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giovedì, aprile 29, 2004
Non più altro da noi. Comunque la pensiate sull’Unione Europea, il primo maggio 2004 è una data storica. Per molti popoli dell’est si compie un cammino cominciato con il dissequestro del 1989. Timothy Garton Ash sul Guardian:
When I started travelling to these countries, more than 25 years ago, my contemporaries lived in a different world. They could not say what they thought, in public, or they would lose their university places or jobs. They could not travel where they wanted. They could not read what they liked. Their shop windows often resembled an empty morgue. Now the sons and daughters of the friends I made then, in Warsaw, Budapest, Prague or Ljubljana, have life chances that are not so drastically different from those of my own children. They can read and write what they like. They can travel where they like, subject only to our common tyrant, money, or the shortage of it. They can shout what they like in a public square. On this May Day, there will be no compulsory marches, with yawning youngsters holding aloft banners of Lenin, Brezhnev and local mini-Brezhnevs. Instead, some will celebrate EU accession on the streets, because they want to, while others join an anti-globalisation demo.
La verità massacrata. Un film-documentario sulle porcherie che l’informazione riuscì a produrre sul caso-Jenin è stato trasmesso per la prima volta da una televisione canadese. Chissà se lo vedremo mai in Europa.
Riformisti. Una versione più radicale della Sharia è stata introdotta nel nord della Nigeria.
Fallujah. Chi di voi segue i blog americani forse se ne sarà già accorto ma la lettura quotidiana di Belmont Club è fondamentale per capire cosa sta succedendo nella città sunnita.
Tra Al Kubaisi e Pasquinelli. Questa vicenda si sta facendo sempre più caricaturale.
P.S. Jimmomo pensa che se la siano «studiata bene».
Scusate l'insistenza. Ma il pensiero della nube su Amman proprio non se ne vuole andare. Oggi ci torna il WSJ in un editoriale:
Jordanian authorities say that the death toll from a bomb and poison-gas attack they foiled this month could have reached 80,000. We guess the fact that most major media are barely covering this story means WMD isn't news anymore until there's a body count. Che il silenzio-stampa abbia qualcosa a che vedere con questo? Perhaps the problem here is that covering this story might mean acknowledging that Tony Blair and George W. Bush have been exactly right to warn of the confluence of terrorism and weapons of mass destruction.
Le ultime dal Paradiso/2. Secondo l'agenzia di stampa ufficiale nordcoreana molte persone sarebbero morte nel tentativo di portare in salvo ritratti di Kim Il Sung e di Kim Jong Il dopo l'incidente ferroviario di Ryongchon.
Il comunicato aggiunge - orgogliosamente - che l'operazione-salvataggio avrebbe avuto priorità anche sulla ricerca dei famigliari intrappolati nelle case in fiamme. Sono cose che si fa fatica anche a commentare.
Le ultime dal Paradiso. La Corea del Nord ha accusato l'Australia di violare i diritti umani.
mercoledì, aprile 28, 2004
L’Europa bugiarda e complice. Partendo da questo magnifico articolo di Bruna Ingrao sulla cecità dell’Europa di fronte alla minaccia totalitaria dell’integralismo islamico suggeriamo la lettura completa del numero di liberal attualmente in rete (ed in edicola). Un’oasi di lucidità.
Come europei, non abbiamo guardato in faccia - per ciò che è - il nemico, che ci scaglia contro l’utopia violenta della rigenerazione islamica. Abbiamo abbassato gli occhi; li abbiamo girati altrove per timore che lo sguardo diritto potesse renderci troppo visibili, o per complicità, nascondendoci dietro le bugie del non detto e dell’edulcorato. Il momento è troppo drammatico perché si possa continuare a volgere la testa. Il progetto del totalitarismo teocratico, predicato dalla galassia di al Quaeda e dei movimenti del terrore, è oggi il nemico frontale delle democraze liberali occidentali. Nemico e non avversario. Il terrorismo islamista non è avversario politico: è nemico irriducibile della nostra civilizzazione, di tutte le conquiste che abbiamo faticosamente raggiunto e consolidato, a prezzo di sangue, attraversando gli orrori dei totalitarismi nel Novecento, per uscirne alla luce nella convivenza civile, con democrazie imperfette, che non sanano le ingiustizie del mondo (né potrebbero farlo), ma ci hanno dato libertà di parola, di movimento, di scelte esistenziali e sicurezza di vita, crescita di benessere. Una ricchezza immensa di libertà, a fronte dei campi di sterminio e dei gulag; una straordinaria potenzialità di crescita umana, a fronte dei regimi totalitari dai quali l’Europa si è liberata solo a prezzo di durissime battaglie e grazie all’aiuto determinante della democrazia americana. Dopo proclami sanguinari e migliaia di morti in atti di terrore firmati da cellule islamiste, dovrebbe essere chiaro che i movimenti islamisti radicali, che teorizzano e praticano il terrorismo (al Quaeda e non solo), sono oggi la più grave minaccia per la civilizzazione liberale e per le speranze di pace o relativa stabilità nell’ordine internazionale. La presa di coscienza non è avvenuta nell’opinione pubblica europea, né è limpida per buona parte delle classi dirigenti, degli intellettuali, delle élites colte in Europa. Se la minaccia fosse stata compresa in tutta la sua gravità avremmo udito e letto discorsi pungenti, le parole che richiamano ai valori fondamentali della nostra cittadinanza politica, al di là degli schieramenti. Con lodevolissime eccezioni, poche voci fuori dal coro, il silenzio è stato per lo più assordante e la cultura europea ne è stata, in larga misura, complice.
La nostra ONU quotidiana/2. Dunque, tenetevi forte. Oggi Zapatero si è riunito con Schroeder e al termine dell'incontro ha dichiarato che lavorerà con Francia e Germania per una risoluzione ONU (che fino a ieri considerava impossibile) «che acceleri il passaggio della sovranità agli iracheni» (fantastico, nessuno ci aveva ancora pensato).
Tutto questo è uno scherzo, non può essere vero.
La nostra ONU quotidiana. Claudia Rosett non molla la presa: l'Oil-for-food non è stato solo una truffa colossale ma in definitiva una vera e propria minaccia alla sicurezza. Ecco perchè.
Annan non è d'accordo. Questo è un blog informatissimo su tutta la vicenda. P.S. Qui in Spagna lo scandalo ufficialmente non esiste. Nessuno ne ha parlato. Mai. Attendiamo smentite.
Per favore, no. L'ONU in Iraq vista da Mohammed.
Un esordio imbarazzante. Mentre Zapatero è in tournée a Berlino (domani a Parigi) per riportare la Spagna dentro l'asse dei buoni e giusti il progressista International Herald Tribune dedica alle sue prime mosse da presidente un pezzo a dir poco devastante. E siamo solo all'inizio.
Il volto del nemico. Ovvero: finchè non vedremo una nube tossica avvelenare le nostre città continueremo a coltivare illusioni? Non siamo i soli a pensare che il tentato massacro di Amman sia stato decisamente sottovalutato.
martedì, aprile 27, 2004
No WMD? Think again. Mettiamola così: uno in fila all'altro i dati contenuti in questo articolo di Kenneth Timmerman dipingono un quadro un po' diverso da quello che normalmente viene venduto all'opinione pubblica. Per la cornice leggete qui. Questa storia è tutt'altro che chiusa.
Il grottesco in agguato. L'editoriale che il Riformista manderà in edicola domani esplicita il pensiero espresso qui sotto. (Grazie a Random Bits).
Quasi distruzione di massa. Per quale strano motivo a notizie come queste non viene data importanza sui mezzi di comunicazione?
Jordanian authorities said Monday they have broken up an alleged al Qaeda plot that would have unleashed a deadly cloud of chemicals in the heart of Jordan's capital, Amman. The plot would have been more deadly than anything al Qaeda has done before, including the September 11 attacks, according to the Jordanian government.
Verrà un 9 aprile anche per loro. La persecuzione dei curdi ad opera del governo siriano è una delle tante atrocità perpetrate dai regimi mediorientali nel generale silenzio della comunità internazionale (esiste?) e dei media (quelli esistono ma sono impegnati a gettare fango sull'Iraq liberato). Le parole di un quattordicenne torturato dagli aguzzini di Assad ci ricordano che a Damasco c’è ancora un partito Baath al potere.
Gheddafi tra noi. Al di là di tutte le considerazioni del caso preferiremmo sempre vedere i dittatori uscire da una buca.
Liberare la Palestina. Dai loschi figuri che la governano. Il solito grande Mark Steyn spiega a Erekat che se Bush sta facendo il suo lavoro è solo perchè lui non l’ha mai fatto.
Mr Erekat’s real job is to look good in a suit and go on television and sound reasonable when, as on September 11, the excitable chaps in Ramallah are dancing in the street and singing the Arabic version of Happy Days Are Here Again. And he is, of course, "democratically elected", being presently in the ninth year of a five-year term. So Yasser keeps him around to do the CNN-BBC interviews when Hanan Ashrawi is washing her hair and they need someone to do the autopilot drone of "root causes", "desperation", "cycle of violence". What a strange world the Middle East is. For 10 years, in northern Iraq, the Kurds have run a pleasant, civilised, pluralist, democratic de facto state, but external realities require them to be denied one de jure. For the same period, in the West Bank and Gaza the Palestinian Authority’s thugs, incompetents and bespoke apologists have been lavished with EU aid and transformed their land into an ugly, bankrupt Arafatist squat. But external realities require the world to defer to the "Chairman" as a de jure head of state, lacking merely a state to head.
Forse l’Europa sta finendo. Parere non proprio ottimista di Michael Meyer su Newsweek.
lunedì, aprile 26, 2004
Jihad ed Europa. Il campo di battaglia.
