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lunedì, maggio 31, 2004
Memorial Day. L’America rende omaggio ai suoi morti per la libertà. Anche la nostra.
Vi diranno che non conta/3. Ma dall'Iraq - se solo se ne parlasse - arriverebbero anche molte buone notizie. C'è chi ha raccolto le ultime.
Realtà vs. propaganda. Mentre i media e i soliti blog non facevano che parlare di «rivolta sciita», a Najaf la popolazione malediceva Al Sadr e le sue milizie di cui - di fatto - era ostaggio. Ottimo reportage dalla città santa che sta tornando alla normalità.
"Things were very good two months ago. It was a peaceful town. Then people from outside our city came in [and] the majority of the fighters came from outside of Najaf," said Ali Nasser, 25, while eating a lunch of stewed lamb and rice in the emptied bazaar. "When the Americans first came here, they played soccer and dominoes with us. They were just like our friends. We didn't even see a tank."
Mosca non crede alle lacrime. Un'opinione controcorrente (certamente interessata ma non per questo meno interessante) sullo stato della Russia attuale. Alcune significative omissioni (Cecenia su tutte) ma un invito a cogliere la complessità di una realtà in lenta ma costante evoluzione dopo il lungo sonno sovietico.
Vi diranno che non conta/2. Ma il quadro delle relazioni pericolose tra Saddam e Al Qaeda si fa ogni giorno più dettagliato.
Vi diranno che non conta. Ma gli iracheni stanno cominciando a fare politica.
Derive intellettuali. Quella di Barbara Spinelli è una delle più tristi degli ultimi anni.
giovedì, maggio 27, 2004
Il Muro. Sembra che la Corea del Nord ne stia costruendo uno lungo 400 chilometri al confine con la Cina. Come quello di Berlino, è destinato ad impedire le fughe dal paese. Si attende risoluzione ONU di condanna.
Corsa contro il tempo. Un blog sulla tragedia del Sudan.
Amarsi un po'. Un’altra storia – ormai sono molte – sui legami fra il regime di Saddam e Al Qaeda. Ovviamente – come tutte le altre e come quelle sulle WMD - verrà immediatamente rimossa dalla coscienza collettiva (o più semplicemente non ci entrerà nemmeno).
One striking bit of new evidence is that the name Ahmed Hikmat Shakir appears on three captured rosters of officers in Saddam Fedayeen, the elite paramilitary group run by Saddam's son Uday and entrusted with doing much of the regime's dirty work. Our government sources, who have seen translations of the documents, say Shakir is listed with the rank of Lieutenant-Colonel. This matters because if Shakir was an officer in the Fedayeen, it would establish a direct link between Iraq and the al Qaeda operatives who planned 9/11. Shakir was present at the January 2000 al Qaeda "summit" in Kuala Lumpur, Malaysia, at which the 9/11 attacks were planned. The U.S. has never been sure whether he was there on behalf of the Iraqi regime or whether he was an Iraqi Islamicist who hooked up with al Qaeda on his own. The Baathists killing U.S. soldiers are clearly working with al Qaeda now; Saddam's files might show us how they linked up in the first place. Intanto ABC News torna sulla figura di Al Zarqawi: During the 1990s, Zarqawi trained under bin Laden in Afghanistan. After the fall of the Taliban, he fled to northwestern Iraq and worked with poisons for use in potential attacks, officials say. During the summer of 2002, he underwent nasal surgery at a Baghdad hospital, officials say. They mistakenly originally thought, however, that Zarqawi had his leg amputated due to an injury. In late 2002, officials say, Zarqawi began establishing sleeper cells in Baghdad and acquiring weapons from Iraqi intelligence officials. Officials believe that Zarqawi travels freely throughout the region, but right now, they have no idea where he might be.
L’incontro degli estremismi. Koestler (alias Martino) intervista Marina Valensise sulla sopravvivenza del germe totalitario nelle nostre società. Ottimo lavoro.
La domanda (e qualche risposta).
Riformuliamo la domanda: è proprio vero che non si poteva fare a meno dell’Onu, massima espressione della setta dei buoni sentimenti, e che si dovevano subire quattordici mesi di terrorismo dispiegato e di formazione di bande armate in territorio inespugnato, per riparare infine dietro un compromesso a cui auguriamo successo, in mancanza di meglio, ma che ci sembra decisamente al ribasso? Anche qui ce lo stiamo chiedendo insistentemente da giorni. Allora. E’ certamente un errore affidarsi all’ONU – lo abbiamo già detto – ma non c’è ragione per pensare che siano cambiati gli obiettivi finali. E' vero che osservare Brahimi fare e disfare non è un bello spettacolo per chi crede nella democrazia in medioriente ma il discorso di lunedì di Bush non sapeva di ritirata strategica nè sostituiva la democrazia con la stabilità. In poche parole: il momento è complicato e per certi versi perfino confuso ma si sbaglierebbe a sottovalutare le intenzioni e le risorse di una nazione che è abituata a lasciare dietro di sè parlamenti, costituzioni, diritto, sviluppo civile ed economico. Lo farà anche questa volta. Una rivoluzione democratica di questa portata richiede tempo. Calma. Qui il punto – impeccabile – di Christian Rocca. Daniel Drezner spiega che la strategia di promozione democratica resta la strada da percorrere: For all their criticism of Bush's grand strategy, Europeans and left-wingers have offered very little in the way of alternatives to his vision. Some say that American soft power could bring about change in the Middle East. But decades of alternately coddling, cajoling, and ostracizing Arab despots has not led to liberalization or democratization. We have showered Egypt with aid, but have succeeded only in propping up an authoritarian monster in Hosni Mubarak. We have tried to isolate Syria, but have only strengthened that country's anti-American credentials. Maybe U.S. soft power is part of the solution to the Middle East's woes, but soft power alone cannot accomplish our desired ends. The craft of foreign policy is choosing wisely from a set of imperfect options. While flawed, the neoconservative plan of democracy promotion in the Middle East remains preferable to any known alternatives. Of course, such a risky strategy places great demands on execution, and so far this administration has executed poorly. It would be a cruel irony if, in the end, the biggest proponents of ambitious reform in the Middle East are responsible for unfairly discrediting their own idea. Amir Taheri riassume i principali passaggi politico-costituzionali dei prossimi mesi e ricorda la rilevanza di un processo di ricostruzione sociale ed istituzionale senza precedenti: Iraq today is in a position that few other nations have found themselves in history. All the pillars of the various despotic regimes that have ruled Iraq since its creation have disappeared. There is no army, no security apparatus worth mentioning. The ruling party is gone, along with the idea of the "strongman." The dominant political, economic and cultural elites have been blown away, along with methods of government established over decades. By one estimate more than two-thirds of all laws will have to be repealed or amended.
Imboscati e credenziali democratiche. A Francia, Germania e Russia piace tanto il progetto di risoluzione cinese.
Scoperte scientifiche. Dalla Reuters:
Con l'inseminazione artificiale le lesbiche hanno una probabilità di avere figli quattro volte superiore a quella degli omosessuali maschi. (Via Opinion Journal). mercoledì, maggio 26, 2004
Ah, ecco. I blog matitina rossa e manganello non leggono l’Espresso. Quindi non potevano sapere della pubblicazione delle foto false e della smentita mai arrivata in redazione. Leggono solo Magdi Allam.
Tutto spiegato. Buonanotte.
