|
1972
|
|
mercoledì, luglio 30, 2008
Corsa contro il tempo/2. Per far sembrare quelle di Pechino Olimpiadi come le altre. Finora un fallimento dietro l'altro del CIO:
Ora Gosper, in un’intervista al South China Morning Post, si scusa verso la stampa per averla “ingannata” per 7 anni, assicurando che “a Pechino ci sarebbe stato pieno, aperto e libero accesso a internet durante i Giochi per permettere il loro lavoro”. Ammette di avere saputo “che funzionari Cio hanno concordato con i cinesi che alcuni siti sensibili sarebbero stati bloccati”. E conclude che, comunque, “non posso dire io ai cinesi cosa debbono fare”, “parliamo di un Paese comunista dove c’è la censura. Devi accettare quanto ti dicono che puoi avere”. Lapidaria la risposta di Sun Weide, dirigente del Bocog, che “sarà garantito adeguato accesso [a internet] perché i giornalisti esteri possano fare articoli sui Giochi”. Ma non chiarisce se i loro e-mail e articoli saranno “controllati”. Ne parla anche Jimmomo: Se ne accorgono a una settimana dall'apertura... Intanto, come se niente fosse, continuano gli arresti: campi di rieducazione per chi scatta fotografie dei danni del terremoto, condanna al carcere per chi difende i diritti degli espropriati. Mancano meno di dieci giorni.
Corsa contro il tempo. Il WFP avvisa - in ritardo - che la Corea del Nord è sull'orlo del precipizio alimentare. Ne avevo parlato qui circa due mesi fa.
lunedì, luglio 28, 2008
Un'epoca nervosa. Il podcast della quarta puntata di Nonsolocina.
domenica, luglio 27, 2008
Ruspe cinesi. Gli Yu non ce l'hanno fatta.
Qui la storia.
Contenti loro.
Strikingly large numbers of Chinese are happy with their nation's direction and booming economy yet are deeply worried about rising prices, pollution and the gap between the rich and poor. The survey finds that two-thirds of Chinese also give their government high marks for handling important problems. Three of four approve of Beijing's policy of limiting most couples to one child, though it's more popular with well-off than lower-income people. Adesso non resta che farli votare. Tanto, che problema c'è?
Un uomo solo al comando. Risultati ufficiali fra una decina di giorni (se tutto va bene li seguiremo sul posto) ma il clima post-voto fa pensare ad altri cinque anni di continuità. Hun Sen non molla la Cambogia, la Cambogia non molla Hun Sen.
Nella foresta era più semplice. Dopo la batosta dell'elezione presidenziale, adesso i maoisti dettano le condizioni per formare un governo:
Nepal's Maoists said on Friday they were willing to lead a new government if other political parties guarantee not to bring it down for at least two years while the country's new constitution gets written. E' per il bene del popolo.
Bashir tour.
“We are with you, Darfur!” Mr. Bashir said.
Pleonasmi. Raul Castro ai cubani:
"But we must explain to our people the difficulties and thus prepare them to deal with them." Credo che siano allenati, non è vero Raulito? venerdì, luglio 25, 2008
John Barack/2. Non per fare il guastafeste ma il comizio di Obama a Berlino non è piaciuto a tutti: qui ad esempio se ne evidenziano alcune contraddizioni, mentre il WSJ picchia ancora più duro:
It is hard not to be moved by the sight during the speech of hundreds of American flags being waved, rather than burned. Then again, the last time a major American political figure delivered an open-air speech in Berlin, 10,000 riot police had to use tear gas and water cannons to repel violent demonstrators. It was June 1987, the speaker was Ronald Reagan, his message was: "Mr. Gorbachev, tear down this wall." Press accounts characterized the line as "provocative"; the Soviets called it "war-mongering"; 100,000 protesters marched against Reagan in the old German capital of Bonn. Two years later, the Berlin Wall fell. Reagan's speech is a lesson in the difference between popularity and statesmanship. Watching Mr. Obama yesterday in Berlin, and throughout his foreign tour, was a reminder of how far the presumptive Democratic nominee has to go to reassure people he is capable of the latter -- "people," that is, who will actually get to cast a ballot in November. Io credo che Obama, dovesse farcela, si accorgerebbe presto di che pasta sono fatti gli europei. Alla prima chiamata di responsabilità, tutti a casa. Le ovazioni di ieri sono una piacevole ma effimera illusione.