The call to jihad is rising in the streets of Europe, and is being answered, counterterrorism officials say. In this former industrial town north of London, a small group of young Britons whose parents emigrated from Pakistan after World War II have turned against their families' new home. They say they would like to see Prime Minister Tony Blair dead or deposed and an Islamic flag hanging outside No. 10 Downing Street. They swear allegiance to Osama bin Laden and his goal of toppling Western democracies to establish an Islamic superstate under Shariah law, like Afghanistan under the Taliban. They call the Sept. 11 hijackers the "Magnificent 19" and regard the Madrid train bombings as a clever way to drive a wedge into Europe. Sono le parole con cui si apre un articolo pubblicato da quel noto covo di neoconservatori che risponde al nome di New York Times e dedicato alla penetrazione e alla predicazione degli integralisti islamici nel nostro continente. The authorities say that laws to protect religious expression and civil liberties have the result of limiting what they can do to stop hateful speech. In the case of foreigners, they say they are often left to seek deportation, a lengthy and uncertain process subject to legal appeals, when the suspect can keep inciting attacks. Che la situazione sia piuttosto seria lo riconoscono ormai tutti (oltreoceano) Justice systems clash, policing styles diverge, and open borders allow terrorists far more mobility than their pursuers. For years, the Al Qaeda terrorist network has taken full advantage of these factors — and Europe's democratic, tolerant environment — using the continent as a base for recruitment, logistics and plotting attacks elsewhere. La cronica incapacità europea di elaborare e coordinare una risposta comune contribuisce a rendere ancora più preoccupante lo scenario "Everyone's scrambling," said a U.S. law enforcement official who works with European police. "They might share a little bit more. But everyone holds tight. They don't have a coordinated system. Bilaterally, they probably do all right. But multilaterally, forget it." Although the European Union has responded to the Madrid bombings by appointing a "czar" to coordinate counter-terrorism efforts, veteran law enforcement officials see the move as essentially symbolic. After the Sept. 11 attacks, European leaders announced with great fanfare that Europol, the EU's fledgling police force, would spearhead the fight against terrorism. But today, Europol remains on the sidelines, officials said. The imminence of the danger drives the current spirit of cooperation and will, it is hoped, reduce rifts among countries and security forces, officials said. But complacency and inertia remain threats as well. "I just hope the impetus doesn't fade away after three months," Garzon said. "We need to confront this challenge in a global manner and without hesitating. The concern exists at the level of intelligence services, police and judges. But we need commitment at the political level as well. And let's not forget too soon." C’è una guerra in corso e non lo sappiamo.
Il suicidio dell’Islam. Per chi non l’avesse ancora capito combattere il terrorismo significa anche cercare di impedire che molti musulmani vengano uccisi da altri musulmani.
Qualche dubbio in effetti l’avevamo. Pensavate che il riferimento alla distruzione di Israele fosse stato eliminato dalla carta dell’OLP? Sbagliavate. A scanso di equivoci lo ha chiarito in un’intervista ad un quotidiano giordano il ministro degli esteri di Arafat con delega agli affari iracheni.
Miti da sfatare. Contro l’abitudine a non pensare. By VDH.
Il Brahimi-pensiero. L'uomo dell'ONU in Iraq ha esordito alla grande: è tutta colpa di Israele, ha sostanzialmente detto. Putroppo ogni giorno che passa ci rafforza nell'opinione che lasciare in mano alle Nazioni Unite la gestione politica della transizione irachena (o una sua parte rilevante) sia il più grosso errore commesso fino ad ora da chi ha liberato il paese dalla dittatura. Qui l'opinione di William Safire. E quella di Mark Steyn.
Ormai siamo alla farsa. I terroristi che hanno sequestrato gli italiani hanno chiesto al Bel Paese «una grande manifestazione contro la guerra». Un'altra.
P.S. Capiamo la disperazione delle famiglie ma forse certe dichiarazioni sarebbe il caso di non farle. O almeno di non pubblicarle. P.P.S. L'effetto-Spagna sta dilagando.
Il nostro contributo. C’è una raccolta fondi promossa da alcuni bloggers americani per aiutare la ricostruzione dell’Iraq attraverso Spirit of America. Qui per saperne di più. Altre iniziative utili. Fatele conoscere.
Chi scappa e chi rimedia. Spagnoli a casa, britannici al fronte. More solito.
Up to 2,000 extra British troops could be sent to Iraq to fill the gaps left by Spain's departing soldiers, it was reported today.
L’investigazione più pazza del mondo. In Al-Andalus si continua ad entrare e ad uscire dal carcere con una facilità impressionante e non è semplice rintracciare una logica negli sviluppi dell'indagine. Ma ormai a chi interessa? In fondo è già passato un mese e mezzo, no? In fondo i capetti terroristi sono tutti morti, no? In fondo i politici bugiardi della guerra in Iraq sono stati mandati a casa, no? In fondo le truppe stanno tornando, no? Todo bien allora, no? Que Viva España.
sabato, aprile 24, 2004
Si apprezzano gli aiuti umanitari. Il comunicato ufficiale dell'agenzia di stampa nordcoreana sul disastro di Ryongchon.
Il mondo capovolto. David Brooks analizza le conclusioni degli esperti a proposito della strage di Columbine e ne trae spunto per riflettere ancora una volta su una delle più pericolose tendenze del nostro tempo: attribuire ai carnefici il ruolo di vittime.
Now, in 2004, we have more experience with suicidal murderers. Yet it is striking how resilient this perpetrator-as-victim narrative remains. We still sometimes assume that the people who flew planes into buildings — and those who blew up synagogues in Turkey, trains in Spain, discos in Tel Aviv and schoolchildren this week in Basra — are driven by feelings of weakness, resentment and inferiority. We cling to the egotistical notion that it is our economic and political dominance that drives terrorists insane. But it could be that whatever causes they support or ideologies they subscribe to, the one thing that the killers have in common is a feeling of immense superiority. It could be that they want to exterminate us because they regard us as spiritually deformed and unfit to live, at least in their world. After all, it is hard to pull up to a curb, look a group of people in the eye and know that in a few seconds you will shred them to pieces unless you regard other people's deaths as trivialities.
Lo spirito di una nazione. Quando quasi due anni fa Pat Tillman decise di lasciare tutto e partire per l'Afghanistan, Peggy Noonan dedicò a lui e a quelli come lui uno splendido articolo che oggi il WSJ ripropone.
On Monday morning, Pat Tillman "came in like everyone else, on a bus from a processing station," according to a public information officer at Fort Benning, Ga., and received the outward signs of the leveling anonymity of the armed forces: a bad haircut, a good uniform and physical testing to see if he is up to the rigors of being a soldier. Soon he begins basic training. And whatever else happened this week--Wall Street news, speeches on the economy--nothing seems bigger, more important and more suggestive of change than what Pat Tillman did. That is a bigger and better story than usually makes the front page. Markets rise and fall, politicians come and go, but that we still make Tillmans is headline news. Thank you, Pat. giovedì, aprile 22, 2004
Fra dieci anni tutti a Karthoum a sussurrare «Mai più»? Le atrocità del governo fondamentalista sudanese e delle sue milizie paramilitari continuano nonostante i tentativi diplomatici. Paul Marshall spiega perchè salvare il Sudan è un imperativo morale e strategico allo stesso tempo.
Habeas corpus, POW e combattenti illegali.
Considerazioni sullo status giuridico dei detenuti di Guantanamo con riferimento alla giurisdizione competente (uno, due, tre e quattro) e al territorio (cinque e sei). Se vi interessa il diritto anglosassone questo è il blog che fa per voi.
Strano, se ne fregano. Pare che all’Iran dell’accordo sul nucleare con Parigi, Berlino e Londra importi pochino. Ma la notizia è che Chirac ha fatto la voce grossa. Va be’... più o meno.
Il mondo visto da Madrid. Oggi Rolli riporta le tristi dichiarazioni sul terrorismo in Iraq rilasciate dal ministro degli esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos, degno esponente di un governo di farsanti. Per avere un’idea più completa del personaggio vale la pena tradurre qualche passo di un articolo scritto dallo stesso Moratinos il 24 marzo scorso dal titolo «Iraq, la crisi di una guerra fallita»:
Un anno fa si iniziò una guerra illegale e immorale. Una guerra impostata dai suoi promotori come un conflitto fra il bene e il male. Una guerra il cui fondamento e la cui giustificazione furono una sequela di menzogne e un cumulo di spropositi. Si dice che in ogni guerra la prima vittima sia la verità. In questo caso la verità fu massacrata perfino prima di quel venti marzo in cui si iniziarono le operazioni militari al suono della grancassa. Basandosi su uno stravagante e debole disegno strategico, la macchina da guerra degli Stati Uniti e dei suoi accoliti entrò nel vespaio iracheno come un elefante in una cristalleria. Alla supposta conclusione della guerra è seguita una catastrofica gestione del dopoguerra che si sta rivelando come un fallimento diplomatico e militare di proporzioni storiche. In Europa le conseguenze sono state ugualmente devastanti. L’intollerabile accodarsi di alcuni, guidati da José Maria Aznar, ha prodotto gravissime tensioni in seno all’Unione. A partire dalla responsabilità e dalla legalità internazionale tutti dobbiamo dare il nostro contributo per porre rimedio a un così grande sproposito. Chissà se ieri a Washington ha spiegato in questi termini ai responsabili della «macchina da guerra» la nuova politica estera della Spagna della pace celeste.
ONU in Iraq. Un problema in più. Preoccupato editoriale del Telegraph che si può riassumere così: perchè commettiamo sempre lo stesso errore?
There are enough problems attendant on the birth of democracy in Iraq without burdening the country with an organisation that proved so inadequate in confronting the previous dictatorship, whether over oil for food or defiance of Security Council resolutions.
