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venerdì, luglio 25, 2008
John Barack/2. Non per fare il guastafeste ma il comizio di Obama a Berlino non è piaciuto a tutti: qui ad esempio se ne evidenziano alcune contraddizioni, mentre il WSJ picchia ancora più duro:
It is hard not to be moved by the sight during the speech of hundreds of American flags being waved, rather than burned. Then again, the last time a major American political figure delivered an open-air speech in Berlin, 10,000 riot police had to use tear gas and water cannons to repel violent demonstrators. It was June 1987, the speaker was Ronald Reagan, his message was: "Mr. Gorbachev, tear down this wall." Press accounts characterized the line as "provocative"; the Soviets called it "war-mongering"; 100,000 protesters marched against Reagan in the old German capital of Bonn. Two years later, the Berlin Wall fell. Reagan's speech is a lesson in the difference between popularity and statesmanship. Watching Mr. Obama yesterday in Berlin, and throughout his foreign tour, was a reminder of how far the presumptive Democratic nominee has to go to reassure people he is capable of the latter -- "people," that is, who will actually get to cast a ballot in November. Io credo che Obama, dovesse farcela, si accorgerebbe presto di che pasta sono fatti gli europei. Alla prima chiamata di responsabilità, tutti a casa. Le ovazioni di ieri sono una piacevole ma effimera illusione.
La lunga strada. Domenica prossima la Cambogia vota. Sarà la quarta volta dal ripristino della democrazia (1993) o di qualcosa di simile, dopo la zona zero lasciata dai khmer rossi e il regime fantoccio imposto dai "liberatori" vietnamiti. Il primo ministro Hun Sen occhio di vetro dovrebbe farcela di nuovo, con le buone o con le cattive. Il suo Cambodian People's Party ha sempre governato negli ultimi quindici anni, in coalizione con il realista Funcinpec o da solo. All'opposizione rimane una sorta di partito liberale dalla forte connotazione personalista, quel Sam Rainsy Party il cui leader è stato condannato ed esiliato per diffamazione (aveva denunciato la corruzione del governo) prima di ricevere il perdono reale e ripresentarsi adesso al voto. Due settimane fa un giornalista vicino a Rainsy è stato freddato da due sicari nel centro di Phnom Penh. Ovviamente Hun Sen non c'entra nulla. Il premier invece è un sopravvissuto, abile a smarcarsi dalla follia khmer appena in tempo per essere promosso alla carica di reggente da Hanoi, negli anni in cui la Cambogia tentava di riprendersi dallo stordimento. Nel 1997 con uno strano golpe interno all'esecutivo, Hun Sen ha eliminato i suoi rivali della coalizione e si è tenuto tutto il potere. Il paese oggi è ancora uno dei più poveri del continente ma la sua crescita è costante. America e Cina ci stanno giocando l'ennesima partita per l'influenza geopolitica: quelli di Washington hanno inaugurato recentemente un'ambasciata nuova di zecca, quelli di Pechino stanno elargendo a piene mani fondi per lo sviluppo. Negli ultimi giorni la Cambogia è balzata agli onori delle cronache per un tempio conteso al confine con la Thailandia, la cui designazione come patrimonio dell'umanità sta costando più di un dispiacere al governo di Bangkok. Un migliaio di soldati dei due fronti si guardano in cagnesco nei pressi di Preah Vihear, una delle meraviglie della civiltà Angkor. Adesso quella grandezza è svanita e la Cambogia è solo un piccolo paese in via di sviluppo e in eterna transizione. Ma provate voi a rifarvi una vita dopo Pol Pot.
Qui una visione d'insieme della Cambogia di Hun Sen. Qui un ritratto piuttosto benevolo di Sam Rainsy. Infine un'intervista con il leader dell'opposizione.
John Barack. John come Kerry, non come Kennedy. Visto l'entusiasmo della stampa progre europea, fossi in Obama comincerei a preoccuparmi seriamente.
