalus. domenica, luglio 11, 2004
Tempi moderni. Una cinquantina di bloggers americani saranno accreditati per la prima volta alle conventions dei democratici e dei repubblicani. Qui li si invidia profondamente.
Era tutto vero.
''The British government has learned that Saddam Hussein recently sought significant quantities of uranium from Africa." Saddam voleva l'uranio dal Niger. Bush non ha mentito. La stampa che lo aveva crocifisso fa finta di niente. Quelli del «Bush lied» non chiederanno scusa. Insomma, niente di nuovo sul fronte occidentale.
Quando Gheddafi non è in tournée. Il WSJ opportunamente ricorda che un dittatore senza armi di distruzione di massa non smette di essere un dittatore.
Less Dead Theory.
Permettetemi di presentarvi la teoria del Less Dead. Si applica agli ebrei e alle vittime del comunismo. In poche parole significa che i morti di queste due categorie sono meno morti degli altri, è come se non fossero realmente morti, perchè per cominciare non sono veri esseri umani, e ucciderli non è un vero e proprio crimine come uccidere qualcun altro. Giusto? Dall'ottimo The Joy of Knitting. sabato, luglio 10, 2004
Il mondo dei giusti. Se una cosa si può aggiungere a quanto già osservato da Random Bits e da Liberopensiero sulla decisione della Corte Internazionale dell'Aja (ONU) è che ce la aspettavamo. E' solo l'ultima di una lunga serie di deliberazioni (in sede politica e giudiziaria) attraverso le quali le Nazioni Unite disconoscono di fatto il diritto alla vita e alla sicurezza di un intero popolo. Sebbene non vincolante è una mano tesa ai terroristi e ai loro mandanti, è l'istituzionalizzazione del rovesciamento dei ruoli di vittima e carnefice, è l'ennesima dimostrazione di un assoluto distacco dalla realtà. Perchè il passaggio più sconcertante della sentenza è quello in cui si sostiene che la barriera «non può essere giustificata da esigenze militari o da ragioni di sicurezza nazionale o di ordine pubblico»: ci vogliono doti di astrazione fuori dal comune per sostenere una tesi del genere. Arafat l'ha definita «una vittoria». Ha ragione: lo è per tutti quelli che considerano Israele «un piccolo stato di merda» e la sua esistenza «un problema». Il mondo dei giusti fa un po' senso.
The International Court of Justice in The Hague ruled Friday that Israel's security fence being constructed on occupied West Bank land is illegal, violates the human rights of Palestinians and must be dismantled. venerdì, luglio 09, 2004
Da sottoscrivere. Appello a favore del Partito Radicale Transnazionale e contro le dittature che lo vogliono espellere dall'ONU.
giovedì, luglio 08, 2004
Olocausti prossimi venturi? Mentre va di moda puntare il dito contro il potenziale nucleare della democrazia israeliana, la dittatura fondamentalista di Teheran prepara da anni la propria particolare soluzione al «problema Israele». Andrew Bostom ripercorre la storia dell'odio antiebraico che nei secoli ha pervaso la società iraniana fino alla sua istituzionalizzazione ad opera dell’attuale regime degli ayatollah. Dedicato a chi non ci sta.
Cadute di stile. Ecco il genere di articolo che scredita chi lo scrive e chi lo pubblica. Si dice che Bush avrebbe già preparato lo scenario per la cattura di Bin Laden o dei suoi luogotenenti nei giorni della convention democratica. Come ridurre la guerra al terrorismo ad una barzelletta. Come ridurre il giornalismo ad un pettegolezzo. Ah, è su The New Republic. Peccato.
Tu quoque? Se perfino i gruppi terroristi a lui più vicini cominciano a criticarne la corruzione e la concentrazione di potere, Arafat è proprio messo male.
P.S. Ovviamente nell’articolo la parola «terrorista» non compare mai. Ma questo già lo sapete.
A Pechino è ancora inverno/2. Il Washington Post dedica un editoriale all'uomo che smascherò i tentativi del regime di nascondere l'epidemia di SARS: il dottor Jiang adesso è un detenuto politico sottoposto ad un processo di «rieducazione». Ma la figura del settantaduenne chirurgo che ha prestato servizio durante tutta la sua vita nell'esercito e che ancora oggi è membro del PCC potrebbe rivelarsi piuttosto scomoda per gli eterni detentori del potere.