E scudo umano fu. Dopo anni di silenzio sull'utilizzo di civili come scudi umani da parte dei palestinesi, le organizzazioni umanitarie e le agenzie di stampa hanno finalmente trovato la forza di indignarsi per questa pratica barbara. Il fatto che il risveglio avvenga quando sotto accusa è Israele è ovviamente del tutto casuale. L'articolo della Reuters è pieno di gemme stilistiche tipiche di un giornalismo che purtroppo abbiamo imparato a conoscere.
In Corea del Nord c'è stato un incidente pazzesco.
Due treni si sono scontrati alla stazione di Ryongchon e sono esplosi. Forse tremila tra morti e feriti. La fonte è la televisione sudcoreana. Nessuna notizia dal regime di Pyongyang. Su quella linea poche ore prima era passato il treno di Kim Jong Il di ritorno dal suo viaggio segreto in Cina. mercoledì, aprile 21, 2004
Soldati/2. Non tutti gli spagnoli sono uguali.
But ordinary soldiers said the overwhelming majority of their comrades opposed Prime Minister Jose Luis Rodriguez Zapatero's sudden decision to bring home the 1,432-strong contingent based here and in the nearby Shiite Muslim holy city of Najaf. Some soldiers felt they were leaving with a lot of work still to be done in helping Iraqis rebuild their country. The Spanish contingent was involved in many community development projects in Diwaniyah funded by the government. Gracias.
Soldati. La lettera di William Marchese alla sua famiglia.
E a tutti noi. Thank you.
L’ONU in Iraq: purtroppo l’abbiamo già vista. Anche alti funzionari delle Nazioni Unite avrebbero intascato tangenti dal regime di Saddam, secondo quanto riporta la catena ABC (via AS). Stanno quindi emergendo le prime pesanti responsabilità personali che si sommano al quadro generale di collusione e frode collettiva che si va delineando da qualche tempo a questa parte. Claudia Rosett pensa che prima di pretendere la supervisione della ricostruzione irachena l’ONU dovrebbe fare chiarezza su quanto accaduto e suggerisce una sorta di finanziamento della memoria a titolo di risarcimento nei confronti della popolazione: destinare parte dei fondi accumulati nel corso del famigerato programma Oil-for-food al progetto di Kanan Makiya.
Sono in molti ad avere paura della democrazia in Iraq. Noi abbiamo paura dell’ONU.
Effetto Jenin. Robert Alt torna su un problema enorme le cui conseguenze sono state troppo a lungo sottovalutate: l’influenza che la propaganda pro-terrorista di Al Jazeera e Al Arabia sta esercitando sulla popolazione irachena e non solo. Riconoscere e neutralizzare l’apologia del terrore è un passo essenziale per la salvaguardia di quella libertà di giudizio e di espressione senza la quale nessuna rinascita civile è possibile. Continuare a confondere il concetto di pluralismo con i suoi principali nemici è invece la via più sicura per farne scempio.
Parlar chiaro. Anne Applebaum si chiede a che gioco stia giocando Colin Powell. E si dà anche la risposta.
Sulla vicenda degli ostaggi giapponesi. Gli sviluppi sono assai meno scontati di quel che si potrebbe pensare.
Heroes del silencio. Ci è stato chiesto quale sia la reazione della società e della politica spagnola alla pubblicazione del reportage del Mundo. E’ facile: nessuna. Qui sono troppo impegnati ad applaudire le mosse dello statista che hanno mandato alla Moncloa per perdersi in dettagli. Oggi ne parla Gian Antonio Orighi sul Foglio.
La Spagna fa scuola/2. Scappa anche la Repubblica Dominicana. I nazisti islamici celebrano.
martedì, aprile 20, 2004
Il summit invisibile. Kim Jong Il è a Pechino ma nessuno lo sa.
Di fronte alla realtà. Secondo la logica malata dei capi terroristi ogni sconfitta è sempre una vittoria. Ma i palestinesi sono ogni giorno più delusi e cominciano a realizzare che il terrore è un'arma che sta distruggendo anche le loro vite. L'articolo di Daniel Pipes evidenzia la profondità del malessere. Il piano Sharon è per loro un'opportunità forse irripetibile: quella dirigenza che li ha trascinati nell'abisso sembra alle corde - deve ammetterlo perfino Libération in uno dei suoi peraltro consueti articoli antiisraeliani.
In fondo era sottile, ragionevole e amava i bambini. Dopo quello su Yassin si sentiva la mancanza del necrologio del Guardian dedicato a Rantisi.
Il nuovo segretissimo leader di Hamas. Si chiama Mahmoud Zahar ed era il medico di Yassin.
L'intervista che non ti aspetti. Non che la situazione del giornalista che fa le domande e del terrorista che risponde ci appassioni particolarmente ma questa di Tim Sebastian (BBC) a Khaled Meshaal (Hamas) è da antologia.
La Spagna fa scuola. Scappa anche l'Honduras.
lunedì, aprile 19, 2004
Alleati. L'Australia lo è.
Spain's decision to withdraw its troops from Iraq as soon as possible would encourage insurgents, but reinforced Australia's decision to remain, Prime Minister John Howard has said. Foreign Minister Alexander Downer called Spanish ambassador Jose Baranano to protest about yesterday's announcement by Prime Minister Jose Luis Rodriguez Zapatero that his 1400 troops would return. The timing of the pull-out was very bad, Mr Downer said. "I told the Spanish ambassador that I was very disappointed about their decision," he said. Mr Howard said the decision "will encourage the insurgency", but said it would "not alter the Australian Government's position one iota".
I buchi neri dell’11-14 marzo. Finalmente dopo 40 giorni dall’attentato c’è chi si è preso la briga di rompere il muro di silenzio che circonda le settantadue ore che cambiarono la storia della Spagna e non solo. El Mundo ha pubblicato un’inchiesta di quelle che si vedono raramente da queste parti. Questo è quel che ne emerge:
- nei giorni precedenti le elezioni si stava preparando una operazione contro la cupola della banda terrorista ETA che avrebbe inferto un colpo probabilmente decisivo all’organizzazione; - le forze di sicurezza avevano avvisato il governo che ETA aveva in progetto un attentato di grandi dimensioni che prevedeva l’utilizzazione di borse, zaini esplosivi e telefoni cellulari; - la mattina dell’11 marzo avviene la strage con le modalità che conosciamo: il collegamento ad un’azione etarra è immediato; - un membro dei Corpi di Sicurezza dello Stato fa una chiamata telefonica dal luogo dei fatti dicendo che si sono trovate tracce di Titadine, la dinamite utilizzata abitualmente da ETA: da quel momento Titadine è la parola d’ordine che si diffonde in ogni sede politica ed in ogni centro investigativo della nazione. Nessun esperto potrebbe confondere Titadine con Goma 2 (l’esplosivo effettivamente utilizzato): l’informazione errata non poteva che essere intenzionale; - sia il governo di Madrid sia l’esecutivo basco – sulla base degli elementi fino a quel momento emersi - attribuiscono la responsabilità dell’attentato ad ETA. Solo Arnaldo Otegi, leader dell’illegalizzata Batasuna (braccio politico di ETA) dichiara l’estraneità dell’organizzazione ma mente sapendo di mentire perchè in una telefonata intercettata poche ore prima dalle forze di sicurezza è così spaventato dal possibile coinvolgimento dei terroristi baschi da lasciarsi scappare un «devo andarmene al più presto»; - sono le 3 del pomeriggio dell’11 marzo: tutto il paese indica ETA come responsabile ed il ministro dell’Interno Acebes va in conferenza stampa per confermare che in base alle informazioni ricevute questa è la linea di investigazione ufficiale; - nel frattempo un gruppo di comandi di polizia e di agenti del CNI (l’intelligence spagnola) vicini al PSOE stanno già lavorando da alcune ore ai margini per raccogliere gli elementi che potrebbero rivelarsi politicamente utili contro il governo ed informano direttamente i dirigenti socialisti degli sviluppi della loro indagine: la Guardia Civil viene isolata e le informazioni giungono alla centrale del CNI filtrate; - il PSOE – al contrario del governo – dispone di fonti e notizie privilegiate che si guarda bene dal condividere con l’esecutivo che intanto rimane fermo sulla pista ETA; - perfino l’esistenza del famoso furgoncino bianco usato dai terroristi islamici era conosciuta dai socialisti la mattina stessa dell’attentato quando ancora nemmeno al CNI ne avevano informazione; - prima dell’analisi dell’interno del furgone passano diverse ore: la giustificazione ufficiale è che la polizia non dispone di tecnici di disattivazione dell’esplosivo (TEDAX) tutti impegnati in quel momento sul luogo dell’attentato. La Guardia Civil offre collaborazione ma si sente opporre un secco rifiuto; - la polizia dà la