1972

mercoledì, marzo 31, 2004
Pompei /Unione Sovietica - 1986. L’incidente al reattore nucleare di Chernobil fermò il tempo. Una serie di fotografie straordinarie scattate da una motociclista russa ci porta fisicamente dentro una tragedia in un paese che non c’è più.
In vaste aree di territorio (è il caso della «città fantasma») è rimasto tutto com'era nel momento in cui la zona fu evacuata (in criminale ritardo). Un album dei ricordi da togliere il fiato che comincia qui. (Grazie a Winds of Change).


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L'uomo ai minimi termini. Le immagini del ragazzino palestinese mandato ad uccidere e a morire ad un posto di blocco non hanno ricevuto in fondo tutta l’attenzione che avrebbero meritato. La perversione morale di una decisione del genere dovrebbe da sola dare la misura del livello di fanatismo e di cinismo che alimenta il terrore. Quel che è successo – e non è la prima volta – supera ogni normale criterio di valutazione della realtà: destinare deliberatamente al macello i propri bambini dopo averne distrutto l’infanzia a colpi di indottrinamento ideologico è il segnale di un livello di abiezione difficile non solo da spiegare ma perfino da concepire.
Di tutto questo dobbiamo ringraziare l’ANP di Yasser Arafat ed il sistema criminale e criminogeno che ha costruito attorno a sè. Quel ragazzino non andava restituito a chi ne aveva fatto una bomba umana: andava portato via da lì per sempre.
Stupefacente ancora una volta il silenzio degli irriducibili della causa palestinese e dei tanti sempre pronti a dare lezioni di legalità e di morale. Hussam era un palestinese di sedici anni e stava per essere ammazzato non da israeliani ma dai suoi connazionali per un brutale calcolo politico: piuttosto imbarazzante per la causa. Meglio conservare l’indignazione per altre occasioni e fare come se non fosse successo niente.
Di più. Per qualcuno era tutta una messinscena israeliana con tanto di cameraman al seguito: si è letto anche questo.
Ecco: se ce la fate, almeno stavolta, vergognatevi un po’.

Di seguito le riflessioni di Richard Cohen sull’ennesimo scempio di verità e di giustizia compiuto alle Nazioni Unite:

The use of dopey kids as suicide bombers is clearly abhorrent. It is child abuse combined with murder. Yet the United Nations says nothing. It would not even mention terrorism in its proposed condemnation of Israel for the murder of Yassin. The one-sidedness of that resolution was the stated reason the United States vetoed it. You would think from reading the resolution that Israel had taken out some sweet Muslim cleric, a veritable Islamic Gandhi, and not a leader of a terrorist organization that has killed almost 400 Israelis and wounded countless others in the past 31/2 years.

So, I offer my own U.N. resolution. I want the United Nations to condemn Palestinian terrorism, specifically suicide bombers and, most specifically, the use of confused and sad kids for that purpose. It's pretty simple: If you cannot condemn the murder of innocents, especially by children, then you have no business condemning anything else. In the undiplomatic language of my old neighborhood, put up or shut up.










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La primavera irachena. Ghaith Abdul Ahad descrive il risveglio delle università nell’Iraq liberato (Via Normblog)

Dopo anni di oppressione, il risveglio sciita sta scuotendo le università; giovani uomini e donne stanno sperimentando, per la prima volta nella loro vita, cose come la libertà religiosa, la libertà di espressione, i sit-in, le elezioni e le proteste.

…e Paul Wiseman quello di un’economia disordinata ma finalmente vitale

Sotto Saddam, i negozi erano silenziosi, i beni disponibili obsoleti o assurdamente costosi, e le macchine erano macinini di 15 o 20 anni prima. Adesso che Saddam non c’è più, segnali di benessere sono visibili ovunque a Baghdad e in minor misura in città più piccole come Mosul e Bassora.

Camion carichi di beni di consumo percorrono le strade. Le famiglie fanno la coda fuori dai negozi per telefoni satellitari o cellulari, che erano proibiti dal governo di Saddam. Gli imprenditori offrono carichi di mercanzie – televisori, apparecchiature da ufficio – ottenuti chissà dove.

Le compagnie straniere stanno valutando se scommettere a lungo termine sull’Iraq. Pepsi sta rinnovando un impianto di imbottigliamento; Nestlè sta pensando a una fabbrica di acqua minerale; MCI sta offrendo servizi telefonici alle autorità U.S.A. Altre compagnie da Merck a Motorola stanno studiando il mercato, secondo Tom Foley, lo zar del settore privato della CPA.

La polizia dice che il numero di auto nella capitale, una città di più di 5 milioni di abitanti, è raddoppiato a 600.000 dalla caduta di Saddam.


Dedicato a quelli che vincono solo se perdono tutti.













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L’imperativo morale. Ann Clwyd sul Guardian: cosa stavamo aspettando?

La maggior parte degli iracheni adesso riconosce che l’imperativo morale e politico per la guerra era schiacciante. Come i Curdi ci ricordano, le armi di distruzione di massa erano strumenti convenzionali di repressione per Saddam. Le armi chimiche fuorno usate più di 200 volte, e i Curdi si aspettavano che sarebbero state usate di nuovo.
Il regime è costato la vita ad almeno 2 milioni di persone tra guerre e repressione interna, e 4 milioni di iracheni sono stati costretti alla condizione di profughi. Secondo le stime USAID, più di 270 fosse comuni sono state trovate in Iraq. Questi fatti da soli dovrebbero giustificare la guerra. Non ho dubbi che il mondo avrebbe dovuto agire prima.



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I fronti nascosti di questa guerra. Qualche giorno bisognerà parlare anche di tutti gli attentati sventati in tempo.

- Detectives have seized half-a-tonne of the bomb-making chemical ammonium nitrate and arrested eight men in a major anti-terrorist operation.

- Philippine security forces have arrested several militants and seized a large amount of explosives, foiling a plan to bomb civilian targets in the capital Manila, President Gloria Macapagal Arroyo said on Tuesday.




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La risposta agli attentati impedì nuovi attacchi. Cosa sta emergendo dagli interrogatori di Khalid Shaikh Mohammed.
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martedì, marzo 30, 2004
Welcome. Sette nazioni dell’ex-blocco comunista da ieri sono membri di pieno diritto della NATO: Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia.
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Hamas e dintorni. Se questo lungo articolo del Time non fosse infarcito di retorica anti-israeliana e non descrivesse la più mortifera macchina da guerra contro civili ebrei come una setta di romantici combattenti per l’indipendenza, potrebbe essere perfino utile dargli un’occhiata per alcune informazioni sull'influenza dell’organizzazione terrorista all’interno della società palestinese.
Sull’uccisione di Yassin Alan Dershowitz la pensa così:

While reasonable government officials can differ as to the wisdom or utility of this particular targeted killing, it is simply wrong to call it unlawful or immoral. Nor is it proper to designate it an "extra-judicial killing", as some have done. All killings committed in combat are extra-judicial killing, but if the target is a combatant such as Yassin, the killing is perfectly lawful, especially if the alternative of arrest is not possible.
This international condemnation of Israel for defending its civilian population against a self-proclaimed terrorist leader sends a dangerous message to terrorists around the world: namely, that a democracy that targets a mass murderer who has sworn to continue his killing rampage is to be condemned as morally indistinguishable from a tyrannical terrorist group that targets innocent civilians.

