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venerdì, maggio 30, 2003
E' il Congo, signori! Impressionante. Qualcuno farà qualcosa? Qualcuno dirà qualcosa?
Qui c’è un glossario dei blog. E’ noiosissimo da leggere. Ma fa tanto blogger serio pubblicarlo... Scusateci.
Prevediamo proteste. A Guantanamo si ingrassa.
Ha bestemmiato in chiesa e non lo sa. «Bush sta aiutando l’Africa come da tempo non succedeva. L’Unione Europea è patetica». No, non l’ha detto Donald Rumsfeld. Sono parole di Bob Geldof, cantante ed attivista impegnato nella lotta alla povertà e alla fame nel continente africano, in un’intervista al Guardian. A qualcuno è già salita la pressione. Bob, forse non ti rendi conto delle corde che hai toccato. Adesso chi lo spiega (faccio un nome a caso...) ai no-global? La verità vi fa male lo so...
Una Road Map delle coscienze. Sembra davvero che nel mondo arabo qualcuno si stia ponendo le domande giuste (via Buzzmachine) . Qui una rappresentazione grafica di quanto sta (forse) avvenendo.
Visti dagli altri. I Democratici di oggi assomigliano ai Repubblicani degli anni ’40. Potranno anche esprimere candidati alla Presidenza in grado di competere ma la strada da percorrere per riconquistare un’identità e con essa il cuore e le menti degli americani sembra ancora piuttosto lunga. Questa almeno l’opinione (interessante e forse interessata) di Tony Blankley sul conservatore Townhall.
giovedì, maggio 29, 2003
Altre cose così.
"99 % angel, 1 % bitch" - recitava la maglietta attillata sul corpo di lei. "A me basta poco..." - le sussurrava lui incrociando timidamente il suo sguardo.
Cose così. E' bellissimo che in Giappone (per esempio) sia già venerdì...
Focus on Iran. Anche Andrew Sullivan pensa che la questione Iran debba essere affrontata adesso (le opzioni sul come sono aperte).
«Questo paese e il mondo vi ringrazieranno». Il discorso di Tony Blair alle truppe britanniche in Iraq.
I think that when people look back at this time and this conflict, I honestly believe they will see this as one of the defining moments of our century and you did it.
Peccato. Una lunga agonia. Qualche volta le finali bisognerebbe provare a vincerle... E se il prossimo anno comprassimo un fuoriclasse vero? Sai di quelli che all'80' della ripresa rompono l'equilibrio con un tiro da 25 metri al sette... Ecco, quelli lì. Comunque, grazie ragazzi. Non dimenticheremo Camp Nou e Bernabeu.
mercoledì, maggio 28, 2003
America's role. Thomas Friedman ci ha sempre creduto in realtà. Adesso, dopo l'editoriale di domenica, è un po' meno solo all'interno del New York Times nel riconoscere che Bush aveva ragione. E che la sua politica di ridisegnare l'assetto mediorientale con la democrazia è la strada giusta per avere pace e sicurezza. E' però da come l'amministrazione Bush affronterà le prove che la attendono - continua Friedman - che dipenderà la valutazione sulla sua effettiva capacità di realizzare il progetto di nation-building (Iraq) e di peace-building (conflitto arabo-israeliano). Insomma: mantenere alto il livello di coinvolgimento ed il ruolo di impulso. L'America deve continuare a fare l'America.
P.S. Il Washington Post concorda.
Relazioni pericolose. MEMRI cita il giornale saudita Al-Sharq Al-Awsat sui legami tra Iran e Al-Qaeda. Importanti membri dell'organizzazione (tra i quali un figlio di Osama) dopo gli attentati di Riad sarebbero usciti dal paese dove erano protetti dalla Guardia Rivoluzionaria. Sembra che Khatami abbia fiutato il vento e cerchi di prendere le distanze da quanto sta emergendo.
Alleati. L’Australia sembra essere sulla stessa linea. Dicesi alleato. Quasi una parolaccia ormai al di qua dell'Atlantico.
Una spallata. Michael Ledeen crede che sia arrivato il momento di agire nei confronti del regime dei mullah iraniani. Ledeen non ha dubbi sul loro pesante coinvolgimento nella guerra scatenata dal terrorismo islamico, sulla loro azione destabilizzatrice in Iraq e sulla loro intenzione di sviluppare armi nucleari. Per questo l’amministrazione Bush dovrebbe far capire chiaramente all’opposizione di quel paese che ne sosterrà l’azione e che il terzo regime-change nella regione è un obiettivo prioritario e condiviso.
If we have finally come to the moment of truth in the debate over Iran policy, the mullahs' worst nightmare may come true. For if the United States chooses to give real support to the regime's opponents, there could well be a replay of the mass demonstrations that led to the fall of Milosevic in Yugoslavia and the Marcoses in the Philippines. It is impossible to win in Iraq or to block the spread of weapons of mass destruction throughout the terror network without bringing down the mullahs. Iran is not only a participant on the other side; it is the heart of the jihadist structure. If we are really serious about winning the war against terrorism, we must defeat Iran. Thus far, we haven't been serious enough. Queste cose Ledeen le dice da sempre.
Blog Levante. Ci sembra di aver intuito che Buroggu ha sede in Giappone. Il che già di per sé chiama l’attenzione. Se poi racconta in diretta un terremoto non ne parliamo. Se poi aggiunge contributi alla vicenda Iraq-embargo diventa lettura vivamente consigliata. Se infine smonta così la pomposa e artificiale discussione «Blog e giornalismo» si trasforma automaticamente in lettura obbligata. Solo una cosa: che vuol dire Buroggu?
martedì, maggio 27, 2003
Si vede che è troppo difficile. Lo «spazza-blogger» conferma che, al contrario di quanto affermato con perseverante quanto inutile pedanteria dal raffinato analista politico de' noantri, in Spagna si continua a ritenere che queste elezioni siano state una brutta botta per un PSOE che era convinto di infliggere al PP una sconfitta di dimensioni storiche ed invece si è ritrovato di fronte un panorama politico sostanzialmente immutato nel quale i popolari hanno in alcuni casi addirittura rafforzato le loro posizioni (come è successo per esempio in Andalusia e alle Baleari: se vuoi facciamo un grafico) . E' comprensibile che quando ci si trova in difficoltà con i dati si vada su Google a cercare tutto quel che può confortare i propri pregiudizi. Ma non è un'operazione intelligentissima soprattutto se si ha una conoscenza così superficiale dell'argomento. Insomma, se errare è umano perseverare... Meglio chiuderla qui anche perchè la realtà è piuttosto chiara per chiunque la voglia osservare senza paraocchi.
Quanto invece all'inciviltà e alla maleducazione con la quale alcuni usano rivolgersi sistematicamente ai propri interlocutori ci sarebbe molto da aggiungere. Ma evitiamo di soffermarci anche su questo perchè chi legge è in grado certamente di giudicare e di distinguere un ragionamento da un insulto. Ci limitiamo a notare che il riferimento ai manicomi quando ci si confronta con chi ha opinioni diverse dalle proprie e soprattutto le supporta con argomenti concreti non è quel che si definisce un'uscita particolarmente fortunata. In quanto agli allucinogeni invitiamo a non farne un uso smodato. Soprattutto prima di accingersi a rendere pubbliche le proprie ispirate riflessioni in rete. Chiediamo infine scusa ai lettori che legittimamente potrebbero non essere interessati a questo botta e risposta. P.S. Per la tranquillità di tutti noi. La contundente affermazione di Gasbarra alla Provincia di Roma ha senza alcun dubbio impresso alla politica italiana una svolta decisiva. E' la nuova era, il radioso avvenire promesso e finalmente raggiungibile, l'altro mondo possibile che tutti stavamo ansiosamente aspettando. Grazie. Siete meravigliosi. Perfino in Spagna non si parla d'altro. Tanto che la strepitosa vittoria del PSOE sembra quasi che non sia mai avvenuta.
Elogio della moderazione. Parole civili, commenti pacati, lucidità d'analisi nel dopo-voto italiano. E pensare che il buon Piero il compagno Nicolae dovrebbe conoscerlo piuttosto bene...
A proposito: a sinistra avranno mica stravinto pure queste? I risultati parziali. In attesa di Repubblica domattina.
Segnalazione. Cox and Forkum (grazie ad HispaLibertas).
lunedì, maggio 26, 2003
Arlington. L'America rende omaggio ai suoi eroi.
Elecciones. Chi volesse seguire l’andamento delle elezioni amministrative spagnole può farlo sul blog Iberian Notes che fornisce aggiornamenti in tempo reale. In generale si può dire che il Partito Popolare ha mantenuto le posizioni nelle principali città (inclusa la capitale) e nelle comunità in cui già governava (con due sole eccezioni: la maggioranza relativa ottenuta potrebbe non garantire alla compagine di Aznar il governo della Comunità di Madrid in cui il partito Socialista e l’estrema sinistra di Izquierda Unida formeranno verosimilmente un’alleanza anti-PP; per contro le Isole Baleari, smentendo ogni pronostico, avranno un governo a guida popolare). Sul fronte opposto, nonostante una crescita nel computo totale dei voti, non c'è stata l’avanzata che il Partito Socialista auspicava sull’onda delle mobilitazioni anti-guerra e anti-Aznar dei mesi scorsi. Insomma gridare dietro uno striscione in piazza è una cosa, governare è un’altra. Più tardi si potranno fare valutazioni più approfondite ma si può comunque dire che non si sono prodotti scossoni significativi nel panorama politico spagnolo.