notizia che sul furgone è stato ritrovato dell’esplosivo ma in realtà la scoperta avviene soltanto quando lo esamina la polizia scientifica in terza istanza: i due esami precedenti avevano dato risultato negativo; - contemporaneamente appare la cassetta audio con versi del Corano che è la chiave di volta dell’intera vicenda: è insieme a nastri di Placido Domingo e contiene versi di iniziazione al libro sacro dei musulmani, particolare piuttosto singolare se si pensa che quel furgoncino sarebbe stato usato da integralisti islamici; - alle 7 di sera Acebes informa il paese dei nuovi sviluppi. Il ministro si basa sulle informazioni del mattino che portavano ad ETA e su quelle del pomeriggio che indicavano una pista islamica: coerentemente e prudentemente dichiara che la linea di investigazione principale è ancora quella interna ma che allo stesso tempo prende corpo anche l’ipotesi del terrorismo islamico; - sul luogo dei fatti vengono ritrovate tre borse inesplose nella giornata di giovedì e una quarta nelle prime ore del mattino del venerdì: tutte vengono fatte brillare dai TEDAX; - alle 2,40 del mattino i TEDAX ispezionano al commissariato di Vallecas una borsa contenente dinamite del tipo Goma 2, un detonatore, chiodi e viti, un cellulare con batteria e tessera: non è dato sapere dove la borsa sia stata tra le 7,20 del mattino del giovedì e le 2,40 del mattino seguente né se fosse effettivamente relazionata con l’attentato; - i TEDAX questa volta non la distruggono limitandosi a disattivarla e le sue foto sono pubblicate dal network ABC e così diffuse in tutto il mondo; - la provenienza della tessera – di fabbricazione francese - non solo non esclude ma rafforza, in quel momento, la pista etarra. Inoltre gli esperti di terrorismo notano che le modalità della rivendicazione del gruppo islamico Abu Hafs Al Masri e il furto del furgoncino non sono tipiche di Al Qaeda: nel pomeriggio del venerdì l’ipotesi ETA è ancora saldamente in piedi ma è proprio attraverso la tessera di cui sopra che la polizia – verso la mezzanotte - arriva rapidamente al primo sospettato della vicenda, il marocchino Jamal Zougam: l’operazione programmata da tempo per decapitare i vertici di ETA viene sospesa; - la macchina di propaganda antigovernativa si mette in moto: «il Governo mente» è la parola d’ordine che si diffonde dalle segreterie politiche della sinistra attraverso radio e televisioni compiacenti e complici; - l’offerta di collaborazione nelle indagini di USA e Israele viene rifiutata dalla polizia spagnola. Israele in particolare aveva avvertito più volte nei mesi precedenti l’intelligence di Madrid della possibilità di un grave attentato nella capitale senza ricevere risposta; - nonostante nessuno sia in grado di affermarlo con certezza si diffondono le voci della presenza di kamikaze sui treni della morte: Zapatero stesso riprende la falsa notizia, il governo tace e quindi – nell’opinione comune – nasconde la verità; - giorni dopo gli esperti israeliani si dichiareranno sorpresi della velocità con la quale CNI e apparati di sicurezza siano stati in grado di procedere alle identificazioni e alle detenzioni degli autori dell’attentato e soprattutto noteranno come mai prima nella storia del terrorismo islamico istigatori, organizzatori, fornitori del materiale ed esecutori materiali avessero fatto parte dello stesso gruppo: la polizia spagnola è così rapida e la sua azione così decisiva che la pista islamica non solo viene confermata in poche ore ma viene sgominata in pochi giorni; - altri punti oscuri per farla breve: un ex minatore spagnolo, con disturbi mentali, avrebbe fornito materialmente la dinamite agli attentatori in due cartucce: nella foto distribuita ai canali internazionali si vede solo la massa gelatinosa di Goma 2 e nessuna cartuccia; un pezzo di cellulare appartenente a Zougam e ritrovato nella sua abitazione è immediatamente messo in relazione con il telefono contenuto nella famosa borsa di Vallecas: ma la marca riferita dalla polizia non corrisponde a quella delle immagini della ABC; sia Zougam sia «il tunisino» (il presunto cervello degli attentati) sono sorvegliati da tempo dalla polizia e lo sanno: nonostante questo il primo dopo la strage non cerca di scappare e aspetta l’arrivo degli agenti tranquillamente a casa, il secondo se ne va senza pagare l’affitto pochi giorni prima dell’11 marzo guadagnandosi una denuncia del proprietario dell’appartamento; prima dell’irruzione del sabato a Leganés le foto di chi ci abita sono distribuite ai mezzi di comunicazione e mostrate in tutto il quartiere: i terroristi non si accorgono di niente. Ognuno tragga da questo lungo articolo le conclusioni che ritiene opportune. Le nostre sono queste: il terrorismo islamico ha colpito la Spagna l’11 marzo 2004: che gli uomini arrestati o uccisi costituissero effettivamente il nucleo centrale dell'operazione è altro discorso; il governo è stato vittima e non autore di una gigantesca opera di disinformazione e manipolazione attuata dall’opposizione politica in collaborazione con settori della polizia e dell’intelligence e con la essenziale partecipazione di gran parte dei mezzi di comunicazione; in questo paese fin dalle prime ore del giovedì erano in tanti ad avere una gran voglia di attribuire al terrorismo islamico la responsabilità del massacro e non precisamente perchè avessero raccolto gli elementi sufficienti a dissipare ogni dubbio. Chiunque abbia vissuto qui quelle ore convulse senza essere assordato dalle sirene della propaganda e della strumentalizzazione non ha bisogno di troppe conferme: ma quel che il pezzo di Fernando Mugica aggiunge sono alcuni tasselli nascosti che aiutano a completare il quadro. Non sappiamo se sia questa l’unica verità su quei giorni: di sicuro è una spiegazione coerente con quel che abbiamo visto con i nostri occhi e sentito con le nostre orecchie.
Le ultime da Al-Andalus. Qualcuno è entrato nel cimitero dove era sepolto l’agente del GEO morto durante l’operazione antiterrorista di Leganés, ha aperto la tomba, ha trascinato il corpo per centinaia di metri e poi lo ha bruciato dopo avergli conficcato un chiodo nella testa e una vanga nel petto.
No, non è un bel clima quello che si sta vivendo qui. domenica, aprile 18, 2004
E Zapatero è un uomo d'onore/2. L’annuncio del ritiro immediato è stato il primo atto ufficiale del neo-presidente del governo. Quella della sbandierata necessità del coinvolgimento dell'ONU era ovviamente soltanto una balla, come chiunque conosca un po’ Zapatero ed il suo partito sapeva fin dall’inizio. Il nuovo esecutivo spagnolo agirà sempre in base a motivazioni puramente ideologiche. Il discorso di investitura è stato in questo senso una dimostrazione esemplare. La Spagna da oggi si chiama definitivamente fuori dalla lotta contro il terrorismo islamico. I prossimi saranno anni di appelli alle Nazioni Unite, vertici franco-ispano-tedeschi, europeismo di maniera, antiamericanismo. E naturalmente attentati. Il «governo del dialogo» come Zapatero ama definire la sua creatura ha cominciato il suo giro di consultazioni da Osama Bin Laden. La nuova Spagna tra farsa e tragedia. Che Dio ce la mandi buona.
E Zapatero è un uomo d’onore. A quanto pare in Spagna non bisognerà aspettare il 30 giugno per celebrare el día de la verguenza.
WMD. Un'altra storia interessante e preoccupante sulle possibili destinazioni delle armi di distruzione di massa del regime di Saddam. Quelle che non esistono.
«Non lasceremo un solo ebreo in Palestina». Il Rantisi-pensiero in poche frasi. Ce n'è per tutti: dalle madri degli ebrei allo Shuttle. Dedicato a quelli che «il nazista è Sharon».
Parola di nazisti. Hamas, il movimento che vuole distruggere Israele, ha dichiarato che la morte di Rantisi vale la vita di cento ebrei. Si vede che Rantisi era già stato ucciso molte altre volte negli ultimi anni.
Gli indignati speciali. Quale altra reazione poteva arrivare dall'Unione Europea e da Kofi all'uccisione del capo terrorista Abdel Aziz Rantisi? Nessun'altra, appunto.
sabato, aprile 17, 2004
Sulla morte di Fabrizio Quattrocchi. Le riflessioni di Umberto, Roberto, Rolli e Gianni Riotta. Abbiamo poco da aggiungere se non che sono l'antidoto al veleno dei
facinorosi dei bassifondi di Internet L'espressione è di Riotta ma è come se fosse nostra. venerdì, aprile 16, 2004
Non ci sono più scuse. Partendo da questo discorso del giugno 2002 non dovrebbe risultare troppo difficile capire quello che è successo ieri nell’incontro tra Bush e Sharon.