E questo è il parere di Ariel Cohen:

While not perfect, robust anti-terror operations like targeted killings will remain among the most effective tools in a policymaker's arsenal when diplomacy and deterrence fail. These operations need supporting measures: interrupting terror financing, police coordination, and most importantly, the "war of ideas" -- the battle for hearts and minds of Muslims.
In the absence of effective nation-states able to control global radical Islamist terrorist networks, from Madrid to Gaza to the North Western Province in Pakistan, targeted killings are legitimate acts of national self-defense.

Nel frattempo sembra che un altro «leader spirituale» per poco non abbia fatto la stessa fine.

Per Caroline Glick - al contrario degli Stati Uniti che dopo gli attentati hanno capito di non avere scelta - Israele è ancora intrappolata in una logica pre-11 settembre.

Yet here in Israel it seems that our tolerance will never run out. We continue to distinguish Hamas from the PA even as PA security forces participate in Hamas attacks and carry them out themselves. We willingly finance the PA even though we know that they use their money to finance terrorists, run schools where children are taught to murder, and indeed build an entire society around the cause of our destruction.
We talk about engaging the PA in negotiations when its leaders embrace Yassin and condemn us for killing him. We speak of easing restrictions on Palestinian travel at roadblocks when Fatah entices prepubescent children to commit suicide while committing murder at roadblocks with promises of virgins in heaven. We speak of "containing" terrorism, when the Palestinians openly declare that their aim is the genocide of Jews and call on the entire Arab and Muslim world to join their fight against us.

It has been said that in Israel, everyday is Sept. 11. The question is, when will our leaders finally take it upon themselves to marshal our resources and move us into a Sept. 12 reality?

La compenetrazione tra ANP e Hamas analizzata da David Bedein.
L'uso del linguaggio gioca un ruolo fondamentale nel conflitto fra democrazie e terrore: anche a David Kaspar l’espressione «spirale di violenza» - tanto cara ai media europei - sembra decisamente inappropriata.
Infine Victor Davis Hanson spiega qualcosa a chi pretenderebbe che gli Stati Uniti prendessero le distanze da Israele.





















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Al Qaeda sarà terrorizzata. La risposta europea agli attentati di Madrid: nominato lo «zar anti-terrorismo» nella persona dell’olandese Gijs de Vries. Dipenderà da Solana. Ormai siamo al sicuro.
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Dopo Gheddafi. Sembra che anche la Siria ci stia pensando. Ovviamente è una pura coincidenza.
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La BBC perde i giornalisti ma non il vizio. Sulle sfumature linguistiche dei suoi  articoli online e sulla disinvoltura nelle correzioni. Da The American Thinker.
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Rien ne change. Non sarà forse l’analisi più approfondita che leggerete ma ci sembra che questo commento riassuma abbastanza bene il senso del risultato elettorale francese.
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I panni sporchissimi/2. Ancora a proposito di Oil-for-food.

Some of us here in America are still a bit skeptical about the real motivations behind a couple of our so-called allies' staunch refusal to honor several U.N. resolutions calling for Saddam's removal.
Certainly the truth would provide a much clearer picture about exactly what kind of "stability and peace" Europe really desires. Wouldn't it?

Arnold Ahlert – NYP.

Dove «a bit skeptical» è un eufemismo.






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lunedì, marzo 29, 2004
I panni sporchissimi. Uno degli aspetti più insultanti dello scandalo Oil-for-food è il silenzio degli onusiani e di quelli che tirano fuori il diritto internazionale anche quando ti spiegano cosa hanno fatto nel fine settimana. William Safire invita a tenere alta la vigilanza sulla storia meno raccontata dell'anno.
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Ruanda. L’inferno che il mondo scelse di ignorare.
Sono passati dieci anni dal genocidio. Un reportage del WP descrive la realtà dei bambini del cattivo ricordo, quelli nati dagli stupri etnici. L’Economist si chiede che cosa abbia imparato la comunità internazionale da quella tragedia.
Non abbastanza a quanto pare. Gli assassini incitavano la popolazione al massacro gridando alla radio: «Le fosse non sono ancora abbastanza piene». Le scuse di Annan, per decenza, non le pubblichiamo.

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Addio a tutto questo. Ron Rosenbaum saluta la sinistra e se ne va: ne ha viste e sentite troppe dopo l’11 settembre.
Il NYO ripubblica il suo splendido articolo dell’ottobre 2002 in cui esponeva i motivi del suo sconcerto e svolgeva una lucida analisi delle tare ideologiche che da quelle parti non riescono a scrollarsi di dosso.

Il capovolgimento delle responsabilità

That one paragraph is a useful compression of the entire post-9/11 idiocy of one wing of the Left. That’s what Sept. 11 has come to mean to much of the Left: a wake-up call for American self-hatred. Mr. Hitchens was one of the few who challenged that consensus.

La fuga dalla realtà e dalla storia

Not history to concern oneself with ….
Here’s the analogy: Heidegger’s peculiar neutrality-slash-denial about Nazism and the Holocaust after the facts had come out, and the contemporary Left’s curious neutrality-slash-denial after the facts had come out about Marxist genocides—in Russia, in China, in Cambodia, after 20 million, 50 million, who knows how many millions had been slaughtered. Not all of the Left; many were honorable opponents. But for many others, it just hasn’t registered, it just hasn’t been incorporated into their "analysis" of history and human nature; it just hasn’t been factored in. America is still the one and only evil empire. The silence of the Left, or the exclusive focus of the Left, on America’s alleged crimes over the past half-century, the disdainful sneering at America’s deplorable "Cold War mentality"—none of this has to be reassessed in light of the evidence of genocides that surpassed Hitler’s, all in the name of a Marxist ideology. An ideology that doesn’t need to be reassessed. As if it was maybe just an accident that Marxist-Leninist regimes turned totalitarian and genocidal. No connection there. The judgment that McCarthyism was the chief crime of the Cold War era doesn’t need a bit of a rethink, even when put up against the mass murder of dissidents by Marxist states.

Because America isn’t perfect, it must be evil. Because Marxist regimes make claims of perfection, they must be good.