Update. Questi sono i titoli di alcuni dei principali quotidiani spagnoli stamattina: ABC, El Mundo, El Paìs, La Vanguardia, El Periòdico. Chi da destra, chi da sinistra, tutti confermano sostanzialmente le valutazioni sopra riportate. Adesso per favore confrontateli con questo incredibile commento di Repubblica che evidentemente ha confuso i desideri con la realtà. Cosa fa Repubblica? Inventa. Inventa la sconfitta politica di Aznar (mentre in Spagna la percezione è diametralmente opposta), inventa un castigo elettorale per i popolari in conseguenza del «vento dell'Iraq» (mentre in Spagna tutti stanno notando come nel paese più pacifista d'Europa l'effetto dell'appoggio alla guerra contro Saddam abbia in realtà inciso sul risultato assai meno del previsto), inventa un «profilo nitido con un messaggio forte» per l'opposizione socialista (mentre in Spagna oggi le riflessioni vertono precisamente sull'incapacità del PSOE di costruire un'alternativa in positivo al PP e sul suo arroccamento su posizioni di mera delegittimazione dell'avversario). Infine una chicca: in molti casi per poter governare il PSOE dovrà allearsi con la sinistra radicale di Izquierda Unida che la stessa Repubblica definisce «un aggregato neo e post comunista». Bene. Poche righe dopo l'enfasi dell'articolista diventa incontenibile: «Insieme alla sinistra, ha vinto l'Europa europea e liberale. Significativo il voto a Madrid: il Pp ha perso nelle provinciali ma guadagnato nelle municipali, dove il suo candidato a governare la capitale, Alberto Ruiz-Gallardon, è percepito dal partito e dall'elettorato come l'opposto di Aznar». A parte che ciò è completamente falso dal momento che Ruiz-Gallardon è stato l'uomo di Aznar prima nella Comunità di Madrid ed ora nel ruolo di Sindaco della capitale, ma davvero esilarante è che Repubblica consideri un'alternativa «liberale» al Partito Popolare quella costituita dal Partido Socialista Obrero Espanol (PSOE) e dai neo e post comunisti di Izquierda Unida. Un capolavoro insomma. Update/2. Esempio degli effetti che può provocare la lettura di Repubblica. Update/3. Capiamo che sia di quasi impossibile (di)gestione per certi raffinati analisti politici de' noantri, però il dato del totale dei voti conquistati è piuttosto relativo quando si riferisce ad elezioni amministrative parziali. Inoltre i suddetti raffinati analisti non hanno evidentemente la ventura di vivere in Spagna e la loro interpretazione delle reazioni del giorno dopo è suscettibile di equivoci dovuti alla cattiva informazione. Peraltro anche solo leggendo i dati su un foglio di carta o una pagina di Internet si può dedurre quanto segue: - su 13 comunità autonome il PP ottiene la maggioranza in 8 (in 5 con maggioranza assoluta); Il PSOE ottiene la maggioranza in 4 (in 2 con maggioranza assoluta); Coalición Canaria vince nelle Isole Canarie. Nella Comunità di Madrid solo un'alleanza in chiave anti-PP potrá permettere alla sinistra di governare (e per un solo seggio) nonostante la volontà degli elettori abbia assegnato una netta maggioranza ai popolari. - nelle principali 12 capitali di provincia in cui si è votato il PP ottiene la maggioranza in 7 (in 6 con maggioranza assoluta); il PSOE ottiene la maggioranza in 4 (in nessuna con maggioranza assoluta); Il Partito Nazionalista Basco vince in Bilbao. Il popolare Ruiz-Gallardon conquista con maggioranza assoluta (due seggi in più delle precedenti amministrative) la carica di sindaco di Madrid sulla quale i socialisti avevano impostato gran parte della loro campagna elettorale. - Il PP si conferma il partito di maggioranza per numero di consiglieri comunali e regionali ottenuti. Semplicemente osservando questi dati si può immediatamente capire perchè oggi i musi siano lunghi in casa del Partito Socialista nonostante la maggior percentuale di voti raggiunta a livello nazionale. E se si considera che la Spagna ha vissuto nei mesi scorsi una campagna di linciaggio condotta dall'opposizione nei confronti di Aznar e del suo partito con il pretesto dell'incidente del Prestige e dell'appoggio all'intervento in Iraq e che tutti i principali osservatori prevedevano che le decisioni impopolari del Governo avrebbero avuto forti ripercussioni sul consenso degli elettori non è difficile rendersi conto del perchè oggi a festeggiare come vincitori siano i popolari e non la sinistra. Nonostante quel che possano dire certi analisti politici (raffinati) de' noantri cui a volte l'ansia di rispettare la linea gioca brutti scherzi.
La storia si ripete. Di fronte ai massacri che stanno sconvolgendo il Congo le Nazioni Unite sono impotenti. Forse bisogna insistere su un punto: peacekeeping significa mantenimento della pace. Ma finchè la pace non è raggiunta per definizione non si può mantenere. Per raggiungere la pace spesso occorre usare la forza come la storia ha più volte dimostrato. Per usare la forza occorrono eserciti preparati. Per questo Blair sta pensando di mandare i suoi soldati. Il ragionamento è volutamente elementare. Anche le seguenti domande lo sono ma ci piacerebbe comunque ricevere delle risposte per una volta: perchè continuiamo a pensare alle Nazioni Unite come se fossero quello che in realtà non sono? Perchè un organismo politicamente screditato e militarmente inesistente continua ad essere visto da molti come la massima garanzia per la pace e la sicurezza internazionale? Perchè prendere atto della realtà fa così paura? Perchè gran parte delle nostre classi politiche e delle nostre opinioni pubbliche non riescono ad uscire da questa fase di infantilismo politico perenne? Per favore qualcuno vada in Congo al più presto. Senza risoluzioni, senza assemblee, senza riunioni preventive. Solo con la volontà di far cessare una carneficina e con la forza necessaria per ottenerlo. Può bastare. Perchè altrimenti in Congo i peacekeepers se li mangiano. Letteralmente.
Insieme per sopravvivere (e continuare ad uccidere).
Al-Fatah ed Hamas stanno unendo le forze per un ultimo assalto alle speranze del popolo palestinese. Gli israeliani sono le loro vittime, Abu Mazen il loro obiettivo immediato.
Non era vero niente/2. Anche la cosiddetta Sindrome del Golfo sarebbe una balla. E’ la conclusione contenuta in un rapporto del Medical Research Council in base al quale: «there is no evidence from UK or international research for a single syndrome related specifically to service in the Gulf».
Alla prossima.
VDH. Dedicato ai suoi ammiratori (e quindi anche a noi), un ritratto bucolico di Victor Davis Hanson. Mani grosse, mente raffinata. Dall’antica Grecia all’Occidente contemporaneo. I suoi interventi li trovate su National Review. L’ultimo in ordine di tempo è questo. Imperdibile.
domenica, maggio 25, 2003
Onore al texano. Il NYT riconosce pubblicamente che la politica mediorientale del Presidente Bush è innovativa ed ispirata a nobili principi. Lo invita a continuare su questa strada e a mettere in campo tutto il peso del coinvolgimento diretto degli Stati Uniti nell’area. Ci sembra, con il dovuto rispetto, che chi tutti i giorni cita il NYT anche per le previsioni del tempo e i ristoranti forse dovrebbe tenere in considerazione questo editoriale (benchè non sia scritto da Maureen Dowd).
In the aftermath of Sept. 11, the Bush administration gradually adopted a grand scheme for refashioning the Middle East that began with the overthrow of Saddam Hussein in Iraq. The end goal is a transformed region in which autocratic governments open the windows to more democracy while their moribund societies join the global economy. Prosperity, hope and political openness will reduce the attraction of the extreme version of Islam that spawned Al Qaeda. We and others wondered if the administration had thought the plan through before leaping into the Iraq invasion. But the president has bet his legacy on his ability to carry it out. The Mr. Bush of two years ago was not ready, for reasons of both policy and politics, to make any strong moves. But now conditions have changed and he has a grand vision, larger and more risky than any dreamed by his predecessors. We hope he is willing to follow it through. Intanto il Governo Sharon (quello cattivo) ha approvato la Road Map per un nuovo corso delle relazioni con i palestinesi. Hamas ha dichiarato che trattasi di «cospirazione per liquidare la causa Palestinese e la resistenza». Abu Mazen è avvertito.
Memorial Day. E’ anche osservando la natura dei suoi nemici che si può comprendere la grandezza di una nazione. In occasione del Memorial Day National Review ricorda le guerre per la libertà combattute dagli Stati Uniti. Dall’Indipendenza alla caduta di Saddam.
No, the proper test of a nation is not in its friends, but in its enemies. And in this test, America has never failed. As we prepare to pay our respects to those who have fallen in the foreign wars of the United States, it is useful to recall that they fell, uniformly, at the hand of tyrants, thugs, and usurpers. Who has the United States counted as its enemies? A British monarch who systematically sought to deprive Americans of their natural rights, including consent of the governed. The Barbary Coast pirates. A Mexican dictator, Santa Anna, whose destruction of the free Mexican Constitution of 1824 provoked the Texan revolution, which itself ultimately led through a chain of events to the war of 1846-48. A decrepit Spanish empire that held Cuba and the Philippines through sheer brutality. The forces of German/Austrian militarism in Europe. Hitler, Mussolini, and Tojo. The Soviet dictatorship in the Cold War. Kim Il-Sung, and Mao Tse-Tung in Korea. The forces of Leninist terror from Vietnam to Central America to Grenada. The Khmer Rouge. Muammar Qaddafi and the Ayatollah Khomeini. The ethnic cleansers of Greater Serbia. The Taliban. Saddam Hussein, once to free Kuwait and once to free Iraq itself. In this sense, Iraq is a metaphor for all that we should celebrate on Memorial Day. Our military cemeteries have not been filled in vain. Those who lie at rest have won for themselves eternal gratitude and honor. Our nation has also won the eternal honor that can only be conferred by the nature of those against whom we wage war. And in the last century, without fail, our dearest enemies have been as well the dearest enemies of all humanity. P.S. (personale). Un abbraccio alla nostra specialissima inviata in Washington.