Giornalismo progre. El Periodico de Catalunya è uno dei tanti giornali che qui in Spagna si eccitano davanti alla prospettiva di dipingere l’America come un covo di fascisti assassini. Andrebbe citato tutti i giorni come esempio del livello di pregiudizio e di propaganda a cui certa stampa si è ormai ridotta. Oggi manda in edicola un commento sul vincitore di Cannes - l’idolo della Spagna buona e giusta - Michael Moore. L'incipit:
Giunga la solidarietà di questo opinionista ai cittadini americani progressisti, che per adesso non potranno vedere nel loro paese Fahrenheit 9/11, vincitore della Palma d’Oro a Cannes, opera del cineasta, maledetto dall’America benpensante, Michael Moore. Resistete, compagni. Siamo con voi. E via così con paragoni con la Spagna franchista, con la la retorica del «poderoso inquilino della Casa Bianca», con il viaggio obbligato in Canada o a Cuba (nota oasi di libertà) per poter vedere il film ed altre amenità che non fanno più nemmeno notizia, oltretutto scritte in una prosa da brividi lungo la schiena. Insomma il concetto è chiaro: la censura yankee colpisce ancora una volta la libera espressione del pensiero. E che pensiero. Peccato solo che a partire dal 2 luglio Fahrenheit 9/11 sarà proiettato nelle sale cinematografiche americane. Lo sanno tutti. A parte Josep Pernau e i disonesti come lui che ogni giorno dalle loro colonne ci danno lezioni di democrazia. (Gracias a Barcepundit).
E’ la libertà, tesoro. Perchè chi parla di impero non ha capito cos’è l’America.
L’Iraq in transizione. I pensieri di chi ci vive.
E alcune foto.
Sì, furbo il NYT. Un commento intelligente (oggi se ne sente particolarmente il bisogno) su uno strano editoriale pubblicato dal NYT: quello sugli errori nella copertura informativa pre-intervento in Iraq. Ad una lettura non superficiale salta agli occhi il senso dell'operazione: mascherare l'ennesimo attacco alla politica dell'amministrazione Bush sotto le spoglie dell'autocritica. Non stupisce che l'articolo sia piaciuto molto in giro. Astuto, ottimamente costruito, disonesto quanto basta senza dare nell'occhio. Qualcuno se n'è accorto, però:
In one view, this is The Times going after Bush: By admitting they were stupid to rely on Ahmad Chalabi and his henchmen for stories, they can put themselves up on a pedestal of late-blooming virtue and say that Bush was even stupider to rely on Chalabi and his henchmen for intelligence that led to war. The problem I have with that is that The Times is being quite selective in its sword falling. Every day, the paper -- any paper -- is filled with anonymous sources and mistakes and stories that don't turn out as reported and predicted. Why is the paper taking the extraordinary move of public confession with this story? Because there's an agenda. Come dicono quelli che sanno. Attenzione.
Sì, bravo Riotta. Ottimo articolo. Solo una cosa: è proprio sicuro che «oggi il Che starebbe con i dissidenti a Cuba»?
Equivalenze. Sempre parlando di Espresso, fantastico questo titolo: «Diritti umani, Amnesty accusa USA e Al Qaeda». Fantastica come sempre anche Amnesty.
Zero. Il silenzio dei blog matitina rossa e manganello sul caso delle foto false all’Espresso dà la cifra esatta della coerenza e della credibilità dei loro tenutari. Siate seri. Datevi al varietà.
martedì, maggio 25, 2004
Colui che ha fatto il mondo. Nuove teorie su come tutto cominciò. Scienza e religione sempre più vicine? Dal National Geographic.
Cuba il giorno dopo. Quale realtà si troverà a gestire chi governerà la Isla Grande al termine delle lunga notte del castrismo? Se lo sono chiesti alla Rand Corporation ed il risultato è uno studio di 154 pagine (in .pdf) che ha tutta l'aria di essere una lettura indispensabile.
Non più «separate but equal». In occasione dei cinquant'anni dalla sentenza della Corte Suprema nel caso Brown v. Board of Education, l'Atlantic Monthly ripropone due articoli (Arthur Sutherland - 1954/ Benjamin Mays - 1960) che aiutano a comprendere l'impatto di quella decisione sulla società americana.
Mon Dieu. Francia, Germania e Russia esprimono «delle riserve» sul progetto di risoluzione anglo-americano.
Fa un certo effetto ascoltare gli imboscati della pace opinare su un trasferimento di sovranità che - fosse stato per loro - non sarebbe oggi nemmeno lontanamente ipotizzabile. Era proprio necessario questo passaggio?
Disinformatia/5. Bombardamento sul matrimonio. Più passano i giorni più la versione iniziale frettolosamente diffusa dagli organi di informazione (per molti ancora l’unica versione) sembra perdere consistenza. Belmont Club intanto continua a seguire l’evoluzione della vicenda e pone nuovi interrogativi. In attesa di rettifiche ufficiali.
Scommettere sulla democrazia.
If we have faith in anything, it should be in this democratic dream, which has so far, in our history, vindicated our hopes. lunedì, maggio 24, 2004
Al fuoco. Questa è la Corea del Nord e le centinaia di macchie bianche che vedete nella foto sono incendi.
Si calcola che siano circa centotrenta e tutti in contemporanea. Niente è impossibile nella terra del Caro Leader.
L’elefante e il topolino. Affascinante articolo sulla sfida lanciata da Internet al potere della nomenclatura comunista di Pechino che non aveva messo in conto che il web sarebbe stato un avversario così temibile.
"The most important battleground for freedom of speech in China is on the Internet now. The authorities realize that, and they are trying to suppress it," Wu said recently, peering at his smudged computer screen and giving a tour of his Web site. "At the same time, we are continuously challenging their bottom line, and pushing them back. . . . This is a critical time."
Tu compri soltanto i profumi per te. Il singolare europeismo di Francia e Germania. Detto altrimenti: quando egoismo e dirigismo si incontrano.
France and Germany are saying one thing but doing another. Rather than taking steps to promote competition and open their economies, the two countries are bent on creating companies large enough and well enough protected to weather their troubled economic environments. Rather than promoting a continent-wide economy that might challenge their statist ways, they are using their political muscle to poison the BUSINESS climate in new member states. And rather than maintaining fiscal discipline, they are openly breaking their promises--and then daring others to call them on it. France and Germany are promoting policies that can only do serious damage to the European Union--regardless of what their finance ministers say in the pages of the Financial Times.
Perchè il discorso di stanotte è importante. Michael Barone sull’intervento televisivo di Bush ed Andrew Sullivan sul contesto in cui si inserisce.
Perchè lo fate? Chi - come noi - pensa che lasciare nelle mani dell’ONU e di Brahimi scelte fondamentali per il futuro politico dell’Iraq sia il più grave errore commesso dall’amministrazione Bush nel dopoguerra, non dovrebbe perdersi l’opinione di William Safire sul caso-Chalabi.
Disinformatia/4. Sono molti i particolari sfuggiti agli organi di informazione nel raccontare l’«assedio di Rafah».
Disinformatia/3. Altri dettagli e altri dubbi sul matrimonio bombardato.
Qui il Washington Times sull’attitudine dei media a considerare le democrazie colpevoli fino a prova contraria.
Povero ragazzo/2. Il padre di Nick Berg il cinque giugno marcerà qui.
Sotto i sovietici e i talebani non si giocava. A Kabul hanno aperto un campo da golf.
domenica, maggio 23, 2004
Islam e omosessualità. Una realtà di intimidazione e repressione sfidata da alcuni coraggiosi. Johann Hari va a cercare i semi della speranza.
Despite the threat of violence, at least in democratic societies gay Muslims can wrestle with their dual identity. For most of the 50 million gay Muslims in the world, this isn’t an option. They are more likely to be worried about avoiding imprisonment or even execution. For example, when 52 gay men were recently arrested and jailed for attending an unofficial gay club in Egypt, even the Egypt Organisation for Human Rights (EOHR) refused to condemn their prison sentences. EOHR’s Secretary-General, Hafez Abu Saada, said, "Personally, I don’t like the subject of homosexuality, and I don’t want to defend them." In Lebanon, one of the more free countries in the Middle East, a popular weekly TV programme – Al Shater Yahki – discusses sexuality and includes gay voices. Even there, every gay person speaks from behind a mask, or they would risk being killed. Yes, the fight for tolerance within Islam is going to be very long and very painful. There will be many more casualties. But one day the beheading of gay men in the Middle East and the internal exile of men like Ali will be remembered the way we remember the burning of witches today. When that day comes, men like Ali Orhan and Faisal Alam will be seen as heroes.
