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1972
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venerdì, febbraio 28, 2003
Le critiche "di destra" a Bush. Due editoriali del New York Sun e del National Review si soffermano sui passaggi che Bush ha dedicato al conflitto israelo-palestinese. Contestandoli. Il primo gli rimprovera di non essere stato chiaro sulla prioritá che il terrorismo cessi prima di iniziare ogni trattativa. Il secondo qualifica come "errore monumentale" quello di aver collegato la liberazione dell'Iraq con quella dei palestinesi. A nostro modesto avviso entrambi sbagliano (soprattutto National Review). La liberazione cui Bush si riferisce è sia per gli iracheni che per i palestinesi quella dal terrore che le loro dirigenze esercitano dentro e fuori dai loro territori. Da questo presupposto nasce la speranza di democrazia. Il passaggio chiave é questo: «Senza questo sostegno esterno al terrorismo, i palestinesi che si impegnano per le riforme e aspirano alla democrazia si troveranno in una posizione molto più favorevole per scegliere nuovi capi. Capi autentici, che lottino per la pace e che servano fedelmente il popolo. Lo Stato palestinese dovrá essere uno stato riformato e pacifico che rinunci per sempre all'uso del terrorismo». Basta leggere il testo del discorso (qui in italiano) e collocare le affermazioni nel loro contesto. A noi sembra chiarissimo. E bellissimo.
Modelli forse si nasce, ma non si muore. Da La Stampa di ieri un non convenzionale commento sulla figura di Alberto Sordi. Ad opera di Elena Loewenthal.
I treni di Srebrenica. Biljana Plavsic ci fa ricordare che nemmeno per Srebrenica si fermarono treni.
Musulmani e no. Biljana Plavsic fu la testa di ponte di Milosevic e Karadzic al tempo delle epurazioni etniche in Bosnia. Il TPI l'ha condannata a 11 anni (che forse non sconterá). I musulmani che videro i loro familiari finire nei campi di concentramento non l'hanno presa benissimo. Ma lei ha confessato. Vedremo cosa faranno Seselj e Slobodan. Resta il fatto che quella storia di abiezione vide non solo come sempre l'Europa spettatrice immobile ma non suscitó nessun moto di solidarietá neppure all'interno del mondo islamico. Troppo occidentali, i musulmani bosniaci. Poco inclini a guerre sante contro il Grande Satana che finí per salvarli.
Sui dieci anni di guerre nella ex-Jugoslavia a nostro parere è testo di riferimento quello di Pirjevec.
Il lupo perde il pelo...Nel 1991 appoggiò l'invasione del Kuwait. Ufficialmente oggi appare defilato ma ciò non gli impedisce di inviare questo telegramma di auguri al «fratello» Saddam. Yasser Arafat non si smentisce. Ringrazia per «il supporto e l'assistenza ricevuti in questi tempi difficili» e si augura che con l'aiuto di Allah un giorno entrambi potranno marciare «mano nella mano» su Gerusalemme. Scenograficamente raccapricciante.
giovedì, febbraio 27, 2003
UK Parliament. On-line.
Due immagini per la storia. Se dalle immagini si può capire un po' di mondo, questo è il caso. Prima immagine: Saddam entra in una stanza. Ad attenderlo una cinquantina di gerarchi nazionalsocialisti del Baath nelle loro divise militari che nel vederlo esplodono in un applauso e ritmano il suo nome. Il gesto è plateale: è evidente che ognuno di essi sta cercando di battere le mani più forte che può per dimostrare la vicinanza a quel cuore cui il despota porta la mano in segno di riconoscenza. Nessuno vuol smettere per primo. Molti vorrebbero essere da un'altra parte forse, ma tutti sono consapevoli che qualsiasi segno di cedimento potrebbe costare caro. L'entusiasmo del terrore.
Seconda immagine: Camera dei Comuni di Londra. Dibattito sull'Iraq. Cravatta allentata, Blair fa fronte all'ondata di interventi che gli oppositori gli hanno riservato. Si susseguono domande e risposte, critiche e spiegazioni. Ogni parola del premier è vivisezionata. Spesso i ruoli si invertono. I Tories supportano Blair. Centoventidue laburisti contestano il loro leader che, dopo ogni intervento, si alza per esporre le sue ragioni. Anche qui il ritmo è incessante: ma non sono applausi, è discussione. Ieri i telegiornali hanno mandato in onda queste sequenze una dopo l'altra e l'effetto (forse involontario) è stato impattante. Va bene che buona parte dell'Europa sia in stato confusionale e in questi momenti faticherà a distinguere l'unanimismo totalitario dal confronto democratico. Ma nulla potrà sporcare la bellezza che a volte la politica sa esprimere e che ieri era di scena alla Camera dei Comuni. Il Times racconta l'atmosfera di Westminster. Anche Churchill - dice - osservava soddisfatto. Si chiama democrazia, signori. Riconoscerla, tenersela stretta, difenderla.