Apocalypse now? Cosa succederebbe a livello istituzionale se un giorno un attacco terroristico riuscisse a colpire i centri nevralgici della politica americana e gli Stati Uniti dovessero improvvisamente affrontare una situazione di vuoto di potere? Ne parlano sia il WP sia, più diffusamente, l’Atlantic Monthly.
Filosofi e politica. In risposta ai luoghi comuni sulla figura di Leo Strauss. Di Peter Berkowitz.
sabato, maggio 24, 2003
Election day. Domani si vota per le amministrative anche in Spagna. Il Partito Popolare di Aznar potrebbe pagare la coerenza dimostrata nel caso Iraq. L’opinione pubblica del paese più pacifista d’Europa verosimilmente beneficierà il PSOE del più debole leader di tutta la sinistra europea: Rodriguez Zapatero.
Il suo motto durante la guerra era «Lasciateci in pace» e le sue ultime affermazioni dopo gli attentati di Casablanca sono state: «Alla Spagna come paese non conviene esporsi nella lotta contro il terrorismo». Il livello è questo. Auguri.
Non era vero niente. I medici degli ospedali di Baghdad parlano per la prima volta liberamente dei tredici anni di embargo Onu nei confronti dell’Iraq. Spiegano che in realtà la crescita del tasso di mortalità fra i bambini derivava da una deliberata scelta del regime di Saddam che impiegava il denaro a scopi personali o militari ed utilizzava quelle morti a fini propagandistici (i corpi dei bambini venivano congelati per mesi in attesa delle manifestazioni pubbliche in cui venivano esposti alle telecamere del mondo). Non è certo una sorpresa per chi mai si è fatto illusioni sulla natura di quella tirannia. Nè per contro si può dire che l’embargo sia in realtà servito a molto. Ma di certo chi per decenni ha gridato contro il mondo cattivo che affamava l’Iraq dovrebbe cominciare a rivedere alcune sue posizioni. Non lo diciamo noi. Lo dicono i medici degli ospedali di Baghdad.
P.S. Nel caso a qualcuno venisse in mente di scrivere un post dicendo che non abbiamo capito nulla, che non sappiamo l’inglese, che abbiamo messo un titolo che non va bene (può sempre capitare, no?), saremo lieti eventualmente di linkare altri articoli dello stesso tenore in modo che il concetto risulti più chiaro. Update. Il Griso riprende l'argomento corredandolo di ulteriori contributi.
Israele nell’Unione Europea. Se ne comincia a parlare seriamente. L’unico problema è che la proposta arriva da Gerusalemme e non da Bruxelles. Ma si sa, l’Europa non ha tempo per queste inezie. E poi non bisogna offendere Arafat. E poi non vuoi mica esporti agli attacchi terroristici. E poi Israele non è proprio Europa. E poi cosa direbbero gli amici iraniani. E poi di quelle bandiere bruciate in piazza che ne facciamo. E poi...
Nell’articolo si cita Pannella. E’ da un po’ che ne parla. Da solo. Intanto: hanno fermato un bastimento carico di... Il ruolo di Hezbollah nell’esportazione del terrore. E ancora: notizie fresche dall’Iran. mercoledì, maggio 21, 2003
Si muove la montagna. Nella Striscia di Gaza i palestinesi sono scesi in strada per protestare. Contro Hamas. No, non è un refuso. E’ andata proprio così. Qualcuno forse sta cominciando a prendere coscienza di chi siano i veri nemici del popolo palestinese.
"They (the militants) claim they are heroes," said Mohammed Zaaneen, 30, a farmer, as he carried rocks into the street. "They brought us only destruction and made us homeless. They used our farms, our houses and our children ... to hide". Speranza. Mentre in Siria…
Boomerangs e struzzi. Torna Christopher Hitchens per riflettere su armi di distruzione di massa ed ultimi attentati dell’estremismo islamico. Anche per lui gli attacchi all’interno di paesi arabi sono controproducenti per Al-Qaeda e finalmente si stanno sviluppando nel mondo musulmano anticorpi al terrorismo. Più di quanto non avvenga in certi ambienti occidentali in cui, di fronte alla barbarie dell’integralismo assassino, sembra non si sappia concepire nulla di meglio di un invito alla non belligeranza.
As the jihadists begin to explode themselves and their devices on Arab streets, they will not fulfill the usual prediction of bringing ever more recruits to Bin Laden. Quite the contrary. Instead, and as in Afghanistan and Iran, there will be more people willing to oppose theocratic absolutism. Of course this political project can be called a "war" because it does also necessitate the use of remorseless force. But when the murderers strike next on American or European soil, it won't prove that it was wrong to fight them, and it certainly won't demonstrate that we brought it on ourselves by making them cross (i.e., by fighting back). It will remind us that it is indeed a war. So, it's depressing to see that, just as many Arabs and Muslims are turning against Bin Ladenism, some Western liberals are calling for a capitulation in the mind and hinting that this war is either avoidable or, even worse, not worth fighting, lest it offend the enemy.
Agiografia di Bill Clinton. L’ha scritta Sidney Blumenthal.
La smonta Andrew Sullivan sul NYO.
Un'e-mail vi seppellirà. Sempre da Buzzmachine ci viene questo articolo sulla recente repressione anti-bloggers in Iran.
Blogs got popular in Iran because of the change in the value system. They're about self-expression, individuality, rationality, and tolerance – dice Derakhshan intervistato da The Globe and Mail. Sarà davvero la rivoluzione tecnologica ad assestare un colpo decisivo al regime nato dalla Rivoluzione Khomeinista? Che spettacolo sarebbe...
Nuove frontiere. Interessante dibattito tra bloggers sulla (presunta) attuale tendenza alla concentrazione dei mezzi di comunicazione negli States. C’è chi vorrebbe una regolamentazione più stretta per evitare che il pesce grosso mangi quello piccolo; c’è chi vedrebbe in questo un’inaccettabile distorsione del libero mercato. In più si parla della moltiplicazione dei media e dell’aumento esponenziale delle possibilità di scelta per il consumatore, del ruolo di Internet e delle nuove tecnologie. Insomma idee. Sempre le benvenute.
No No-war. In Spagna la Giunta elettorale centrale ha vietato l’esposizione di qualsiasi messaggio contro la guerra nei collegi elettorali per le prossime amministrative. Motivo: l’evidente connotazione politica delle manifestazioni No-war. La misura appare ispirata al buon senso ed al rispetto della libertà e della segretezza del voto. Ma non tutti la pensano così. Ad esempio: la sinistra dice che è una violazione della libertà di espressione. Izquierda Unida addirittura presenterà ricorso. Capiamo che siamo in campagna elettorale e qualsiasi scusa è buona per farsi notare. Ma: se in un seggio elettorale i votanti venissero accolti con uno striscione del tipo “La guerra a Saddam è stata legittima e giustificata” sarebbe anche questa considerata dalla sinistra spagnola una libera espressione del pensiero? E se il “No alla guerra” non ha nessuna connotazione politica per quale motivo proprio Izquierda Unida si è subito precipitata a fare ricorso? Mah... Bel paese la Spagna. A volte sembra l’Italia.
«Vi distruggerò». Prima o poi ci soffermeremo su questo strano incubo chiamato Corea del Nord. Per non perdere l’abitudine e l’attenzione del mondo nel frattempo Il Caro Leader minaccia il vicino del Sud con toni che lasciano poco spazio all’immaginazione. Qui intanto un estratto della incredibile agenzia di stampa ufficiale del regime di Pyongyang: si racconta uno dei tanti episodi che hanno caratterizzato l’eroica esistenza di Kim-Jong-Il (è l’ottavo titolo dall’alto). In questo caso affronta una tempesta per portare l’ultimo saluto a un funzionario del partito morto in servizio. Tutto vero.
martedì, maggio 20, 2003
Andrea's version. Oggi sul Foglio, un sublime Andrea Marcenaro:
Arrivano, nella vita, dei momenti che è inutile girarci tanto intorno, che lo devi ammettere: avevano ragione quegli altri. E questo è uno di quelli. Troviamo dunque il coraggio di dircelo: sono finiti gli attentati? No. Sono scomparsi i kamikaze? Nemmeno. Però c’è stata la guerra in Iraq? C’è stata. E allora il risultato parla chiaro: non è servita a niente. Anzi, ha fatto uscire dai gangheri le masse islamiche. Le quali, come si vede, reagiscono. E volendosela dire tutta, l’Occidente questa se l’è proprio cercata. Lo sapevamo che quelli di Al Qaida erano dei permalosoni. Dopo Kabul s’erano fatti Bali, ma adesso non vedevano l’ora di mettersi a riposo. Invece, niente. Sfruculia oggi, sfruculia domani, con Baghdad se la sono legata al dito. Dice: ma l’11 settembre? Non esageriamo. Lo dice anche il professor Nolte, quando va in giro a parlare degli ebrei. Che andavano di qua, mettevano il naso di là, parlavano le lingue e si erano perfino ficcati in testa di fare i banchieri. Se invece che gli ebrei facevano i metalmeccanici, con Hitler non sarebbe successo un bel niente. Avvertenza: nel pezzo si fa dell'ironia... Non si sa mai che qualcuno... Ma no, che malpensanti!