La cecità, il complesso di superiorità, le scandalose equivalenze morali, l’ipocrisia, l’incapacità di riconoscere i propri errori

So, for my part, goodbye to all that. Goodbye to a culture of blindness that tolerates, as part of "peace marches," women wearing suicide-bomber belts as bikinis. (See the accompanying photo of the "peace" march in Madrid. "Peace" somehow doesn’t exclude blowing up Jewish children.)
Goodbye to the brilliant thinkers of the Left who believe it’s the very height of wit to make fun of George W. Bush’s intelligence—thereby establishing, of course, how very, very smart they are. Mr. Bush may not be the sharpest knife in the drawer (I think he’s more ill-informed and lazy than dumb). But they are guilty of a historical stupidity on a far greater scale, in their blind spot about Marxist genocides. It’s a failure of self-knowledge and intellectual responsibility that far outweighs Bush’s, because they’re supposed to be so very smart.
Goodbye to paralysis by moral equivalence: Remind me again, was it John Ashcroft or Fidel Castro who put H.I.V. sufferers in concentration camps?
Goodbye to the deluded and pathetic sophistry of postmodernists of the Left, who believe their unreadable, jargon-clotted theory-sophistry somehow helps liberate the wretched of the earth. If they really believe in serving the cause of liberation, why don’t they quit their evil-capitalist-subsidized jobs and go teach literacy in a Third World starved for the insights of Foucault?
Goodbye to people who have demonstrated that what terror means to them is the terror of ever having to admit they were wrong, the terror of allowing the hideous facts of history to impinge upon their insulated ideology.
Goodbye to all those who have evidently adopted as their own, a version of the simpering motto of the movie Love Story. Remember "Love means never having to say you’re sorry"?
I guess today, Left means never having to say you’re sorry.

Addio.























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Dieci righe di puro pregiudizio. Dalla pagina delle lettere del «progre» El Periodico de Catalunya, sabato 27 marzo 2004:

Dal momento che ho amici ebrei e conosco molti americani di questa religione, penso che sia molto importante imparare a distinguere fra ebrei e Israele. Sono molti gli ebrei che disapprovano la politica che pratica il governo israeliano e, ciononostante, pagano il rifiuto che questo Stato genera e patiscono l’antisemitismo. Nemmeno favorisce il conflitto il fatto che diversi leaders di opinione ebrei pro-Israele promuovano la falsa idea che essere contro Israele e la sua politica sia essere antisemita. Il vero problema del Medio Oriente si chiama Israele, non giudaismo. Parliamo di uno Stato superbo e minaccioso che rifiuta sistematicamente di adempiere a qualsiasi risoluzione ONU, sostenendo di essere vittima di un terrorismo che esso stesso esercita contro altri popoli. Il pericolo si chiama Israele, non giudaismo. O forse qualcuno si sente più sicuro dopo l’assassinio del leader di Hamas?

Il corsivo è nostro per meglio evidenziare i punti salienti del testo. Questa lettera sembra scritta apposta per dimostrare che cosa sia l’antisemitismo moderno. Nell’ordine: premessa d’obbligo sull’amicizia con ebrei o con persone di religione ebraica (scopo: allontanare da sè ogni sospetto); distinzione fra ebrei e Israele (scopo: preparare il terreno per la condanna dello Stato ebraico senza apparire antisemita); critica iniziale nei confronti del governo israeliano subito estesa allo Stato nel suo insieme colpevole di generare un sentimento di rifiuto (cominciano a trapelare le reali convinzioni dell’autore); l’antisemitismo considerato non come espressione di razzismo ma come reazione alla politica israeliana (convinzioni rivelate definitivamente alla terza riga); accenno ai «leaders di opinione ebrei pro-Israele» (oltraggio: esistono ebrei pro-Israele) responsabili di promuovere false idee (torna l’ombra della teoria cospiratoria); distinzione fra Israele e giudaismo (mica siamo antisemiti, no?) ed indicazione del primo quale «vero problema del Medio Oriente»; l'immancabile superbia di Israele; Israele «sostiene» di essere vittima del terrorismo ma in realtà è esso stesso uno Stato terrorista («contro altri popoli», al plurale tra l’altro); Israele è il pericolo (si ripete perchè risulti ben chiaro); richiamo di circostanza all’assassinio di un capo terrorista quale fonte di instabilità globale.
Manca solo il paragone esplicito Israele-nazismo. Ci vengono allora in soccorso le pagine umoristiche de La Vanguardia (altro quotidiano di Barcellona), come ci segnala Iberian Notes.
E’ normale ascoltare considerazioni di questo genere in Spagna. E’ normale leggere lettere come queste su tutti i principali quotidiani nazionali. Lo stesso sta avvenendo da tempo in molti altri paesi europei. Il vecchio continente è malato. Molto malato.





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L’Islam radicale in Europa. Un luogo sicuro in cui sistemarsi, organizzarsi e da cui lanciare le loro guerre sante.
Questo sembra essere diventato il nostro continente per gli integralisti. Fouad Ajami fotografa una situazione che, come dimostrano le bombe di Madrid, non siamo in grado di controllare. Anche perchè continuiamo ad illuderci di poter scendere a compromessi con chi non ne ha nessuna intenzione.
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domenica, marzo 28, 2004

Era feliz en su matrimonio
Aunque su marido era el mismo demonio
Tenia el hombre un poco de mal genio
Ella se quejaba de que nunca fue tierno
Desde hace ya mas de tres años
Recibe cartas de un extraño
Cartas llenas de poesía
Que le han devuelto la alegría
Quien te escribía a ti versos dime niña quien era
Quien te mandaba flores por primavera
Quien cada nueve de noviembre
Como siempre sin tarjeta
Te mandaba un ramito de violetas
A veces sueña ella y se imagina
Como será aquel que a ella tanto la estima
Será mas bien hombre de pelo cano
Sonrisa abierta y ternura en sus manos
Quien será quien sufre en silencio
Quien puede ser su amor secreto
Ella que no sabe nada
Mira a su marido y luego se calla
Quien te escribía a ti versos dime niña quien era
Quien te mandaba flores por primavera
Quien cada nueve de noviembre
Como siempre sin tarjeta
Te mandaba un ramito de violetas
Y cada tarde al volver su esposo
Cansado del trabajo va y la mira de reojo
No dice nada porque lo sabe todo
Ella es así feliz de cualquier modo
Porque el es quien le escribe versos
El es su amante, su amor secreto
Ella que no sabe nada
Mira a su marido y luego se calla
Quien te escribía a ti versos dime niña quien era
Quien te mandaba flores por primavera
Quien cada nueve de noviembre
Como siempre sin tarjeta
Te mandaba un ramito de violeta.