Left sunshine. La sinistra liberale esiste. Per chiarezza di idee, convinzioni, coraggio, Tony Blair ha pochi eguali. Fin dall'inizio della crisi irachena non fa mancare il suo appoggio di alleato senza ambiguitá all'amministrazione Bush. Non ha bisogno di teste d'uovo per capire che non si puó piú aspettare. Noncurante dei sondaggi che lo penalizzano chiama terroristi e stati canaglia con il loro nome. Spiega che le democrazie non possono accettare ricatti da despoti e fanatici. In risposta all'asse franco-tedesco che divide l'Europa e l'Occidente co-promuove la lettera degli Otto che ribadisce il legame atlantico, appoggia i paesi dell'est europeo insultati da Chirac per aver reso pubblica la loro coerente avversione ai mostri totalitari. Di fronte alle folle di manifestanti che sfilano contro di lui a Londra osserva che se anche fossero un milione sarebbero sempre meno dei morti che Saddam ha sulla coscienza. Da Blackpool al congresso dei laburisti difende come un leone la scelta della linea dura ed i principi della sua azione contro la miopia dei profeti dell'appeasement. Legge una lettera di una esule irachena che chiede: "Cosa state aspettando?". Contro la retorica dell'umanitarismo ostentato nelle piazze risponde che atto umanitario é abbattere un tiranno e liberare il suo popolo dall'oppressione. Ieri alla Camera dei Comuni ribatte colpo su colpo alle critiche di chi, anche dentro il suo partito, lo accusa di sbagliare tutto. Che nei momenti decisivi la Gran Bretagna abbia sempre tirato fuori grandi leader è noto. Che Tony Blair rappresenti la parte migliore di una sinistra che non teme di confrontarsi con la realtá senza retaggi ideologici è evidente. Che la cosiddetta sinistra progressista europea lo tratti oggi con diffidenza dopo averlo osannato fino a ieri deve essere considerato un motivo d'onore. Dubitiamo che qualcuno lo premierá con un Nobel (riservato ad Arafat e a Kofi Annan). Ma la sua statura politica non ne ha certamente bisogno. Sommessamente ci chiediamo: ma perché da noi non nascono?
Left-idiocy (l'espressione non è mia ma rende bene l'idea). Sul discorso di Bush ovviamente non potevano mancare i commenti in stile radical-chic degli intellettuali europei. Cominciamo dall'Italia e da Stefano Benni che, su Repubblica (dove se no?), dimostra quanto patetico possa risultare il virus dell'antiamericanismo. Facesse almeno ridere.
Idealismo, realismo e democrazia. Insomma l'America. Stanotte Bush ha parlato chiaro: la sconfitta del terrorismo passa per la democrazia. La fine di Saddam e delle sue armi di distruzione di massa é la premessa per dare all'Occidente sicurezza e ai popoli della regione una prospettiva di sviluppo, di diritto e di libertá. Programma ambizioso? Certamente. Percorso lungo e difficile? Certamente. Lo erano anche la ricostruzione della Germania e del Giappone dopo la seconda guerra mondiale. E l'America ci credette. Stanotte Bush ha dismesso i panni del comandante in capo ed ha assunto quelli dello statista. Ha detto quel che doveva dire. In Europa non lo capiranno. Ma non fa nulla. La storia la fa chi non scappa dalle proprie responsabilitá.
Qui il discorso di Bush (completo). Qui il commento del Washington Post. Qui l'articolo di Christian Rocca che giorni fa su Il Foglio spiegava perfettamente quale fosse la posta in gioco. mercoledì, febbraio 26, 2003
Il mondo capovolto (1). Robert Mugabe, despota dello Zimbabwe, rinfrancato dall'ospitalitá offertagli dalla Francia a dispetto di tutti i divieti imposti alla sua presenza in territorio europeo, rilascia "curiose" dichiarazioni ai media occidentali. Chiede disarmo e sanzioni per gli Usa, si definisce un «combattente per la libertá» (i dittatori evidentemente amano molto per se stessi questa espressione), elogia Chirac per «unire il mondo». L'Europa ascolta assorta e rapita. Il dubbio é: possibile che a nessuno venga in mente di fargli qualche domanda?
Alla conquista della Casa Bianca. Slate lancia una campagna molto "liberal": abolire la norma costituzionale che impedisce ai cittadini americani nati all'estero di ambire alla presidenza. E spiega che converrebbe a tutti (repubblicani e democratici). A 1972 la proposta piace. E ci sta pensando.
Granma. L'edizione on-line dell'organo di stampa ufficiale del Partito Comunista Cubano.