Brutto affare. Il New Yorker sul caso Jayson Blair/NYT (qui la storia per chi ancora non la conoscesse). Non è tenero con quello che definisce «il più importante giornale del mondo». Qui Lileks ci dà la sua particolare visione.
Le vie di Internet sono infinite/2. Il titolo vuol essere leggero. L'argomento lo è un po' meno. Perchè si parla della polizia religiosa saudita che ha creato il proprio sito web. Insomma si modernizzano. MEMRI ne illustra i contenuti. Giornalisti arrestati per portare i capelli lunghi (come gli omosessuali, orrore!), confische e roghi di materiali proibiti, prescrizioni sull’abbigliamento delle ragazze, un immancabile spazio per la delazione e due perle di saggezza: la libertà personale non esiste, è una bugia dell’Occidente; la Barbie è una bambola ebrea e corruttrice.
One girl said to her mother: 'Mother, I want jeans and a shirt open at the top, like Barbie's!!' The dolls of the Jewish Barbie in her naked garb [sic], their disgraceful appearance, and their various accessories are a symbol of the dissolution of values in the West. We must fully comprehend the danger in them. Purtroppo è tutto vero. Waiting for a revolution.
Le vie di Internet sono infinite. Il Papa ha un indirizzo di posta elettronica. E’: John_Paul_II@vatican.va. Fra qualche giorno creerà (è il caso di dirlo) un blog. E nella blog-community si aprirà allora uno dei soliti interessantissimi dibattiti: i bloggers sono più giornalisti virtuali o più sacerdoti del web? E: si può bloggare la domenica? E poi qualcuno forse darà i voti (o li ha gia presi?) anche a lui.
lunedì, maggio 19, 2003
Assunta a Repubblica. Ma solo a tempo determinato. Hanno intervistato la vedova Almirante per farsi dire che è Berlusconi quello che comanda. Scoop! Fa a gara con quello segnalato da Wittgenstein.
AS. Oggi il suo Daily Dish è un gioiellino.
Quelli come Ibrahim. Perchè si deve scommettere su chi, nel mondo arabo, crede nella democrazia (ce ne sono più di quanti si pensi). La lezione storica dei dissidenti nel blocco comunista.
domenica, maggio 18, 2003
Pensiero privato.
Gli è che in certi giorni di navigar leggeri non ci sentiamo proprio... (...)
Vietato scappare di nuovo. Magistrale Ernesto Galli della Loggia sul Corriere di oggi in un editoriale rivolto a tutti coloro che dall'11 settembre 2001 in poi hanno continuato a comportarsi come se nulla fosse successo: in particolare il mondo arabo e, ovviamente, la vecchia Europa. Siccome fra poco l'articolo non sarà più in rete lo riportiamo per esteso perchè merita di essere letto. Tra l'altro le considerazioni sui contraccolpi negativi che le ultime azioni possono arrecare ad Al-Qaeda sono in linea con l'odierno commento del Washington Post qui riportato.
Nella guerra scatenata l’11 settembre dal terrorismo islamico (islamico, cari giornalisti del Gr1 , non «internazionale»: perché avere paura delle parole?), l’attentato di Casablanca, immediatamente dopo quelli altrettanto sanguinosi della Cecenia e di Riad, è fuor di dubbio una battaglia vinta. Ma vincere le battaglie non vuol dire necessariamente vincere la guerra, anzi talvolta può voler dire il contrario: creare le premesse per perderla. I morti dell’ultima settimana, infatti, possono rendere più difficile, assai più difficile, la posizione di Al Qaeda e dei suoi alleati da almeno due punti di vista. Innanzitutto perché la virulenza omicida islamista tende inevitabilmente a compattare il fronte contrapposto. In poche parole tende a cancellare le differenze tra Europa e Stati Uniti. L’Europa può permettersi di dissentire e di distinguersi dagli Usa finché non si trova essa stessa in prima linea. Ma quando a essere uccisi sono suoi cittadini, sono anche suoi cittadini, quando i morti non sono solo i morti americani delle Twin Towers, come è accaduto a Casablanca, allora essa si rivela quella che è, un fantasma politico e, non fosse altro che per ragioni di pura sopravvivenza, non può che schierarsi alla fine dalla parte degli Stati Uniti. Una strategia europea contro il terrorismo infatti non c’è. A proposito dell’Iraq c’è stato solo il tentativo di trattenere gli Usa, di prendere tempo, di stare a vedere: insomma, una pura azione in negativo, ritardatrice e basta; ma sul piano delle iniziative in positivo, delle cose da fare, che cosa ha mai proposto e ha da proporre l'Europa per combattere il terrorismo islamico? Nulla, che si sappia. Di fronte a fatti che imporrebbero una qualche reazione effettiva, o se non altro una qualche strategia di risposta, di fronte ad attentati come quelli di ieri, si vede quale consistenza politica rappresenti il duo Chirac-Schröder. Ma gli attentati di Riad e Casablanca possono rivelarsi un boomerang ai danni di Al Qaeda per un’altra e forse più importante ragione ancora. Perché in prospettiva essi non consentono più alle classi dirigenti e ai governi dei Paesi arabi di fare come se nulla fosse, o di nascondersi dietro una blanda condanna di maniera del terrorismo. Le bombe che scoppiano nelle loro città, sulle loro spiagge, sotto i loro palazzi, chiamano direttamente in causa il loro controllo della situazione, la loro capacità di assicurare la legge e l’ordine, insomma il loro potere. Quelle bombe sono anche - eccome! - contro di loro. Ma l’entrata di fatto dei governi arabi nel mirino del terrorismo islamico dischiude, almeno potenzialmente, prospettive del tutto nuove rispetto all’oggi. Per esempio l'ipotesi che possano iniziare finalmente una discussione pubblica all’interno delle società islamiche sui rapporti tra religione e politica, un esame di coscienza sul carattere brutalmente elementare di tanta cultura politica diffusa in quelle contrade, e che inoltre possa incrinarsi la doppiezza congenita di quelle classi dirigenti, sempre sotto il ricatto di opinioni pubbliche per lo più disposte all'eccitazione e al radicalismo e delle quali però le stesse classi dirigenti non sono capaci di sollecitare quasi mai la riflessione e il buon senso. L’11 settembre, come si vede, ha cambiato tutto, sta cambiando tutto: chi non vuole convincersene rischia sempre di più di non capire nulla. Ripetiamo: «L’11 settembre, come si vede, ha cambiato tutto, sta cambiando tutto: chi non vuole convincersene rischia sempre di più di non capire nulla».
«E c'è poco da ridere». Tra il serio e il faceto uno sguardo da Londra su quello strano (e bellissimo) paese che risponde al nome di Scozia.
Sulla via di Damasco. Un nipote di Saddam è stato scoperto in Siria sotto la protezione di Assad. La Siria aveva recentemente dichiarato che non avrebbe fornito nessun tipo di ospitalità ai membri dell'ex regime di Baghdad.
La cultura della morte (e gli amici della pace). Per il WP gli effetti della violenza fisica e ideologica di Al-Qaeda stanno cominciando a produrre anche nel mondo arabo una crisi di rigetto. E' per questo che gli ultimi attentati potrebbero rivelarsi un boomerang per chi li ha compiuti. Dal risveglio civile dei musulmani verrebbe un contributo decisivo nella lotta contro il terrorismo. Intanto i kamikaze palestinesi (travestiti da religiosi ebrei) salutano nell'unico modo che conoscono i colloqui tra Sharon e Abu Mazen. Come sempre appena si avvicina la prospettiva di un dialogo i terroristi spargono sangue. Oggi nelle principali città occidentali non sono previste manifestazioni di protesta contro gli attacchi degli ultimi giorni. I nemici della pace non hanno nulla da temere dagli amici della pace.
Dissidenti. Osvaldo Paya Sardinas è il leader del progetto Varela per l’avvio di riforme democratiche a Cuba. Tra i dissidenti recentemente arrestati e condannati dal regime molti sono suoi stretti collaboratori. La sua notorietà all’estero (a Dicembre il Parlamento europeo gli consegnò il Premio Sacharov per i Diritti Umani) gli ha probabilmente finora risparmiato la stessa sorte. Time gli dedica un articolo. Sul WP invece un ritratto di Raul Rivero, giornalista, poeta, carcerato.
sabato, maggio 17, 2003
Democratizzazione vs. Terrore. La solita impeccabile analisi dell'Economist. Nei prossimi giorni presumibilmente vedremo molti di coloro che si sono opposti alla guerra in Iraq farsi forti degli ultimi attentati per denunciare come l'intervento armato lungi dallo sconfiggere il terrorismo ne avrebbe invece provocato una recrudescenza. Ma questo sarà solo uno dei tanti equivoci che l'incomprensione del fenomeno terrorista nell'opinione pubblica porta con sé. In realtà l'integralismo armato non si muove in base alle scelte di politica estera dell'Occidente. Si muove per il raggiungimento dell'obiettivo che costituisce la sua stessa ragion d'essere: colpire la società aperta in quanto tale (V. anche il post Le strategie del Terrore). La guerra contro il terrorismo non è un processo che una vittoria militare possa chiudere automaticamente ma è un percorso di autodifesa del quale necessariamente anche le azioni belliche contro regimi che lo supportino o che costituiscano una minaccia per la sicurezza internazionale fanno parte.