(Manzanita)









































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sabato, marzo 27, 2004
Più forte di prima. Perchè le udienze alla Commissione sull'11 settembre hanno confermato la validità della dottrina Bush.

Any President's most difficult decision is how and when to defend the American people. As the 9/11 hearings reveal, there are always a thousand reasons for a President not to act. The intelligence might be uncertain, civilians might be killed, U.S. soldiers could die, and the "international community" might object. There are risks in any decision. But when Presidents fail to act at all, or act with too little conviction, we get a September 11.

And a President who takes the oath to protect America has to make difficult, often life-or-death, decisions based on imperfect information. In a world of terrorism and (still unsolved) anthrax attacks on the U.S. Capitol, a President doesn't have the luxury of waiting for French approval or proof beyond a reasonable doubt. In Iraq, the burden was on Saddam--a proven supporter of terrorists, user of WMD and enemy of America--to show he had destroyed the weapons we know he once had. He didn't, and so Mr. Bush acted to protect America and prevent another September 11.




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... non da tutti. Sul fronte orientale invece la memoria è viva. (Grazie a Liberopensiero).
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giovedì, marzo 25, 2004
Gli eroi dimenticati... Dalle prigioni cubane i dissidenti continuano a lottare perchè finisca il lungo inverno dell'oppressione. A nessuno importa nulla: fra pochi mesi i turisti europei affolleranno Varadero, ceneranno nei ristoranti con le quindicenni che Castro vende agli occidentali, scatteranno foto davanti a qualche slogan rivoluzionario, dopodichè torneranno a casa a dire che a Cuba si balla, si canta e si fa sesso quasi gratis. Il paradiso. Contemporaneamente il tiranno continuerà a ricevere le visite dei Lula o dei Kirchner e gli omaggi degli antiimperialisti di tutto il mondo. Qualche blog farà dello spirito sui rifugiati cubani, esprimerà tutta la sua indignazione per «lo scandalo di Guantanamo» e darà del fascista a chi vuole democrazia dove c'è il terrore di stato.
Niente di nuovo sul fronte occidentale.
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Ancora sul cavallo perdente. L'analisi della deposizione di Clarke da Belgravia Dispatch. Un po' di contraddizioni rilevate dal NYP. Al NYT Clarke invece è piaciuto. Ora: anche con tutta la buona volontà è un po' difficile credere che quello che aveva preso sul serio Al Qaeda fosse Bill Clinton.
La questione è politica ovviamente anche se sembra prevalere il fair-play. La cosa più saggia la scrive Peggy Noonan:

The hearings should not have been held, for one reason: Our country at this moment in history should not be focusing time and attention on who made mistakes and why and when. Not that these things don't matter; they do, desperately, and history will be full of the story. But we have a war to fight, a country to protect, and that is what should have precedence. As government officials last week rehearsed their testimony the enemy was planning new horrors for Americans to endure. Right now we should be preparing--taking protective action in our ports and around our nuclear facilities, at our borders, etc. American officials should not be busy testifying; they should be busy making sure every citizen has a CBN suit, a regulation gas mask and data on how to recognize and respond to a chemical, biological or nuclear incident.
The most pressing thing at the moment is making America safer. Instead, our officials are otherwise engaged. As they were before 9/11.




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In Siria ultimamente succedono cose strane. I curdi cominciano a chiedersi «perchè noi no?», un cittadino gira un documentario intitolato «Quindici ragioni per cui odio il Baath», una serie di manifestazioni contro il regime si svolgono in alcune delle più importanti città del paese.
Ovviamente il fatto che tutto questo abbia qualcosa a che vedere con quanto sta accadendo non troppo lontano da lì può venire in mente giusto a quella parte di umanità antropologicamente e moralmente inferiore nella quale orgogliosamente ci riconosciamo.
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Si sono dimenticati un dettaglio: le sue vittime.
Con questo necrologio di Yassin il Guardian scrive un’altra triste pagina del giornalismo occidentale.
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Ricapitolando. La versione aggiornata è la seguente: Bush è criticato per non aver invaso preventivamente l’Afghanistan; allo stesso tempo è criticato per aver invaso preventivamente l’Iraq; l’amministrazione Bush è sotto accusa per non aver fatto fuori Bin Laden prima dell’11 settembre; allo stesso tempo il governo Sharon è sotto accusa per aver fatto fuori Yassin prima di un suo probabile 11 settembre.
Se qualcuno ci spiega ci fa un favore.
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Come puntare sempre sul cavallo perdente. Che le accuse di Clarke a Bush - per di più formulate in quel modo - avessero più o meno la stessa consistenza di quelle di O’Neill (cioè praticamente nessuna) si poteva capire fin dall’inizio (anche se Clarke si era certamente guadagnato sul campo una credibilità superiore a quella di O’Neill): infatti stanno affondando in un mare di contraddizioni con buona pace di quelli che non perdono mai un treno se questo è diretto contro la Casa Bianca. In ogni caso il commento di Glenn Reynolds riassume perfettamente tutta l’ipocrisia dei Bush-haters che oltretutto sono pure convinti di fargli perdere le elezioni con giochetti di questo genere:

And the big question is, what would today's critics have had Bush do back then? What if Bush had invaded Afghanistan in February of 2001, going after Bin Laden in a serious way? He would have gotten the same kind of criticism he's getting now -- from many of the same people who are accusing him of not being preemptive enough against Bin Laden -- for going after Saddam. And such an attack probably wouldn't have stopped the 9/11 attacks, which were outside-Afghanistan efforts. And if the 9/11 attacks had happened anyway, those people would be blaming Bush's targeting of Bin Laden for "triggering" the 9/11 attacks.
You want a revolution in antiterrorism? Fine. We'd all love to see the plan.
Where is it?


Ieri il WP – che è un giornale serio – a modo suo già smontava Clarke.
Qui, se si vuole, ci si può appassionare alla vicenda.






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Per gli amanti delle carte bollate. Un documento del servizio segreto iracheno datato 1993 è soltanto l’ultimo dei tanti riscontri che confermano il legame anche operativo tra il regime di Saddam ed Al Qaeda. Non ci sembra di aver letto la notizia da nessun’altra parte. Forse non è importante.
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Aznar sul WSJ. Parla dell’attentato, dell’opera di manipolazione e disinformazione attuata dall’opposizione politica e mediatica nelle ore successive, della lotta contro il terrorismo. In questo articolo c’è esattamente tutto quel che avrebbe dovuto dire in quei giorni in cui invece si fece sorprendere dagli eventi e si consegnò senza reagire alla strumentalizzazione di avversari privi di scrupoli che - non provando vergogna alcuna - si ersero a paladini di democrazia e di moralità.
Aznar è l’uomo che in otto anni di governo ha portato la Spagna ad una prosperità interna e ad un ruolo internazionale senza precedenti. E’ l’uomo che ha affrontato con coraggio scelte difficili ed impopolari assumendosene sempre la responsabilità. E’ l’uomo che ha collocato il suo paese al fianco delle grandi democrazie contro il terrorismo. E’ l’uomo la cui politica gli elettori - sotto l’effetto delle bombe e della propaganda - hanno deciso di rimpiazzare con quella della sinistra irenista.
E ‘l modo ancor m’offende, direbbe uno più importante di noi.
Non abbiamo mai creduto molto alla tesi piuttosto comune in democrazia secondo la quale il popolo sarebbe migliore dei suoi governanti. Può suonare amaro, ma dopo aver vissuto qui negli ultimi due anni ci crediamo ancora meno.
Aznar esce di scena. Lo rimpiangeranno.