My vision is two states, living side by side in peace and security. There is simply no way to achieve that peace until all parties fight terror. Yet, at this critical moment, if all parties will break with the past and set out on a new path, we can overcome the darkness with the light of hope. Peace requires a new and different Palestinian leadership, so that a Palestinian state can be born. I call on the Palestinian people to elect new leaders, leaders not compromised by terror. I call upon them to build a practicing democracy, based on tolerance and liberty. If the Palestinian people actively pursue these goals, America and the world will actively support their efforts. If the Palestinian people meet these goals, they will be able to reach agreement with Israel and Egypt and Jordan on security and other arrangements for independence. And when the Palestinian people have new leaders, new institutions and new security arrangements with their neighbors, the United States of America will support the creation of a Palestinian state whose borders and certain aspects of its sovereignty will be provisional until resolved as part of a final settlement in the Middle East. Due condizioni avrebbero reso possibile una soluzione negoziata tra le parti: la fine del terrorismo palestinese ed il cambio politico all’interno dell’ANP. In due anni nessuna di queste si è realizzata. L’ANP ha scelto ancora una volta la via delle stragi di israeliani, Arafat è rimasto arroccato al suo potere dittatoriale, nessun reale segno di cambiamento è intervenuto. L’amministrazione Bush ne ha preso atto ed ha agito di conseguenza: «Intendo esattamente quel che dico», ricordate? Anche quello era un discorso sulla democrazia in medioriente: il principio ispiratore dell’attuale politica estera americana. A Ramallah avranno pensato: li freghiamo anche stavolta. La realtà è che ieri il premier dell’unica democrazia mediorientale era a Washington mentre il boss dell’autocrazia palestinese era nel proprio quartier generale a lanciare invettive (al pari di tutti i sostenitori della causa palestinese) contro il più concreto piano di ritiro israeliano da Gaza e dalla Cisgiordania mai formulato. John Podhoretz sul NYP spiega il senso della posizione americana e la interpreta come un brusco ma necessario risveglio per i palestinesi: The peace plans that have littered the pages of recent American history have always allowed Palestinians to continue to harbor delusions about the possibility of achieving Israel's territorial surrender at the bargaining table. How have they done this? By leaving all the really important stuff - the stuff about who gets to live where - for the end. President Bush opened a new era of possibility for peace by stipulating some of the tough stuff at the beginning. His realism - together with the daring vision of Prime Minister Ariel Sharon, who intends to lead unilateral pullbacks from Palestinian lands in Gaza and on the West Bank - is a wake-up call to Palestinians that their only possible future is one in which they are not placing all their hopes on the negotiated destruction of Israel. For years Israelis have been told incessantly by the world's opinion leaders about all the compromises and sacrifices they will have to make. Palestinians have been told only that they need make vague promises about accepting Israel's existence and forswearing violence. But the reality is that even a nation like Israel, exhausted by decades of war and desperate to live under the normal conditions that obtain in other democracies, will not commit suicide just because the United Nations and even some of its own leftist intellectuals want it to do so. Lo stesso fa Charles Radin sul Boston Globe: President Bush emerged from two hours of consultations with Prime Minister Ariel Sharon of Israel and bluntly told the Palestinians to stop living in the past. The Palestinian Authority's spokesmen expressed confidence until the day before the meeting in Washington that Sharon was overreaching and could not succeed. But the Authority's leaders seemed on the verge of panic by midday yesterday, as the impending disaster grew increasingly apparent. Palestinian and Israeli analysts are divided on whether the Sharon-Bush understandings mark a major shift in US policy, but they agree with the Palestinian Authority that the understandings further undermine the group of men who have led the Authority since its inception in the mid-1990s. The Authority's institutions and international credibility are in ruins, and now the Israelis and Americans are moving to overt agreement on major issues on which previously agreement had only been implied. Si sbaglierebbe a considerare questa situazione «una svolta» nella visione americana del conflitto israelo-palestinese (questa definizione non è corretta ma la utilizziamo per comodità). E’ uno sviluppo coerente con i presupposti originari. E’ vero piuttosto che – con una chiarezza mai vista prima – sono stati stabiliti insieme all’unica parte che ha dimostrato una seria volontà di progredire nel negoziato alcuni punti essenziali per qualsiasi prospettiva di pace che voglia dirsi tale: l’integrità territoriale e la sicurezza di Israele non possono essere messe in discussione, il «diritto al ritorno» è un’assurdità storica e politica, l’effettiva assunzione di responsabilità da parte palestinese non è più dilazionabile, la democratizzazione dell’ANP è requisito essenziale di ogni futura trattativa, la soluzione dei due stati è l’obiettivo politico da perseguire e le mosse unilaterali del governo israeliano vanno in questa direzione. Se la popolazione palestinese non vivesse sotto il ricatto costante dell’ideologia e della propaganda potrebbe capire che quanto è stato deciso ieri a Washington è anche nel suo interesse.
Alla prossima gli diamo un seggio all’ONU? Questa cosa che ad ogni rutto di Bin Laden o di qualche fanatico assassino che ne fa le veci debbano seguire risposte ufficiali di capi di governo, ministri di nazioni democratiche o commissari europei è il segnale di uno smarrimento davvero allarmante.
Se in Europa non recuperiamo al più presto il senso della realtà, stavolta non ne veniamo fuori.
Cuban dream. Intervista da antologia di Ann Louise Bardach a Oliver Stone. C’è tutto lo spessore intellettuale e morale che caratterizza i supporters del castrismo. Un pezzo da conservare a presente e futura memoria. (Thanks to Instapundit).
Cambodian dream. Mauro Zanzi ha fatto uno splendido lavoro di ricerca per ricordarci quel che la sinistra italiana pensava, diceva e scriveva del regime di Pol Pot all’epoca del genocidio. Siccome da quelle parti la rimozione e la memoria selettiva sono pane quotidiano tocca sempre ad altri fare i conti con il loro passato.
giovedì, aprile 15, 2004
Niente da dire. Oggi non abbiamo niente da dire sull’ennesima barbarie dei fascisti islamici, niente da dire su chi non trova di meglio che dar la colpa al governo italiano, niente da dire su chi continua a chiamarli «resistenti», niente da dire sull’ultimo messaggio del fantasma di Bin Laden cui in Europa qualcuno perde anche il tempo a rispondere, niente da dire sul primo discorso che il prossimo presidente del governo spagnolo eletto dalle bombe di Al Qaeda conclude con «un’ansia infinita di pace», niente da dire sul piano di ritiro israeliano appoggiato da Bush che gli ignoranti descrivono come uno schiaffo alle aspirazioni dei palestinesi. Niente da dire se non che abbiamo la nausea. Come tanti altri giorni. Solo che stavolta – visto che non avevamo niente da dire – l’abbiamo detto.
mercoledì, aprile 14, 2004
Ascoltatele. Le voci dell’Iraq liberato sui blog che la rete ha adottato e la stampa ha ignorato. Richard Brookhiser se n’è accorto.
NK. Su Oxblog trovate due interessanti interventi sulla questione nordcoreana. Il primo si sofferma sull'annunciato ritiro delle truppe americane dal confine tra le due Coree e sulle sue conseguenze nel breve e nel lungo periodo; il secondo approfondisce il tema del ricatto nucleare di Kim ed evidenzia la pericolosa situazione di impasse nella quale in questo momento ci troviamo. In conclusione una breve analisi del nuovo nazionalismo sudcoreano dai tratti profondamente antiamericani.
Non notiziabili. Sono almeno 114 i palestinesi uccisi perchè sospettati di collaborazionismo dall'inizio della cosiddetta «seconda Intifada». Qui non ricordiamo una sola condanna da parte della comunità internazionale o delle gioiose masse pacifiste. Forse non è importante.
Pronti per un'altra Jenin? Dovreste prepararvi perchè sta arrivando. Warning: professionisti dei diritti umani in azione.
Un lavoro inutile (e probabilmente dannoso). Oggi il NYP pubblica un editoriale durissimo nei confronti della commissione sull'11 settembre definita una «vergogna nazionale»: sotto accusa la politicizzazione dell'indagine e la prevalenza del pregiudizio sulla valutazione dei fatti. Il titolo è un po' gridato ma le argomentazioni decisamente consistenti.
La nostra impressione è che si stia creando un caso sul nulla, che i tempi i modi e le finalità dell'investigazione siano sbagliati e che l'intera vicenda sia destinata a sgonfiarsi rapidamente - come altre che l'hanno preceduta - anche perchè i presupposti sui quali si regge appaiono piuttosto traballanti. Questo commento coglie l'essenza del problema: This is the problem I have with the 9/11 Commission. They are looking at intelligence with the benefit of hindsight and blaming the intelligence community and two administrations for missing signals which seem so obvious to the panel. The information reviewed by the panel is the intelligence gathered prior to the 9/11 attacks. In 2004, the credibility and coherence of the information is known; in 2001 it was not. The panel is only reviewing the intelligence which is now known to be relevant to that event. This constitutes but a small fraction of the total intelligence gathered and processed during that time period. Today, the August 6th PDB provides a vague warning. In the context of August, 2001, it becomes even more benign. The more they concentrate on trivial matters, the less benefit our national security will see from this commission. Forse l'America sta prendendo troppo sul serio qualcosa che - soprattutto con la guerra al terrore in pieno svolgimento - non dovrebbe monopolizzare le aperture dei giornali. E' giusto che le democrazie esaminino se stesse ma la necessità e l'urgenza di farlo proprio in questo momento e proprio in questi termini sinceramente ci sfuggono.
L'impero inesistente/2.
As a proud, independent people, Iraqis do not support an indefinite occupation, and neither does America. We're not an imperial power, as nations such as Japan and Germany can attest. We're a liberating power, as nations in Europe and Asia can attest as well. America's objective in Iraq is limited, and it is firm. We seek an independent, free and secure Iraq. (George W. Bush, Press Conference) Qui la replica di Wind Rose Hotel al post di ieri. martedì, aprile 13, 2004
Immaginate un 4 novembre 1979 diverso a Teheran.
La conoscenza delle dinamiche storiche e politiche, l’onestà intellettuale e l’esercizio della ragione sono la miglior risposta alle varie Mo Mowlam del nostro tempo. Se ne volete un esempio non perdetevi questo saggio breve appena pubblicato: uno strepitoso Victor Davis Hanson sulla resa ai totalitarismi, sul relativismo etico e culturale che la accompagna e sulle sue radici ideologiche. Difficile dirlo meglio.
Basta così poco. Alcuni suggerimenti su come comportarsi per non innervosire i terroristi. Mo Mowlam approverebbe.
E altri con lei.
L’impero inesistente. Perchè non ha nessun senso associare l’aggettivo imperiale (nemmeno nella sua accezione più benevola) alla storia e alla politica statunitense.
The very reason that Hawaii is a state is the same reason that America makes a poor imperialist: it is uncomfortable with colonial subjects; it lacks the benevolent paternalism necessary for empire. In Iraq, they're betting not on imperialism, but on liberty. That's a long shot, given the awful passivity and fatalism of the Arab world. But it's not inherently more preposterous than the fake Hashemite kingdom imposed on Mesopotamia by Britain. America may fail. But it will be an American failure. Imperial nostalgics who wish to live vicariously will have to look elsewhere. Anche Roberto Piccoli, nel suo colto ed intelligente Wind Rose Hotel, è caduto in questo equivoco.
Un genocidio silenzioso. L’African National Congress e Thabo Mbeki saranno mai chiamati a rispondere per aver favorito la diffusione dell’epidemia di AIDS in Sudafrica nel corso di un «decennio di nichilismo»?