It would be a comfort to believe that Islamic terrorism rises and falls with each twist and turn of American foreign policy. If so, America would need only to adjust its policy for the terrorism to stop. But its causes are more complicated than that. Violent hearts captured by this sort of worldview will not be dissuaded by this or that adjustment in foreign policy. Mr bin Laden's 1998 declaration of war against “Crusaders and Jews” came at a time of relative optimism in Israeli-Palestinian peacemaking. This week's bombs came less than a month after America said it would remove most of its forces from Saudi Arabia. Al-Qaeda will continue its attacks even if America pushes hard for peace in Palestine (see article), and it would not have stopped its attacks even if America had decided against invading Iraq. As for Afghanistan, there is every indication that the loss of its safe haven has indeed disrupted al-Qaeda's ability to operate. Many of its top men have been killed or captured. The fact that it has nonetheless struck so hard in Saudi Arabia shows only that the war against terrorism will never produce a single, decisive moment of victory. La democratizzazione dell'Iraq rappresenta in quest'ottica uno sviluppo essenziale sul quale chi si è assunto la responsabilità di liberare il paese dalla dittatura deve concentrare ogni sforzo. Il potere dell'esempio. There are plenty of other ways for America to win Muslim hearts and minds. The superpower could be less uncritically supportive of autocratic regimes such as Saudi Arabia's. It should work harder for Mr Bush's two-state solution in Palestine. But the power of its own example in Iraq may well count for more. Iraq has the human and raw material it needs to become a prosperous liberal democracy. Guiding it there, and then leaving it in peace, is not enough to make America safe from continuing attacks by implacable jihadis of the al-Qaeda sort. But the mere existence of a democratic Iraq would help to persuade millions of Muslims that the alternative to a secular dictatorship does not have to be an Islamic dictatorship—or any sort of dictatorship at all.
Uccido, quindi esisto. Nella notte attacchi simultanei a Casablanca contro un ristorante spagnolo, un centro culturale e un cimitero ebraico, il consolato belga ed un hotel. Oltre venti morti (più i dieci terroristi suicidi). Al-Qaeda ha bisogno di far sapere che non è morta. E che la sua guerra infame continua.
Sulle strategie del Terrore. Atlantic Monthly pubblica una splendida intervista a Bruce Hoffman, esperto di terrorismo internazionale ed autore di questo libro. Partendo dal caso israeliano la conversazione tocca gli aspetti principali del fenomeno del terrorismo suicida. Risultato: un’analisi di rara lucidità sulle strategie degli assassini di massa e sui metodi per combatterli efficacemente.
Obiettivo essenziale del terrorismo suicida è, secondo Hoffman, quello di minare le fondamenta del vivere civile, generando insicurezza e provocando risposte incompatibili con i principi cardine delle società democratiche per sfruttarle a fini di propaganda: What suicide bombers try to do, in essence, is to shrink the space around people and especially the space around pluralistic multicultural democracies. To deprive Israelis, and even to an extent Americans, with the September 11 attacks, of that space, of that freedom of movement, of that sense of well-being. In essence, to create an environment that's amenable to terrorist exploitation. E’ per l'azione della propaganda che nella coscienza collettiva può arrivare a prodursi quella percezione distorta per cui le vittime si trasformano nei responsabili di quanto accaduto loro mentre i loro carnefici riescono spesso ad accreditarsi come vittime: Part of the suicide bombers' strategy anywhere is to provoke the government into undertaking actions that the terrorists feel they can manipulate for propaganda purposes, which will also portray them as the victims rather than as the perpetrators. I think that's where the Palestinian terrorist groups have been remarkably successful—not necessarily so much with public opinion in the United States, but certainly in Europe. Almost for the first time in the history of terrorism, terrorists have gotten people to sympathize much more with the perpetrators of the violence than with the victims. In realtà non è la disperazione a generare il terrorismo. E’ il terrorismo che al contrario utilizza e manipola ai suoi fini eventuali condizioni di disagio e di frustrazione. Come spiega molto efficacemente André Glucksmann nel suo saggio sull’11 settembre Dostoevskij a Manhattan. «Attribuire ai poveri, ai bisognosi, quattromila assassinati in un colpo solo a sangue freddo, è di una indecenza poco comune, è una umiliazione, un’offesa. La miseria del mondo e la decisione di distruggere il mondo sono due cose distinte. In un modo irriducibile». Eppure su questa confusione molti continuano consapevolmente (e colpevolmente) a giocare. Hoffman sulla stessa linea di Glucksmann osserva: When, during this research trip, I visited the West Bank and especially Hebron, the desperation, humiliation, and frustration felt by the Palestinians was plain and troubling to see. My point is that these deep-felt sentiments are being deliberately and consciously manipulated and exploited by the terrorists. Unfortunately there are desperate, frustrated, and humiliated people throughout the world. But they're not resorting to suicide terrorism. Possiamo davvero difenderci? Hoffman pensa di si. Acquisendo consapevolezza del pericolo, mobilitando le difese interne But there are things we can do. I think the mere act of taking these threats seriously, of preparing for them and discussing them, has a perhaps unquantifiable but incalculable deterrent value, because it's demonstrating to terrorists that we're not doing business as usual, that we're not supinely laying down and letting them walk all over us, but rather that we're mobilizing our defenses in whatever way we can to combat this threat. e prevenendo gli attacchi I think, firstly, that the most important metric is the prevention of another 9/11-type attack, not only in the United States, but anywhere. Per bilanciare esigenze di sicurezza e salvaguardia delle libertà è necessario d'altra parte capire che finding a balance is a dynamic process, not a static one, as many people assume. The balance itself is constantly changing, given that the threat and the level of threat is constantly changing as well. This is a never-ending process of striking a balance and forging a new dynamic in response to changed situations. Il terrorismo contemporaneo incarna una fase dell’evoluzione del fenomeno nella quale chi compie gli attacchi non si prefigge generalmente scopi rivendicativi, ma persegue essenzialmente la distruzione di quello che considera il nemico. In questo senso Bin Laden wiped the slate clean, demonstrating clearly that a new era of conflict had begun in which terrorism was now not a second tier threat, but an absolutely primary threat given the obvious intention of at least the more formidable terrorist movements to inflict wanton carnage and destruction. This was a clear demonstration of the fact that terrorism itself is not a static phenomenon, but a highly dynamic one. For that reason, if we are to defeat our adversaries, our approaches to countering terrorism and thinking about it have to be even more dynamic and more innovative than theirs. Quella che Glucksmann chiamerebbe l’era del nichilismo universale. Da leggere interamente. venerdì, maggio 16, 2003
Talenti in erba. Christian Rocca racconta la storia di Noah Feldman, un trentaduenne americano che contribuirà a rendere l'Iraq un paese normale. Ecco perché. 1972 ne aveva parlato qui.
Straussiani di tutto il mondo, unitevi! Tutti ne parlano in questi giorni. Più o meno a proposito. Per gli appassionati del personaggio e delle sue teorie qui c’è un link che dice di tutto e di più su Leo Strauss. C’è anche una esauriente raccolta di articoli sul tema di moda: Strauss e i neoconservatori. In attesa che Camillo ci dica il nome dell’italiano misterioso che svelerà i segreti del filosofo (e speriamo contribuirà a raffreddare anche da noi qualche paranoia di troppo). Update. Accontentati. Dovevamo sospettarlo. Sul Foglio di oggi quattro pagine (una, due, tre, e quattro) dedicate a lui e scritte dal direttore. Lettura del fine settimana.
E’ tutto sotto controllo? In Cina non conoscono mezze misure. Sono passati dal silenzio sulla reale estensione della SARS alle pene detentive per chi rompe l’isolamento e alla pena di morte per chi diffonde il contagio. Questo il comunicato dell’Agenzia di stampa ufficiale di Pechino che si limita a dire che si puniranno in base alle leggi vigenti coloro che violeranno le prescrizioni. Il WSJ vede nell’atteggiamento cinese un chiaro segno che l’uscita dalla mentalità comunista è ancora lontana. Qui intanto la storia di un medico che, dopo aver trasmesso la malattia a tutta la famiglia con conseguenze mortali, è stato arrestato per violazione degli obblighi imposti dalle autorità.
giovedì, maggio 15, 2003
La brezza si fa venticello. Il WP riporta i commenti di alcuni giornali arabi on-line (da leggere i link citati nell'articolo) sull'attacco terroristico di Riad. Sorpresa: sostengono che la guerra contro il terrorismo va appoggiata e che gli attentati sono frutto solo di un odio e di un fanatismo da combattere senza esitazione.
The war on terror is an international war, which has no other goal but to eliminate terrorists and those who perpetrate them. It should not be understood as a war for dominance and occupation (Arab Times). A qualche opinionista nostrano farebbe bene leggere ogni tanto i colleghi arabi. mercoledì, maggio 14, 2003
Zitti tutti! Grandissimi. Ci risentiamo fra due settimane.
Bloggare contro l'oscurantismo. Anche Newsweek si occupa di Sina Motallebi definendolo un simbolo della lotta per la libertà di espressione in Iran. Nonostante tutti i tentativi di repressione i blog si stanno moltiplicando come funghi nella terra degli ayatollah. Una piccola vendetta della storia nel paese in cui i fondamentalisti da ventiquattro anni provano a cancellare qualsiasi segno del mondo occidentale.
Per informazione. Gli assassini dell'israeliano Gideon Lichterman, ucciso nel Giorno della Memoria, provenivano dal complesso della Mukata in cui risiede Yasser Arafat. Una volta compiuta l'operazione sono rientrati a casa. Pare che appartengano alle forze di sicurezza dell'ANP. Secondo qualcuno Arafat non è un terrorista. E' un leader democratico. Su Arafat la storia parla piuttosto chiaro. Ma per qualcuno vale solo il mito. Se trovate questa notizia su un qualsiasi quotidiano italiano vi preghiamo di segnalarcelo. La storia è sul Jerusalem Post (sionista!). Richiede breve registrazione.