Dr. Jiang's detention clearly demonstrates that China's leaders are in no mood to progress toward political liberalization, as many hoped when a new generation of leaders under President Hu Jintao took power last year. Mr. Hu allowed a time -- however brief -- of openness that was critical to confront and contain SARS. But his leadership has been complicated by former president Jiang Zemin's refusal to let go of his enormous influence. The power struggle has created a policymaking dynamic favoring hard-line extremism as the politically "safe" direction. But it is the wrong one. Just ask the relatives of the hundreds of people who died of SARS in 11 countries because China did not face up to the crisis when it first broke out. As Dr. Jiang wrote to the Chinese leadership, "The claim that stability is of overriding importance can in fact cause even greater instability." China -- and the world -- should listen.
A Pechino è ancora inverno. La primavera irachena vista attraverso gli occhi di un cinese a Baghdad.
Anyone who wonders why America's efforts in Iraq are important need only talk to Mr. Wu. You see, the world is watching. China is watching. Those in the Chinese government wishing to perpetuate tyranny are watching and advocating failure for the new government, but people who long for freedom are looking to Iraq to see whether democracy can flourish. Iraqi democracy must succeed, not just for Iraq, or for the region, but to provide hope for men like Mr. Wu — hope that, one day, they too may enjoy the freedom Iraqis now have.
E adesso le patatine. Considerato che la Corea del Nord è un paese in cui milioni di persone stanno letteralmente morendo di fame non si sa bene se di fronte a notizie come queste sia lecito sorridere. Se il Sudan è oggi - finalmente - sulle prime pagine di tutti i giornali non dimentichiamo che ci sono nazioni in cui l'emergenza umanitaria è costante e permanente. La Corea del Nord è l'emergenza per eccellenza.
La disonestà dell'informazione. Un mese di copertura di avvenimenti collegati all'Iraq sul Los Angeles Times (ma è solo un esempio). (Grazie ad Alex).
L'autocensura dell'informazione.
Dalla BBC: The US has revealed that it removed more than 1.7 metric tons of radioactive material from Iraq in a secret operation last month. "This operation was a major achievement," said US Energy Secretary Spencer Abraham in a statement. He said it would keep "potentially dangerous nuclear materials out of the hands of terrorists". Dal Financial Times: A UK government inquiry into the intelligence used to justify the war in Iraq is expected to conclude that Britain's spies were correct to say that Saddam Hussein's regime sought to buy uranium from Niger. L'avete letto da qualche altra parte? Ne hanno dato notizia in qualche telegiornale? Qualcuno ci ha scritto un editoriale? mercoledì, luglio 07, 2004
The People vs. Hussein. E' iniziato il dibattito intorno al processo. Oggi tre articoli importanti nella loro diversità. Anne Applebaum vede il giudizio come un’occasione per raccontare agli iracheni la storia recente del loro paese e chiudere la partita con il fantasma del dittatore. Bruce Fein invece è piuttosto radicale. Nessuna corte potrà fare giustizia: Saddam dovrebbe essere eliminato come lo fu Ceausescu. Dietro a questa posizione provocatoria ed apparentemente semplicistica si nascondono alcune questioni fondamentali: una è come evitare che il processo diventi un palcoscenico per il dittatore; un’altra è come portare la storia in un tribunale senza ridurla ad un insieme di formalismi legali. Amir Taheri fa osservare che se Saddam fosse processato secondo le leggi islamiche sarebbe giudicato in un giorno e condannato alla decapitazione.
Un brutto gioco dura poco. Charles Krauthammer spiega perchè la politica antiamericana dell'Eliseo sta diventando pericolosa.
There is something far deeper going on here. Beyond the anti-Americanism is an attempt to court the Muslim and Arab world. For its own safety and strategic gain, France is seeking a "third way" between America and its enemies. Chirac's ultimate vision is a France that is mediator and bridge between America and Islam. During the cold war, Charles de Gaulle invented this idea of a third force, withdrawing France from the NATO military structure and courting Moscow as a counterweight to Washington. Chirac, declaring in Istanbul that "we are not servants" of America, has transposed this Gaullist policy to the struggle with radical Islam. Chirac perhaps sees a coming Muslim future or, at least, a coming Muslim resurgence. And he does not want to be on the wrong side of that history. The result is a classic policy of appeasement: stand up to the American presumption of dictating democratic futures to Afghanistan and Iraq; ingratiate yourself with the Arab world. It is a strategy for a French future. Chirac is charting a course — a collision course with America. Istanbul was just one accident scene. There are many more to come.
Tranquilli. La Francia ha detto che ci pensa lei.