The government has peopled the country with AIDS orphans: In five years there will be 1.6 million. Mbeki is pugnaciously unwilling to call AIDS a virus. He cannot even utter the word in public; it has been expunged from the government's lexicon. All the death is attributed primarily to poverty and not the virus. He praises his minister of health, who advocates a diet of onions, sweet potatoes, and garlic as an antidote for the deadly disease and urges the people to turn to traditional remedies. Had an apartheid government ever dared to pursue the HIV/AIDS policies, or rather the lack thereof, of the ANC, we would have seen UN resolutions, worldwide condemnation, thousands demonstrating outside South African embassies across the world, calls for sanctions, for the intervention of the international community, and for a redefinition of what constitutes a crime against humanity. Rather than setting their country free, Mbeki's ANC is destroying it -- from apartheid to AIDS, a decade of nihilism. The orphans will inherit the future.
Il ricatto prossimo venturo. Ci sono articoli che non ricevono quasi mai l’attenzione che meritano ma sono fondamentali per capire qualcosa del mondo in cui viviamo. Abdul Qadeer Khan sta facendo rivelazioni sostanziali sulle installazioni nucleari del regime nordcoreano.
Pyongyang è una bomba ad orologeria.
Che la pace sia con voi. Tutti i venerdì nei territori dell’Autorità Nazionale Palestinese va in scena l’apologia della caccia all’ebreo. Il teatro sono le moschee. Gli attori li paga Arafat. La televisione trasmette l’evento. Questo resoconto risale al mese scorso ma è improbabile che nel frattempo i protagonisti della settimanale razione di odio abbiano cambiato idea. Per poco oggi non hanno avuto un'altra di quelle soddisfazioni indimenticabili.
Prima o poi finiscono. Adesso è il turno di Ashcroft.
Se non trovano nulla di consistente nemmeno stavolta si concentreranno su Laura Bush. Avvisiamo affinchè gli italici regressisti abbiano tempo per prepararsi il dossier.
La più grande deriva mediatica dei tempi moderni.
Così giustamente l'editoriale del Foglio definisce la continua campagna di disinformazione sull'Iraq. Conclusione: Ma per il resto è tutto estremamente chiaro: il tentativo di mettere a ferro e fuoco il paese è destinato al fallimento, come dice l’Economist non c’è alcuna guerra civile in corso, le bande claniche fanno il loro disperato mestiere, che è quello di uccidere, rapire e torturare, e la repressione militare è un dovere senza scampo della coalizione. Un dovere agganciato all’unico progetto politico serio per favorire la pace nel mondo: trasformare l’Iraq in un paese stabile e affidabile per la comunità internazionale, dotato di istituzioni rappresentative. Chi è dentro questo progetto difficilissimo, che giornali e tv in maggioranza non comprendono o rigettano, lavora per la pace. Chi è fuori, per la dissoluzione e l’anarchia internazionale. Ne parlavamo anche qui. lunedì, aprile 12, 2004
Due Iraq. Da una parte quello reale con i suoi successi ed i suoi problemi. Dall'altra quello utilizzato per le proprie battaglie politiche di retroguardia da chi si è opposto alla liberazione.
Li descrive Amir Taheri.
Si sa ma non si dice. La storia meno raccontata di questi giorni è quella del coinvolgimento dell'Iran nelle rivolte irachene. Eppure non è un segreto per nessuno.
Nemmeno a Teheran.
Il filtro. Come leggere gli avvenimenti iracheni senza perdersi nella nebbia prodotta dai mezzi di (dis)informazione. Il parere di Mark Steyn e quello – anche in prospettiva storica - di Steven Den Beste.
La differenza.
The difference between the US and Europe is the difference between the reactions to 911 and 311. A month after 911 the US was ready to destroy the Taleban and conquer Afghanistan and I’d bet the Bush administration had by then already made up its mind that Saddam would have to go. In other words, immediately after 911 America was for all effects and almost consensually on a war footing. A month after 311 the Spaniards have done a pretty good police work, discovered who the bombers were, captured some, avoided some new attacks and that’s all. The only loud Spaniards seem to be those blaming America. I’ve not heard from Spain anything resembling the formula “never forget, never forgive”, nor have I detected there the slightest resolution for increasing their military or intelligence budget nor the wish to take the battle to the enemy. In their view, actually, except for America and maybe Israel, there’s no enemy. (Nelson Ascher - Europundits)
Semplicemente leadership. In un occidente devastato dal relativismo delle opinioni pubbliche e dal nanismo politico di gran parte delle classi dirigenti è confortante constatare come le decisioni fondamentali per il futuro delle nostre democrazie siano affidate a chi dimostra di aver capito così bene quale sia la posta in gioco. E ci dispiace per gli altri.
Nos amis les Hutus. Ancora sul ruolo giocato dalla Francia nello sterminio etnico di dieci anni fa.
Strumentalizzare anche Gesù Cristo. In questo articolo sul successo che The Passion sta riscuotendo tra i musulmani si legge tra l'altro:
Some Muslims who have seen "The Passion" even equate the death of Jesus with the death of Sheikh Ahmad Yassin, the spiritual leader of the Palestinian Hamas movement, who was assassinated in Gaza last month. Palestinian leader Yasser Arafat recently viewed the film with Catholic leaders. Afterwards an aide said, "The Palestinians are still daily being exposed to the kind of pain Jesus was exposed to during his crucifixion." Senza vergogna.
Moderazione, come a Grozny. Ancora surrealismo: la Russia ha criticato gli Stati Uniti per lo «sproporzionato uso della forza» in Iraq.
Surrealismo. Ma davvero gli anti-Bush adesso stanno accusando il presidente di non aver invaso l'Afghanistan prima dell'11 settembre 2001? Un mondo meraviglioso.
giovedì, aprile 08, 2004
Domani è il 9 aprile. Un giorno importante.
Settantatre ore e ventinove minuti.
Qui per scrivere a Pannella. Qui il blog che segue il suo sciopero della sete. Qualcosa si muove.
L’ombra di Teheran. I legami di al-Sadr con Iran e Hezbollah. Ma chi lo appoggia potrebbe aver calcolato male tempi e modi. Breve storia della famiglia al-Sadr e delle sue milizie.
Viaggio tra gli sciiti che temono e condannano le violenze del Mahdi. Qui si può seguire l’evoluzione della situazione praticamente in tempo reale.
L’indecenza. Il numero di ieri di Libération conteneva un duro atto d’accusa contro la classe politica francese per quella che viene definita esplicitamente come «complicità» nel genocidio ruandese e per l’omertà che ancora dieci anni dopo caratterizza le prese di posizione ufficiali. Il quotidiano ricorda le forniture di armi e l’assistenza logistica alle forze che avrebbero poi perpetrato l’assassinio di massa e sottolinea l’appoggio politico costante che esse ricevevano da Parigi. Già allora De Villepin era impegnato nei sofismi verbali che avremmo imparato a conoscere anni dopo e lo stesso Mitterand, nel luglio 1994, dichiarava: «In quel paese un genocidio non è troppo importante». Ieri a Kigali nessun alto dirigente occidentale era presente alla commemorazione. Kofi Annan si vergognava ed è rimasto a Ginevra. Tra gravissimi peccati di omissione (quelli della comunità internazionale) e connivenze con i massacratori (quelle francesi) il Ruanda resterà per sempre un buco nero nella storia dell’umanità.
Fonoteca selettiva. L’archivio sonoro della Cadena Ser presenta alcuni vuoti. Uno di questi curiosamente riguarda i tre giorni più importanti della storia della Spagna moderna: 11 – 14 marzo 2004. Ma c’è chi non si è arreso e ha recuperato quelle registrazioni. Riguardano in particolare i momenti caldissimi che si sono vissuti in questo paese dalle sei del pomeriggio del sabato di passione alle due del mattino della domenica di elezioni. Chi capisce lo spagnolo non si perda questo documento perchè è una lezione universitaria sull’uso dei mezzi di informazione come arma di mobilitazione, manipolazione e propaganda.
L’ultima teoria cospiratoria. Gli americani l’hanno fatto apposta. Secondo voi i nostri regressisti potevano lasciarsela scappare? Bravi, indovinato.
mercoledì, aprile 07, 2004
Chi ha paura dell’Iraq libero e democratico.
Sembra ci sia una gran voglia di «guerra civile» nel popolo del «No alla guerra» abituato a scambiare i propri desideri per realtà. Come antidoto al costante avvelenamento ideologico alcuni articoli per provare a capire quello che sta succedendo. Amir Taheri descrive la figura di Muqtada al-Sadr come quella di un fanatico in cerca di visibilità all’interno del nuovo contesto politico iracheno. Ma la sua mossa avventata potrebbe averne compromesso ogni aspirazione. La grande maggioranza degli sciiti è contraria sia agli attacchi sia ad una prospettiva teocratica per il paese. In poche parole al-Sadr è piuttosto isolato. Secondo Robert Alt (che è in Iraq) la reazione delle forze della coalizione contribuirà a far crollare il sostegno residuo attorno alla sua figura. Il WP concorda sulla linea della fermezza. Ralph Peters si chiede invece perchè al-Sadr non sia stato fermato prima e sottolinea che apparire deboli e indecisi può costare caro in circostanze come queste. Il ruolo dell'Iran. Steven Den Beste vede nella situazione venutasi a creare l’opportunità di sconfiggere gli elementi più pericolosi per la stabilizzazione del paese. Now, however, we now have been given the opportunity to take the worst of them out without damaging broader Iraqi confidence in our commitment to freedom. We have proved that we will tolerate peaceful dissent, but we never promised we'd tolerate armed rebellion. Infine il WT espone gli argomenti a favore del mantenimento della data del 30 giugno per il trasferimento della sovranità legale: la Coalizione dovrà comunque continuare a farsi carico del controllo del territorio e dell’uso legittimo della forza finchè il passaggio di queste funzioni alle autorità irachene non sarà effettivamente realizzabile. Semplice buon senso. Ovviamente fonti indispensabili sono come sempre i blog di Omar e di Zeyad.