Un'altra delusione. Roger Simon ha alcune osservazioni sullo strano comportamento della dissidente iraniana nonchè Premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi. Noi ne avevamo parlato in tempi non sospetti qui e qui.
Disinformatia/2. Forse non è ancora un'altra Jenin (nel senso delle menzogne antiisraeliane che si sono scritte) ma certamente anche sulle recenti operazioni nella striscia di Gaza si sta facendo molta propaganda e poca informazione.
Disinformatia. Una settimana fa la notizia del bombardamento americano su un gruppo di persone riunite per festeggiare un matrimonio in Iraq. Beh, sembra che le cose siano un po' più complicate rispetto a come ce l'hanno raccontata. Un'analisi comparativa di Belmont Club qui e qui.
E' urgente. Se c’è una domanda a cui la comunità internazionale – se esistesse - dovrebbe fornire al più presto una risposta convincente è che cosa fare con Pyongyang. La Corea del Nord non è soltanto un incubo orwelliano dai risvolti in gran parte ancora sconosciuti ma rappresenta da tempo uno dei maggiori fattori di pericolo e di destabilizzazione a livello mondiale. Secondo recenti informazioni il regime di Kim Jong Il avrebbe fornito uranio alla Libia nel 2001: i funzionari di Pyongyang hanno ammesso di aver venduto missili ma hanno sempre negato il commercio di materiale nucleare. I rapporti che legano la Corea del Nord - probabilmente già in possesso di atomiche proprie - alle dittature mediorientali sono ormai ampiamente documentati. Ci troviamo di fronte ad un immenso gulag che spaccia tecnologia per armi di distruzione di massa. Soluzioni?
Now, only weeks after Vice President Dick Cheney declared that "time is not on our side" in the North Korean nuclear crisis, the International Atomic Energy Agency's discovery suggests that North Korea has done just what many experts have warned: It has turned into a supplier of nuclear technology. In recent months, intelligence agencies in Europe and in the United States have picked up indications that North Korea has nuclear ties not only to Libya but also to Iran, which has embarked on a sprawling nuclear effort that Iran claims is peaceful but was also secretly aided for many years by Dr. Khan and his atomic black market.
The worst days of our lives. Cannes-Francia-Europa-2004: poteva vincere qualcun altro?
venerdì, maggio 21, 2004
Povero ragazzo. Ucciso tre volte: dalle bestie feroci che gli hanno tagliato la testa, dai pagliacci che dicono che non è vero ed ora anche dalle parole di suo padre. Follia collettiva.
Gioco pericoloso. Il Washington Times si chiede che senso abbia a questo punto lo stillicidio di foto e di dettagli da Abu Ghraib.
The world already knows salient details of the prisoner humiliation and nudity, the causes of the abuse are under official investigation, and the courts-martial have begun. Yet, the caterwaul in the press against the American military and the war in Iraq continue. Sulla stessa linea il commento di Mort Kondracke. Both the media and Congress are obsessed with the Abu Ghraib prison scandal. It is awful, but both institutions are treating it as if it were the most important occurrence of the war. The decapitation of Nicholas Berg - which, it merits reminding, required several cuts of the knife to stop his screaming - was a front-page story for just one day. Only one newspaper that I know of, the Dallas Morning News, plus the Weekly Standard magazine, made the point that Berg's murder is "why we fight." By now, Abu Ghraib has been a lead story for weeks. Oggi è stato il WP a rilanciarla in grande stile. Queste foto invece non le vedremo mai (thanks to Instapundit).
George W. Clinton. Un riassunto delle politiche economiche e sociali adottate da Bush che dovrebbero piacere alla sinistra liberal e un interessante confronto tra l’attuale presidente ed il suo predecessore.
Sure, Clinton was inclined toward liberalism, and Bush toward conservatism, but neither of them would let ideology get in the way of purely political ends on most policy matters (I think Clinton had a genuine, if somewhat shallow, commitment to racial equality, and Bush has a genuine commitment to his vision the War on Terror). In other words, Clinton and Bush are typical politicians trying to govern from the center while placating their parties' base, much more alike than they are different, and the constant attempt by partisans on either side to pretend otherwise is grating.
Nazioni Unite (ed Imboscate). Oil-for-Food in evoluzione. Ma l’ONU si guarda bene dall’indagare seriamente su se stessa. Da noi intanto ne ha parlato qualcuno?
Al Andalus celebra. Oggi - 21 maggio 2004 - addirittura in anticipo sui tempi stabiliti dallo statista della Moncloa, giornali radio e televisioni hanno finalmente potuto annunciare ad un'opinione pubblica festante che in Iraq «non rimane un solo soldato spagnolo».
Domani si sposa il principe.
Resta sempre Chavez.
Pare che il riformismo in Italia sia morto di nuovo. Soffocato.
Non è una buona notizia. Anzi: non è una notizia. giovedì, maggio 20, 2004
Un eufemismo ci seppellirà. Dopo gli attentati dell'11 marzo la comunità musulmana residente in Spagna ha cominciato a chiedere a gran voce che i media non usassero l'aggettivo islamico per definire il terrorismo. I campioni del politicamente corretto hanno prontamente acconsentito: in alcuni casi si ricorre alla parola islamista ma è frequente oggi sentir parlare semplicemente di terrorismo internazionale. Questa ennesima opera di rimozione collettiva non solo offende la realtà ma rappresenta un alibi per gli stessi musulmani: inutile cercare di capire cosa sta succedendo perchè il terrorismo non c'entra con la nostra religione. Ancora una volta la nostra società nel suo insieme preferisce una rassicurante menzogna all'assunzione di reponsabilità. Chi scrive non ha mai pensato che il terrorismo sia un prodotto necessario dell'Islam: lo è del totalitarismo, dell'assenza di libertà, della mancata circolazione delle idee, della società chiusa, dell'ideologia. Ma allo stesso tempo l'ipocrisia che vorrebbe cancellare il contesto (anche religioso) nel quale certi fenomeni si producono non fa che rinviare o - peggio - impedire la ricerca di una soluzione. Per questo articoli come quello di Irshad Manji sono oggi più che mai opportuni. Non solo per i musulmani.
Un Ruanda al rallentatore. Oggi Camillo riporta l'articolo di Emma Bonino e William Shawcross sulla tragedia sudanese. Anche Anthony Lake e John Prendergast denunciano sul Boston Globe questo genocidio vergognosamente ignorato. Sembra che l'interesse dell'opinione pubblica e delle istituzioni internazionali sia inversamente proporzionale alle dimensioni dei massacri. Stalin ne sarebbe orgoglioso.
In eerie similarity to 1994 Rwanda, the United Nations Security Council, not wanting to disrupt ongoing peace efforts, cannot even muster a statement of condemnation while the Sudanese government flouts the already agreed cease-fire, delays at the negotiating table, starves the displaced, and continues to support its killer militias.
Indietro si torna. Lula ha ritirato il provvedimento di espulsione del corrispondente del NYT dopo che il Tribunale Supremo lo aveva sconfessato. Dal suo partito fanno capire che la decisione iniziale era stata presa per dimostrare che il Brasile merita rispetto. Progressismo alla Chavez.
mercoledì, maggio 19, 2004
Il gran rifiuto. Sonia Maino non governerà l'India. Al suo posto l'economista liberale Manmohan Singh. Secondo Asia Times è quanto di meglio potesse succedere. Anche i mercati l'hanno presa bene.
La lunga estate calda. Ad Atene si preparano i Giochi Olimpici.
Giuliani. In due frasi spiega cosa c'è che non va nella Commissione sull'11 settembre:
In his opening statement today, Mr. Giuliani declared that although mistakes had been made on Sept. 11, "Our enemy is not each other, but the terrorists who attacked us." He added, to applause from the audience, "The blame should be put on one source alone, the terrorists who killed our loved ones." Niente da aggiungere.
E adesso Chavez. Ci fosse una canaglia che non appoggiano.
I quattro no (anzi cinque). I presupposti (falsi) sui quali si autoalimenta il disfattismo dei regressisti.