Il regime che secondo qualcuno non si doveva abbattere. Novanta chilometri a Sud di Baghdad è stata scoperta una fossa comune con migliaia di cadaveri (probabilmente il numero esatto è quindicimila). I parenti delle vittime delle repressioni di questi anni stanno compiendo macabre escursioni sui luoghi dei ritrovamenti per cercare i resti dei familiari scomparsi. Tutto questo accadeva in Iraq prima del 9 aprile 2003. Persino peggio di qualche fantomatico saccheggio al museo, non credete?
martedì, maggio 13, 2003
E' successo questo. Attentato antiamericano in Arabia Saudita. Finora 25 morti e numerosi feriti. E' un'azione di Al-Qaeda.
Ieri in Cecenia un attacco dalle caratteristiche simili. La guerra del terrorismo (e al terrorismo) continua.
Fuori dal carcere ma non liberi. Non si capisce ma è bello lo stesso. Sina Motallebi (quello di prima è il sito di sua moglie) sarà liberato su cauzione. Il collega che ha lanciato la petizione in suo favore ci ricorda che la battaglia è appena cominciata e che molti altri scrittori si trovano in questo momento nelle prigioni iraniane.
Mentre le autorità continuano ad oscurare i siti «immorali».
La brezza. L’effetto-Saddam si diffonde più rapidamente del previsto all'interno del mondo arabo. Adesso in Egitto le opposizioni si stanno organizzando per partecipare ad un programma di riforme istituzionali. Dice il sito Arabicnews:
Since the eruption of war in Iraq, activities are being increased in Egypt, led by opposition parties and people's organizations with efforts concentrated on the need of having serious reforms in politics, increasing public freedoms, and deepening democracy, criticizing continued work in the 'emergency law,' and warning against what is called "foreign pressures expected on Egypt," demanding "a rapid reform before it is too late," according to Egyptian opposition sources. E’ la grande scommessa di questo inizio secolo. L’unica vera rivoluzione si chiama democrazia. Da sempre. Come fanno tanti occidentali a non capirlo?
Go, Joe! Joe Lieberman è il candidato democratico di The New Republic per il 2004. Peter Beinart gli dà qualche consiglio per provare a vincere: in pratica dovrebbe fare un po’ il repubblicano (infatti l’articolo è sul WSJ).
God save Scappaticci. E’ emersa l’identità della più importante spia britannica infiltrata nell’IRA. Ha un nome italiano e per 25 anni si è comportato come un esemplare membro dell’organizzazione terrorista. Pure troppo. Ora non si sa dove sia. E’ la storia di Alfredo Scappaticci al servizio di Sua Maestà.
lunedì, maggio 12, 2003
Gay anti-gay. Lettera di Angelo Pezzana sul Corriere e osservazioni a commento di Paolo Mieli (segnalata da Liberopensiero). Da leggere anche perchè ci sono riflessioni interessanti sull'unico paese mediorientale che rispetta i diritti dei gay. Non vi diciamo qual è.
Pezzana sull'involuzione illiberale dei gay in politica: Che le minoranze soffrano di autoodio non è una novità; ma che un omosessuale difenda chi lo opprime ( mondo arabo, Cuba, dittature varie) e si dichiari ostile verso quei Paesi nei quali è rispettato è cosa che meriterebbe di essere ancora affrontata. Mieli: È chiaro che qui non si sta parlando soltanto di omosessualità. I veri argomenti che, tra le righe, stiamo affrontando sono la libertà e la democrazia. Possibile che la nostra attenzione critica debba concentrarsi sempre e comunque, quasi ossessivamente, su Paesi dove — pur tra mille naturali contraddizioni — quei valori sono rispettati? Non sarebbe più giusto riconsiderare le gerarchie e indirizzare le nostre prime proteste contro chi quei diritti elementari li calpesta sistematicamente? Facile, no? Pare di no. E anche nell'universo dei bloggers alcune idee sembrano abbastanza confuse al proposito. Ieri tornava sull'argomento anche Camillo (nel post intitolato Gay repubblicani). domenica, maggio 11, 2003
Allora come oggi. All'inizio del 1941 il rieletto Presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt prepara l'intervento del suo paese nella Seconda Guerra Mondiale. In un discorso al Congresso parla della minaccia nazista e del ruolo dell'America nella difesa delle libertà democratiche nel mondo. Chiede ai legislatori sostegno morale e materiale per le nazioni minacciate direttamente da Hitler. Proclama che non esiste pace senza libertà e giustizia. Enuclea le quattro libertà fondamentali per l'essere umano. Nel dicembre dello stesso anno gli Stati Uniti subiscono l'attacco a Pearl Harbor ed entrano nel conflitto decidendone le sorti in favore delle democrazie.
L'eco delle parole di quel Presidente democratico risuona oggi nella dottrina politica di questo Presidente repubblicano. Perchè questa è l'America. Allora come oggi. Il rifiuto dell'isolazionismo But as time went on, as we remember, the American people began to visualize what the downfall of democratic nations might mean to our own democracy. Contro l'inganno di una falsa pace No realistic American can expect from a dictator's peace international generosity, or return of true independence, or world disarmament, or freedom of expression, or freedom of religion-- or even good business. Such a peace would bring no security for us or for our neighbors. Those who would give up essential liberty to purchase a little temporary safety deserve neither liberty nor safety. Perchè l'America non può aspettare di essere attaccata The first phase of the invasion of this hemisphere would not be the landing of regular troops. The necessary strategic points would be occupied by secret agents and by their dupes-- and great numbers of them are already here and in Latin America. As long as the aggressor nations maintain the offensive they, not we, will choose the time and the place and the method of their attack. I tre obiettivi della politica americana Our national policy is this : First, by an impressive expression of the public will and without regard to partisanship, we are committed to all-inclusive national defense. Second, by an impressive expression of the public will and without regard to partisanship, we are committed to full support of all those resolute people everywhere who are resisting aggression and are thereby keeping war away from our hemisphere. By this support we express our determination that the democratic cause shall prevail, and we strengthen the defense and the security of our own nation. Third, by an impressive expression of the public will and without regard to partisanship, we are committed to the proposition that principle of morality and considerations for our own security will never permit us to acquiesce in a peace dictated by aggressors and sponsored by appeasers. We know that enduring peace cannot be bought at the cost of other people's freedom. Domani può essere troppo tardi And when the dictators --if the dictators-- are ready to make war upon us, they will not wait for an act of war on our part. They did not wait for Norway or Belgium or the Netherlands to commit an act of war. Their only interest is in a new one-way international law which lacks mutuality in its observance and therefore becomes an instrument of oppression. The happiness of future generations of Americans may well depend on how effective and how immediate we can make our aid felt. No one can tell the exact character of the emergency situations that we may be called upon to meet. The nation's hands must not be tied when the nation's life is in danger. Le quattro libertà In the future days which we seek to make secure, we look forward to a world founded upon four essential human freedoms. The first is freedom of speech and expression --everywhere in the world. The second is freedom of every person to worship God in his own way-- everywhere in the world. The third is freedom from want, which, translated into world terms, means economic understandings which will secure to every nation a healthy peacetime life for its inhabitants --everywhere in the world. The fourth is freedom from fear, which, translated into world terms, means a world-wide reduction of armaments to such a point and in such a thorough fashion that no nation will be in a position to commit an act of physical aggression against any neighbor --anywhere in the world.
Voci da Teheran. Ci vuole una certa dose di coraggio per scrivere questo mentre in Iran le autorità politico-religiose stanno arrestando i giornalisti ed i bloggers. Siccome c’è chi questo coraggio lo dimostra ci sembra doveroso diffonderne il messaggio. Per noi è facile scrivere ogni sera. Per altri un po’ meno. Proviamo ad essere i loro megafoni?
Quello che i giornali (i nostri) non dicono. Il Senato americano che approva l’ingresso dei paesi dell’Est Europa nella Nato con 96 voti favorevoli e nessuno contrario; la medaglia d’oro del Congresso attribuita a Blair come in passato a Churchill; i ripensamenti post-bellici della Germania; le smentite sul saccheggio al Museo di Baghdad; le nuove prospettive di pace tra India e Pakistan con la mediazione americana. Cinque piccole storie recenti di un mondo che cambia. Cinque piccoli esempi (tra i tanti) di un giornalismo (il nostro) che non sa più raccontare la realtà. E che sembra essersi dato una regola: dare in pasto ai lettori non quel che accade, ma quello che si pensa che vogliano leggere. Poi c'è chi si chiede perchè si preferisce la stampa straniera. Ma avete presente cosa è successo in questi mesi?
sabato, maggio 10, 2003
Campioni. E' andata. E sono ventisette. Ora il silenzio fino a mercoledì. Festeggeremo tutto insieme a fine maggio.
Ancora sul caso Motallebi. Il blogger iraniano arrestato è accusato di aver prodotto e distribuito video «depravati». Leggere qui per capire di che si tratta. Glenn Reynolds (autore di questo blog) scrive tre righe perfette per spiegare dove stia davvero la «depravazione» nell’Iran contemporaneo:
Note to Iranian mullahs: you're utterly pathetic. You are neither feared, nor respected for your piety. You're just a joke, in the eyes of the world and, these days, your own people. Qui altri aggiornamenti.