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mercoledì, marzo 24, 2004
...

No me conformo, no: me desespero
como si fuera un huracán de lava
en el presidio de una almendra esclava
o en el penal colgante de un jilguero.
Besarte fue besar un avispero
que me clama al tormento y me desclava
y cava un hoyo fúnebre y lo cava
dentro del corazón donde me muero.


(Miguel Hernández)










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In morte di un terrorista/2. Hamas ha un nuovo leader, un po’ meno spirituale del precedente ma ugualmente criminale. Certo eguagliare le gesta dello sceicco non sarà semplice: quattrocentoventicinque attacchi in tre anni sono roba da professionisti. A pensarci a mente fredda la reazione sdegnata dell’Europa (Gran Bretagna compresa) disturba ancora di più. Anche gli Stati Uniti si sono dimostrati piuttosto tiepidi nell’appoggio ad Israele. Non una grande prova questa volta. Qui si ricorda tra l’altro come Hamas reagì agli accordi di Oslo (sveglia: è la pace che scatena i terroristi) e qui c’è una raccolta di alcune frasi celebri del fu Yassin.
Il Jerusalem Post spiega perchè la sua morte è un duro colpo inferto ai terroristi anche se questo non porterà ad una cessazione immediata delle violenze e si chiede se le stesse critiche e le stesse riserve espresse dalla comunità internazionale si produrrebbero dopo l’uccisione di Osama Bin Laden. Non con la stessa intensità di sicuro, ma saremmo pronti a scommettere che anche in quel caso qualcuno protesterebbe.

Pay no attention to those who say that because a battle did not win the war, it was not worth fighting. It was not a counterproductive act, even though Hamas will attempt to "retaliate." What is counterproductive is to allow leaders who organize and fuel terror and call for Israel's destruction to enjoy personal immunity.
Israel has no option of losing this war, which is not about territory, but our existence. Our options are only to win more quickly, or to prolong it through our own ambivalence over whether to fight.


Nemmeno Haaretz mette in dubbio che l’uccisione di Yassin sia giustificata e, anche se mantiene le riserve sulla sua reale efficacia almeno nel breve periodo, riconosce che solo nel lungo se ne potranno comprendere fino in fondo le implicazioni.





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L’anello debole. In un’intervista radiofonica Miguel Angel Moratinos - futuro ministro degli esteri nel governo Zapatero - ha offerto ieri un’anteprima della Spagna che verrà. Dopo aver confermato che entro il trenta giugno le truppe se ne andranno dall’Iraq, condannato l’uccisione di Yassin come un attentato al dialogo e alla pace, ribadito il suo appoggio per l’ANP e il suo leader, ha concluso la sua performance con un'affermazione rivelatrice: l’intervento in Iraq non avrebbe nulla a che vedere con la lotta al terrorismo perchè il suo obiettivo erano le armi di distruzione di massa e non Al Qaeda. A parte ogni altra considerazione, è piuttosto deprimente notare come ad un uomo cui saranno affidate importanti responsabilità di politica internazionale non venga nemmeno in mente che la connessione tra WMD e terrorismo sia precisamente la principale minaccia che incombe sulle nostre società.
Moratinos è in fondo la rappresentazione dell’incapacità di un continente di comprendere la natura del proprio nemico mortale. L’Europa della pace celeste non concepisce la lotta al terrorismo nella sua globalità, non riesce a collocarla in una prospettiva di lungo termine, la decontestualizza continuamente. Così l’affermazione ricorrente secondo cui la guerra in Iraq avrebbe sottratto risorse a quella contro Al Qaeda - oltre ad essere priva di fondamento – diventa il segnale di una miopia piuttosto preoccupante soprattutto quando proviene dalla nostra classe dirigente.
Il Pacifico, l’Africa, l’Europa erano tre fronti diversi di una stessa guerra sessant’anni fa: quella contro il nazifascismo. Oggi non è diverso. Anche allora le democrazie non poterono permettersi il lusso di non combatterla. Su tutti i fronti. Anche allora si trovarono davanti un’ideologia di morte volta alla conquista, alla sottomissione e all’eliminazione dell’avversario, che non esitò a stringere alleanze con chiunque ne potesse condividere gli obiettivi e che rese necessaria una risposta a tutto campo (ideale e militare) in difesa dei fondamentali principi di civiltà. Purtroppo anche allora in Europa sentimmo per tempo le campane a morto ma pensammo che suonassero per qualcun altro.

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martedì, marzo 23, 2004
L'Italia liberale in America. Daniele Capezzone e Matteo Mecacci sul Washington Times.
Ovviamente per i nostri progressisti sono due fascisti.
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In morte di un terrorista. Dire che Yassin era il «leader spirituale» di Hamas è un po’ come dire che Hitler lo era delle SS. Eppure è questa la definizione più gettonata per descrivere un uomo che ha sulla coscienza le vite di qualche centinaio di israeliani mandati all’altro mondo dai suoi uomini-bomba.
Yassin non è più tra noi e se volete lacrime dovete andare su qualche altro blog. Siccome ovviamente è subito scattato il riflesso condizionato secondo il quale il suo assassinio scatenerà i terroristi suicidi sarebbe utile che qualcuno una volta o l’altra ci spiegasse che cosa esattamente non scatena i terroristi suicidi. Se fosse solo per Yassin e la sua organizzazione di mutuo soccorso (Hamas) oggi parleremmo di Israele e degli ebrei come di una parentesi chiusa. Proprio come faremmo se avessimo lasciato agire fino in fondo quell’altro leader spirituale ed i suoi ragazzotti un po’ vivaci.
La condanna per la sua uccisione (peraltro un tipico caso di uso mirato della forza) – non c’è nemmeno bisogno di dirlo - è quasi unanime, come mai avviene per gli attentati contro civili sugli autobus o nei ristoranti di Gerusalemme o Tel Aviv.
La doppiezza è dilagante anche perchè tutti fanno precedere le loro esternazioni da un «Riconosciamo le ragioni di Israele all’autodifesa ma...». Ma cosa? «Spirale di violenza», denunciano preoccupati. Invece se a colpire sono solo i terroristi non c’è spirale e stanno tutti più tranquilli.
Ritiro da Gaza e resa dei conti con le organizzazioni terroristiche: sembra questa la strategia che gli israeliani sono intenzionati a perseguire. Questa analisi colloca l’azione di Israele nella prospettiva più generale di una guerra al terrore in cui nessun compromesso è possibile. Intrappolata in un gioco perverso di morte in cui solo i terroristi potevano dettare le regole e le condizioni, Israele è passata al contrattacco rovesciando l’equazione della sicurezza:

Israel's main problem was to escape the cycle of murder and negotiation that was slowly bleeding it to death. No matter how horribly Israel was attacked it was always expected to return, in an attitude of abjection, to the negotiating table. The Jihadis learned that any Israeli counteroffensive could be aborted by throwing the prospect of further talks into its path. Israel's superiority on the battlefield would be nullified because it would always be restrained by the "Peace Process", a misnomer if ever there was one. But the operation against Yassin reverses the dynamic. By striking at so senior a terrorist target, the Jihadis will be in no mood for negotiations. They themselves will cast away the Peace Process and sheer fury will make them forswear their favorite tactic, the faux hudna -- thereby granting Israel a meeting on the battlefield. For this is Israel's mortal challenge to Hamas which has often said it would kill the last Jew. The message, now ringing in their ears, is that the Jew will kill the last terrorist, beginning at the top.

Tutti quelli che adesso si accorgono improvvisamente di essere seduti su una polveriera con il rischio di saltare in aria sono in clamoroso ritardo. E’ da tempo che il terrorismo sta cercando di far esplodere le fondamenta sulle quali si reggono le nostre società. Aspettare l’occasione propizia per scaricare le responsabilità di tutto questo oggi su Sharon, come ieri su Bush, Blair o Aznar non è soltanto terribilmente stupido ma moralmente vergognoso, ipocrita, vigliacco.







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Altri scritti contro la resa ai fascisti. Andrew Sullivan: grandioso. Michael Costello dall’Australia. Di nuovo André Glucksmann (in francese) intervistato da Le Figaro.

Face à une si féroce volonté d'annihilation, par quelle perversion de l'intelligence peut-on en arriver à montrer du doigt non ses suppôts ou ses agents, mais ceux qui, d'une manière churchillienne, ont dénoncé, identifié et combattu, dès le premier jour, la rage de destruction qui agite l'Internationale hyperterroriste ? Quel défaut de clairvoyance faut-il pour substituer au mot d'ordre «ETA y Al Qaida, Basta ya !» le slogan «Aznar, Basta Ya !» et exorciser une menace planétaire en brandissant de charmantes pancartes ornées du mot «Paz !» ?



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Se la sinistra fosse questa. Sfortunatamente è un’altra.
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Todo bien. Come se niente fosse i media spagnoli (gli stessi che avevano promosso la gloriosa «campagna di mobilitazione democratica contro gli inganni del PP») riferiscono che sul fronte investigativo le indagini stanno portando ogni giorno a nuovi risultati: dal momento che a condurle sono gli stessi organi di polizia e di intelligence che se ne stavano occupando prima delle elezioni e che i suddetti dipendono ancora dallo stesso esecutivo che era in carica prima delle elezioni vorremmo capire esattamente come sia possibile che i manipolatori, incompetenti e bugiardi di prima delle elezioni stiano improvvisamente facendo un buon lavoro dopo le elezioni.
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Voleva essere sicuro. Si parla del principale sospettato per gli attentati di Madrid:

Quando Mr. Zougam è arrivato in tribunale dopo cinque giorni di isolamento, si dice che abbia chiesto agli impiegati: «Chi ha vinto le elezioni?».

Tranquillo Jamal, missione compiuta.



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lunedì, marzo 22, 2004
Altri scritti contro la resa ai fascisti. André Glucksmann è da sempre in prima linea contro l’asse degli appeasers nei confronti del totalitarismo islamico. Oggi la copertina è sua.

Mad is the European who thinks himself immune for having opposed Saddam Hussein's overthrow. No accommodation provides insurance against attack. No public building, no train platform, no sidewalk is spared by the Islamist butchers. "Death train," "death's black smoke," "the wind of death," the bleak metaphors fly over the borders in the name of al Qaeda. The bombs in Madrid, they say, are the "answers to the crimes you have committed worldwide . . . in Iraq and in Afghanistan."
In manipulating the Spanish election, terrorism proclaims its gospel and applies it in practice.

Right at the moment, fearing to confront the true culprit, a virtual culprit was caught in Spain. Mr. Aznar replaced Osama bin Laden. A magic trick--an exercise in exorcism. With no grip on the true mastermind, some voters find imaginary guilt and decide to symbolically kill through the ballots their own head of government. Illusionists arise to face the blackmailers, a consoling witchcraft dreams of itself as a worldwide antiterrorist operation. In front of the candles lighted for the victims, banners cursed the demons: In small case the Basque terrorists "ETA," then "bin Laden," in bigger letters "Bush," while the huge letters spelled "Aznar." The world is upside down.

Upside down. Capovolto.






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Leggeri come una piuma. «Che sollievo». El Periodico de Catalunya titolava così uno dei numerosi articoli dedicati alle manifestazioni pacifiste di sabato con riferimento all’allegria dei manifestanti per essersi liberati del governo Aznar e dimostrando come questa fosse per molti l’unica cosa che realmente contava.
Come si sente la Spagna dieci giorni dopo gli attentati di Madrid? Sollevata. Vedete com'è facile?
P.S. Quella del Periodico di ieri è stata probabilmente una delle edizioni più vergognose della sua storia. Interamente dedicato alla sconfitta di Aznar riproponeva ad ogni articolo la tesi della manipolazione informativa da parte del governo con un’insistenza da pamphlet ideologico di quart’ordine.
Il linciaggio politico e mediatico post-attentato organizzato nei confronti di una classe dirigente che ha fatto della Spagna una nazione politicamente ed economicamente di primo piano veniva ovviamente venduto come «ribellione democratica» di un popolo «stanco di essere ingannato». La lotta al terrorismo semplicemente ridicolizzata. La ricostruzione dell’Iraq come sempre ridotta a caricatura. Propaganda come questa uccide le vittime dell’11 marzo una seconda volta. Ma qui sembrano non accorgersene. Pace e bene.
Walid Phares – osservando correttamente che il principale errore del governo è stato quello di non impegnarsi in una campagna di informazione di massa sulla guerra al terrore esponendosi così alla campagna di disinformazione di massa dei suoi oppositori – conclude:

The Spanish people were left alone without intellectual defenses, not only as it pertains to the Jihadists, but under the influence of the Wahabi-funded constellation of much of the media as well.