In this rush to misjudgment, we can see an example of the "Four Noes" that have become the defeatists' platform. The first "no" is no stockpiles of W.M.D., used to justify the war, were found. Defeatism's second "no" is no connection was made between Saddam and Al Qaeda or any of its terrorist affiliates. The third "no" is no human-rights high ground can be claimed by us regarding Saddam's torture chambers because we mistreated Iraqi prisoners. The fourth "no" is no Arab nation is culturally ready for political freedom and our attempt to impose democracy in Iraq is arrogant Wilsonian idealism. In coming years, this will be blasted by revisionist reportage as an ignoble ethnic-racist slur. Iraqis will gain the power, with our help, to put down the terrorists and find their own brand of political equilibrium. Will today's defeatists then admit they were wrong? That's a fifth "no." Un William Safire da incorniciare. martedì, maggio 18, 2004
WMD. Curioso black-out informativo oggi intorno al ritrovamento dell'ordigno al sarin in Iraq. La notizia è sottoriportata e quasi per nulla commentata.
Un editoriale del WSJ e un articolo del Telegraph aiutano a collocare il fatto nella prospettiva corretta. Dall'editoriale: Along with VX nerve gas, sarin is among the deadliest chemical toxins around. That it has now been used by our enemies in one of their improvised explosive devices, or IEDs, is at least notable as a reminder that we still don't know what happened to Saddam's WMD. We should want to solve this mystery before it turns up in other weapons targeting Americans, whether in Iraq or elsewhere. U.S. forces also confirmed yesterday that two weeks ago WMD hunters discovered Iraqi insurgents with a shell that contained mustard gas. Tests found the gas inert. But U.S. officials believe it was one of 550 such shells that Saddam possessed without disclosing before the war, notwithstanding Mr. Blix's pleading then and his assertions now. Though it gets little attention, the Iraq Survey Group that is searching for WMD has also found warehouses full of commercial and agricultural chemicals. Mixed and packaged properly, those could quickly become chemical weapons, and Saddam had no legitimate need for so much pesticide. Survey Group head Charles Duelfer has testified to Congress that Saddam had built new facilities and stockpiled the raw materials that would have allowed him to produce such weapons on a moment's notice once the international pressure was off. Our own view has long been that the case for deposing Saddam was strong enough whether or not we found "stockpiles" of WMD. But just because we haven't found everything that the CIA anticipated doesn't mean it still isn't a threat. Dall'articolo: Because of long-term storage problems, Iraq used the "binary" system to create the toxin under which the precursor chemicals and the alcohols used were stored separately in a warhead. Only after launch did the two components mix to create pure sarin, which was designed to affect a wide area when aided by aerial spray dispensers or simply on detonation of the warhead. Iraq is known to have manufactured about 800 tons of sarin between 1984 and the first Gulf war in 1991. A UN Special Commission set up to oversee Iraq's destruction of chemical and biological weapons was able to locate and destroy only 70 tons. Insomma, non proprio come trovare una granata della prima guerra mondiale a Cortina d'Ampezzo.
La locomotiva. Sul misterioso incidente ferroviario di Ryongchon si è visto nulla e si è scritto pochissimo.
I media sono occupati altrove e in questo caso hanno l'alibi dell'omertà del regime di Pyongyang la cui versione ufficiale peraltro non si sono fatti problemi a dare per buona fin dalle prime ore. Il discorso ci porterebbe lontano e ci ritorneremo con calma. Qui segnaliamo soltanto che a bordo di quel treno (forse erano due forse no) c'erano una decina di tecnici siriani non esattamente in gita turistica: U.S. officials confirmed a report in a Japanese daily newspaper that a train explosion on April 22 killed about a dozen Syrian technicians near the Ryongchon province in North Korea. The officials said the technicians were accompanying a train car full of missile components and other equipment from a facility near the Chinese border to a North Korea port. The technicans were representatives of Syria's Center for Scientific Research, which has been cited for helping develop that country's weapons of mass destruction program. The technicians were said to have been trained in North Korea to operate the equipment. L'«asse del male» è un'invenzione e le armi non esistono. Kim Jong Il ama il suo popolo, Assad è un riformista e questa è propaganda del Pentagono. Buonanotte.
Nazisti rossi. Se non vi piace trovate voi un'altra definizione per questa roba.
P.S. Tutto si tiene. lunedì, maggio 17, 2004
Sul caso Sofri. Un’ottima ricostruzione della vicenda giudiziaria e soprattutto del clima di quegli anni. L’autore è Aldo Cazzullo. Lettura consigliata comunque la pensiate.
Gli esorcisti. C'è chi ha una paura folle che in Iraq si trovino WMD. Ovviamente non per le conseguenze per la nostra sicurezza che una conferma di questo genere porterebbe con sè ma perchè, non credendo sostanzialmente in nulla (non nella democrazia, non nella necessità di combattere il terrorismo, non nella possibilità che popoli oppressi possano riscattarsi) e capendo ancor meno di quanto sta avvenendo intorno a noi, ha scommesso tutto sul mancato ritrovamento delle armi. Come già più volte sottolineato per noi cambia poco se quantità ingenti di WMD saranno localizzate o meno: non è in base a questo che abbiamo mai misurato il grado di legittimità e di necessità dell'intervento in Iraq. Ma è interessante osservare come - mentre stanno emergendo con sempre maggiore frequenza elementi che messi insieme contribuiscono a delineare un quadro più completo della situazione (e non ci riferiamo solo alla notizia di oggi) - da più parti si tenti di nascondere o di ridimensionare qualsiasi sviluppo non conforme alla propria linea. Più che un esercizio di prudenza, un esorcismo.
Il nuovo Iraq cresce. Di fronte all'evoluzione degli indicatori economici e sociali perfino il NYT è costretto ad ammettere a denti stretti che la situazione sul terreno è meno drammatica di quanto le cronache quotidiane diano ad intendere. Solo due dati: l'Iraq ha 23 milioni di abitanti e il numero stimato di insorti è di 5.000 cui vanno aggiunti circa 500 terroristi stranieri (ma secondo i media il paese è dall'inizio del dopoguerra una polveriera sul punto di esplodere); in dodici mesi sono state ripristinate 2500 scuole (ma il dato appartiene alla vasta categoria dei fatti non notiziabili). Ancora molto negativa invece la percentuale di disoccupati. Considerati i numerosi e sanguinosi tentativi di far ripiombare il paese nel caos e nel terrore il bilancio di un anno vissuto pericolosamente offre concreti motivi di ottimismo. Ma giudicate voi stessi (Graphic: Op-Chart sulla destra).
Armi chimiche a Baghdad. C'era del gas sarin in una bomba esplosa due giorni fa al passaggio di un convoglio americano.
Brig. Gen. Mark Kimmitt, the chief U.S. military spokesman in Iraq, told reporters in Baghdad that the Iraq Survey Group confirmed today that it had found a 155mm artillery shell containing sarin nerve agent. Ehi..!?
E chi l'avrebbe mai detto. Michael Moore accolto come un eroe a Cannes. Ressa per vedere il suo ultimo film anti-Bush. Prevediamo code agli sportelli anche in Spagna. Viva l'Europa unita.
Irrealisti. Siccome – nonostante qualche recente scivolone decisamente preoccupante - il WP è un giornale serio che ha sostenuto la guerra in Iraq (e continua a farlo) pur non facendo mancare critiche severe all’amministrazione Bush quando lo ha considerato opportuno, ha tutti i titoli per spiegare definitivamente a quelli che si definiscono realisti che i più lontani dalla realtà sono proprio loro e che l’unica opzione realistica per l’Iraq rimane quella della democrazia.
Bersaglio grosso/2. I fascisti islamici hanno ammazzato il capo del consiglio di governo iracheno insieme ad altre sei persone.
Avvertenza: i paranoid bloggers (uno dei massimi esponenti pare sia anche candidato alle europee: ci mancava in effetti) adesso spiegheranno che sono stati gli americani per mano della loro marionetta Al Zarqawi in modo da non passare il potere alla data prevista e continuare a dominare il paese prosciugandolo di risorse. Così lo sapete già. Visto com’è facile?