Nonsolocina/4. Alle 16,30 sul Velino radio. Oggi si parla di disordini a Weng'an, di tensione fra Cambogia e Thailandia e della prima sconfitta maoista in Nepal.
giovedì, luglio 24, 2008
No tu no. Fantastica decisione del CIO: l'Iraq fuori dai Giochi. La motivazione:
Il Cio decise di sospendere il comitato olimpico iracheno in seguito alle continue «interferenze» del governo iracheno all'interno del movimento sportivo del paese. Dentro Corea del Nord e Birmania, nessun problema per Zimbabwe, Sudan e compagnia genocida. Quelli non interferiscono. Neanche Uday Hussein (o come si chiamava) interferiva, salvo quando faceva torturare gli atleti. Gli iracheni (liberati) in cambio sono i pariah dell'olimpismo. Posizione peraltro del tutto coerente con l'assegnazione delle Olimpiadi a questi signori qui. Divertitevi. mercoledì, luglio 23, 2008
La cattura/2. Più che una cattura, una consegna. Ci hanno messo parecchio, tredici anni, un tempo assurdo. Dire che è una vittoria della Serbia o perfino dell'Unione Europea non ha senso. E' una sconfitta terribile per tutti che Karadzic abbia potuto vivere, mangiare, dormire indisturbato, perfino sorvegliato. Se questa è l'esportazione della democrazia che arriva da Bruxelles, continuiamo a preferire l'altra, di gran lunga. Forse aveva addirittura aperto un sito Internet (www.dragandabic.com), forse perché c'è già chi dice sia un falso prodotto per l'occasione. In fondo conta poco o nulla, anche se immaginare che la barba infame abbia fatto bella mostra di sé tutti questi anni e che qualcuno l'abbia potuta riconoscere tacendo per paura o convinzione, non è un pensiero confortante. Adesso arriva la legge e qui si comincia a tremare. Crimini, responsabilità politiche e storiche diluite in un giudizio da pretura, tra cavilli burocratici e manfrine da legulei. Il senso andrà perduto.
In sede processuale si dovrebbero isolare fatti precisi, limitati nello spazio e nel tempo. L'accusa avrebbe dovuto selezionare i fatti per i quali chiedere la condanna sulla base della quantità di testimonianze e di prove incontrovertibili in suo possesso, così da portare a un giudizio il più rapido possibile. E' vero. Purtroppo. Se lo scopo è una condanna ha ragione Federico, imbastire un giudizio storico in una sede giuridica sarebbe un errore grande come la Corte dell'Aja. Ma la memoria non può vivere solo di verità processuale ed è qui che la giurisdizione internazionale mostra la corda. La sentenza servirà come palliativo ma non sanerà la cattiva coscienza di un continente intero. Altro che Europa, qui parliamo di Sarajevo, Srebrenica, Mostar. Nomi che non troveranno mai giustizia.
La cattura. Ecco anche io, nel mio piccolo, l'ho immaginata un po' così.
martedì, luglio 22, 2008
Diamanti. Ringrazio l'amico Paolo per la splendida definizione che ha pensato di dedicarmi. Ricambio volentieri la menzione. Apprezzo il fatto che si sia ricordato di qualche blog delle origini, adesso che la confusione sotto il cielo è tanta.
Per distratti o fedelissimi. Qui c'è il podcast della terza puntata di Nonsolocina.
lunedì, luglio 21, 2008
Il ridicolo dell'ASEAN non finisce mai. Oggi tra gli applausi dei ministri degli esteri del blocco del sudest asiatico riuniti a Singapore, la Birmania ha depositato la ratifica del nuovo statuto dell'associazione, che prevede tra l'altro la creazione di un organismo per la difesa dei diritti umani. Ovviamente il fatto che questo fantomatico ente non abbia nessun potere sanzionatorio e nemmeno di monitoraggio poco importa ai fini del cerimoniale. Firmare non costa niente come dimostra la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, il documento più sottoscritto e vilipeso della storia. Ma l'apice del grottesco è stato raggiunto quando il mandatario di Singapore (che ospita il vertice) ha dovuto smentire in fretta e furia la sua ottimistica previsione su un possibile rilascio di Aung San Suu Kyi nei prossimi sei mesi. L'equivoco si deve - viene spiegato - ad una errata interpretazione delle parole del suo collega birmano sui termini "legali" della detenzione (e associare la parola "legale" all'arbitrio dei generali è già uno scherzo macabro di per sé). Ma ciò che più disturba è l'assoluta ignoranza dimostrata dal consesso dei diplomatici e della stampa al seguito: a nessuno è venuto in mente che ASSK fu arrestata l'ultima volta nel maggio del 2003 e che qualsiasi "rinnovo annuale" della sua prigionia non avrebbe mai potuto scadere prima di un altro mese di maggio. Eppure, tutti come pappagalli, a trasformare la realtà in un wishful thinking da dilettanti e a pendere dalle labbra di uno dei regimi più inguardabili della terra.