In a sum, this was a sort of a psychological coup d'etat conducted from the outside with support on the inside. It was most probably carried out by al Qaeda on the ground, but most likely provoked by a greater consensus of powers. To stop the greater Middle East initiative undertaken by the US and its Allies, you need to dismantle its tools. In order to do so, you must destroy the Coalition-of-the-Willing. You would concentrate on its weakest component, in this case, Spain. All you would need to do is to bring down its government -- staging an electoral coup initiated by a terror act a few days before the elections is certainly possible, as we have just witnessed.


Dopo aver reso omaggio sul NYT ai critici dell’appoggio di Aznar a Bush, Antonio Muñoz Molina tuttavia non può fare a meno di riconoscere quanto segue a proposito del clima di disimpegno che si respira in Spagna:

I have nevertheless had the unsettling feeling these past days, since the election, that many Spaniards, jubilant over the Socialist victory, have forgotten the larger, external threat of Al Qaeda. It is as if the slaughter of March 11 were merely one more episode in Spain's internal politics. The day before the elections there was an urgent desire to know who was to blame for the carnage. Mr. Aznar's government was accused of covering up information. No one accepted the argument that caution and secrecy were needed in the pursuit of the most vicious criminals in the recent history of Europe.
Then, once the results of the elections became known, the identity of the terrorists seemed secondary, even forgotten: it was no longer useful as a tool against the ruling party. These days in Madrid, one has the disturbing impression that for many prominent leftists, the enemy was the Popular Party, not terrorism. Their belief seems to be that with the Aznar government gone, terrorism will vanish without our having to do anything other than showing a unconditional wish for peace. Even the signs of mourning — the black crepe flags and candles — are disappearing much too quickly, as if a hurried will of forgetfulness is overtaking us.
We are facing a new terrorism, not the old enemy that has tormented us from within for so long. I wonder if we realize the seriousness of the threat. A war continues to be waged, even though we do not want to see it, even if Mr. Aznar is no longer at the helm of government and our soldiers return tomorrow from Iraq.














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Iraq un anno dopo. Mark Steyn confronta le previsioni catastrofiche dei naysayers con la realtà. Ancora una volta – e nonostante tutte le difficoltà del caso – un brutto risveglio per le interessate cassandre dei nostri tempi.
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Dedicato a quelli della realtà parallela.

«Il mio avversario ammette che Saddam Hussein era una minaccia, solo che non approva la mia decisione di rimuoverlo dal potere. Forse sperava che Saddam avrebbe perso le prossime elezioni irachene».

George Bush al meeting elettorale di Orlando.



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I treni arrivavano in orario. Attenzione. Professionisti dei diritti umani in azione:

Yes Iraqis suffered under this man, but people in Iraq are not suffering any less in their daily life now, what order there was - even under a dictator - is gone. Whatever we see now is no fundamental improvement.

Hans von Sponeck, ex coordinatore ONU per gli aiuti umanitari in Iraq rimpiange in un’intervista al Guardian l’epoca di Saddam.



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I nostri statisti. De Villepin ha dichiarato in un’intervista a Le Monde che il mondo è meno sicuro oggi a causa dell’intervento americano in Iraq. «Il terrorismo non esisteva prima in Iraq. Oggi l'Iraq è uno dei principali focolai del terrorismo mondiale». Qui in cinque righe si spiega perchè i politici europei alla De Villepin stanno vivendo in una realtà parallela.
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Ma non doveva favorire gli estremisti? In Malaysia il partito del premier Abdullah Ahmad Badawi sconfigge di larga misura alle elezioni l’opposizione radicale islamica.
Quando i cittadini possono dire la loro può capitare perfino che l’islamismo moderato governi (Turchia) e che quello fondamentalista esca ridimensionato.
Si chiama democrazia, do you know?

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Se fosse successo a Washington? Un giornalista tedesco che stava investigando su casi di corruzione all’interno dell’Unione Europea è stato arrestato e minacciato dalla polizia belga.
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domenica, marzo 21, 2004
Questo è tutto quel che sappiamo fare.
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venerdì, marzo 19, 2004
Por qué? Questo di Ana Millàn Gasca (l’ultimo della pagina) è un ottimo articolo per capire qualcosa di più di questo paese che ognuno di noi pensa di conoscere finchè non ci viene a vivere.

Solo la mancanza di cultura storico-politica può spiegare la totale unanimità dell’opinione pubblica spagnola di fronte agli sviluppi successivi all’11 settembre e alla guerra in Iraq. La mancanza totale di confronto e di discussione. La Spagna odia gli americani perchè non conosce nè ha assimilato il ruolo degli Stati Uniti nel novecento, in particolar modo durante la Seconda guerra mondiale e la Guerra fredda. La Spagna ha una profonda ostilità anti israeliana perchè non ha un quadro di riferimento storico del problema sottostante.

Un titolo come quello di Angelo Panebianco sul Corriere della Sera all’indomani delle elezioni, “Monaco 1938, Madrid 2004”, più che criticato, in Spagna non verrebbe capito. La Spagna è pacifista perchè ha “rimosso”, perchè è timorosa di guardare lucidamente al passato.




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1972 su The American Thinker. Seconda puntata.
Thank you again.

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Altri scritti contro la resa ai fascisti. Mark Steyn

At the end of last week, American friends kept saying to me: "3/11 is Europe's 9/11. They get it now." I expressed scepticism. And I very much doubt whether March 11 will be a day that will live in infamy. Rather, March 14 seems likely to be the date bequeathed to posterity, in the way we remember those grim markers on the road to conflagration through the 1930s, the tactical surrenders that made disaster inevitable. All those umbrellas in the rain at Friday's marches proved to be pretty pictures for the cameras, nothing more. The rain in Spain falls mainly on the slain. In the three days between the slaughter and the vote, it was widely reported that the atrocity had been designed to influence the election. In allowing it to do so, the Spanish knowingly made Sunday a victory for appeasement and dishonoured their own dead.

Victor Davis Hanson

The Spanish will never go after the killers of their own citizens, much less the countries who provided them support and succor, just as the Western Europeans did nothing to stop Mr. Milosevic, just as they sent a token force to Afghanistan, and hardly any to Iraq, and just as the Greeks will do nothing if their Olympics are destroyed by waves of Islamic terrorists. We should not like all this, but we also should not deny that it is so.

Alain Finkielkraut

E’ incredibile lo scarto tra il comportamento reale degli europei e il modo con cui lo vivono. L’Europa, titolano i giornali, è sul piede di guerra: ma non è vero. L’Europa, al contrario, dice basta, si ritira. Certo si faranno riunioni, si creerà una nuova burocrazia poliziesca e si riempiranno i treni di cani poliziotto per cercare valigie piene di esplosivo. Ma questa non è la lotta contro il terrorismo. Lottare contro il terrorismo è andare a cercare i terroristi. E a questo l’Europa ha rinunciato.