Bersaglio grosso. La battaglia politica su Abu Ghraib impazza. Il New Yorker si fa prendere dall’entusiasmo e accusa esplicitamente Rumsfeld. Qui si ammira sinceramente il ruolo di guardiano della politica che da sempre il giornalismo statunitense ha svolto, anche perchè ad esso si accompagna un principio di responsabilità praticamente inderogabile. Quindi se quel che racconta Seymour Hersh è vero, per il ministro della difesa sono guai seri (e probabilmente anche per Bush); se non è vero, il New Yorker dovrebbe coerentemente andare a far compagnia alla BBC e al Daily Mirror. A leggere il pezzo per adesso sembra di trovarsi di fronte più ad un pamphlet che ad un’indagine giornalistica dettagliata. Ma il tempo dirà.
P.S. Una copertina come questa fa onore al Daily Mirror e dimostra come il giornalismo anglosassone (anche il peggiore) sia avanti anni luce rispetto al nostro.
Spirito olimpico. Il comitato olimpico statunitense ha consigliato agli atleti americani che parteciperanno ad Atene 2004 di non fare il giro del campo con la bandiera dopo le vittorie perchè questo potrebbe provocare l’ostilità del pubblico. Per averlo visto direttamente ricordiamo che lo scorso anno ai mondiali di nuoto di Barcellona l’inno americano veniva regolarmente fischiato. Ci auguriamo che la risposta al razzismo antiamericano di molti europei sia invece l’esposizione orgogliosa della Stars and Stripes.
Malvino. Per chi non se ne fosse ancora accorto, da qualche giorno Luigi Castaldi è tornato a scrivere.
Ed è sempre un bel leggere. giovedì, maggio 13, 2004
Non c’è pace senza libertà e dignità.
Il nuovo governo socialista spagnolo ha ceduto alle minacce dei terroristi e ha ritirato le sue truppe dall’Iraq. ... ogni volta che un paese si ritira dall’Iraq sono Al Qaeda e gli altri estremisti a vincere. Essi traggono la conclusione che la coalizione è debole e che più attentati vi saranno più paesi se ne andranno. In qualità di premio Nobel per la Pace, io, come la maggioranza delle persone, sono tormentato dall’uso della forza. Ma quando si tratta di liberare un popolo innocente dalla tirannia o dal genocidio, non ho mai messo in dubbio che il ricorso alla forza sia giustificato. Alcuni mi accuseranno di essere un guerrafondaio piuttosto che un premio Nobel, ma sono pronto a rispondere ai miei critici. E’ sempre più facile dire no alla guerra, perfino a prezzo dell’appeasement. Ma essere politicamente corretti significa lasciare che gli innocenti soffrano in tutto il mondo, da Phnom Penh a Baghdad. E questo è ciò che quelli che vorrebbero abbandonare l’Iraq rischiano di fare. Jose Ramos-Horta, premio Nobel per la Pace 1996.
L'ONU sulla luna. Ormai ogni uscita di Annan è un monumento al surrealismo:
The U.N. spokesman said, Annan "condemns all killings of innocent civilians in Iraq as he condemns all abuse of prisoners and other violations of international law. Now more than ever the secretary-general once again appeals to all parties to adhere strictly to the fundamental precepts of human rights and principles of international humanitarian law." «All parties»? Sta parlando ai tagliatori di teste?
Cartellino rosso. Se invece che nel progressista (quanto è abusato questo termine) Brasile di Lula questa cosa fosse successa un po' più a nord avremmo i giornali e i blog pieni di maccartismo e libertà di stampa in pericolo. Ovviamente un po' più a nord non sarebbe mai potuta accadere, ma questa è un'altra storia. Che i progressisti non hanno voglia di ascoltare. Tutti a dare dell'ubriacone a Bush domani, d'accordo?
Solo un esempio di quel che abbiamo patito per oltre trent'anni. Alaa ci ricorda che la decapitazione era uno dei metodi utilizzati dai fedayeen di Saddam per seminare il terrore tra la popolazione.
Vedo non vedo/4. Sempre a proposito di morte dell'informazione. Pare proprio che le foto pubblicate dal Daily Mirror sugli abusi dei soldati inglesi in Iraq non c’entrino nulla con l’Iraq. Interessante, no?
Anche questa non è male.
Vedo non vedo/3. A proposito di morte dell’informazione. Hanno tagliato la testa a un ragazzo americano. Ma sul sito della Reuters ancora stamattina la notizia era questa.
Vedo non vedo/2. Jeff Jarvis invece ha alcune osservazioni interessanti sui limiti che non dovrebbero essere superati nella diffusione delle immagini (di tutte le immagini): una selettività umanitaria contrapposta alla selettività ideologica.
Vedo non vedo. Il contributo di Jeff Jacoby al dibattito sul double standard.
What exactly is the governing rule here? That incendiary images sure to enrage our enemies and get more Americans killed should be published while images that show the world just how evil those enemies really are should be suppressed? Offensive and shocking pictures that undermine the war effort should be played up but offensive and shocking pictures that remind us why we're at war in the first place shouldn't get played at all? Yes, Virginia, there really is a gaping media double standard. News organizations will shield your tender eyes from the sight of a Berg or a Daniel Pearl being decapitated, or of Sept. 11 victims jumping to their deaths, or of the mangled bodies on the USS Cole, or of Fallujans joyfully mutilating the remains of four lynched US civilians. But they will make sure you don't miss the odious behavior of Americans or American allies, no matter how atypical that misbehavior may be or how determined the US military is to uproot and punish it. Come muore l'informazione. Da quinta colonna. mercoledì, maggio 12, 2004
Rovesciare tutto. Tra il comico e il tragico si muove il ragionamento piuttosto diffuso secondo il quale se a compiere violazioni dei diritti umani sono le democrazie ci troviamo di fronte ad uno scandalo senza giustificazioni mentre quando a farlo sono le dittature o i terroristi (ciò che sempre avviene) questo rientra nella logica delle cose e va in un certo senso accettato con rassegnazione. Dal che consegue che basterebbe dichiararsi dittatori o terroristi per poter fare tutto quello che si vuole senza subire la condanna morale riservata ai sistemi democratici. Si tratta di uno dei prodotti avvelenati di quell’ipocrisia generalizzata che con Abu Ghraib ha mostrato il suo volto più sconcio: la democrazia come aggravante, la dittatura come attenuante. Il mondo capovolto di nuovo e sempre.
E se provi a spiegare che ogni violazione dei diritti umani - indipendentemente da chi ne sia l’autore - è uno scandalo senza giustificazioni, cercando allo stesso tempo di non perdere di vista la differenza quantitativa che distingue l’eccezione dalla regola e quella qualitativa basata sulla semplice constatazione che la democrazia rivela e punisce mentre la dittatura incoraggia e premia, allora sarai tu ad essere tacciato di doppiezza e ambiguità. A volte viene da chiedersi se ogni epoca abbia avuto la sua confusione o se sia questa la peggiore di tutte.
Abu Ghraib, Berg e i media. Ci sono diversi commenti in rete sul tema del double standard informativo, divenuto ormai una costante dei nostri tempi ed uno specchio della crisi di identità (ma sarebbe meglio dire di consapevolezza) delle opinioni pubbliche occidentali. Scegliamo questo di Mark Steyn perchè in poche righe dice tutto e ricorda il caso analogo di Daniel Pearl e la vignetta di Cox and Forkum che, per usare un'espressione originale, vale più di mille parole.
Qui alcune riflessioni generali su immagini di guerra e guerra di immagini. Infine Belmont Club estende la riflessione alle sue conseguenze: le disparità di trattamento sono evidenti ma dove fermarsi? Domanda lecita e condivisibile ma il problema rimane: il nemico fuori basta e avanza.
Oggi l'indignazione è in sciopero sindacale?
Su la testa.