Peccati di omissione. Sul website delle Nazioni Unite si può leggere questa descrizione dell'origine della questione palestinese (le sottolineature sono nostre):
After looking at various alternatives, the UN proposed the partitioning of Palestine into two independent States, one Palestinian Arab and the other Jewish, with Jerusalem internationalized (Resolution 181 (II) of 1947). One of the two States envisaged in the partition plan proclaimed its independence as Israel and in the 1948 war expanded to occupy 77 per cent of the territory of Palestine. Israel also occupied the larger part of Jerusalem. Over half the indigenous Palestinian population fled or were expelled. Jordan and Egypt occupied the other parts of the territory assigned by the partition resolution to the Palestinian Arab State which did not come into being. In the 1967 war, Israel occupied the remaining territory of Palestine, until then under Jordanian and Egyptian control (the West Bank and Gaza Strip). This included the remaining part of Jerusalem, which was subsequently annexed by Israel. The war brought about a second exodus of Palestinians, estimated at half a million. Security Council resolution 242 (1967) of 22 November 1967 called on Israel to withdraw from territories it had occupied in the 1967 conflict. In 1974, the General Assembly reaffirmed the inalienable rights of the Palestinian people to self-determination, national independence and sovereignty, and to return. The following year, the General Assembly established the Committee on the Exercise of the Inalienable Rights of the Palestinian People. The General Assembly conferred on the PLO the status of observer in the Assembly and in other international conferences held under United Nations auspices. Aggiungere che Israele in quelle guerre (come poi avvenne anche nel 1973) fu attaccato dagli Stati arabi che lo circondavano non sarebbe stato abbastanza politically correct? Non esattamente un dettaglio, che ne dite?
GROM. Dietro questa sigla ci sono le forze speciali polacche che hanno agito in Iraq. Qui la loro storia. I polacchi gestiranno una delle tre zone in cui sarà suddiviso provvisoriamente il paese.
Costruire la democrazia e la società aperta. In quella che appare come la prosecuzione del discorso del 26 febbraio all’American Enterprise Institute, Bush annuncia l’avvio di un processo per la creazione di un’area di libero scambio tra Usa e mondo arabo nel corso dei prossimi dieci anni.
venerdì, maggio 09, 2003
Forse non è più tra noi da un bel po' di tempo. Secondo una ricercatrice francese Osama Bin Laden sarebbe morto nel dicembre 2001 in seguito ai bombardamenti sulle montagne afghane. L'utimo video autentico sarebbe quello del 27 dicembre dove l'uomo che ha cambiato il corso della storia appare pallido, dimagrito e (sembra) con un braccio amputato. Da quel momento in poi solo segnali che, per chi li sa leggere, ne indicherebbero la scomparsa. Le Figaro lancia la notizia in prima pagina. Non sappiamo bene perchè (forse si tratta solo di una speranza) ma abbiamo la sensazione che questa tesi sia plausibile.
Come Saramago. Ernst Nolte è per i suoi detrattori uno storico «revisionista» (aggettivo peraltro utilizzato maldestramente in tono di disprezzo come se il racconto della storia non consistesse in una continua opera di revisione e di ricerca). Ma Ernst Nolte occupa da tempo un ruolo eminente nel dibattito storiografico contemporaneo.
Tra i suoi meriti vi è quello di essere stato uno dei primi ad infrangere il grande tabù che impediva di accostare la realtá dei Gulag comunisti a quella dei Lager nazisti. Nolte vedeva invece nel sistema concentrazionario sovietico un antecedente ed un modello dei campi hitleriani. Lo storico ha tenuto tre giorni fa una importante ed articolata lezione in Senato sull'idea di Europa e sui rapporti col Nuovo Mondo. La parte conclusiva della sua trattazione ha però suscitato un comprensibile sconcerto. Nolte ha detto questo: Chi ha letto Gobineau e Nietschze non vedrà in questo "antisemitismo" una mera ossessione, ma l'interpretazione eccessivamente concreta e generalizzante di un fatto incontrovertibile: il ruolo preminente assunto nella storia dall'Antico Israele prima, e dall'ebraismo poi. Il XX secolo ha prodotto un terzo Stato di natura eccezionale e ideocratico in altro senso, ma oggi ancora forte e vigoroso: lo Stato sionista d'Israele. La paura della scomparsa di un popolo, che può essere indicata in ultima analisi come causa della nascita del sionismo, fu ben più autentica e fondata rispetto alla paura che mosse Hitler. Inoltre, l'opera di colonizzazione europea nel cuore dell'Islam, pur se in corrispondenza col territorio dell'antica "Terra Santa" (come definire altrimenti il sionismo?), era di gran lunga più comprensibile e giustificata del progetto di conquista e di colonizzazione dell'Europa orientale slava da parte di Hitler; infatti la volontà militare di attacco e di difesa contro un nemico dalla superiorità apparentemente schiacciante è stata coronata da un successo maggiore che nel caso della Germania nazionalsocialista. Cio nonostante, negare ogni comparabilità è uno dei grandi errori della nostra epoca (...) Se dovesse trovare conferma l'ipotesi che i preparativi per l'attacco americano all'Iraq non sarebbero stati possibili senza l'influenza di Israele e degli ambienti filoisraeliani negli Stati Uniti, una vittoria, non importa se con o senza spargimento di sangue, segnerà l'inizio di una nuova era nella storia, nella quale la volontà di espansione della variante americana di civiltà mondiale rifiuterà il diritto internazionale consolidato, e l'America come unica potenza mondiale mirerà inevitabilmente a sottomettere anche l'Europa alla sua volontà politica e alla sua influenza culturale. Ma (...) qualora Israele, col tacito accordo degli americani, dovesse cogliere l'occasione, offerta dalle turbolenze della guerra e del Dopoguerra, di attuare il "trasferimento" dei palestinesi ripetutamente richiesto da molti israeliani, l'unico elemento di differenziazione (rispetto al regime hitleriano, N.d.T) sarebbe "Auschwitz". Chiuso il cerchio. Tutti gli stereotipi del moderno antisemitismo si ritrovano ancora una volta al fianco della denuncia dell'America come potenza imperiale assetata di dominio. Un'analisi che la sinistra regressista ed i suoi fedayn sarebbero lieti di sottoscrivere. Nessuna sorpresa. E' l'aria che tira in Europa. Tempi cupi. Quelli in cui Nolte si ricongiunge con i suoi detrattori. P.S. Qui c'è una cosa che dura un minuto.
Regime change - Part Two. Il dibattito in America sulla politica da adottare nei confronti di Teheran. Sfruttare l’effetto Iraq e favorire le spinte liberalizzatrici provenienti dalla società civile o tentare un approccio graduale verso una transizione morbida. L’obiettivo è comunque fuori discussione: isolare la casta dei mullah che controlla il paese.
Torneranno i poeti. «"Hello Awad," my sister said, her voice trembling. "The nightmare is over. We are free. Do you realize? We are free!"». Awad Nasir, poeta iracheno in esilio a Londra, parla del rinascere della speranza nel suo paese.
Per gli amichetti di Chomsky. Un ritratto del guru di tutte le pseudorivoluzioni fallite. Lungo articolo ma ne vale la pena.
Plaza de Mayo. Le mogli di alcuni dei condannati nelle purghe di Aprile sfidano il regime di Castro. Alla chiesa di Santa Rita.
Il saccheggio che non c’è stato. Servizi su servizi, articoli su articoli, proteste su proteste, indignazioni su indignazioni e poi... ehm... contrordine! Ma come, signori dell’informazione, e tutto quel che ci avete raccontato? Tutti quei tesori andati persi? Tutta la storia dell’umanità rivenduta al mercato nero? E va be’... abbiamo scherzato! Imbarazzante.
Torna la Trabant. Ma stavolta in Africa. E gli acquirenti non dovranno nemmeno attendere 14 anni per averne una. Quello succedeva nella Germania dell’Est. Se non avete letto questo libro, dovreste farlo. Delizioso ed amaro ritratto della vita al di là del Muro.
giovedì, maggio 08, 2003
La lezione di Henry Kissinger. All'ex Segretario di Stato americano non manca il dono della chiarezza. Questa intervista lo conferma. E noi apprezziamo.
L’11 settembre ha portato una nuova sfida, lanciata dalla privatizzazione della politica estera nelle mani di gruppi non governativi, tacitamente o direttamente appoggiati da Stati tradizionali. Con la minaccia di devastazione globale portata dalla proliferazione delle armi di distruzione di massa. L’idea che possa esistere pace senza tensione è una costruzione filosofica che non è mai esistita nella storia. La maggior parte delle crisi della Guerra Fredda sono state gestite senza mandato Onu. Solo due delle guerre scoppiate dalla fine della II guerra mondiale hanno avuto un mandato del Consiglio di Sicurezza. Il mondo ora sta costruendo un nuovo ordine mondiale a partire dal crollo del comunismo, dalla disponibilità di armi di distruzione di massa, dalla privatizzazione della politica estera, dalla globalizzazione dell’economia e dal solco tra la globalizzazione economica e politica. Tutti questi sono problemi enormi. Non era mai successo prima che la politica estera dovesse essere gestita su base globale. E neppure era mai capitato che la gente potesse osservare qualunque cosa nel momento in cui accade. Abbiamo un enorme bisogno di un pensiero a largo raggio, che però è limitato dalle pressioni della politica interna e dalla natura della comunicazione moderna. La deterrenza non funziona con gruppi che non hanno nulla da difendere. Perciò i princìpi del sistema Westfalia non possono funzionare quando di fronte hai o gruppi privati che fanno una politica estera rivoluzionaria o una minaccia di grandezza tale che non puoi permetterti di aspettare che diventi reale. Questo è un problema che il mondo si troverà davanti con la Corea del Nord e quasi certamente con altri Stati. Dopo quanto è successo, penso che aiuterebbe, se il primo sforzo - almeno simbolico - lo facessero la Francia e la Germania. Gli Stati Uniti dovrebbero poi rispondere in modo costruttivo e magnanimo. L’alleanza verrà distrutta, se non ci sarà uno sforzo. Il mondo occidentale, che può vantare grandi conquiste di civiltà, registra però anche un fallimento organico: si è autodistrutto attraverso le rivalità interne. La domanda è: la civiltà occidentale riuscirà a trovare una definizione comune del suo mondo, ma anche delle opportunità e dei pericoli che deve affrontare?