France could use its nuclear capability to defend its neighbours, French Defence Minister Michele Alliot-Marie said in an interview Monday, while also urging European Union states to increase military spending. She said that rogue states "could one day point their missiles toward France and its neighbours. We could say to those countries: 'Watch out, if you try to carry out your threats we will destroy you before you know what's hit you.'" Unilateralistes! Fascistes! Impérialistes!
Tutto quello che avreste voluto sapere sull’Iraq ma non vi hanno mai detto. Parte quinta.
«Resistenti».
American and Iraqi joint patrols, along with U.S. Special Operations teams, captured two men with explosives in Baghdad on Monday who identified themselves as Iranian intelligence officers, FOX News has confirmed. Magari ‘ste notizie diamole ogni tanto.
Certe volte sembra un neocon. Visto che al proposito le idee di Kerry sono ancora un po’ confuse qui trovate i discorsi di politica estera di quello che, in caso di vittoria, sarà il suo vicepresidente.
P.S. Dopo l’anticipazione sbagliata di ieri, oggi il NYP titola: «La scelta di Kerry. Il democratico punta su Edwards come candidato vicepresidente. Davvero».
Dal Foglio (e non solo) al web. Emanuele Ottolenghi ha un sito con articoli in italiano e in inglese.
«A dingo took my baby!». Alcuni di voi ricorderanno, per questo film, la storia di Azaria Chamberlain, una neonata australiana scomparsa nell’agosto 1980 vicino ad Ayers Rock. La madre disse che la bambina era stata portata via ed uccisa da un dingo. Il corpo non fu mai ritrovato. La storia fece scalpore in Australia e si concluse con una prima condanna per omicidio della genitrice poi revocata in seguito ad una nuova valutazione delle prove a suo carico. Ma il sospetto non fu mai fugato. Questa settimana è successo un fatto nuovo. Lo racconta Michael Jennings.
martedì, luglio 06, 2004
La maschera dell’ipocrisia. Pablo Neruda compirebbe cent’anni lunedì prossimo. Lo ricorda Carolyn Curiel sul NYT in un ritratto tutto rose e fiori. Dimentica però che il poeta del popolo fu soprattutto un convinto stalinista e che al dittatore sovietico dedicò versi ispirati:
Stalin es el mediodía / la madurez del hombre y de los pueblos Meglio affidarsi a Czeslaw Milosz che in poche frasi scava il fossato tra ideologia e realtà: Pablo Neruda è comunista. Gli credo quando scrive della miseria del suo paese e lo stimo per il suo grande cuore. Siccome, scrivendo, egli pensa ai suoi fratelli e non a sé gli è concessa in premio la potenza della parola. Quando però oppone alla follia del mondo capitalista la vita felice e gioiosa degli abitanti dell’Unione Sovietica, allora smetto di credergli. Gli credo fino a quando scrive di cose che conosce. Smetto di credergli quando comincia a scrivere di cose che conosco io. La figura di Pablo Neruda non si esaurisce nel suo stalinismo. Ma lo stalinismo è parte essenziale della sua figura. Perchè non dirlo? Perchè annacquarlo - come fa la Curiel - in un ridicolo «sensual communist» (sic)? Certo, suona meglio: ma non spiega nulla. P.S. Contro l’ipocrisia leggete Milosz quest’estate.
Saddam-loving. Sia Gregory Djerejian che Norman Geras hanno qualcosa da dire sull’ennesima performance giornalistica dell’ineffabile Robert Fisk (stavolta alle prese con il processo al dittatore).
There could be no better example of the political pathology that has afflicted a wide sector of left-liberal opinion since September 11 2001 than these two articles by Robert Fisk.
Dal nostro inviato. «Qui Baghdad. Un gruppo di collaborazionisti fedeli alle forze di occupazione minaccia i capi della gloriosa resistenza irachena».
Piano con le scuse/2. Contrariamente a quanto previsto, in occasione della crisi dell’equipaggio britannico sequestrato dagli iraniani Tony Blair è sembrato più un Jimmy Carter che una Margaret Thatcher. Se n’è accorto anche Mark Steyn che, come al solito, non risparmia nessuno.