In questo contesto la pace diventa l’obiettivo supremo, non in quanto obiettivo politico di mutuo riconoscimento, ma in quanto ‘sicurezza’. La pace nel senso di ‘lasciateci in pace’, ‘fateci stare tranquilli’.












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Al contrattacco (era ora). Il governo spagnolo (uscente) rende pubblici i rapporti del servizio di intelligenza nazionale che ricostruiscono minuto per minuto tutti i passaggi essenziali del periodo 11-14 marzo. Ovviamente adesso diranno che il dcumento non serve a nulla perchè viene dall’esecutivo.
Ma chi ha vissuto qui quei giorni e non è accecato dalla malafede sa benissimo che chi ha mentito e chi ha fatto politica sui morti di Madrid non è stato Aznar.
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Il sol dell’avvenire. Da quattro giorni la Cadena Ser celebra la sconfitta dei popolari. Non c’è trasmissione (compresa la cosiddetta Tertulia de los niñosConversazione dei bambini) che non ci spieghi quanto sia bello e buono Zapatero e quanto questi siano giorni gloriosi per la Spagna recuperata alla civiltà democratica. Mercoledì andava in onda un dibattito in cui uno dei protagonisti era – come ogni settimana - Santiago Carrillo: per chi non lo sapesse si tratta dell’ex segretario del Partito Comunista Spagnolo, figura storica dell’antifranchismo militante ma allo stesso tempo formata alla scuola dello stalinismo (che ha praticato convintamente nel corso della sua esperienza politica). Oggi fa parte delle nuove brigate internazionali della pace. Piccolo inciso: una delle tante perniciose conseguenze delle dittature fasciste è che consentono a chiunque vi si sia opposto di accreditarsi automaticamente come «democratico». Questo equivoco è un macigno che condiziona pesantemente la nascita e lo sviluppo di una società autenticamente liberale. Infatti nè l’Italia nè la Spagna possono considerarsi tali.
La conversazione (parlare di dibattito sarebbe eccessivo) cadeva sul ritiro dall’Iraq annunciato da Zapatero: «E’ una buona decisione a questo punto?», azzardava la conduttrice. «Eccellente» - rispondeva ovviamente Carrillo - «Fu una pessima idea andarci, è un’ottima idea ritirarsi». Logica impeccabile, da membro del Comintern. Che la gran maggioranza degli iracheni reclami la presenza delle truppe per la propria sicurezza è pensiero che può sfiorare soltanto le menti semplici che non stanno a sinistra. «E con la presenza dell’ONU?». «L’ONU non dev’essere solo una copertura per permettere alle truppe di occupazione di continuare a fare ciò che stanno facendo», rincarava un secondo interlocutore.
Che per le menti semplici sarebbe contribuire alla ricostruzione di un paese dopo trent’anni di dittatura, ma per quelle più sottili evidentemente no: stupri, assassini, violenze, abusi di ogni sorta. E via di questo passo, come di consueto. Che la guerra al terrorismo non rientri nell’orizzonte di questi signori è evidente. Quel che è ancora più grave però è che non vi rientra nemmeno il terrorismo. Un punto di vista purtroppo condiviso dalla maggioranza degli spagnoli. Ma lasciamo concludere Carrillo: «E’ vero che dobbiamo lavorare con l’intelligence per fermare i terroristi, ma dobbiamo stare attenti a non sopravvalutare la loro minaccia». Sembra Blix. Certo che sentir pronunciare parole come queste a neanche una settimana dai duecento morti di Madrid fa uno strano effetto. «Per esempio» - conclude – «non dobbiamo fare come gli Stati Uniti che hanno limitato fortemente le libertà dei cittadini». Che – detto da uno stalinista – non è niente male. Ecco: qui è tutto surreale come questo dialogo e da un bel po’ di tempo.
E infatti non è successo niente, no?


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Quinta colonna. La Cadena Ser è un’emittente radiofonica vicina al PSOE. In realtà questo è un eufemismo: è la macchina di propaganda della sinistra spagnola. «Progre» (sta per progresistas) si chiamano e si fanno chiamare qui e poco importa che il più delle volte questa definizione si traduca nel suo esatto contrario. E’ dalla Cadena Ser che è partito – poche ore dopo l’attentato – il tam tam mediatico che ha finito per dipingere come una banda di mentitori professionisti  un governo il cui errore era stato invece quello di dare troppa informazione troppo in fretta. E’ stata la Cadena Ser (subito seguita dalle stazioni radiotelevisive autonomiche) a farsi megafono delle manifestazioni «autoconvocate» nelle quali si accusavano i popolari di tutto quanto fosse umanamente possibile. E’ soprattutto grazie alla Cadena Ser che il clima di dolore si è trasformato in incitamento alla vendetta politica.
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mercoledì, marzo 17, 2004
Sovranità limitata. Qui Spagna: il terrorismo ha ormai in mano la politica di questo paese. Il gruppo integralista che ha rivendicato gli attentati dell’11 marzo ha inviato oggi un comunicato in cui dichiara la sospensione degli attacchi dopo la vittoria del PSOE. Il testo è agghiacciante: «Abbiamo dato l’opportunità al popolo spagnolo di scegliere tra la guerra e la pace, e ha scelto effettivamente la pace votando il partito che è contro l’alleanza degli Stati Uniti d’America nella sua guerra particolare contro l’Islam». Continua: «La direzione di Al Qaeda sospenderà queste azioni in Spagna finchè si conoscano le intenzioni del nuovo governo, che ha promesso il ritiro dell’esercito spagnolo dall’Iraq, e finchè si dimostri che non interviene negli affari dei musulmani». Il comunicato chiude con minacce agli altri alleati e con la promessa di un attentato in America prima delle elezioni di novembre.
Che si consideri o no attendibile un messaggio di questo genere (ma se è attendibile la rivendicazione del massacro allora lo è anche questo comunicato) è chiaro che il ricatto terrorista incomberà su questo paese tutti i giorni che Dio (o Allah) manderà in terra. E che la prima conseguenza della resa nei confronti del fanatismo assassino è la limitazione della propria sovranità e dei propri diritti.
Il fatto stesso che qualcuno abbia potuto concepire un simile messaggio è la drammatica dimostrazione di come i carnefici dell'11 marzo non solo siano stati in grado di determinare l’esito di un’elezione democratica ma si apprestino a dirigere con il terrore il corso degli eventi all’interno delle nostre società.

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Altra strage di civili. Va letta come la risposta all’intollerabile provoca