La lunga strada. Domenica prossima la Cambogia vota. Sarà la quarta volta dal ripristino della democrazia (1993) o di qualcosa di simile, dopo la zona zero lasciata dai khmer rossi e il regime fantoccio imposto dai "liberatori" vietnamiti. Il primo ministro Hun Sen occhio di vetro dovrebbe farcela di nuovo, con le buone o con le cattive. Il suo Cambodian People's Party ha sempre governato negli ultimi quindici anni, in coalizione con il realista Funcinpec o da solo. All'opposizione rimane una sorta di partito liberale dalla forte connotazione personalista, quel Sam Rainsy Party il cui leader è stato condannato ed esiliato per diffamazione (aveva denunciato la corruzione del governo) prima di ricevere il perdono reale e ripresentarsi adesso al voto. Due settimane fa un giornalista vicino a Rainsy è stato freddato da due sicari nel centro di Phnom Penh. Ovviamente Hun Sen non c'entra nulla. Il premier invece è un sopravvissuto, abile a smarcarsi dalla follia khmer appena in tempo per essere promosso alla carica di reggente da Hanoi, negli anni in cui la Cambogia tentava di riprendersi dallo stordimento. Nel 1997 con uno strano golpe interno all'esecutivo, Hun Sen ha eliminato i suoi rivali della coalizione e si è tenuto tutto il potere. Il paese oggi è ancora uno dei più poveri del continente ma la sua crescita è costante. America e Cina ci stanno giocando l'ennesima partita per l'influenza geopolitica: quelli di Washington hanno inaugurato recentemente un'ambasciata nuova di zecca, quelli di Pechino stanno elargendo a piene mani fondi per lo sviluppo. Negli ultimi giorni la Cambogia è balzata agli onori delle cronache per un tempio conteso al confine con la Thailandia, la cui designazione come patrimonio dell'umanità sta costando più di un dispiacere al governo di Bangkok. Un migliaio di soldati dei due fronti si guardano in cagnesco nei pressi di Preah Vihear, una delle meraviglie della civiltà Angkor. Adesso quella grandezza è svanita e la Cambogia è solo un piccolo paese in via di sviluppo e in eterna transizione. Ma provate voi a rifarvi una vita dopo Pol Pot.
Qui una visione d'insieme della Cambogia di Hun Sen. Qui un ritratto piuttosto benevolo di Sam Rainsy. Infine un'intervista con il leader dell'opposizione.
John Barack. John come Kerry, non come Kennedy. Visto l'entusiasmo della stampa progre europea, fossi in Obama comincerei a preoccuparmi seriamente.
Nonsolocina/4. Alle 16,30 sul Velino radio. Oggi si parla di disordini a Weng'an, di tensione fra Cambogia e Thailandia e della prima sconfitta maoista in Nepal.
Qui il podcast. giovedì, luglio 24, 2008
No tu no. Fantastica decisione del CIO: l'Iraq fuori dai Giochi. La motivazione:
Il Cio decise di sospendere il comitato olimpico iracheno in seguito alle continue «interferenze» del governo iracheno all'interno del movimento sportivo del paese. Dentro Corea del Nord e Birmania, nessun problema per Zimbabwe, Sudan e compagnia genocida. Quelli non interferiscono. Neanche Uday Hussein (o come si chiamava) interferiva, salvo quando faceva torturare gli atleti. Gli iracheni (liberati) in cambio sono i pariah dell'olimpismo. Posizione peraltro del tutto coerente con l'assegnazione delle Olimpiadi a questi signori qui. Divertitevi. |
A Fabio.
A Luisa. ![]() ![]()
![]() ![]() Asia e dintorni Normblog |