The curious thing is the lion that didn't roar. Tony Blair has views on everything and is usually happy to expound on them at length (…) Yet, on an act of war and/or piracy perpetrated directly against British forces, Mister Chatty is mum. Likewise, Jack Straw. The Foreign Secretary goes to Teheran the way other Labour grandees go to Tuscany. He's got a Rolodex full of A-list imams. When in the Islamic Republic, he does that "peace and blessings be upon his name" parenthesis whenever he mentions the Prophet Mohammed, just to show he's cool with Islam, not like certain arrogant redneck cowboys we could mention. Even odder has been the acquiescence of the press. If pictures had been unearthed of some over-zealous Guantanamo guards doing to our plucky young West Midlands jihadi what the Iranian government did on TV to those Royal Marines, two thirds of Fleet Street (including many of my Spectator and Telegraph colleagues) would be frothing non-stop. Washington's position is clear: Iran is a charter member of the axis of evil. (Well, it's clear-ish: State Department types are prone to Jack Straw moments.) But London opted for "engagement" on the usual grounds that if you pretend these fellows are respectable they're more likely to behave respectably. In return, Britain's boys got hijacked and taken on a classic Rogue State bender. And the version being broadcast throughout the Muslim world is that Teheran swatted the infidel and got away with it. Tutto da leggere.
Free Iran. Si avvicina un altro 9 luglio. C'è chi si mobilita negli USA e in Europa. Non in Italia. Non in Spagna.
Piccolo spazio pubblicità.
Over 500,000 Hong Kong residents marched through the heart of Hong Kong to demonstrate their dissatisfaction with China’s recent rulings restricting Hong Kong’s right to self-government. Media from around the world covered the event. However, Hong Kong television transmissions carrying news of the demonstration into China were first shut down, then replaced with non-stop commercials. News of the gigantic protest was not allowed to reach Chinese viewers. L’elefante a volte ha paura del topolino.
Il boss è solo? Forse l’Africa sta voltando le spalle a Mugabe.
lunedì, luglio 05, 2004
Cent’anni di inquietudine. Se il secolo cinese è questo c’è poco da stare allegri.
Since 1978, its gross domestic product has risen fourfold; in straight dollar terms, China's economy is the world's sixth-largest, with a G.D.P. of around $1.4 trillion. It has gone from being virtually absent in international trade to the world's third-most-active trading nation, behind the U.S. and Germany and ahead of Japan. Tom Saler, a financial journalist, has pointed out that 21 recessions, a depression, two stock-market crashes and two world wars were not able to stop the U.S. economy's growth, over the last century, from $18 billion ($367 billion in 2000 dollars) to $10 trillion. In constant dollars, that is a 27-fold increase. China is poised for similar growth in this century. Chinese military and security officials are forcing the elderly physician who exposed the government's coverup of the SARS epidemic to attend intense indoctrination classes and are interrogating him about a letter he wrote in February denouncing the 1989 Tiananmen Square massacre, according to sources familiar with the situation. The officials have detained Jiang Yanyong, 72, a semi-retired surgeon in the People's Liberation Army, in a room under 24-hour supervision, and they have threatened to keep him until he "changes his thinking" and "raises his level of understanding" about the Tiananmen crackdown, said one of the sources, who described the classes as "brainwashing sessions."
Douce France. Non è ancora un esodo biblico ma sempre più ebrei stanno lasciando una nazione che sentono ormai inospitale per ritornare in Israele.
La democrazia o il caos? Ann Clwyd ritorna sulla «resistenza irachena» e sui suoi supporters occidentali.
The unwillingness to concede that the interim government might be a popular one shows the continuing frustration of some of those who opposed the war. They view any progress made towards democracy in Iraq with suspicion - a view more honestly expressed by Yasmin Alibhai-Brown writing in the Evening Standard: "The past months have been challenging for us in the anti-war camp. I am ashamed to admit that there have been times when I wanted more chaos, more shocks, more disorder ..." In mid-July there will be a national conference in Baghdad that will be the starting point for a process concluding with the agreement on a permanent constitution and national elections. Do we really believe that this would be an option if the so-called "resistance" won? Non è difficile: o di qua o di là. Either we support those who offer the chance of a democratic Iraq, with laws that protect the rights of all Iraqis and a civil society that ensures the country never returns to the evil days of dictatorship, or we embrace the gunmen and the bombers, who have already demonstrated their contempt for human life. La domanda. Are we capable of the maturity displayed by the Iraqis who are working in the most difficult circumstances to build a new democracy? Or will we be represented by those who despise Bush and Blair so much that they are prepared to offer support and succour to the "resistance" which has no alternative or agenda other than more bloodshed and chaos? Dedicato a tutti quelli che...
Una luce? Speriamo che Durao Barroso abbia gli attributi per mantenersi coerente con il suo pensiero sull’Europa e sui rapporti transatlantici espresso in maniera piuttosto chiara in questa intervista.