domenica, luglio 20, 2008
Birmania. Rinnovare la lotta. Da questo servizio sullo stato dell'attivismo democratico in Birmania alla luce degli avvenimenti dell'ultimo anno, si possono trarre due conclusioni: la prima è che dopo quarantacinque anni di dittatura militare l'opposizione al regime è ridotta ai minimi termini, costretta ad agire in assoluta clandestinità, senza mezzi materiali per organizzarsi e obbligata a contare solo sul coraggio di alcuni valorosi; la seconda è che la National League for Democracy e purtroppo anche la sua leader Aung San Suu Kyi non sono più in grado di svolgere un ruolo di alternativa concreta al potere dei militari. Il peso della repressione ha annullato il loro potenziale e se un giorno la giunta deciderà di rilasciare ASSK sarà perché non la considererà più un problema:
Some activists express impatience with what they call the largely passive policies of the National League for Democracy, the country's main opposition party and one of the few anti-government groups that operates legally. In 1990, the league won a national election by a landslide, but the military prevented it from taking office. Its emblem, a fighting peacock, endures as a symbol of resistance to the military for millions of Burmese. From its closely watched headquarters in downtown Rangoon, a clutter of dusty wooden desks and chairs, the league is led by three octogenarians whom many people here call the "uncles." The men oversee the party while its leader, Nobel Peace Prize laureate Aung San Suu Kyi, languishes under house arrest. "Their biggest goal in life is to return the party to the lady," the honorific that sympathizers here use for Suu Kyi, said the leader of the 88 Generation. "They won't do anything. They are just guardians. . . . Because of them, their party is divided." One woman who is active in the new opposition said she thinks that "the NLD has lost the trust of the people. They have been issuing many announcements, that the government must do this. But the government has not, and anyone who gets involved with the NLD gets in trouble." Because of what it sees as an absence of clear direction from the NLD's leaders, the 88 Generation has acted on its own, issuing statements with the All Burma Monks Alliance and the All Burma Federation of Student Unions. venerdì, luglio 18, 2008
La festa dello sport. Il Beijing Organizing Committee for the Olympic Games, orwellianamente abbreviato in BOGOC, ha deciso di proibire bandiere e striscioni di appoggio agli atleti in tutte le sedi olimpiche. La direttiva è stata diramata lunedì scorso e accomuna nel divieto anche volantini pubblicitari, religiosi, politici, umanitari, animalisti, ambientalisti. Insomma quasi tutto. La guerra all'informazione sta assumendo connotati paranoici: monopolio delle riprese televisive alla televisione di stato, imposizione del copyright della censura su ogni immagine proveniente dai campi di gara e adesso il tifo contingentato. In effetti il potenziale sovversivo di un "Forza Cina" non può essere sottovalutato. Una delle giustificazioni per l'assegnazione dei Giochi al regime comunista fu che lo spirito olimpico avrebbe costretto la Cina ad adeguarsi a standard di trasparenza accettabili. A pochi giorni dalla cerimonia d'apertura, la portata di questo fallimento si sta delineando in tutta la sua grottesca entità. La fiaccola olimpica sta diventando una fiammella sul punto di spegnersi ma nessuno sembra preoccuparsene più di tanto. E allora silenzio, che la festa abbia inizio.
Nonsolocina/3.
![]() Oggi si parla di Thailandia, Cina e abusi di potere. Sul Velino radio alle 16,30 come ogni venerdì. Qui il podcast. giovedì, luglio 17, 2008
Campagna agitata. Il ventisette la Cambogia vota. Il clima non è dei più sereni:
A poco meno di due settimane dal voto, aumentano i casi di violenza in Cambogia e si riducono sempre più le speranze di una campagna elettorale pacifica. Lo scorso fine settimana è stato funestato da due fatti di sangue che hanno sconvolto il Paese: venerdì 11 luglio un noto giornalista locale e il figlio sono stati uccisi in pieno centro città da due sicari che hanno affiancato il loro veicolo e hanno aperto il fuoco; domenica un leader di governo è stato vittima di un attacco con dell’acido. Al confine con la Thailandia movimenti di truppe per un tempio conteso (domani se ne parla su Nonsolocina): Four hundred Thai troops and 800 Cambodian soldiers are now stationed at Preah Vihear temple, a Cambodian military chief said. Cambodia's Prime Minister Hun Sen urged his Thai counterpart, Samak Sundaravej, to withdraw his troops in a letter. The two sides have agreed to hold talks on the issue early next week. Qui un'analisi sulla situazione geopolitica: l'influenza statunitense scema, quella cinese cresce. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
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