Intanto i fascisti islamici le tagliano. Ovviamente per i giornali è «una risposta», «una ritorsione». Come tutti sanno siamo noi i veri responsabili. Non è così che funziona? martedì, maggio 11, 2004
Aria. Il nostro punto di vista sulla Spagna e sui recenti avvenimenti che ne hanno cambiato la storia è noto a chi segue questo blog. Oltre alle considerazioni di carattere strettamente politico, in ogni intervento cerchiamo soprattutto di dare un’idea del clima ideologico nel quale si svolge la vita di questo paese. Se questa cronaca madrileña di Michael Carlin vi risulterà familiare vorrà dire che – almeno in parte - ci stiamo riuscendo:
Unlike the U.S., Spain failed to grasp the civilizational importance of its first national tragedy of the twenty-first century. Because of this failure, there will surely be more such tragedies visited upon Spain. At the moment when Spain most needed vigorous national discussion, her intellectual class failed her, and the students allowed themselves to be used as the proxies of demagogues. A frightened electorate had no power to resist the loudest solution on offer. All of this suggests that the terrorists did not err in selecting the weakest wildebeest of the herd. In decrying the attacks, not a few commentators have argued that the Spanish electorate allowed terrorists to become actors in Spain’s political life. This is to miss the forest for the trees: the terrorists saw in Spanish society the volatility and fractiousness that is the precondition for terror’s effectiveness, and they took advantage of it with the foreseeable political consequences.
The big picture. Abu Ghraib come scandalo, come lezione, come opportunità. Ma la storia non si ferma, gli obiettivi non cambiano e c’è molto lavoro ancora da fare. Amir Taheri:
Nor should the scandal be used as a device to undermine the entire Iraq project. If Iraq is a success, in the sense of embarking on a process of democratization under a freely elected government next year, Abu Ghraib will fade away in history as a minor, though abhorrent, episode. If Iraq is allowed to slide into chaos or fall under a new despot, we will witness horrors to make Abu Ghraib look like a garden party. It is important not to lose sight of the big picture. Rumsfeld or even President Bush could be booted out. But the unique opportunity to stabilize and rebuild Iraq as a democratic state must not be wasted. Let us have all the Abu Ghraib trials we need. But let us not forget June 30, the date for the transfer of power to an interim Iraqi government, and January 2005, the date for the first free elections in that country's history.
A boicottare tutti bravi. Una vittoria del fondamentalismo ambientalista.
Una sconfitta per tutti gli altri. Monsanto has abandoned plans to introduce GM wheat on to the world market despite spending seven years and hundreds of millions of dollars developing the crop. The decision, announced yesterday, is a major fillip for the anti-GM lobby and follows pressure from US and Canadian farmers who feared the introduction of GM wheat would lead to the collapse of their billion-dollar markets in Europe and Japan.
Che bisogno c'era? Perchè Sharon ha sbagliato a sottoporre il piano di ritiro unilaterale al suo partito.
Non che sia importante. Ma - titolo dell’articolo a parte - è bene sapere che nemmeno questa storia è chiusa.
La rivolta sciita. Contro Al Sadr.
lunedì, maggio 10, 2004
Contrordine compagni. Avevamo ragione noi. Magdi Allam è musulmano («laicissimo»). Lo dice lui stesso qui e qui. Riponete manganelli e matitine rosse.
(Grazie a Edoardo).
Su la testa. Il pericolo maggiore dopo Abu Ghraib è la tentazione irrazionale – serpeggiante anche tra i sostenitori dell’azione militare - di lasciarsi tutto alle spalle come se l’Iraq fosse solo una parentesi da chiudere in fretta.
Ma la guerra al terrorismo non finisce nella prigione irachena nè le sue ragioni vengono meno per le rivelazioni sui maltrattamenti ai detenuti. Non è il momento di mollare. E’ il momento di fare meglio. L’unico vero fallimento sarebbe la rinuncia.
Abusi. Qualche problema anche per l’ONU:
Eritrea broadcast a statement on Thursday alleging a string of offences committed by Unmee, including housing criminals, paedophilia, making pornography and even using the national currency as toilet paper. An Unmee report last June quoted Eritrean women as saying Irish peacekeepers on the mission had used prostitutes as young as 15. The UN said it was shocked by the latest accusations.
Perchè? Altre testimonianze su quanto i soldati spagnoli abbiano apprezzato la decisione di Zapatero di abbandonare l’Iraq:
"It didn't really feel like that much of a homecoming for us. It felt more like a political celebration for Zapatero and those who never wanted us there in the first place," said Manuel Garcia, 31, a sergeant in a brigade that was among the entire Spanish contingent of 1,300 troops ordered home. While all of the soldiers interviewed said they were relieved to be home and out of the harrowing dangers of serving in Iraq, most of them -- even some originally opposed to the war -- also expressed regret over Zapatero's decision. They said they were forced to abandon what they felt was a useful humanitarian mission. During their time on the ground, they said, they saw a profound need for international troops to stabilize the chaos and violence of postwar Iraq. Ovviamente per la stampa spagnola sono tutti contenti.
Legittima difesa preventiva. Un motivo in più per essere grati ad Israele.
Perchè Rumsfeld non deve andarsene. William Safire sul NYT.
The United States shows the world its values by investigating and prosecuting wrongdoers high and low. It is not in our political value system to scapegoat a good man for the depraved acts of others. Nor does it make strategic sense to remove a war leader in the vain hope of appeasing critics of the war. This secretary of defense, who has the strong support of the president, is both effective and symbolic. If he were to quit under political fire, pressure would mount for America to quit under insurgent fire. Hang in there, Rummy! You have a duty to serve in our "long, hard slog."
I migliori amici dei nostri nemici. Cioè noi. Allo stand della casa editrice che pubblica i libri di Adel Smith – gentilmente messo a disposizione dall’organizzazione della Fiera del libro di Torino - spiccavano questi due titoli: «Iddio maledica l’America. Ultimatum dell’Islam all’America» e «Guai a voi scribi e farisei: il dovere di odiare Israele». Ovviamente adesso ci spiegheranno che questo incitamento al razzismo e alla violenza rientra in quello stesso concetto di libertà di espressione che fa di Al Jazeera il modello informativo di riferimento della nostra intelligentsia antiamericana. Ma nel caso qualcuno avesse conservato la capacità di indignarsi per qualcosa che non sia a stelle e strisce sappia che non è solo.
P.S. Come tutti quelli che sull’argomento l'hanno preceduto, il post di sotto non assolve gli odiosi abusi di alcuni soldati della U.S. Army. Parla agli ipocriti.
Non si sa mai.
La nascita dell’uomo nuovo. Adesso abbiamo capito. L’umiliazione e la tortura sono indecenti, inammissibili, criminali. Il mondo è unito nella condanna. Atti del genere non saranno più tollerati. Finalmente abbiamo visto tutti il volto del male. Abu Ghraib trent’anni dopo ha risvegliato le nostre coscienze. I torturatori dovranno vedersela con la sete di giustizia di opinioni pubbliche offese ed indignate. Nulla sarà più come prima. Un trionfo della civiltà sull’abisso della barbarie. Era ora.
Da oggi a Teheran, Pyongyang, Pechino, L’Avana, Rangoon, Damasco, Karthoum, Hanoi saranno terrorizzati.
Gli agenti di Rumsfeld. Disonesti e pure un po’ ignoranti. Magdi Allam è un cristiano copto. Noi abbiamo scritto che è musulmano. Un errore grossolano. Matitina rossa e manganello. Quell’altro non era tutto yemenita. Solo un po’. Manganello e matitina rossa. Lasciate perdere 1972 o il Corriere: meglio andarsi a leggere Al Jazeera. Lì non sbagliano mai. Dicono che dovete odiare uno. Ed è quello.
giovedì, maggio 06, 2004
Che Dio (o Allah) ce lo conservi. Magdi Allam è una perla rara nel panorama giornalistico di questo triste paese chiamato Italia, ancora avvolto in un conformismo culturale e ideologico che il tempo e la realtà non riescono a scalfire. Ed infatti Magdi Allam dà molto fastidio a quella sinistra michaelmooriana e incline allo squadrismo che popola – tra l’altro – anche il web. La sua colpa imperdonabile è quella di essere un musulmano che chiama i terroristi con il loro nome e che non pensa che l’America e l’Occidente siano il male. Tanto basta – non è poco di questi tempi, occorre riconoscerlo – perchè scatti il linciaggio.