You could construct Europe, he said, either as a "counterpart or a counterweight" to the United States. "It's stupid to see it as a counterweight. In some European countries, there's the idea we'll be independent if we're a counterweight. This is silly. It's counterpart, not contrepouvoir," Barroso insisted, reaching from his fluent English for the French word for a balancing force. "Emancipation?" Barroso asked, pronouncing the word with the seeming disdain of a leader of a country he defined as Euro-Atlantic in sentiment and geography. "And to talk of the United States on a confrontational basis?", he continued, in his cannon-shot style. It is this straight-ahead manner that could well make Barroso an able EU president. Barroso explained that, excepting France, whose leadership is nominally right-of-center, he believed much of the opposition to the war in Europe had "an ideological basis" in the left. "If it were Clinton or the liberals in power" in the United States, he said, "we wouldn't have had the same criticism. "There was an ideological construction in this crisis," he said. "Unfortunately, ideology came before strategic thinking, long-term considerations." Forza Durao.
Piano con le scuse. La crisi Iran-UK non è chiusa.
Good news is no news. L’Iraq che non si può dire.
E’ già cominciata. «Saddam non ha fatto niente». Prima puntata. Che schifo.
(Via Hispalibertas).
Estratti di superiorità antropologica/2.
- Far commentare il 4 luglio a Michael Moore - Definire l’11 settembre «un’opera d’arte» - Attribuire al non-interventismo statunitense la responsabilità dell’emergenza in Sudan Le perle della settimana sui nostri blog «progre». Ma di sicuro ci siamo persi qualcosa. venerdì, luglio 02, 2004
L'ossessione continentale. Bruce Bawer a spasso nelle contrade dell'antiamericanismo europeo. Lettura indispensabile per il fine settimana.
Compagni di merende. La difesa di Michael Moore tentata da Paul Krugman si colloca di diritto tra le pagine più penose della storia del giornalismo contemporaneo. Appartenessimo alla «working-class» americana lo quereleremmo.
giovedì, luglio 01, 2004
Chiran. Ora che Saddam è andato, meglio non perdere tempo: c'è sempre un ayatollah ad aspettarti a braccia aperte. In nome della pace, del dialogo e del multilateralismo. Come al solito.
Back To Pyongyang. Il sito di un reverendo (Douglas Shin) che non ha paura di parlare di regime change in Corea del Nord.
Tutto quello che avreste voluto sapere sull'Afghanistan ma non vi hanno mai detto.
Dal solito Chrenkoff.
Cut and paste. Un esempio di come lavora Michael Moore (Via AS).
Il mondo reale. Immagini satellitari dei villaggi distrutti da quelli che secondo Annan dovrebbero proteggerli.
Il mondo di Kofi. L'uomo che a detta di alcuni sta facendo di tutto per salvare il Sudan (l'abbiamo letto, credeteci) si dimostra una delle figure più imbarazzanti del nostro tempo. Al termine di un viaggio che avrebbe dovuto aprirgli almeno un occhio è giunto ad una straordinaria conclusione: che il governo sudanese deve proteggere i villaggi messi a ferro e fuoco dalle milizie arabe degli Janiaweed. Qualcuno dovrebbe spiegare ad Annan che è il governo sudanese ad armare le milizie arabe degli Janiaweed.
Presidente, come sta? Senza quell'uniforme verdastra e così dimagrito sembra un altro. Ha preparato a lungo questo giorno, non è vero? Un bell'esordio il suo: «Il vero criminale è Bush». Mezzo mondo aspettava di ascoltare queste parole. In Iraq la vogliono morto o in una cella per il resto della sua vita ma da queste parti lei ha ammiratori, lei non è solo, lo sa? Certo che lo sa. Presidente (sembra piacerle questo titolo), è cosciente di essere un privilegiato? Potrà difendersi davanti ad un giudice: nessuno di quelli cui lei ha fatto spezzare le ossa ha mai avuto questa possibilità. Non la perda: non dimentichi di invocare il rispetto dei suoi diritti. Sarà un'altra occasione per dimostrare a chi ancora non l'ha capita la differenza fra quelli come lei ed il mondo civile. Presidente, si riposi. Avrà il suo da fare nei prossimi mesi. Seduto su quella sedia fa proprio una strana impressione. Peccato ci sia voluto tanto per vederla lì.
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A Fabio.
A Luisa. ![]() Asia e dintorni Normblog |