Comunisti che vanno, comunisti che vengono. Castro in visita ufficiale alla "nuova" dirigenza cinese. Dopo lo scambio di omaggi rivoluzionari ci tiene a comunicare al mondo che a Cuba «la situazione é eccellente». Dubitavate?
martedì, febbraio 25, 2003
Pubblica (d)istruzione. Ecco che cosa viene insegnato nelle scuole italiane a proposito di medioriente. Alcune perle: «I palestinesi sono oggi più di cinque milioni. Una esigua minoranza -settecentomila circa - vivono in Israele come cittadini di seconda classe». Ancora: «A 50 anni dalla sua nascita, lo Stato d'Israele non ha una costituzione scritta...Le due leggi fondamentali dello Stato, la legge del ritorno e la legge sulla nazionalità confermano il carattere discriminatorio razziale». In un crescendo irrefrenabile: «A conferma del ruolo d'Israele come testa di ponte degli interessi economico-militari dell'imperialismo mondiale...». Poi, la ciliegina sulla torta: «...senza l'avvento di Hitler al potere e senza le vicende della seconda guerra mondiale, il sionismo sarebbe difficilmente riuscito a portare la presenza ebraica in Palestina oltre la soglia necessaria per accampare diritti sostanziali». Da non perdere le biografie di Arafat (l'eroe) e Sharon (il criminale). Superfluo ogni commento. Dal sito Internet dell'Istituto Tecnico Merloni di Fabriano.
I treni di Grozny. Glucksmann ci fa anche ricordare che per Grozny non si fermarono treni.
Glucksmann contro la vecchia Europa. Il filosofo francese smonta in cinque punti l'aureola "pacifista" di Chirac e Schroeder. L'asse ha demolito l'unitá europea, è moralmente indifendibile, ha scelto la strada della demagogia dimenticando quella della democrazia, si dimostra inefficace nella sua azione politica, è incapace di confrontarsi con la realtá. Insomma Parigi e Berlino "stanno vivendo in una nuvola". Articolo memorabile. Da International Herald Tribune.
Ma Saddam ha capito? Sfida Bush a...un dibattito televisivo. E poi dice che "la guerra non è un gioco". Meno male.
lunedì, febbraio 24, 2003
Per molti ma non per tutti. Sembra che un vaccino contro l'AIDS cominci a funzionare ma solo su alcuni gruppi umani. Vale la pena insistere.
Conto alla rovescia. Usa, Gran Bretagna e Spagna presentano al Consiglio di Sicurezza il testo della risoluzione (qui in italiano) che chiude i conti con Saddam. Il regime iracheno è in "violazione sostanziale" della 1441. Non ha disarmato, non ha intenzione di farlo, ha perso l'ultima opportunità per adempiere. Insomma si è scritto nero su bianco ciò che tutti sapevano ma qualcuno fingeva di non capire. Per contro, in quella che ha tutta l'aria di essere sempre più una loro (ir)realtà parallela, Francia, Germania (e Russia) si inventano il "timetable" per il disarmo iracheno, rilanciano ondate di ispettori (hanno mai proposto qualcos'altro?), e ripetono di volere il "disarmo pacifico" (non dicono cosa sia nè come si faccia concretamente ad ottenerlo ma questo sembra non importare). Finito il tempo della ricreazione anche la Vecchia Europa fra pochi giorni sarà chiamata a far sapere definitivamente da che parte sta.
Quelli che racconteranno la guerra. Il Corriere intervista il direttore di Al-Jazeera (non più reperibile on-line: ci resta poche ore, comunque credeteci) sull'imminente conflitto in Iraq. Ibrahim Helal, egiziano, ci spiega tra l'altro che ha ancora dei dubbi su chi abbia ordito ed eseguito gli attacchi dell'11 settembre. Forse le decine di registrazioni di Bin Laden che ha mandato in onda non sono bastate a chiarirgli le idee. Se questo é il volto moderno dell'informazione araba, c'é poco da stare allegri.
domenica, febbraio 23, 2003
Profezia. «La trasformazione più sottile di New York è qualcosa di cui nessuno parla mai, ma a cui tutti quanti pensano. La città, per la prima volta nella sua storia, è distruttibile. Una singola flotta aerea non più grande di uno stormo di oche può mettere rapidamente fine alla fantasia di quest'isola, bruciare le torri, frantumare i ponti, trasformare le metropolitane in camere a gas, cremare milioni di persone. L'intuizione della sua natura mortale è insita nella New York di oggi: è nel rumore dei jet che ci sorvolano, è nelle testate listate a lutto dell'ultima edizione straordinaria».
«Nella mente di un qualunque perverso sognatore che voglia lanciare l'attacco, New York deve esercitare un fascino costante, irresistibile». E. B. White, giornalista e scrittore del novecento americano, affidava queste parole nel 1949 ad un piccolo saggio sulle trasformazioni urbanistiche e di stili di vita in atto nella Grande Mela. Letto oggi fa una certa impressione. Qui il sito del New Yorker cui White mandava le sue corrispondenze. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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