Caso non chiuso. Ovvero non si vive di solo Blix.
I pareri dei cinque esperti in WMD cui faceva riferimento l’articolo di Le Monde citato ieri si possono trovare qui. Alcuni sono riportati per intero, altri solo riassunti. Crediamo valga la pena spenderci un po’ di tempo. (Grazie a Ernesto, Francesco e Fabrizio per la segnalazione).
Torna l’ispettore più amato dai dittatori.
Blix è in gran forma. In una recente intervista «ha assicurato» che gli iracheni preferivano i bei tempi andati perchè c’erano più «tranquillità e stabilità». La tranquillità. La stabilità.
Figli di un Dio minore? Perchè Israele sta combattendo la stessa guerra di tutte le altre democrazie.
Like Al Qaeda, Hamas is a radical Islamist organization that swears it will not rest until it has brought Muslim territory under Islamic rule. For Al Qaeda, the territory at issue is the whole of the Arab world, plus the Spanish peninsula and other parts of Europe, plus ideally North America; for Hamas, the relevant territory is all of Palestine, meaning all of today's Israel plus the occupied territories. The theaters are different, but the battles—America's against Al Qaeda, Israel's against Hamas—are of a piece. Hamas and Al Qaeda are organizationally distinct but ideologically joined at the hip. Both are anti-Semitic, anti-Western, and dedicated to extinguishing secular politics in what they regard as Islamic lands. Although Hamas has concentrated on Israeli interests while Al Qaeda concentrated on American ones, even that gap is narrowing—inevitably, now that America is making a priority of bringing secular democracy to the Middle East. martedì, aprile 06, 2004
I neoconservatori non esistono. Esiste l’America con la sua storia che da noi molti sembrano ignorare.
Zachary Selden spiega che in fondo non c’è nulla di nuovo sotto il sole della politica estera statunitense: sempre di difesa della libertà e della sicurezza si tratta. E’ esattamente quello che qui – nel nostro piccolo - abbiamo sempre pensato. Although there are notable exceptions, many European commentators and much of the public are resorting to conspiratorial theories to explain the direction of U.S. foreign policy and somehow overlook the fact that American public opinion runs in favor of the president’s handling of foreign affairs. Perhaps more important, however, they overlook the deep historical roots of the current direction of American foreign policy. It is not driven by a “neocon cabal.” Rather, it is that certain individuals associated with the neoconservative label have been particularly articulate in expressing a set of policies that flow from two ideas that resonate deeply in American public opinion. The first is a belief that the United States has a responsibility to spread its vision of individual liberty. The second is that the primary and perhaps exclusive task of the federal government is to protect its citizens from external threats. Whatever the actual causes of U.S. action in any particular instance, those principles loom large in the public debate and shape how and when the United States becomes involved in other countries’ affairs. L’articolo offre diversi spunti di riflessione importanti e sgombra il campo dalle semplificazioni interessate dei disinformati. Vivamente consigliato.
Liberali di tutto il mondo, unitevi. Questa biblioteca online promette piuttosto bene.
I fiumi erano rossi, i corpi rotolavano giù dalle colline.
Il Guardian dedica uno speciale al genocidio ruandese. L’ONU ha deciso che il 7 aprile sarà la giornata mondiale di riflessione su quel crimine immenso: speriamo che al Palazzo di Vetro riflettano a fondo sulla loro inutilità. I mezzi di informazione del paese dieci anni fa furono strumenti del genocidio: la loro situazione oggi ne risente ancora. In the years up to 1994, many journalists allied themselves with Hutu extremists who planned and carried out the genocide. A magazine called Kangura, or Wake Him Up!, published screeds denigrating Tutsis as a subhuman race that aimed to destroy Rwanda, and urged Hutus to arm themselves. As the genocide got underway on April 6, 1994, the radio station RTLM filled the airwaves with vitriol, even broadcasting the names of individual Tutsis and their hiding places. Romeo Dallaire era il comandante delle forze di peacekeeping (proprio così!) delle Nazioni Unite all’epoca dei fatti. Non dimenticherà mai quando per sette volte chiese di poter intervenire e gli fu ordinato di non farlo. Ma il Ruanda peserà per sempre sulla coscienza di tutto il mondo democratico: gli Stati Uniti di Clinton stavano ancora assorbendo lo shock dell’esperienza somala mentre altri paesi erano più semplicemente dalla parte dei massacratori. Da occidentali dovremmo provare vergogna quando permettiamo che la follia assassina trionfi e orgoglio quando siamo capaci di impedirlo. Tutto il resto è letteratura. «The only thing necessary for evil to triumph is for good men to do nothing».
Identità e nazione. Che il paese mediorientale in cui gli arabi godono di maggiori diritti e libertà sia Israele è noto a chiunque conosca qualcosa della realtà politica e sociale di quella zona del mondo. Ciò non significa che la convivenza tra ebrei e arabi sia esente da problemi e motivi di frizione.
Peter Berkowitz è l'autore di un pregevole articolo dal quale emerge che, fatte salve le legittime rivendicazioni della minoranza araba, la questione fondamentale è ancora una volta la mancata accettazione da parte di quest’ultima del carattere ebraico dello Stato di Israele.
E me lo dici così? Nascosto nella sezione «In edicola» l’europeista, antiamericano, gauchista Le Monde pubblica un articolo in cui – come se niente fosse - ci ricorda che la questione delle armi di distruzione di massa in Iraq è tutt’altro che chiusa. Parola di esperti.
Ma come? Ma allora tutte quelle belle prime pagine sulle menzogne di Bush, sul petrolio e su tutto il resto con cui avete aperto decine e decine di edizioni nell’ultimo anno? P.S. Se qualcuno trova in rete la rivista citata ce lo fa sapere? Merci.
Il terrore come risposta a Tom Cruise. Ascoltato alla Cadena Ser nel segmento radiofonico del mattino dedicato all’analisi politica (anche se chiamarla così è forse troppo):
«Il mondo islamico si sente assediato dalla globalizzazione, da un modello di sviluppo che non approva e che l’Occidente vuole imporgli, ben rappresentato dalla preponderanza dell’industria cinematografica di Hollywood. Il terrorismo è una reazione a tutto questo». Approvazione unanime dei presenti. In effetti è vero. Bin Laden aveva davanti a sé due alternative: dedicarsi ad una produzione indipendente o tirare giù le torri di Manhattan. Ha scelto la seconda: qualcosa doveva pur fare, no? Questi geni sono le quinte colonne di Zapatero. Imbarazzante. lunedì, aprile 05, 2004
Dove va Al-Andalus? Per chi non se ne fosse accorto la Spagna sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia. Traduzione per gli Zapatero-boys che dal 14 marzo veleggiano leggeri come una piuma convinti di aver risolto a modo loro il contenzioso con il terrorismo (cioè con Aznar): España está en guerra. Notava ieri Il Foglio che il silenzio dei nuovi governanti è clamoroso. E’ vero: hanno perso la voce gridando come ossessi in quei tre giorni disgraziati.
Ora tacciono perchè non sanno nè cosa dire nè cosa fare. Questo sarà il copione nei mesi a venire. La sensazione che la Spagna sia ormai ostaggio del terrorismo è spaventosa e sconcerta constatare come il paese non ne abbia coscienza. Qui non c’è nessun «clima di unità nazionale» ritrovata (la conclusione dell’articolo pecca di ottimismo: non basta certo qualche editoriale più preoccupato del solito la domenica mattina per segnalare un’inversione di tendenza): se si è interrotta l’ondata di critiche all’esecutivo ancora in carica è soltanto perchè ormai non interessa più continuarla. Non è altro che l’ennesima dimostrazione di come il massacro dell’11 marzo sia stato strumentalizzato dai vincitori delle elezioni e dalla loro macchina di propaganda. L’11 marzo è percepito come una dolorosa parentesi da chiudere in fretta, la tentata strage dell’altro giorno come uno sfortunato incidente di percorso e c’è da attendersi che perfino l’irruzione di sabato sera - una importante operazione dei GEO conclusasi con la morte del «nucleo centrale» del commando – verrà interpretata come il segnale di un definitivo ritorno alla normalità. Nessuno ha tratto le conseguenze politiche di quel che è successo nelle ultime tre settimane, nessuno ha promosso un dibattito serio sulla dimensione globale degli eventi, nessuno ha avuto il coraggio di dire chiaramente che il precedente apre scenari inquietanti. Chi non legge la stampa estera è all’oscuro delle reazioni internazionali seguite alla vittoria elettorale di Zapatero e alle circostanze nelle quali è maturata. La Spagna di oggi non assomiglia affatto a quella nazione fiera e compatta che certe cronache descrivono: è invece un paese pesantemente disinformato dai media, condizionato dai nazionalismi, spesso rinchiuso nei suoi pregiudizi e perennemente alla ricerca di un’identità. Ora crede di averla trovata nell’opposizione alla guerra, nella tentazione del disimpegno, nell’illusione tranquillizzante degli altri mondi possibili e da qualche giorno è in luna di miele con la classe dirigente del «No a tutto» e del «Lasciateci in pace» che si è scelto. Conclusione: Al-Andalus ha un problema serio anche perchè pare che i terroristi non siano stati avvisati dell’avvento dell’era del dialogo e della riconciliazione. Come al solito sulla dichiarazione di appeasement ci si è dimenticati di pretendere anche la loro firma. Il commento di Belmont Club sui fatti di Najaf completa il quadro della situazione.