Se facessimo questo a Teheran domani saremmo dentro. Anticipato da Camillo, l'articolo del Foglio sull'arresto del blogger iraniano Sina Motallebi. Se ne era parlato anche qui.
lunedì, maggio 05, 2003
Dal Corriere. Una decina di giorni fa il Corriere della Sera ha pubblicato i pezzi di quei due noti reazionari che rispondono al nome di Francesco Merlo e Piero Ostellino. Li citiamo anche se con un po' di ritardo perchè a nostro avviso sono due piccole perle.
Nel primo Merlo si sofferma su manifestazioni di piazza ed assenza di pensiero razionale. Di seguito due brevi estratti: Così, più cresce il numero delle manifestazioni di piazza più si allunga la vacanza del pensiero. Il pensiero ci manca come il cerchio manca a una botte che perde da tutte le parti. Ci manca il pensiero per capire come mai non c'è luogo del mondo dove non succeda qualcosa di grave e di irreparabile, dalla guerra alla polmonite, dalle fucilazioni nel nome di Che Guevara al terrorismo nel nome di dio, dalle atomiche coreane all'Europa che forse ridiventa mito. Ebbene, invece di produrre pensiero noi produciamo manifestazioni di piazza, che del pensiero non sono più neppure le scorciatoie. Ma il pensiero non va in piazza. A volte nasce fischiettando con le mani in tasca o discutendo o studiando. Spesso è pudico e a mala pena si consegna a un foglio di carta. Sempre il pensiero è fatica solitaria. E' dunque per non pensare che corriamo in piazza? Più modestamente non molto tempo fa provavamo a riflettere così sull'argomento. Nel secondo articolo Ostellino parla degli amici di Cuba, del relativismo etico e culturale imperante e dello stato confusionale in cui una gran parte dell'Occidente sembra autolesionisticamente immersa: Gianni Minà e quanti altri, in questi giorni, hanno rinnovato la loro ammirazione per Fidel castro, malgrado le ultime misure repressive del suo regime, sarebbero vissuti volentieri a Cuba, e da cubani, negli ultimi 44 anni? La domanda non è inutile. Apprezzare un sistema politico «sulla pelle degli altri» è una cosa, farne le spese sulla propria un'altra. La realistica scelta preferenziale per il proprio concreto «vissuto» all'ombra della democrazia liberale e del capitalismo e l'ammirazione «tutta intellettuale» per l'ideale comunista tragicamente sperimentato altrettanto concretamente da altri hanno fatto, del resto, per oltre settant'anni, tutta la differenza fra il comunismo come utopia, come illusione, e il comunismo come «dura replica della storia», come incubo, come protesta. Confesso di aver provato per Minà una pena infinita quando l'ho sentito citare i delitti compiuti dal potere in Messico nel tentativo di mitigare il giudizio su quelli di Castro. (...) mi chiedo quale sia il loro concetto di libertà. E' quella, per quanto imperfetta, della democrazia liberale di cui essi stessi godono, ovvero è quella del regime repressivo che ne ammazza meno degli altri? (...) sta infatti diventando di moda l'intellettuale impegnato a dire peste e corna della democrazia liberale in nome di una sorta di nichilismo politico e culturale che nega di fatto le stesse conquiste raggiunte dall'Occidente libero anche grazie alla sinistra. L'esponente di questo indirizzo meglio attrezzato culturalmente e con il gusto più forte per la dissacrazione è Massimo Fini. Un suo libretto sui vizi dell'Occidente liberaldemocratico ha avuto uno straordinario successo proprio in quanto mette in discussione il primato della civilizzazione occidentale sulla base di un relativismo culturale e antropologico portato alle estreme conseguenze che finisce col conferire uguale dignità alla pratica dell'infibulazione o addirittura al cannibalismo in certi Paesi o in certe tribù del Terzo mondo e alla condizione femminile o ai diritti civili in Occidente. Il fatto doppiamente sorprendente è che le tesi di questo intellettuale, che più occidentale non potrebbe essere per il suo amore per le libertà di matrice storica e politica democratica e socialista, hanno avuto successo soprattutto tra il pubblico di sinistra malgrado esse si innestino culturalmente e politicamente nel filone reazionario anti-illuminista, anti-razionalista e anti-progressista. Ma adesso, caro Fini, chi lo dice ai tuoi lettori di sinistra che l'hanno comprato e lo hanno letto convinti che sia un libro progressista solo perchè parla male dell'Occidente? Nulla da aggiungere.
Blindness. Un manipolo di irriducibili (artisti ed intellettuali) promuove una campagna in favore di Cuba. E' la risposta del mondo culturale alla repressione castrista. Supporto. Tra i protagonisti della lodevole iniziativa: Garcia Marquez (Nobel per la letteratura), Rigoberta Menchu (Nobel per la Pace), Nadine Gordimer (Nobel per la letteratura) e molti altri. Adelante!
A proposito. Un giretto in libreria? Questi sono i titoli che stanno monopolizzando lo spazio sugli scaffali delle principali librerie italiane nel maggio 2003, a 20 mesi dagli attentati dell'11 settembre, ad un anno e mezzo dalla caduta dei Talebani e dalla riduzione in clandestinità di Al-Qaeda, ad un mese dalla caduta di Saddam Hussein.
Attenzione:
- Guerra alla libertà
- La guerra di Bush
- Il libro nero della democrazia
- Due ore di lucidità (Noam Chomsky)
- Il rischio americano
- Bersaglio Iraq: le verità che i media nascondono
- L'incredibile menzogna: nessun aereo si è mai schiantato sul Pentagono
- Pentagate
- Con la scusa della libertà
- Gli ultimi giorni dell'Impero americano
- Capire il potere (Noam Chomsky)
- Not in my name
- La guerra (Asor Rosa)
- Il mondo che non vogliamo (Ignacio Ramonet)
- Chi comanda l'economia mondiale?
- Il vizio oscuro dell'Occidente
- Crimini di guerra
- The Bush Show: verità e bugie della guerra infinita
- No-logo
- New Global
- Know Global
- Processo a Henry Kissinger (Hitchens prima maniera)
- Dopo l'Impero
- Le menzogne dell'Impero
- Kamikaze. L'epopea dei guerrieri suicidi
- Tredici volte Lenin. Per sovvertire il fallimento del presente
Roba che a Pyongyang se la sognano... E' un mondo meraviglioso. Vorremmo che ne restasse testimonianza.
Old France. Su Foreign Affairs analisi dell'antiamericanismo francese attraverso la recensione di due libri di recente uscita: quello di Jean-Francois Revel e quello di Philippe Roger.
Come si cambia. Come comportarsi con gli alleati non alleati? Come pensare le relazioni internazionali nel nuovo contesto politico e storico ed alla luce delle recenti divisioni? Victor Davis Hanson su National Review.
Missione compiuta. Il discorso di Bush sulla fine della guerra in Iraq. Grazie ragazzi.
Il punto sulla situazione dentro l’ANP. Abu Mazen ha detto parole coraggiose sul disarmo dei gruppi terroristi che Arafat non ha mai smesso di finanziare (per inciso: Arafat continua ad essere per qualcuno un sincero democratico). Hamas, Jihad islamica, Hezbollah e martiri di Al-Aqsa gliel’hanno giurata e si preparano ad estendere la loro guerra anche all’interno. William Safire in questo editoriale ci ricorda anche che la Siria occupa il Libano dal 1976. Ma in questo caso la definizione di Territori Occupati non va di moda e non si hanno notizie di risoluzioni di condanna o manifestazioni di protesta. Curioso mondo.
Qui il Guardian sui rapporti tra estremismo palestinese ed Al-Qaeda. Intanto i due omicidi-suicidi dell'ultimo attentato a Tel Aviv non solo erano cittadini britannici ma erano anche attivisti dei movimenti per la pace. Cose di questo mondo. Spazzatura. Questo blog non piace nemmeno un po' agli amichetti di Chomsky. Non è una sorpresa per la verità e ci saremmo preoccupati del contrario. Rimane il problema estetico: essere definiti «blog-spazzatura» da qualcuno la cui espressione verbale prediletta sembra essere l'aggettivo «cretino» e la cui acutezza concettuale si esprime spesso e volentieri in contributi di questo tenore, appare un po' singolare. Ma tant'è. Di questi tempi chi si stupisce è un ingenuo.
Ne volete una conferma? Allora vale la pena dare un'occhiata al surreale dibattito originato dalla pubblicazione di questo strano post sul sito Gnueconomy a proposito del caso di un senatore americano resosi protagonista di dichiarazioni anti-gay e di chi ne aveva scritto. Al primo ne è seguito un secondo. E addirittura un terzo. Con riflessioni varie (v. sezione Commenti) al seguito. E' la foto di certa sinistra (quella illiberale, regressista secondo la azzeccata definizione che ne ha dato recentemente Giampaolo Pansa) all'alba del XXI secolo. In confusione perfino sulla difesa dei diritti degli omosessuali. E c'è poco da stare allegri.
Visto che siamo stati fermi (sul blog) per alcuni giorni, quelli che seguono sono comunque i rifiuti che tiriamo fuori solo oggi dal nostro sacco dell'immondizia. Sperando che il lezzo non sia troppo forte per il sofisticato olfatto di alcuni intellettuali che ci onorano della loro attenzione (solo per aumentare la loro autostima, ci mancherebbe...).
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A Fabio.
A Luisa. ![]() Asia e dintorni Normblog |