Magdi Allam l’altro giorno ha intervistato un ex giornalista di Al Jazeera che ha raccontato come l’emittente araba sia diventata nel corso degli anni il megafono dei carnefici di uomini, donne, bambini, funzionari di organizzazioni umanitarie, soldati, convivenza, valori e speranze in tutto il pianeta. Un dato di fatto peraltro evidente, del quale qualsiasi persona in buona fede può rendersi conto semplicemente leggendone o ascoltandone i servizi. Non gliel'hanno perdonata. Per i michaelmooriani inclini allo squadrismo di cui sopra infatti - e non a caso - Al Jazeera è un esempio di informazione libera e non controllata dal Pentagono ed i suoi giornalisti sono il modello di professionalità da seguire mentre Magdi Allam è un disonesto al servizio dell’imperialismo occidentale di cui diffonde la propaganda. Italia, 2004. Siccome anche noi siamo pagati da Rumsfeld segnaliamo che Allam ha scritto un libro su come l’Occidente stia allevando al proprio interno i suoi principali nemici. Si riferisce agli estremisti islamici ma la lista evidentemente è più lunga. L’anticipazione del Corriere. In questo post abbiamo provato a chiamare le cose con il loro nome. Proprio come Magdi Allam. Che Dio (o Allah) ce lo conservi. P.S. Questo post è anche sul forum Noi e gli altri. Una tantum.
Contro il nuovo totalitarismo. Michael Totten è uno di quelli che - da sinistra - non ci hanno messo molto a capire la natura della minaccia terrorista.
Obviously we are at war with Al Qaeda. They declared war on us in the mid-1990s, and they proved it once and for all on September 11. The trouble with limiting the war to Al Qaeda is that they are not the root of the problem. They are only a symptom. Modern Islamic totalitarianism is an enormous movement spanning decades and continents. Like Europe's totalitarians, sometimes they work together, other times they tear each other to pieces. Al Qaeda is only the newest bad actor, as Berman recently put it in the New York Times, "a kind of foam thrown up by the larger extremist wave." It makes little sense to declare war on Al Qaeda while ignoring Al Qaeda's Islamist allies in terror like Hezbollah and Hamas. And it makes little sense to declare war against Hezbollah and Hamas while ignoring the Baathist states (Syria and Saddam Hussein's Iraq) and the Islamist states (Saudi Arabia and Iran) who provide them financial aid, material aid, military aid, and real estate. Most are networked together, sometimes loosely, other times less so. All these groups have a few things in common. They're all Islamic, they're all totalitarian, and they're all up to their eyeballs in terror. If Al Qaeda ceases utterly to exist tomorrow, and if everything else in the Muslim world is preserved exactly as it is now, would it really be time to declare victory? I do not think so. Africa, the Middle East, and South and Central Asia would continue to suffer spasms of massive violence while we in the West await the next extremist wave to crash on our shores.
Quando un bel tramonto è meglio. Alcune condivisibili osservazioni su quel colossale equivoco (eufemismo) che dà aria ai polmoni del regime di Pyongyang: la Sunshine Policy.
WMD. Un altro parere interessante sulle possibili destinazioni dell’arsenale non convenzionale di Saddam di cui – vale sempre la pena ricordarlo – nessuno metteva in dubbio l’esistenza prima della guerra.
It's embarrassing to the (press). They've staked their reputations that this stuff wasn't there. And now all of a sudden we have al Qaeda agents from Iraq showing up with Weapons of Mass Destruction.
Si costerna, s'indigna, s'impegna poi getta la spugna con gran dignità. L’ONU «deplora» la situazione umanitaria in Sudan. Capite? «Deplora». Laggiù ne saranno sollevati.
Senza pietà. Italia e Gran Bretagna a confronto sulla stabilità dei rispettivi governi.
Un eroe.
Un pagliaccio. Secondo voi a sinistra chi stanno difendendo? mercoledì, maggio 05, 2004
Tolleranza religiosa. Il governo dello stato islamico di Zamfara (Nigeria) ha ordinato la demolizione di tutte le chiese in applicazione di quella nuova interpretazione della Sharia cui accennavamo qui.
C'è posta per te. Due giorni fa una cinquantina di ex diplomatici americani - molti dei quali in servizio nell'area mediorientale - inviavano a Bush una lettera di critica per la sua politica di supporto all'unica democrazia della zona (almeno fino ad oggi): Israele. Di questa missiva piuttosto sconcertante si occupa oggi Winds of Change mentre di chi l'ha pensata parlava già nel 1992 in termini non esattamente lusinghieri Robert Kaplan.
Cosa succede in città. Sono passate solo poche settimane da quando televisioni, giornali e blog annunciavano con malcelata soddisfazione la guerra civile in Iraq. Ovviamente – anche se la situazione resta complicata – non è successo niente di tutto questo. La bomba-Fallujah sembra per il momento disinnescata ed Al-Sadr sempre più isolato almeno stando a quanto riporta oggi John Burns sul NYT.
Representatives of Iraq's most influential Shiite leaders met here on Tuesday and demanded that Moktada al-Sadr, a rebel Shiite cleric, withdraw militia units from the holy cities of Najaf and Karbala, stop turning the mosques there into weapons arsenals and return power to Iraqi police and civil defense units that operate under American control. Several Shiite leaders acknowledged that they had delayed issuing their statement until there were clear signs that public opinion among Shiites had moved strongly against Mr. Sadr. Reports in the past two weeks have spoken of a shadowy death squad calling itself the Thulfiqar Army shooting dead at least seven of Mr. Sadr's militiamen in Najaf, and several thousand people attended an anti-Sadr protest meeting outside the Imam Ali shrine in the city on Friday, according to several of the meeting's participants. In near 100-degree heat in the late afternoon, few of the Shiite speakers stirred much enthusiasm. But the strongest murmurings of the meeting came when Taqlif al-Faroun, a tribal leader from Najaf, said Shiites should give the American forces a green light to go after Mr. Sadr in the holy cities. "Najaf is not Mecca," he said. "The Americans don't want to go into the shrines. They want to get rid of criminals and thieves. So what if they enter the city?" Across the roof, dozens of men responded approvingly. "Yes, yes!", they said. Insomma: quelli che che erano già pronti a celebrare il fallimento della ricostruzione irachena dovranno aspettare a stappare le bottiglie.
Torture e ipocrisie. Ecco, ha detto tutto Umberto.
Torture e democrazie. In un atto senza precedenti Bush è comparso sugli schermi di Al Hurra (lo farà anche su Al Arabiya) per condannare gli abusi della prigione di Abu Ghraib e garantire che i responsabili saranno puniti. Date le circostanze è comprensibile ed apprezzabile che il comandante in capo delle forze armate americane si sia esposto in prima persona anche se in generale - soprattutto ai più alti livelli - è necessario mantenere il senso delle proporzioni ed evitare di comunicare un messaggio di autoflagellazione. C’è chi non aspetta altro.
Ciò che è davvero essenziale è accertare le responsabilità ed agire per scongiurare – nei limiti del possibile – il ripetersi di fatti del genere. Christopher Hitchens e Gregory Dierejian non usano mezzi termini. martedì, maggio 04, 2004
Lo stile-ONU. Il Sudan manterrà il suo seggio nella commissione per i diritti umani. Il premio per Darfur.
Combattenti siriani. Come sempre non perdete gli aggiornamenti di Belmont Club sulla situazione a Fallujah (che resta intricata):
To recapitulate, the main points are: - the enemy is probably still in the city - the enemy may consist, in part, of Syrian fighters - the USMC is probably still bottling them up otherwise how to account for the enemy containment, and is therefore present in the city, contrary to press reports - the USMC is attempting to drive a wedge, as per General Conway, between the hard core and the peripheral enemy elements
Se i palinsesti li fa Osama. Magdi Allam - che Dio ce lo conservi - intervista lo yemenita Munir Mawari, ex giornalista di Al Jazeera. Secondo lui l'involuzione in senso filo-terrorista dell'emittente araba cominciò con lo scoppio della cosiddetta seconda Intifada ed oggi
tra il 50 e il 70 per cento dei giornalisti e dei funzionari amministrativi di Al Jazira sono membri a pieno titolo o simpatizzanti di gruppi fondamentalisti islamici.