... e quelli di oggi. Nel paese della rivoluzione permanente sostenuta ormai soltanto dal turismo e dal petrolio venezuelano si consuma una delle ultime tragedie del totalitarismo rosso ereditate dal novecento. Da quarantacinque anni ogni giorno in cui Castro si alza dal letto è un giorno sottratto alla dignità e alla libertà dei cubani.
I gulag di ieri... La testimonianza di Tertulian Ioan Langa: sedici anni nelle prigioni comuniste rumene.
(Grazie al Buroggu).
Le prigioni di Franco. Se verrete a Barcellona nei prossimi giorni non mancate questa esposizione sul sistema di repressione della dissidenza nella dittatura franchista. Dall’individuazione dei sospetti, all’incriminazione, al carcere, alla tortura: un percorso che migliaia di cittadini furono costretti a compiere. L’ultima condanna a morte del regime fu comminata un mese prima della fine del Caudillo.
Aspettando Condi. Venti domande per Richard Clarke.
Se li conosci. Il fascismo inconsapevole o comunismo manifesto (sempre totalitarismo è) di molti blog italiani non stupisce nemmeno più.
Vedasi Camillo per la stessa constatazione in versione ingenua. domenica, aprile 04, 2004
Con avversari così. Un giorno o l'altro dovranno rivelarci chi è quel genio della politica che ha pensato che il modo migliore per far fuori Bush sia accusarlo di essere stato troppo morbido nella lotta al terrorismo.
Un'altra serata tranquilla, ieri, in Spagna.
sabato, aprile 03, 2004
Altri scritti contro la resa ai fascisti. Editoriale del Daily Telegraph (il giorno dopo la strage evitata).
Such an attitude, as has been widely observed inside and outside Spain, is morally wrong. Equally, though, it is intellectually wrong. If Spaniards believed that voting for the Euro-fanatic Jose Luis Rodriguez Zapatero would persuade the bombers to stand down, they know better today. This is an old truth, but it seems to have to be learnt anew by each generation. As long as people are capable of wickedness, some will always see aggression as a way of winning what argument cannot. If governments respond by seeking to address their grievances, their violence becomes rational. Better by far to have replied, with Kipling: "We never pay anyone Dane-geld, no matter how trifling the cost; for the end of that game is oppression and shame, and the nation that plays it is lost!"
Fallujah. Christopher Hitchens commenta la barbarie.
But this "Heart of Darkness" element is part of the case for regime-change to begin with. A few more years of Saddam Hussein, or perhaps the succession of his charming sons Uday and Qusay, and whole swathes of Iraq would have looked like Fallujah. I hope I do not misrepresent my opponents, but their general view seems to be that Iraq was an elective target; a country that would not otherwise have been troubling our sleep. This ahistorical opinion makes it appear that Saddam Hussein was a new enemy, somehow chosen by shady elements within the Bush administration, instead of one of the longest-standing foes with which the United States, and indeed the international community, was faced. So, what about the "bad news" from Iraq? There was always going to be bad news from there. Credit belongs to those who accepted--can we really decently say pre-empted?--this long-term responsibility. Fallujah is a reminder, not just of what Saddamism looks like, or of what the future might look like if we fail, but of what the future held before the Coalition took a hand. Anche Mohammed si sofferma sulla tragica eredità lasciata da decenni di oppressione. Qui le reazioni di Ali. Like most Iraqis I was shocked to what happened in Fallujah and till now the Iraqi street condemns what happened and reject it. Even the mosques today including the major one in Fallujah condemned the horrible crime. But what I want to do today is an attempt to remind the others of our tragedy. You can now comprehend the extent of the crime that took place in Iraq for the past 35 years. We were ruled by people like those who committed the crime in Fallujah. Every day we were shocked by scenes like these for our beloved ones our children our thinkers and artists; our bodies were mutilated for 35 years. venerdì, aprile 02, 2004
Le ultime da Al-Andalus. C'era una bomba sulla linea dell'AVE Madrid-Siviglia. L'esplosivo pare sia lo stesso dell'11 marzo. E' stata collocata oggi, diciannovesimo giorno dell'era della Spagna buona giusta e dialogante.
Quella che ormai era al sicuro. giovedì, aprile 01, 2004
Occidente contro Occidente. L'ultimo libro di André Glucksmann recensito da Edoardo Camurri.
Comprate il libro e Il Riformista. E andate a vedere Klamm (grazie per la segnalazione).
Fuga per la sconfitta. Gli equivoci fondamentali che impediscono agli europei di comprendere ed affrontare la minaccia terrorista per quello che è.
Li analizza Amir Taheri sul NYP.
Left is blindness. La sinistra che non sa riconoscere il fascismo, che chiama «fascisti» i liberatori e «resistenti» i fascisti, che non capisce le rivoluzioni democratiche.
Nick Cohen (qui in un articolo dello scorso anno) sfoga la sua delusione e Johann Hari la documenta. So, shorn of comrades across the world, much of the Left has ended up in this Pilgeresque state where you can reverse yourself overnight, where we have no anchor or coherent values. We now have a politics without a great deal of content. It reaches it apogee in the politics of Noam Chomsky: pure, formless opposition to whatever power does. If the US doesn’t intervene in the Balkans it’s evil; if the US intervenes in the Balkans, it’s evil. Far too many people on the Left are inclined to make excuses for Islamic fundamentalism. They accept its misogyny so long as it doesn’t target Western women. They accept its fascism so long as it is anti-American fascism. We now have a Stop the War coalition led by Islamic fascists and Marxist-Leninists, and much of the Left is silent about it. Acknowledgeing the horrors of Islamic fundamentalism would sully their consciences, which they want to keep clean for the battle against America. The concept of fascism is being lost. It’s something you hear about on the history channels. But Islamic fascism is still fascism. Saddam was still a fascist. And there are reactionary forces in Iraq today. Why are we on the wrong side?
Altri scritti contro la resa ai fascisti. Un eccellente Renzo Foa su liberal.
Quando il vincitore delle elezioni spagnole José Luis Zapatero annuncia il ritiro dall’Irak e chiede l’autocritica al presidente americano e al premier britannico, quando nell’opinione pubblica europea si impone un’idea della sicurezza fondata sul disimpegno, quando all’unilateralismo americano si contrappone la mitologia dell’Onu, quando gli scenari internazionali sono segnati dal conto alla rovescia in vista della scelta tra Bush e Kerry e quando questa sindrome si collega alle difficoltà militari sul terreno e al pericolo di altri attentati in Europa, tutto concorre a definire un certo punto di arrivo della guerra che ha aperto il XXI secolo. E’ il punto di arrivo in cui la presa di Baghdad è considerata “l’errore” e in cui la soluzione è, alla fine, la ricerca di un compromesso con la rete della guerra santa. Tra le eredità negative del Novecento, quella che continua a pesare di più è la debolezza delle democrazie di fronte alle minacce, anche quando sono esplicite e sono colte in tutta la loro portata. Ecco perché è giusto porsi la domanda: Al Qaida può vincere? Bisogna chiederselo al di là della ricerca di un compromesso all’Onu, che anche Bush cerca, ma che non si sa a cosa possa portare, al di là delle scadenze elettorali previste in Europa e in America, al di là del braccio di ferro tra le due anime dell’Occidente. Può accadere che i fattori di debolezza delle democrazie – le divisioni fra storici alleati, le paure e le illusioni dell’opinione pubblica, le difficoltà della difesa della vita quotidiana, l’obbligo di coniugare l’habeas corpus con il binomio prevenzione e repressione del terrorismo – prevalgano sui punti di forza? Questo è il grande problema di oggi. Il voto spagnolo, così come lo spirito con cui sono stati messi nel mirino dei loro oppositori Bush in America, Blair in Gran Bretagna e Berlusconi in Italia, l’hanno solo evidenziato. In realtà è aperto dall’11 settembre, dalla dichiarazione di guerra mossa concretamente da Al Qaida, di fronte alla quale – lo possiamo misurare molto bene oggi – l’Occidente non si è unito ma diviso, lungo una linea di frattura che l’11 marzo ha accentuato a dismisura. Qui, ben oltre la sconfitta di Aznar, la rete globale di Bin Laden (o dei suoi successori) ha già ottenuto il suo successo politico. Il pericolo è la capacità di contagio che può avere la sindrome della ritirata, il grande male che l’Europa si trascina dal Novecento.
Aspettando Condi. Non aver capito che la Rice sarà in realtà l’asso nella manica dell’amministrazione Bush trasformerà con ogni probabilità in un boomerang l’insistenza con la quale i democratici hanno preteso che deponesse sotto giuramento davanti alla commissione sull’11 settembre. Condi ha dalla sua ottime ragioni, talento politico ed eloquenza. Curioso che siano tutti così convinti che darà una mano ai suoi avversari.
Ma questo per adesso è solo il parere di chi scrive e fatene l'uso che credete. Per chi fosse interessato agli aspetti legali della questione alcune osservazioni interessanti si possono trovare qui. Qui invece l’archivio delle udienze. Piccola considerazione a margine: se non ci fosse Internet cosa capiremmo di tutta questa storia? Poco o nulla. Ascoltate un qualsiasi notiziario che tratti l’argomento: sembra stia parlando di un’altra cosa.
Non smentirsi mai. Tra quelli che dovrebbero vergognarsi (ne parlavamo ieri) c’è la BBC che a quanto pare ha allungato la serie di reportage anti-israeliani con un ennesimo servizio-farsa. Intanto il macabro messaggio fa proseliti. Chissà se da queste parti hanno qualcosa da dire.
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A Fabio.
A Luisa. ![]() Asia e dintorni Normblog |