Asimmetrie morali. Lo ribadiamo: le immagini di Abu Ghraib sono ignobili. Punto. Se poi però vogliamo andare oltre e passare all’ipocrisia e all’indignazione selettiva di certe reazioni ci ritroviamo ad usare lo stesso aggettivo.
Due ottimi interventi sul tema del doppio registro: Victor Davis Hanson parla della piazza araba e Norman Geras di quella europea.
Ne bis in idem nella terra degli ayatollah. Liberopensiero segnala che il dissidente iraniano Hashem Aghajari è stato di nuovo condannato a morte da un tribunale regionale.
Sui blog italiani che hanno scoperto i diritti umani venerdì scorso questa è la tipica notizia che (come tante altre) non leggerete mai.
Lontano dagli occhi. Oggi Il Foglio si occupa del Sudan e dei suoi eccidi dimenticati.
lunedì, maggio 03, 2004
Un mondo bellissimo (ennesima puntata). E' curioso assistere oggi al giubilo dei supporters senza se e senza ma della causa palestinese di fronte alla bocciatura del piano di ritiro unilaterale dai territori proposto da Sharon. E' un classico caso in cui oltre alla loro buona fede è lecito mettere in dubbio anche la loro capacità di analisi. Ma tant'è. Loro, si sa, sono uomini di pace. Sharon no. Quindi meglio il peggio. Basta non darla vinta al piccolo e al grande Satana. Patetici.
Il JPost spiega perchè il primo ministro andrà avanti per la sua strada (e legittimamente, dal momento che il voto interno ad un partito non ha alcun valore istituzionale).
Come eravamo. L'Europa dell'Est comincia a guardare anche al suo passato antisemita, ufficialmente cancellato durante i decenni di dominazione sovietica. E lo fa soprattutto attraverso la letteratura.
L'imprevisto. Repubblica, Le Monde e El Paìs intervistano Ralf Dahrendorf sull'Unione Europea dei venticinque. Inevitabile il riferimento alle relazioni transatlantiche. Dahrendorf ha le idee chiare sia su cosa l'Europa dovrebbe essere sia su cosa non dovrebbe essere:
Il più grave pericolo è che l'Europa finisca per definirsi come un blocco contrapposto agli Stati Uniti. Sarebbe un'identità negativa, funesta. L'Europa deve capire che gli Stati Uniti sono partners, sono alleati, sono un paese fratello con il quale essa forma il mondo libero. E che senza gli Stati Uniti sarebbe di certo meno libera. Sgomento tra i tre esponenti del giornalismo progressista europeo. Ma come, un'Europa al fianco del grande Satana? Pronta la reazione sotto forma di domanda: Anche senza l'America di George Bush, che ha invaso l'Iraq sulla base di menzogne? Dahrendorf li delude ancora una volta: Il dibattito sulla guerra in Iraq negli Stati Uniti è animato quanto in Europa. Si avrebbe torto a ridurre gli Stati Uniti al loro presidente o alla loro attuale amministrazione. Ciò detto, io resto favorevole all'intervento in Iraq, per ragioni personali. Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa, e le ha utilizzate. Può darsi che non le avesse più nel 2003. Ma se, invece di chiudere gli occhi, gli alleati fossero intervenuti contro Hitler nel 1938, si sarebbe potuto evitare l'Olocausto. E' andata male. Meglio chiudere la sfortunata parentesi. Torniamo all'identità dell'Europa. La Costituzione può dargliene una? Basta che non sia la vostra. (Thanks to Erik dal cui blog questo post è tratto con qualche aggiunta).
Parallelismi. Certo che questa Arab street assomiglia parecchio a certe European streets.
Una sorta di superstizione. Così Per Ahlmark definisce il sentimento dell'opinione pubblica mondiale nei confronti delle Nazioni Unite. Complicità, inazione, corruzione, doppiezza morale: nulla sembra riuscire a scalfire l'aura di santità che circonda il Palazzo di Vetro ed il suo segretario generale. Qui c'è Annan che tenta di rispondere alle domande di Tim Russert sullo scandalo Oil-for-Food. Deprimente.
Soldati. Andrew Sullivan ricorda Pat Tillman.
The indictment of the West is that it is shamelessly materialist, soulless, obsessed with celebrity, entranced by superficiality, addicted to the spin of appearances, the cult of contemporaneity. Much of this is, of course, true. But it is only part of the truth. It is also true that another America and another West exists. An America that is now risking the lives of its youngest and brightest to protect others; an America that is spending billions to reconstruct a devastated country and is happy to do so through a barrage of hatred and resentment; an America where, beneath the glittering surface, real virtues - of sacrifice and honor and duty - actually do endure. Well it is still a distinguishing trait. And when it emerges in the least obvious of places - in the celebrity glamor of pro football - it's worth taking a moment to place it alongside the images from Abu Ghraib. Without it, the world would be a far darker place. Without it, the freedom to criticize a war would be impossible. Pat Tillman is no nobler than any of the other hundreds of dead and thousands of wounded who are the victims - along with so many of the Afghan and Iraqi people - of the horror of war. But he saw two critical things: that we are at war and that each of us has a responsibility, in different ways, to fight back. Except he also added one more thing. He wouldn't want this or any column to be written about someone like him. Which is why, every now and again, it must be. domenica, maggio 02, 2004
Ricordate Joseph Wilson? E' uno dei tanti personaggi che gli anti-Bush hanno usato in questi mesi nel tentativo di dimostrare che l'amministrazione ha mentito sulle WMD. Quello dell'uranio del Niger, per capirci. Ecco, adesso pare che Saddam l'uranio lo volesse davvero: almeno secondo quanto scrive lo stesso Wilson in un libro appena pubblicato. Sinceramente è poco interessante a questo punto sapere se l'ex ambasciatore abbia raccontato balle allora o le stia raccontando adesso: più interessante è notare come i detrattori del presidente (salvo rare eccezioni) non siano in grado di contestarne la politica senza andare a rovistare nella spazzatura.
Buona domenica. I nazisti di Hamas, della Jihad islamica e di Al Fatah hanno rivendicato l'attacco che ha ucciso una donna incinta e le sue quattro bambine nei pressi dell'insediamento ebraico di Gush Katif. Cinque coloni morti, direbbe qualcuno.
L'unico argomento di cui possono parlare. Da un'intervista a Bernard Lewis:
You mention that the reason that the Arab-Israeli conflict appears to be the central preoccupation in the Arab world is that it's the only local political grievance that people can discuss freely in the open forum. It is the licensed grievance. In countries where people are becoming increasingly angry and frustrated at all the difficulties under which they live—the poverty, unemployment, oppression—having a grievance which they can express freely is an enormous psychological advantage. Do you think that if freedom of speech were introduced in the region the popular preoccupation with Israel would fade? It would become less exclusive and less important. Obviously, like everyone else in the world, these people are most concerned with their own immediate problems. For the Palestinians, of course, the main problem is the Arab-Israel thing, but people in other countries would, I think, be more concerned with their problems at home if they were allowed to discuss them, which they are not. Dove muoiono idee e parole nascono mostri.
Le immagini di Abu Ghraib sono ignobili. Allo stesso tempo il fatto che oggi tutti le possiamo vedere e che i responsabili degli abusi saranno duramente puniti dà la misura della differenza tra una società democratica e tutto il resto. Quanto a coloro che si accorgono dell'umiliazione e della tortura solo se sono perpetrate da un ragazzo con la divisa dell'esercito americano, sapete già quel che ne pensiamo.
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A Fabio.
A Luisa. ![]() Asia e dintorni Normblog |